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Sposi credenti solo se credibili

Posted by Antonio e Luisa De Rosa

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Ciò che ci può rendere cristiani credibili è aver fatto esperienza di Lui. Non di pratiche religiose. Non di una morale calata dall’alto. Dio quando consegna i comandamenti al suo popolo inizia con una premessa: Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Solo dopo aver detto questo, inizia ad enunciare le Sue Parole, che sono state sintetizzate poi nel decalogo che tutti conosciamo. Cosa significa? Cosa ci vuole dire Dio? Semplicemente che possiamo essere pronti ad accogliere la Sua Legge se abbiamo fatto esperienza di Lui. Se abbiamo compreso che con Lui siamo liberi, che Lui ci ha liberato dalla schiavitù in Egitto. Tutti noi abbiamo il nostro Egitto di cui liberarci. Anche Gesù riafferma lo stesso concetto. Troviamo infatti in  Giovanni 14,23: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 

Dio sta cercando di farci comprendere che non è uno sconosciuto che impone la propria volontà. E’ un Dio che ama il suo popolo, che lo ha fatto uscire dal’Egitto, che lo ha liberato dalla schiavitù. Cambia tutto non trovate? Il decalogo diventa così la risposta a una relazione d’amore tra Dio e il suo popolo, tra Dio ed ognuno di noi. Non una Legge da subire ma una Parola che diventa roccia sulla quale costruire il nostro matrimonio nella verità, nella pienezza e nella gioia.

Allora cambia tutto. Anche nel nostro matrimonio. Cambia la nostra relazione dell’uno verso l’altra, cambia il desiderio di farsi dono l’uno per l’altra, cambia l’apertura alla vita che diventa più generosa e meno legata a paure e difficoltà più o meno reali. Cambia la nostra volontà di aderire alla morale cristiana. Decidere di dire no agli anticoncezionali e avvalersi di metodi naturali, sicuramente più difficili da accettare ma che offrono una pienezza che altri metodi non permettono.

Non voglio giudicare chi fa scelte diverse. Per noi è stato importante aver compreso che Gesù è il Salvatore della nostra vita e che senza di Lui saremmo stati schiavi in Egitto, ancora oggi. Con Lui abbiamo la pace nel cuore e questo forse ci permette di essere credibili. Almeno più credibili di prima. Non significa che siamo più bravi. Ci sono coppie molto più attrezzate di noi. Significa che cerchiamo di vivere ciò che raccontiamo. Raccontiamo non una morale, ma la gioia di una vita vissuta alla presenza di Gesù nella Sua Chiesa. Con tutti i nostri limiti e i nostri peccati, che ancora ci sono e con cui dobbiamo combattere ogni giorno. Sempre pronti, però, a perdonarci e a ricominciare perchè il matrimonio, quando si è liberi dalle catene d’Egitto, è una meraviglia da assaporare tutto il tempo che Dio ci concederà su questa Terra.

Antonio e Luisa

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Tag amore, anticoncezionali, coppia, credenti, credibili, decalogo, Gesù, matrimonio, morale, relazione, scelta

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Quante volte, nel matrimonio, ci fermiamo a guardare ciò che manca? Più tempo, più soldi, più fede, più capacità. Eppure Gesù non chiede ciò che non abbiamo: ci domanda di consegnargli il poco che già portiamo nello zaino della nostra vita a due. Cinque pani e due pesci sembrano insufficienti, ma nelle sue mani diventano abbondanza. Il vero ostacolo non è la povertà dei nostri mezzi, ma la lagna che ci paralizza e l’avarizia spirituale che trattiene. Una casa piccola, mezz’ora libera, uno stipendio solo, doni semplici: tutto può diventare fecondo, se offerto con fiducia. Il miracolo comincia quando smettiamo di controllare e iniziamo a consegnare. Gesù moltiplica ogni dono e lo trasforma in bene per noi e per la Chiesa. L’indissolubilità può spaventare. Il “per sempre” sembra una promessa troppo grande, una responsabilità pesante, quasi una catena. Eppure è proprio lì che l’amore mostra tutta la sua bellezza. Sapere che l’altro ci sarà, anche quando non siamo perfetti, non ci rende superficiali: ci rende più liberi di crescere, cambiare e tirar fuori il meglio di noi. Tutti desideriamo essere amati non perché siamo bravi, efficienti o sempre all’altezza, ma semplicemente perché siamo noi. Gesù ci guarda così: conosce le nostre fragilità e continua ad amarci. Il matrimonio cristiano prova a rendere visibile questo sguardo di Dio dentro una relazione umana. L’amore vero non tiene pronta una via di fuga. Cerca una strada da percorrere insieme, giorno dopo giorno, nella grazia, nella fatica e nella fedeltà. Il male raramente entra nella vita di coppia facendo rumore. Più spesso si insinua attraverso una ferita non espressa, una delusione custodita, una parola interpretata nel modo peggiore. Nel settimo modulo dedicato al libro di Ester incontriamo Aman, un uomo potente ma interiormente fragile, incapace di tollerare che Mardocheo non si inchini davanti a lui. Da una ferita nasce il risentimento; dal risentimento, la manipolazione. Anche tra marito e moglie possiamo cadere nei giochi psicologici: accusare invece di raccontare il dolore, usare freddezza o silenzio invece di esprimere un bisogno. Uscire dal gioco significa tornare all’Io Adulto, parlare con verità e non consegnare le nostre ferite al rancore. La grazia ci aiuta a portare tutto alla luce e a scegliere nuovamente l’amore ogni giorno. Leggi il modulo completo su matrimoniocristiano.org. La bellezza dell’amore sponsale non nasce da giorni perfetti, ma da due persone che continuano a scegliersi anche quando le emozioni cambiano, arrivano le prove e il cammino si fa più faticoso. È uno sguardo fedele, custodito da Dio, capace di perdonare, sperare e ricominciare. Ogni gesto semplice, ogni parola buona, ogni preghiera condivisa diventa un mattone dell’eternità. Gli sposi non sono chiamati soltanto a restare insieme, ma a condursi reciprocamente verso il Cielo. Amarsi significa ricordare ogni giorno che l’altro è un dono, non un possesso; una promessa da custodire, non un’abitudine da sopportare. Guardatevi con gratitudine, sostenetevi nelle prove, rinnovate il vostro sì. Perché l’amore vero non finisce: si trasfigura, si compie e resta per sempre nella luce di Dio. È questa la bellezza che nessuno potrà togliervi. Gesù non chiede agli sposi ciò che non possiedono. Chiede, però, che non trattengano ciò che hanno. Pochi pani, pochi pesci: poca pazienza, una fede fragile, una tenerezza affaticata, parole spesso imperfette. Umanamente sembrano insufficienti davanti alla fame dell’altro e alle prove della vita matrimoniale. Eppure, quando quel poco viene consegnato interamente a Cristo, può diventare nutrimento e abbondanza. C’è un amore che usa parole dolci, ma stringe, controlla e pretende. Dice “ti amo”, ma spesso intende: “ho bisogno che tu sia come voglio io”. Non nasce dalla libertà, ma dalla paura di essere abbandonati; non accoglie l’altro, lo trasforma in uno strumento per riempire i propri vuoti.

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