Tommaso non crede che si possa risorgere dal male.

Tommaso era detto Didimo, gemello nella nostra lingua. Gemello di chi? Tutti noi siamo gemelli di Tommaso perchè ci comportiamo esattamente come lui. Tommaso non credeva quindi nella resurrezione? No, non è così. Tommaso credeva nella resurrezione, c’erano passi della scrittura che la preannunciavano, c’era una parte del popolo ebraico che la aspettava, aveva visto con i suoi occhi la resurrezione di Lazzaro. Cosa allora gli impedisce di credere? Ha visto il crocifisso. Sa che Gesù è stato picchiato, deriso, offeso, vilipeso, coronato di spine. Sa che è dovuto salire verso il Calvario, che è stato inchiodato ad una croce e che è morto. Non riesce a credere che da un male così grande si possa risorgere.

L’incredulità di Tommaso non è quindi sulla resurrezione del Cristo. Tommaso ha bisogno di vedere che il risorto è proprio il crocifisso. Quell’uomo appeso alla croce. Ha bisogno di vedere i segni di quel martirio. Ha bisogno di vedere i buchi dei chiodi e la ferita nel costato. Ne ha bisogno perchè lì si gioca tutta la sua vita e la nostra vita. Solo se è vero che il crocifisso e risorto, allora la sofferenza di questo mondo può avere un senso e un orizzonte che va oltre questa vita. Significa che la sofferenza non è inutile, ma se vissuta nel dono radicale di noi stessi ci permette di risorgere.

Gesù ci ha salvato tutti non perchè ha sofferto o perchè è morto ma perchè in quello che gli è capitato si è donato completamente con un amore incondizionato e gratuito. Ha pagato per noi. Tommaso è esattamente come noi. Noi che non riusciamo a credere in Dio perchè nel mondo c’è il male, ci sono le guerre, i terremoti. Ci sono i bambini che si ammalano e muoiono. Noi vediamo tutto questo e non crediamo, perchè non è possibile che Dio sia presente dentro la nostra vita. Invece Gesù dice: “beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”.

Spesso anche nel nostro matrimonio non riusciamo a vedere la presenza di Cristo. Eppure lui c’è. C’è da quel momento che abbiamo pronunciato il nostro sì con la bocca e lo abbiamo confermato con il corpo nel primo rapporto fisico. Poi il tempo passa, iniziano i problemi, i litigi, le incomprensioni. La relazione sembra tutto fuorché santa. Eppure Gesù è sempre lì, fedele. La nostra infedeltà non corrompe la sua. Il suo amore e la sua grazia sono sempre a nostra disposizione. Tanti non ci credono più e mollano. Cercano nuove strade. Invece, senza giudicare chi non riesce, beate quelle donne e beati quegli uomini che credono anche se non vedono Dio nella loro storia, nel loro matrimonio. Beate quelle donne e quegli uomini che, anche se sono stati abbandonati e vedono la persona che ha promesso loro di amarli per sempre insieme ad un’altra persona, continuano ad abbandonarsi a Dio, perchè sanno che Lui c’è anche se non lo vedono. Beate quelle donne e quegli uomini perchè non hanno bisogno di vedere per credere, hanno dentro una promessa di Dio che custodiscono e che li conduce verso la verità e l’incontro con Gesù che salva e da senso ad ogni cosa, anche quello che adesso non si può comprendere.

Ho una seconda riflessione. Dopo l’arresto e la morte di Gesù gli uomini sono impauriti. Pietro rinnega, gli altri si nascondono. Si chiudono nel cenacolo pieni di paura. Troviamo solo Giovanni che resta sotto la croce. A restare sotto la croce, senza esitazione, sono invece le donne. Chi si reca al sepolcro mentre gli apostoli sono nascosti sono sempre le donne. Solo dopo, alla notizia della tomba vuota, Giovanni e Pietro corrono a vedere. La donna ha una forza e una fede che l’uomo spesso fatica a raggiungere. Quando la vita diventa difficile dietro un uomo che non molla c’è spesso una donna che lo sostiene. Non c’è nulla che mi dà più forza della consapevolezza di avere al mio fianco la mia sposa. La fede di mia moglie è per me forza, la fiducia della mia sposa è per me sostegno. L’abbandono a Cristo in ogni situazione è per me esempio e fonte di meraviglia e stupore. Sono grato a Dio per la mia sposa. Mi lascia senza parole pensare che una creatura come lei, più forte di me, perchè chi ha più fede ha anche più forza, si consegni e si affidi alla mia cura. Questo suo dono fiducioso mi dà una carica grandissima per tirare fuori il massimo e per cercare di essere degno del suo dono.

Antonio e Luisa

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Tommaso il gemello: toccare e credere

Oggi, 3 luglio, si legge il Vangelo di Giovanni, al capitolo 20, dove si parla di Tommaso, chiamato Didimo.

Mi sono soffermata a lungo su questa parola perché, per il resto, cioè il toccare e il credere, ormai tutti sappiamo cosa voglia dire in merito alla fede personale.

Invece, mi chiedo perché ogni volta che si parla di Tommaso, viene sottolineato che egli sia un gemello.

GV 11,16 dice : “Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse agli altri discepoli..Andiamo anche noi a morire con lui”

GV 14,5 : “Gli disse Tommaso, Signore non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?

Tommaso il discepolo gemello…..ma di chi?

Scendiamo nella vita, perché viviamo quel concreto quotidiano che ci mette in movimento di anima e Spirito verso l’esperienza di salvezza.

Oggi Gesù dice al Gemello Tommaso che può toccarlo, che può stendere la sua mano ma lo fa esattamente otto giorni dopo la prima apparizione. Cioè, Gesù, si rende presente laddove sente il desiderio di essere incontrato, anche se all’occasione propizia si manca all’appuntamento. Arriva dopo e giunge in pienezza perché il numero otto vuol significare proprio questo, è il giorno senza tramonto, il massimo! Possiamo dire la nostra Domenica?

Ebbene sì, Gesù si mette in mezzo, al centro della vita della Chiesa.

Tommaso, nei racconti è un discepolo un po’ incerto, è debole e fragile, del resto non meno degli altri. Nei due passi del Vangelo da un lato ha il coraggio di “andare a morire con Gesù”, dall’altro però gli chiederà “Signore dove vai?” Cioè quale strada dobbiamo percorrere?

Tutti sappiamo che Gesù gli risponderà “Io sono la via, la verità e la vita…”(GV 14,6)

Sembra strano che con piglio e fermezza voglia affiancare Gesù alla resurrezione di Lazzaro, situazione rischiosa e poi, successivamente, benché abbia visto, vacilli nel percorrere una via.

Certo, non credo sia stato facilissimo comprendere la risposta di Gesù. Noi stessi non capiamo, pur non avendo visto, che Lui è la Via, la Verità e la Vita. Magari fosse, non avremmo problemi di fede!!

Benedetta debolezza!

Come non pensare alla vita di una coppia di sposi?

Quante volte, nella debolezza umana reciproca ci sentiamo immersi nel dubbio di Tommaso.

Da un lato vorremmo morire per l’altro ma quando l’altro ci scopre la ferita latente o è lui stesso a ferirci non riusciamo più a trovare la via, la verità e la vita. Diventiamo increduli, scoraggiati e sfiduciati.

Spesso non vogliamo neppure toccare né le piaghe né tanto meno il costato.

La coppia non si confronta più ma si scontra spesso e si diventa divisi, un doppio, in negativo, appunto un atteggiamento da gemelli: uguali nell’offendersi, nel far valere le proprie ragioni, nel voler vincere secondo le umane forze.

Ma Tommaso è gemello perché somiglia a qualcuno.

È un po’ come il significato della parola Santo, cioè il somigliante, anzi, il somigliantissimo.

Di fatto l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio.

Così piano piano, nel toccare e nel riconoscere quel Gesù “poiché mi hai veduto hai creduto”, nel sentirsi accolto, incoraggiato, amato e rafforzato per se stesso si finisce per voler essere come chi ci ama in questo modo e Tommaso è gemello innanzitutto di Gesù.

Ecco come dobbiamo intendere la parola gemello: somiglianti a Gesù!

Se tendiamo a questo, anche nel nostro matrimonio, da gemelli di Cristo noi potremo dire:

Perdonalo, perché non sa quello che fa(Lc 23,34)

Amala, come Cristo ama la Chiesa e ha dato la sua vita per lei(Ef 5,25)

E tanto altro possiamo aggiungere ad imitazione di Cristo e a somiglianza di Cristo perché ciascuno possa essere gemello di Gesù che è l’unica Via, l’unica Verità e tutta la Vita!

Possiamo decidere liberamente a chi vogliamo somigliare sapendo che siamo unici e irripetibili.

Signore fa che possa essere io il Didimo, io il tuo gemello perché, imitando te, essendo come te, tutto sarà possibile e più vedrò e più crederò e a gran voce potrò dire:

Beata me che, senza avere visto, tuttavia ho creduto!

Cristina Righi