L’alfabeto degli sposi. Q come quadro.

Propongo un articolo già presentato alcuni mesi fa e che è parte integrante anche del nostro libro L’ecologia dell’amore. E’ importante riproporlo perché non ci può essere matrimonio naturale e cristiano se non ci sposa con l’intenzione di vivere una relazione che soddisfa alcune necessità del nostro cuore. Solo così la nostra relazione sponsale può essere piena, felice e santa.

L’opera che voglio esaminare è intitolata: Ritratto dei coniugi Arnolfini. E’ stata dipinta da Jan Van Eyck nel quindicesimo secolo nelle Fiandre. Rappresenta un matrimonio celebrato secondo gli usi dell’epoca. I due coniugi si scambiano le promesse nella loro abitazione e davanti ai testimoni (che si vedono riflessi nello specchio) e poi andranno in chiesa a ricevere la benedizione del sacerdote.Sacerdote cattolico, siamo ancora prima della riforma. Diciamola tutta. Questo quadro non  spicca, non lascia senza parole come altri di quel tempo. Eppure nasconde un tesoro ai profani come me. Tesoro che mi è stato svelato da un sacerdote esperto di arte. Racchiude in un’immagine tutte le caratteristiche del matrimonio naturale e di conseguenza anche del sacramento. L’amore sponsale per essere autentico necessita di soddisfare quelle che sono le esigenze del cuore di ogni uomo. Cosa possiamo intuire da questo quadro? Prima di tutto osservate le mani che si tengono e che con le braccia formano un’unica forma geometrica, una parabola composta dal maschile e femminile che si completano in una diversità complementare e armoniosa. Ci ricordano l’indissolubilità e l’unità. Un amore che non ha termine e condizione. Da quel momento siamo legati per sempre a quell’uomo e a quella donna. Chi non si sposa con questo desiderio del cuore: che non finisca mai?

La seconda esigenza del cuore è la fedeltà. Nel dipinto a ricordarcelo c’è il cagnolino ai piedi dei due. La fedeltà si lega all’indissolubilità. Con il matrimonio abbiamo fatto dono di noi stessi ad una persona. Dobbiamo essere capaci di esserci sempre anche nella cattiva sorte. E’ quello che l’altro/a si aspetta da noi accogliendo la nostra promessa ed è ciò di cui ha bisogno per sentirsi amato e non usato.

Terza caratteristica è l’unicità.  Un solo uomo e una sola donna. Nel dipinto si vedono solo i due sposi.

arnol

I testimoni sono presenti ma sono visibili solo riflessi nello specchio, come a renderli presenti ma non facenti parte di quell’unione così intima e così forte. I testimoni sono però necessari.

Quarta caratteristica è infatti la socialità. Il nostro matrimonio, la nostra unione non è solo un fatto privato ma è una realtà che investe tutta la comunità e la società civile. Per questo lo stato deve tutelare con le sue leggi il matrimonio.

Ultima caratteristica, non certo per importanza, è la fecondità. La rotondità del ventre della sposa è un augurio di fertilità, una nuova vita imminente. Il rapporto sessuale è l’assenso del corpo al dono totale e al tempo stesso esperienza sensibile della fusione degli sposi. Bello notare come la sposa non sia incinta. Il pittore con un trucco, facendo alzare le pieghe dell’abito all’altezza del ventre, riesce a rappresentare la fertilità senza che la sposa sia ancora incinta perché ancora non si è unita sessualmente con un uomo.

Simbolo molto interessante si può notare dietro le mani dei due coniugi che si stringono per testimoniare la loro unione. Spunta l’estremità di una sedia che raffigura un personaggio diabolico. Quello è Asmodeo, il demone che vuole  dividere e separare gli sposi, uniti sacramentalmente da un vincolo sacro.

Cos’altro ci dice di interessante il quadro? Gli sposi sono scalzi, gli zoccoli di lui e le scarpe di lei sono posati sul pavimento. Si sono tolti le calzature come quando si calpesta un luogo sacro, in questo caso la loro casa, luogo della loro intimità, luogo dove vivranno la loro relazione e dove porranno il talamo nuziale. Sopra di loro c’è un candelabro con una sola candela accesa. Questo era un segno tradizionale fiammingo. Una candela sola accesa il giorno del matrimonio e le altre da accendere durante il percorso della loro vita comune, in una relazione da rinnovare giorno per giorno.

Antonio e Luisa

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L’oro, l’incenso e la mirra… degli sposi

Oggi voglio condividere, non una mia riflessione, ma quella di chi è molto più autorevole di me. Ho trovato questa “chicca”. Le parole che Papa Pio XII rivolse agli sposi durante un’udienza di inizio 1940. Un tempo difficile, con l’Europa già in guerra e l’Italia che lo sarebbe stato da lì a poco. Proprio in quegli stessi giorni i nazisti stavano scegliendo una località polacca per la costruzione di un grande blocco di campi di concentramento. Si trattava di Auschwitz . Tempi durissimi e il papa trovò queste bellissime parole, perchè lui lo sapeva, solo la famiglia poteva conservare quel germe di bene e di luce anche nella notte della storia.

La Chiesa, durante la solenne ottava della Epifania, ripete nella sua liturgia le parole dei Magi: «Abbiamo veduto in Oriente la stella del Signore e siamo venuti con doni ad adorarLo» (cfr. Matth., II, 2 e II). Anche voi, o diletti sposi novelli, quando scambiavate dinanzi a Dio ai piedi dell’altare le vostre promesse, avete veduto un firmamento pieno di stelle che illuminano il vostro avvenire di radiose speranze, ed ora siete venuti qui per onorare Dio e ricevere la benedizione del Suo Vicario in terra, portando ricchi doni.

Quali sono questi doni? Noi ben sappiamo che il vostro equipaggio non presenta il lusso che la tradizione e l’arte da secoli attribuiscono ai Re Magi: seguito di servi, animali sontuosamente bardati, tappeti, essenze rare, e, come doni per Gesù Bambino, l’oro, probabilmente quello di Ophir, che già Salomone apprezzava (III Reg., IX, 28), l’incenso e la mirra: doni ricevuti da Dio, perché tutto ciò che una creatura può offrire è un dono del Creatore. Anche voi nel matrimonio cristiano avete ricevuto da Dio tre beni preziosi, enumerati da S. Agostino : la fedeltà coniugale (fides), la grazia sacramentale (sacramentum), la procreazione dei figli (proles); tre beni, che voi alla vostra volta dovete offrire a Dio, tre doni simboleggiati nelle offerte dei Magi.

I) La vostra fedeltà è il vostro oro, o piuttosto un tesoro preferibile a tutto l’oro del mondo. Il sacramento del matrimonio vi dà i mezzi di possedere, di aumentare anzi questo tesoro; offritelo a Dio, perché vi aiuti a meglio conservarlo. L’oro per la sua bellezza, per il suo splendore, per la sua inalterabilità, è il più prezioso dei metalli; il suo valore serve di base e di misura per le altre ricchezze. Così pure la fedeltà coniugale è la base e la misura di tutta la felicità del focolare domestico. Nel tempio di Salomone, per evitare l’alterazione dei materiali, non meno che per abbellire l’insieme, non vi era parte alcuna che non fosse ricoperta d’oro (III Reg., VI, 22). Parimenti l’oro della fedeltà, per assicurare la saldezza e lo splendore della unione coniugale, deve come investirla e avvilupparla tutta intera. L’oro, per conservare la sua bellezza e il suo splendore, deve essere puro. Al medesimo modo, la fedeltà fra gli sposi deve essere integra e incontaminata; se comincia ad alterarsi, è finita la fiducia, la pace, la felicità.

Degno di lamento è l’oro — come gemeva il Profeta (Gerem. Thren., IV, I) — che si è oscurato ed ha perduto il suo splendente colore; ma più lagrimevoli ancora sono gli sposi, la cui fedeltà si corrompe; il loro oro, diremo con Ezechiele (VII, 19) Si tramuta in immondizia, tutto il tesoro della loro bella concordia si disgrega in una desolante mescolanza di sospetti, di diffidenza, di rimproveri, per finire troppo spesso in mali irreparabili. Ecco perché la vostra prima offerta al neonato divino deve essere la risoluzione di una costante e attenta fedeltà alle vostre promesse matrimoniali.

2) I Magi portarono a Gesù anche l’incenso odoroso. Coll’oro lo avevano onorato come Re; coll’incenso rendevano omaggio alla Sua divinità. Anche voi, o sposi cristiani, avete un’offerta ricca di soave profumo da fare a Dio, e per la quale il sacramento del matrimonio vi apporta i mezzi necessari. Questo profumo, che spargerà una dolce fragranza in tutta la vostra vita, e che delle vostre opere giornaliere, anche le più umili, farà altrettanti atti capaci di procurarvi nel cielo la visione intuitiva di Dio, questo incenso invisibile ma reale, è la grazia soprannaturale. Tale grazia, conferitavi dal battesimo, rinnovata colla penitenza, aumentata coll’Eucaristia, vi è stata data a un titolo speciale dal sacramento del matrimonio con nuovi aiuti corrispondenti ai vostri nuovi doveri. E così voi divenite più ricchi ancora che i Magi. Lo stato di grazia è più che un soave profumo, sia pure intimo e penetrante, che dia alla vostra vita naturale un aroma celeste; è una vera elevazione delle vostre anime all’ordine soprannaturale, che vi rende partecipi della divina natura (II Petr., I, 4). Quale cura dovete dunque avere per conservare ed anzi per accrescere un simile tesoro! Offrendolo a Dio, voi non lo perdete, ma piuttosto lo affidate al migliore e più sicuro custode.

3) Finalmente i Magi, volendo onorare in Gesù non solo il Re e il Dio, ma anche l’uomo, gli presentarono in dono la mirra, vale a dire una specie di gomma resina, della quale gli antichi, specialmente gli Egiziani, si servivano per conservare i resti di coloro che avevano amato. Forse voi potrete essere sorpresi che in questo aroma Noi vediamo il simbolo della vostra terza offerta, del terzo bene del matrimonio cristiano, che è il dovere e l’onore della prole. Eppure notate che in ogni nuova generazione continua e si prolunga la linea avita. I figli sono la immagine vivente e come la risurrezione degli avi, i quali, attraverso la generazione presente, tendono la mano a quella di domani. In essi voi vedrete rivivere e agire innanzi a voi, spesso cogli stessi lineamenti del volto e della fisionomia morale, e specialmente colle loro tradizioni di fede, di onore e di virtù, la duplice serie dei vostri antenati. In tal senso la mirra conserva, perpetua, rinnovella incessantemente la vita di una famiglia. Giacché la famiglia è come un albero dal tronco robusto e dal fogliame rigoglioso, di cui ogni generazione forma un ramo. Assicurare la continuità della sua crescita è un tale onore, che le famiglie più nobili e più illustri sono quelle il cui albero genealogico estende più profondamente le sue radici nella terra avita.

È ben vero che l’adempimento di questo dovere, talvolta più che quello dei due precedenti, ha le sue difficoltà. La mirra, questa sostanza conservatrice e preservatrice, è di sapore amaro; i naturalisti, a cominciare da Plinio, lo insegnano e il nome stesso lo insinua. Ma questa amarezza non fa che aumentare le sue virtù benefiche. Nell’antico Testamento la si vede adoperata come profumo (Cant., III, 6); i suoi fiori sono un simbolo di amore puro ed ardente (Cant., I, 12). Nel Santo Vangelo si legge che i soldati porsero al divino Crocifisso da bere vino mescolato con mirra (Marc., XV, 23), bevanda che si soleva dare ai giustiziati per attenuare alquanto i loro dolori. Altrettanti simbolismi, che voi potete meditare.

Per non fermarCi qui che ad un solo : le innegabili difficoltà, che una bella corona di figli porta con sé, soprattutto nei nostri tempi di vita cara e in famiglie poco agiate, esigono coraggio, sacrifici, talvolta eroismo. Ma, come l’amarezza salutare della mirra, così questa asprezza temporanea dei doveri coniugali, innanzi tutto, preserva gli sposi da una grave colpa, funesta fonte di rovina per le famiglie e per le nazioni. Inoltre queste stesse difficoltà coraggiosamente affrontate, assicurano loro la conservazione della grazia sacramentale e una abbondanza di soccorsi divini. Finalmente esse allontanano dal focolare domestico gli elementi avvelenati di disgregazione, quali sono l’egoismo, la costante ricerca del benessere, la falsa e viziata educazione di una prole volontariamente ristretta. Quanti esempi intorno a voi vi faranno invece vedere una sorgente anche naturale di letizia e di mutuo incoraggiamento negli sforzi compiuti dai genitori per procurare il cibo quotidiano a una cara e numerosa figliolanza, venuta alla luce sotto lo sguardo di Dio nel nido familiare!

Ecco, o diletti sposi novelli, i tesori che avete ricevuto da Dio e che, in questa settimana della Epifania, voi stessi potete offrire al celeste Bambino del presepio, colla promessa di adempire coraggiosamente i doveri del matrimonio.

L’alfabeto degli sposi. La lettera F (seconda parte).

Come anticipato nel precedente articolo, la seconda parola chiave è fedeltà. Ma quale significato ha questa parola per un cristiano. Semplicemente non tradire? O c’è di più?Per approfondire partiamo dall’inizio di tutto, partiamo dalla promessa che ognuno di noi ha donato, davanti a Dio e alla comunità, alla propria sposa o sposo.

Io Antonio accolgo te, Luisa, come mia sposa.
Con la grazia di Cristo
prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti
tutti i giorni della mia vita.

Io Antonio accolgo te, Luisa, come mia sposa.

Cosa significa questa promessa? Io Antonio accolgo te Luisa. Chiamo per nome la mia sposa. Chiamare per nome nella Bibbia significa conoscere bene quella persona. Nel linguaggio semitico (che è quello della Bibbia) il nome indica la realtà della persona, l’essere costitutivo, la sua essenza: “Come è il suo nome, così è lui”. – 1Sam 25:25.

Questo ha un significato molto profondo. Significa accogliere la persona nella sua interezza. Non c’è nulla che rifiuto di lei. Sto affermando che l’ho conosciuta e sono pronto ad accoglierla con tutte le sue virtù, ma anche tutte le sue fragilità. Sto dicendo che non voglio escludere o cambiare nulla di lei. Semmai voglio intraprendere con lei un cammino di perfezionamento e di crescita. Essere fedele  significa non rimangiarsi questa promessa. Quante coppie si distruggono perchè non hanno riflettuto abbastanza su questo? Quante donne si illudono di cambiare il marito nel matrimonio o viceversa? No, non funziona così. Voi vi state prendendo il pacchetto intero. Se non avete valutato bene la persona con cui vi legate per la vita non potete poi accusare lui di non essere quello che voi pensavate fosse o volevate che lui diventasse.

Purtroppo oggi non esiste più una netta separazione tra fidanzamento e matrimonio. Il fidanzamento non è più tempo per discernere e capire, ma viene spesso vissuto come un matrimonio senza l’impegno del matrimonio e questo rende tutto molto più difficile.

Quindi, per concludere questa parte, la prima caratteristica della fedeltà cristiana è saper accogliere la persona nella sua interezza, anche nelle parti che non ci piacciono e che non sono amabili per noi. Essere fedeli significa saperle accogliere e amarle perché sono costitutive di quella persona.

Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore,nella salute e nella malattia.

Prometto di esserti fedele sempre, in qualsiasi situazione, con qualsiasi tuo atteggiamento, nella tua debolezza, nella tua forza, nelle cose belle e brutte, nei momenti di festa e di lutto.

Cosa significa questo? L’amore non è un sentimento, ma un fare qualcosa. L’amore è mettere sempre l’altro davanti a noi. L’amore è cercare di comprendere l’altro anche quando si comporta male. L’amore è farsi pane spezzato e dare la vita per l’altro. Dare la vita significa offrirsi senza pretendere nulla in cambio, nella sola volontà di fare il suo bene. A volte questo significa dover abbracciare la croce. Questo significa a volte vedersi offendere e disprezzare. Gesù lo ha fatto prima di noi. Gesù ha sofferto, ma nella sua sofferenza ha salvato la Chiesa sua sposa. Quando ci sposiamo in chiesa, chiediamo questo. Chiediamo di essere capaci di questo. Per amare quando le cose vanno bene non serve lo Spirito Santo basta il nostro misero amore e il nostro ego soddisfatto. Ripeto come ho già scritto in un altro articolo. I momenti in cui sono più fiero e sicuro del mio amore per la mia sposa non è quando siamo in perfetta sintonia e pieni di passione e desiderio. Sono fiero di me quando la amo anche in quei periodi (che succedono) in cui la passione e il desiderio calano e non sento ricambiato il mio amore.

La seconda caratteristica della fedeltà è amare sempre, a prescindere da tutto e da tutti, anche da lei.

e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.

Cosa ci dice questa ultima parte? Ci ricorda che la fedeltà non è una promessa che facciamo all’inizio del matrimonio e poi basta. La fedeltà è una progressione giorno per giorno. Più cresciamo nel matrimonio e più quella promessa significa andare in profondità nel dono di noi. Ogni mattina dovremmo iniziare la giornata con questa promessa. Questa è la nostra missione più importante. Lavoro, figli, impegni, parrocchia, comunità e qualsiasi altra cosa vengono dopo. Ogni mattina dobbiamo rinnovare quella promessa e fare di tutto per non disattenderla.

La terza caratteristica della fedeltà sponsale è saper amare ogni giorno.

Questo è possibile solo grazie allo Spirito Santo perché è davvero troppo esigente per noi miseri uomini. E infatti nella promessa non manchiamo di dire Con la grazia di Cristo.

Antonio e Luisa

La fedeltà nuziale in Cristo

Ho lanciato su facebook un post dove chiedevo: “Cosa significa essere fedeli nel matrimonio cristiano? C’è differenza tra il semplice non commettere adulterio e la fedeltà cristiana?”

Mi sono divertito e devo dire che è stato anche interessante leggere tante risposte (alla fine ho riportato le più significative). Molte le condivido altre risultano, secondo me, incomplete. Ora vi do la mia.

Partiamo dalla promessa che ognuno di noi ha donato, davanti a Dio e alla comunità, alla propria sposa o sposo.

Io Antonio accolgo te, Luisa, come mia sposa.
Con la grazia di Cristo
prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti
tutti i giorni della mia vita.

Io Antonio accolgo te, Luisa, come mia sposa.

Cosa significa questa promessa? Io Antonio accolgo te Luisa. Chiamo per nome la mia sposa. Chiamare per nome nella Bibbia significa conoscere bene quella persona. Nel linguaggio semitico (che è quello della Bibbia) il nome indica la realtà della persona, l’essere costitutivo, la sua essenza: “Come è il suo nome, così è lui”. – 1Sam 25:25.

Questo ha un significato molto profondo. Significa accogliere la persona nella sua interezza. Non c’è nulla che rifiuto di lei. Sto affermando che l’ho conosciuta e sono pronto ad accoglierla con tutte le sue virtù, ma anche tutte le sue fragilità. Sto dicendo che non voglio escludere o cambiare nulla di lei. Semmai voglio intraprendere con lei un cammino di perfezionamento e di crescita. Essere fedele  significa non rimangiarsi questa promessa. Quante coppie si distruggono perchè non hanno riflettuto abbastanza su questo? Quante donne si illudono di cambiare il marito nel matrimonio o viceversa? No, non funziona così. Voi vi state prendendo il pacchetto intero. Se non avete valutato bene la persona con cui vi legate per la vita non potete poi accusare lui di non essere quello che voi pensavate fosse o volevate che lui diventasse.

Purtroppo oggi non esiste più una netta separazione tra fidanzamento e matrimonio. Il fidanzamento non è più tempo per discernere e capire, ma viene spesso vissuto come un matrimonio senza l’impegno del matrimonio e questo rende tutto molto più difficile.

Quindi, per concludere questa parte, la prima caratteristica della fedeltà cristiana è saper accogliere la persona nella sua interezza, anche nelle parti che non ci piacciono e che non sono amabili per noi. Essere fedeli significa saperle accogliere e amarle perchè sono costitutive di quella persona.

Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore,nella salute e nella malattia.

Prometto di esserti fedele sempre, in qualsiasi situazione, con qualsiasi tuo atteggiamento, nella tua debolezza, nella tua forza, nelle cose belle e brutte, nei momenti di festa e di lutto.

Cosa significa questo? L’amore non è un sentimento, ma un fare qualcosa. L’amore è mettere sempre l’altro davanti a noi. L’amore è cercare di comprendere l’altro anche quando si comporta male. L’amore è farsi pane spezzato e dare la vita per l’altro. Dare la vita significa offrirsi senza pretendere nulla in cambio, nella sola volontà di fare il suo bene. A volte questo significa dover abbracciare la croce. Questo significa a volte vedersi offendere e disprezzare. Gesù lo ha fatto prima di noi. Gesù ha sofferto, ma nella sua sofferenza ha salvato la Chiesa sua sposa. Quando ci sposiamo in chiesa, chiediamo questo. Chiediamo di essere capaci di questo. Per amare quando le cose vanno bene non serve lo Spirito Santo basta il nostro misero amore e il nostro ego soddisfatto. Ripeto come ho già scritto in un altro articolo. I momenti in cui sono più fiero e sicuro del mio amore per la mia sposa non è quando siamo in perfetta sintonia e pieni di passione e desiderio. Sono fiero di me quando la amo anche in quei periodi (che succedono) in cui la passione e il desiderio calano e non sento ricambiato il mio amore.

La seconda caratteristica della fedeltà è amare sempre, a prescindere da tutto e da tutti, anche da lei.

e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.

Cosa ci dice questa ultima parte? Ci ricorda che la fedeltà non è una promessa che facciamo all’inizio del matrimonio e poi basta. La fedeltà è una progressione giorno per giorno. Più cresciamo nel matrimonio e più quella promessa significa andare in profondità nel dono di noi. Ogni mattina dovremmo iniziare la giornata con questa promessa. Questa è la nostra missione più importante. Lavoro, figli, impegni, parrocchia, comunità e qualsiasi altra cosa vengono dopo. Ogni mattina dobbiamo rinnovare quella promessa e fare di tutto per non disattenderla.

La terza caratteristica della fedeltà sponsale è saper amare ogni giorno.

Questo è possibile solo grazie allo Spirito Santo perchè è davvero troppo esigente per noi miseri uomini. E infatti nella promessa non manchiamo di dire Con la grazia di Cristo.

Detto in uno slogan: “Per essere fedeli bisogna avere lo sguardo di chi dà e non di prende. ” Con il prossimo articolo spiegherò meglio cosa voglio dire.

Voglio concludere questa prima parte con le risposte al post più significative:

Costanza: Forse fedeltà Cristiana significa neanche con il pensiero

Francesca: La fedeltà cristiana è guidata dall’amore, dal rispetto e anche dalla consapevolezza della consacrazione a Dio che gli sposi hanno fatto il giorno del matrimonio… c’è una preziosità che non va infranta perché sacra.

Elina: Essere fedeli può anche significare che se sbagli devi saper risollevarti e rimetterti al tuo posto in cammino con l’aiuto e la comprensione di una sposa che capisce.siamo umano e gli sbagli si devono mettete in conto . Non esiste la perfezione esiste piuttosto la volontà di continuare a credere nel tuo matrimonio.allora si che il tuo matrimonio ha ancora un valore

Antonella: La fedeltà è una prerogativa di Dio nei nostri confronti. Il giorno del matrimonio promettiamo di essere fedeli sempre con la grazia che ci viene dal Sacramento o grazia di stato , con la consapevolezza di essere tutti degli infedeli . Se il matrimonio è a tre , sposi e Gesù Cristo c’è la speranza di vivere nella fedeltà astenendosi da rapporti con altri / altre ( scusate se mi permetto, ma un grande aiuto viene da un fidanzamento casto ) e il sapersi perdonare sempre da infedeltà con sguardi , parole , atteggiamenti…

GiulianaLa chiamata al matrimonio è prima di tutto chiamata alla fedeltà, indipendentemente dal credo. La fedeltà esige la castità; quindi ogni atteggiamento non casto nei confronti anche della stessa sposa comporta infedeltà.

ConcettaÈ non tradire la promessa fatta a Dio ovvero che prometti a Dio di esser fedele nel bene e nel male prima perchè ti ha affidato sua figlia, suo figlio e ora te ne prenderai cura per sempre.

DamianaBeh, per definizione, la fedeltà è tale sempre, tanto per i cristiani quanto per i laici…. o almeno dovrebbe esserlo! Dico “dovrebbe” perché purtroppo oggi c’è uno scontro netto tra la morale cristiana (l’unica, a mio avviso, ancora salda e validamente autorevole) e il pensiero libertino del mondo, che coinvolge tutta la sfera valoriale.. fedeltà compresa! E quindi da un lato vediamo un’amministrazione meramente giuridica delle relazioni (se mi tradisci ti sbatto direttamente fuori di casa per amor proprio, dignità e onore personale..), dall’altro invece c’è la proposta di uno sguardo che sappia andare oltre, misericordioso e compassionevole, veramente adulto e maturo, che sappia riconoscere la povertà propria e dell’altro, accettarla, e in maniera responsabile e consapevole, sappia tornare a sperare, costruire e puntare ancora una volta su quell’unione, con e per Amore! Fedeltà (cristiana) è saper aspettare, rinascere e ripartire; è quel dono che ci chiama a restare invece di scappare, e ci aiuta a fare verità dentro di noi e nelle nostre relazioni…..

FedericaUna volta ho letto questa frase:” la fedeltà e il nome dell’amore nel tempo” solo con la grazia di Cristo si può essere fedeli, nella gioia ( dove è più facile) , nel dolore e nella malattia dove è estremamente difficile. Il tempo cambia le cose e anche le persone. Il tempo ci forma e ci “sforma” . La fedeltà in Cristo ti dona ogni giorno gli occhi dell’amore accogliente, tutto nonostante.

AntoniettaIo accolgo te e prometto di esserti fedele
con la Grazia di Cristo( Con il Suo aiuto che è la Grazia del Sacramento. Ci si sposa in tre) nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia (sia quando le cose vanno bene, sia quando vanno male, sia quando non ti comporti come io mi aspetto sia quando il nostro rapporto
va a gonfie vele.)…diciamo il giorno del matrimonio.
Fedeltà significa prima di tutto fidarsi dell’altro, ma soprattutto dell’Altro,metterlo al primo posto e come una madre fa con il proprio bambino partorirlo, (il primo parto a cui Dio ci chiama è il coniuge.Vedi Adamo ed Eva.)
Si tradisce il coniuge in tanti modi: figlio, carriera, denaro, famiglia d’origine, internet, amici e via dicendo) Dio quando vide Adamo triste nel paradiso terrestre disse: ” Non è bene che l’uomo sia solo
gli voglio fare uno che gli corrisponda ( che risponda di lui, che gli stia di fronte e lo definisca, che gli risponda, se vogliamo entrare nel significato della parola originaria).
Per capire in fondo cosa significa essere fedeli basta guardare Gesù che ci ha scelti per amarci non ci ama perché siamo buoni, bravi, fedeli.
La fedeltà è scegliere di amare a braccia inchiodate, aperte, scoprendo il cuore, per continuare a dire “Io mi fido di te”

DamianaSì, a questo proposito vorrei aggiungere un’osservazione fatta da una biblista (della quale ora mi sfugge il nome..) in un incontro da lei tenuto nella mia parrocchia qualche anno fa: il vero verbo dell’amore non è “accogliere” (“io accolgo te…”) ma “consegnarsi” come Cristo in croce, cioè lasciarci amare dall’altro con i suoi mezzi, modi e limiti, nella vera libertà, accettando di essere feriti….. (ovviamente tutto nell’amore… non nel masochismo o fragilità che potrebbero portare a certi fatti di cronaca, purtroppo molto diffusi ultimamente) Solo a pensarci mi vengono i brividi per quanto è bella, alta e vera questa prospettiva!!! Af-fidarsi all’amore dell’altro e dell’Altro!!!

FedericaFedele alle promesse fatte sull’altare a Dio e al mio sposo. Fedele al progetto di famiglia secondo Cristo. Fedele nei pensieri e nelle azioni. Lontana da ogni tentazione, non solo legata all’erotismo. Per esempio fedele nel non trascurare per lavoro o altro le esigenze del mio sposo e della mia famiglia. Non cedere all’egoismo e alla cura esasperata di se stessi…

Antonio e Luisa.

Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale (6° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Dopo aver differenziato il matrimonio naturale da quello sociale, ci concentriamo sul primo dei due. Il matrimonio naturale è un patto tra un uomo e una donna, i quali dopo un’adeguata conoscenza, decidono liberamente, nel contesto determinato dalla società, di essere uno per l’altra uniti fino alla morte di uno di loro, aprendosi alla procreazione ecologica e responsabile della vita. Questa definizione è tratta in modo letterale dal libro di padre Raimondo Bardelli L’amore sponsale: vita vera di Dio e degli uomini.

La nostra epoca è caratterizzata da sfrenati desideri, ma anche di amari disincanti. Si respira una grande nostalgia. Una grande nostalgia delle cose buone di una volta e tra queste cose buone c’è anche il matrimonio. Abbiamo una grandissima nostalgia di ciascuna delle cinque caratteristiche del matrimonio naturale, i cinque pilastri che padre Bardelli citava spesso e che ci hanno aiutato a comprendere negli anni la bellezza e la grandezza dell’amore sponsale.

Per introdurre il primo pilastro ci avvaliamo di un video tratto da youtube.

 

 

Il primo pilastro è l’UNICITA’: un solo uomo e una sola donna. Il ragazzo dice che tutte le nonne hanno avuto un solo uomo nella loro vita e lo ameranno fino alla fine. Il video è tratto dal canale de I Pantellas. I Pantellas sono degli youtubers molto apprezzati dai ragazzi contemporanei, anche i nostri figli ne vanno matti. Il loro canale dal 2009 ha avuto 2.800.000 iscritti e 690.000.000 visualizzazioni. Insomma sono cool tra i nostri giovani.  Avrete sicuramente notato la nostalgia con la quale un ragazzo del nostro tempo guarda e ammira l’amore della nonna, di tutte le nonne, dice: è una questione generazionale.  Non vede la liquidità dei nostri rapporti di oggi come qualcosa di positivo, ma semplicemente come una situazione immodificabile, la vede con disincanto. Sarebbe bello un amore come quello dei nonni, ma non è più possibile, sembra comunicarci.

Introduciamo la prossima caratteristica con un altro video.

 

 

Il secondo pilastro è l’INDISSOLUBILITA’. Eduard dice a Bella: “Nessuna misura del tempo è abbastanza con te, ma cominceremo con per sempre”. Per chi non conoscesse questi personaggi, si tratta della serie Twilight. La storia tratta di un ragazzo, un vampiro che ha 17 anni dal 1918 e che quindi usa tutte le abitudini del tempo anche in amore.  Eduard vuole aspettare il matrimonio per avere il primo rapporto fisico. Sembra che per parlare di indissolubilità ai nostri giorni, bisogna trovare degli espedienti, come appunto farne parlare a un uomo della fine del 1800. I cinque film della saga sono stati un successo planetario, hanno incassato tre miliardi di dollari nel mondo, sono caratterizzati da grande romanticismo e da una dimensione dell’amore che si apre all’eterno. Le ragazze hanno sognato e sono rimaste affascinate da questo amore, perchè in realtà non è altro che ciò che vorrebbero vivere nella loro vita. Vengono dette parole d’amore che fanno ardere il cuore.  Questa noostalgia di eternità è ben chiara a produttori e sceneggiatori e viene sfruttata dal cinema per fare soldi. Ma non si può dire di volere un amore così, altrimenti si passa per illusi e fuori dal mondo.

Per la terza caratteristica ci serviamo di una canzone molto famosa.

 

Si poteva scegliere una canzone più recente, ma questa rende benissimo la sofferenza di chi è tradito. Terzo pilastro è quindi la FEDELTA’. La sofferenza di chi viene tradito è una delle più difficili da sopportare e superare. Nonostante questo, il partito che è ora al governo ha presentato una proposta di legge per eliminare l’obbligo di fedeltà dal codice civile. Stando alle proponenti di questa modifica, l’obbligo di fedeltà sarebbe il retaggio culturale di una visione superata e vetusta del matrimonio. La fedeltà è un’esigenza del cuore o un obbligo di legge? Ad ognuno la risposta. Chissà se per legge si potrà eliminare anche la sofferenza che ne scaturisce.

Quarta caratteristica introdotta ancora da una canzone.

 

Quarto pilastro è la FECONDITA’. Stevie Wonder scrive in questa canzone: “Noi siamo stati benedetti dal cielo, non riesco a credere ciò che ha fatto Dio, attraverso di noi lui ha dato la vita a qualcuno, ma non è adorabile? Fatta dall’amore”. Questa è la famosissima Isn’t she lovely? del 1976. Stevie celebra così la nascita della figlia Aisha. Quello che è bello di questo testo è che l’autore è consapevole che un figlio viene generato da un noi, da una relazione stabile tra un uomo e una donna. Io penso che questa gioia e questo stupore siano possibili solo all’interno di una relazione forte. Stevie Wonder, che ha avuto 2 matrimoni e nove figli da cinque donne diverse, non è il massimo della coerenza, ma la fecondità l’aveva ben chiara come esigenza del suo cuore, le altre caratteristiche meno.

Il quinto pilastro ci viene presentato dai Pooh

 

Questa canzone l’abbiamo presa ad esempio per l’ultimo pilastro del matrimonio naturale: la SOCIALITA’. Viene evidenziata l’importanza sociale della cerimonia del matrimonio: “Quel 25 aprile (1942) la guerra era di casa, pioveva forte fuori dalla chiesa, tu col vestito bianco, tu con le scarpe nuove, vi siete detti si davanti a quell’altare. Quel 25 aprile pioveva e tutti gli invitati dicevano che sposi fortunati”. E’ un rito pubblico, una cerimonia importante tanto da vestirsi bene, lei col vestito bianco e lui con le scarpe nuove (siamo in tempo di guerra). L’amore sponsale ha bisogno di aprirsi, di essere riconosciuto dalla nostra comunità, dalla nostra società per essere pieno. Questa bellissima canzone sicuramente racchiude in sé tutti e cinque le caratteristiche, è un inno al matrimonio naturale. Il testo è stato scritto da Stefano D’Orazio (il batterista dei Pooh) nel 1992, ed è dedicata ai 50 anni di matrimonio dei genitori. Stefano D’Orazio in più di un’intervista ha affermato di essere stato sempre meravigliato dalla bellezza del rapporto che vivevano i suoi genitori. Meravigliato ma disincantato, nostalgico di un rapporto così che lui non ha mai avuto. Ha avuto tante donne, ma non si è mai sposato. Ora finalmente, all’età di 69 anni, Stefano D’Orazio si sposerà il 12 settembre 2017 per la prima volta.

Tutta questa carrellata di video e canzoni ci è servita per poter mostrare che, anche se la nostra società sembra diffidente nei confronti di impegni affettivi totali, esclusivi e indissolubili, nel cuore di ogni uomo alberga questo desiderio, al quale non si sa neanche dare un nome (non si percepisce infatti che una più o meno intensa insoddisfazione). Questo desiderio, però, è comune a tutti, perché tocca ciò che ci costituisce, cioè il nostro bisogno di vivere l’amore in modo pieno e autentico.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Una meraviglia che non finisce!

Per uno sposo non c’è nulla di più bello e meraviglioso della sua sposa. Non parlo di mistica ma di ciccia, di carne. Parlo naturalmente di ciò che posso vedere e toccare. Non c’è nulla che ci riempia maggiormente lo sguardo del corpo della mia sposa, trasfigurato dall’amore che ci unisce e che traspare dal suo sguardo. Un corpo di una bellezza che solo io posso percepire in modo così profondo e pieno. Gli anni passano, la bellezza dovrebbe sfiorire, ed è così, oggettivamente è così. I capelli iniziano a imbiancarsi, le rughette sul viso si vedono, cinque gravidanze hanno lasciato qualche segno sul corpo. Eppure è sempre più bella. Non me lo spiego, ma è così. La mia sposa mi appare ogni giorno più bella. Una meravigliosa amalgama di femminilità, dolcezza, tenerezza e accoglienza. Padre Raimondo ce l’aveva detto: “Ricordate ragazzi che esistono due tipi di bellezza, quella oggettiva che vedeno tutti e quella soggettiva che è solo vostra e dipenderà da come vi siete amati, da come avete perfezionato il vostro rapporto e dalla tenerezza e cura che vi siete riservati l’uno per l’altra.”

Non ci credevo fino in fondo, ma mi sono fidato. Ora posso dire che è proprio così. Sono quindici anni che siamo sposati e ogni volta che torno a casa dopo una giornata fuori e  trovo Luisa, vivo sempre la stessa sensazione di meraviglia. Quella bellezza soggetttiva che riempie i miei occhi è fatta di tante cose, è fatta di ricordi, di fedeltà, di attenzioni, di perdono, di momenti speciali, di carezze, di abbracci, di baci, di amplessi, di momenti difficili, di gioia, di unità, di pianti, di dialogo, di ascolto, di unione e intimità. Quando guardo la mia sposa vedo tutto questo in lei, una bellezza trasfigurata dall’amore fedele ed esclusivo di tanti anni di matrimonio e di vita comune.

Per spiegarmi meglio mi faccio aiutare dal Cantico dei Cantici, poema profondissimo della Bibbia dove si canta l’amore concreto, erotico degli sposi.

8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.

Questi versetti del Cantico seguono immediatamente la descrizione dell’amata da parte dell’uomo che, attraverso uno sguardo casto, riesce a far sentire la propria amata regina e desiderata. L’uomo riesce a penetrare con il proprio sguardo d’amore oltre la semplice fisicità della donna che, pur bella che sia, non può riempire gli occhi dell’uomo a cui non basta la concretezza del corpo. L’uomo, infatti, cerca un’esperienza che ricomprenda anche lo spirito e il cuore. Questa premessa rende possibile questi versetti, forse tra i più famosi del Cantico, perchè ripresi da una nota canzone, usata spesso anche durante le celebrazioni del rito nuziale. Questi versetti indicano tutta la bellezza e lo sconvolgimento interiore, la passione d’amore verso la propria amata che non si riesce a trattenere. Lo sposo è conquistato dalla propria sposa in un intreccio di cuore e corpo, di desiderio e passione, di spirituale e carnale, un intreccio che pervade tutta la persona e per questo è inebriante e totalizzante. Diventa uno sguardo così profondo da divenire contemplazione, contemplazione di ciò che è più bello e meraviglioso, la propria amata. Uno sguardo contemplativo così bello da dare forza e motivazione allo sposo di donarsi totalmente a quella donna e in quel rapporto d’amore così pieno e coinvolgente.

Molti, leggendo questo passo del Cantico e questa interpretazione cha abbiamo voluto dare, potrebbe vedere in questo amore così passionale e carnale, l’amore degli sposi novelli, dove l’innamoramento è ancora forte e coinvolgente. Non è così. Se nel matrimonio l’unione sponsale è curata tutti i giorni in un contesto di dolcezza e dedizione dell’uno verso l’altra, quello sguardo contemplativo non passerà, anzi, si perfezionerà e sarà rinforzato giorno dopo giorno. Ogni sposo continuerà a vedere nella propria sposa la regina della propria vita e continuerà a restare rapito dalla sua bellezza anche se gli anni passano e arrivano rughe e capelli bianchi.

Antonio e Luisa

Ho portato la croce, come Lui.

Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica di Papa Francesco è uscita ormai da un anno. Era il mese di aprile del 2016 quando è stata resa pubblica. Il risultato di due sinodi sulla famiglia, un vero dono per il nostro tempo e bussola di navigazione per le famiglie cristiane.  Sebbene Papa Francesco abbia più volte ribadito che non è il documento che autorizza i divorziati risposati a riaccostarsi all’Eucarestia (anche se apre alla valutazione caso per caso) i media ne hanno fatto il centro di tutto il documento. Cori di approvazione e di gioia si sono alzati dalla società civile e politica, perché finalmente la Chiesa ha cancellato questa discriminazione insopportabile, questo retaggio di una morale stantia e non al passo con i tempi. D’altronde oggi tutto è fluido, il lavoro, la casa, gli interessi e anche la famiglia non fa eccezione. Il divorzio breve, da poco approvato anche in Italia è la prova che lo stato non ha interessa a mantenere stabilità ma piuttosto ad accontentare questa schizofrenia globale. Sembra tutto bello, basta lacci e catene. L’amore finalmente può essere libero di guidare la nostra vita e il cuore può divenire la nostra bussola. Ma, se vai oltre le statistiche e le leggi, e incontri e conosci le persone che vivono tutto questo disastro, trovi tanta povertà, insoddisfazione e sofferenza. Ferite aperte che si continuano a curare con medicine sbagliate. Non va tutto bene. Mi viene un’immagine forte. E’ come se gli uomini come Adamo ed Eva avessero mangiato dell’albero del bene e del male e si fossero scoperti nudi, si fossero scoperti fragili e incompleti. Come se volessero continuare a ritrovare la pienezza dell’origine, restare nellEden, nascondendosi da Dio. Una continua ricerca del paradiso perduto che però sbaglia il bersaglio e non può che comportare ulteriore sofferenza e dolore.

Ho trovato invece pace, consapevolezza e speranza, seppur vissute nella sofferenza dell’abbandono, proprio in quelle persone che hanno subito la separazione, hanno visto colui o colei che ha promesso di amarle per sempre calpestare quella promessa senza vergogna. Ne ho incontrata una. Si tratta di una giovane donna che non avrebbe difficoltà a trovare una nuova famiglia. Ma è quello che vuole?

Provo a capirlo con lei, ponendole alcune domande. Lei è siciliana e la chiameremo Giusy visto che vuole restare anonima.

Giusy, raccontaci brevemente della tua storia con lui. Del matrimonio.

La nostra è una storia pulita nata tra due ventenni, cresciuti insieme nel rispetto e sulla fiducia reciproca. Complici e rispettosi l’uno delle idee e dei valori dell’altro, dopo anni di fidanzamento abbiamo deciso di sposarci ma la vita è stata caina con noi, quello che sarebbe dovuto essere il periodo più felice della nostra vita, è stato caratterizzato da lutti che evidentemente, piuttosto che avvicinarci, ci hanno allontanato. Probabilmente il dolore ci aveva cambiati e mentre io chiedevo del tempo per guarire…lui si sentiva sempre più solo…lui gridava il suo bisogno d’amore…io presa dal mio dolore non ho capito.

Quando lui se ne è andato come ti sei sentita? Quale è stata la tua prima reazione?

Ero incredula, non pensavo che sarebbe potuto accadere a noi due, che quei ragazzi pieni aspettative, di vita e d’amore si fossero persi per davvero. Pensavo che tutto si sarebbe risolto, che fosse preso dalla rabbia, dalla delusione e invece, aveva tutto chiaro, come mi disse un prete, nessun uomo lascia la propria moglie per tornare dalla madre…c’era già l’altra, ed io non mi ero accorta di nulla.

Quanto è stato importante per te credere nel sacramento del matrimonio nonostante tutto?

I lutti precedenti avevano fatto si che mi allontanassi da Dio…la separazione mi ha riportato a Lui e messa da parte la fede nuziale (che ahimè, a malincuore ho dovuto sfilare dal dito), ho ritrovato la fede in Dio, quelle parole pronunciate sull’altare, nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia, mi rimbombano nella mente…ho scoperto cosa significa vivere nella cattiva sorte, l’ho promesso a Dio che ci sarei stata…e non me la sento di venir meno alle mie promesse.

La tua fede in questi anni di prova come è cambiata? E’ maturata?

La mia fede è cresciuta, in Dio trovo la forza per affrontare i momenti bui di cui è piena la mia vita. Dicono che la separazione sia un lutto a tutti gli effetti, io di lutti gravi ne ho vissuti nella mia vita e posso smentire questa affermazione…un lutto lo elabori, trovi la pace perchè ad un certo punto accetti che chi non c’è più è tra le braccia di Dio, una separazione no…è molto più laboriosa, chi non c’è più, chi ti ha abbandonato, ferito, rinnegato, umiliato, diffamato lo ha fatto perchè ha deciso di farlo, perchè non ha saputo dir di no al peccato, perchè preso dalla sua debolezza, non ha saputo dir di no al male.

Come hai fatto a trovare la forza per perdonare tuo marito?

Perdonare? è un parolone…non credo di odiare chi mi ha fatto del male, ho molta rabbia, sono profondamente delusa perchè, chi mi avrebbe dovuto difendere, in realtà mi ha ucciso…e lo ha fatto con le parole, con le umiliazioni, rinnegando quel noi che Dio aveva sigillato. Sto lavorando sul perdono, più che altro, provo profonda pena nei confronti di chi, non ha capito cosa è il vero amore, nei confronti di chi, è andato via venendo meno alle sue promesse, solo per del sesso. Prego continuamente per la conversione di questo uomo e seppur con difficoltà, cerco di pregare per lei, affinchè riconosca che quello non è il suo ruolo, vada via, lasciando in pace la mia famiglia, restituendomi la mia casa

Perché pensi che non sia possibile per te stare con un altro uomo?

Provo amore per il mio “carnefice”, non riesco neanche ad immaginarmi con un altro uomo, chiedo a Dio discernimento, di aiutarmi a capire, non credo ci saranno altri uomini dopo lui, ho tolto la fede al dito, ma io sento che quel legame va al di là della presenza fisica…c’è un filo sottile che ci unisce, il sigillo di Dio sento non spezzerà mai ciò che è stato.

Cosa ti senti di dire a chi come te non vuole mollare e crede ancora nel suo sacramento nonostante tutti, amici, colleghi e parenti non capiscono questa scelta?

Credo fermamente che chi non si trovi in una situazione simile, non possa capire. Non è facile seguire la croce e non sono nessuno per dire alla gente ciò che è giusto e ciò che non lo è, sento però di dire che, chi sente di dover seguire gli insegnamenti di Dio, chi si sente fedele nonostante l’infedeltà del proprio coniuge, non stia ad ascoltare nessuno se non il proprio cuore. Siamo saliti in croce con Gesù Cristo, in realtà mi sento onorata di poter dire, anche io, in minima parte, ho portato la croce, come Lui.

Le persone come Giusy sono una pietra d’inciampo. Meglio ignorarle o considerarle delle sfigate. Dicono alla nostra povera società malata ed individualista che si può essere fedeli a una promessa fatta a una persona, senza porre condizioni. Dicono alla nostra società che l’amore non è solo un cuore che batte ma anche sofferenza e forza di volontà. Dicono alla nostra società che Gesù non è morto invano, che ci si può fidare di Lui e che dopotutto quella croce è sempre meglio della incapacità di rispondere alla vocazione all’amore che ognuno di noi ha. Quelle persone, che portano la croce come Gesù,  che mostrano al mondo che la fedeltà nella sofferenza non solo è possibile, con la grazia di Dio, ma può incredibilmente donare pace e senso. Queste persone sono esempio e fonte di meraviglia e speranza per tutto il popolo di Dio

Antonio e Luisa

Ho conservato la fede(ltà).

Addio all’obbligo di fedeltà nel matrimonio. È quanto prevede il disegno di legge presentato nel febbraio scorso al Senato e ora assegnato alla commissione giustizia di palazzo Madama. Il testo – spiega il sito di informazione legale ‘Studio Cataldi’ – consta di un solo articolo in grado di rivoluzionare però l’intero istituto del matrimonio. Nello specifico, tale articolo mira a modificare l’art. 143, comma secondo, del codice civile in materia di soppressione dell’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi.

Obbligo che, a detta dei firmatari, sarebbe “il retaggio culturale di una visione ormai superata e vetusta del matrimonio, della famiglia e dei doveri e diritti dei coniugi”.

(dal Messaggero del 15/12/2016)

La fedeltà. E’ davvero un concetto medioevale? E’ davvero qualcosa di cui possiamo fare a meno? Per me la fedeltà non è un obbligo. La fedeltà è sentirmi uomo. La fedeltà è dignità. La fedeltà è mantenere la parola. La fedeltà è non tradire. La fedeltà è dare il meglio. La fedeltà è non accontentarsi. La fedeltà è vincere le pulsioni. La fedeltà è amare a prescindere. Amare la mia sposa perché è lei, e non perché mi sta dando qualcosa. La fedeltà mi avvicina a Dio. La fedeltà è fondamenta dell’amore. La fedeltà mi fa sentire forte. La fedeltà è la casa dei miei bambini. La fedeltà non mi fa vergognare davanti a Dio. La fedeltà è luce per me, per la mia famiglia e per il mondo. La fedeltà fa il matrimonio. Io voglio un amore fedele. E’ il mio cuore a chiederlo perché solo in un amore così posso trovare nutrimento. Una relazione che non pretende la fedeltà non mi interessa, non vale niente. Una relazione senza fedeltà è disimpegno, è egoismo, è ipocrisia, promettendo l’amore vuole solo usare. Per questo ho voluto fortemente il sacramento del matrimonio. Perché è qualcosa di grande, di difficile, che a volta spaventa ma che davvero vale la pena. Un matrimonio senza fedeltà è una bugia. Un matrimonio senza fedeltà non fa per me. Cari deputati e cari senatori, io non voglio accontentarmi della povertà che mi offrite. Io sono più di ciò che voi volete farmi credere. Io sono capace di mantenere la mia promessa e mi impegnerò ogni giorno per renderlo possibile. Il vostro matrimonio potete ternervelo, io voglio il massimo, io voglio Dio. Io voglio arrivare alla fine dei miei giorni, guardare mia moglie, sorriderle e dirle come disse San Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede(ltà).“.

Antonio e Luisa