Convertirsi è incontrare Cristo

Le religioni sono un tentativo dell’uomo di mettersi in rapporto con la divinità. Per questo assumono dalle civiltà circostanti molti dei loro segni espressivi, simboli, temi, parabole ecc. con cui esprimono la loro ricerca. Perciò la storia delle religioni è anche la storia del loro legame con le diverse culture. Naturalmente anche il cristianesimo assumerà qualcuno di questi segni e simboli. Ma il cristianesimo è molto più di una religione: esso nasce dall’iniziativa divina di entrare in contatto con l’uomo e di rivelargli se stesso.

Il cardinal Martini rispondeva con queste parole a un lettore del corriere che chiedeva cosa fosse il cristianesimo e cosa avesse di diverso dalle altre religioni.

E’ vero, il cristianesimo non è una religione fatta di norme, regole e dogmi ma è essenzialmente un incontro con Dio fatto uomo, con il Cristo. Questa è l’essenza del cristianesimo e questo è quello che Gesù rimproverava ai farisei. Non possiamo essere cristiani senza incontrare il Cristo nella nostra vita.  Tutti abbiamo bisogno di questa esperienza per convertirci, per evolvere da una religione della tradizione a una relazione trascendente. Da un Gesù astratto e lontano a un Gesù che ti ama intimamente e che senti vicino e presente nella tua vita. Solo l’incontro con il Cristo permette di cambiare i propri orizzonti e prospettive. Io Cristo l’ho incontrato in un frate cappuccino, padre Raimondo. Ero un ragazzo pieno di confusione nella testa e nella vita, che non riusciva a trovare il proprio posto e un senso. Un ragazzo che non si amava e non era capace di amare. Padre Raimondo mi ha accolto e mi ha amato così.Lui ha creduto in me più di quanto avessi mai creduto io. La meraviglia e la sorpresa di trovare qualcuno che mi amasse quando io stesso non vedevo nulla di amabile in me. Ho percepito come lui fosse pronto a spendersi completamente per me. Ho fatto esperienza dell’amore gratuito e incondizionato di Cristo. Non solo, Padre Raimondo mi ha mostrato il progetto di Dio su di me, mi ha fatto capire, anche dandomi delle gran bastonate che dovevo cambiare e farlo subito, ma aggiungendo subito dopo con la sua dolcezza che non avrei affrontato la fatica da solo ma che lui mi avrebbe accompagnato, consigliato e sostenuto. Da quel momento tutto è cambiato, ho ripreso in mano la mia vita e ho fatto quelle scelte radicali di cui la nostra vita ha bisogno per essere vissuta in pienezza. Tutto questo per dire che la misericordia è questo, è accompagnare, è aiutare, è non lasciare soli, è mostrare un orizzonte infinito, è radicalità e grandezza perchè di questo l’uomo ha bisogno. Spero in una Chiesa, in sacerdoti, vescovi, educatori e genitori che sappiano fare questo. Che sappiano mostrare la bellezza e la grandezza della proposta cristiana aiutando le persone ha fare esperienza di Dio e nel contempo una Chiesa che sappia accogliere senza giudicare, che sappia accompagnare senza condannare, che sappia aspettare i tempi e rispettare le modalità e sensibilità di ognuno. Una Chiesa che sappia usare la Parola come balsamo che cura le ferite e se serve anche come frusta che sferza per svegliare chi è addormentato. La Provvidenza ha voluto che il nostro Papa fosse Francesco che sta cercando di cambiare la Chiesa proprio in questa direzione. Amoris Laetitia ne è la prova. Solo se ci sarà una Chiesa fatta di pastori capaci non solo di parlare di Gesù ma di far fare esperienza di Gesù allora tutto cambierà e anche i matrimoni e le nostre famiglie saranno più salde e forti, perchè con Gesù tutto cambia e tutto è possibile.

Concludo con una riflessione del gesuita padre Silvano Fausti:

Il vino nuovo non si mette in otri vecchi: ha bisogno di cuori nuovi, di carne e non di pietra – di persone libere che sanno amare e rischiare, non di persone paurose che si chiudono nelle loro sicurezze scambiate per verità. Una comunità, come una persona, è viva non se osserva delle leggi, ma se ha esperienza di grazia e cerca di vivere di questa.

Antonio e Luisa.

 

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