Il matrimonio buono è solo quello felice?

Oggi propongo una riflessione tratta da un libro (i riferimenti potete trovarli alla fine). Una riflessione dura, indigesta, ma che, secondo me almeno, nasconde un fondo di verità. Ha il grande pregio di regalare una prospettiva diversa dalle solite. Un matrimonio per essere vincente non ha bisogno di essere felice. So già quello che state pensando. Comeeee? Ma che pazzia è questa?

Non è una pazzia, o meglio, è la vita vissuta in Cristo ad essere una pazzia. Come dice padre Maurizio Botta: Cristo o era un pazzo o era davvero figlio di Dio.

Vivere un matrimonio secondo Cristo significa a volte non essere felici. Cristo sulla croce non penso fosse felice. Significa però contribuire alla propria salvezza e a quella del coniuge. Il matrimonio cristiano è basato sull’amore. Sull’amore autentico e non su quello dei baci perugina. Come dice, in modo molto semplice e chiaro, Costanza Miriano: l’amore non ha la forma del cuore, ma la forma della croce. Se non ci sposiamo con questa idea non sposiamoci in chiesa. L’amore cristiano è dono, dono estremo se serve. L’esempio è Cristo sulla croce. Sulla croce è avvenuto il matrimonio tra Gesù e la sua Chiesa, il matrimonio di Cristo con ognuno di noi.

Per questo il matrimonio naturale non basta, ma serve la Grazia. Il compito che ci viene affidato è questo. Essere profezia e immagine di quell’amore che vive il punto più alto sulla croce.

Il matrimonio, come ho scritto più volte, ci chiede sacrificio. Sacrifici piccoli per alcuni e eroici per altri.

Con questa premessa vi lascio alla lettura di questa riflessione, riflessione che, secondo me, può davvero permettere di aprirsi a pensieri che toccano la profondità del nostro essere, delle nostre aspirazioni e anche della nostra fede:

….Il matrimonio moderno è soprattutto un’istituzione di salvezza e non di benessere. Ma gli psicologi, i consulenti matrimoniali, gli psichiatri ecc. continuano a ripetere che soltanto i matrimoni felici sono buoni matrimoni, ovvero che i matrimoni dovrebbero essere felici. In verità ogni percorso di salvezza passa anche per l’inferno. La felicità, nel modo in cui viene proposta ai coniugi d’oggi, rientra nella sfera del benessere e non in quella della salvezza. Il matrimonio è un’istituzione volta prima di tutto alla salvezza, per questo è così pieno di alti e di bassi; è fatto di sacrifici, di gioie e di dolori. Ciascun partner, ad esempio, prima o poi è destinato a scontrarsi con il lato psicopatico dell’altro, vale a dire con quel lato del suo carattere che non è modificabile e che tuttavia ha conseguenze dolorose per entrambi. Affinché il matrimonio non vada in pezzi, uno dei due partner deve arrendersi, e generalmente è proprio quello che nella relazione si dimostra meno psicopatico. Se uno dei due è emotivamente freddo, all’altro non resta che dimostrare in continuazione sentimenti d’amore, anche quando la reazione del partner è debole e spesso inadeguata. Tutti i buoni consigli che si danno alle mogli o ai mariti, del genere: “Questo non và bene, è intollerabile, una moglie/un marito non può lasciarsi trattare così”, sono perciò sbagliati e dannosi.

Un matrimonio funziona soltanto quando si riesce a tollerare proprio ciò che altrimenti sarebbe per noi intollerabile. E’ logorandosi e smarrendosi che si impara a conoscere se stessi, Dio e il mondo. Come ogni percorso di salvezza, anche quello del matrimonio è duro e faticoso. Uno scrittore che crea opere di valore non vuole essere felice, vuole essere creativo. In questo senso raramente i coniugi riescono a portare avanti un matrimonio felice e armonioso come il tipo di matrimonio al quale, mistificando, gli psicologi vorrebbero far loro credere.

Il terrorismo legato all’immagine del ‘matrimonio felice’ procura notevoli danni.

A.Guggenbuhl-Craig – Il matrimonio. Vivi o morti, Moretti e Vitale, Bergamo.

Buona riflessione e buona giornata.

Antonio e Luisa

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