Avevamo eliminato Dio dalla nostra intimità

Quando mi sono sposata 26 anni fa, pensavo che fosse l’occasione per fare qualcosa di grande per Dio. Voglio dire, stavo per sposare un uomo davvero carino e speravamo di costruire una grande famiglia insieme. Saremmo stati una grande squadra!

Quindi mi sono immediatamente data da fare per creare un ambiente accogliente per la famiglia, trovare un nuovo lavoro, imparare a fare i lavori di casa, per non parlare di cucinare, e oh! sì c’era anche il sesso, che purtroppo per me era diventato l’atto finale da compiere prima di stramazzare sul letto, per raggiungere il vero obiettivo della giornata: dormire a sufficienza. Tuttavia, con l’aggiunta al cocktail di tre figli nello spazio di quattro anni, ne avevo spesso abbastanza con il sesso ed ero pronta a trovare una soluzione per gestirlo e ridurlo al minimo. A causa di una combinazione di stanchezza e paura di rimanere di nuovo incinta, non stavo più al gioco. In realtà l’unica soluzione per tenere buono mio marito era  rinunciare al mio piacere e usare gli anticoncezionali ad ogni costo. Avevo provato i metodi naturali nei primi anni, ma mio marito non era molto coinvolto, anzi non lo era per niente. Era roba da donne! Da parte mia, non ero in grado di fare nemmeno una lista della spesa in maniere costante e precisa, figuriamoci tenere conto dei giorni fertili! Un vero disastro. Così sono iniziati dieci anni di vita sessuale tecnicamente assistita: avevamo finalmente trovato il kit di sopravvivenza.

Sebbene avessimo eliminato Dio dal letto matrimoniale, non lo avevamo eliminato dalle nostre vite. Guardando indietro, vedo chiaramente come il Suo amore per noi sia rimasto fedele. Fin dal mio primo figlio avevo desiderato una femmina e con tre energici maschietti mi ero sentita abbandonata e sola. Tanti mi consolavano dicendomi “la prossima sarà una bimba”. Eppure, tra le quattro mura della nostra vita familiare, i nostri tre ragazzi cominciarono ad essere anzi divennero gli occhi teneri di Dio su di noi. Il mio cuore si stava allargando piano piano. Quando é arrivato il quarto maschio, abbiamo pianto tutti e cinque di gioia. La guarigione era iniziata.

Qui voglio essere brutalmente onesta, essere intima con mio marito fino a quel punto è stato per lo più un dovere coniugale. L’atto in sé creava un legame tra noi, una specie di complicità nella vita, confortante e solidale. Tuttavia ero ancora sicura che il piacere sessuale fosse prevalentemente una cosa da maschi. Ma… il sesso non doveva essere fantastico? Nemmeno  mio marito era felice in quel periodo, che durò ben più di dieci anni. Vedeva che non ero coinvolta e questo non aggiungeva nulla alla sua virilità. Quindi dove stavamo sbagliando? La verità era che non avevamo invitato Dio a fare parte della nostra vita intima. Il giorno del nostro matrimonio l’atto sessuale é stato il Suo regalo di nozze  e l’avevamo aperto senza chiedere il Suo consiglio. Quando un uomo ama una donna, non può essere soddisfatto del proprio piacere, come se fosse un ladro nella notte. Dopo quel lungo periodo di stagnazione, avvenne – dapprima in mio marito e poi anche in me – un imprevisto risveglio spirituale e della vita di preghiera che ci travolse. E poi un seminario di una intera settimana sulla Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II fu l’inizio di un meraviglioso percorso di scoperta.

Ricordo che un giorno prendendo tra le mie mani quelle di mio marito, cominciavo a rendermi conto che le differenze tra noi erano la chiave per la nostra connessione. Così invece di lamentarmi di tutti i suoi limiti, contemplavo tutto ciò che quelle mani avevano fatto per il nostro matrimonio, lanciando i bambini in aria e afferrandoli ogni volta, grazie a Dio!; quanti risotti di qualità preparati in grande quantità, quante volte avevano tenuto il volante durante quei 1800 km di guida attraverso l’Europa, in Irlanda, anno dopo anno, senza mai stancarsi… tutto questo per me e per noi. E ho pianto. Lentamente tutto è diventato intimo e pieno di significato. Un nostro amico una volta ci ha detto “la parola salva la famiglia”, quindi affinché la parola ci salvasse, dovevamo condividere quelle parole, confidando che l’altro coniuge le avrebbe accolte, facendone tesoro e, se necessario, perdonando ciò che stava accadendo tra noi. E quelle parole avrebbero collegato le nostre menti, le nostre anime e i nostri corpi. A volte quelle parole erano una semplice lode a Dio, l’uno per l’altro. Avere una buona vita sessuale, sarebbe stata la conseguenza del conoscere l’altro e dell’invitare Dio a benedire quella conoscenza, senza  la quale qualsiasi sforzo sessuale e ogni piacere sarebbero stati di breve durata.

All’improvviso ho iniziato a capire per la prima volta quanto la Chiesa ama le donne, e che Dio vuole che facciamo completamente parte del dono dell’intimità e del piacere. Dopotutto, siamo i principali collaboratori nella procreazione e non possiamo venire dopo nell’atto sessuale. Al contrario, mentre nel rapporto abbiamo la possibilità di più momenti di piacere, gli uomini ne hanno solo uno. A volte considero questo una sorta di compensazione per il dolori del parto. È come arrivare a toccare le stelle più spesso, spinte in un soffio nell’eternità.

Allora, dove avevamo sbagliato? Se l’atto sessuale è un dare e un ricevere parte di noi stessi, allora tutto il nostro giorno diventa un atto sessuale. Tutta la nostra giornata diventa una canto, un Cantico dei Cantici, un tango di passi guidati in armonia. Ma mentre durante il giorno una donna troverà molti momenti in cui le viene chiesto di dare, è durante il momento dell’intimità che all’uomo viene chiesto di essere un eroe di generosità. La sessualità pura è come raggiungere la vetta della montagna e vedere tutta la creazione nella sua gloria. È l’uomo che deve condurre la donna in alto e non lasciarla ai piedi della montagna. La donna, una volta che sa di potersi fidare dell’uomo può finalmente lasciarsi portare. Quel lasciarsi portare é frutto d’una fiducia costruita nei pazienti gesti quotidiani d’amore. Tenendoci per mano in cima a quella montagna, abbiamo aperto il nostro regalo di nozze ed era molto più bello di quanto si potesse immaginare. Più e più volte. Era la sorpresa che Dio aveva preparato il giorno delle nozze, ed è tutto merito suo: è Lui che fa grandi cose in noi.

Michelle

Articolo gentilmente concesso dal blog montedivenere.org  Qui l’articolo originale

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