Mi han tolto il mantello: la nostra testimonianza

Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!

Noi abbiamo avuto, a differenza di molti, la possibilità di iniziare il matrimonio con una preparazione solida; entrambi avevamo alle spalle un lungo fidanzamento finito, che ci aveva fatto maturare, entrambi avevamo fatto chiarezza sul fatto che intimamente desideravamo una storia d’amore per tutta la vita, inoltre innamorati persi come eravamo l’uno dell’altra, avevamo capito che volevamo fare il grande passo. A tutto ciò aggiungiamo l’aiuto di padre Raimondo Bardelli, una persona con un’incredibile preparazione e vastissima esperienza, che bilanciando un’indomita volontà e una delicatezza amorevole, seppe mettere in luce le nostre debolezze nascoste e ci permise di confrontarci profondamente su tutto, ma proprio tutto ciò che deve esser chiaro prima del matrimonio, ogni aspetto.

In pratica, facendo il parallelo con il capitolo del cantico, assoldammo molte guardie, ben addestrate e dotate delle armi migliori, il nostro matrimonio, costruito come una fortezza inespugnabile, splendida e luminosa, era in grado di farci sentire sicuri e sereni, non si poteva immaginare che qualcosa potesse minacciarlo.

Forti di questa sicurezza iniziammo la nostra vita insieme con la fresca gioia degli sposini e incontrammo i primi ostacoli solo dopo un paio di anni, cercando di diventare genitori. La nostra prima figlia arrivò dopo molto tempo e nell’attesa fummo messi alla prova. Il fatto che non arrivavano figli semplicemente quando lo si desiderava ci feriva, ci scoprimmo un po’ meno sicuri già in quel momento, ma la conferma del test di gravidanza fu un momento liberatorio, su di noi tornava a splendere il sole e vivemmo la nascita e i primi mesi come ogni coppia: travolti dalla gioia, allarmati di tutto e perennemente assonnati.

L’arrivo del secondo, dopo due anni, ci trovava già più preparati, non avevamo tutte le ansie dei genitori senza esperienza, ma dovevamo gestire la casa, il lavoro, il neonato e far da guida all’altra permettendole di affrontare la sua prima rivoluzione diventando sorella; insomma, gli impegni crescevano e noi facevamo molta fatica (avevamo scoperto un nuovo livello di “perennemente assonnati”) ma la fortezza del nostro matrimonio, nonostante tutto continuava ad essere fieramente solida e, grazie all’arrivo dei figli, ancor più ricca.

Fu l’anno successivo che arrivò la tempesta, quando Valeria, dando concretezza a quelle che per settimane erano stati solo suggerimenti e battute casuali, mi disse di volere un altro figlio, disse che era un desiderio ardente nel suo cuore ma che non poteva realizzarlo se anch’io non provavo lo stesso identico desiderio. La mia risposta fu che avevamo stabilito di avere almeno due figli e ci si era arrivati, che le difficoltà erano molte, che non ero certo di farcela economicamente e altre scuse del genere, in pratica che non avevo lo stesso desiderio. Questo fu il momento in cui si consumò la frattura tra di noi: lei vide trasformarsi il suo sposo in un uno sconosciuto che le mostrava indifferenza, si sentiva tradita dalla persona che fino ad allora l’aveva amata più di ogni altra perché io avevo ucciso quell’ardente desiderio di avere un altro bambino, l’avevo pugnalata al cuore.

Così a causa di quella ferita che le era arrivata tanto in profondità, il suo cuore ferito reagì e come strategia di sopravvivenza si chiuse diventando freddo, molto freddo. Lei cambiò così tanto che non la riconoscevo più, così come io ero cambiato per lei, lei lo era per me e anch’io vidi lei trasformarsi in una sconosciuta.

Ci trovammo all’improvviso fuori dalla fortezza, soli e disorientati, scoprimmo molto dolorosamente quanto ci mancasse ogni gesto d’affetto, imparammo che anche il più semplice e banale “ciao” detto nella fretta quotidiana, se chi lo dice ti ama, è un tesoro. Noi non avevamo più neanche quello, eravamo mendicanti, continuavamo la vita di tutti giorni nascondendo tutto ai bambini e questo ci feriva ancor di più perché i gesti affettuosi verso i figli erano in bella mostra davanti ai nostri cuori assetati. Le guardie stavano facendo il loro lavoro.

L’aiuto arrivò all’improvviso e dall’alto, quando una sera Valeria chiese agli amici del gruppo di Rinnovamento di pregare su di lei per tutta questa situazione angosciosa che ormai ci tormentava da settimane. Uno dei fratelli lesse un passo tratto dal Vangelo di Matteo “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me” e qui non esagero se dico che in lei avvenne un miracolo: ispirata da queste parole di Gesù capì, anzi ricordò che se vuoi veramente essere seguace del Cristo il suo amore per lui deve essere più grande di ogni altro, anche dell’ardente desiderio di avere un figlio e non solo capì questo, ma ricordò che Dio ha creato per gli sposi una via riservata ed esclusiva per realizzare questo amore: farsi amare attraverso il coniuge! Quindi in quel momento specialissimo donato a lei (e a me) Valeria visse un vero rinnovamento nello Spirito e sanata dal soccorso divino della Grazia sacramentale rinacque come sposa e il suo cuore si riaccese d’amore.

Quando tornò a casa mi bastò sentire il saluto per capire, quel semplice, banale ma benedettissimo “ciao” che detto così mi sembrò un coro angelico, così corsi ai suoi occhi dove trovai la più dolce conferma, ci abbracciammo stretti piangendo e dicendoci “Ti amo!” come meglio non si può dire. Quella notte ci addormentammo con una profonda pace nel cuore, un nuovo dono che arricchiva ancor di più il nostro matrimonio.

Successivamente la nostra vita è proseguita incontrando molti altri ostacoli, come tutti abbiamo avuto periodi sereni e felici alternati a momenti di angoscia e difficoltà, ma non siamo più stati così lontani tra di noi. Il Signore ci ha sempre amati e condotti ad amarlo attraverso il nostro coniuge in ogni momento, buono o cattivo, anzi, è stato nei momenti peggiori che ci siamo stretti ancor di più l’uno all’altra.

Ah! Dimenticavo: la nuova effusione d’amore di quel momento era troppo forte perché prima o poi non desse nuovi frutti, così dopo un po’ è arrivata un’altra piccola ospite, un’altra volta ci era stato fatto dono di una vita da custodire e poco importò che dovessimo tornare al “perennemente assonnati”, la nostra fortezza era solida, splendida e una volta ancora più ricca di gioia.

Ranieri e Valeria

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Avevamo eliminato Dio dalla nostra intimità

Quando mi sono sposata 26 anni fa, pensavo che fosse l’occasione per fare qualcosa di grande per Dio. Voglio dire, stavo per sposare un uomo davvero carino e speravamo di costruire una grande famiglia insieme. Saremmo stati una grande squadra!

Quindi mi sono immediatamente data da fare per creare un ambiente accogliente per la famiglia, trovare un nuovo lavoro, imparare a fare i lavori di casa, per non parlare di cucinare, e oh! sì c’era anche il sesso, che purtroppo per me era diventato l’atto finale da compiere prima di stramazzare sul letto, per raggiungere il vero obiettivo della giornata: dormire a sufficienza. Tuttavia, con l’aggiunta al cocktail di tre figli nello spazio di quattro anni, ne avevo spesso abbastanza con il sesso ed ero pronta a trovare una soluzione per gestirlo e ridurlo al minimo. A causa di una combinazione di stanchezza e paura di rimanere di nuovo incinta, non stavo più al gioco. In realtà l’unica soluzione per tenere buono mio marito era  rinunciare al mio piacere e usare gli anticoncezionali ad ogni costo. Avevo provato i metodi naturali nei primi anni, ma mio marito non era molto coinvolto, anzi non lo era per niente. Era roba da donne! Da parte mia, non ero in grado di fare nemmeno una lista della spesa in maniere costante e precisa, figuriamoci tenere conto dei giorni fertili! Un vero disastro. Così sono iniziati dieci anni di vita sessuale tecnicamente assistita: avevamo finalmente trovato il kit di sopravvivenza.

Sebbene avessimo eliminato Dio dal letto matrimoniale, non lo avevamo eliminato dalle nostre vite. Guardando indietro, vedo chiaramente come il Suo amore per noi sia rimasto fedele. Fin dal mio primo figlio avevo desiderato una femmina e con tre energici maschietti mi ero sentita abbandonata e sola. Tanti mi consolavano dicendomi “la prossima sarà una bimba”. Eppure, tra le quattro mura della nostra vita familiare, i nostri tre ragazzi cominciarono ad essere anzi divennero gli occhi teneri di Dio su di noi. Il mio cuore si stava allargando piano piano. Quando é arrivato il quarto maschio, abbiamo pianto tutti e cinque di gioia. La guarigione era iniziata.

Qui voglio essere brutalmente onesta, essere intima con mio marito fino a quel punto è stato per lo più un dovere coniugale. L’atto in sé creava un legame tra noi, una specie di complicità nella vita, confortante e solidale. Tuttavia ero ancora sicura che il piacere sessuale fosse prevalentemente una cosa da maschi. Ma… il sesso non doveva essere fantastico? Nemmeno  mio marito era felice in quel periodo, che durò ben più di dieci anni. Vedeva che non ero coinvolta e questo non aggiungeva nulla alla sua virilità. Quindi dove stavamo sbagliando? La verità era che non avevamo invitato Dio a fare parte della nostra vita intima. Il giorno del nostro matrimonio l’atto sessuale é stato il Suo regalo di nozze  e l’avevamo aperto senza chiedere il Suo consiglio. Quando un uomo ama una donna, non può essere soddisfatto del proprio piacere, come se fosse un ladro nella notte. Dopo quel lungo periodo di stagnazione, avvenne – dapprima in mio marito e poi anche in me – un imprevisto risveglio spirituale e della vita di preghiera che ci travolse. E poi un seminario di una intera settimana sulla Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II fu l’inizio di un meraviglioso percorso di scoperta.

Ricordo che un giorno prendendo tra le mie mani quelle di mio marito, cominciavo a rendermi conto che le differenze tra noi erano la chiave per la nostra connessione. Così invece di lamentarmi di tutti i suoi limiti, contemplavo tutto ciò che quelle mani avevano fatto per il nostro matrimonio, lanciando i bambini in aria e afferrandoli ogni volta, grazie a Dio!; quanti risotti di qualità preparati in grande quantità, quante volte avevano tenuto il volante durante quei 1800 km di guida attraverso l’Europa, in Irlanda, anno dopo anno, senza mai stancarsi… tutto questo per me e per noi. E ho pianto. Lentamente tutto è diventato intimo e pieno di significato. Un nostro amico una volta ci ha detto “la parola salva la famiglia”, quindi affinché la parola ci salvasse, dovevamo condividere quelle parole, confidando che l’altro coniuge le avrebbe accolte, facendone tesoro e, se necessario, perdonando ciò che stava accadendo tra noi. E quelle parole avrebbero collegato le nostre menti, le nostre anime e i nostri corpi. A volte quelle parole erano una semplice lode a Dio, l’uno per l’altro. Avere una buona vita sessuale, sarebbe stata la conseguenza del conoscere l’altro e dell’invitare Dio a benedire quella conoscenza, senza  la quale qualsiasi sforzo sessuale e ogni piacere sarebbero stati di breve durata.

All’improvviso ho iniziato a capire per la prima volta quanto la Chiesa ama le donne, e che Dio vuole che facciamo completamente parte del dono dell’intimità e del piacere. Dopotutto, siamo i principali collaboratori nella procreazione e non possiamo venire dopo nell’atto sessuale. Al contrario, mentre nel rapporto abbiamo la possibilità di più momenti di piacere, gli uomini ne hanno solo uno. A volte considero questo una sorta di compensazione per il dolori del parto. È come arrivare a toccare le stelle più spesso, spinte in un soffio nell’eternità.

Allora, dove avevamo sbagliato? Se l’atto sessuale è un dare e un ricevere parte di noi stessi, allora tutto il nostro giorno diventa un atto sessuale. Tutta la nostra giornata diventa una canto, un Cantico dei Cantici, un tango di passi guidati in armonia. Ma mentre durante il giorno una donna troverà molti momenti in cui le viene chiesto di dare, è durante il momento dell’intimità che all’uomo viene chiesto di essere un eroe di generosità. La sessualità pura è come raggiungere la vetta della montagna e vedere tutta la creazione nella sua gloria. È l’uomo che deve condurre la donna in alto e non lasciarla ai piedi della montagna. La donna, una volta che sa di potersi fidare dell’uomo può finalmente lasciarsi portare. Quel lasciarsi portare é frutto d’una fiducia costruita nei pazienti gesti quotidiani d’amore. Tenendoci per mano in cima a quella montagna, abbiamo aperto il nostro regalo di nozze ed era molto più bello di quanto si potesse immaginare. Più e più volte. Era la sorpresa che Dio aveva preparato il giorno delle nozze, ed è tutto merito suo: è Lui che fa grandi cose in noi.

Michelle

Articolo gentilmente concesso dal blog montedivenere.org  Qui l’articolo originale

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Un san Valentino speciale.

Voglio condividere una testimonianza che mi è arrivata come commento ad un mio post il giorno di San Valentino. Una testimonianza molto bella che desidero condividere con tutti voi.

Era il 14 febbraio 2007. Giorno di San Valentino.  Mi trovavo a Loreto, con i miei genitori ed uno dei miei fratelli (ne ho 4) perché mia madre si doveva sottoporre ad un intervento di protesi al ginocchio. La mattina, prima di andare in ospedale, con mio padre e mio fratello, mi recai alla basilica a salutare la Madonna. All’uscita trovai un messaggio di mio fratello maggiore: “ricordatevi che vi ho sempre voluto bene”. Non capii il senso, perché non siamo mai stati espansivi tra di noi; provai a chiamarlo, ma non rispose. Allora pensai: “stat cacchj che vc truann mo” (tipico da parte mia). Scorsero i giorni, ma nessuna visita da parte di mio fratello. Seppur viveva a Bologna con la famiglia. Finalmente la moglie ci disse che era ricoverato per bronchite. Mah! Strano. Dopo circa un mese, mia madre rientrò a Foggia dopo la riabilitazione ed in quell’occasione venimmo a sapere che mio fratello, senza dirci nulla, per non farci preoccupare e sapendo che altrimenti mamma non si sarebbe più operata, il 14 febbraio si operò di urgenza per un tumore allo stomaco. Stesso giorno in cui si operò mia madre. Io all’epoca non sapevo nulla “della vita religiosa”,  non sapevo neanche pregare, dissi solo: “prendi me, lascia stare mio fratello, lui ha una famiglia, un figlio da vedere realizzare, una moglie, lascialo stare, io non ho nessuno”. Ma ero ancora sorda e cieca, poi il 21 febbraio del 2011 anche il terzo dei miei fratelli ebbe lo stesso problema, ma fu preso in tempo. Questa volta ci fui io con lui. La mia delusione andava avanti. Non capivo. Ma poi, finalmente ho visto la luce. Grazie a Dio per mezzo di Maria i miei fratelli sono vivi e nella mia casa è entrata la salvezza perché il Signore ha accolto la mia preghiera, non solo ha salvato i miei fratelli, ma ha preso pure me. Questo è il mio san Valentino dal 2007 ad oggi ed oggi in particolare andrò a ringraziare Gesù per questo regalo e non solo, ma perché sta compiendo miracoli uno dopo l’altro nella mia vita ❤️ la consacrazione alla S.S. Trinità per Maria ed il mio matrimonio…. Scusate se è poco.

Antonella

Mi sono sposata un’altra volta!

Mi sono sposata un’altra volta! Siamo sposati da 25 anni. Ora però, inizia una nuova fase del nostro matrimonio, una nuova vita. Guardando le famiglie presenti sento nascere la speranza nel cuore. Un amore pieno è possibile.

Queste sono solo alcune delle testimonianze condivise  alla fine del corso “Come sigillo sul cuore”. Corso organizzato dall’associazione Intercomunione delle famiglie (www.intercomunione.it). Quelle che mi hanno colpito di più. C’è qualcosa che mi ha colpito, però, ancora maggiormente. Lo sguardo. Abbiamo accolto domenica mattina 23 coppie. Coppie di fidanzati, di sposi sacramentali e di sposi civili. Gente dal Piemonte, dalla Lombardia e dal Veneto. Persone con meno di trent’anni e altre con trent’anni di matrimonio sulle spalle. Leggevo in loro tanta fatica. In alcuni ferite e sofferenze da curare. Quello che mi ha colpito è lo sguardo. Lo sguardo in tre giorni di corso si è trasfigurato. In tutti. Certo, in alcuni in modo più evidente. Me l’aspettavo. Ne ero certo. Non perchè noi dell’equipe siamo dei maghi. Tutt’altro! Abbiamo le nostre miserie e magagne come tutti. Lo sapevo perchè il messaggio di cui ci siamo fatti portatori è una bomba. Abbiamo, pian piano, svelato la bellezza dell’amore umano. Abbiamo descritto, e mi auguro anche un po’ testimoniato, la grandezza del matrimonio. Abbiamo parlato dell’amore. Non quello dei sentimenti e dei film, ma quello che desideriamo tutti nel nostro cuore. Tutti desideriamo essere amati in modo totale e gratuito. Senza condizioni. Abbiamo mostrato un ideale difficile, ma possibile e soprattutto grande. Non abbiamo solo insegnato, ma abbiamo passato la parola anche al solo e unico maestro. Grazie a don Giuseppe, che ci ha seguito per tutto il corso, abbiamo pregato e adorato. Adorato in coppia. Affinchè potessimo comprendere come quel Gesù, che era lì dinnanzi a noi, non desiderasse altro che amarci ed essere amato da noi. Si, ma attraverso il nostro sposo o la nostra sposa. Così che quell’abbraccio, quella carezza, quello sguardo, che ci siamo scambiati davanti al Santissimo, era l’abbraccio, la carezza e lo sguardo di Gesù per noi.

Il terzo giorno è risorto. Per tanti è stato così davvero. E’ risorto il matrimonio. Non che fosse morto. Aveva però bisogno di nuova vita, di nuova consapevolezza, di attingere alla sorgente stessa dell’amore.

Alla fine, durante i saluti e le testimonianze finali, tanti sguardi pieni di luce. Tanti occhi lucidi per le lacrime di gioia e di gratitudine.

Preparare questi corsi è faticoso. Ci sono tante cose da fare. Questo si aggiunge a giornate già belle piene. Quando poi ascolto e ammiro queste coppie che hanno saputo mettersi in gioco e vedo il miracolo che Gesù ha compiuto in loro, attraverso un servo inutile e indegno come me e come tutti i miei compagni di equipe, tutto passa. C’è una gioia immensa che mi pervade il cuore e chi se ne frega della fatica. Ne è valsa la pena.

Poi arriva Terry e con le lacrime agli occhi, guardando un po’ noi e un po’ il suo Luca, ci dice che attraverso il corso ha riscoperto l’importanza di prendersi cura l’uno dell’altra, ha riscoperto la bellezza del sacramento che ha scelto e la bellezza del suo sposo. Ci dice che sente di essersi sposata nuovamente durante il corso. Beh così è troppo anche per me. Non riesco a trattenere le lacrime e nel cuore ringrazio Dio per i miracoli che opera in noi.

Vi aspettiamo ai prossimi corsi.

Antonio e Luisa

Un amore così grande

Oggi vi propongo una testimonianza molto forte. Una donna che è riuscita ad andare oltre gli errori. Una donna che non ha mai smesso di cercare tenacemente ciò che sentiva profondamente radicato dentro. Non sapeva cosa fosse, chi fosse, ma sentiva di doverlo cercare e trovare per essere felice. La verità esiste. La verità è Cristo. Lui ci salva, ci dona la vita, quella vera, ci dona un senso e una prospettiva eterna. Katia è andata oltre gli errori perchè l’amore è più forte di ogni male e quando lo incontri tutto trova senso. Katia ha trovato la strada.

A 17 anni, come tanti ragazzi di quell’età, non credevo in nessun Dio e non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei ritrovata a parlare di fede in pubblico. Tutto ha avuto inizio quando, proprio a 17 anni, scoprii di essere incinta di un ragazzo con cui uscivo all’epoca. Mia madre decise che ero troppo piccola per mettere al mondo un figlio e abortii. Entrai però in un periodo di forte depressione, in cui mi sentivo in colpa per non essere riuscita a proteggere quella vita. Fu proprio in quel momento che iniziai a frequentare la parrocchia vicino casa, perché mi sentivo colpevole anche nei confronti di quel Dio in cui non avevo mai creduto prima. Tuttavia il mio cuore era ancora molto lontano da lui e lo immaginavo come un giustiziere, piuttosto che come un padre che mi amava. L’aborto aveva lasciato in me segni indelebili, la relazione con quel ragazzo si era conclusa e io avevo troppa paura di vivere altre relazioni. Fu in questo contesto che iniziai a uscire con delle ragazze e ad avere relazioni omosessuali. Per anni il mio rapporto tra fede e sessualità è stato tormentato, non mi sentivo libera, né accettata da Dio e dalla chiesa, nonostante in parrocchia avessi trovato supporto da parte delle persone. Mi avvicinai così al buddismo della Soka Gakkai, ma sentivo che non era quella la mia strada. In breve tempo abbandonai anche quella direzione. Un giorno scoprii “per caso” che alla mia parrocchia si svolgeva l’adorazione perpetua per un mese, così iniziai ad andarci ogni giorno e ripresi anche ad andare a messa. Un giorno, un gruppo di amici di fede evangelica pentecostale, mi ha invitato a un incontro di preghiera. Io stavo vivendo di nuovo un periodo di depressione, tristezza e mal di testa continui. Mi recai da loro solo per salutarli, non perché fossi davvero interessata. Quando però arrivai, mi sentii subito coinvolta in un clima di preghiera e di pace e finii per rimanere con loro tutto il giorno. Nel pomeriggio, un ragazzo che non conoscevo, salì sul palco e prese la parola. Disse che c’era una ragazza presente in sala e descrisse i sintomi che avevo.

“Vieni sul palco, perché oggi il Signore vuole guarirti!” Disse.

Io cercai di nascondermi tra la folla, mi dissi che forse non parlavano di me, però pensai che volevo accettare veramente Gesù nella mia vita, perché fino a quel momento lo avevo fatto in maniera molto superficiale. Il ragazzo riprese la parola, dicendo che sapeva che avevo appena pensato che volevo accettare Gesù e che, anche se mi vergognavo a salire sul palco, avrebbe pregato per me con tutta l’assemblea e ci invitò a ripetere tutti insieme: “Gesù, io ti accetto come mio Signore e Salvatore …” Avvertii una forte sensazione di calore e da quel giorno sono tornata a stare bene, senza più mal di testa … Iniziai anche a pregare Dio che mi facesse incontrare la persona giusta con cui costruire una relazione vera e poco dopo conobbi Francesco, con cui mi fidanzai pochi mesi più avanti. Francesco non era credente, ma io ho pregato molto per lui e, dopo circa quattro mesi che stavamo insieme, si è convertito. Il 30 settembre 2017 ci siamo sposati e oggi serviamo insieme Dio nel Rinnovamento nello Spirito, che è un movimento carismatico cattolico. Abbiamo deciso di dare lode a Dio e al suo “amore così grande”, scrivendo un libro testimonianza proprio dal titolo “Un amore così grande”. L’opera è in stampa proprio in questi giorni e il ricavato sarà devoluto a un’associazione pro-life.

 

Katia Pellegrinetti