Il matrimonio è fatto di pietre vive

Non avete forse letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo;
dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»?

La famosa testata d’angola, pietra d’angolo. Una curiosità. Perchè pietra e non mattone. Non usavano i mattoni? Eppure in Egitto gli ebrei erano schiavi adibiti alla costruzione di mattoni. Leggevo qualche mese fa un articolo di don Fabio Bartoli. Spiegava la differenza tra essere mattone o pietra in prospettiva teologica. Voglio riprendere quella riflessione e farla mia in chiave sponsale. Il tempio di Dio, il tempio di Salomone non è stato costruito con mattoni, ma con pietre vive, dagli spigoli non smussati, pietre scelte in modo molto accurato, scelte in modo che potessero sostenere la costruzione. Non mattoni. Perchè questo? Non lo so. Sicuramente i mattoni erano largamente conosciuti ed usati. Ricordo che molto tempo prima gli stessi ebrei erano schiavi che in Egitto erano usati anche per produrre mattoni. C’è un grande significato nascosto, un insegnamento di Dio, in questa decisione di usare pietre vive. I mattoni sono tutti uguali, non c’è differenza. Sono pressoché interscambiabili l’uno con l’altro e non riconoscibili. Dio non costruisce così la sua casa. Dio ama le differenze, perché le differenze sono sfida e modo per crescere e perfezionarsi. Nella differenza ci completiamo, nella differenza ci meravigliamo, nella differenza ci scontriamo, nella differenza impariamo, nella differenza ci riconosciamo unici. Nella differenza riconosciamo l’altro come un mistero attraente e da rispettare. Nella differenza scopriamo la grandezza di Dio capace di mostrarsi in una moltitudine di storie e di espressioni. Un’esplosione di colori e di luce. Noi siamo quelle pietre vive. Dio non vuole smussare quegli angoli che ci rendono diversi perchè perderemmo la nostra unicità. Dio vuole costruire con ciò che siamo la sua casa. Il nostro matrimonio è la sua casa. Anche la nostra piccola chiesa domestica è costruita con pietre vive. E’ costruita con Antonio, con la sua mascolinità, con la sua storia, il suo carattere, i suoi difetti e i suoi pregi. Ed è costruita con Luisa. Luisa completamente diversa da Antonio. Luisa che esprime la sua femminilità e la sua identità in tanti modi così diversi da Antonio. Ogni tanto vorrei che ragionasse e si comportasse in modo un po’ più simile al mio e più comprensibile. Poi, però, penso che mi ha affascinato e conquistato proprio perchè così diversa da me.  Che bello che, proprio perchè sono fatto così, con quegli angoli e quelle asprezze, sono perfettamente aderente alla mia sposa, anche lei pietra viva e unica. Una bellezza indicibile che viene dalla differenza. Siamo maschio e femmina, diversi nel corpo, nella sensibilità, nel pensare, nell’atteggiamento e in tutto, perchè il nostro essere sessuati investe tutto il nostro essere persone, spiriti incarnati. L’importanza della differenza, di essere pietre vive l’abbiamo scritta nel corpo. Dio ha voluto che solo due diversità potessero essere feconde. Dio non ama i mattoni. Dio ci vuole pietre vive e Gesù diventa pietra d’angolo, la pietra più importante per sostenere tutto. La pietra d’angolo è quella che salda due pareti diverse. Ecco noi siamo questo. Due diverse prospettive che sono saldate dallo Spirito Santo. Mentre scrivo queste cose mi commuovo. Penso alla mia sposa, alla bellezza inscritta nella sua femminilità. Nel suo essere donna riconosco una meraviglia, una ricchezza che riempie il mio sguardo e il mio cuore. Riconosco in lei un mondo che non mi appartiene, un mondo di una bellezza incredibile, affascinante e attraente. Attraverso il suo essere donna mi riconosco uomo e solo così il nostro incontro può essere fecondo di vita e di amore. Il più bel complimento che io possa fare alla mia sposa non è dire: mi ha reso simile a te. Sarebbe di una tristezza incredibile. Il più bel complimento che io possa farle è: Attraverso di te, attraverso la tua femminilità, il tuo amore, la tua persona sono diventato completamente uomo. Mi sento di essere ciò che sono e che sono stato creato per essere. Attraverso di te ho scoperto la libertà di scegliere e di vivere la vita che Dio ha pensato per me.

Naturalmente vale la stessa cosa per la mia sposa. Capite ora perchè Dio ama che la sua casa sia costruita con pietre vive e non con anonimi mattoni.

Antonio e Luisa

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Nel mondo ma non del mondo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.
Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Per tanti cristiani è così. Sono odiati, perseguitati e uccisi in nome di quel Gesù che è Signore della loro e della nostra vita. Anche noi, qui in Italia, siamo odiati. Anche in famiglia! Anche con gli amici! Il significato di quell’odiare può prendere mille sfaccettature. A seconda del contesto e delle traduzioni. In questo caso odiare sta per amare meno. Cosa voglio dire? Io, l’incomprensione, la commiserazione, a volte la rabbia di parenti e amici l’ho sperimentata sulla mia pelle. Essere cristiani e cercare di vivere in modo radicale l’abbandono a Gesù nella totalità del suo messaggio significa diventare dei marziani. In famiglia non capiscono le tue scelte e il tuo stile di vita. Ricordo benissimo quando abbiamo comunicato il concepimento dei nostri figli. Pietro, il primo, è stato accolto con gioia e festa da tutti. Tutti si sono complimentati con noi. Sposi novelli e in un anno già genitori. Il secondo, Tommaso, è stato concepito pochi mesi dopo la nascita di Pietro. In famiglia l’hanno presa, tutto sommato, bene. Due figli è ancora nella norma. Qualcuno ci ha tenuto a rilevare come questo secondo bimbo poteva aspettare un po’ di più ad arrivare. E via con i consigli. Quali metodi usate? Fai prendere la pillola a Luisa. Metti comunque il preservativo! Come? Usate i metodi naturali? Siete pazzi! Non funzionano. Vi dovremo regalare un pulmino. Poi, esattamente 15 mesi dopo Tommaso, concepiamo Maria. Apriti cielo! Siete pazzi! Come farete ora? Dovrete cambiare casa e auto! Ci avete pensato? Siete senza cervello. Non avete pensato alle conseguenze! Prendetevi un cane piuttosto!

Ne abbiamo sentite di ogni. Abbiamo incassato e portato a casa. Sicuri che la nostra scelta di vita fosse incomprensibile a tanti, ma fosse ciò che Dio voleva da noi. Tutti erano sinceramente preoccupati per noi. Poi arriva Francesco. Una tragedia, Un lutto. Musi lunghi tra tanti parenti. Ci guardavano come quelli che si erano scavati la fossa.

Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.

Chi sceglie Gesù non è più del mondo. Fa scelte diverse. Scelte spesso incomprensibili e sbagliate anche per chi ci sta più vicino.

In un altro passo del Vangelo è scritto:

Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. 35 Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera;

Quanto è vero! Non a caso abbiamo avuto bisogno di unirci ad altre famiglie che potessero capire le nostre scelte e la nostra vita. L’intercomunione delle famiglie nasce per questo. Cristo divide. Almeno all’inizio. Dare testimonianza è questo. Dire, attraverso la vita, qualcosa che il mondo non dice. Significa essere incompresi e biasimati. Significa però mostrare al mondo qualcosa di bello. Ora nessuno critica più la nostra scelta. Hanno visto la gioia di una famiglia aperta alla vita e siamo spesso ammirati. Non siamo meglio degli altri. Semplicemente abbiamo scelto il meglio. Non abbiamo scelto il mondo con le sue scelte povere e ipocrite, ma abbiamo scelto Cristo.

Antonio e Luisa

 

L’alfabeto degli sposi. Q come quadro.

Propongo un articolo già presentato alcuni mesi fa e che è parte integrante anche del nostro libro L’ecologia dell’amore. E’ importante riproporlo perché non ci può essere matrimonio naturale e cristiano se non ci sposa con l’intenzione di vivere una relazione che soddisfa alcune necessità del nostro cuore. Solo così la nostra relazione sponsale può essere piena, felice e santa.

L’opera che voglio esaminare è intitolata: Ritratto dei coniugi Arnolfini. E’ stata dipinta da Jan Van Eyck nel quindicesimo secolo nelle Fiandre. Rappresenta un matrimonio celebrato secondo gli usi dell’epoca. I due coniugi si scambiano le promesse nella loro abitazione e davanti ai testimoni (che si vedono riflessi nello specchio) e poi andranno in chiesa a ricevere la benedizione del sacerdote.Sacerdote cattolico, siamo ancora prima della riforma. Diciamola tutta. Questo quadro non  spicca, non lascia senza parole come altri di quel tempo. Eppure nasconde un tesoro ai profani come me. Tesoro che mi è stato svelato da un sacerdote esperto di arte. Racchiude in un’immagine tutte le caratteristiche del matrimonio naturale e di conseguenza anche del sacramento. L’amore sponsale per essere autentico necessita di soddisfare quelle che sono le esigenze del cuore di ogni uomo. Cosa possiamo intuire da questo quadro? Prima di tutto osservate le mani che si tengono e che con le braccia formano un’unica forma geometrica, una parabola composta dal maschile e femminile che si completano in una diversità complementare e armoniosa. Ci ricordano l’indissolubilità e l’unità. Un amore che non ha termine e condizione. Da quel momento siamo legati per sempre a quell’uomo e a quella donna. Chi non si sposa con questo desiderio del cuore: che non finisca mai?

La seconda esigenza del cuore è la fedeltà. Nel dipinto a ricordarcelo c’è il cagnolino ai piedi dei due. La fedeltà si lega all’indissolubilità. Con il matrimonio abbiamo fatto dono di noi stessi ad una persona. Dobbiamo essere capaci di esserci sempre anche nella cattiva sorte. E’ quello che l’altro/a si aspetta da noi accogliendo la nostra promessa ed è ciò di cui ha bisogno per sentirsi amato e non usato.

Terza caratteristica è l’unicità.  Un solo uomo e una sola donna. Nel dipinto si vedono solo i due sposi.

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I testimoni sono presenti ma sono visibili solo riflessi nello specchio, come a renderli presenti ma non facenti parte di quell’unione così intima e così forte. I testimoni sono però necessari.

Quarta caratteristica è infatti la socialità. Il nostro matrimonio, la nostra unione non è solo un fatto privato ma è una realtà che investe tutta la comunità e la società civile. Per questo lo stato deve tutelare con le sue leggi il matrimonio.

Ultima caratteristica, non certo per importanza, è la fecondità. La rotondità del ventre della sposa è un augurio di fertilità, una nuova vita imminente. Il rapporto sessuale è l’assenso del corpo al dono totale e al tempo stesso esperienza sensibile della fusione degli sposi. Bello notare come la sposa non sia incinta. Il pittore con un trucco, facendo alzare le pieghe dell’abito all’altezza del ventre, riesce a rappresentare la fertilità senza che la sposa sia ancora incinta perché ancora non si è unita sessualmente con un uomo.

Simbolo molto interessante si può notare dietro le mani dei due coniugi che si stringono per testimoniare la loro unione. Spunta l’estremità di una sedia che raffigura un personaggio diabolico. Quello è Asmodeo, il demone che vuole  dividere e separare gli sposi, uniti sacramentalmente da un vincolo sacro.

Cos’altro ci dice di interessante il quadro? Gli sposi sono scalzi, gli zoccoli di lui e le scarpe di lei sono posati sul pavimento. Si sono tolti le calzature come quando si calpesta un luogo sacro, in questo caso la loro casa, luogo della loro intimità, luogo dove vivranno la loro relazione e dove porranno il talamo nuziale. Sopra di loro c’è un candelabro con una sola candela accesa. Questo era un segno tradizionale fiammingo. Una candela sola accesa il giorno del matrimonio e le altre da accendere durante il percorso della loro vita comune, in una relazione da rinnovare giorno per giorno.

Antonio e Luisa

Gli sposi generano vita. (La profezia del matrimonio 11 puntata)

Terminiamo con le ultime due profezie alle quali noi sposi cristiani siamo chiamati. La fecondità dell’amore. L’amore degli sposi è naturalmente proteso alla generazione di nuova vita, di figli. Quindi che profezia incarnano gli sposi? La profezia dell’amore stesso di Dio che non è rimasto chiuso in se stesso, ma si è aperto alla creazione. La Trinità non è rimasta lì senza far nulla. Padre, Figlio e Spirito Santo non sono restati nella loro beata perfezione e completezza. Ogni tanto me lo sono chiesto. Ma chi glielo ha fatto fare di creare tutto questo casino dell’universo, gli uomini infedeli e tutti i problemi che ne conseguono? Non stava già benissimo nella relazione perfetta e piena tra le tre persone? L’amore ha questa dinamica. Non può rimanere chiuso in se stesso, ma genera sempre vita o non è vero amore. L’amore è sempre creatore. L’amore rinnova sempre tutte le cose. Gli sposi cristiani, quando sono collaboratori di Dio nel procreare nuove creature attualizzano questa profezia. L’amore che genera vita. Pensate all’importanza di questa profezia oggi. Oggi che viviamo un unverno demografico. Pensate che profezia dell’amore fecondo possono essere i coniugi cristiani aperti alla vita. Non è questione di numeri, la Chiesa che è maestra ci invita ad una procreazione responsabile, quindi ognuno di noi comprende nel discernimento quanto aprirsi alla vita. Certo è che se ci apriamo generosamente saremo un esempio per tanti sposi che hanno paura. Qualcuno potrebbe pensare che sedue disorganizzati e poveretti come Antonio e Luisa riescono a gestire quattro figli forse non è così impossibile. Allora le coppie sterili non hanno questa profezia nel loro amore? Certo che l’hanno. Non dobbiamo avere una visione limitata al piano biologico, al figlio procreato. L’amore degli sposi è di per sè generativo perchè l’amore è vita. Crescere nell’amore significa generare sempre vita. Vita che si può declinare nell’affido e nell’adozione, ma non solo. In tutto ciò che facciamo per essere dono quindi nel servizio, nella parrocchia, nell’attenzione agli ultimi e ai malati, nel gruppo del Rinnovamento e in tutte le realtà che viviamo al di fuori della nostra famiglia, della nostra coppia. Ripeto quello che dico tante volte anche a me stesso. L’amore si genera in famiglia, la mia vocazione, la mia risposta all’amore di Dio avviene attraverso la mediazione di mia moglie. Solo amando lei, essendo completamente dono per lei posso trovare Dio che è sorgente di amore autentico attraverso la Grazia e lo Spirito Santo. L’amore che si genera nel rapporto con la mia sposa diventa vita, forza, energia, pazienza, prossimità da spendere nella mia comunità, in primis con i miei figli e poi con parenti, amici, fratelli e tutti quelli che posso incontrare.

C’è una strofa di un testo di una canzone di Jovanotti che rende benissimo questo concetto:

A te che hai reso la mia vita bella da morire
Che riesci a render la fatica un immenso piacere

Guai e dico guai se trascurassi la cura del mio rapporto sponsale, del mio matrimonio per cercare altrove la mia risposta all’amore. Si entra in un circolo vizioso. Più diventa difficile in famiglia e più sarò portato a cercare gratificazione fuori. Non starei facendo la volontà di Dio. Sarei un ipocrita e un sepolcro imbiancato. Il servizio è un amore traboccante, un fiume che esonda dagli argini tanto è potente e impetuoso e non un pozzo vuoto da riempire con acqua proveniente da altre fonti.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso. 6 puntata Un aquilone che vola alto nel cielo 7 puntata Sposi profezia della vita intima di Dio 8 puntata Come Gesù sulla croce 9 puntata Fedeli fino alla morte  10 Piccoli passi possibili

Una fecondità che cresce (18 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Altro dono importantissimo scaturente dall’amplesso fisico degli sposi è la fecondità. Ogni rapporto ecologico porta a nuova vita. Nuova vita intesa non solo come concepimento di un nuovo bambino, ma significa qualcosa di molto più profondo. La fecondità non si esaurisce nella fertilità, certo la contiene, ma ha ricadute molto più ampie. Si può spiegare semplicemente affermando che la fecondità è quel di più di vita che si genera dal di più del nostro amore. Vita nuova per noi sposi e per i nostri figli. Questo di più di amore si riversa poi nella nostra vita, nei nostri figli e nelle relazioni che intessiamo con la comunità e la nostra società. In questo senso l’intimità sessuale, se ben vissuta, genera vita-amore.

Infine, ultimo dono descritto, ma non meno importante degli altri, è l’aumento dell’apertura del cuore alla grazia sacramentale. Accrescendo il nostro amore verso l’altro/a e verso Dio ci predisponimo ad una maggior apertura del cuore ad accogliere la Grazia Sacramentale. In altre parole, siamo più recettivi verso tutti quegli aiuti da parte di Dio atti a sostenerci nei momenti di difficoltà, di aridità, di sofferenza e dove le nostre forze sembrano non essere sufficienti. Dio concede sempre i doni del matrimonio a tutti gli sposi che abbiano celebrato un matrimonio valido, ma non tutti gli sposi sono capaci di accoglierli e di portare in salvo la loro relazione e la loro famiglia. Se mi guardo indietro (penso che questa consapevolezza sia comune a tanti), non posso che rendermi conto che tanti passi in avanti io e la mia sposa li abbiamo fatti. Mi rendo conto benissimo di come i frutti siano presenti ed abbondanti. Comprendere con la testa la presenza di tutti questi doni ci aiuta a viverli, a riconoscerli e ad accoglierli sempre più profondamente in noi. Conoscere questi doni e queste realtà del nostro matrimonio è un grande incentivo, una motivazione incredibile a perfezionare l’amore tra me e la mia sposa, la tenerezza, l’intesa, la cura e il dono dell’uno verso l’altra, per aprire sempre più i nostri cuori all’azione sacramentale dello Spirito Santo.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?Terza puntata Io personale, spirito e corpo.Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importanteQuinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio socialeSesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturaleSettima puntata Un dono totale!Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umanaNona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei CanticiDecima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunioneUndicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amoreDodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramentoTredicesima puntata Il vincolo coniugaleQuattordicesima puntata Una cascata di GraziaQuindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.Sedicesima puntata Nell’amplesso la Grazia ci trasforma. Diciassettesima puntata Amplesso: Aumento di Grazia e di amore

 

Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale (6° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Dopo aver differenziato il matrimonio naturale da quello sociale, ci concentriamo sul primo dei due. Il matrimonio naturale è un patto tra un uomo e una donna, i quali dopo un’adeguata conoscenza, decidono liberamente, nel contesto determinato dalla società, di essere uno per l’altra uniti fino alla morte di uno di loro, aprendosi alla procreazione ecologica e responsabile della vita. Questa definizione è tratta in modo letterale dal libro di padre Raimondo Bardelli L’amore sponsale: vita vera di Dio e degli uomini.

La nostra epoca è caratterizzata da sfrenati desideri, ma anche di amari disincanti. Si respira una grande nostalgia. Una grande nostalgia delle cose buone di una volta e tra queste cose buone c’è anche il matrimonio. Abbiamo una grandissima nostalgia di ciascuna delle cinque caratteristiche del matrimonio naturale, i cinque pilastri che padre Bardelli citava spesso e che ci hanno aiutato a comprendere negli anni la bellezza e la grandezza dell’amore sponsale.

Per introdurre il primo pilastro ci avvaliamo di un video tratto da youtube.

 

 

Il primo pilastro è l’UNICITA’: un solo uomo e una sola donna. Il ragazzo dice che tutte le nonne hanno avuto un solo uomo nella loro vita e lo ameranno fino alla fine. Il video è tratto dal canale de I Pantellas. I Pantellas sono degli youtubers molto apprezzati dai ragazzi contemporanei, anche i nostri figli ne vanno matti. Il loro canale dal 2009 ha avuto 2.800.000 iscritti e 690.000.000 visualizzazioni. Insomma sono cool tra i nostri giovani.  Avrete sicuramente notato la nostalgia con la quale un ragazzo del nostro tempo guarda e ammira l’amore della nonna, di tutte le nonne, dice: è una questione generazionale.  Non vede la liquidità dei nostri rapporti di oggi come qualcosa di positivo, ma semplicemente come una situazione immodificabile, la vede con disincanto. Sarebbe bello un amore come quello dei nonni, ma non è più possibile, sembra comunicarci.

Introduciamo la prossima caratteristica con un altro video.

 

 

Il secondo pilastro è l’INDISSOLUBILITA’. Eduard dice a Bella: “Nessuna misura del tempo è abbastanza con te, ma cominceremo con per sempre”. Per chi non conoscesse questi personaggi, si tratta della serie Twilight. La storia tratta di un ragazzo, un vampiro che ha 17 anni dal 1918 e che quindi usa tutte le abitudini del tempo anche in amore.  Eduard vuole aspettare il matrimonio per avere il primo rapporto fisico. Sembra che per parlare di indissolubilità ai nostri giorni, bisogna trovare degli espedienti, come appunto farne parlare a un uomo della fine del 1800. I cinque film della saga sono stati un successo planetario, hanno incassato tre miliardi di dollari nel mondo, sono caratterizzati da grande romanticismo e da una dimensione dell’amore che si apre all’eterno. Le ragazze hanno sognato e sono rimaste affascinate da questo amore, perchè in realtà non è altro che ciò che vorrebbero vivere nella loro vita. Vengono dette parole d’amore che fanno ardere il cuore.  Questa noostalgia di eternità è ben chiara a produttori e sceneggiatori e viene sfruttata dal cinema per fare soldi. Ma non si può dire di volere un amore così, altrimenti si passa per illusi e fuori dal mondo.

Per la terza caratteristica ci serviamo di una canzone molto famosa.

 

Si poteva scegliere una canzone più recente, ma questa rende benissimo la sofferenza di chi è tradito. Terzo pilastro è quindi la FEDELTA’. La sofferenza di chi viene tradito è una delle più difficili da sopportare e superare. Nonostante questo, il partito che è ora al governo ha presentato una proposta di legge per eliminare l’obbligo di fedeltà dal codice civile. Stando alle proponenti di questa modifica, l’obbligo di fedeltà sarebbe il retaggio culturale di una visione superata e vetusta del matrimonio. La fedeltà è un’esigenza del cuore o un obbligo di legge? Ad ognuno la risposta. Chissà se per legge si potrà eliminare anche la sofferenza che ne scaturisce.

Quarta caratteristica introdotta ancora da una canzone.

 

Quarto pilastro è la FECONDITA’. Stevie Wonder scrive in questa canzone: “Noi siamo stati benedetti dal cielo, non riesco a credere ciò che ha fatto Dio, attraverso di noi lui ha dato la vita a qualcuno, ma non è adorabile? Fatta dall’amore”. Questa è la famosissima Isn’t she lovely? del 1976. Stevie celebra così la nascita della figlia Aisha. Quello che è bello di questo testo è che l’autore è consapevole che un figlio viene generato da un noi, da una relazione stabile tra un uomo e una donna. Io penso che questa gioia e questo stupore siano possibili solo all’interno di una relazione forte. Stevie Wonder, che ha avuto 2 matrimoni e nove figli da cinque donne diverse, non è il massimo della coerenza, ma la fecondità l’aveva ben chiara come esigenza del suo cuore, le altre caratteristiche meno.

Il quinto pilastro ci viene presentato dai Pooh

 

Questa canzone l’abbiamo presa ad esempio per l’ultimo pilastro del matrimonio naturale: la SOCIALITA’. Viene evidenziata l’importanza sociale della cerimonia del matrimonio: “Quel 25 aprile (1942) la guerra era di casa, pioveva forte fuori dalla chiesa, tu col vestito bianco, tu con le scarpe nuove, vi siete detti si davanti a quell’altare. Quel 25 aprile pioveva e tutti gli invitati dicevano che sposi fortunati”. E’ un rito pubblico, una cerimonia importante tanto da vestirsi bene, lei col vestito bianco e lui con le scarpe nuove (siamo in tempo di guerra). L’amore sponsale ha bisogno di aprirsi, di essere riconosciuto dalla nostra comunità, dalla nostra società per essere pieno. Questa bellissima canzone sicuramente racchiude in sé tutti e cinque le caratteristiche, è un inno al matrimonio naturale. Il testo è stato scritto da Stefano D’Orazio (il batterista dei Pooh) nel 1992, ed è dedicata ai 50 anni di matrimonio dei genitori. Stefano D’Orazio in più di un’intervista ha affermato di essere stato sempre meravigliato dalla bellezza del rapporto che vivevano i suoi genitori. Meravigliato ma disincantato, nostalgico di un rapporto così che lui non ha mai avuto. Ha avuto tante donne, ma non si è mai sposato. Ora finalmente, all’età di 69 anni, Stefano D’Orazio si sposerà il 12 settembre 2017 per la prima volta.

Tutta questa carrellata di video e canzoni ci è servita per poter mostrare che, anche se la nostra società sembra diffidente nei confronti di impegni affettivi totali, esclusivi e indissolubili, nel cuore di ogni uomo alberga questo desiderio, al quale non si sa neanche dare un nome (non si percepisce infatti che una più o meno intensa insoddisfazione). Questo desiderio, però, è comune a tutti, perché tocca ciò che ci costituisce, cioè il nostro bisogno di vivere l’amore in modo pieno e autentico.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale