Amare l’altro/a significa dire anche di no.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Lo Spirito Santo scende sugli apostoli. Cosa è lo Spirito Santo? Anzi, chi è lo Spirito Santo? Sappiamo essere la terza persona della Santissima Trinità. Lo Spirito Santo è Dio ma, a differenza di Gesù, non ha un corpo. Qui è un soffio di Dio. Lo Spirito Santo abita il nostro corpo e la nostra persona, quando noi apriamo il cuore a Dio. Fra Andrea ci rammenta l’episodio di Giona, quello della balena.

Lo Spirito Santo compare due volte. La prima mentre Giona scappa da Dio, dalla presenza di Dio. Dio gli ha chiesto di recarsi a Ninive per ammonire gli abitanti di quella città, dediti al peccato. Giona non lo fa e scappa in direzione opposta. Giona ha paura. Dio manda allora, un forte vento, una tempesta per fermarlo. Giona forse non vuole farsi carico di salvare la vita a qualcuno. Perchè per salvare la vita a qualcuno devi magari dire che sta sbagliando. Correre quindi il rischio che quel qualcuno abbia qualcosa contro di te. Poi da lì Giona viene gettato in mare, mangiato da un grande pesce ecc ecc. Non è importante ora il proseguo. Fermiamoci qui.

Questa spiegazione di fra Andrea è davvero molto concreta. Posso facilmente associarla a qualcosa che mi è successo in questi giorni. In questa settimana ho ricevuto ben due confidenze da persone che vorrebbero vivere la castità nel fidanzamento, ma l’altra persona non comprende e, per questo, hanno paura di litigare. Magari addirittura di perdere quella persona. La risposta è semplice. Dio sta chiedendo a quelle due persone di dargli voce per dire qualcosa di bello e prezioso al loro fidanzato o fidanzata. Lo Spirito Santo è così. Il soffio dello Spirito ha due caratteristiche. Uccide la paura e permette, a chi lo accoglie, di parlare la lingua nativa delle persone. E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? (Atti 2, 8).

Parlare la lingua nativa significa parlare al cuore dell’altro/a. Parlare alla sua nostalgia di una relazione che sia autentica. Ad un amore pieno. La castità è proprio questo. Vivere in pienezza e verità l’amore. L’altro può rifiutare, è vero. Il mondo dice tutt’altro e probabilmente è stato educato a tutt’altro. Può però ascoltare il cuore e cominciare a scorgere la bellezza della persona che ha accanto. Per me è stato così. Luisa mi ha fatto comprendere tante cose attraverso i suoi no. Certo per essere credibile Luisa ha cercato di attingere più possibile alla fonte. Allo Spirito Santo. Preghiera e sacramenti. Ha cercato di amarmi con tutta la tenerezza e la dolcezza di cui era capace. Ha vinto. Anzi, abbiamo vinto. Ho scorto in lei una bellezza mai vista prima e mi ha conquistato.

La castità è solo un esempio. Ci sono tantissime occasioni in una relazione in cui possiamo essere voce di Dio l’uno per l’altra. Amare significa scegliere sempre il bene per sè e per l’altro. Mai scendere a compromessi solo perchè l’altro/a ce lo chiede. Anche a costo di litigare. Solo così potremo essere via di salvezza l’uno per l’altra e amarci nella libertà che solo il bene e fare la volontà di Dio possono dare.

Antonio e Luisa

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