La Trinità nella coppia di sposi

Domenica abbiamo festeggiato la solennità della Trinità. Non a caso ricorrenza liturgica che arriva esattamente una settimana dopo un’altra importantissima festa: la Pentecoste. Come ad evidenziare che solo la Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa e su ognuno di noi battezzati possa aiutarci ed abilitarci ad accogliere la Trinità. Dio Trinità, Dio in tre persone ma in un’unica sostanza. Tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Un’unica sostanza: l’amore. Dio è amore. Dio è amore in quanto relazione. Dio non avrebbe mai potuto essere un’unica persona, una solitudine. Non ci sarebbe stata relazione e quindi non ci sarebbe stato amore. La Trinità è una parola ostica, spesso concetto oscuro e incomprensibile, teologicamente affrontato, dibattuto e portato a tema di Concili e Sinodi. La Trinità è impossibile da descrivere con le parole dell’uomo. La Trinità non può essere chiusa nella limitatezza del pensiero umano, per quanto possa uscire da persone sante ed intellettualmente sublimi. Semplicemente non è possibile. L’amore non si può raccontare. Ogni tentativo è destinato a fallire. L’amore è un’esperienza da vivere. Il più riuscito sonetto di Shakespeare non vale quanto un attimo di amore vissuto. Così Dio. Dio non si può raccontare. La mia esperienza personale, per quanto povera e limitata, non può che confermare tutto questo. Ho frequentato catechismo, Messa e sacramenti. Mi hanno raccontato di Dio, ma non l’ho mai capito. L’ho capito quando l’ho incontrato concretamente nell’amore disinteressato e gratuito di un frate cappuccino. Non sapeva nulla di me, ma mi ha accolto come il più amato dei suoi figli. Così faceva con tutti. Come si fa allora a raccontare la Trinità. Si può vederla e farne esperienza. Dio ci ha regalato un’immagine che concretizza la Trinità in una esperienza reale di vita. La coppia di sposi. Un uomo e una donna che si amano in modo totale, per sempre, senza risparmiarsi e senza limiti. Un uomo e una donna che si amano così tanto da dare vita al loro amore generando nuove creature. L’amore che prende carne e vita. Questa è la Trinità. Sant’Agostino, fine teologo, raccontava così la Trinità: L’amante (il Padre). l’amato (il Figlio) e l’amore (lo Spirito Santo). Questa è forse la descrizione più bella della Trinità. La più bella e la meno astratta. Descrizione che prende vita in tutte le famiglie che si sposano sacramentalmente. Tre persone distinte, ma che hanno un’unica sostanza. Se il matrimonio è vissuto in pienezza l’uomo e la donna diventano una cosa sola con quell’amore che li ha uniti. Due persone, ma un solo amore. Un solo amore che genera una terza persona che è l’amore stesso. Il figlio è figlio dell’amore prima che di papà e mamma. Il figlio è il noi che diventa carne. La famiglia può essere tutto questo solo quando ha fatto esperienza della Pentecoste. Quando uomo e donna si sono immersi nell’acqua del battesimo per risorgere a vita nuova, e quando sono stati plasmati dal fuoco dello Spirito nel sacramento del matrimonio. Possono essere immagine della Trinità quando la Trinità abita la loro vita e la loro unione. E’ così che il segno della croce che abitualmente compiamo con la mano destra durante le nostre preghiera è segno della Trinità e della nostra vita in comunione con Dio. Ed’è così che poggiamo la mano sulla fronte. In alto nei cieli c’è il Padre, poi scendiamo al cuore, in basso, lì c’è il Figlio che si è incarnato ed è sceso sulla terra.Il Padre che conosciamo con la ragione e con lo studio. Il Figlio che incontriamo nel cuore in un rapporto personale d’amore. Infine ci sono i bracci della croce: lo Spirito Santo. L’amore orizzontale. Lo Spirito Santo che ci rende uno. Io e la mia sposa siamo un cuore e un’anima sola grazie allo Spirito Santo che ci ha saldato con il suo fuoco consacratorio. Questa comunione orizzontale tra me è la mia sposa è possibile solo quando è posta al centro della comunione verticale tra il Padre e il Figlio. Se davvero riusciamo ad entrare in questa dinamica possiamo portare sulla terra un’immagine di Trinità. Un’immagine sicuramente pallida, ma che può essere una fiaccola di luce in un mondo di tenebra. Come hanno già fatto tanti sposi santi. E’ sempre più urgente che anche ognuno di noi faccia la sua parte. Il mondo ha bisogno della nostra luce.

Papa Francesco conferma tutto ciò, ora possiamo comprendere le sue parole quando, durante un’udienza del 2014, disse:

L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due. Questa è l’immagine di Dio: l’amore, l’alleanza di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna. E questo è molto bello! Siamo creati per amare, come riflesso di Dio e del suo amore. E nell’unione coniugale l’uomo e la donna realizzano questa vocazione nel segno della reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva.1. Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza. La Bibbia usa un’espressione forte e dice «un’unica carne», tanto intima è l’unione tra l’uomo e la donna nel matrimonio. Ed è proprio questo il mistero del matrimonio: l’amore di Dio che si rispecchia nella coppia che decide di vivere insieme. Per questo l’uomo lascia la sua casa, la casa dei suoi genitori e va a vivere con sua moglie e si unisce tanto fortemente a lei che i due diventano – dice la Bibbia – una sola carne. Ma voi, sposi, vi ricordate di questo? Siete consapevoli del grande regalo che il Signore vi ha fatto? Il vero “regalo di nozze” è questo! Nella vostra unione c’è il riflesso della Santissima Trinità, e con la grazia di Cristo voi siete un’icona viva e credibile di Dio e del suo amore.

Antonio e Luisa

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La pentecoste coniugale.

Oggi parteciperemo alla veglia di Pentecoste. Domani la Chiesa festeggia questo grandissimo dono di Dio.  Lo Spirito Santo che potentemente scende sugli apostoli e sulla Madonna riuniti nel cenacolo cinquanta giorni dopo la resurrezione di Gesù. Sono uniti, come a ricordarci che lo Spirito scende su tutta la Chiesa, allora come oggi. Scende sulla Chiesa, sposa di Cristo, su ognuno di noi, sulle nostre famiglie piccole chiese e sulle nostre comunità. Lo Spirito Santo scende e ci trova rinchiusi, impauriti, pieni di domande, nella tenebra. Abbiamo paura, aprire le finestre significa mostrarci e non lo vogliamo. Lo Spirito Santo ci trova inermi e incapaci di sostenere il peso della vita e della famiglia. Quante volte ci capita di sentirci incapaci di rispondere alla chiamata di Dio nella nostra vita e nel nostro matrimonio? A me sinceramente capita spesso. Mi capita spesso di sentirmi incapace di amare la mia sposa e di educare i miei figli. Mi capita spesso di sentirmi troppo poco, troppo imperfetto e in difetto, e tutto questo rischia di travolgermi e di farmi mollare. Anche quest’anno la Pentecoste arriva  al momento giusto. Sono in un periodo di grande stress e fatica. Troppe cose. Ogni imprevisto rischia di scompaginare tutto. Per questo la Pentecoste è una festa liturgica importantissima. Ci ricorda che non siamo soli. Ci ricorda che il nostro matrimonio è abitato da Gesù e che lo Spirito Santo è stato effuso in noi con il sacramento del matrimonio ed è continuamente effuso in noi in ogni gesto d’amore che ci regaliamo vicendevolmente. La Pentecoste ci ricorda che non siamo soli, che siamo una famiglia abitata da Dio piccola chiesa ma che trae la sua forza dalla grande Chiesa. Solo nella Chiesa di Gesù, con i sacramenti, la Parola, la verità del magistero  e tutti i fratelli in cammino con noi, possiamo accogliere lo Spirito Santo nei nostri cuori e farci incendiare da esso. Nel cenacolo erano tutti presenti come a ricordare che lo Spirito trova spazio quando c’è unità. Ed è così che lo Spirito di Dio scende nelle nostre famiglie come vento di perdono, e come fuoco che salda e trasforma il nostro buio in luce, la nostra debolezza in capacità di accogliere, i nostri dubbi in abbandono fiducioso, e ci da la forza di aprire le finestre e affrontare il mondo con la consapevolezza di essere ben poca cosa, ma di aver un compagno invincibile che non ci abbandona e che non tradisce mai. Con Lui, con il suo sostegno potremo arrivare alla salvezza. Lo Spirito Santo è dono che ci permette di farci a nostra volta dono. Lo Spirito Santo prende le nostre lingue, la mia e quella della mia sposa. Due lingue diverse incomprensibili per l’uno e per l’altra.  Non ci si capisce e si resta chiusi ognuno con il desiderio di essere compreso, ma non quello di capire l’altro.  Lo Spirito Santo prende queste nostre lingue e le trasforma nell’unica lingua universale, la lingua dell’amore che è dono di sè e accoglienza dell’altro/a. Termino con una strofa di un canto del rinnovamento che secondo me esprime benissimo la Pentecoste:

Spirito di Dio scendi su di noi.
Spirito di Dio scendi su di noi.
Fondici, plasmaci, riempici, usaci.
Spirito di Dio scendi su di noi.

Antonio e Luisa

 

Il matrimonio nasce dal battesimo

Ieri, il Papa ha terminato il suo ciclo di catechesi sul battesimo. Cercherò di soffermarmi su alcuni punti della sua bellissima riflessione.

Che cosa significhi rivestirsi di Cristo, lo ricorda san Paolo spiegando quali sono le virtù che i battezzati debbono coltivare: «Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto» (Col 3,12-14).

Nel battesimo ci viene donata, come segno concreto, una veste bianca per simboleggiare che siamo rivestiti di Cristo. Il Papa continua è afferma che essere rivestiti di Cristo, essere rinati nella vita dello Spirito Santo, si deve concretizzare e manifestare. Come? Perfezionando alcune virtù. Virtù quali la tenerezza, la bontà, l’umiltà, la mansuetudine, la magnanimità. Imparando a sopportarsi e perdonarsi a vicenda. Non è bellissimo? Ci abbiamo mai pensato al battesimo in questa prospettiva?

Ed arriviamo a noi. Il matrimonio riprende questa realtà battesimale. Questa bellissima veste di Cristo. Bianca immacolata. La sposa si veste di bianco. Tra i tanti significati che si possono dare a questa consuetudine c’è anche il richiamo alla veste battesimale. Forse il significato più importante, ma meno conosciuto. Il matrimonio riprende quella realtà battesimale che ci ha così ben spiegato il Santo Padre e la perfeziona. Meglio le dà un nuovo fine e un nuovo significato. Nella consacrazione matrimoniale lo Spirito Santo ci aiuterà a perfezionare quegli stessi doni di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine e di magnanimità verso la persona che ci è stata donata. La consacrazione matrimoniale lo Spirito Santo ci aiuterà a sopportarci e perdonarci.

Apriamo il cuore allo Spirito Santo. Lasciamoci plasmare e cambiare. Lasciamo che la Grazia trasformi la nostra vita e la nostra relazione. Attingendo al nostro battesimo possiamo davvero essere una piccola luce per il mondo, essere speranza per le persone che ci stanno vicine. Mi sovviene una bellissima esortazione di San Giovanni Paolo II che alle famiglie neocatecumenali in partenza per la missione disse:

Sappiamo bene che il sacramento del Matrimonio, la famiglia, tutto questo cresce nel sacramento del Battesimo, dalla sua ricchezza. Crescere dal Battesimo vuol dire crescere dal mistero pasquale di Cristo. Attraverso il sacramento dell’acqua e dello Spirito Santo, siamo immersi in questo mistero pasquale di Cristo che è la sua morte e la sua risurrezione. Siamo immersi per ritrovare la pienezza della vita, e questa pienezza dobbiamo ritrovarla nella pienezza della persona, ma, nello stesso tempo, nella dimensione della famiglia – comunione di persone – per portare, per ispirare con questa novità di vita gli ambienti diversi, le società, i popoli, le culture, la vita sociale, la vita economica

Attingiamo al battesimo e rivestiamoci di Cristo. Per la nostra felicità e per quella del mondo intero.

Antonio e Luisa

 

Sposi sacerdoti. Amplesso fonte e culmine. (12 articolo)

Voglio tornare, ora, a quello che è il gesto sacerdotale più importante tra due sposi. Il gesto sensibile e corporeo più importante. Parlo dell’amplesso fisico. Ho cercato di spiegare come ogni gesto di tenerezza e di cura tra me e la mia sposa sia gesto sacerdotale. Il culmine di tutta questa modalità di amare e di essere sacerdoti nel matrimonio, cioè di mettersi al servizio dell’amore e dell’altro nel dono totale di sè, è l’intimità fisica, che esprime nella carne del corpo quell’amore totale che dovrebbe albergare nel cuore. Sono tutto tuo. Sono tutta tua. E’ il mio corpo a dirlo. Il linguaggio della tenerezza espresso attraverso il corpo. Non è solo culmine, ma è anche fonte. Fonte, perchè da lì, da quel dono totale d’amore, riceviamo Grazia nuova, perfezioniamo i doni dello Spirito Santo già ricevuti, e nutriamo il nostro amore naturale. Fonte e culmine. Come in un circolo virtuoso che ci aiuta a entrare sempre di più nella verità di quel gesto e del nostro matrimonio. Il desiderio di cercare questo gesto, di prepararlo bene e di viverlo in modo autentico ed ecologico (secondo la verità del nostro essere uomo e donna) è via di santità per me e Luisa e per tutti gli sposi. E’ una logica conseguenza di tutto quello che è stato detto fino ad ora. Più lo vivo perfettamente e più posso affermare, con la mia vita, con la nostra vita di sposi, quella verità ontologica che ci lega: io e Luisa siamo una cosa sola. Don Renzo Bonetti afferma qualcosa di molto forte: io e Luisa, come ogni coppia di sposi, siamo una nuova creazione, la creazione del noi. Il rapporto fisico esprime nel corpo questa verità ontologica, naturale  e teologica. Ogni tanto sento il desiderio di esprimere alla mia sposa quanto per me sia meraviglioso sperimentare non tanto il piacere fisico, ma proprio questa realtà di essere uno, di essere accolto completamente e di donarmi completamente. Penso a quale miseria si condannano quegli uomini e quelle donne che non comprendono tutto questo. Donne e uomini alla ricerca di sensazioni ed emozioni sempre più estreme. Cercano il piacere con adulterio, scambio di coppia, pornografia, prostituzione fino ad arrivare a pratiche sessuali pervertite e da pazzi. Cercano il piacere sempre più, ma si limitano a quello fisico. Il piacere autentico e profondo viene da una scelta oggi considerata anticonformista. Viene dalla fedeltà alla stessa donna o allo steso uomo per tutta la vita. L’incontro sessuale non è mai routine, ogni volta migliora e si perfeziona, perchè il gesto è arricchito da un amore sempre più completo e profondo. Il piacere fisico non è che una piccola parte di un piacere che abbraccia anima e corpo, tanto da far sperimentare nell’abbraccio dei corpi momenti di eternità e di Dio.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Popolo sacerdotale (2 articolo)

Scusate la pesantezza di questi due primi articoli, ma è necessario fare delle premesse. Non si capisce il significato di certe riflessioni che farò più avanti senza questa introduzione.

Popolo sacerdotale. Che parolona. Cosa significa? Come lo siamo? Noi siamo popolo sacerdotale perchè apparteniamo a Gesù. Voi siete gente santa. Popolo di sua conquista. Noi siamo membra. Dal capo le qualità vengono trasmesse a tutte le membra. Anche il sacerdote ministeriale o ordinato, diventa sacerdote in Gesù. Ogni persona è sacerdote dal battesimo. Certo, sacerdozio comune, da non confondere con quello ordinato (hanno funzioni molto diverse), ma ha questa caratteristica in sè. Siamo come incorporati in Gesù. Il nostro sacerdozio è dono del battesimo. Gesù Cristo, l’unico ed eterno sacerdote della nuova alleanza, non è entrato nel santuario fatto da mani d’uomo, ma nel Cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore (dalla lettera agli Ebrei).

Gesù è sacerdote sempre, lo è anche oggi, non solo quando era sul Calvario. Lo è sempre. Anche adesso. Ogni sacrificio che noi celebriamo è Gesù che lo celebra in noi e attraverso di noi. Gesù è sempre l’attore principale di ogni liturgia che onora il Padre.

Quali sono quindi in sostanza le caratteristiche del popolo sacerdotale, del popolo di Dio?

Non appartiene a nessun popolo della terra. Nella nuova alleanza non esiste un popolo precostituito eletto, come erano gli ebrei, ma si diventa parte del popolo di Dio per dono, attraverso il battesimo e l’adesione alla fede. Potremmo dire che la cittadinanza non si acquisisce per ius sanguinis. Non basta che noi genitori chiediamo il battesimo per i nostri figli. Loro non appartengono al popolo di Dio perchè sono nostri figli. Hanno bisogno di dire il loro si a Dio. Devono dire a Dio tu sei il mio Signore. Si diventa parte del popolo di Dio non attraverso la nascita biologica, ma attraverso la rinascita dall’alto. Attraverso l’acqua e lo Spirito Santo.

Il popolo di Dio ha per capo Gesù, il Messia, l’Unto. Poichè questa unzione scorre dal capo al corpo, alle sue membra, anche noi diventiamo popolo messianico. Anche noi siamo unti dallo Spirito Santo che abita dentro di noi.

Il popolo di Dio ha per condizione la libertà e la dignità dei figli di Dio.  Ai fidanzati dobbiamo avere il coraggio di dire con forza: Guarda che ti devi sposare da figlio di Dio e non da mendicante in cerca di un po’ di amore. La guarigione cerca di ottenerla prima di sposarti. Non ti sposi chiedendo ad un lui o ad una lei di riempire il tuo estremo bisogno di amore. Ti sposi perchè ricco e consapevole dei tesori che hai dentro ne fai dono. Lo Spirito Santo ci fa figlio o figlia di re. E’ lo Spirito Santo che mi dà dei carismi. E’ lo Spirito Santo che mi rende forte.

Il popolo di Dio ha una legge. E’ il comandamento dell’amore. Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi dice Gesù. Il popolo di Dio ha per missione di essere sale della terra e luce del mondo. Sale perchè, come il sale rende buono il cibo, noi dobbiamo rendere buona la vita su questa terra. Costituisce per tutta l’umanità un germe di unità, di speranza e di salvezza.

Ricapitolando: Gesù è sacerdote, re e profeta. Tutto il popolo di Dio, appartenendo a Cristo, partecipa di queste funzioni. Ognuno di noi si può, a ragion veduta, dichiarare re, sacerdote e profeta. Come sacerdoti siamo mediatori, con le caratteristiche del nostro stato, tra Dio e gli altri. Nel matrimonio ci doniamo l’uno all’altra proprio grazie al nostro essere sacerdoti. Possiamo impartire benedizioni al nostro sposo o sposa e ai nostri figli. Siamo sacerdoti della nostra piccola chiesa domestica. Siamo re perchè attraverso lo Siprito Santo possiamo riacquistare la nostra dignità. Non abbiamo bisogno di compromessi e si svenderci perchè la sorgente dell’amore è Dio stesso e non un’altra persona. Siamo infine profeti perchè mostriamo al mondo come Dio ama.

Ci soffermeremo nei prossimi articoli sul nostro essere sacerdoti come sposi.

Antonio e Luisa

 

 

 

Una legge da amare.

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene: 
non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo». 

Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola. 
E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. 
Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. 
Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 
Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo». 

Non so a voi. Il Vangelo di oggi è di quelli che mi confermano che il cristianesimo è vero. Il cristianesimo non è una dottrina imposta da qualsivoglia autorità morale ed etica. Il cristianesimo è, prima di tutto, una reale riscoperta della natura umana. Come ho spesso scritto, la Parola rivelata nelle scritture non è altro che un altro modo di Dio di raccontarci chi siamo e chi è Lui. La Parola rivelata è scritta nella nostra umanità. Mi piace pensare alla Bibbia in una duplice veste: come una lettera d’amore di Dio ad ognuno di noi, dove vuole farsi conoscere e, come un libretto d’istruzioni per comprendere chi siamo, cosa desideriamo e dove andiamo. Non vi rendete conto? Ci offre una prospettiva nuova. Occhi nuovi. Non regole, dogmi, consuetudini. Non vuole la nostra obbedienza a precetti vuoti, perché svuotati di ogni consistenza. Non vuole che ci trasformiamo in sepolcri imbiancati. Vi siete mai chiesti cosa intenda con questa immagine? E’ semplice. Al tempo di Gesù i sepolcri venivano imbiancati per renderli più gradevoli e meno impuri. Ma dentro conservavano i resti dei cadaveri. Resti divorati dai vermi. Così siamo spesso noi. Imbellettati in apparenza, ma marci dentro. Gesù non si accontenta. Vuole molto di più. Vuole il nostro cuore. Vuole essere amato come uno sposo. Vuole essere desiderato come uno sposo, perchè Lui ci desidera come nessun altro. Il suo cuore è già tutto per noi. Vuole la nostra felicità e sa che è possibile solo quando esercitiamo la nostra libertà. Libertà che è vera solo quando è indirizzata al bene, perchè ciò che vogliamo nel nostro profondo è solo il bene, è l’amore, perchè siamo creati ad immagine dell’Amore. Gesù nel Vangelo di Matteo dice: Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. 

E’ il grido di uno sposo innamorato. Sa benissimo che non possiamo amarlo, desiderarlo, cercarlo se il nostro cuore è pieno di altro. Anche i sacramenti, che sono mezzo attraverso il quale Lui ci salva ed effonde lo Spirito dell’Amante in noi, sono inutili ed inefficaci perché il nostro cuore non può accogliere nulla se è pieno del nostro egoismo, se è pieno di noi. Ecco perchè esiste la legge. Una legge nuova, una legge a servizio dell’uomo e non viceversa.  Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato dice Gesù. Gesù che dice anche Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 

Concludendo possiamo amare Cristo e accoglierlo nel nostro cuore solo se comprendiamo, e di conseguenza ci educhiamo a desiderare,  la purificazione del nostro cuore. Il peccato è brutto e fa male. Solo comprendendo questa verità potremo trovare le motivazioni per combatterlo nella nostra vita e nel nostro matrimonio. Non perchè dobbiamo assoggettarci ad una legge, ma perchè solo attraverso quella legge potremo essere liberi di aprirci all’amore dell’Amante ed essere così realizzati e capaci di riamarlo autenticamente in nostra moglie o nostro marito.

Antonio e Luisa

 

La famiglia è il Vangelo che si fa carne.

Fratelli, non è per me un vanto predicare il vangelo; è per me un dovere: guai a me se non predicassi il vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato.
Quale è dunque la mia ricompensa? Quella di predicare gratuitamente il vangelo senza usare del diritto conferitomi dal vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero;
Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno.
Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro.

La seconda lettura di questa domenica è una bomba. Una bomba per tutti, lo è ancora di più per noi sposi. Vi rendete conto di cosa ci vuole dire? Dobbiamo annunciare il Vangelo. Non è un impegno che ci dobbiamo prendere, ma è l’unico modo per vivere in pienezza ciò che siamo. San Giovanni Paolo II urlava:

Famiglia diventa ciò che sei!

In Familiaris Consortio lo ha ripetuto tantissime volte. Noi siamo la concretezza dell’amore di Dio, la concretizzazione del Vangelo. Almeno dovremmo esserlo. Lo siamo per consacrazione. Siamo profezia e manifestazione dell’amore fedele, gratuito e incondizionato di Dio. Siamo Vangelo che diventa vita e comunione di persone. Guardate le vostre famiglie con gli occhi di Dio. Ci sono tante cose che non vanno e che si possono migliorare. Senza dubbio. Non esistono sposi perfetti. Esiste però la relazione perfetta. Il matrimonio lo è perchè trasforma le imperfezioni in unità e occasione d’amare. In alleanza che diventa forza. Ed è così che annunciamo il Vangelo. Abbiamo anche noi il nostro pulpito, abbiamo anche noi il luogo dove parlare e farci ascoltare per testimoniare Cristo. La nostra vita stessa è ciò che comunichiamo. Ed ecco che la famiglia che si prende cura della nonna anziana parla di Gesù. La famiglia che vive la precarietà del lavoro nella speranza e nell’affidamento parla di Gesù. La famiglia che litiga e si tira i piatti (usando un’immagine cara al nostro Papa) e poi è capace di fare pace parla di Gesù. La famiglia che si spende per i figli parla di Gesù. La famiglia che si apre all’accoglienza parla di Gesù. Anche voi, che vi sentirete inadeguati e piccoli nelle difficoltà, nelle cadute, nel casino di ogni giorno, anche voi state annunciando Cristo. Forse non ve ne rendete neppure conto, ma sono sicuro che in tutte le vostre ferite c’è la luce di Cristo che entrando nelle vostre ferite che diventano feritoie può,attraverso di voi, illuminare il mondo. Perchè dove due persone, nonostante tutte le miserie che si sentono addosso, riescono a volersi bene e ad andare avanti, lì c’è una delle più grandi manifestazioni della presenza reale di Cristo nel nostro mondo.

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. S come Shekinah

Cosa sono le icone? Le icone non possono essere comparate con altre opere d’arte nel senso comune della parola. Le icone non sono dei quadri. I quadri, con i loro lineamenti e il loro colore, narrano degli uomini e degli avvenimenti della realtà concreta. Le icone sono delle rappresentazioni sacre dal carattere misterico e trascendente. Non si esprimono con il linguaggio delle immagini terrestri. Non si può dipingere un’icona senza preparazione. Dipingere un’icona è un’esperienza di trascendenza che va preparata nella preghiera e nel raccoglimento. Nel mondo slavo e bizantino la contemplazione delle icone aveva (ed ha) un valore salvifico pari a quello della lettura delle Sacre Scritture.

Nell’ Icona ” Nostra Signora dell’Alleanza” (esposta nella chiesa di S. Carlo Borromeo a Londra), la Vergine Maria, che  rappresenta la Chiesa, abbraccia l’uomo e la donna che si
uniscono nel Sacramento del matrimonio confermando la scelta che essi hanno fatto.

Le mani della Vergine Maria sono appoggiate delicatamente sulle spalle della coppia a dire consolazione ed incoraggiamento, ma non forzatura.  I due si tendono le mani come segno che essi hanno liberamente scelto di sposarsi.  Al centro dell’Icona c’è Cristo che tiene le mani agli sposi. Cristo che partecipa direttamente a quell’unione, unione da lui redenta e perfezionata dal suo amore divino.  Tutta la scena è racchiusa in un cerchio, un anello nuziale, segno dell’ininterrotto amore di Dio per questa coppia.
In alto, la mano di Dio Padre e sotto la colomba, segno dello Spirito Santo, per rappresentare la Trinità che è Famiglia, comunione di Amore.

La parte superiore dell’icona è attraversata da un drappo o un baldacchino, a rappresentare la “Shekinah”, la gloria di Dio e la sua presenza. Una coppia sposata rende Dio presente nel mondo per l’amore che essi hanno l’uno per l’altra. E questo amore, espresso sessualmente, rende gloria a Dio, perché è santo. I due diventano uno, analogamente a come la Trinità è unione di persone diverse. Sopra il letto nuziale ci può essere un baldacchino, proprio come può esserci sopra l’altare, perché il letto matrimoniale è anche un altare dove ciascuno offre il proprio corpo per l’altro. In alto, nella nicchia di sinistra, è collocato un libro aperto, segno della Parola di Dio; nella nicchia di destra vediamo invece il calice e il pane Eucaristico, segno di condivisione per la coppia dell’amore di Dio, accolto nel nutrimento e nutrimento del loro amore.  In basso, sia a destra che a sinistra, ci sono due lampade ad olio che stanno ad indicare la preghiera gionaliera della coppia: grazie a questa luce vanno avanti nella loro vita matrimoniale.  Per il cristiano, ogni coppia sposata è un’icona vivente di Cristo che ama la sua sposa, la Chiesa, fino al sacrificio di se stesso.

Anche i colori nelle icone hanno un significato profondo. Lo sfondo è giallo. Il giallo simboleggia l’oro e la luce. In questo caso il matrimonio è riflesso della luce di Dio. L’amore degli sposi è riverbero dell’amore di Dio. Tutto il dipinto richiama Dio. I due sposi indossano entrambi il blu. Il blu è il colore della trascendenza per tutto ciò che è terrestre e sensibile. Gli sposi sono del mondo ma attraverso la loro vita e il loro amore trascendono a realtà divine.La sposa è vestita anche di rosso e bianco. Rosso che simboleggia la vita, la donna che si fa utero, che accoglie dentro di sè la nuova vita, mentre il bianco è di più difficile interpretazione, può avere diversi significati. Mi piace pensare rappresenti il colore di colui che è penetrato dalla luce di Dio. La donna è colei che più riesce ad accogliere Dio dentro di sè e per questo riesce ad essere fondamenta cioè sostegno per tutta la famiglia. Lo sposo invece è vestito anche di oro. Oro che richiama la regalità di Cristo. Uomo che è quindi guida per tutta la famiglia. Ci sarebbe tanto altro da approndire ma penso che già quanto ho scritto sia sufficiente a farvi ammirare con occhi diversi questa icona e anche il vostro matrimonio.

Questa immagine contiene tutti i significati più profondi del matrimonio e indica quelle che sono le priorità della nostra vocazione all’amore. Non serve leggere trattati di teologia per comprendere ciò che siamo basta meravigliarsi e meditare davanti a questa icona.

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. Q come quoziente matematico. (La regola di Rocchetta)

Questa riflessione l’avevo già abbozzata circa un anno fa. Voglio ora riprenderla e cercare di approfondirla meglio. Riflessione che parte da un’intuizione molto interessante di don Carlo Rocchetta e che potete leggere nel suo testo Teologia del talamo nuziale.

A chi mi accusa di voler codificare con delle regole quella realtà molto personale che è la relazione sponsale darò ora motivo per scandalizzarsi ancora di più. Esiste una rappresentazione matematica, sul piano cartesiano, che può dirci e rivelarci come sta il nostro matrimonio. E’ un indice che può mostrarci in modo quasi scientifico la qualità della nostra relazione. Come ogni rappresentazione grafica di questo tipo abbiamo bisogno di valorizzare due incognite che possono assumere un valore positivo o negativo. L’incognita x, quella misurata sull’asse delle ascisse, rappresenta quanto si è aperti e quanto ci si dona all’altro/a. Rappresenta la tenerezza verso l’altro. Più si vivrà intensamente e autenticamente un amore che si fa tenerezza, cura, attenzione e dono  nei confronti dell’altro e più il valore x sarà positivo e alto. Il contrario della tenerezza è la passione. Passione intesa in senso negativo, come purtroppo è spesso intesa e vissuta oggi. Passione come ripiegamento su di sé e sulla ricerca del piacere. Sull’appagamento di pulsioni che ci trasforma in marionette incapaci di controllarsi. Persone incapaci di donarsi perché non padroni di se stesse. Passione che diventa uso dell’altro e non dono all’altro di se stessi. Tante relazioni finiscono quando finisce la passione. Così dicono molti. Un modo carino per dire che dall’altro non si ricava più piacere e come una scarpa vecchia lo si getta e lo si cambia con chi ci può soddisfare meglio. Tutto è incentrato su di sé. Esattamente il contrario dell’amore autentico. La tenerezza è l’attrazione verso l’altro che si fa donazione di sé. La passione è l’attrazione che si fa egoismo, di chi vuole prendere all’altro.  La tenerezza è sguardo che dà valore, la passione è sguardo che vuole rubare e impoverire l’altro. Don Carlo va oltre. Ci spiega che, perché l’intimità sessuale sia vissuta bene e sia nutrimento per l’unione degli sposi, serve che abbia una estensione orizzontale verso la tenerezza (x) e un’estensione verticale (y)  verso l’amore oblativo, verso l’agape, verso l’intimità con Dio Trinità, che costituisce il fondamento di ogni matrimonio sacramento.  Perché un matrimonio sia sano, vissuto nella gioa e nella verità, dobbiamo impegnarci affinché la nostra curva dell’amore sia protesa verso il massimo della tenerezza e il massimo dell’intimità con Dio.

Copy of Copy of Copy of Copy of Twenty years from now you will be more disappointed by the things that you didn’t do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Ca (12)

Penso che ognuno possa verificare nella propria vita l’esattezza di una nuova legge matematica. Dopo la regola di Ruffini ecco ora la regola di Rocchetta (scherzo ma non troppo). Intimità con Dio e aumento della tenerezza sono direttamente proporzionali. Al crescere della nostra intimità con Dio, della nostra unione sponsale con Dio (in quanto appartenenti alla Chiesa siamo sposa di Cristo) crescerà proporzionalmente anche la qualità e la tenerezza del nostro matrimonio, della relazione con il nostro sposo/la nostra sposa. Ogni preghiera, adorazione, dialogo e ogni altra ricerca della Grazia di Dio e ricerca di perfezionamento della nostra relazione con Dio ci aiuterà a vivere meglio e sempre più pienamente il matrimonio e l’amplesso fisico. Vale anche l’opposto. Ogni rapporto fisico vissuto nell’autentico dono di sé apre il cuore all’azione dello Spirito Santo e incrementa quindi la nostra capacità di accogliere il dono di Dio. Detto in altri termini, più semplici e comprensibili, incrementa la nostra fede.

Alla fine l’amore è tutta questione di chimica, anzi, di matematica, non è vero che dipende dai sentimenti che non controlliamo e a cui siamo sottomessi. Se ci impegniamo a mantenere la nostra curva dell’amore protesa verso la tenerezza dell’uno verso l’altra in ogni situazione della nostra vita insieme e se ci affidiamo alla Grazia di Dio, il risultato sarà sempre positivo e non rischieremo di fallire la missione più importante che Dio ci ha affidato: il nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

 

Il battesimo è la sorgente.

Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada.
Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri,
si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico
e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali.
Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».

Giovanni Battista era uomo di Dio. Un uomo giusto, un uomo soprattutto libero. Non a caso viene scritto che era vestito di peli di cammello e che si nutriva di insetti e miele. Si vuole sottolineare che non aveva padroni. Nessuno a cui doveva qualcosa. Per questo era completamente libero di servire il Signore e di dare voce alla volontà del Signore. Le persone si recavano in massa da lui, perchè lui aveva parole vere. Abitava nel deserto. Luogo fisico. Le persone che andavano da lui abitavano anch’esse il deserto, il deserto del senso e il deserto spirituale. Un grande uomo, ma non paragonabile al Cristo. Il battesimo di Giovanni Battista si fondava sul desiderio di conversione della persona, sulle forze della persona. Il battesimo di Cristo è diverso, è dono gratuito di Dio, è dono pagato da Gesù con il sangue della Croce. Attraverso il battesimo muore l’uomo vecchio e ne risorge uno nuovo, un uomo legato a Cristo dal fuoco dello Spirito Santo. Un uomo capace di attingere a Cristo per essere come Lui. Gesù che sappiamo essere Re, profeta e sacerdote. Nel matrimonio ci portiamo esattamente questo. Portiamo il nostro essere Re, sacerdoti e profeti in virtù del nostro battesimo. Il matrimonio perfeziona e finalizza questi doni alla nostra nuova condizione di persone sposate. Siamo re quando siamo capaci di controllare le nostre pulsioni. Siamo re quando non permettiamo che vizi e peccati possano distruggere la nostra relazione. Siamo re quando educhiamo alla bellezza e alla verità i figli che Dio ci dona. Siamo re quando siamo capaci di servire il nostro coniuge. Questa è la nostra regalità di sposi.

Siamo profeti. Siamo profeti quando riusciamo a mostrare nel nostro amore qualcosa dell’amore di Dio. Siamo profeti nel vivere la nostra relazione alla luce della relazione con Dio. Siamo profeti quando attraverso la perseveranza nelle difficoltà e la condivisione delle gioie possiamo generare una sana nostalgia dell’amore di Dio in chi è lontano. Siamo profeti quando in un mondo assetato di gratuità, di bellezza, di senso, di fedeltà e di amore siamo capaci di essere una piccola goccia d’acqua che insieme a tante altre può dissetare e rigenerare.

Infine siamo sacerdoti. Siamo sacerdoti quando ci sposiamo. Quando in piena libertà ci doniamo l’uno all’altro. Siamo sacerdoti nella nostra liturgia sacra. Siamo sacerdoti ogni volta che ci facciamo dono l’uno per l’altra. Siamo sacerdoti ogni volta che rinnoviamo e riattualizziamo il nostro matrimonio nell’amplesso fisico.

La nostra unione è generata dal battesimo e si rigenera ogni giorno nella fonte inesauribile della Spirito Santo. Ogni gesto d’amore che ci doniamo è sacro in virtù del nostro battesimo. Ogni volta che ci doniamo è Gesù che ci dona l’uno all’altra. Ogni volta che ci doniamo facciamo esperienza di Dio perchè il nostro amore non è più solo nostro, ma attraverso il battesimo e il matrimonio Dio ne ha fatto cosa sua.

Antonio e Luisa

Sposi profezia della vita intima di Dio. (La profezia del matrimonio 7 puntata)

Cerchiamo ora di approfondire gli aspetti concreti della profezia che ci costituisce e che è nostra missione e impegno quotidiano.

La verità della profezia del matrimonio è costituita da cinque aspetti principali.

Profezia della vita intima di Dio

Il primo aspetto della nostra missione è l’essere profezia della vita intima di Dio. Dio chi è? Sappiamo che Dio è amore. E’ un Dio solitario? No, è un Dio trinitario. Sono tre persone che formano una comunità. Una comunità divina, ma costituita da tre persone distinte. Non si confonde il Padre con il Figlio. Padre, Figlio e Spirito Santo non si annullano tra di loro. Sant’Agostino spiegava questa realtà comunitaria dicendo che il Padre è l’amante, il Figlio l’amato e lo Spirito Santo l’amore, che tiene unito il Padre con il Figlio. La Trinità è una realtà troppo grande, avvicinabile solo con grande approssimazione per noi, ma una cosa è certa: è una comunità di amore e di vita. Ecco l’analogia con la famiglia cristiana. Quando si dice che gli sposi sono icona della Trinità, si intende proprio questa analogia. Vedendo una famiglia si vede (si dovrebbe) Dio, o meglio, un riflesso di Dio, come una scintilla può essere immagine del Sole. Quindi noi sposi raccontiamo nel modo che abbiamo di amarci, di servirci e di prenderci cura l’uno dell’altra la vita intima di Dio. Noi siamo sacramento vivente proprio per mostrare questa intima comunione trinitaria nella nostra vita di sposi. Lo Spirito Santo è l’amore che unisce il Padre al Figlio. Questo rende ancora più evidente quanto sia importante per noi sposi mantenere l’amicizia con lo Spirito Santo. E’ lui che permette una comunione autentica tra di noi. Così come è il vincolo dell’amore di Dio nella Trinità stessa.

Papa Francesco al riguardo scrive in Amoris Laetitia:

Il matrimonio è un segno prezioso, perché «quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza».[119] Questo comporta conseguenze molto concrete e quotidiane, perché gli sposi, «in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei».

Il Papa ci ricorda che questa manifestazione dell’amore di Dio è reso visibile dagli sposi nelle piccole cose di ogni giorno, in una vita ordinaria. Così attraverso una carezza, un bacio, una parola di conforto mostriamo l’amore di Dio che si fa tenero. Ordinare la casa, alzarsi a prendere una bottiglia d’acqua in cucina durante la cena, alzarsi dal letto quando il bimbo piange sono gesti di servizio che se fatti per sgravare l’altro diventano l’amore che si fa dono e cura. Non rispondere a una provocazione e al contrario comprendere che i modi sgarbati del marito o della moglie nascondono un malessere e rendersi ancora più amorevoli è l’amore che si fa misericordia e accoglienza. In una vita ordinaria possiamo rivelare la grandezza dell’amore di Dio e vivere il nostro rapporto secondo le modalità e le dinamiche della Trinità, trasformando la nostra vita in una epifania di Dio.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso. 6 puntata Un aquilone che vola alto nel cielo

Un aquilone che vola alto nel cielo. (La profezia del matrimonio 6 puntata)

Siamo come un aquilone. Un aquilone ha una struttura molto semplice. Ha due bracci, uno più lungo e uno più corto messi perpendicolarmente l’uno nei confronti dell’altro. Formano una croce. L’aquilone non è bello quando resta a terra, ma lo diventa quando si libra nel cielo. Possiamo apprezzarne la forma e i colori, ma ne godiamo appieno, diventa affascinante e attraente quando vola leggero nel cielo sospinto e sostenuto dal vento. Già perché un aquilone non prende il volo per forza propria, ma ha bisogno del vento. Al tempo stesso l’aquilone ha necessità di restare ancorato a terra. Senza una fune, una cordina che lo tiene a terra sarebbe spazzato via dalle correnti e lo perderemmo. Questa immagine molto semplice può rappresentare bene la nostra realtà, il nostro essere sposi, la nostra coppia, la nostra famiglia. L’aquilone è la famiglia. La tela che ricopre i due bracci sono i legami che intercorrono tra di noi. La tela ricopre tutto l’aquilone, lo tiene unito. E’ la nostra comunità familiare. Ma è nel segno della croce, composta dai due bracci, che trova fondamento e sostegno la nostra comunità familiare. Croce intesa non in modo negativo, come spesso la intendiamo, ma come potenzialità, capacità di dono, di farsi dono. Gesù sulla croce si è donato totalmente. Questo è il fondamento, ma non basta. Per volare ha bisogno del vento, del soffio dello Spirito Santo. Senza Grazia la nostra famiglia rimarrebbe a terra, non si alzerebbe di un centimetro. Rimarrebbe una realtà terrena. Anche una bella realtà, colorata e gioiosa, ma non sarebbe una famiglia capace di realizzare la profezia per cui è stata generata. La profezia deve essere visibile a tutti quindi abbiamo bisogno dello Spirito Santo. E’ lo Spirito Santo che ci dà la forza per andare in alto, per volare alti. Noi costituiamo la base, la tela, ci impegniamo a tenerla insieme, poi lasciamo però agire lo Spirito Santo. Perché l’aquilone non si disperda, non sia sbattuto qua e là, bisogna resti con i piedi per terra. Il filo che lo tiene ancorato a terra è fondamentale. Rappresenta la base naturale del nostro amore, le relazioni, la tenerezza, l’intimità, la cura dell’uno per l’altra. Lo Spirito Santo è il soprannaturale che giunge, ma non è una magia, ha bisogno dell’amore naturale dei due sposi che viene elevato e arricchito di doni, finalità e significato. L’amore dei due sposi è la base che tiene ancorato l’aquilone è fa si che non si disperda, che non voli troppo in alto. Permette che l’amore resti concreto e fatto anche di carne, e non che si distrugga in dannosi spiritualismi. Se riusciamo ad essere così, un aquilone che resta alto nel cielo e stabilmente ancorato a terra, ecco che diventiamo profezia. Le persone alzeranno lo sguardo per guardarci e vedranno Dio. Volgeranno lo sguardo verso il cielo. Perché questo è il grande miracolo della famiglia cristiana quando vive ciò che è. Contagia. Innamora all’amore. Parla di Dio senza dirlo. Fa rifiorire la speranza.

Antonio e Luisa.

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso.

Nell’amplesso lo Spirito ci trasforma (16 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Stiamo entrando sempre più nella profondità del sacramento del matrimonio. Piano piano stiamo passando da un piano strettamente naturale a qualcosa di molto più grande. Ricordiamo che con il sacramento del matrimonio siamo consacrati ad essere immagine dell’amore di Dio. Detto in altre parole Dio attraverso noi sposi vuole mostrare come Lui ama. Un compito così grande non può basarsi su una componente soltanto naturale, non basterebbe. Siamo troppo limitati ed imperfetti. Lo sa benissimo anche Dio e per questo ci ha dotato di un corredo di nozze arricchito da doni meravigliosi, come abbiamo visto nei precedenti articoli. Abbiamo detto anche un’altra cosa molto importante: ogni amplesso fisico ecologico è una riattualizzazione del sacramento e ci dona una nuova effusione con il perfezionamento e incremento dei doni già ricevuti, perchè il nostro cuore crescendo nell’amore è più aperto ad accoglierli.

Cosa accade concretamente quando riattualizziamo bene il nostro sacramento? Ce lo indica benissiomo la Parola, in particolare la lettera di San Paolo ai Galati. Avremo amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sè. Avremo quello di cui abbiamo più bisogno in quel momento. A volte sperimenteremo una maggior pazienza altre la pace nel cuore, un’altra volta un’altro e così via. Chi è attento e consapevole riesce a cogliere questi frutti in sè e nel coniuge. La vita, anche matrimoniale, è fatta di momenti alti e altri invece bassi, ma quando viviamo l’intimità sessuale bene, in un dono reciproco autentico, ci accorgiamo della ricchezza che ci riempie il cuore. Questo ci ha aiutato a porre attenzione alla corte continua, a far sì che quell’amore che entra in noi possa trasformarsi in gesti di tenerezza e di cura per l’altro/a durante i gioerni a venire e in desiderio di unirsi ancora meglio durante il prossimo amplesso. Questo si traduce in gesti molto semplici, che però trasformano i cuori degli sposi. Un esempio prsonale molto semplice. Mia moglie anni fa mi accoglieva al mio ritorno dal lavoro spesso indaffarata e stanca, lamentandosi del lavoro, dei figli, dei problemi e di tutte le fatiche della quotidianità. Oggi non sono cambiati i problemi, ma è cambiata lei. Quando torno mi accoglie sempre con il sorriso, mostrando la gioia di vedermi. Tutto cambia, mi sento a casa. Diventa più facile anche per me essere predisposto ad ascoltare i suoi problemi. Questo è un frutto della riattualizzazione. Un altro esempio che riguarda più noi uomini. La riattualizzazione ci trasforma e ci aiuta a comprendere i desideri della nostra sposa prima che lei parli. Non capite che gioia è per lei essere compresa e curata.

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore

Dodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramento

Tredicesima puntata Il vincolo coniugale

Quattordicesima puntata Una cascata di Grazia

Quindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.

 

Dio non ti da più di quanto puoi contenere.

Vorrei iniziare con una breve storia di Bruno Ferrero, per trarre alcuni spunti di riflessione.
Festa al Castello
Il villaggio ai piedi del Castello fu svegliato dalla voce dell’araldo del Castellano che leggeva un proclama nella piazza.
“Il nostro Signore beneamato invita tutti i suoi buoni e fedeli sudditi a partecipare alla festa del suo compleanno. Ognuno riceverà una piacevole sorpresa. Domanda a tutti però un piccolo favore: chi partecipa alla festa abbia la gentilezza di portare un po’ d’acqua per riempire la riserva del Castello che è vuota…”
L’araldo ripeté più volte il proclama, poi fece dietro front e scortato dalle guardie ritornò al castello. Nel villaggio scoppiarono i commenti più diversi “Bah! E’ il solito tiranno! Ha abbastanza servitori per farsi riempire il serbatoio… Io porterò un bicchiere d’acqua e sarà abbastanza!”
“Ma no! E’ sempre stato buono! Io ne porterò un barile!”
“Io un ditale”
“Io una botte!”
Il mattino della festa, si vide uno strano corteo salire al castello. Alcuni spingevano con tutte le loro forze dei grossi barili o ansimavano portando grossi secchi colmi d’acqua. Altri, sbeffeggiando i compagni di strada, portavano piccole caraffe o un bicchierino su un vassoio. La processione entrò nel cortile del Castello. Ognuno vuotava il proprio recipiente nella grande vasca, lo posava in un angolo e poi si avviava verso la sala del banchetto. Arrosti e vino, danze e canti si succedettero, finché verso sera il signore del Castello ringraziò tutti con parole gentili e si ritirò nei suoi appartamenti.
“E la sorpresa promessa?”brontolarono alcuni con disappunto e delusione.
Altri dimostravano una gioia soddisfatta:”Il nostro signore ci ha regalato la più magnifica delle feste!”
Ciascuno, prima di ripartire, passò a riprendersi il recipiente. Esplosero delle grida che si intensificarono rapidamente. Esclamazioni di gioia e di rabbia. I recipienti erano stati riempiti fino all’orlo di monete d’oro. “Ah! Se avessi portato più acqua…”
Tratto da”Il canto del grillo” di B. Ferrero Ed. Elle Di Ci
Cosa ci insegna questa storiella? Può essere letta in tanti modi, per spiegare tante circostanze. C’è una lettura, quella che voglio fare, che è perfetta anche per il matrimonio. Il signore del castello è naturalmente Dio. Gli invitati siamo noi, ogni sposo e ogni sposa. Il recipiente è il nostro cuore. Le scelte fatte fino al giorno del matrimonio condizioneranno il tipo di recipiente che porteremo al castello. Chi ha vissuto solo per sè, senza una ricerca della castità, nel peccato, nella lussuria, nei rapporti prematrimoniali, nell’uso degli anticoncezionali porterà un bicchierino perchè il cuore è chiuso, non può contenere e dare di più. Chi invece ha scelto la strada più difficile, quella del sacrificio, del rispetto dell’altra persona aprendosi all’altro nel desiderio di un incontro e non di possederlo ed usarlo. Chi, insomma, ha scelto la castità, si presentera al palazzo del signore con un cuore grande come un barile. Naturalmente il palazzo simboleggia la chiesa e la festa la celebrazione del matrimonio. Il matrimonio è un sacramento. Nei sacramenti c’è un effusione di Spirito Santo, un dono di Grazia. La Grazia non è qualcosa di astratto. La Grazia è un surplus di amore divino che si poggia sull’amore umano degli sposi. Capite che chi si è presentato al matrimonio con un bicchierino non può pretendere un dono di Dio che il suo cuore non possa contenere. Fidanzati, preparate il vostro matrimonio nella verità, rispettandovi e quello che ne otterrete il giorno delle nozze e tutti i giorni seguenti della vostra vita insieme non vi farà rimpiangere i sacrifici che avete dovuto sostenere.
Antonio e Luisa
Allego un breve video che ho preparato per i miei figli per spiegare questi concetti.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fmatrimonioprofezia%2Fvideos%2F901719983280601%2F&show_text=0&width=560

Spirito di Dio scendi su di noi!

Oggi si festeggia la Pentecoste, Lo Spirito Santo che potentemente scende sugli apoatoli e sulla Madonna riuniti nel cenacolo cinquanta giorni dopo la resurrezione di Gesù. Sono uniti, come a ricordarci che lo Spirito scende su tutta la Chiesa, allora come oggi. Scende sulla Chiesa, sposa di Cristo, su ognuno di noi, sulle nostre famiglie piccole chiese e sulle nostre comunità. Lo Spirito Santo scende e ci trova chiusi, impauriti, pieni di domande, nella tenebra perchè aprire le finestre significa farci vedere e non lo vogliamo. Lo Spirito Santo ci trova inermi e incapaci di sostenere il peso della vita e della famiglia. Quante volte ci capita di sentirci incapaci di rispondere alla chiamata di Dio nella nostra vita e nel nostro matrimonio. A me sinceramente capita spesso. Mi capita spesso di sentirmi incapace di amare la mia sposa e di educare i miei figli. Mi capita spesso di sentirmi troppo poco, troppo imperfetto e in difetto, e tutto questo rischia di travolgermi e di farmi mollare. Per questo la Pentecoste è una festa liturgica importantissima. Ci ricorda che non siamo soli. ci ricorda che il nostro matrimonio è abitato da Gesù e che lo Spirito Santo è stato effuso in noi con il sacramento del matrimonio ed è continuamente effuso in noi in ogni gesto d’amore che ci regaliamo vicendevolmente. La Pentecoste ci ricorda che non siamo soli, che siamo una famiglia abitata da Dio piccola chiesa ma che trae la sua forza dalla grande Chiesa. Solo nella Chiesa di Gesù, con i sacramenti, la Parola, la Verità del magistero  e tutti i fratelli in cammino con noi, possiamo accogliere lo Spirito Santo nei nostri cuori e farci incendiare da esso. Nel cenacolo erano tutti presenti come a ricordare che lo Spirito trova spazio quando c’è unità. Ed è così che lo Spirito di Dio scende nelle nostre famiglie come vento di perdono e fuoco che salda e trasforma il nostro buio in luce, la nostra debolezza in capacità di accogliere, i nostri dubbi in abbandono fiducioso, e ci da la forza di aprire le finestre e affrontare il mondo con la consapevolezza di essere ben poca cosa, ma di aver un compagno  e invincibile che non ci abbandona e che non tradisce mai e che ci sosterrà e ci condurrà alla salvezza. Lo Spirito Santo è dono che ci permette di diventare a nostra volta dono. Lo Spirito Santo prende le nostre lingue, la mia e quella della mia sposa. Due lingue diverse che non sono comprensibili perchè vengono da vite diverse, perchè sono state corrotte dall’egoismo e dai nostri limiti e peccati personali. Non ci si capisce e si resta chiusi ognuno con il desiderio di essere compreso, ma non quello di capire l’altro. Ognuno chiuso nel suo modo di pensare e di vedere e per questo incapace di comprendere l’altro. Lo Spirito Santo prende queste nostre lingue e le trasforma nell’unica lingua universale, la lingua dell’amore che è dono di sè e accoglienza dell’altro/a. Termino con una strofa di un canto del rinnovamento che secondo me esprime benissimo la Pentecoste:

Spirito di Dio scendi su di noi.
Spirito di Dio scendi su di noi.
Fondici, plasmaci, riempici, usaci.
Spirito di Dio scendi su di noi.

 

Antonio e Luisa

Il salto della fede.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore.

Non siete capaci di portarne il peso. Il peso, già il peso del matrimonio. Ricordo ancora come fosse ieri quell’ultima notte prima del mio matrimonio. Un vortice di sentimenti e di pensieri che mi riempivano il cuore e il cervello. Sapevo che era la cosa giusta, amavo la mia, ormai prossima, sposa ma sentivo un peso enorme. Stavo per dire un sì che mi avrebbe impegnato anima, spirito, corpo, tempo, impegno, sudore. Stavo consegnando la mia vita a un’altra persona. Era un salto nel buio. Qualcosa di non comprensibile. Avevo  la paura che comporta una scelta senza ritorno. Nulla sarebbe stato più come prima.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Lui è arrivato, eccome se è arrivato, come un vento che ha spazzato i miei dubbi e un fuoco che ha incendiato il mio cuore. Non riuscivo a vedere lontano e, come in una mattina di nebbia così comune dalle mie parti, procedevo con cautela, sempre con la paura di sbattere il muso o di cadere in un fosso. Pian piano la nebbia si è diradata e il sole ha illuminato tutto, la paura è passata,  finalmente riuscivo a vedere lontano.

Il sole mi scaldava la pelle e il cuore e la luce illuminava i colori della mia esistenza. Lo Spirito mi aveva mostrato la bellezza del matrimonio non con visioni miracolistiche, ma  semplicemente facendomela sperimentare giorno dopo giorno, nella mia vita ordinaria fatta di normalità, ma per questo non abitata da un amore meno intenso e autentico. Solo quando ho provato a darmi senza riserve alla mia sposa accogliendo la pienezza e la felicità che mi è tornata indietro, ho capito. Non c’è davvero nulla di più bello e appagante che donare tutto di me per la mia sposa. Certo, mi sono dovuto fidare, fare il salto nel buio, dire il mio sì, e l’ho fatto. Ne ho ricevuto in cambio la chiave per comprendere il senso della vita ed entrare nel mistero di Dio, nella logica d’amore di Dio.  Se non avessi avuto il coraggio di buttarmi in questa avventura avrei vissuto una vita a metà, non sarei riuscito a riempire il cuore e la vita, sarei invecchiato nella continua ricerca di qualcosa che non avrei mai trovato, perchè avrei continuato a camminare nella nebbia non riuscendo a vedere nulla oltre me, oltre le mie esigenze, oltre il mio egoismo. C’è un film che esprime benissimo questo concetto. vi lascio il video sotto. Fare il salto per raggiungere il Santo Graal, cioè la capacità di poter aprire il nostro cuore e renderlo luogo dove custodire Cristo.

Antonio e Luisa

 

La virtù della fede tra gli sposi

Con le prossime tre riflessioni cercherò di dire qualcosa sulle tre virtù teologali declinate nel matrimonio. Come sappiamo lo Spirito Santo, prima nel battesimo e poi nel matrimonio, plasma e perfeziona la nostra umanità con il suo fuoco consacratorio e ci rende capaci, seppur in modo limitato ed imperfetto, di amare come Dio. Le virtù servono proprio a perfezionare la nostra umanità, a renderci più uomini e più donne e capaci di amare in modo autentico. La virtù della fede serve quindi a perfezionare la nostra risposta alla rivelazione di Dio in Cristo. Per questo è la prima, perché tutto parte dalla rivelazione di Dio all’uomo. Carità e speranza sono conseguenza di questa prima virtù. Dio si rivela, e all’uomo è data la grazia di accogliere e di conoscere Dio attraverso Cristo. Questa è la fede cristiana. Giovanni Paolo II definisce la fede non come un semplice fidarsi, ma come un aprire il cuore al dono che Dio ci fa di se stesso, del suo amore. La virtù della fede perfeziona la nostra capacità di accogliere la manifestazione di Dio. La virtù della fede ci permette di innamorarci di Dio. Questa è la fede che lo Spirito Santo ci dona nel battesimo. Ma cosa accade con il sacramento del matrimonio? La fede resta comunque individuale, non ci è tolta ma cambia il fine.La mia fede e quella della mia sposa sono finalizzate a ricercare e perfezionare un unico e comune innamoramento verso Dio, in modo sempre più autentico e perfetto, in modo da poterlo accogliere nella nostra nuova natura, nella nostra relazione sponsale che ci ha reso uno.  Noi sposi apriamo il nostro cuore insieme, perchè non è più la mia storia o la storia di Luisa, ma è una storia comune, una relazione che diviene nuova creazione. La fede nel matrimonio, sintetizzando, perfeziona l’accoglienza dell’uno verso l’altra perchè l’innamoramento verso Dio sia visibile nell’innamoramento verso il proprio sposo o la propria sposa. La virtù della fede ci da la capacità di accoglierci sempre di più, di accettare l’altro nella diversità, di valorizzare l’altro, di vederne i lati positivi  e a sopportarne quelli negativi. Gli sposi non possono avere fede in Dio, se non hanno fiducia verso il proprio coniuge, o meglio, gli sposi non sono accoglienti verso Dio se non accolgono il proprio coniuge. Io sposo non ho fede, se non ho un amore accogliente verso la mia sposa. Dio nel matrimonio ci dice: “Se vuoi accogliere me devi accogliere la donna che ti ho messo accanto”.  Tutte le volte che non sono accogliente verso la mia sposa non faccio un torto solo a lei, ma prima ancora a Dio, perchè non sto rispondendo, non sto accogliendo il suo amore.

Diceva Giovanni:

Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.

Declinandolo nel matrimonio, se non riesco ad amare mia moglie che vedo, che tocco, che è carne, come faccio ad amare Dio. Sono un ipocrita che vive nella menzogna.

La mia devozione, la mia Messa quotidiana, il rosario e la preghiera sono gesti autentici se accompagnati da un costante impegno ad essere accogliente verso mia moglie.

Come faccio a entrare in comunione e in intimità con Dio, se non sono capace di una carezza verso mia moglie o di una parola buona?

Io sposo dimostro la mia fede quando saprò ascoltare la mia sposa nelle sue difficoltà, gioie e sofferenze, quando saprò perdonarla, quando saprò essere per lei un amico e un amante tenero, quando potrà trovare in me chi la fa sentire desiderata e curata. Solo se cercherò di essere tutto questo (non è detto che riesca sempre),allora anche  la mia Messa e il mio rosario saranno autentici gesti di amore e di fede verso Dio.

Antonio e Luisa

Due vocazioni che si completano.

La vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata e il matrimonio sacramento sono due risposte all’amore di Dio entrambe importanti, entrambe necessarie e complementari tra loro. L’una completa l’altra. I consacrati cosa dicono al mondo e di conseguenza a noi sposi? Cosa ci mostrano? Ci ricordano che non siamo fatti solo per questa terra, che la nostra vita in questa terra è un cammino verso l’abbraccio con Cristo, verso le nozze eterne con Cristo, e loro ne sono anticipatori e profeti. Noi sposi cosa possiamo insegnare al mondo, e di conseguenza ai consacrati? La nostra è forse, come alcuni credono, una vocazione meno importante, per quelle persone chiamate a una vita ordinaria e meno santa?  Nient’affatto. La nostra è una vocazione necessaria e importante tanto quanto quella sacerdotale. Noi mostriamo ai nostri fratelli consacrati come devono amare Cristo se vogliono essere uniti sponsalmente con Lui già da questa terra. Guardando come noi sposi ci amiamo, possono capire tanto della loro sponsalità.  Loro ci indicano il fine della nostra vita, noi indichiamo loro il modo. Due vocazioni entrambe meravigliose. Il signore ci ha dato doni diversi affinchè ognuno di noi possa rispondere alla sua chiamata all’amore. Entrambe necessarie e forse la Chiesa attraverso i suoi documeti, il Concilio vaticano II e i sinodi, ci sta dicendo che in questi anni la profezia degli sposi è quanto mai necessaria e decisiva. La Chiesa non ci sta chiedendo come compito primario quello di fare tante opere di misericordia o di servizio per la nostra comunità e per i bisognosi che ci sono accanto. Certo è importante offrire il nostro tempo e il nostro impegno per la comunità ma non è la prima cosa. Non è il nostro compito ma una conseguenza del nostro compito più importante. La Chiesa ci chiede di amarci in modo autentico e credibile per poter essere profezia per la nostra comunità e per tutte le persone che incontriamo dell’amore di Dio. Chi vede come ci amiamo dovrebbe capire qualcosa di Dio e del Suo amore. Il nostro compito è quello di essere un Kerigma vivente dell’amore di Dio. Il Kerigma che annuncia che ogni persona è amata in modo unico e tenero da Dio. Noi siamo questo e sarebbe un vero peccato snaturare la nostra vocazione. Fare tanto per la comunità a discapito del nostro rapporto sponsale non è cosa gradita a Dio. Ogni impegno e servizio che vogliamo donare alla nostra comunità deve essere concordato con il nostro sposo o la nostra sposa e non deve compromettere o impoverire la nostra relazione. Ogni gesto di servizio deve scaturire dall’amore che generiamo nella nostra coppia, e non deve diventare modo per cercare altrove la gratificazione e l’amore che non siamo capaci di trovare nella nostra casa.

Antonio e Luisa

Custodi dell’amore

La missione della famiglia qual’è? Abbiamo già affrontato il tema nel precedente articolo. Ora però voglio fare un passo in più. La missione della famiglia è custodire, rivelare e comunicare l’amore. La missione affidata alla famiglia, come ha cercato di insegnarci Giovanni Paolo II in tutto il suo pontificato, è la più bella di tutte, mostrare, vivere e rivelare l’amore. Il Catechismo afferma che la famiglia è una comunione di fede, di carità e di speranza. Le virtù teologali, fede, carità e speranza sono doni battesimali, che sgorgano dalla fonte della Grazia e sono frutto della nostra unione intima con Gesù, ma nel matrimonio sono perfezionate in qualcosa di unico e finalizzate affinchè noi sposi possiamo compiere la nostra missione, siamo consacrati per questo. Il matrimonio ci abilita, ci rende capaci, ad amare come Dio, come Lui ci ama (sempre nella nostra finitezza). Parliamo sempre di amore,è bene quindi rimarcare cosa significa amore. L’amore non è un concetto soggettivo ma è un’esigenza che scaturisce direttamente dal nostro cuore. L’amore autentico, naturale ed ecologico è un donarsi e un accogliersi reciproco di due persone. che determina un’unine profonda coinvolgente la totalità del loro essere (cuore, anima e corpo) in modo diverso a seconda del tipo di amore che si sta vivendo (sponsale, di fidanzamento, di amicizia etc etc). L’amore sponsale, il nostro, a differenza degli altri presuppone la totalità del dono e il per sempre.  Tornando a noi, ripeto che nella celebrazione del sacramento del matrimonio c’è una vera consacrazione dello Spirito Santo, una nuova effusione che, oltre a saldarci l’uno all’altra in modo indissolubile, trasforma e perfeziona i nostri doni battesimali. Passiamo da una condizione di battezzati a una di sposati dove diveniamo dono l’uno per l’altra e dove a donarci è Dio stesso.  Nelle prossime riflessioni andremo a comprendere come si modificano questi doni battesimali nel sacramento del matrimonio. In via generale si può anticipare che il battesimo è la nostra porta per entrare in un cammino che si conclude nella vita eterna. Il paradiso è un amore sponsale dove amiamo Dio come la sposa ama lo sposo, in modo diretto e faccia a faccia. Il paradiso è un abbraccio eterno con Gesù. Cosa accade nel matrimonio? Accade che la nostra meta resta la stessa, la nostra sponsalità è sempre con Cristo, ma ci viene chiesto, e siamo abilitati per farlo, di amare Dio attraverso la persona che Lui ci ha messo accanto. Lo sposo per la sposa e la sposa per lo sposo divengono mediatori dell’amore di Dio e per Dio. Più io sposo  sarò capace di amare la mia sposa come Dio la ama, con la Sua modalità, la Sua tenerezza, la Sua misericordia e la Sua fedeltà, e più sarò pronto per le nozze eterne. Al contrario più disprezzerò e tradirò l’amore per la mia sposa e più sarò impreparato, o addirittura incapace, ad accogliere e a rispondere all’amore infinito di Cristo.

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Antonio e Luisa

Amarsi per mostrare Dio

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?».

Il vangelo di lunedì dovremmo fissarlo nella nostra testa come mappa, bussola e orizzonte per la nostra vita insieme, per il nostro amore sponsale. In quattro righe c’è tutta la nostra vocazione all’amore, la nostra via per la felicità e la pienezza in questo mondo, nonchè,  la via per incontrare Cristo nella vita eterna.

«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama». Gesù non è una persona che si vendica o che fa ripicche e dispetti come i bambini, e come tante volte facciamo anche noi adulti. Gesù non è questo genere di persona. Cosa significa quella frase allora? Semplicemente che i comandamenti di Dio sono un libretto d’istruzioni per imparare ad amarLo, e imparare quindi, ad amare il  fratello che ci è accanto. Solo se amerò mia moglie, mio marito, i miei figli più di quanto ami me stesso sarò capace di aprirmi all’amore di Dio. Il nostro amare Dio è infatti rispondere a un amore gratuito, incondizionato e che ha già trovato compimento nella passione, morte e resurrezione di Gesù. Non solo, Giuda (quello buono) pone una domanda decisiva a Gesù. Chiede: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». 

Gesù è incredibile nella sua risposta. Afferma che ha bisogno di noi per manifestarsi al mondo. Si è mostrato a noi, ci ha fatto assaporare il  balsamo del suo amore e del suo perdono, attraverso le persone che abbiamo incontrato, perchè a nostra volta potessimo diventare suo strumento di Grazia, di amore e di perdono. Il circolo dell’amore. Che bello quando le famiglie con tutte le loro difficoltà, miserie, urla, nervosismi, stress, cose da fare e impegni da mantenere riescono ad essere strumento nelle mani di Dio. Noi che nella nostra famiglia a volte, anzi spesso, ci sentiamo in debito di ossigeno e di misericordia e ci sembra di essere pazzi che conducono una vita da pazzi, anche noi, a volte probabilmente siamo quello strumento nelle mani di Dio,  e la prova ce l’ha data la nostra bambina. Ha fatto un disegno dove doveva rappresentare il paradiso e ha disegnato una famiglia che si teneva per mano. Si perchè, ci ha poi detto, il paradiso è come una famiglia unita che si vuole bene e dove ci si aiuta gli uni con gli altri. Non serve tanta teologia per spiegare il paradiso, a volte, basta il disegno di un bimbo.

Antonio e Luisa

Il muro del ricordo

Ho visto di recente un film. Le armi del cuore, film americano del 2015 chiaramente di stampo cristiano evangelico protestante. I protestanti non hanno i sacramenti e questo li ha portati a sviluppare molto meglio di noi il loro rapporto con la preghiera e con lo Spirito Santo che rende presente Dio nella nostra vita ordinaria di ogni giorno. Forse da questo punto di vista abbiamo qualcosa da imparare da loro, noi che spesso releghiamo la nostra religiosità all’interno della Messa e in qualche preghiera imparata a memoria e recitata senza troppa convinzione.  Tutto questo per dire cosa? Dobbiamo fare memoria della Grazia, di tutte le volte che Dio ha benedetto la nostra famiglia, di tutti gli aiuti che ci ha dato nel nostro matrimonio, di tutte le volte che ci ha sostenuto e che ne abbiamo percepito la presenza. E’ facile quando le cose vanno male e ci si ritrova nella prova e nella sofferenza dimenticarsi e sentirsi soli. Sentire tutto il peso del momento e della situazione sulle nostre spalle troppo deboli e fragili, a volte, per sostenerlo. E’ importante allora avere un luogo della casa dove appendere il una lista delle grazie ricevute, fotografie e pensieri che ci ricordano come Dio ci è stato vicino. Il muro del ricordo. Perchè siamo uomini e donne fragili, di poca fede e abbiamo bisogno di fare memoria per non perdere la speranza. Non dite che non avete niente da mettere su quel muro perchè non è vero. Se scavate nella vostra storia personale e matrimoniale non faticherete a trovare momenti in cui la presenza di Dio e il suo aiuto sono stati determinanti per permetterci di superare o affrontare con più coraggio una difficoltà o una sofferenza. Non siamo soli, ci siamo sposati in tre, Dio è sempre con noi ma abbiamo bisogno di fare memoria per non dimenticarlo.

Antonio e Luisa

Mano nella mano e sguardo al Cielo.

Oggi voglio raccontare un episodio che mi ha colpito profondamente e commosso. Ero a Messa con la mia famiglia. Non la solita Messa della domenica mattina, ma quella del sabato sera, visto gli impegni che avremmo avuto il giorno dopo. Non mi piace la Messa del sabato perchè ho sempre pensato che il giorno da dedicare al Signore sia la domenica. Questa volta, però, sono stato felice della scelta. Il sacerdote aveva appena iniziato la recita del Padre Nostro con tutta l’assemblea, quando ho scorto una signora anziana, seduta poche panche davanti a me, alzarzi con fatica, e con la sua  andatura incerta e instabile, superare lentamente gli ostacoli delle persone che aveva accanto, e raggingere un uomo anch’esso anziano posto poco lontano da lei. Non capivo cosa stesse facendo, ma incurioto, l’ho seguita con lo sguardo. Quando ho visto prendere la mano dell’uomo, ho capito tutto. Quello era un momento sacro per loro, il momento in cui recitando il Padre Nostro insieme, tenendosi per mano, si mostravano a Dio per come Lui li vedeva, come una nuova ed unica creazione, fatta di lei e di lui. Due persone diverse ma  un solo cuore che si percepiva chiaramente in me che li osservavo. Guardarli mi ha fatto pensare al bellissimo significato di quel modo di recitare la pregiera che Gesù ci ha insegnato. Erano lì davanti al Signore, insieme, a dire ancora dopo tanti anni, domenica dopo domenica, il loro ci siamo. Erano lì, insieme, a riconsegnare il loro amore a Gesù, con tutte le loro fragilità e debolezze. Fragilità e debolezze rese ancor più visibili dalla loro vecchiaia, ma che in realtà tutti abbiamo anche se possiamo mostrare un corpo sano ed in salute. Erano lì, ancora una volta, a dire a Gesù che avevano bisogno di Lui, che il loro matrimonio, la loro relazione sponsale, non riguardava soltanto loro ma era una relazione che guardava a Lui. Il loro sguardo non era l’uno verso l’altra, ma verso il cielo, verso Gesù, verso quell’abbraccio e quella gioia che è la meta del loro viaggio insieme.

Ci sono tanti liturgisti che non ritengono giusto tenersi per mano durante la recita del Padre Nostro, io non lo so se sia giusto o meno, rispetto il pensiero di chi è più preparato di me su queste cose. Quando però, a prendersi per mano sono marito e moglie, siamo io e Luisa, sono sicuro nel dire che sia la cosa più gradita a Dio, perchè è un rendere grazie a Dio per le meraviglie che ha compiuto in noi e nella nostra vita. Significa tornare a Lui e dire non solo con le parole ma con il linguaggio dell’amore, siamo uno per te, con te e in te.

Antonio e Luisa.

 

Il matrimonio e la famiglia nell’ordine della Grazia!

Questa riflessione non è nostra, l’abbiamo trovata in rete. Esprime in modo chiaro e conciso una realtà molto complessa.

Considerando le motivazioni più strettamente teologiche, il matrimonio è uno dei sette sacramenti della nuova alleanza. Che cosa si intende per sacramento? Come avviene per ogni persona così la chiesa ritiene fondamentale che alcuni avvenimenti vengano ricordati. Questo trova la sua motivazione nel fatto che come un avvenimento può aver inciso in modo radicale nella vita di un individuo, così per il popolo di Dio alcuni avvenimenti hanno determinato delle conseguenze estremamente rilevanti. Il fatto centrale, unico e fondamentale nella vicenda della nostra salvezza è la morte e resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Quale significato assume per ciascuno di noi? Ogni persona è destinata a vivere lo stesso mistero di morte e resurrezione del Nostro salvatore. Gesù ha assunto la nostra natura divenendo così non solo solidale con il genere umano, ma raggiungendo un obiettivo ancora più importante: liberare ciascuno dal peccato, cambiare la condizione decaduta degli uomini, reintrodurre l’umanità nell’alleanza con il Padre. Nel sacrificio della croce la nostra carne di peccato muore e si realizza la nuova dimensione di resurrezione. La morte è sconfitta per sempre e l’uomo è salvato. Egli è chiamato a rispondere decidendo se accogliere il dono. È necessario, per poter dare tale risposta, che l’uomo possa conoscere più in profondità ciò che Dio ha realizzato per la sua salvezza. I sacramenti sono il dono di Dio attraverso il quale ogni individuo può fare esperienza dell’azione santificante della grazia. Chiarita la natura dei sacramenti e il loro ruolo fondamentale, è importante cogliere come il matrimonio si inserisca e quale valore assume. Per gli sposi il matrimonio diventa lo spazio in cui essi possono inserire la loro vita coniugale nel mistero pasquale di passione, morte e resurrezione di Gesù. Nel sacrificio della croce il Signore ha manifestato fino a che punto sia immenso l’amore di Dio per l’uomo. Non esiste amore più grande di questo. Cristo rende partecipi i coniugi di questo amore. Non solo: li rende capaci di amare allo stesso modo. Questo non vuol dire che il matrimonio consiste in uno sforzo continuo che le due persone devono attuare per raggiungere la perfezione dell’amore, poiché umanamente questo risulta impossibile; vivere cristianamente il matrimonio significa invece porre la relazione con il coniuge in un’ottica di apertura dove più che lo sforzo è importante accogliere il dono di Dio. È il Signore infatti che rende gli sposi capaci di amare. Il desiderio degli sposi di essere un corpo solo e un’anima sola trova la sua pienezza nella totalità del dono di sé sia a livello spirituale che fisico .

Sr. Alessia Farronato pssf

Il legame coniugale cristiano

Il legame coniugale cristiano. Cosa è? Sembra un concetto legalistico e dottrinale. Per certi versi lo è. Per gli sposi è altro. Per gli sposi è una scoperta meravigliosa che si comprende poco alla volta. Partiamo dalla dottrina, consapevoli che la dottrina esprime ciò che è pienezza e verità nella relazione con le persone e con Dio. Il Catechismo enuncia:

1639 Il consenso, mediante il quale gli sposi si donano e si ricevono mutuamente, è suggellato da Dio stesso [Cf Mc 10,9 ]. Dalla loro alleanza “nasce, anche davanti alla società, l’istituto (del matrimonio) che ha stabilità per ordinamento divino” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48]. L’alleanza degli sposi è integrata nell’alleanza di Dio con gli uomini: “L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48].

1640 Il vincolo matrimoniale è dunque stabilito da Dio stesso, così che il matrimonio concluso e consumato tra battezzati non può mai essere sciolto. Questo vincolo, che risulta dall’atto umano libero degli sposi e dalla consumazione del matrimonio, è una realtà ormai irrevocabile e dà origine ad un’alleanza garantita dalla fedeltà di Dio. Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina [Cf Codice di Diritto Canonico, 1141].

Detto in parole semplici,  una volta che il sacramento è celebrato e sigillato nella carne con il primo rapporto ecologico, lo Spirito Santo si effonde sugli sposi, nella loro relazione affettiva umana e con il suo fuoco ardente d’amore li salda in modo indissolubile. La relazione degli sposi diventa tenda dove Dio prende dimora. Da quel momento gli sposi amano Dio con un cuore solo. Non solo, da quel momento  la sposa prende dimora nel cuore dello sposo e viceversa. Sposo e sposa vivono costantemente nella presenza reciproca, presenza che può non essere concretamente evidente, perchè gli impegni e il lavoro possono separare gli sposi durante la giornata, non si è sempre insieme,  ma spiritualmente tale presenza costante è reale e percepibile.  La presenza dell’altro/a dona serenità, pace e forza nell’affrontare ogni situazione. I momenti di preghiera dell’uno/a diventano ricchezza anche per il coniuge e i sacramenti nutrimento anche per il coniuge. Tutto questo è incorruttibile anche quando uno dei due coniugi abbandona l’altro/a. Ecco perchè la preghiera offerta di colui/colei che resta fedele ha una forza di redenzione e di intercessione per la salvezza del coniuge potentissima. Perchè quesro vincolo è ancora presente, anche se l’altro/a fa di tutto per strapparlo e liberarsene.

Nella mediazione reciproca, nella relazione e nella vita comune gli sposi si preparano alla vita eterna, alle nozze eterne con Dio. Essi vanno a Dio come due mani giunte, fuse e unite tra loro, dal fuoco consactante dello Spirito Santo.

Attraverso questa realtà trascendente,gli sposi diventano immagine di Dio, l’immagine più completa che l’uomo possa rappresentare di una realtà infinita e divina.

Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.

Non l’uomo da solo, non la donna da sola, ma l’uomo e la donna insieme, nella loro relazione d’amore, nella loro diversità e nella loro complementarietà. L’uomo e la donna, l’amante e l’amata, che nella loro relazione d’amore esprimono la forza creatrice di Dio, divenendo cocreatori di Dio nel generare nuova vita e nuovo amore.

In questo contesto straordinario e di una grandezza che commuove, trova senso l’amplesso fisico, riattualizzazione del sacramento del matrimonio, che esprime in un gesto di pochi minuti una relatà perenne, costante e indissolubile. L’amplesso fisico esprime nella carne il legame coniugale dello Spirito Santo, l’amplesso fisico è segno nella carne di quel fuoco consacrante  che ha unito i cuori dei due sposi. L’amplesso fisico diventa quindi fonte di Grazia e profezia dell’amore di Dio.

Spero con questo accenno, sicuramente insufficiente e approssimativo, di aver almeno reso  una vaga idea su cosa sia il legame coniugale cristiano, realtà spesso vissuta dai coniugi ma non conosciuta.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti in Cristo.

Tutti noi battezzati siamo sacerdoti (vedere il precedente articolo Sposi sacerdoti nel dono di sè). Abbiamo il sacerdozio comune di Cristo (da non confondere con il sacerdozio ordinato). Come vivere il sacerdozio nel nostro matrimonio?

L’unico vero, unico e sommo sacerdote è Gesù che fa da mediatore tra gli uomini e Dio. Lo fa donando tutto se stesso sulla croce. Nel sacrificio della croce Gesù è offerente e offerta. Gesù dà tutta la sua vita per la nostra salvezza. Quella di Gesù non è però, un’offerta solo di riparazione di tutto il peccato dell’umanità, ma è prima di ogni altra cosa un gesto d’amore. Sulla croce ci sta amando.  Non c’è gesto più grande compiuto da Dio per noi di questo.  Non c’è un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici, è quanto troviamo scritto anche nel Vangelo. Quali sono le caratteristiche di questo amore? E’un amore totale. Meglio, è  un amore sponsale. Gesù in quel momento manifesta il suo desiderio di unirsi sponsalmente (in maniera totale, definitiva e indissolubile) all’umanità, a ciascuno di noi. Stabilisce la nuova alleanza, patto d’amore indistruttibile e per sempre.  Gesù offre la sua vita, versa il suo sangue e dona il suo corpo per portarci a Lui e quando rispondiamo accogliendo questo suo dono ecco che nasce la Chiesa. Chiesa sposa di Cristo.  Capite ora, come questa realtà sia strettamente collegata al sacramento del matrimonio. San Paolo in Efesini ci mostra questa stretta connessione. Il mistero del matrimonio, della relazione tra un uomo e una donna sono immagine del rapporto tra Dio e la sua Chiesa. Voi mariti (ma vale anche per le mogli) dovete amare le vostre mogli come Dio ha amato la sua Chiesa. Come l’ha amata? Dando la sua vita.   Quando riflettiamo sul matrimonio riflettiamo sul sacrificio di Gesù sulla croce. Quando riflettiamo sul sacrificio di Gesù sulla croce, stiamo riflettendo anche sul matrimonio sacramento. L’uno richiama l’altro. Capite che mistero grande? Io no faccio una grande fatica, è una realtà troppo immensa e bella per la piccolezza di ciò che sono. Ma così è, e non posso che lodare Dio per questo.

Facciamo un passo avanti. In virtù del battesimo, come già detto,  diventiamo sacerdoti, o meglio siamo abilitati ad essere sacerdoti. Come esercitare il nostro sacerdozio? Nel dono. Tutti i gesti che compiamo nella nostra vita, se offerti come gesti d’amore a Gesù, sono gesti sacerdotali. Le nostre fatiche, le opere, le parole e i gesti offerti a Gesù sono tutti gesti sacerdotali. In quel momento siamo mediatori, mostriamo Dio a chi ci è vicino. Nel sacramento del matrimonio lo Spirito Santo agisce sui nostri doni battesimali e quindi, anche sul nostro sacerdozio comune.  Il sacerdozio sarà vissuto d’ora in poi con modalità e finalità nuove, proprie del matrimonio. Il matrimonio è  questo, vivere la nostra dimensione sacerdotale, donandoci totalmente al nostro sposo o la nostra sposa. Ecco sono tuo. Mi offro per te. Dono la mia vita a te. Con quale modalità sono chiamato a farlo? Alla maniera di Gesù. La mia santità matrimoniale e vocazione matrimoniale si gioca esattamente su questo aspetto. La capacità di amare la nostra sposa o il nostro sposo come Cristo. Il mio dono deve essere sempre più perfetto. Tanto più viviamo questo, tanto più diventiamo santi, perché rispondiamo alla nostra chiamata. Vivendo questo amore, diveniamo una luce meravigliosa per noi, per i nostri figli e per tutti. Tutti hanno nostalgia di questo nel cuore. Una coppia che rifulge di luce e d’amore suscita in chi la incontra meraviglia, stupore, incanto e nostalgia di poterla vivere a sua volta. La dimensione sacerdotale del nostro matrimonio ci porta a vivere sempre di più questo amore totale, indissolubile e unico. Papa Francesco al numero 75 di Amoris Laetitia scrive:

Secondo la tradizione latina della Chiesa, nel sacramento del matrimonio i ministri sono l’uomo e la donna che si sposano,[70] i quali, manifestando il loro mutuo consenso ed esprimendolo nel reciproco dono corporale, ricevono un grande dono. Il loro consenso e l’unione dei corpi sono gli strumenti dell’azione divina che li rende una sola carne.

Gli sposi possono essere ministri solo in virtù del battesimo, che gli abilita a donarsi l’uno all’altro in un sacramento.  Senza dono totale di sé, espresso con le parole e il corpo nell’amplesso fisico non ci può essere sacramento del matrimonio. Questi sono i famosi casi di nullità del sacramento. Il matrimonio è nullo se c’è vizio nel consenso o nell’intimità coniugale. Se manca uno o l’altro manca il dono totale. Ora si capisce come certe regole non siano invenzioni della Chiesa, ma rientrano tutte nella logica del battesimo. Cristo prende dimora stabile in noi, nel nostro amore. Si forma una nuova Chiesa. Piccola Chiesa domestica. La Chiesa infatti cosa è? E’ Cristo insieme alle sue membra. Lui è il capo e noi le membra. Gesù si offre e noi accettiamo la sua offerta. Cosa accade nel matrimonio? Lo sposo in cui abita Cristo si offre alla sua sposa e viceversa.  Sorge una nuova Chiesa. Cristo in quel momento si sta donando alla sposa nel corpo e nelle parole dello sposo. Cristo si sta donando allo sposo nei gesti e nelle parole della sposa. Da quel momento gli sposi divengono sacramento perenne. Diventano offerenti e offerta. Il sacramento sappiamo essere un insieme di gesti e parole che rendono presente Dio e manifestano la presenza di Dio. Gli sposi amandosi rendono presente Dio in ogni gesto d’amore dell’uno verso l’altro. Capite ora cosa intende il Papa quando ammonisce sul divorzio. Capite ora come il divorzio sporca l’immagine di Dio? Intuite che realtà grande è il vostro matrimonio?

Antonio e Luisa

L’amore che riceve senza dare è sfigurato.

89. Tutto quanto è stato detto non è sufficiente ad esprimere il vangelo del matrimonio e della famiglia se non ci soffermiamo in modo specifico a parlare dell’amore. Perché non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare. In effetti, la grazia del sacramento del matrimonio è destinata prima di tutto «a perfezionare l’amore dei coniugi».Anche in questo caso rimane valido che, anche «se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe» (1 Cor 13,2-3). La parola “amore”, tuttavia, che è una delle più utilizzate, molte volte appare sfigurata.

Dopo aver approfondito alcuni punti di Amoris Laetitia che sono serviti a caratterizzare il sacramento del matrimonio, Papa Francesco con il quarto capitolo dell’esortazione apostolica entra nel cuore del matrimonio, cercando di spiegare come si deve manifestare l’amore per essere davvero tale. Per farlo, vedremo successivamente, si avvale dell’inno all’amore di San Paolo.

Papa Francesco constata come la parola amore sia spesso una parola sfigurata, l’amore nella nostra società individualista nasconde spesso un concetto di possesso, di utilità, di prevaricazione, di egocentrismo. L’amore è tale perchè provoca sensazioni, perchè mi fa stare bene, perchè mi permette di soddisfare le mie esigenze affettive e sessuali. Sostanzialmente amare nel nostro tempo significa ricevere. Amo finchè mi conviene amare. E’ questo l’amore? E’ questo l’amore che ci insegna Gesù? E’ questo l’amore che ci permette di vivere un sacramento santo nella nostra vita di coppia? Non è questo, e il Papa cercherà di spiegarlo. Questo è il modo più facile per fallire un matrimonio. Quando arrivano le prove, le stanchezze, le sofferenze, le malattie ecco che il matrimonio non ci  dà più nulla, ma al contrario “pretende” (sacrilegio!) che siamo noi a darci, a donarci.Nei momenti difficili, quando non riceviamo che briciole, è proprio in quei momenti che ci viene chiesto di più.  Proposta che ci coglie impreparati e ci risulta incomprensibile. Il matrimonio diventa così una scuola dove impariamo a donarci, a scendere dal piedistallo, a capire che il mondo non gira attorno a noi. Ed è così che la stanchezza del coniuge, i suoi momenti di stress, i momenti di scoraggiamento, fino ad arrivare alle situazioni più gravi e difficili come la malattia, diventano per noi occasione di amare, di farci portatori di speranza, di forza, di misericordia. Il nostro amare senza ricevere fa sentire il nostro sposo o sposa amato/a per ciò che è, non per ciò che fa o che ci dà. E questo è grande. Amati in modo incondizionato, totale, per sempre. Un sacerdote missionario in Brasile ci ha raccontato un aneddoto: “Quando celebro un matrimonio chiedo agli sposi il perchè di quella scelta. Molti di loro mi rispondono per essere felici, considerando tale risposta la più ovvia e vera. Io allora faccio finta di mandarli via indignato, perchè non è la risposta corretta. Poi li richiamo e gli dico che avrebbero dovuto rispondere per rendere felice l’altro.”

Questa è una grande verità. Ci saranno momenti difficili, di crisi, in cui l’altro non sarà in grado di darci amore e di renderci felici, e in quel momento dove sentiremo aridità e lontananza che dovremo darci più di prima, perchè sarà il momento in cui il nostro coniuge avrà più bisogno di noi, del nostro amore, della nostra vicinanza e  attenzione.

Crisi deriva dal greco, è significa scelta. Ecco nella crisi noi abbiamo la possibilità di scegliere se restare accanto al nostro sposo/a oppure scappare verso un’illusione di felicità lontano da lui/lei. Abbiamo la possibilità di scegliere tra l’amore e l’egoismo. Se terremo lo sguardo fisso a quel crocefisso che ci ricorda cosa è l’amore, la scelta non sarà difficile.

Concludo con una testimonianza di vita:

Turia Pitt, ex modella e sportiva australiana, oggi simbolo ed esempio per tutte le donne del mondo. Tre anni fa l’ex modella è incappata in un vasto incendio nei boschi del Sudafrica, perdendo quasi la vita. Le conseguenze sul suo corpo sono state devastanti e rimarranno tali per tutto il resto della sua esistenza: ustioni gravi che l’hanno ricoperta per il 65%, 100 interventi chirurgici e 800 giorni in ospedale.

Con il passare del tempo, Turia ha saputo rialzarsi, riprendersi e addirittura diventare una motivatrice per tante donne. Nel frattempo ha lasciato le passerelle e lo sport, facendo della sua esperienza un punto da cui ripartire e un esempio per aiutare gli altri. Gli ostacoli e il cambiamento fisico non hanno compromesso nemmeno la storia d’amore con Michael Hoskin. Un uomo che si è dimostrato forte e nello stesso tempo dall’animo profondo.

Michael, intervistato qualche giorno fa dalla CNN, ha raccontato di avere recentemente lasciato il suo lavoro per stare accanto la compagna. “È come se avessi sposato la sua anima, lei è l’unica donna che continua a realizzare i miei sogni“, ha dichiarato ai microfoni dell’emittente televisiva statunitense. Parole che hanno commosso tutti i presenti e che sono la prova di come un legame possa andare al di là dell’esteriorità.

Il viso di Turia è sfigurato dalle fiamme, ma non è sfigurato il suo amore e quello di Michael che bruciano di un fuoco che non consuma e non riduce in cenere ma che brilla più che mai.

Antonio e Luisa.

Ama e lasciati amare

Qualche giorno fa, siamo andati a Roma, e abbiamo avuto la grazia di poter pregare davanti alla tomba di Chiara Corbella e dei suoi due piccoli angeli Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni. Non ho conosciuto Chiara in vita, ma la sua storia mi è entrata dentro, ha suscitato in me una sana invidia per come lei ed Enrico sono stati capaci di vivere situazioni tanto dolorose, con un abbandono completo a Dio. Nello stesso tempo, la storia di Chiara mi ha donato la speranza che tutti noi possiamo avere quello che lei ha avuto: forza, Grazia, bellezza, speranza. Dio, infatti, ci vuole tutti così, sta a noi dire il nostro sì proprio come hanno fatto Chiara ed Enrico. Non li conosco, ma gli voglio bene e provo tanta gratitudine, perché la loro testimonianza è per tutti e anche per me.

Leggendo il libro sulla storia di Chiara ed Enrico, ho capito quello che penso sia il cuore della loro vita e quello che possono insegnare a tutti noi.

Noi siamo imperfetti, abbiamo limiti e fragilità, la croce ci spaventa, ma è proprio nella nostra fragilità che troviamo la nostra forza e il nostro coraggio.

Noi non vediamo Chiara ed Enrico per quelli che sono (con tanti difetti come ognuno di noi), ma vediamo Chiara ed Enrico trasfigurati da Gesù, due persone che hanno aperto il loro cuore a Gesù e alla sua Grazia e Gesù non ha tradito. Negli anni della gioia del matrimonio, ma anche della croce della morte dei figli e della sua malattia, Chiara non mostrava più soltanto Chiara, ma attraverso di lei si faceva esperienza diretta dell’amore, di Gesù.

E’ bello, a questo proposito, quello che Enrico scrive di lei, che è poi uno dei passaggi che mi hanno colpito molto del libro “Piccoli passi possibili”:

Come la Vergine Maria, non parli mai di te, ma del tuo amore. E’ stata lei a presentarti suo Figlio e tu ora fai lo stesso con noi.

Chiara ci insegna questo, la santità non è un talento innato, che spetta a qualcuno di predestinato, la santità è per tutti, la santità non è nello straordinario, ma è nel fare in modo straordinario le cose ordinarie della vita. Chiara ed Enrico hanno solo detto sì e lo straordinario si è manifestato nel gesto ordinario di accogliere la vita sempre. Chiara ci insegna che possiamo essere come lei se solo riusciamo ad aprire il nostro cuore a Gesù o, come dice lei, ad amare e a lasciarsi amare. Chiara non ci lascia scuse. Non importa se abbiamo difetti, paure, imperfezioni e fragilità, Dio può fare meraviglie in noi attraverso la Grazia. Chiara, sono sicuro, si è vista con gli occhi di Dio, ha visto tutta la meraviglia della sua imperfezione umana, perché proprio in quella imperfezione si è lasciata amare ed ha imparato ad amare. Chiara è tutto questo ed è per questo che tante persone trovano conforto dalla sua vita e la pregano già come santa.

Per capire chi era Chiara vi riporto uno scritto tratto dal suo diario e riportato nel libro “Piccoli passi possibili”. Parla di Davide, il suo secondogenito. Anche lui, come Maria Grazia Letizia (la primogenita), presenta diverse malformazioni tanto da essere destinato a morte certa entro pochi minuti dalla nascita. Chiara esprime in queste poche righe, una libertà, un affidamento a Dio e un amore meravigliosi, tanto da sconfiggere la morte e la malattia e vedere in Davide non solo la meraviglia di una creatura umana, ma anche una via di salvezza per lei e per tutti.

Chi è Davide? Un piccolo che ha ricevuto in dono da Dio un ruolo tanto grande, quello di abbattere i grandi Golia che sono dentro di noi. Abbattere il nostro potere di genitori di decidere su di lui e per lui. Ci ha dimostrato che lui cresceva ed era così perché Dio aveva bisogno di lui così. Ha abbattuto il nostro diritto a desiderare un figlio che fosse per noi, perché lui era solo per Dio.. Ha abbattuto il desiderio di chi pretendeva che fosse  il figlio della consolazione, colui che ci avrebbe fatto dimenticare il dolore per la morte di Maria Grazia Letizia. Ha abbattuto la fiducia nella statistica, di chi diceva che avevamo le stesse probabilità di chiunque altro di avere un figlio sano. Ha smascherato la fede magica di chi crede di conoscere Dio e poi gli chiede di fare il dispensatore di cioccolatini. Ha dimostrato che Dio i miracoli li fa, ma non con le nostre logiche limitate perché Dio è qualcosa di più dei nostri desideri. Ha abbattuto le idee di quelli che non cercano in Dio la salvezza dell’anima ma solo quella del corpo; di tutti quelli che chiedono a Dio una vita felice e semplice che non assomiglia affatto alla via della croce che ci ha lasciato Gesù. Davide così piccolo si è scagliato con forza contro i nostri idoli e ha gridato con forza in faccia a chi non voleva vedere; ha costretto tanti a correre ai ripari per non riconoscere di essere stati sconfitti. Io invece ringrazio Dio di essere stata sconfitta dal piccolo Davide; ringrazio Dio che il Golia che era dentro di me ora è finalmente morto.Grazie a Davide nessuno è riuscito a convincermi che quello che ci stava capitando era una disgrazia, che deriva dal fatto che ci eravamo allontanati da Dio, anche inconsciamente. Ringrazio Dio perché il mio Golia è finalmente morto, e i miei occhi sono liberi di guardare oltre e seguire Dio, senza avere paura di essere quella che sono.

Chiara, tu sei riuscita a passare nella porta stretta. Il segreto per riuscire a passare per quella porta non è fare o non fare qualcosa, che diventa spesso moralismo, ma è di più, è seguire Gesù fino a Gerusalemme, fino alla fine e tu Chiara hai saputo farlo.

Chiara intercedi per tutti noi, aiutaci ad amare e a lasciarci amare come hai saputo fare tu e fa’ che possiamo trasformare la nostra vita e il nostro matrimonio in qualcosa di meraviglioso, perché, anche se noi siamo imperfetti, il nostro amore in virtù della Grazia può essere perfetto.

Antonio e Luisa

 

I frutti di un’unione casta ed ecologica 2

Il secondo frutto della riattualizzazione del sacramento del matrimonio è l’aumento della Grazia santificante. Se gli sposi sono in amicizia con Dio, cioè sono in “grazia di Dio”, quando riattualizzano il matrimonio, possiedono un certo grado di grazia santificante. Questa, durante l’unione fisica, è aumentata in base al desiderio ardente d’immergersi in Dio presente nei loro cuori e all’intensità d’amore con cui vivono la celebrazione.

L’aumento della grazia santificante comporta una partecipazione più intima alla vita divina.

Questa grazia, che è un aumento soprannaturale dell’amore degli sposi, divinizza la creatura, rendendola più intensamente simile a Dio, in cui la vita è amore.

L’aumento della grazia operato nell’amplesso non va inteso unicamente come crescita dell’amore divino in noi, ma anche come aumento della comprensione delle ricchezze e gioie racchiuse in tale amore. Gli sposi comprendono meglio la dimensione profetica del loro amore (sono segno dell’amore di Dio in sé stesso e verso gli uomini) e al tempo stesso lo sperimentano nella vita, mostrandola più intensamente agli uomini.

L’aumento di questa Grazia non è necessariamente uguale per entrambi gli sposi, ma dipende dall’apertura del cuore di ognuno di loro.

L’amore divino effuso in noi con la Grazia santificante, è una sola cosa con il nostro amore naturale, che viene però perfezionato ed elevato.

Così la Grazia santificante, che scaturisce dall’unione fisica degli sposi, stabilisce un intreccio meraviglioso tra l’umano e il divino, tra l’impegno dell’essere umano e la gratuità di Dio: è un canto d’amore che unisce cielo e terra.

Antonio e Luisa

I frutti di un’unione casta ed ecologica 1

Abbiamo letto nel punto 74 dell’Amoris Laetitia come il rapporto fisico sia via di Grazia per gli sposi. Ma cosa ci regala ogni rapporto fisico? Quali sono gli effetti sugli sposi?

I frutti di ogni rapporto ecologico e casto sono:

  • Effusione dello Spirito Santo
  • Aumento della Grazia Santificante
  • Aumento dell’amore naturale
  • Generazione di vita nuova.

Il primo frutto è quindi l’effusione dello Spirito Santo.

L’effusione avviene quando la persona è in amicizia con Dio. Qualora il cuore degli sposi fosse in peccato mortale, occorrono la contrizione del peccato e la riconciliazione con Dio, perché lo Spirito torni a prenderne possesso. In questo caso non vi è una nuova venuta dello Spirito, ma un incremento della Sua presenza con nuove caratteristiche e nuovi doni (perché il nostro cuore si è maggiormente aperto ed è maggiormente capiente per contenerlo).

L’amplesso fisico, vissuto infatti nella sua pienezza ecologica e soprannaturale, matura più profondamente tutto l’essere degli sposi nell’amare, abilitandoli in modo più perfetto ad irradiare il kerigma fondamentale della salvezza: Dio ama teneramente ogni uomo.

Questa intensificazione della presenza dello Spirito trasforma l’esercizio dell’intimità coniugale in una Pentecoste continua.

Lo Spirito Santo, attraverso questa discesa rinnovata in ogni amplesso, progressivamente penetra, purifica, trasforma l’umanità degli sposi, assimilandola sempre più a quella di Cristo e per essa la unisce maggiormente alla sorgente di ogni amore: la Trinità!

Certo sembra un’utopia vivere l’amplesso in questo modo, come mezzo di crescita della Grazia e di incontro, unione e dono con il proprio sposo o sposa. In noi è sempre presente la corruzione della carne e la lussuria, inculcata in noi dal peccato originale ma ancor più dai peccati personali e dalla cultura dominante. Però, più cresciamo in questo e più lo Spirito ci dona il frutto del “dominio di sé”.

Sant’Ireneo evidenzia come l’effusione costante dello Spirito porta alla graduale trasformazione della persona da uomo carnale a uomo spirituale.

Questo per noi sposi significa saper dominare i propri istinti, pulsioni ed egoismi per potersi unire in profondità con la nostra sposa o il nostro sposo, in vista delle nozze eterne con Cristo Sposo.

Continua con il secondo frutto……

Antonio e Luisa

L’amore è solo nella speranza

La crisi matrimoniale e sociale dei nostri tempi è anche una crisi di speranza. Se non abbiamo la speranza di una vita eterna e dell’abbraccio d’amore con il Dio Creatore nostro Padre, allora tutto perde senso. Diventa inevitabile arrendersi al carpe diem, al godere del momento presente e cercare il piacere e l’appagamento dei sensi prima di ogni altra cosa.

Il sacramento del matrimonio attraverso la Grazia unisce le virtù della speranza degli sposi, aprendoli uniti alla vita eterna.

La speranza si inserisce come fine nell’amore sponsale, ne diventa una parte inscindibile.

Gli sposi si amano nel tempo, ma Dio, attraverso la speranza, apre loro gli orizzonti, non limita tutto a pochi anni ma regala l’eternità, l’eternità alla quale la nostra umanità anela, perchè la nostra umanità è stata creata per non morire mai ed è stata scandalizzata dalla morte introdotta dal peccato.

Dio, con la sua misericordia infinita, ci dona la certezza di giungere alle nozze eterne con Lui. Senza questa speranza, nulla ha più senso. La vita matrimoniale senza speranza è come un cielo senza sole e occhi senza vista, come Padre Bardelli spesso diceva.

Anche lo stesso amplesso fisico perde il suo senso più profondo di riattualizzazione di un sacramento ed è, per forza di cose, abbassato a una comunione sensibile incentrata sul piacere più o meno fine a se stesso. Senza speranza spogliamo il rapporto fisico dell’esperienza di Dio. Nell’estasi della carne, il rapporto fisico dovrebbe far sperimentare, seppur in modo limitato dalla nostra natura, il per sempre di Dio, l’abbraccio divino dell’oggi di Dio.

Solo se il nostro sguardo sarà rivolto a Dio e alle nozze eterne con Lui, riusciremo a dare significato al presente e a tutto quello che incontreremo nella nostra vita di coppia di bello e di brutto.

I magi non si sono persi, perchè hanno avuto lo sguardo fisso sulla stella che li ha guidati lungo il cammino verso l’obiettivo che si erano posti: incontrare il Re. Noi sposi siamo come i magi. Solo guardando la stella del nostro matrimonio che è Gesù, potremo giungere da lui, insieme, per abbracciarlo eternamente. Senza stella saremmo come profughi in mezzo al mare, in balia delle onde e delle correnti che ci trascinano avanti ma senza una vera meta e un vero significato.

Gli sposi, anzi, noi sposi dobbiamo recuperare il senso della speranza cristiana, solo così saremo portatori e donatori gioiosi del vero significato della vita al mondo, che in gran parte lo ha perduto.

Antonio e Luisa