Castità tra ipocrisia e pienezza

Ieri in parrocchia il nostro gruppo famiglie ha proposto un film: Mustang. Un film crudo, che racconta la vicenda di cinque sorelle turche. Abitano in un piccolo paese a mille chilometri da Istanbul. Hanno perso i genitori e sono cresciute dallo zio e dalla nonna. Una cultura islamica conservatrice impone loro uno stile di vita lontano dai loro desideri. Una società che impone matrimoni combinati, moderazione nel vestire e obbligo di verginità e castità prima del matrimonio. La donna deve essere pura, pudica e virtuosa. Solo la donna. Per l’uomo non vale. Questi sono valori importanti anche per noi cristiani e per noi che scriviamo questo blog. La castità non è però quella raccontata nel film. La castità non è quella che esibisce il lenzuolo macchiato di sangue dopo la prima notte. La castità non è quella delle visite per confermare la verginità. Queste cose, che accadono ancora in alcune parti della Turchia, erano normali anche in Italia fino a poche decine di anni fa. Non dappertutto. Non sentiamoci superiori. Nel dibattito susseguente al film sono uscite testimonianze molto significative. Una amica è arrivata a dire che nel collegio dove studiava la sua compagna di stanza aveva rapporti anali con il fidanzato per poter arrivare vergine al matrimonio. Stiamo scherzando? Questa sarebbe la castità? Questa è una poveretta che per una morale ipocrita si trova costretta a fare cose ancora peggiori del rapporto fisico. Il sessantotto per forza ha spazzato tutto questo. Non poteva che essere così. La castità che dovrebbe liberare e consentire ai ragazzi di vivere la sessualità nel modo più vero ed autentico, per colpa nostra, è diventata parola che evoca le catene. La castità è privare della libertà nel sentire comune. Questo ha portato un rifiuto categorico di questa modalità di vivere l’amore. Quando non c’è stata più un’autorità morale che abbia saputo controllare l’aspetto della sessualità la bomba è esplosa. Diamo spesso la responsabilità alla rivoluzione sessuale del sessantotto per tutta l’immoralità che qualifica la nostra società occidentale. Credo che le cause vadano ricercate a monte. La rivoluzione sessuale è una conseguenza inevitabile di questa incapacità di dare conto della morale cristiana. Non abbiamo saputo per secoli raccontare la bellezza della castità, l’abbiamo solo imposta come legge bigotta ed ingiusta. Tutta apparenza. Legge che peraltro valeva solo per la donna e non per l’uomo. Il sessantotto non è una maledizione. Il sessantotto ha solo dato il colpo di grazia a una morale malata e debole, senza una reale consistenza. Non a caso, ma per Grazia, pochi anni prima si era concluso il Concilio Vaticano II. Concilio che ha cercato di rimettere la Chiesa in carreggiata. Questa è l’ora delle famiglie. E’ la nostra ora. Dobbiamo essere capaci di mostrare ai nostri ragazzi la bellezza della vita casta. La bellezza di una relazione fedele. L’importanza di saper aspettare per il rapporto fisico. Perchè sono preziosi. Soltanto chi è disposto a donarsi completamente a loro nel matrimonio indissolubile, merita il dono del loro corpo. Altrimenti sarebbe una persona che più o meno consapevolmente le sta usando. Dobbiamo raccontare e saper mostrare la bellezza. Saper mostrare che la nostra via è più bella e funziona di più. Dobbiamo avere sapienza. La sapienza, come dice la parola stessa, non è solo la conoscenza di qualcosa. E’ soprattutto saper assaporare quella determinata realtà. Ecco, non dobbiamo imporre la castità. E’ una scelta perdente che crea solo infelicità e distanza tra genitori e figli. I figli, non appena ne avranno occasione, infrangeranno quella norma, perchè non la capiscono e non la accettano. Noi genitori saremo credibili se avremo saputo assaporare la castità e mostreremo la gioia che ne scaturisce e la pienezza di una relazione autentica e forte. I nostri figli possono essere impermeabili alle nostre parole, sermoni e sgridate, ma non lo sono di certo al nostro esempio. Chiediamo a Dio la sapienza.

Antonio e Luisa

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Costruire sulla roccia

Oggi Gesù nel Vangelo che la liturgia ci offre risponde alla domanda che tanti si fanno. Perchè tanti matrimoni anche tra cristiani falliscono?

La risposta di Gesù è diretta e senza possibilità di fraintendimenti.

Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile:
è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande».

Oggi siamo attratti dalla spiritualità della Chiesa, dall’impegno sociale a favore degli ultimi e dei deboli. Siamo attratti da alcuni sacerdoti che hanno carisma e sanno affascinare. E’ solo però un fuoco di paglia. Al primo alito di vento tutto crolla. Gesù dice in un altro passo:

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti;

Gesù non lo dice come il bambino capriccioso, ma come colui che amando per primo ci ha fornito gli strumenti per essere felici, la bussola per non perderci e il faro per non farci brancolare nel buio quando arrivano le tenebre. Gesù ci dice che ci ha amato per primi e se vogliamo rispondere al suo amore dobbiamo accogliere il suo progetto su di noi. Non vuole per lui riti vuoti, sacrifici falsi e preghiere svogliate che sanno di superstizione. Gesù vuole sacrifici veri, vuole che sappiamo rendere sacrificio la nostra vita e il nostro matrimonio. Sacrificio non inteso come soffernza, ma come offerta per rendere qualcosa di nostro suo, per rendere il nostro matrimonio sacro. Ed ecco che alla luce di questo è tutto chiaro. Ho sacrificato i rapporti prematrimoniali con la mia sposa per qualcosa di più grande. Gli ho sacrificati per rispettarla e non usarla, per discernere il mio futuro con lei senza gli annebbiamenti del sesso che possono farci sbagliare. Gli ho sacrificati per educarmi a saper aspettare e a trasformare la mia carica erotica in gesti di tenerezza che mi sono tornati tanto utili nel matrimonio. Gli ho sacrificati per farle capire che lei era così preziosa per me che avrei accettato tutto di lei solo quando le avessi promesso tutto di me. Nel matrimonio non abbiamo accettato il compromesso degli anticoncezionali se non per un periodo di circa un anno dove abbiamo ceduto per nostra debolezza ed è stato il più brutto ed arido di tutta la nostra vita di coppia. La scelta degli anticoncezionali è perdente per un motivo ben preciso. La volontà di ricercare il piacere e quindi la mentalità dell’egoismo prevale sul desiderio di unirsi con la propria sposa. Pur di usarla si vuole mutilarla di una parte importante: la sua fecondità che è fondamento del suo essere donna. Non diventa più un dono totale e un accoglimento di un dono totale, ma diventa l’ipocrisia dell’amore. Diventa l’egoismo che si veste d’amore. Con i metodi naturali non avviene questo. Il marito accettandoli dice alla propria sposa. Ti voglio tutta o niente. Sono disposto ad aspettare perchè sei bellissima nella tua interezza di donna feconda e non voglio eliminare nulla di te. Sei meravigliosa e offro la mia attesa con tutta la difficoltà che comporta a Dio per rinfraziarlo di avermi donato te o mia diletta. Potrei andare avanti per ore, ma mi fermo. Questo significa costruire sulla roccia. Così anche durante le tempeste sono sicuro di non crollare.

Antonio e Luisa

L’amplesso vertice di una corte continua (19 puntata corso famiglie Gaver 2017)

A questo punto è d’obbligo fare un accenno alla corte continua. Ne abbiamo parlato in tante occasioni durante questo corso. Ne abbiamo parlato, perché è un concetto fondamentale. L’amplesso fisico può essere dono e non uso dell’altro/a, può essere autentico, solo quando diventa culmine di una modalità di vita. Una vita caratterizzata da un amore che si prende cura, fatto di gesti carichi di tenerezza, di sguardi, di attenzioni, durante tutto l’arco della giornata e non solo quando si avvicina il rapporto o solo durante i preliminari. La corte continua è manifestare l’amore che siamo chiamati ad essere e a vivere noi sposi. Manifestazione che deve essere continua per essere nutrimento per l’altro/a. Serve a scaldare vicendevolmente i nostri cuori. La corte continua si inserisce in un discorso più ampio che riguarda la castità coniugale. Castità intesa comunemente, ma erroneamente, come qualcosa che limita e imprigiona, impedendo di vivere la gioia e il piacere. Nulla di più sbagliato. Vivere castamente significa rispettare l’ecologia dell’amore che stiamo vivendo. Quindi per i fidanzati si concretizza anche con l’astinenza (anche se non si limita ad essa), mentre nel matrimonio ci chiede di vivere appieno l’amore e l’unione dei cuori anche nella geografia del corpo. Agape ed Eros due facce della stessa medaglia. Concretamente la castità coniugale richiede di vivere in pienezza l’amore e di vivere con gioia, pienezza, piacere, intimità, profondità anche l’incontro intimo. Enrico Petrillo disse privatamente ad alcuni amici comuni che, per affrontare la morte dei due figli, lui e Chiara trassero forza dal rapporto fisico vissuto in modo casto. La castità è un modo di essere che abbraccia tutta la persona e che favorisce al massimo lo sviluppo della sua identità profonda. Qual è l’identità profonda? L’abbiamo visto all’inizio del corso: è essere amore. Castità fa rima con autenticità. L’amore casto è l’amore vero. Ribaltando la prospettiva, si può affermare che gli sposi che non vivono l’intimità sessuale (sempre che non ci siano impedimenti esterni alla volontà), non vivono castamente. Oppure vivere male l’intimità, usando l’altro/a, nutrendoci di pornografia, avendo rapporti non ecologici, usando anticoncezionali (a meno di problemi reali e dopo discernimento profondo), significa vivere non castamente. La corte continua ha quindi una doppia funzione: prepararci ad essere un cuor solo e un’anima sola nell’intimità e di nutrire il nostro amore. Ha la funzione di evitare che la pianta della nostra relazione inaridisca e secchi, ha la funzione di far sì che continuiamo ad essere un noi e che l’altro/a abbia sempre un posto importante nel nostro cuore e non venga sostituito/a da altro (lavoro, sport, altra persona, ecc.). La castità coniugale e di conseguenza la corte continua sono l’unico modo per vivere un matrimonio felice. Siamo persone umane chiamate a vivere e realizzarci nell’amore e la castità è la via. Più profondamente ci ameremo e più saremo nella gioia. Non sono solo belle parole, ma è un’esperienza sensibile che facciamo tutti i giorni e che tutti possono ricercare e vivere. Con l’esperienza matrimoniale, abbiamo compreso che, quando ci sono momenti più difficili, di aridità, in cui ci stiamo un po’ allontanando, è il momento di andare contro quelli che sono i sentimenti del momento e di ritagliarsi uno spazio solo per noi, per la coppia. Basta poco per recuperare tutto quello che si stava perdendo, ma bisogna sapere come agire e cosa fare. Un accenno per dire con forza che la coppia non è fatta di un papà e di una mamma, ma prima di ogni altra cosa è costituita da uno sposo e da una sposa che devono ricercare e ritagliarsi degli spazi solo per loro, per nutrire il loro amore. Anche i figli ne hanno bisogno, perché non si nutrono dell’amore individuale dei due genitori, ma si nutrono, come per induzione, dell’amore vicendevole dei due genitori. Sono al centro di un amore di relazione sponsale che li scalda e li rende sicuri. Loro sono il frutto di quell’amore e vederlo vivo e forte li rende vivi e forti.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?Terza puntata Io personale, spirito e corpo.Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importanteQuinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio socialeSesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturaleSettima puntata Un dono totale!Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umanaNona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei CanticiDecima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunioneUndicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amoreDodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramentoTredicesima puntata Il vincolo coniugaleQuattordicesima puntata Una cascata di GraziaQuindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.Sedicesima puntata Nell’amplesso la Grazia ci trasforma. Diciassettesima puntata Amplesso: Aumento di Grazia e di amore Diciottesima puntata Una fecondità che cresce

Dio non ti da più di quanto puoi contenere.

Vorrei iniziare con una breve storia di Bruno Ferrero, per trarre alcuni spunti di riflessione.
Festa al Castello
Il villaggio ai piedi del Castello fu svegliato dalla voce dell’araldo del Castellano che leggeva un proclama nella piazza.
“Il nostro Signore beneamato invita tutti i suoi buoni e fedeli sudditi a partecipare alla festa del suo compleanno. Ognuno riceverà una piacevole sorpresa. Domanda a tutti però un piccolo favore: chi partecipa alla festa abbia la gentilezza di portare un po’ d’acqua per riempire la riserva del Castello che è vuota…”
L’araldo ripeté più volte il proclama, poi fece dietro front e scortato dalle guardie ritornò al castello. Nel villaggio scoppiarono i commenti più diversi “Bah! E’ il solito tiranno! Ha abbastanza servitori per farsi riempire il serbatoio… Io porterò un bicchiere d’acqua e sarà abbastanza!”
“Ma no! E’ sempre stato buono! Io ne porterò un barile!”
“Io un ditale”
“Io una botte!”
Il mattino della festa, si vide uno strano corteo salire al castello. Alcuni spingevano con tutte le loro forze dei grossi barili o ansimavano portando grossi secchi colmi d’acqua. Altri, sbeffeggiando i compagni di strada, portavano piccole caraffe o un bicchierino su un vassoio. La processione entrò nel cortile del Castello. Ognuno vuotava il proprio recipiente nella grande vasca, lo posava in un angolo e poi si avviava verso la sala del banchetto. Arrosti e vino, danze e canti si succedettero, finché verso sera il signore del Castello ringraziò tutti con parole gentili e si ritirò nei suoi appartamenti.
“E la sorpresa promessa?”brontolarono alcuni con disappunto e delusione.
Altri dimostravano una gioia soddisfatta:”Il nostro signore ci ha regalato la più magnifica delle feste!”
Ciascuno, prima di ripartire, passò a riprendersi il recipiente. Esplosero delle grida che si intensificarono rapidamente. Esclamazioni di gioia e di rabbia. I recipienti erano stati riempiti fino all’orlo di monete d’oro. “Ah! Se avessi portato più acqua…”
Tratto da”Il canto del grillo” di B. Ferrero Ed. Elle Di Ci
Cosa ci insegna questa storiella? Può essere letta in tanti modi, per spiegare tante circostanze. C’è una lettura, quella che voglio fare, che è perfetta anche per il matrimonio. Il signore del castello è naturalmente Dio. Gli invitati siamo noi, ogni sposo e ogni sposa. Il recipiente è il nostro cuore. Le scelte fatte fino al giorno del matrimonio condizioneranno il tipo di recipiente che porteremo al castello. Chi ha vissuto solo per sè, senza una ricerca della castità, nel peccato, nella lussuria, nei rapporti prematrimoniali, nell’uso degli anticoncezionali porterà un bicchierino perchè il cuore è chiuso, non può contenere e dare di più. Chi invece ha scelto la strada più difficile, quella del sacrificio, del rispetto dell’altra persona aprendosi all’altro nel desiderio di un incontro e non di possederlo ed usarlo. Chi, insomma, ha scelto la castità, si presentera al palazzo del signore con un cuore grande come un barile. Naturalmente il palazzo simboleggia la chiesa e la festa la celebrazione del matrimonio. Il matrimonio è un sacramento. Nei sacramenti c’è un effusione di Spirito Santo, un dono di Grazia. La Grazia non è qualcosa di astratto. La Grazia è un surplus di amore divino che si poggia sull’amore umano degli sposi. Capite che chi si è presentato al matrimonio con un bicchierino non può pretendere un dono di Dio che il suo cuore non possa contenere. Fidanzati, preparate il vostro matrimonio nella verità, rispettandovi e quello che ne otterrete il giorno delle nozze e tutti i giorni seguenti della vostra vita insieme non vi farà rimpiangere i sacrifici che avete dovuto sostenere.
Antonio e Luisa
Allego un breve video che ho preparato per i miei figli per spiegare questi concetti.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fmatrimonioprofezia%2Fvideos%2F901719983280601%2F&show_text=0&width=560

Una parola sconosciuta!

C’è una parola che la nostra cultura ha ridicolizzato e mistificato. E’ una parola che è stata associata al medioevo, all’oscurantismo della Chiesa, alla sottomissione della donna, insomma una parola che il progresso ha cancellato senza che fosse rimpianta da nessuno. Anche le persone di Chiesa non ne parlano volentieri e spesso la considerano ormai sorpassata, di sicuro non una parola che sia importante per poter condurre una vita buona e cristiana e soprattutto autenticamente e pienamente umana. Anche io l’ho sempre considerata con diffidenza fino a quando un santo padre cappuccino è riuscito a mostrarmi il significato autentico di quella parola. Quella parola è declinata in tanti altri sostantivi. Quella parola è regalità, quella parola è bellezza, quella parola è pienezza e quella parola infine è fedeltà e verità. Quella parola è quella che più si avvicina al significato cristiano di amore. E’ regalità perchè attraverso quella parola dico al mondo e soprattutto a me stesso/a che valgo. Dico che non mi svendo a nessuno/a che non meriti e con sia degno/a di ricevere il mio dono totale, anche del corpo, e non solo del corpo. Solo chi è disposto/a a sua volta a donarsi totalmente a me nel matrimonio indissolubile, fedele e per sempre è degno/a di me. Nessun altro/a perchè chiunque altro/a mi userebbe senza amarmi veramente. Questa parola mi ha permesso di vivere come figlio/a di re consapevole del mio valore e non come mendicante in continua ricerca di briciole d’amore. Quella parola è bellezza perchè mi ha permesso di purificare il mio sguardo e di poter così ammirare la bellezza meravigliosa del mio sposo /della mia sposa.  Bellezza che pur contemplando la sensualità non si limita ad essa ma va molto più in profondità trasfigurando il corpo in una bellezza arricchita da tutte le sue virtù del cuore tanto da farci apparire l’altro/a sempre più bello/a nonostante il tempo che passa e la giovinezza che pian piano ci lascia. Infine questa parola è verità e fedeltà. Fedeltà perchè permette di preservare il dono di sè a una sola persona, quella che mi sposerà , essergli fedeli da sempre e per sempre, anche prima di conoscerla ma sao che c’è e mi preparo ad accoglierla. Verità invece perchè l’amplesso fisico, il dono di sè, l’unione dei corpi che diventano uno è vero solo quando racconta nel corpo qualcosa che si vive già nei cuori. Unione dei corpi quando c’è l’unione dei cuori altrimenti può essere un gesto sincero nelle nostre intenzioni ma oggettivamente falso nel suo significato perchè svuotato della sua essenza. Col corpo diciamo voglio essere uno ma col cuore non lo siamo e magari non vogliamo esserlo.  Scommetto che avete capito ormai di che parola si tratta: LA CASTITA’. Per me non è più una parola priva di senso, ma si è concretizzata in uno stile di vita e in una modalità di amare la mia sposa perchè anche nel matrimonio sono chiamato alla castità, non nell’astinenza,  ma al contrario a vivere nel dono autentico e nell’incontro dei cuori ogni rapporto fisico.

Antonio e Luisa

Vi allego un video molto breve e molto bello tratto dal documentario Il giocoliere di Dio.

Liberazione sessuale o povertà e disamore?

Oggi mi sento di scrivere di un articolo che ho letto sulla pagina web del Fatto Quotidiano. In fondo al testo vi lascio il link per poterlo leggere interamente. Mi ha colpito perché anche io ho una figlia che ha compiuto da poco 10 anni. E’ un’inchiesta che fa star male ma è importante non fare gli struzzi, e cercare di capire per poter aiutare i nostri figli. E’ importante non raccontarsi che riguarda solo gli altri e che i nostri figli non farebbero mai certe cose. L’adolescenza è un periodo dove si vivono emozioni forti e contrastanti. Rapporto con il corpo che cambia, definire la propria identità, trovare l’autostima, la ricerca di accettazione e relazione fuori dalla famiglia e ribellione alle regole sono tutte sfide che i nostri figli dovranno accettare, certo con modalità e intensità differenti. Vi riporto solo un piccolo stralcio per rendere l’idea della povertà di valori e di autostima di tante ragazzine, che sono poco più che bambine (l’inchiesta riguarda ragazze di 14-15 anni):

“Finalmente mi hanno stappata!”, urla, correndo attorno alla rete con le braccia alzate. “Sì, sì: mi hanno sturata ieri sera”. È settembre 2013. E Margherita (nome di fantasia) celebra così, davanti a compagni di scuola più e meno intimi, la perdita della sua verginità.

Un atto così bello, profondo e importante che si vive nel corpo ma indiscutibilmente si riflette nella profondità emotiva e spirituale della persona, ridotto a un qualcosa di cui liberarsi, un tappo divelto e il corpo che diviene qualcosa non solo da svendere ma da abusare. Tutto ciò non può che lasciare ferite enormi alla ragazzina e distruggere la sua autostima. Il messaggio che passa è; io non valgo nulla, sono a disposizione di chi vede in me un oggetto da cui trarre piacere, sono un pezzo di carne. Proseguendo nella lettura, poco più avanti:

Chiara spiega come funziona: “All’inizio della quarta ginnasio si fa la conta. Di solito, solo tre o quattro ragazze arrivano al liceo già sverginate. La regola è che bisogna liberarsene entro l’anno successivo. Per questo, a fine estate, ci sono un sacco di noi che vanno col primo che passa, giusto per non sforare i tempi.

Non è importante con chi e come ma solo farlo prima possibile per sentirsi finalmente libere,  adulte e soprattutto accettate dal gruppo dominante. E adesso la parte più triste:

Il sesso e il piacere non hanno proprio nulla a che spartire, nelle storie che raccontano Chiara e le sue amiche. L’obiettivo non è quello, e i ragazzi sono troppo inesperti. “A nessuna è mai piaciuto scopare. La prima volta fa stra-male, e anche le volte dopo, comunque, tutto è tranne che piacevole. Ripeto: non lo fai per venire, ma per liberarti di un peso. È una questione d’immagine, di status.

Se avete lo stomaco di leggere tutto l’articolo c’è molto di più ma non voglio andare oltre.  Volevo però riprendere questi tre passaggi per fare un ragionamento. Queste ragazzine sono diverse dalla mia piccola Maria? Non desiderano nel profondo quello che anche lei vuole e che io desidero per lei? Certamente si! Perchè allora si svendono e si rovinano in questo modo?

Questo è semplicemente il risultato della “liberazione” sessuale e dell’incapacità degli adulti di insegnare la bellezza della sessualità vissuta in modo pieno e autentico nel matrimonio, perchè neanche loro ci credono.  Mi è venuto allora naturale accostare questa inchiesta a un’intervista che ho letto poco tempo fa sul sito di Costanza Miriano. L’intervistata è una nota sessuologa belga, Therese Hargot, che è in Italia per presentare il suo libro “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)“. Non è credente e quello che racconta non sono dogmi e regole di fede ma le dinamiche costitutive della nostra umanità formata da corpo e psiche.

Vi riporto qualche passaggio di questa intervista, che come per l’inchiesta, potete trovare linkata al termine dell’articolo.

La sedicente «liberazione sessuale», si legge nel suo libro, sembra non ridursi ad altro che a questo: «Essere sessualmente liberi, nel ventunesimo secolo, vuol dire avere il diritto di fare del sesso orale a 14 anni».
Siamo in diritto di chiederci se una simile «liberazione» non si sia in realtà ritorta contro la donna. La Hargot ne è fermamente convinta: «La promessa «il mio corpo mi appartiene» si è trasformata in «il mio corpo è disponibile»: disponibile per la pulsione sessuale maschile, che non è ostacolata in nulla. La contraccezione, l’aborto, il «controllo» della procreazione non pesano che sulla donna. La liberazione sessuale ha modificato solo il corpo della donna, non quello dell’uomo. Con la scusa di liberarla. Il femminismo egualitario che bracca i «macho» vuole imporre nello spazio pubblico un rispetto disincarnato della donna. Ma è nell’intimità, e specialmente nell’intimità sessuale, che si vanno a ristabilire i rapporti di violenza. Nella sfera pubblica si esibisce rispetto per le donne, in privato si guardano film porno dove le donne sono trattate come oggetti. Introducendo la guerra dei sessi, in cui le donne si sono messe in competizione diretta con gli uomini, il femminismo ha destabilizzato gli uomini, che ristabiliscono il dominio nell’intimità sessuale. Il successo della pornografia, che rappresenta spesso atti di violenza verso le donne, il successo del revenge-porn e di Cinquanta sfumatura di grigio sono lì a testimoniarlo».

Questo nuovo «cogito» permissivo induce gli adulti ad abdicare alla loro funzione educativa e con la sua estensione indiscriminata mette in serio pericolo l’infanzia: «Coi nostri occhi di adulti, tendiamo talvolta a considerare in maniera tenera la liberazione sessuale dei più giovani, meravigliati dalla loro assenza di tabù. In realtà subiscono delle enormi pressioni, non sono affatto liberi. La morale del consenso in linea di principio è qualcosa di giustissimo: si tratta di dire che siamo liberi quando siamo d’accordo. Ma abbiamo esteso questo principio ai bambini domandando loro di comportarsi come degli adulti, capaci di dire sì o no. Ora, i bambini non sono capaci di dire no. Nella nostra società c’è la tendenza a dimenticare la nozione di maturità sessuale. È molto importante. Al di sotto di una certa età riteniamo che vi sia una immaturità affettiva che non rende capaci di dire «no». Non c’è consenso. Bisogna davvero proteggere l’infanzia».

Vi rendete conto come quello che Therese racconta della sua esperienza professionale, trova un riscontro drammatico nella vita di quelle ragazzine?

Therese dice un’altra cosa che, secondo me, è completamente condivisibile. Noi genitori che siamo stati figli già nel periodo post-rivoluzionario ci troviamo impreparati a trasmettere una sana gestione della sessualità e del corpo. Quello che prima era normato dalla morale ora è normato solo dall’igiene. Non siamo capaci di trasmettere la bellezza della sessualità che si realizza nella castità e nell’unione fedele tra un uomo e una donna. Sessualità che eleva l’amore erotico e il piacere sensuale non a semplice ricerca egoistica di piacere e uso del corpo, che non ci rende felici ma al contrario ci deprime dopo qualche secondo di piacere intenso ma superficiale, ma  a manifestazione di un’unione che già viviamo nella nostra profondità spirituale ed emotiva. Quel gesto diventa epifania nel corpo di una trascendenza intima che si vive nei cuori. Il rapporto sessuale diventa un esodo d’amore che si concretizza nel corpo. Non siamo capaci di trasmettere ai nostri figli che sono preziosi ed unici e non si devono svendere. Loro valgono tanto e nessuno può usarli.  Non parlo di Dio e di peccato, parlo semplicemente di come siamo fatti e di ciò che desideriamo nel nostro profondo, parlo della nostalgia di un amore vero. Abbiamo tutti una morale iscritta dentro di noi e non ascoltarla non ci rende più liberi, ma soltanto infelici e insensibili. Spesso invece, tutto quello che riusciamo ad insegnare è come mettere un preservativo o come prendere la pillola. Altre volte decidiamo di abdicare al nostro compito educativo e  lasciamo che i nostri figli siano educati dalla pornografia o, quando va bene, dalla scuola che insegna anch’essa come mettere un preservativo per non ammalarsi e per evitare gravidanze indesiderate. Riappropriamoci del nostro ruolo educativo, mostriamo loro cosa è l’amore e come è bello amarsi nella fedeltà di un sacramento.  Parliamo loro di sesso, senza vergogna. è un gesto bellissimo, il più importante nel matrimonio, tanto da essere stato scelto come sigillo del sacramento e fonte di Grazia. E’ difficile lo so, ma dobbiamo almeno provarci. Quelle ragazzine non sono abbandonate.  Sono ragazze che vanno al liceo classico, che studiano e che molto probabilmente avranno una famiglia agiata alle spalle che pensa di dare loro il meglio. Magari andranno a cavallo o saranno delle ottime ginnaste. Insomma una vita piena e apparentemente vincente.  Hanno  tutto, ma in realtà sono delle poverette che non hanno la consapevolezza più importante. Non credono di essere preziose, non credono di essere regine, figlie di Re, di un Padre che le ama immensamente e che è si è fatto uccidere per loro. Non credono di meritare di poter desiderare un amore vero che duri tutta la vita e di aprire loro cuore e il loro corpo solo a chi è disposto a dare tutto per loro. Credono di essere libere e invece sono schiave e ferite nel profondo.

Antonio e Luisa

Inchiesta del Fatto Quotidiano

Intervista a Therese Hargot

La scelta giusta.

Oggi mi rivolgo a me. Non a chi sono oggi, ma a quel ragazzo che alla fine degli anni novanta fece una scelta. Fece una scelta che costò fatica, perché quel ragazzo non era un angelo, era fatto di carne come tutti, era fragile e ferito come tutti, aveva idee sbagliate sull’amore e sul sesso come tutti (o quasi tutti), ma nonostante ciò decise di comportarsi diversamente da  tutti, o almeno da tutti quelli che frequentava. Decise di aspettare e di riservare il dono totale di sé  nell’amplesso soltanto a colei che l’avesse sposato, a colei che fosse stata unita a lui indissolubilmente. Solo così quel gesto non sarebbe stato falso, privo di amore autentico. Solo così quel gesto avrebbe realmente espresso col corpo e nel corpo una verità profonda, l’unione dei corpi sarebbe così stata icona di ciò che i cuori e le anime già stavano vivendo, l’essere uno. Solo così. Pensava di doverlo a se stesso e alla persona che pensava di amare. Ora posso dire a quel ragazzo che ha fatto bene. Ora, che quel gesto è legato in modo esclusivo ad una sola donna, a colei che da 14 anni condivide le gioie, le fatiche, l’ordinarietà della vita. E’ legato in modo esclusivo a colei che si è donata totalmente e per sempre a me e a cui io ho dato tutto di me. Adesso che quel gesto così grande, pur essendo ancora un mistero di Grazia e di amore, mi è un po’ più comprensibile, avendone sperimentato la bellezza unitiva e feconda, non posso che commuovermi ed essere profondamente grato a quel giovane. Veramente Dio quando ti chiede una rinuncia, piccola o grande, poi ti ridà il centuplo in grazia, pace e gioia. Quella scelta ci ha aiutato a non banalizzare quel gesto tanto bello ma di comprenderne sempre meglio la grandezza, che è così importante e decisivo da essere scelto da Dio come sigillo per il sacramento del matrimonio (che senza non è valido)  e modalità attraverso cui l’amore si fa fecondo, genera vita. Abbiamo compreso che quel gesto è sacro, attraverso quel gesto possiamo crescere in amore e Grazia, attraverso quel gesto possiamo percepire attraverso il corpo, il nostro essere uno. Ora più che allora, capisco come è bello, che dono prezioso sia, poter associare l’amplesso fisico solo ad un volto. Per me ora è impossibile pensare di poterlo fare con un’altra donna. Sentirei di tradire non solo la mia sposa ma anche l’amore stesso e Dio. Ragazzi che avete deciso di vivere casti il vostro fidanzamento, vi assicuro che non ve ne pentirete, vi assicuro che poter vivere questo gesto così totalizzante con una sola persona sarà un dono grande e che vi commuoverà anche dopo tanti anni di matrimonio.

La castità non è una castrazione, non è una frustrazione di ciò che si prova e dei propri sentimenti. La castità è educazione del nostro cuore. Attraverso la castità potremo vivere tutto ciò che l’amore implica, nel momento giusto e senza accontentarci delle briciole come mendicanti d’amore, ma in pienezza, assaporando e gustando la bellezza dell’amore, anche carnale ed erotico,  non solo in superficie ma avvertendone la gioia e la pienezza profonda, quella che disseta tutta la persona, fino a far vibrare le corde della nostra anima e a sperimentare scintille di vita eterna.

Antonio e Luisa.

Fare l’amore o farsi amore?

Fare l’amore. E’ di uso comune usare questa accezione per indicare il rapporto sessuale tra due persone legate affettivamente. Come se l’amore fosse racchiuso nelle sensazioni ed emozioni che quel gesto così totalizzante fa sperimentare. Questo è il concetto che la nostra società ci presenta come modello unico di relazione o, almeno, l’unico che soddisfa. Ma è davvero così? I fidanzati vivono questo amore, tanto che quelli che decidono di vivere in castità sono visti dai coetanei con la  curiosità di chi non capisce e considerati quasi folcloristici. Il sentire diviene la realtà fondante che gestisce l’amore.  Un sentire sentimentale e corporeo diventa l’unico modo d’amare. Quando questo decade, non esiste più l’amore. Tanti fidanzati, e purtroppo anche tanti sposi, vanno in crisi perchè non sentono più nulla.Gli stessi cristiani dicono spesso degli sposi in crisi:  “Perchè devono stare insieme se non sentono più nulla?” Si dimentica, o peggio non si è mai compreso, che il sentire non è l’amore, ma un effetto dell’amore.

Questa visione dell’amore porta in sè diversi pericoli:

  • l’attrazione fisica è ridotta a quella sensuale. Ciò spiega il fallimento di tanti matrimoni. Solo l’attrazione fisica autentica è pilastro del matrimonio.  L’attrazione fisica autentica poggia sulla bellezza soggettiva , che abbraccia la totalità della persona, la dimensione fisica ed interiore. Questa bellezza implica la bellezza sensuale, ma non si riduce ad essa.
  • Il piacere sessuale è visto come amore e sua somma esperienza. L’amplesso fisico non è vissuto come momento di incontro e donazione degli sposi, ma come ricerca di piacere e di sensazioni fisiche. Tutto si riduce a un orgasmo. L’amore autentico viene svilito. La non comprensione di ciò genera crisi matrimoniali ed infedeltà.
  • L’esaltazione degli anticoncezionali e la svalutazione dei metodi naturali. La ricerca spasmodica del piacere non ammette limitazioni. Gli anticoncezionali sono visti come mezzo per separare l’amplesso fisico dalla procreazione e non avere così impedimenti alla ricerca del piacere, considerato indispensabile al benessere fisico e mentale.
  • La svalutazione delle doti corporee che esprimono l’amore matrimoniale: dolcezza, tenerezza e sentimento.   La dolcezza e la tenerezza sono doti corporee che spesso vengono sviluppate solo al fine di arrivare all’amplesso fisico. Questo modo di intenderle durante il fidanzamento influenza poi il matrimonio. Gli sposi sono spesso incapaci di vivere la tenerezza e l’attenzione tra loro se non in vista del rapporto fisico. Tutto ciò, alla lunga, rende questi gesti percepiti come falsi, causando incomprensioni e sofferenze. Senza contare che nel matrimonio esistono periodi in cui i rapporti sessuali sono più diradati e, se non si è imparato a vivere la dolcezza e tenerezza come modalità d’amare, si arriverà all’aridità e al deserto sentimentale tra gli sposi.

Cosa c’è di sbagliato in tutto ciò? Il centro delle attenzioni non è mai l’altro, ma sempre se stessi. I propri bisogni, le proprie pulsioni, la propria ricerca di sensazioni e di emozioni  sono il motore del rapporto. Tutto diventa importante solo in riferimento a questo.   Non si impara a spostare l’attenzione verso l’altro. Non si impara a FARSI AMORE. Farsi amore significa spostare l’attenzione sull’altro/a. Mettere al centro le sue esigenze e farne il centro delle nostre attenzioni e tenerezze.  Così, non solo potremo approfondire nel fidanzamento il dialogo e la conoscenza reciproca, ma impareremo e ci educheremo al dono e al sacrificio per il bene dell’altro. Perchè la vera prova d’amore non è lasciarsi trasportare dalla passione ma saperla dominare e saper aspettare. Aspettare che quel gesto così bello abbia un significato autentico, che quello che diciamo col corpo sia espressione dell’unione definitiva dei nostri cuori.  Solo così impareremo a donarci gratuitamente e non condizionando il nostro dono all’appagamento sessuale ed emotivo che riceviamo in cambio, capacità che risulterà determinante poi nel matrimonio.  Le persone che hanno vissuto un fidanzamento casto e non hanno avuto rapporti prima del matrimonio difficilmente falliscono dopo  perchè sono capaci di nutrire il rapporto in ogni situazione. Solo se impareremo a FARCI AMORE potremo FARE L’AMORE e non solo del sesso. Solo se impareremo a FARCI AMORE, il nostro FARE L’AMORE sarà espressione di un amore autentico e bellissimo con il quale sperimentare nella carne il dono di sè vissuto in ogni momento della vita.

Antonio e Luisa.

La castità 2)L’amore sponsale non si astiene

Gli sposi vivono pienamente e concretamente la castità quando s’impegnano con tutto loro stessi nella crescita del loro amore, realizzando in modo sempre più perfetto la riattualizzazione del sacramento del matrimonio (amplesso fisico), estendendone i frutti alla seduzione continua (corte continua tra gli sposi).

Gli sposati vivono quindi la castità nell’esercizio amoroso delle varie manifestazioni fisiche, compreso il rapporto sessuale. La loro castità non consiste, come molti cristiani pensano, nell’astenersi dal rapporto sessuale. Questa è la castità dei non sposati.

L’astinenza dall’intimità fisica può essere praticata dagli sposi come una rinuncia temporanea per purificare il proprio cuore e crescere nell’amore di Dio, favorendo così in loro una pratica più perfetta della castità. Questa astinenza, infatti, essendo  una particolare preghiera del corpo, loda il Signore ed ottiene dallo Spirito una maggiore disponibilità ad ottenere e vivere gli aiuti divini legati al sacramento del matrimonio.

Occorre però sempre ricordare quanto S. Paolo dice, nel nome del Signore, agli sposi: “Astenetevi tra voi di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perchè satana non vi tenti nei momenti di passione.

L’astinenza è cara al Signore quando gli sposi, pur desiderando ardentemente il rapporto sessuale, vi rinunciano per crescere nella comunione con Lui.. E’ invece semplice pigrizia quando vi rinunciano per una normale stanchezza.

Gli sposi comprendono pienamente e praticamente questa differenza solo scoprendo e vivendo  il valore sacramentale dell’unione fisica. Tante coppie si sentono sempre stressate e quindi rinunciano al rapporto fisico e quelle poche volte che lo fanno  lo vivono con un amore fiacco, perchè non ne hanno assimilato il valore umano e spirituale per la vita di coppia.

Gli sposi se vogliono tendere alla santità, devono, con l’aiuto dello Spirito, recuperare tutta la bellezza del rapporto fisico vissuto come riattualizzazione rinnovazione del sacramento del matrimonio.

Solo così diventeranno evangelizzatori di un sesso sano, ecologico e sacralizzato.

Antonio e Luisa

 

La castità. 1) Castità uguale regalità

Oggi parte un mini ciclo. Ho deciso di fare alcuni riflessioni sulla castità matrimoniale, divise in più puntate, in modo da approfondire al meglio (al mio meglio) questo importante concetto e tradurlo in uno stile di vita e gesti concreti.

Noi siamo re. Gesù con il battesimo ci ha reso uno con Lui e ci ha reso partecipi del suo essere Sacerdote, Profeta e Re. La nostra dimensione regale si esercita anche nel dominare le nostre pulsioni, i nostri desideri e la nostra concupiscenza e indirizzare la nostra vita, le nostra azioni,le nostre parole e i nostri gesti verso il bene nostro e del prossimo. La castità è esattamente questo. Vivere il nostro matrimonio e il nostro amore nella pienezza e nella verità, viverli da re, come Gesù re e servo dell’amore e non da schiavi dei nostri istinti e del nostro egoismo.

La castità coniugale consiste nel vivere con tutto il proprio essere la crescita dell’amore sponsale, impegnandosi in modo pratico e costante ad esprimerlo con atti d’amore corporei moralmente giusti e conformi alla sensibilità dell’amato/a.

E’ un modo di essere esistenziale, che abbraccia la totalità della persona: cuore e corpo, sentimenti ed emozioni, trasformandola in amore sponsale attivo, rispettoso della verità dell’amore, dell’ecologia del corpo, e della sensibilità degli sposi.

La castità coniugale, nel suo costante esercizio, consente agli sposi di maturare nell’amore e di esprimersi amore sempre più intensamente, in modo tale che esso diventi reale profezia dell’amore divino.

Il pontificio consiglio per la famiglia così si esprime:

Ciò comporta che essi (gli sposi n.d.r) siano coscienti che nel loro amore è presente l’amore di Dio, perciò, anche la loro donazione sessuale dovrà essere vissuta nel rispetto di Dio e del suo disegno d’amore, con fedeltà, onore e generosità, verso il coniuge e verso la vita che può sorgere dal loro gesto d’amore…. Perciò il cristiano nel matrimonio è chiamato a vivere tale donazione all’interno della propria relazione personale con Dio, quale espressione della sua fede e del suo amore per Dio e quindi con la fedeltà e la generosa fecondità che contraddistinguono l’amore divino.

La castità è un dono dello Spirito Santo di cui Dio ci ha colmato in abbondanza. La castità è un dono di Dio da perfezionare e migliorare nella nostra relazione per essere sempre più amore l’uno per l’altra. Giovanni Paolo II durante un udienza ebbe a dire:

Così dunque l’ordine interiore della convivenza coniugale, che consente alle manifestazioni affettive di svilupparsi secondo la loro giusta proporzione e significato, è frutto non solo delle virtù in cui i coniugi si esercitano, ma anche dei doni dello Spirito Santo con cui collaborano.

La castità ci è donata nel matrimonio, spetta a noi, rivestirci di essa e mostrarci come Re alla nostra sposa o al nostro sposo.

Antonio e Luisa

La castità è meravigliosa

Cosa mi ha dato la scelta della castità? Mi ha dato tanto, molto più di ciò che credevo quando presi questa decisione. Non è stata una scelta facile. Le tentazioni ci sono state  e hanno picchiato forte. E’ difficile, soprattutto nell’età giovanile, riuscire a fermarsi e non andare oltre.  Le sensazioni e le emozioni sono fortissime e serve davvero una grande forza di volontà e una motivazione profonda. Ho avuto la fortuna di aver incrociato nel mio cammino un frate cappuccino, quando ero ancora molto giovane, che mi ha condotto per mano e mi ha fatto comprendere l’importanza dell’attesa, l’importanza di legare quel gesto a una persona sola, quella a cui avrei promesso un amore per sempre. Mi ha fatto comprendere la profondità del gesto sessuale e il suo significato più vero. Cuore e corpo, anima e carne, due parti dello stesso amore, indivisibili l’una dall’altra, così unite che per poterci amare concretamente Dio stesso si è dovuto fare carne.  Anche nella Bibbia l’amore carnale tra uomo e donna è celebrato e reso degno :dell’amore di Dio. Eccone un breve estratto dal terzo Canto:

Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

Questi versi poetici sono sublimi, sono di un impatto sensoriale incredibile e spiegano benissimo, secondo me, la bellezza dell’incontro d’amore tra due innamorati che hanno saputo aspettare. C’è un universo di colori e profumi. Colori, profumi, sensazioni, emozioni che ubriacano e inebriano tanto sono meravigliosi. Meravigliosi. totalizzanti e coinvolgenti. Latte e miele, che nel linguaggio biblico indicano la pienezza dell’amore carnale.  Il nardo è l’essenza che Maria versa sui piedi di Gesù, provocando lo sdegno di Giuda. Il nardo è profumo da re. Perché nel nostro amore diveniamo re e regina, l’uno per l’altra. La nostra regina che è un giardino chiuso per tutti, ma non per il suo re. Giardino pieno di tutte le meraviglie. Chiuso per tutti ma non per il suo re.  Re che cerca solo quel giardino, quello della sua regina, perchè solo in quel giardino troverà ciò che più è bello, ciò che è per lui e solo per lui. Alla fine la castità non è altro che custodire gelosamente quel giardino, custodirlo e curarlo. Questa è la castità e ringrazio Dio di aver permesso a me e alla mia sposa di essere riusciti a proteggere tutto questo e di essere stati capaci di accoglierci come re e regina, come il solo re e la sola regina.

Antonio e Luisa

Casto è meglio.

I rapporti prematrimonioali, oramai sembrano accettati e considerati cosa buona da tutti o quasi. Anche all’interno della Chiesa Cattolica. Ma è davvero così? Oppure la nostra Madre Chiesa, vetusta e austera secondo molti, ha un’altra volta ragione? Quante volte ci siamo chiesti: perchè aspettare? Quante volte abbiamo considerato l’insegnamento della Chiesa vecchio e ormai fuori dal mondo. Ma ci siamo mai chiesti il perchè di tale richiesta?

E’ facile credere che avere rapporti con la propria fidanzata possa arricchire ancora di più il rapporto, possa renderlo più completo, più appagante, più vero, che ti permetta di essere davvero uno con la persona che ami. Ma è davvero così o c’è una menzogna di fondo?

Giovanni Paolo II, spiegando magistralmente la valenza dell’amplesso, ha evidenziato una verità ancora poco conosciuta. Il rapporto fisico è un atto sacramentale che esprime nel corpo l’unione totale e indissolubile dei cuori. Anima e corpo sono nella verità quando vivono in armonia tra loro, quando la verità dell’una è aderente alla verità dell’altro. Due persone che hanno rapporti nel fidanzamento esprimono con il corpo una totalità che nel cuore ancora non esiste e magari neanche si vuole avere. Non è più un dono totale di noi stessi ma diventa un guscio vuoto, spesso riempito con egoismo e pulsioni mascherati da amore. Ed ecco che il fidanzamento non è più un periodo da fruttificare e  in cui verificare se all’attrazione fisica che si prova per l’amato/a corrisponde una altrettanto forte unione di intenti, caratteri compatibili e volontà comune di formare una famiglia santa. L’unione affettiva sposta il centro dell’attenzione dalla persona amata ai rapporti sessuali. Tutto, l’attenzione, la volontà, l’impegno e la cura per l’altro saranno finalizzati ad ottenere appagamento sessuale, l’altro non è più il centro del nostro amore ma diventa mezzo per soddisfarci emotivamente e sessualmete. Non facciamo finta che non sia così. L’amplesso è un gesto così totalizzante che sbiadisce tutto il resto. Passa in secondo piano tutto il resto. Come faremo con queste premesse a fare la scelta giusta, una scelta che ci impegnerà per la vita? Avere rapporti è come avere la mente annebbiata, è come vivere perennemente ubriachi, mentre la castità rende sobri e svegli. La castità permette di tenere lo sguardo e la mente fissi su ciò che davvero è importante. La castità permette di capire che si sta vivendo un periodo di precarietà dove le scelte definitive ancora non sono state fatte. La castità permette di accorciare il tempo del fidanzamento, perchè nella conoscenza reciproca sempre più profonda nasce e cresce sempre più il desiderio di unirsi totalmete (anima e corpo) con l’amato/a nel sacramento del matrimonio oppure svanisce tutto e il rapporto cessa. La castità permette di vivere questo gesto solo con una persona, rendendolo molto più unitivo e forte di chi lo ha già sperimentato con altri.

La castità è una scelta difficile e incomprensibile per la nostra società attuale ma dà una marcia in più nel matrimonio. Non sono io a dirlo ma la statistica. Secondo una ricerca di un’università americana,  le coppie che hanno aspettato fino al matrimonio per avere la loro prima esperienza sessuale rispetto a coloro che hanno iniziato a fare sesso relativamente presto, hanno fatto registrare una stabilità di coppia maggiore del 22%, una soddisfazione nella relazione superiore del 20%, una qualità del rapporto sessuale migliore del 15% e la comunicazione all’interno della coppia è stata valutata migliore del 12%.

Un’ultima riflessione ma per me bellissima. Ricorda un noto cantante e attore messicano:

“Io potrò dire alla mia futura moglie io ti sono stato fedele ancora prima di conoscerti. Il sesso è un regalo di Dio ed è sacro. Ho capito che devo custodirlo, preservarlo e condividere questo regalo di Dio con la persona più importante della mia vita che, dopo Dio, sarà la madre dei miei figli, mia moglie, il giorno che mi sposerò.

Legare la bellezza dell’amplesso fisico a una sola donna. Rimanere fedele alla sola donna che Dio ha preparato per te fin dall’eternità dei tempi. Davvero la difficoltà della lotta per restare casti e combattere le pulsioni sono ben poca cosa in confronto alla ricompensa che ci verrà data in cambio.

A voi la scelta.

(spezzone del film “Il giocoliere di Dio”. Molto bello e significativo)

 

La castità degli sposi non è astinenza!!!!

Mi arrivano spesso commenti e critiche relative al significato che, secondo quanto scrivo, la Chiesa darebbe al rapporto sessuale e al concetto di castità.

Per fugare qualsiasi dubbio riporto un documento della Chiesa, del Pontificio Consiglio per la famiglia, che nel 1995 ha pubblicato una riflessione molto puntuale e precisa su questi temi. Documento pubblicato in pieno pontificato di San Giovanni Paolo II, che ha dedicato alla famiglia e all’amore umano delle bellissime catechesi e riflessioni, la meravigliosa teologia del corpo. Il documento come già scritto è del 1995 è ha come titolo:  “SESSUALITA’ UMANA: VERITA’ E SIGNIFICATO”. 

Non riporto tutto il documento che potete leggere integralmente a questo link (cliccare), ma solo la parte che più mi permette di supportare quanto scrivo nelle mie riflessioni.

II

AMORE VERO E CASTITÀ

16. Sia l’amore verginale sia quello coniugale, che sono, come diremo più avanti, le due forme in cui si realizza la vocazione della persona all’amore, richiedono per il loro sviluppo l’impegno a vivere la castità, per ciascuno conformemente al proprio stato. La sessualità — come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica — « diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna ».1 E ovvio che la crescita nell’amore, in quanto implica il dono sincero di sé, è aiutata da quella disciplina dei sentimenti, delle passioni e degli affetti che ci fa accedere all’autodominio. Nessuno può dare quello che non possiede: se la persona non è padrona di sé — ad opera delle virtù e, concretamente, della castità — manca di quell’autopossesso che la rende capace di donarsi. La castità è l’energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività. Nella stessa misura in cui nell’uomo si indebolisce la castità, il suo amore diventa progressivamente egoistico, cioè soddisfazione di un desiderio di piacere e non più dono di sé.

La castità come dono di sé

17. La castità è l’affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica. Ciò suppone che la persona abbia imparato ad accorgersi degli altri, a rapportarsi a loro rispettando la loro dignità nella diversità. La persona casta non è centrata in se stessa, né in rapporti egoistici con le altre persone. La castità rende armonica la personalità, la fa maturare e la riempie di pace interiore. Questa purezza di mente e di corpo aiuta a sviluppare il vero rispetto di se stessi e al contempo rende capaci di rispettare gli altri, perché fa vedere in essi persone da venerare in quanto create a immagine di Dio e per la grazia figli di Dio, ricreate da Cristo che « vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce ammirabile » (1 Pt 2,9).

Il dominio di sé

18. « La castità richiede l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia per la libertà umana. L’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice ».2 Ogni persona sa, anche per esperienza, che la castità richiede di rifiutare certi pensieri, parole e azioni peccaminosi, come San Paolo si è ben curato di chiarire e ricordare (cf Rm 1,18; 6,12-14; 1 Cor 6,9-11; 2 Cor 7,1; Gal5,16-23; Ef 4,17-24; 5,3-13; Col 3,5-8; 1 Ts 4,1-18; 1 Tm 1,8-11; 4,12). Per questo si richiede una capacità eun’attitudine al dominio di sé che sono segno di libertà interiore, di responsabilità verso se stessi e gli altri e, nello stesso tempo, testimoniano una coscienza di fede; questo dominio di sé comporta sia di evitare le occasioni di provocazione e di incentivo al peccato sia di saper superare gli impulsi istintivi della propria natura.

19. Quando la famiglia svolge un’opera di valido sostegno educativo e incoraggia l’esercizio di tutte le virtù, l’educazione alla castità risulta facilitata e priva di conflitti interiori, anche se in certi momenti i giovani possono avvertire situazioni di particolare delicatezza.

Per alcuni, che si trovano in ambienti dove si offende e si scredita la castità, vivere in modo casto può esigere una lotta dura, talora eroica. Ad ogni modo, con la grazia di Cristo, che sgorga dal suo amore sponsale per la Chiesa, tutti possono vivere castamente anche se si trovano in circostanze poco favorevoli.

Il fatto stesso che tutti siano chiamati alla santità, come ricorda il Concilio Vaticano II, rende più facile da capire che, tanto nel celibato quanto nel matrimonio, possono esserci — anzi, di fatto capitano a tutti, in un modo o nell’altro, per periodi di più breve o di più lunga durata —, delle situazioni in cui siano indispensabili atti eroici di virtù.3 Anche la vita di matrimonio implica, pertanto, un cammino gioioso ed esigente di santità.

La castità coniugale

20. « Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza ».4 I genitori sono consapevoli che il presupposto più valido per educare i figli all’amore casto e alla santità di vita consiste nel vivere essi stessi la castità coniugale. Ciò comporta che essi siano coscienti che nel loro amore è presente l’amore di Dio e, perciò, anche la loro donazione sessuale dovrà essere vissuta nel rispetto di Dio e del Suo disegno di amore, con fedeltà, onore e generosità verso il coniuge e verso la vita che può sorgere dal loro gesto di amore.

Solo in tal modo può diventare espressione di carità;5 perciò, il cristiano nel matrimonio è chiamato a vivere tale donazione all’interno della propria relazione personale con Dio, quale espressione della sua fede e del suo amore per Dio e quindi con la fedeltà e la generosa fecondità che contraddistinguono l’amore divino.6

Soltanto così egli risponde all’amore di Dio e compie la sua volontà, che i Comandamenti ci aiutano a conoscere. Non c’è un legittimo amore che non sia, al suo più alto livello, anche amore di Dio. Amare il Signore implica di rispondere positivamente ai suoi comandamenti: « Se mi amate osserverete i miei comandamenti » (Gv 14,15).7

21. Per vivere la castità l’uomo e la donna hanno bisogno della continua illuminazione dello Spirito Santo. « Al centro della spiritualità coniugale sta… la castità, non solo come virtù morale (formata dall’amore), ma parimenti come virtù connessa con i doni dello Spirito Santo — anzitutto con il dono del rispetto di ciò che viene da Dio (donum pietatis)… Così dunque l’ordine interiore della convivenza coniugale, che consente alle “manifestazioni affettive” di svilupparsi secondo la loro giusta proporzione e significato, è frutto non solo della virtù in cui i coniugi si esercitano, ma anche dei doni dello Spirito Santo con cui collaborano ».8

D’altra parte, i genitori, persuasi che la propria vita di castità e lo sforzo di testimoniare nel quotidiano la santità costituiscono il presupposto e la condizione per la loro opera educativa, devono anche considerare ogni attacco alla virtù e alla castità dei loro figli come un’offesa alla propria vita di fede e una minaccia di impoverimento per la propria comunione di vita e di grazia (cf Ef 6,12).

L’educazione alla castità

22. L’educazione dei figli alla castità mira a raggiungere tre obiettivi: a) conservare nella famiglia un clima positivo di amore, di virtù e di rispetto dei doni di Dio, in particolare del dono della vita;9 b) aiutare gradatamente i figli a comprendere il valore della sessualità e della castità sostenendo con l’illuminazione, l’esempio e la preghiera la loro crescita; c) aiutarli a comprendere e a scoprire la propria vocazione al matrimonio o alla verginità consacrata per il Regno dei cieli in armonia e nel rispetto delle loro attitudini, inclinazioni e doni dello Spirito.

23. Questo compito può essere coadiuvato da altri educatori, ma non può essere sostituito se non per gravi ragioni di incapacità fisica o morale. Su questo punto il Magistero della Chiesa si è chiaramente espresso,10 in relazione a tutto il processo educativo dei figli: « Questa loro funzione educativa (dei genitori) è tanto importante che, se manca, può a stento essere supplita. Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia quell’atmosfera vivificata dall’amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l’educazione completa dei figli in senso personale e sociale. La famiglia è dunque la prima scuola delle virtù sociali, di cui appunto han bisogno tutte le società ».11 L’educazione infatti spetta ai genitori in quanto l’opera educatrice è continuazione della generazione ed è elargizione della loro umanità12 per la quale si sono impegnati solennemente nel momento stesso della celebrazione del loro matrimonio. « I genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli ed hanno anche in questo campo una fondamentale competenza: sono educatori perché genitori.

Essi condividono la loro missione educativa con altre persone e istituzioni, come la Chiesa e lo Stato; ciò tuttavia deve sempre avvenire nella corretta applicazione del principio di sussidiarietà. Questo implica la legittimità ed anzi la doverosità di un aiuto offerto ai genitori, ma trova nel loro diritto prevalente e nelle loro effettive possibilità il suo intrinseco e invalicabile limite. Il principio di sussidiarietà si pone, pertanto, al servizio dell’amore dei genitori, venendo incontro al bene del nucleo familiare. I genitori, infatti, non sono in grado di soddisfare da soli ad ogni esigenza dell’intero processo educativo, specialmente per quanto concerne l’istruzione e l’ampio settore della socializzazione. La sussidiarietà completa così l’amore paterno e materno, confermandone il carattere fondamentale, perché ogni altro partecipante al processo educativo non può che operare a nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, persino su loro incarico ».13

24. In particolare, la proposta educativa in tema di sessualità e di amore vero, aperto al dono di sé, deve confrontarsi oggi con una cultura che è orientata al positivismo, come ricorda il Santo Padre nella Lettera alle famiglie: « Lo sviluppo della civiltà contemporanea è legato ad un progresso scientifico-tecnologico che si attua in modo spesso unilaterale, presentando di conseguenza caratteristiche puramente positivistiche. Il positivismo, come si sa, ha come suoi frutti l’agnosticismo in campo teorico e l’utilitarismo in campo pratico ed etico… L’utilitarismo è una civiltà del prodotto e del godimento, una civiltà delle “cose” e non delle “persone”; una civiltà in cui le persone si usano come si usano le cose… Per convincersene, basta esaminare — precisa ancora il Santo Padre — certi programmi di educazione sessuale, introdotti nelle scuole, spesso nonostante il parere contrario e le stesse proteste di molti genitori ».14

In tale contesto è necessario che i genitori, rifacendosi all’insegnamento della Chiesa, e con il suo sostegno, rivendichino a sé il proprio compito e, associandosi ove risulti necessario o conveniente, svolgano un’azione educatrice improntata ai veri valori della persona e dell’amore cristiano prendendo una chiara posizione che superi l’utilitarismo etico. Affinché l’educazione corrisponda alle oggettive esigenze del vero amore, i genitori devono esercitarla nella loro autonoma responsabilità.

25. Anche in relazione alla preparazione al matrimonio l’insegnamento della Chiesa ricorda che la famiglia deve rimanere la protagonista principale in tale opera educativa.15

Certamente « i mutamenti sopravvenuti in seno a quasi tutte le società moderne esigono che non solo la famiglia, ma anche la società e la Chiesa siano impegnate nello sforzo di preparare adeguatamente i giovani alle responsabilità del loro domani ».16 Proprio per questo, allora, acquista ancor più rilievo il compito educativo della famiglia fin dai primi anni: « La preparazione remota ha inizio fin dall’infanzia, in quella saggia pedagogia familiare, orientata a condurre i fanciulli a scoprire se stessi come esseri dotati di una ricca e complessa psicologia e di una personalità particolare con le proprie forze e debolezze ».17

Antonio e Luisa.

La castità è aderire all’amore

Castità matrimoniale. Cosa si nasconde dietro questa definizione? Chi di noi non pensa subito alla cintura di castità oppure al castigo. La castità culturalmente non ci piace, siamo prevenuti e diffidenti verso questa parola che apparentemente sembra vietare, castrare e imprigionare il nostro desiderio per rispettare una morale fredda e frustrante.

Tutto sbagliato, o meglio, tutto corretto per chi si ferma alla superficie. La castità è in realtà tante cose: è libertà, purezza, dono, gioa, attesa, eros, agape, rispetto, apertura, vita e tante altre realtà meravigliose. La castità è aderire all’amore, è aderire a Gesù ed è la sola strada verso la santità a cui tutti siamo chiamati.

Nel matrimonio la castità concretamente è perfezionare l’amore sponsale (anche e soprattutto l’amplesso fisico) , è un distacco dal male e dal peccato e una progressiva crescita verso il bene. Noi abbiamo sperimentato tutto questo nella nostra vita. Quando abbiamo scelto di seguire la legge di Dio radicalmente senza sconti o giustificazioni il nostro amore è cresciuto tantissimo giorno dopo giorno. Non abbiamo smesso di peccare (magari) ma abbiamo cercato in tutti i modi di non farlo.  Il cammino sponsale nella castità ci ha permesso fino ad ora di vivere un amore pieno e stupendo che non stanca ma nutre, che non distrugge ma costruisce e che non cambieremmo con nulla al mondo. Questa consapevolezza e la percezione forte di come la nostra fatica ci permetta di essere molto più felici ci danno la tenacia e la costanza necessarie a perseverare convinti che la strada sia quella giusta.

Padre Raimondo Bardelli ci insegnava che lo stesso gesto può essere la più alta espressione della volgarità  come invece la più alta espressione dell’amore tra due sposi, dipende solo dalla castità del nostro cuore. La via cristiana è difficile ma rende felici, noi possiamo testimoniarlo.

Antonio e Luisa