Ora tocca alla famiglia!

“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio”

Ora tocca alla Famiglia!

Nel Vangelo molte sono le figure che ci somigliano poiché noi somigliamo loro, diverse sono le icone che ci indicano quanto Gesù sia innamorato del paradosso umano e quanto sia legato ad esso da ciò che pervade la sua persona: conoscere e vivere ciò che conosce e vive chi si ama. Il Signore è veramente sposo dell’amore umano, sposo che invita l’amico alle nozze così come invita ogni famiglia ad essere partecipe dell’amore che egli ha, della misericordia con cui egli vuole curare e delle cecità da sanare: “Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore .Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.  Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato“”. Lc  4,18-21

Ecco l’invito alle nozze e ogni coppia può essere quel rotolo, quell’annuncio che grida ad altre famiglie, ad altre coppie: “Oggi si è compiuto ciò che tu speravi, oggi puoi ricominciare a credere in lui, a credere in lei!”

Spesso sentiamo iniziare le letture evangeliche della Messa con questa introduzione: “In quel tempo”. Tale semitismo non indica tanto lo spazio temporale, quanto la sostanza, cioè che ciò di cui si narra è accaduto.

In Lc 7,36 accade che un fariseo invita Gesù a pranzo, un pranzo conviviale, in cui si rende onore all’ospite e alla cultura dell’accogliere, un pasto che ha in sé una sua liturgia domestica di cui l’ospite è il celebrante e il celebrato. Ad un tratto, mentre tutti sono seduti, anzi distesi, intorno al tavolo delle portate, entra in scena una donna, epitetata, dalle fonti a cui attinge Luca, in modo raccapricciante.

La donna non era una prostituta, ma secondo la versione originale del Vangelo, lei era il peccato della città. E’ tremendo essere considerati il peccato di qualcuno, cioè il suo peggiore errore, fallimento, sciagura. Questo può avvenire in ogni relazione tanto stretta quanto spinosa, quando non ci si rende conto che chiedere perdono per avere indotto l’altro al male e per aver creato le condizioni del peccato  è veramente la base di un amore che crede nel valore della persona. Come ci sono legami più forti del sangue, così ci sono realtà più forti del peccato e questa donna, nell’oggi dell’eternità, ci fa da maestra.

Come si comporta? Porta con sé un vaso di unguento, si mette dietro, presso i piedi del Signore, scoppia in pianto, bagna con le sue lacrime i piedi del Signore e inizia ad asciugarli con i suoi capelli, li bacia e li unge.

Scoppia in pianto! Dal successivo dialogo tra Gesù e il fariseo si comprende una parte rituale dell’accoglienza, cioè dare all’ospite un catino per lavare i piedi, mentre a metà del pasto i servi passavano per dare emollienti ai piedi degli ospiti con unguenti, in modo non solo da pulirli ma anche da idratarli, visto che la base dei profumi era l’olio e non l’alcool. La  narrazione del dialogo vede Gesù che lamenta la mancanza di questi gesti e attenzioni da parte del fariseo che lo aveva invitato e, dunque, se ne può desumere cosa avesse visto quella donna: due piedi non lavati. Lei scoppia in pianto, il testo greco usa il verbo brecho che indica l’irrompere di una pioggia, il frastuono di un temporale che diluvia: bellissimo!

La pioggia di lacrime viene dal vedere che il Signore, il maestro, colui di cui aveva sentito parlare, era sporco, nessuno l’aveva lavato, era diventato per lei uno specchio, anche lei si sentiva sporca e senza nessuno che si sporcasse per lavarla: è proprio così, per purificare bisogna accettare di sporcarsi le mani e per quella donna nessuno aveva deciso che sporcarsi le mani con lei ne valesse veramente la pena, ma Gesù sì ! Lei scoppia in pianto. Quel pianto è forte, lava il peccato e il senso di colpa, perché trova qualcuno che comunica questa notizia: tu puoi amare ancora, il male che hai fatto non ti rende inutile, quello che dicono di te, che sei il male, è falso, perché sei un bene e io mi faccio lavare i piedi da te!

Inizia ad asciugargli i piedi con i suoi capelli!

I capelli sono tutto per una donna, sono la sua femminilità, la sua bellezza, la sua capacità di indurre a guardare la sua bellezza per poter essere amata per quello che è, ma i capelli possono diventare anche avvenenza violenta, seduzione provocante. I capelli possono significare ciò che una donna sceglie di essere!

Nel Cantico dei Cantici, o anche secondo una traduzione del semitismo il Cantico più bello, i capelli della donna vengono detti belli poiché scendono come un gregge scende e, quindi, avvolge i monti donando alle alture del Gaalad un colore e una sfumatura, essendo ornamento che si fa sostanza.

I capelli di quella donna scendono sui piedi del Signore, li adornano compiendo un atto sponsale: Mio è Gaalad (cf. sal 108). La donna prende su di sé i piedi di Gesù, li accoglie con i suoi capelli, pronuncia un consenso verso il Signore e accoglie Colui che si lascia amare da lei.

Il fariseo è capace di dire tra sé “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”. Dice questo perché crede di conoscere quella donna, Gesù invece che non la conosce, ma sa che nessuno può essere definito un male, lascia che la persona si faccia conoscere e compie l’ennesimo “sì ” sponsale verso l’umanità:

“Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45 Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46 Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo . 47 Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”. 48 Poi disse a lei: “I tuoi peccati sono perdonati”. 49 Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che perdona anche i peccati?”. 50 Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”.

Ma egli disse! Ora tocca alla famiglia dire ad altre famiglie, tocca alla coppia compiere l’annuncio che salva: “Tu non sei il Peccato della tua vita, Ti sono perdonati i tuoi peccati, la tua fede ti ha salvato, va in pace”!

Padre Andrea Valori

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