Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti!

Emis Killa , un rapper italiano abbastanza conosciuto, in uno dei suoi brani più famosi Parole di ghiaccio scrive: non esiste coppia perfetta perchè nessuno è perfetto da solo. Non sono d’accordo. E’ vero proprio il contrario. La coppia può essere perfetta proprio perchè siamo imperfetti.

Vorreste essere perfetti? Vorreste che i vostri difetti, le vostre pesantezze, i vostri limiti e imperfezioni non esistessero? Vorreste essere la donna perfetta o l’uomo perfetto? Scommetto che vorreste, perchè pensate che così, anche la vostra vita sarebbe perfetta. E invece? Vi rendete conto di non essere affatto quella perfezione, ma al contrario più passano gli anni di matrimonio e più siete capaci di elencare ciò che vi infastidisce l’uno dell’altra. Più passano gli anni e più si allunga la lista degli errori, dei litigi delle baruffe. Sapete cosa vi dico, anzi vi scrivo? Ringraziate Dio che sia così. Una persona perfetta non ha bisogno di aprirsi all’altro/a, semplicemente si basta. 

Una persona perfetta non ha bisogno di essere perdonata e amata quando non se lo merita, perchè se lo merita sempre. Una persona perfetta non può accogliere l’altro. La perfezione rende impermeabili e questo Dio non lo vuole, perchè solo attraverso i nostri limiti può crescere la relazione e possiamo imparare ad amarci. Il nostro sposo, la nostra sposa, sono bellissimi così, così imperfetti, così limitati, così fragili. Attraverso le ferite della mia sposa posso entrare nel suo profondo e donarle il mio amore come balsamo che guarisce. Attraverso i suoi errori posso donarle il mio perdono, per farla sentire amata per chi è e non per ciò che fa. Attraverso i suoi limiti posso donarle la mia meraviglia, per farla sentire desiderata e bella anche così. Attraverso la sua fragilità posso farla sentire sostenuta e ascoltata, non sottovalutando ciò che mi .confida, ma donandole tutta la mia attenzione. 

Se non fosse così, piena di tutti questi piccoli o grandi segni che contraddistinguono la sua umanità e il suo essere donna, io non potrei amarla perchè non ci sarebbe occasione di farlo. E’ bellissimo potersi mostrare con tutte le nostre debolezze e fragilità ed essere comunque amati. Non ha prezzo. Non dovermi meritare il suo amore, ma sapere di averlo incondizionatamente. E’ una realtà davvero grande che fa del matrimonio, almeno per chi cerca di viverlo così, una relazione liberante e che permette di migliorarsi proprio perché non si è obbligati a farlo. Semplicemente si sceglie di cambiare per gratitudine e per restituire parte di quell’amore ricevuto gratuitamente.

E’ bellissima la sua imperfezione, e spero (ma sono sicuro) che lo sia anche per lei la mia, perchè attraverso queste nostre due umanità ferite, incerottate e raffazzonate la Grazia di Dio può aiutarci a costruire una relazione meravigliosa che non sarà perfetta, ma è sicuramente fonte di una vita piena e bellissima. Grazie Dio di averci fatto così imperfetti, perchè è perfetto così. Come ha scritto Giovanni Pascoli ne Il Fanciullino: Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti!

Antonio e Luisa

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Ora tocca alla famiglia!

“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio”

Ora tocca alla Famiglia!

Nel Vangelo molte sono le figure che ci somigliano poiché noi somigliamo loro, diverse sono le icone che ci indicano quanto Gesù sia innamorato del paradosso umano e quanto sia legato ad esso da ciò che pervade la sua persona: conoscere e vivere ciò che conosce e vive chi si ama. Il Signore è veramente sposo dell’amore umano, sposo che invita l’amico alle nozze così come invita ogni famiglia ad essere partecipe dell’amore che egli ha, della misericordia con cui egli vuole curare e delle cecità da sanare: “Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore .Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.  Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato“”. Lc  4,18-21

Ecco l’invito alle nozze e ogni coppia può essere quel rotolo, quell’annuncio che grida ad altre famiglie, ad altre coppie: “Oggi si è compiuto ciò che tu speravi, oggi puoi ricominciare a credere in lui, a credere in lei!”

Spesso sentiamo iniziare le letture evangeliche della Messa con questa introduzione: “In quel tempo”. Tale semitismo non indica tanto lo spazio temporale, quanto la sostanza, cioè che ciò di cui si narra è accaduto.

In Lc 7,36 accade che un fariseo invita Gesù a pranzo, un pranzo conviviale, in cui si rende onore all’ospite e alla cultura dell’accogliere, un pasto che ha in sé una sua liturgia domestica di cui l’ospite è il celebrante e il celebrato. Ad un tratto, mentre tutti sono seduti, anzi distesi, intorno al tavolo delle portate, entra in scena una donna, epitetata, dalle fonti a cui attinge Luca, in modo raccapricciante.

La donna non era una prostituta, ma secondo la versione originale del Vangelo, lei era il peccato della città. E’ tremendo essere considerati il peccato di qualcuno, cioè il suo peggiore errore, fallimento, sciagura. Questo può avvenire in ogni relazione tanto stretta quanto spinosa, quando non ci si rende conto che chiedere perdono per avere indotto l’altro al male e per aver creato le condizioni del peccato  è veramente la base di un amore che crede nel valore della persona. Come ci sono legami più forti del sangue, così ci sono realtà più forti del peccato e questa donna, nell’oggi dell’eternità, ci fa da maestra.

Come si comporta? Porta con sé un vaso di unguento, si mette dietro, presso i piedi del Signore, scoppia in pianto, bagna con le sue lacrime i piedi del Signore e inizia ad asciugarli con i suoi capelli, li bacia e li unge.

Scoppia in pianto! Dal successivo dialogo tra Gesù e il fariseo si comprende una parte rituale dell’accoglienza, cioè dare all’ospite un catino per lavare i piedi, mentre a metà del pasto i servi passavano per dare emollienti ai piedi degli ospiti con unguenti, in modo non solo da pulirli ma anche da idratarli, visto che la base dei profumi era l’olio e non l’alcool. La  narrazione del dialogo vede Gesù che lamenta la mancanza di questi gesti e attenzioni da parte del fariseo che lo aveva invitato e, dunque, se ne può desumere cosa avesse visto quella donna: due piedi non lavati. Lei scoppia in pianto, il testo greco usa il verbo brecho che indica l’irrompere di una pioggia, il frastuono di un temporale che diluvia: bellissimo!

La pioggia di lacrime viene dal vedere che il Signore, il maestro, colui di cui aveva sentito parlare, era sporco, nessuno l’aveva lavato, era diventato per lei uno specchio, anche lei si sentiva sporca e senza nessuno che si sporcasse per lavarla: è proprio così, per purificare bisogna accettare di sporcarsi le mani e per quella donna nessuno aveva deciso che sporcarsi le mani con lei ne valesse veramente la pena, ma Gesù sì ! Lei scoppia in pianto. Quel pianto è forte, lava il peccato e il senso di colpa, perché trova qualcuno che comunica questa notizia: tu puoi amare ancora, il male che hai fatto non ti rende inutile, quello che dicono di te, che sei il male, è falso, perché sei un bene e io mi faccio lavare i piedi da te!

Inizia ad asciugargli i piedi con i suoi capelli!

I capelli sono tutto per una donna, sono la sua femminilità, la sua bellezza, la sua capacità di indurre a guardare la sua bellezza per poter essere amata per quello che è, ma i capelli possono diventare anche avvenenza violenta, seduzione provocante. I capelli possono significare ciò che una donna sceglie di essere!

Nel Cantico dei Cantici, o anche secondo una traduzione del semitismo il Cantico più bello, i capelli della donna vengono detti belli poiché scendono come un gregge scende e, quindi, avvolge i monti donando alle alture del Gaalad un colore e una sfumatura, essendo ornamento che si fa sostanza.

I capelli di quella donna scendono sui piedi del Signore, li adornano compiendo un atto sponsale: Mio è Gaalad (cf. sal 108). La donna prende su di sé i piedi di Gesù, li accoglie con i suoi capelli, pronuncia un consenso verso il Signore e accoglie Colui che si lascia amare da lei.

Il fariseo è capace di dire tra sé “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”. Dice questo perché crede di conoscere quella donna, Gesù invece che non la conosce, ma sa che nessuno può essere definito un male, lascia che la persona si faccia conoscere e compie l’ennesimo “sì ” sponsale verso l’umanità:

“Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45 Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46 Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo . 47 Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”. 48 Poi disse a lei: “I tuoi peccati sono perdonati”. 49 Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che perdona anche i peccati?”. 50 Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”.

Ma egli disse! Ora tocca alla famiglia dire ad altre famiglie, tocca alla coppia compiere l’annuncio che salva: “Tu non sei il Peccato della tua vita, Ti sono perdonati i tuoi peccati, la tua fede ti ha salvato, va in pace”!

Padre Andrea Valori

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Una bellissima imperfezione

Dove c’è Gesù c’è la capacità di benedire, di dire bene. Questo vale sempre. Vale ancor di più nella coppia, dove la relazione è più stretta e più decisiva. Cosa voglio dire? Semplicemente che un cristiano si sente un bellissimo imperfetto. E’ proprio questa consapevolezza che consente ad un marito o ad una moglie di vedere bellissima anche l’imperfezione dell’altra/o. Solo così siamo in grado di amare davvero. Pensate un po’. Se mi sentissi perfetto non sarei capace di accettare i limiti di Luisa. Sentirei, non solo di meritarmi tutto il suo amore, ma sentirei che è lei che non si merita il mio. Diventerei presto insofferente verso i suoi errori veri o presunti, le sue mancanze vere o presunte e, presto o tardi, diventerei insofferente verso la mia sposa. Non la sopporterei più. Non sarei capace di ringraziare per tutto ciò che di buono fa per me, ma solo di evidenziarne gli errori. Questo capita spesso nelle relazioni dove non si è in grado di ammettere i propri errori e i propri limiti. E’ vero anche che se non mi sentissi bellissimo non sarei capace di amare Luisa. Mi sentirei sempre meno di lei. Sentirei di non meritare il suo amore. Sarei sempre in tensione ed in ansia. Sarei roso dal timore di perdere la mia sposa. Dalla paura che lei trovi qualcuno migliore di me, più bello, più capace, più affascinante. Quante persone soffrono e quante coppie saltano per questo. Già, perchè chi non ama se stesso non sa amare neanche gli altri. Non crede che l’altro/a possa davvero trovarla bello/a e desiderabile. E’ una persona che rischia di diventare dipendente affettivamente e non libera di amare. Come si fa allora? Devo riconoscermi bello, anzi bellissimo, e nel contempo essere capace di riconoscermi imperfetto e pieno di limiti. Riconoscere che faccio errori e che ho parti oscure. Sembra impossibile eppure si può. Serve uno sguardo. Lo sguardo di Cristo. Uno sguardo benedicente. Mi ha guardato e mi ha visto una meraviglia. Sono l’amato e, nonostante tutti i miei limiti e le mie mancanze, sono per lui così bello e prezioso tanto da dare la vita per me. Lui, nonostante tutto, mi benedice, parla bene di me. Questo sguardo cambia tutto. Solo avendo sperimentato questo sguardo, quello che cambia la vita, mi sono sentito pronto ad accogliere la mia sposa, con la libertà di chi ama. Mi sento abbastanza imperfetto da riconoscere e accogliere l’imperfezione di Luisa, e mi sento tanto bello da non mendicare il suo amore. Certo è un cammino, ma l’amore è così. Non è un sentimento che si accende e si spegne per cause misteriose e imponderabile. Amare è un atto di volontà e di libertà. Più mi sentirò guardato e amato da Gesù e più sarò desideroso di accogliere tutto di lei, della mia sposa, e sarò libero dalla paura di perderla e di non essere abbastanza per lei. Solo così la relazione diventa dono reciproco di due persone amate e non l’incontro di due povertà che cercano di usare l’altro per soddisfare la sete del cuore e la fame del corpo.

Antonio e Luisa

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La coppia perfetta è fatta da due imperfezioni.

Emis Killa , un rapper italiano abbastanza conosciuto, in uno dei suoi brani più famosi Parole di ghiaccio scrive: non esiste coppia perfetta perchè nessuno è perfetto da solo. Non sono d’accordo. E’ vero proprio il contrario. Vorreste essere perfetti? Vorreste che i vostri difetti, le vostre pesantezze, i vostri limiti e imperfezioni non esistessero? Vorreste essere la donna perfetta o l’uomo perfetto? Scommetto che vorreste, perchè pensate che così, anche la vostra vita sarebbe perfetta. E invece? Vi rendete conto di non essere affatto quella perfezione, ma al contrario più passano gli anni di matrimonio e più siete capaci di elencare ciò che vi infastidisce l’uno dell’altra. Più passano gli anni e più si allunga la lista degli errori, dei litigi delle baruffe. Sapete cosa vi dico, anzi vi scrivo? Ringraziate Dio che sia così. Una persona perfetta non ha bisogno di aprirsi all’altro/a, semplicemente si basta. Una persona perfetta non ha bisogno di essere perdonata e amata quando non se lo merita, perchè se lo merita sempre. Una persona perfetta non può accogliere l’altro. La perfezione rende impermeabili e questo Dio non lo vuole, perchè solo attraverso i nostri limiti può crescere la relazione e possiamo imparare ad amarci. Il nostro sposo, la nostra sposa, sono bellissimi così, così imperfetti, così limitati, così fragili. Attraverso le ferite della mia sposa posso entrare nel suo profondo e donarle il mio amore come balsamo che guarisce. Attraverso i suoi errori posso donarle il mio perdono, per farla sentire amata per chi è e non per ciò che fa. Attraverso i suoi limiti posso donarle la mia meraviglia, per farla sentire desiderata e bella anche così. Attraverso la sua fragilità posso farla sentire sostenuta e ascoltata, non sottovalutando ciò che mi .confida, ma donandole tutta la mia attenzione. Se non fosse così, piena di tutti questi piccoli o grandi segni che contraddistinguono la sua umanità e il suo essere donna, io non potrei amarla perchè non ci sarebbe occasione di farlo. E’ bellissimo potersi mostrare con tutte le nostre debolezze e fragilità ed essere comunque amati. Non ha prezzo. Non dovermi meritare il suo amore, ma sapere di averlo incondizionatamente. E’ una realtà davvero grande che fa del matrimonio, almeno per chi cerca di viverlo così, una relazione liberante e che permette di migliorarsi proprio perché non si è obbligati a farlo. Semplicemente si sceglie di cambiare per gratitudine e per restituire parte di quell’amore ricevuto gratuitamente.

E’ bellissima la sua imperfezione, e spero (ma sono sicuro) che lo sia anche per lei la mia, perchè attraverso queste nostre due umanità ferite, incerottate e raffazzonate la Grazia di Dio può aiutarci a costruire una relazione meravigliosa che non sarà perfetta, ma è sicuramente fonte di una vita piena e bellissima. Grazie Dio di averci fatto così imperfetti, perchè è perfetto così. Come ha scritto Giovanni Pascoli ne Il Fanciullino: Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti!

Antonio e Luisa

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Ho scoperto Dio nell’amore della mia sposa.

Quanti di noi hanno paura? Paura di tante cose. Paura di non trovare la felicità. Paura di perderla quando credi di averla trovata. La paura è la più grande malattia del nostro tempo. Cerchiamo di esorcizzarla, di nasconderla, di cancellarla, di mascherarla. Abbiamo così tanta paura perchè non crediamo più in Dio. Non ci crediamo fino in fondo. Non crediamo che sia così innamorato di ognuno di noi. Non crediamo che ci abbia voluto, desiderato, plasmato. Non crediamo a quello che dice il Salmo:

Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. 14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo.

Non crediamo che abbia preparato per noi qualcosa di meraviglioso e di eterno. Per tanti è così. Per quasi tutti è così. Almeno per noi cristiani d’occidente. Come ebbe a dire il cardinal Biffi con una battuta illuminante: siamo sazi e disperati. E allora? Allora viviamo alla giornata. Viviamo per nutrirci di ogni sensazione forte. Ci nutriamo di ciò che prendiamo. Sappiamo solo prendere. Prendiamo il corpo di una donna come  l’ultimo modello di smartphone. Usiamo la vita delle persone con la stessa disinvoltura di un oggetto che ci appartiene.  Tutto è centrato su di noi e su quel vuoto che non si riempie mai. Il vuoto della paura di vivere e della pesantezza di una vita così, senza senso e senza speranza di infinito. Non ci doniamo mai completamente perchè possediamo così poco che non vogliamo perderlo. Così anche quando diamo qualcosa di noi non è mai gratuito. Vogliamo qualcosa in cambio. Qualcosa, possibilmente, di più grande. Qualcosa che ci porti un guadagno. Qualcosa che ci illude di poterci arricchire. Così anche quando ci doniamo in realtà stiamo prendendo. Così è nelle relazioni affettive. Anche in tanti matrimoni sacramento. Quella relazione vale finchè c’è qualcosa da prendere. Vale finchè, come in una partita doppia, l’avere è maggiore del dare. Finché c’è un utile. Così tante relazioni affettive d’amore diventano un mero contratto commerciale. Perchè di commercio si tratta. Commercio di sentimenti e di bisogni. Questa è la povertà delle nostre relazioni, dei nostri matrimoni. Finchè c’è un equilibrio tra quanto diamo e riceviamo la relazione regge. Quando l’equilibrio salta e una delle due parti non trova più utile proseguire tutto salta.

C’è un film che esprime splendidamente questo modo di vivere le relazioni. Si tratta di God’s not dead. Lei è una blogger di successo. Ha una vita piacevole e gratificante. Ha anche un fidanzato con cui vive un rapporto che sembra invidiabile. Scopre di essere malata di cancro. Questo dialogo è tratto dalla scena in cui lei informa lui della malattia appena scoperta e lui l’ha appena lasciata per questo.

Lei: Come puoi dirmi una cosa simile? Credevo che mi amassi.

Lui: Si, infatti. Ma tu stai rompendo il nostro patto. Cambiando gli accordi.

Lei: Così lo fai sembrare un contratto commerciale.

Lui: Cosa credevi che fosse?

Lei: Io credevo che fosse amore.

Lui: Beh cresci. Amore è la parola più usata e abusata dagli esseri umani, questa è la verità. E’ quello che diciamo quando vogliamo qualcosa, ci serve qualcosa e tu ne sei colpevole come chiunque altro. Ci siamo divertiti. Tu eri la mia giovane e sexi ragazza con un lavoro elegante, io ero il tuo ragazzo in carriera affascinante e di successo. Stavamo insieme perchè ognuno di noi aveva quello che voleva da questa relazione, e questo andava bene. In effetti è stato fantastico, ma adesso è finita.

Lei: Come ho fatto a non vedere questo in te?

Lui: Perchè hai visto quello che volevi vedere

Lei: Lo capisci che potrei anche morire?

Lui (mentre si alza e se ne va): Ah, mi dispiace per questo.

Per tanti, ma non per tutti, è così. Poi, come in un miracolo, incontri una persona diversa. Una persona che è capace di amarti senza fare paragoni, senza badare se dà più di quello che prende. Che ti ama così per quello che sei. Quando fai esperienza di questo amore autentico si accende la luce. Finalmente trovi la forza di credere perchè scopri che Dio esiste attraverso quell’amore gratuito che sa di infinito concretizzato e realizzato attraverso una creatura finita. Allora quella creatura ti sembra la più bella di tutte. Perchè l’amore parte dal cuore, ma si irradia nel corpo . Il suo corpo è trasfigurato dall’amore. L’amore che è Dio. Dio che è bellezza assoluta. E’ come avere uno sguardo photoshoppato. Così ebbe a definirlo, in modo molto chiaro e decisamente azzeccato, Papa Francesco. Riesci a fare esperienza di Dio attraverso quella creatura pur sapendo che non è lei il tuo dio.  Questo è il matrimonio. Questo è il frutto di una mia riflessione, solitaria, davanti al Santissimo. Una riflessione che mi ha fatto sentire inadeguato, fragile, insicuro, pieno di difetti. Tutto questo e tanto altro. Proprio per tutto questo mi ha fatto sentire profondamente amato dalla mia sposa e, cosa ancor più bella, da Dio attraverso di lei.

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. La lettera I (seconda parte)

Imperfezione. La consapevolezza della nostra imperfezione non è un limite, ma un’occasione. Vorreste essere perfetti? Vorreste che i vostri difetti, le vostre pesantezze, i vostri limiti e imperfezioni non esistessero? Vorreste essere la donna perfetta o l’uomo perfetto? Scommetto che vorreste, perchè pensate che così, anche  la vostra vita sarebbe perfetta. E invece? Vi rendete conto di non essere affatto quella perfezione, ma al contrario più passano gli anni di matrimonio e più siete capaci di elencare ciò che vi infastidisce l’uno dell’altra. Più passano gli anni e più si allunga la lista degli errori, dei litigi delle baruffe. Sapete cosa vi dico, anzi vi scrivo? Ringraziate Dio che sia così. Una persona perfetta non ha bisogno di aprirsi all’altro/a , semplicemente si basta. Una persona perfetta non ha bisogno di essere perdonata e amata quando non se lo merita, perchè se lo merita sempre. Una persona perfetta non può accogliere l’altro. La perfezione rende impermeabili e questo Dio non lo vuole, perchè solo attraverso i nostri limiti può crescere la relazione e possiamo imparare ad amarci. Il nostro sposo, la nostra sposa, sono bellissimi così, così imperfetti, così limitati, così fragili. Attraverso le ferite della mia sposa posso entrare nel suo profondo e donarle il mio amore come balsamo che guarisce. Attraverso i suoi errori posso donarle il mio perdono, per farla sentire amata per chi è e non per ciò che fa. Attraverso i suoi limiti posso donarle la mia meraviglia, per farla sentire desiderata e bella anche così. Attraverso la sua fragilità posso farla sentire sostenuta e ascoltata, non sottovalutando ciò che mi .confida, ma donandole tutta la mia attenzione.

Se non fosse così, piena di tutti questi piccoli o grandi segni che contraddistinguono la sua umanità e il suo essere donna, io non potrei amarla perchè non ci sarebbe occasione di farlo.

E’ bellissima la sua imperfezione, e spero (ma sono sicuro) che lo sia anche per lei la mia, perchè attraverso queste nostre due umanità ferite, incerottate e raffazzonate  la Grazia di Dio può aiutarci a costruire una relazione meravigliosa che non sarà perfetta, ma è sicuramente fonte di una vita piena e bellissima. Grazie Dio di averci fatto così imperfetti, perchè è perfetto così.

Antonio e Luisa

Elogio dell’imperfezione.

Vorreste essere perfetti? Vorreste che i vostri difetti, le vostre pesantezze, i vostri limiti e imperfezioni non esistessero? Vorreste essere la donna perfetta o l’uomo perfetto? Scommetto che vorreste, perchè pensate che così, anche  la vostra vita sarebbe perfetta. E invece? Vi rendete conto di non essere affatto quella perfezione, ma al contrario più passano gli anni di matrimonio e più siete capaci di elencare ciò che vi infastidisce l’uno dell’altra. Più passano gli anni e più si allunga la lista degli errori, dei litigi delle baruffe. Sapete cosa vi dico, anzi vi scrivo? Ringraziate Dio che sia così. Una persona perfetta non ha bisogno di aprirsi all’altro/a , semplicemente si basta. Una persona perfetta non ha bisogno di essere perdonata e amata quando non se lo merita, perchè se lo merita sempre.. Una persona perfetta non può accogliere l’altro. La perfezione rende impermeabili e questo Dio non lo vuole, perchè solo attraverso i nostri limiti può crescere la relazione e possiamo imparare ad amarci. Il nostro sposo, la nostra sposa, sono bellissimi così, così imperfetti, così limitati, così fragili. Attraverso le ferite della mia sposa posso entrare nel suo profondo e donarle il mio amore come balsamo che guarisce. Attraverso i suoi errori posso donarle il mio perdono, per farla sentire amata per chi è e non per ciò che fa. Attraverso i suoi limiti posso donarle la mia meraviglia, per farla sentire desiderata e bella anche così. Attraverso la sua fragilità posso farla sentire sostenuta e ascoltata, non sottovalutando ciò che mi .confida, ma donandole tutta la mia attenzione.

Se non fosse così, piena di tutti questi piccoli o grandi segni che contraddistinguono la sua umanità e il suo essere donna, io non potrei amarla perchè non ci sarebbe occasione di farlo.

E’ bellissima la sua imperfezione, e spero (ma sono sicuro) che lo sia anche per lei la mia, perchè attraverso queste nostre due umanità ferite, incerottate e raffazzonate  la Grazia di Dio può aiutarci a costruire una relazione meravigliosa che non sarà perfetta, ma è sicuramente fonte di una vita piena e bellissima. Grazie Dio di averci fatto così imperfetti, perchè è perfetto così.

Antonio e Luisa