L’amore matrimoniale in tre parole

Il Papa, durante l’Angelus di ieri, ha informato di aver istituito un anno intero dedicato alla famiglia dove si approfondirà l’esortazione apostolica Amoris Laetitia. Esattamente a cinque anni dalla sua pubblicazione nel marzo del 2016. Un anno che sarà importantissimo per noi famiglie cristiane e per la Chiesa tutta. Il Papa ha introdotto questa iniziativa ribadendo uno dei suoi cavalli di battaglia. Le tre parole fondamentali da imparare ed usare in coppia ed in famiglia sono: permesso, grazie, scusa.

Perchè sono parole così importanti? Perchè il Papa ci tiene così tanto da avercele ricordate già innumerevoli altre volte? Proverò a dare una breve risposta. Dietro queste tre parole si nasconde un significato decisivo nel matrimonio. L’altro/a non è cosa nostra. L’altro/a è un dono, l’altro/a è un incontro, un’opportunità, a volte anche uno scontro. Queste tre parole sono necessarie per riconoscere nella persona amata qualcuno che non ci appartiene, per riconoscere un mistero che non è posto a nostro uso e consumo, ma che merita di essere approcciato sempre con rispetto e cura. Anche, e direi soprattutto, dopo anni di matrimonio, quando è cresciuta l’intimità e la conoscenza reciproca.

Dicendo permesso, riconosciamo l’altro come qualcuno diverso da noi, riconosciamo il mistero che lo abita e che richiede tutto il nostro rispetto quando ci avviciniamo. L’altro/a ha una storia, un corpo, un cuore e un’anima che, attraverso il matrimonio, ci vuole donare. L’amore ci chiede di togliere i nostri calzari quando entriamo nella vita dell’amato/a, nella profondità della sua anima e nel suo corpo, perchè quello è terreno sacro. Rispettare l’alterità per accogliere e non per rubare, per abbracciare e non per soffocare, per amare e non per possedere. Don Salvatore Franco, in un suo articolo scritto per questo blog, ebbe a scrivere una riflessione molto bella. Chi ama aspetta sempre il consenso dell’altro/a prima di entrare nella sua vita. Nel nuovo rito del matrimonio c’è una forma del consenso, la seconda, che è molto bella anche se pochissimo scelta: “Vuoi unire la tua vita alla mia nel Signore che ci ha creati e redenti?”. Questa forma esprime bene la richiesta del permesso e del consenso dell’altro/a per poter iniziare il nuovo cammino di vita nel Signore che è il matrimonio sacramento. Questa richiesta va fatta esplicitamente ed implicitamente tante volte nella vita di due sposi soprattutto quando si deve prendere qualche decisione o fare qualcosa di importante.

Grazie è la parola del dono ricevuto. Cosa significa ringraziare nel nostro matrimonio? Non è solo una parola, è un atteggiamento prima di tutto. Nel matrimonio non prendiamo qualcuno/a che ci appartiene, ma accogliamo il dono gratuito di una persona libera, tanto libera e padrona di sé da potersi donare ad un altro/a. Grazie è riconoscere questo dono. Vuol dire non perdere mai la meraviglia e la bellezza che scaturisce da questo dono e riconoscere l’altro/a come prezioso/a e unico/a. Grazie è meraviglia ed apertura ad un’altra persona. E’ sguardo che si volge verso l’altro/a, è attenzione che si decentra, è cuore che condivide e ha compassione per l’altro/a. Grazie è non dare per scontato. Grazie è non credere che tutto sia dovuto. Grazie è meravigliarsi dell’altro/a che nella sua libertà decide giorno dopo giorno di farsi dono per me. Proprio per me. Grazie è riconoscere la sua preziosità per comprendere la mia.

Negli anni settanta il film Love Story è diventato un vero e proprio cult. Un film che ha fatto piangere una generazione di donne. Un film che ha fatto grandi danni a quella stessa generazione. Un amore puro, romantico e contrastato con una battuta che resta in testa: Amare vuol dire non dover mai dire mi dispiace. Nulla di più falso. Amare è proprio ammettere costantemente la propria imperfezione e fragilità. Ammettere che sbaglio. Ammettere che neanche io sono perfetto. Solo Dio è fedele nell’amare sempre e in modo perfetto. Per questo il perdono è fondamentale. Senza perdono non c’è possibilità di amare. Scusa è la parola di chi vuole ricominciare. La parola di chi si riconosce fragile e limitato, ma che non smette di avere fiducia nel perdono di Dio e dell’altro/a. Scusa è il primo passo per ricominciare. Scusa è la parola che permette di mettere l’altro/a prima di me. Scusa è la parola di chi ha nostalgia della bellezza perduta col suo agire. Scusa è la parola di chi sa che nella relazione matrimoniale non sarà mai perfetto, ma sa anche che ciò che conta non è l’errore ma credere che l’amore avrà sempre l’ultima parola.

Il Papa con tre semplici parole ha riassunto sapientemente il matrimonio nella sua essenza relazionale. Da queste tre parole, con la Grazia di Dio, si può partire per costruire qualcosa di meraviglioso.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Punto e a capo

Questa mattina ero al mare…

Sono venti anni che vengo a villeggiare in questo meraviglioso posto del Salento e i ritmi si sono scanditi sempre alla medesima maniera. Orari per andare in spiaggia, incontri con le famiglie che regolarmente frequentano questo luogo come noi, i tuffi nella splendida e trasparente acqua marina, il caffè in ghiaccio, i rumori e gli schiamazzi, l’animazione del villaggio, canti, balletti e gioco aperitivo, la crema solare e quant’altro. Anche quest’anno ci risiamo, stessa spiaggia stesso mare diceva una nota canzone.

Eppure, non è proprio cosi.

Estate del Covid 19 potremmo chiamarla e credo che negli annali rimarrà questa definizione. Questa riflessione mi è nata proprio nel vedere gli operatori dell’equipe animazione e della loro efficiente attività per far divertire i villeggianti. Mentre i bravissimi ragazzi si adoperavano nelle performance classiche del ballo di gruppo pensavo proprio alla modalità comune di noi esseri umani. Qualunque cosa ci capiti, nel momento in cui ne abbiamo possibilità, cerchiamo di riprendere le cose così come le abbiamo lasciate, adoperandoci come nulla fosse accaduto. Se per anni le equipes di animazione hanno agito in un certo modo, continueranno ad agire nello stesso modo, riproponendo ciò che da sempre è piaciuto alla stragrande maggioranza dei riceventi.

Io per esempio mi lamentavo del fatto che la musica fosse troppo alta o che si imponesse a tutti la pratica di certi riti orientali, tanto graditi ai più, come il saluto del sole alle dodici, tipicamente appartenente alla filosofia yoga. Vi rendete conto cosa sarebbe accaduto se avessi proposto il momento corale dell’ANGELUS nel bel mezzo della spiaggia? Sarei finita in tutti i giornali per imposizione cattolica agli astanti, mentre, per un saluto al sole e relativo “om”, nessuno oserebbe scandalizzarsi perché risulterebbe esotico e trasgressivo. Infatti meglio essere creduloni che credenti e meglio invocare chi manco sai piuttosto che il Dio Vivo e Vero che ciascun battezzato ha come Padre.

Però per venti anni è accaduto ripetutamente questo e i ritmi si sono scanditi cosi.

Ecco perché, questa mattina , mentre vedevo quattro persone che cercavano di riprendere il discorso del risveglio muscolare o del balletto di cui sopra, mi sono resa conto che non è più come prima e che, quando si crea un problema enorme come il lockdown, tutti a casa e poi tutti “apparentemente” liberi, il punto non va a capo come sempre ma occorre riprendere in mano una vita diversa.

Se tutto questo può generare in noi una sorta di “nostalgia canaglia” dei vecchi tempi in cui tutto scorreva liscio e tutti si bivaccava come si voleva, è anche vero che deve offrirci una visione diversa delle cose e anche un modus operandi differente sull’andazzo del mondo circostante. Chi può dire ad esempio che non sarebbe stato bello, negli anni precedenti, recitare l’Angelus piuttosto che l’om e magari oggi ritrovarsi in un universo migliore avendo sempre invocato un Dio creatore e desideroso del bello e del bene piuttosto che troppe invocazioni che non conosciamo e che ci immergono solo in tante idolatrie? Forse ora, nella precarietà di un futuro immerso nell’incertezza di un Covid virulento abbasseremmo un po’ tutti la cresta e la superbia di sentirci onnipotenti di fronte a tutto?

Magari fosse cosi!!!

Però che tristezza vedere il nostro tentativo di continuare a vivere come niente fosse. Del resto anche difronte ad un terremoto devastante il dopo non è più quello di prima. Occorre tirar via tutte le macerie, ripulire, rigettare le fondamenta, ricostruire e poi riabilitarsi dentro, nei cuori, nelle esistenze, negli inevitabili cambiamenti. Invece cosa vediamo accadere? Divisioni, opinioni contrastanti, ideologie politiche e teologiche, corse a legiferare il tutto e il di più persino in dispregio dei valori minimi quali la vita e la famiglia che è l’unica cellula di formazione del mondo stesso.

Qualche giorno fa ho scritto questo pensiero e lo ri-sottoscrivo qui: “Uno Stato che legifera la morte e lo fa anche in tempo di pandemia, come mai si preoccupa cosi tanto per tutelarci dal Covid? Questo ben venga ovviamente ma la vita o la tuteli sempre o mai. Insomma credo che i conti non ci tornano vero?” In tanti casi si aiuta a morire (aborto, embrioni congelati, eutanasia, indifferenza nell’ uso di alcool e sostanze soprattutto a danno dei giovani..) e poi dinanzi ad una pandemia tutto questo zelo???

Per tornare all’inizio di questa riflessione vorrei sottolineare che di tanti comportamenti sbagliati o addirittura pericolosi, tendenti al male, nessuno se ne avvede quando ci si sente padroni del mondo. Quando invece le cose cominciano a vacillare non sarebbe bene fermarsi e fare una ricca inversione ad “u” della propria esistenza? Se l’uomo che dovrebbe tendere a salvare ogni vita umana, come nel caso di fermare i contagi, continuerà ad imporre leggi mortifere come potremo liberarci del male? Santa Madre Teresa di Calcutta lo disse dinanzi ai potenti della Terra e ammutolì tutti gli astanti.

Qualcosa è cambiato?

Allora credo sia vero che nulla può essere come prima se non operiamo la conversione del cuore. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Mt (11,28-30)

Dove pensiamo di andare se non a Lui?

Rifletti tu che stai leggendo e non ti perdere in mezzo ai falsi profeti o ai branchi di lupi perché sarai divorato e mai RISTORATO!!!!

Cristina Epicoco

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri L’ecologia dell’amore o Sposi sacerdoti dell’amore

Articolo originale sul blog di Annalisa Colzi