Abbiamo solo l’oggi per amarci.

Non so quanti giorni sono che siamo chiusi in casa. Sabato mattina dalla finestra ho visto passare il triste corteo dei camion militari che trasportavano 60 salme in altri cimiteri per essere cremate. Una sensazione strana. Tanta tristezza e senso di abbandono. A Bergamo, la mia città, tutto questo dramma è palpabile e molto più concreto che in altre città. Questo ti porta a pensare. Ho pensato se davvero la mia vita fosse centrata su quello che davvero conta. Se le mie priorità fossero quelle giuste. Ho pensato a quelle persone morte da sole in un ospedale. Morte senza il conforto delle persone care vicino. Magari senza avere neanche avuto la possibilità di salutare i propri cari. Mi è venuta in mente una parabola. Io cosa sto mettendo da parte. Ciò che davvero conta? Ciò che mi posso portare dietro? Perchè questi giorni stanno frantumando tutte le mie certezze. Io ancora giovane e che mi sentivo immortale, con tanto tempo a disposizione, in un mondo dove la scienza può sconfiggere quasi tutte le malattie. D’improvviso questo virus mi ha messo con le spalle al muro. Siamo fragili e impotenti.

Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto.  Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».

Il tempo è adesso. E’ adesso che posso dire alla mia sposa quanto la amo. E’ adesso che posso dirle grazie per tutte le volte che si è donata a me. E’ adesso che posso chiedere perdono per le volte che io non ho saputo donarmi. E’ adesso che posso darle una carezza, parlare con lei delle realtà più profonde, di noi e del nostro amore. E adesso perchè il presente è tutto ciò che abbiamo per amare. Madre Teresa lo spiega molto bene: Ieri è passato. Il domani non è ancora arrivato. Abbiamo solo l’oggi: cominciamo.

Ecco questi giorni mi stanno insegnando che possiamo rimandare tante cose. Possiamo rimandare il lavoro, la scuola, la corsetta all’aperto, ma c’è qualcosa che non possiamo rimandare: l’amore.

Antonio e Luisa

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“Un aiuto che gli sia simile..ma senza barba”

..di Pietro Antonicelli, Sposi&Spose di Cristo..

Siamo in Quaresima e costretti a casa con le figlie che gironzolano. Mi dice mia moglie: “Mammamia…la casa è un delirio! Approfittiamo per fare un po’ di pulizie?”

Molti mariti per partito preso si sarebbero fatti prendere da un attacco di coronavirus fulminante piuttosto che iniziare, nel bello di una mattinata qualunque, un attacco all’acaro selvaggio.

Io no…perchè…perchè…

E penso alla Genesi:

“Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile».” (Genesi 2,18) E dopo queste parole Dio conduce all’uomo “ogni sorta di bestie selvatiche”…beh.

Effettivamente tra l’uomo e le bestie selvatiche -soprattutto con l’orango-tango- una certa somiglianza c’è, e non è solo quella fisica.

Entrambi sporcano e si battono il petto per mostrare la forza bruta che li abita…e poi il pelo. Vuoi mettere che il pelo anziché concentrarlo sulla testa lo spargi per tutto il corpo! Beh, sicuramente somiglianza c’è.

Ma se all’uomo gli metti vicino una donna, quello magari si emancipa, si mette a scrivere articoli sui blog e poi ogni tanto passa l’aspirapolvere in casa.

E’ il suono dell’aspirapolvere che inizialmente lo attrae, quel rombo di potenza che parte all’accensione del suddetto elettrodomestico lo carica di virile entusiasmo.

Poi magari inizia a scoprire com’è bello e rude strofinare energicamente i piatti con spugnette virilmente abrasive che graffiano più di una pasta lavamani.

E vedi questo essere delle caverne che vicino ad una moglie inizia anche a lavarsi…e (alcuni…decisamente sfigati) addirittura si radono il volto.

E il Signore Dio sta li a guardare…e si accorge che questo essere che è la donna che ha messo al fianco dell’uomo fa essere l’uomo una creatura migliore, meno somigliante ad una grande bertuccia (che per carità, ha il suo fascino).

E il Signore Dio è ancora più contento quando vede che questi due si vogliono bene e si aiutano a vicenda nella pulizia della caverna che abitano, nella cura della prole e di ogni altro peluche che abita con loro…

Che poi a pensarci la santità passa proprio da qui, dal collaborare, dall’essere “complici nel bene”, dal riconoscere, accogliere e integrare quelle differenze con l’altro che sono necessarie per l’arricchimento del sé.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:

«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta».

Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. (Genesi 2,21-24)

…li ha fatti simili. Capaci – se lo vogliono – di amare l’altro, di tagliare col passato infantile e di diventare uomini e donne simili a Dio.

Ma la donna con meno barba. 🙂

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