Siamo cambiavalute?

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.
Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi…

Oggi voglio soffermarmi su questo passaggio tratto dal Vangelo proclamato domenica. Cosa ci può dire a noi sposi questo Vangelo? Noi, nel nostro matrimonio, desideriamo rispondere all’amore di Dio o siamo dei cambiavalute?

Tutta la prospettiva cambia. Non si scappa! Essere cambiavalute significa dare un prezzo alla nostra fede. Quanti lo fanno?

Vado a Messa però tu Dio mi devi dare quel lavoro, prego però tu Dio mi devi alleggerire da questo peso. Dio ti voglio bene finchè mi servi. Finchè fai quello che io voglio. Finchè, come un amuleto, mi preservi da dolore, dalla malattia e dalla sofferenza. Questa è la mentalità che abita la nostra vita. Un dio sottomesso alla nostra volontà. Un dio di cui ci serviamo per disinnescare le paure della nostra fragile esistenza.

Non funziona così. Chi davvero ha incontrato Cristo ha un altro tipo di atteggiamento. Ha una fede autentica. Chi ha incontrato Cristo si abbandona alla Sua volontà, perchè è sicuro di essere amato. Affronta la prova, non nel risentimento verso Dio, ma nell’abbandono e nell’offerta. La sofferenza resta, Gesù non è sceso dalla croce. ma ha tutto un altro significato e valore.

Quando scrivo questi pensieri ho una stretta al cuore. Le accetto con la testa, ma c’è il mio cuore che continua a dirmi che non ce la farò mai. Che non è per me. Che nel mio intimo desidero che Dio mi tolga ogni sofferenza e ogni pena. Non è possibile. Non  è possibile perchè la morte, la malattia, la sofferenza abitano la vita di tutti e prima o poi ci si deve fare i conti, e non è possibile perchè il nostro Dio non è così, non ci evita la prova, ma ci accompagna e ci sostiene in essa.

Per questo esistono santi che possono dare speranza. Possono dirti che anche tu ce la puoi fare, che anche io posso. Chiara Corbella era una ragazza, una sposa e una madre normale. Aveva la sua vita di preghiera, amava il suo sposo, ma aveva fragilità e difetti come tutti. Questo è quello che si può comprendere dalle testimonianze di chi l’ha conosciuta da vicino e leggendo i libri su di lei. Cosa la rendeva straordinaria, diversa dalla maggior parte di noi? L’abbandono fiducioso a Dio e al suo sposo.  Ha chiesto, come tutti la guarigione, non era una matta, ma poi si è fidata e affidata.

Enrico Petrillo, marito di Chiara, in un’intervista disse:

Anche attraverso le vite dei nostri figli (i primi due sono morti a pochi minuti dalla nascita per malformazioni gravissime ndr)  abbiamo scoperto che la vita, trenta minuti o cent’anni, non c’è molta differenza. Ed è stato sempre meraviglioso scoprire questo amore più grande ogni volta che affrontavamo un problema, un dramma. In realtà, noi nella fede vedevamo che dietro a questo si nascondeva una grazia più grande del Signore. E quindi, ci innamoravamo ogni volta di più di noi e di Gesù. Questo amore non ci aveva mai deluso e quindi, ogni volta, non perdevamo tempo, anche se tutti intorno a noi ci dicevano: “Aspettate, non abbiate fretta di fare un altro figlio”. Invece noi dicevamo: “Ma perché dobbiamo aspettare?”. Quindi, abbiamo vissuto questo amore più forte della morte. La grazia che ci ha dato il Signore è stata di non aver messo paletti, barriere alla sua grazia. Abbiamo detto questo “sì”, ci siamo aggrappati a lui con tutte le nostre forze, anche perché quello che ci chiedeva era sicuramente più grande di noi. E allora, avendo questa consapevolezza sapevamo che da soli non avremmo potuto farcela, ma con Lui sì. Abbiamo avuto un fidanzamento ordinario, ci siamo lasciati, litigavamo un po’, come tutti i fidanzati. Però, a un certo punto, quando abbiamo deciso di fare le cose seriamente, è cambiato tutto. Abbiamo scoperto che l’unica cosa straordinaria è la vita stessa. Dice il Signore: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Chiara ed io abbiamo desiderato profondamente questa cosa: di diventare figli del Signore. Siamo noi che dobbiamo scegliere se questa vita è un caso, oppure se esiste un Padre che ci ha creato e che ci ama.

Chiara scrisse nel 2010 riflettendo su Davide, il suo secondogenito, salito al cielo, come la primogenita Maria Grazia Letizia, dopo pochi minuti di vita:

Chi è Davide?
Un piccolo che ha ricevuto in dono da Dio un ruolo tanto grande… quello di abbattere i grandi Golia che sono dentro di noi:
abbattere il nostro potere di genitori di decidere su di lui e per lui, ci ha dimostrato che lui cresceva ed era così perché Dio aveva bisogno di lui così;
ha abbattuto il nostro “diritto” a desiderare un figlio che fosse per noi, perché lui era solo per Dio;
ha abbattuto il desiderio di chi pretendeva che fosse il figlio della consolazione, colui che ci avrebbe fatto dimenticare il dolore di Maria Grazia Letizia (per loro non era stata la figlia da consolare ma uno straordinario dono d’amore);
ha abbattuto la fiducia nella statistica di chi diceva che avevamo le stesse probabilità di chiunque altro di avere un figlio sano;
ha smascherato la fede magica di chi crede di conoscere Dio e poi gli chiede di fare il dispensatore di cioccolatini;
ha dimostrato che Dio i miracoli li fa, man non con le nostre logiche limitate, perché Dio è qualcosa di più dei nostri desideri;
ha abbattuto l’idea di quelli chd non cercano in Dio la salvezza dell’anima, ma solo quella del corpo; di tutti quelli che chiedono a Dio una vita felice e semplice che non assomiglia affatto alla via della croce che ci ha lasciato Gesù.

Credo che nella mia vita ho ancora tanti Golia da sconfiggere. Chiara è per me un esempio, una persona che ha vinto, una persona che ha tracciato una strada luminosa. Chiara ci dice che anche noi possiamo, che non è impossibile. Chiara aiutaci nella nostra vita e nel nostro matrimonio ad avere il tuo abbandono fiducioso. Chiara grazie ti vogliamo bene.

Antonio e Luia

 

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