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Il decalogo per un matrimonio felice – 1 parte.

Posted by Antonio e Luisa De Rosa

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Roberto Marchesini, noto psicoterapeuta cristiano, voce di Radio Maria e autore di diversi libri, ci offre nel suo saggio E vissero felici e contenti diversi spunti interessanti tra cui il decalogo per un matrimonio felice. Mi è piaciuto molto. Una lista senza velleità di essere scientifica, ma al tempo stesso molto utile per riflettere sul nostro matrimonio e su alcuni accorgimenti che potrebbero migliorare la relazione.  Di seguito riporto i dieci punti aggiungendo un mio breve commento.

  1. Non cercare la tua soddisfazione, ma quella del coniuge. Per questo ti sei sposato. E’ importante avere sempre presente questa verità. Lui/lei non potrà mai renderti completamente felice. Non puoi controllare le sue scelte, il suo comportamento e il suo agire. Ciò che puoi fare e di cui hai il pieno controllo è impegnarti a fondo per renderlo/a felice. Questo hai promesso nel matrimonio. Senza mettere sulla bilancia quanto e cosa ti offre l’altro/a. Il tuo amore deve essere incondizionato. Solo questo ti può far vivere in pienezza il tuo matrimonio che prima di tutto è una vocazione cioè la tua risposta all’amore di Dio che Lui ti ha già dato.
  2. L’amore non è un sentimento, ma una scelta, una decisione, una promessa. Non vale dire non sento più nulla. Non lo/la amo più. L’amore non è sentire. L’amore, come abbiamo visto al primo punto, è volere il bene dell’altro/a. Volerlo e darsi da fare per offrirglielo. Il matrimonio è soggetto, essendo una relazione non a termine e quindi lunga, a sbalzi nei nostri sentimenti, a momenti di sentimenti forti e altri di aridità. Ci saranno momenti in cui non saremo sostenuti dalla passione d’amore. Non importa possiamo e dobbiamo amare comunque.
  3. Il tuo coniuge è diverso da te: ricordatelo. Spesso siamo portati a dare al nostro coniuge quello che piace a noi. Spesso non comprendiamo che parole o atteggiamenti che per noi sono normali e non negativi possano invece dare fastidio al nostro coniuge. Non è lui/lei ad essere esagerato. E’ soltanto diverso/a da noi. Amare significa preoccuparsi della sensibilità dell’altro/a e amarlo/a nel modo che a lui/lei piace. Non serve amare una persona in un modo che non le trasmette amore. E’ nostro impegno di sposi conoscere qual’è il modo migliore per dare il nostro amore.
  4. La differenza tra marito e moglie è una ricchezza, non una disgrazia. Uomo e donna sono diversi. Non lamentiamoci per questo, ma al contrario contempliamo la bellezza dell’altro/a che ci attrae proprio perchè è qualcosa che non ci appartiene, ma che ci appare un mistero meraviglioso. Nel maschile e femminile che si uniscono c’è una ricchezza tale da essere l’immagine terrena più vicina alla famiglia trinitaria di Dio. Ricordiamocelo e ringraziamo Dio per averci donato una creatura tanto diversa da noi e per questo incantevole e affascinante.
  5. Il tuo matrimonio dipende anche da te: stai facendo tutto il possibile? Siamo inclini a notare le mancanze dell’altro/a molto più facilmente rispetto alle nostre. Spesso non serve continuare a lamentarsi per ciò che non fa l’altro. Cosa posso fare io per migliorare la situazione? E non tiratemi fuori che fate già molto più di lui/lei. La relazione sponsale non è luogo per fare i sindacalisti. Ricordate che vincete o perdete insieme.

Con il prossimo articolo i successivi 5 punti.

Antonio e Luisa

Inviato su Senza categoria

Tag amore, coppia, decalogo, e vissero felici e contenti, marchesini, matrimonio, relazione

Dic·30

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Quante volte, nel matrimonio, ci fermiamo a guardare ciò che manca? Più tempo, più soldi, più fede, più capacità. Eppure Gesù non chiede ciò che non abbiamo: ci domanda di consegnargli il poco che già portiamo nello zaino della nostra vita a due. Cinque pani e due pesci sembrano insufficienti, ma nelle sue mani diventano abbondanza. Il vero ostacolo non è la povertà dei nostri mezzi, ma la lagna che ci paralizza e l’avarizia spirituale che trattiene. Una casa piccola, mezz’ora libera, uno stipendio solo, doni semplici: tutto può diventare fecondo, se offerto con fiducia. Il miracolo comincia quando smettiamo di controllare e iniziamo a consegnare. Gesù moltiplica ogni dono e lo trasforma in bene per noi e per la Chiesa. L’indissolubilità può spaventare. Il “per sempre” sembra una promessa troppo grande, una responsabilità pesante, quasi una catena. Eppure è proprio lì che l’amore mostra tutta la sua bellezza. Sapere che l’altro ci sarà, anche quando non siamo perfetti, non ci rende superficiali: ci rende più liberi di crescere, cambiare e tirar fuori il meglio di noi. Tutti desideriamo essere amati non perché siamo bravi, efficienti o sempre all’altezza, ma semplicemente perché siamo noi. Gesù ci guarda così: conosce le nostre fragilità e continua ad amarci. Il matrimonio cristiano prova a rendere visibile questo sguardo di Dio dentro una relazione umana. L’amore vero non tiene pronta una via di fuga. Cerca una strada da percorrere insieme, giorno dopo giorno, nella grazia, nella fatica e nella fedeltà. Il male raramente entra nella vita di coppia facendo rumore. Più spesso si insinua attraverso una ferita non espressa, una delusione custodita, una parola interpretata nel modo peggiore. Nel settimo modulo dedicato al libro di Ester incontriamo Aman, un uomo potente ma interiormente fragile, incapace di tollerare che Mardocheo non si inchini davanti a lui. Da una ferita nasce il risentimento; dal risentimento, la manipolazione. Anche tra marito e moglie possiamo cadere nei giochi psicologici: accusare invece di raccontare il dolore, usare freddezza o silenzio invece di esprimere un bisogno. Uscire dal gioco significa tornare all’Io Adulto, parlare con verità e non consegnare le nostre ferite al rancore. La grazia ci aiuta a portare tutto alla luce e a scegliere nuovamente l’amore ogni giorno. Leggi il modulo completo su matrimoniocristiano.org. La bellezza dell’amore sponsale non nasce da giorni perfetti, ma da due persone che continuano a scegliersi anche quando le emozioni cambiano, arrivano le prove e il cammino si fa più faticoso. È uno sguardo fedele, custodito da Dio, capace di perdonare, sperare e ricominciare. Ogni gesto semplice, ogni parola buona, ogni preghiera condivisa diventa un mattone dell’eternità. Gli sposi non sono chiamati soltanto a restare insieme, ma a condursi reciprocamente verso il Cielo. Amarsi significa ricordare ogni giorno che l’altro è un dono, non un possesso; una promessa da custodire, non un’abitudine da sopportare. Guardatevi con gratitudine, sostenetevi nelle prove, rinnovate il vostro sì. Perché l’amore vero non finisce: si trasfigura, si compie e resta per sempre nella luce di Dio. È questa la bellezza che nessuno potrà togliervi. Gesù non chiede agli sposi ciò che non possiedono. Chiede, però, che non trattengano ciò che hanno. Pochi pani, pochi pesci: poca pazienza, una fede fragile, una tenerezza affaticata, parole spesso imperfette. Umanamente sembrano insufficienti davanti alla fame dell’altro e alle prove della vita matrimoniale. Eppure, quando quel poco viene consegnato interamente a Cristo, può diventare nutrimento e abbondanza. C’è un amore che usa parole dolci, ma stringe, controlla e pretende. Dice “ti amo”, ma spesso intende: “ho bisogno che tu sia come voglio io”. Non nasce dalla libertà, ma dalla paura di essere abbandonati; non accoglie l’altro, lo trasforma in uno strumento per riempire i propri vuoti.

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