È Natale ogni volta che sorridi all’altro/a

Si avvicina il Natale. Mancano ormai pochi giorni, poche ore. Il nostro cuore attende la nascita di quel bambino così piccolo ma nel contempo così potente e decisivo per noi. Perchè Dio è così. Preferisce farsi presente con discrezione, senza far rumore. Non vuole il nostro timore e la nostra paura, vuole il nostro amore come lo anelano gli occhi di un neonato che guarda la mamma. Eppure può essere tutti i giorni per noi Natale. Se non cerchiamo di far nascere Gesù tutti i giorni nell’ intimità della nostra casa il Natale rischia di diventare una festa fatta di luci e colori ma che non tocca il cuore.

Possiamo suscitare la presenza di Dio ogni giorno nel nostro matrimonio. Possiamo rendere concreto e vivo Gesù tra noi ogniqualvolta siamo capaci di donarci l’un l’altra. Lo spiega bene Santa Teresa di Calcutta in una bellissima poesia e preghiera che ha scritto proprio per dare voce a questa verità. Vale per tutti. Per ogni persona che ci è prossima, ma, come ho più volte scritto, il nostro prossimo più prossimo è proprio la persona che abbiamo sposato e vive accanto a noi.

È Natale
(Madre Teresa di Calcutta)
È Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

Capite? E’ Natale ogni volta che io sorrido alla mia sposa per farle sentire quanto io sia felice di averla accanto. Per farle sentire come io desideri accoglierla nella mia vita, ieri quando ho pronunciato il mio sì, e ancor di più oggi che ho la grazia di averla ancora vicino a me.

E’ Natale ogni volta che decido di aiutarla e sostenerla quando ne ha bisogno. Non le servono le mie critiche e le mie lamentazioni. Non le serve neache il mio giudizio spietato. Ha bisogno di essere accolta anche quando sbaglia e anche quando non è amabile. Soprattutto in quei momenti. Non significa accettare il male che mi può aver fatto, ma significa non identificarla con il suo errore. Lo sguardo che ha anche Gesù per ognuno di noi. Lo sguardo che aiuta una persona a risorgere dai suoi errori.

E’ Natale ogni volta scelgo di dedicarle del tempo per ascoltarla in silenzio perchè so che per lei è importante condividere con me i suoi pensieri, le sue preoccupazioni, le sue gioie e tutto ciò sente nel cuore di bello o di meno bello.

E’ Natale ogni volta che decidiamo di donare l’amore che nasce nella nostra relazione per dare la vita. Dare la vita ai nostri figli, ma dare anche la vita agli altri, a chiunque ci si faccia prossimo. Vita intesa come il nostro tempo, la nostra attenzione, la nostra cura, il nostro ascolto. Possiamo donarla a tutti coloro che hanno bisogno di conforto e sostegno. Ci sono molti modi per farlo. Accudire i genitori anziani, il servizio in parrocchia, il volontariato, aiutare i poveri, sostenere chi è nella sofferenza e tantissimi altri. Solo l’amore donato è amore non sprecato.

E’ Natale ogni volta che sappiamo riconoscere i nostri limiti, le nostre fragilità e la nostra caducità. E’ importante riconoscerci bisognosi di Dio e del Suo amore. E’ importante sentirci comunque belli e amati da Dio. E’ importante per poter così accogliere anche l’incompiutezza del nostro coniuge e rispondere alle sue fragilità con il nostro sguardo di meraviglia che gli/le fa percepire tutta la sua preziosità.

E’ Natale tra poche ore, ma lo sarà davvero solo se abbiamo cercato, ogni giorno della nostra vita e della nostra vita insieme, di far nascere Gesù nella nostra casa e nel nostro cuore.

Antonio e Luisa

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Le lettere dell’amore. La D.

Oggi voglio soffermarmi su una dote del corpo. La dolcezza. La dolcezza, al contrario di come comunemente si pensa, non è una dote dell’anima. Certo l’anima, il cosiddetto cuore, ne è la sorgente, ma poi è il corpo che la rende visibile, percepibile e trasmissibile. La dolcezza non ha nulla a che fare con il tenerume e il dolciume di certi atteggiamenti infantili. La dolcezza è l’amore che si fa accogliente, la dolcezza è l’io che si apre a un tu e si rende amabile per nutrire l’altro. La dolcezza è uno specchio che dice alla persona amata io ti voglio, ti desidero e ti appartengo.

Come spiegare, allora, cosa è la dolcezza in un rapporto maturo e autentico? Ho trovato un mio vecchio articolo che esprime benissimo il concetto che voglio passare.

Perché più passa il tempo e più la mia sposa mi appare meravigliosa? Perché  passano gli anni, la pelle non è più elastica e tirata come vent’anni fà però non mi stanco mai di carezzarla? Perché nonostante le gravidanze che hanno lasciato  segni sul suo corpo mi perdo nel suo abbraccio? Me lo sono chiesto per lungo tempo, felice di questo ma sorpreso. Poi ho capito, ho capito che il tempo che passa non è solo il corpo che invecchia ma è vita che passa, amore che cresce, perdono che cura, abbracci che riempiono. Ogni giorno vissuto con lei è prezioso. Ogni giorno è un’occasione di amare e di servire e, quando non si riesce, è comunque occasione di sperimentare il perdono e la voglia di ricominciare. Il matrimonio è anche questo. Il matrimonio è così grande che va oltre il tempo che passa. Amo tutto di lei, anche le piccole rughe, le smagliature, le sue forme non perfette, i capelli che iniziano ad imbiancarsi. Il matrimonio permette di vedere lei, la mia sposa con gli occhi di Dio, Dio che non può non commuoversi e stupirsi della meraviglia di ogni sua creatura. E allora il corpo si trasfigura della bellezza che viene dall’amore sponsale che è dono totale e indissolubile, sacramento perenne, amore umano che diviene profezia di quello divino. Ogni gesto d’amore, di perdono, di unione e di intimità la rende più bella. Ed è così che il tempo che passa non sciupa e appassisce il suo corpo, ma lo rende florido al mio sguardo.  L’amore non è qualcosa di astratto che si può sperimentare ma non vedere. L’amore si vede, l’amore si irradia nello sguardo e nel corpo. L’amore che si concretizza nella carne diventa tenerezza, l’amore che si concentra nello sguardo diventa dolcezza.

C’è un aneddoto che riassume benissimo questo concetto. Qualche anno fa Madre Teresa era in visita in una città europea. Un fotografo si avvicina e inizia a fotografarla. Continua e insiste, scatta decine, forse centinaia di fotografie. Un amico di madre Teresa si avvicina e gli chiede gentilmente di smetterla. Lui si ferma e dice: “Non riesco a capire, madre Teresa è brutta, così piccola vecchia malandata eppure mi appare bellissima.” Questo è l’amore che si fa carne e che due sposi possono sperimentare tra di loro. Quando vedete due persone anziane, anche molto anziane che camminano per strada teneramente tenendosi la mano, non stanno fingendo, probabilmente si vedono davvero bellissimi perchè hanno questo sguardo, che non è oggettivo, ma è molto soggettivo e frutto di una vita d’amore.

Questa è la migliore immagine della dolcezza che ho trovato, e soprattutto sperimentato.

Antonio e Luisa

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L’alfabeto degli sposi. La lettera D.

Oggi voglio soffermarmi su una dote del corpo. La dolcezza. La dolcezza, al contrario di come comunemente si pensa, non è una dote dell’anima. Certo l’anima, il cosiddetto cuore, ne è la sorgente, ma poi è il corpo che la rende visibile, percepibile e trasmissibile. La dolcezza non ha nulla a che fare con il tenerume e il dolciume di certi atteggiamenti infantili. La dolcezza è l’amore che si fa accogliente, la dolcezza è l’io che si apre a un tu e si rende amabile per nutrire l’altro. La dolcezza è uno specchio che dice alla persona amata io ti voglio, ti desidero e ti appartengo.

Come spiegare, allora, cosa è la dolcezza in un rapporto maturo e autentico? Ho trovato un mio vecchio articolo che esprime benissimo il concetto che voglio passare.

Perché più passa il tempo e più la mia sposa mi appare meravigliosa? Perché  passano gli anni, la pelle non è più elastica e tirata come vent’anni fà però non mi stanco mai di carezzarla? Perché nonostante le gravidanze che hanno lasciato  segni sul suo corpo mi perdo nel suo abbraccio? Me lo sono chiesto per lungo tempo, felice di questo ma sorpreso. Poi ho capito, ho capito che il tempo che passa non è solo il corpo che invecchia ma è vita che passa, amore che cresce, perdono che cura, abbracci che riempiono. Ogni giorno vissuto con lei è prezioso. Ogni giorno è un’occasione di amare e di servire e, quando non si riesce, è comunque occasione di sperimentare il perdono e la voglia di ricominciare. Il matrimonio è anche questo. Il matrimonio è così grande che va oltre il tempo che passa. Amo tutto di lei, anche le piccole rughe, le smagliature, le sue forme non perfette, i capelli che iniziano ad imbiancarsi. Il matrimonio permette di vedere lei, la mia sposa con gli occhi di Dio, Dio che non può non commuoversi e stupirsi della meraviglia di ogni sua creatura. E allora il corpo si trasfigura della bellezza che viene dall’amore sponsale che è dono totale e indissolubile, sacramento perenne, amore umano che diviene profezia di quello divino. Ogni gesto d’amore, di perdono, di unione e di intimità la rende più bella. Ed è così che il tempo che passa non sciupa e appassisce il suo corpo ma lo rende florido al mio sguardo.  L’amore non è qualcosa di astratto che si può sperimentare ma non vedere. L’amore si vede, l’amore si irradia nello sguardo e nel corpo. L’amore che si concretizza nella carne diventa tenerezza, l’amore che si concentra nello sguardo diventa dolcezza.

C’è un aneddoto che riassume benissimo questo concetto. Qualche anno fa Madre Teresa era in visita in una città europea. Un fotografo si avvicina e inizia a fotografarla. Continua e insiste, scatta decine, forse centinaia di fotografie. Un amico di madre Teresa si avvicina e gli chiede gentilmente di smetterla. Lui si ferma e dice: “Non riesco a capire, madre Teresa è brutta, così piccola vecchia malandata eppure mi appare bellissima.” Questo è l’amore che si fa carne e che due sposi possono sperimentare tra di loro. Quando vedete due persone anziane, anche molto anziane che camminano per strada teneramente tenendosi la mano, non stanno fingendo, probabilmente si vedono davvero bellissimi perchè hanno questo sguardo, che non è oggettivo, ma è molto soggettivo e frutto di una vita d’amore.

Questa è la migliore immagine della dolcezza che ho trovato, e soprattutto sperimentato.

Antonio e Luisa