La preghiera è dire ti amo allo Sposo

Ho parlato diverse volte della preghiera nel matrimonio. Il rapporto con nostra moglie o nostro marito ci può dire tanto proprio su cosa sia la preghiera. Il matrimonio rischia  spesso di diventare il sacramento del fare. Preoccupazioni, impegni, pensieri, lavoro, figli. La quotidianità rischia di allontanarti da te stesso/a e dalla tua relazione sponsale. Rischia davvero di non esserci tempo per fermarsi e per contemplare l’amore. Quanto spesso ci comportiamo come Marta non trovando mai il tempo di fermarci come Maria.  Certamente, come ho già avuto modo di scrivere in altre riflessioni, nel matrimonio ogni gesto fatto per amore diventa gesto sacro e preghiera. Ogni gesto di servizio è preghiera quando fatto per amore. C’è un però. Non basta fare. Il matrimonio è prima di ogni altra cosa una relazione d’amore. Relazione che ha bisogno di rinnovarsi ogni giorno per non morire. Rinnovarlo, naturalmente, con il linguaggio degli sposi. Nelle promesse matrimoniali promettiamo di amarci e onorarci tutti i giorni della nostra vita, non semplicemente tutta la vita. Non è una differenza da poco. Tutti i giorni implica proprio il rinnovare, giorno dopo giorno, la nostra promessa. Rinnovarla e renderla di nuovo presente e attuale. Non basta dirlo una volta sola. Non basta per non dare il nostro matrimonio per scontato. Qualcosa che vale sempre meno fino a buttarlo e buttarci via. Invece è importante ogni giorno dire di nuovo quel sì lo voglio. Dire di nuovo ti amo all’altro/a. Dirlo con la parola ma non solo. Dirlo con una carezza, con un bacio, con un pensiero. Dirlo con il linguaggio dell’amore che è la tenerezza. Così si tiene vivo il matrimonio. Così si mantiene fede alla promessa matrimoniale. Questa riflessione mi permette di collegarmi direttamente alla preghiera. Spesso non ce ne curiamo abbastanza. Non c’è tempo, non c’è voglia, ci sono tante cose da fare. Invece è importante riuscire a trovare almeno un po’ di tempo da dedicare a Gesù. Da soli, in coppia o in famiglia, ma bisogna trovarlo. Gesù è il nostro Sposo, anche per noi che siamo sposi cristiani, non solo per i consacrati. E’ importante trovare il tempo per rinnovare il nostro sì al suo amore. Non basta dirlo una volta per sempre. E’ importante tenere viva la relazione e nutrito il nostro rapporto con il Signore. La preghiera è esattamente questo. Dire a Gesù, anche oggi, ti voglio bene e voglio stare con te. Esattamente la stessa dinamica che avviene tra marito e moglie. La cosa bella sapete qual è? Gesù non è uno sposo geloso. Nutrire il nostro rapporto con Lui ci aiuta a vivere meglio anche quello tra di noi. Nutrire il rapporto tra di noi ci aiuta a desiderare di incontrare Gesù. Questo è il matrimonio cristiano. E’ meraviglioso. Ricordiamoci sempre di rinnovare il nostro sì, rinnovarlo all’altro/a e rinnovarlo a Gesù! Ne va della nostra gioia, della nostra pace e della nostra vocazione.

Antonio e Luisa

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Il cuore si scalda con un amore tenero.

Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. I suoi ministri gli suggerirono: «Si cerchi per il re nostro signore una vergine giovinetta, che assista il re e lo curi e dorma con lui; così il re nostro signore si riscalderà». Si cercò in tutto il territorio d’Israele una giovane bella e si trovò Abisag da Sunem e la condussero al re. La giovane era molto bella; essa curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei. (RE 1 1,1-4)

Re Davide ha avuto tante donne. Regine, concubine e semplici fanciulle hanno riempito il suo harem. Hanno generato per lui tantissimi figli. Re Davide non si è curato del suo rapporto affettivo, delle sue relazioni. Lui era il re, era forte, potente, l’unto di Dio. Aveva sconfitto i Filistei, ottenuto moltissime vittorie e tanta gloria. Eppure arriva un momento in cui Davide si sente solo. Ha freddo, si sente debole, le sue forze iniziano a lasciarlo. Sente che gli manca qualcosa. Non è un freddo dovuto alla temperatura troppo rigida. Hanno provato a coprirlo con coperte pesanti. Il freddo resta. E’ un freddo dovuto alla mancanza di una relazione. Ora che non è più l’uomo forte e temuto di un tempo sente il peso di tutta la sua solitudine, nonostante abbia tanti servitori e dignitari che animano il palazzo. Manca una relazione esclusiva. Manca una persona che mostri il suo amore e la sua dedizione in modo incondizionato, semplicemente perchè è lui. Una sposa che si prenda cura, che lo faccia sentire il più importante. Lui che si sente debole e fragile. Arriva quindi Abisag. Abisag è la bellezza assoluta. Una bellezza autentica, non solo nei lineamenti. Abisag è bella perchè ama. Ama nel dono di sè, nell’accoglienza, nell’amabilità e nel servizio. Viene da Sunem, è una Sunnamita. Alcuni vedono in lei la Sullamita del Cantico dei Cantici. Sicuramente lo è per come incarna l’amore esclusivo per il suo sposo. Non so voi. Senza bisogno di arrivare ad essere anziani. Anche io che sono nella maturità della vita, che ho 44 anni e le forze non mi mancano, ogni tanto, quando mi sento sopraffatto dal peso degli impegni e delle preoccupazioni che la vita mi riserva, sento l’amorevole cura della mia sposa come un calore che rigenera e un balsamo che lenisce. Basta poco, basta la sua voce, le sue carezze, la sua dolcezza e il freddo passa. Credo che tutti possiamo riconoscerci in Davide. Forse non quando è il re forte e invincibile, certamente quando mostra le sue debolezze e le sue fragilità. Ecco in quei casi l’amore tenero e sincero che noi sposi ci scambiamo l’un l’altra diventa uno dei doni più belli e più cari con il quale facciamo davvero esperienza di Dio e non possiamo che esserne grati e meravigliati.

Antonio e Luisa

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Pianificare l’incontro intimo significa prepararlo al meglio.

In questi giorni prendo spunto per le mie riflessioni dal seminario che abbiamo appena concluso a Parma. Ne prendo spunto perché il confronto che nasce in occasioni così è sempre molto interessante e arricchente anche per me e Luisa. Verso la fine del corso abbiamo testimoniato la nostra modalità di vivere il rapporto di coppia, anche l’intimità. L’abbiamo fatto proprio per provocare una domanda. Una di quelle che tante coppie si pongono, ma che spesso non tirano fuori. Per pudore, per paura di sentirsi giudicati o semplicemente perché non c’è l’occasione giusta. Noi raccomandiamo di programmare il tempo per stare insieme e anche, perché no, per ricercare l’incontro intimo. La domanda che ci è stata posta è questa: Ma programmare non rende il tutto qualcosa di arido, troppo razionale e calcolato? Non si dovrebbe lasciare spazio alla passione e al desiderio? L’amplesso non dovrebbe essere conseguenza di un’attrazione che spinge l’uno verso l’altro? In poche parole non dovrebbe nascere tutto da un desiderio del cuore e non da un qualcosa di pianificato con la razionalità?

Obiezione legittima che va fatta e che mi ha permesso, e mi permette anche adesso in questo articolo, di fare alcune considerazioni.

  1. Pianificare non significa solo un appunto sull’agenda. Pianificare significa preparare. Significa fare in modo che quell’appuntamento non sia vissuto a freddo, ma sia il culmine di un amore concreto e sensibile vissuto prima. Significa trovare il giorno giusto, significa magari, quando si riesce uscire a cena, lasciare i figli da qualcuno, significa creare i presupposti per volersi incontrare e non per essere obbligati ad incontrarsi.
  2. Lo spontaneismo, seguire e farsi trascinare solo dalla passione o dal desiderio, va bene forse per i ragazzini o le coppie spose novelle, senza figli. Poi non funziona più. Poi con l’arrivo dei figli e con una vita fatta di impegni, lavoro e tantissime preoccupazioni e tantissimi pensieri, lo spontaneismo muore. Se si aspetta che sia tutto perfetto non troveremo mai, o quasi mai, l’occasione giusta. Il disastro, il deserto sessuale è lì a un passo. Ci si ritrova dentro senza rendersene conto.
  3. Tutto sta a cominciare! Poi, se si è davvero curata la preparazione, se si vive una relazione basata su cura, attenzione e tenerezza reciproca, la passione come d’incanto arriva. Spesso è solo la nostra testa, non il cuore, che non è capace di abbandonarsi. Quando si comincia e ci si abbandona all’altro/a, e tutte le preoccupazioni vengono messe da parte per un po’, finalmente si può di nuovo ascoltare il proprio cuore che arde di desiderio per il nostro sposo o per la nostra sposa.
  4. Non farlo perché non si prova desiderio equivale ad entrare in un circolo vizioso. Meno si fa e più perderemo passione, sentimento e desiderio verso l’altro/a. Più tempo passerà e più l’altro/a sarà per noi lontano, estraneo e indifferente. Dobbiamo rompere questa dinamica malata e donarci anche quando ci costa un po’ di fatica. E’ l’unico modo per nutrire la nostra intimità e il desiderio reciproco.
  5. Spesso il desiderio ha cause ormonali. Quando la donna produce più testosterone (ormone tipicamente maschile, ma presente e importante anche nella donna) prova il picco anche del desiderio sessuale. Ciò avviene infatti durante l’ovulazione. Cosa accade poi? Durante la menopausa? Finito il desiderio finisce il cinema? Certamente no. Certamente no, se si è curato tutto l’aspetto relazionale. Certamente no, solo se l’incontro intimo è conseguenza di tutto un terreno preparato prima nella tenerezza e nella cura reciproca e non semplicemente come risposta a un desiderio che non comprendiamo e che segue delle dinamiche semplicemente ormonali. Spesso capita proprio questo.

Quindi come dice la famosa sessuologa americana Gigi Engle che scrive sulle riviste più lette e seguite dalle donne statunitensi (non credente, perché non serve essere cristiani per comprendere questo) :

A essere sinceri, ci sono troppe maledette coppie là fuori che vivono senza sesso. E quando diciamo “senza sesso” intendiamo le relazioni che non includono alcun tipo di sesso, neanche una volta l’anno. Per alcune coppie “poco sesso” significa… mai sesso. Il sesso è una parte cruciale della relazione. E’ un ampio ombrello sotto il quale si passa dall’atto vero e proprio fino a un massaggio sensuale. Fingere che il sesso non sia “un grosso problema” è dannoso quando vi trovate in una relazione. Il sesso programmato è un’ottima soluzione per le situazioni “senza intimità” in una coppia. Siediti con il tuo partner e avvia una conversazione aperta e onesta su questo argomento. Se non riuscite a farlo in due e avete bisogno di una terza persona, contattate un sessuologo o un terapeuta. Tutti meritano di essere sessualmente soddisfatti in una relazione

Sta a noi decidere se lasciarci completamente governare da una forza che ci è sconosciuta con il rischio di finire fuori strada oppure se vogliamo essere noi a scegliere come e quando volerci bene.

Antonio e Luisa

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Nel loro abbraccio rivive l’Eden

Alda Merini, immensa poetessa scrive: Ci si abbraccia per ritrovarsi interi. Questo sei parole sono vere, sono di una profondità e autenticità comprensibili solo a chi ne ha fatto esperienza. L’abbraccio è meraviglioso. L’abbraccio è linguaggio del corpo, è liturgia degli sposi. La mancanza di carezze e abbracci rivela  grossi problemi nella coppia. Insoddisfazione, mancanza di intesa, incomunicabilità, senso di frustrazione e di non apprezzamento da parte dell’altro spesso sono causa ed effetto, in un circolo vizioso, della mancanza di tenerezza e dialogo tra gli sposi e quindi di carezze e abbracci. Un abbraccio con la persona amata, per chiunque lo abbia sperimentato, dona sensazioni meravigliose: sentirla/o stretta a sè, sentire il suo respiro, il suo abbandono e il suo amore, che diventa tangibile e palpabile, riempie l’anima e il cuore. A volte non vorremmo smettere tanto è bello. Le coppie, che perdono l’abitudine a sentirsi vive e vicine, perdono molto della loro capacità di aprirsi all’intimità, quindi, perdono molto della loro sponsalità. L’abbraccio permette di sentirci davvero un noi, una sensazione che solo l’amplesso fisico (non a caso è l’abbraccio più profondo tra gli sposi) rende più forte ed evidente. L’abbraccio ci rende uno e questa consapevolezza nutre la nostra unione e il nostro amore sponsale, rendendolo sempre vivo e mai vecchio e stantio. L’abbraccio degli sposi, fateci caso, non segue regole fisse, a volte si abbraccia la persona, a volte la testa o il ventre. L’abbraccio diventa linguaggio vero e proprio che solo gli sposi capiscono. Spesso restano con gli occhi chiusi o socchiusi perché il mondo esterno non esiste, il dialogo avviene solo attraverso il contatto, il corpo e l’intensità dell’abbraccio. L’amore diventa carne e il corpo geografia dell’amore che doniamo e riceviamo. Vi rendete conto adesso come in un rapporto tra due esseri incarnati l’abbraccio rivesta una rilevanza fondamentale? L’abbraccio può rassicurare, perdonare, trasmettere amore e tenerezza. L’abbraccio è vicinanza, intimità e unione. L’abbraccio è togliere ogni difesa e barriera, eliminare quei confini che ci separano dall’altro/a per farlo entrare in noi, nel nostro spazio. Dice don Carlo Rocchetta:

“Ogni abbraccio porta in sè questa magia: fa uscire l’io-solo e lo apre al tu, al noi, donando sollievo e gioia, come un fluido empatico che fa superare ogni distanza, in un incontro d’immedesimazione reciproca.”

La Chiesa ci insegna che Dio Trinità è amore. Solo un Dio uno e trino, che non è solo, ma che vive di relazione tra le tre persone può essere amore, perchè l’amore può esistere solo nella relazione. Senza relazione anche Dio non potrebbe essere amore ma solo potenziale capacità infinita e perfetta d’amare. Anche noi sposi siamo profezia e manifestazione dell’amore di Dio non nelle nostre persone, ma nella nostra relazione. L’abbraccio (ripeto anche l’amplesso è un abbraccio)  diviene una delle vie fondamentali per esprimere l’amore e la Grazia del nostro sacramento che in creature incarnate come noi si esprime attraverso il corpo.

Quando in una coppia non si avverte più il desiderio di abbracciare l’altro/a è il momento di darsi da fare perché significa che il rapporto è malato o ferito. Prima si risponde a questo importante campanello d’allarme e più semplice sarà recuperare e dare nuova linfa e nutrimento a una relazione che sta morendo ma che non è ancora malata terminale, e con un po’ di impegno può tornare meravigliosa e florida. Siamo spiriti incarnati e se non desideriamo il contatto fisico, ancor prima dell’unione fisica,  con il nostro sposo significa che anche nel cuore quell’unione  non è solida  (anche se momenti brevi di aridità possono essere “normali” e dovuti a fattori esterni alla coppia).

Termino con una citazione di Rocchetta, che su queste realtà e maestro e profeta: Ogni qualvolta marito e moglie si abbracciano,amandosi, accade un miracolo, nel loro abbraccio rivive l’Eden e l’Eden si fa dono di Grazia per loro.

L’abbraccio come momento di paradiso, di ritorno alle origini, dove il peccato non aveva ancora corrotto i nostri cuori e tutto era puro, pieno e perfetto. L’abbraccio anche se per pochi istanti può farci riassaporare l’infinito e la perfezione. Un istante che non vorremmo finisse mai. Un eterno presente dove non abbiamo bisogno di nulla se non di gustare quella pienezza meravigliosa. Non è forse questo il paradiso, un abbraccio eterno con Gesù.

Antonio e Luisa

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Non perchè sono bravo io ma perchè sono scarsi loro

Ogni tanto, quando ho tempo, mi piace guardare programmi di inchiesta. In particolare mi piacciono quelli che raccontano la nostra società. Quindi con un’impronta più sociale che politica. In questo periodo mi capita di guardare Prima dell’alba, programma trasmesso da Rai 3 e condotto da Salvo Sottile. In questa trasmissione il giornalista ci conduce nella notte delle città italiane e ci presenta la vita e il lavoro di alcune persone. Lavori notturni come quello del panettiere o del metronotte. Tante storie e testimonianze di vita.

Alcuni giorni fa, seguendo questa trasmissione, sono stato catturato da una storia in particolare. Tra i lavori notturni raccontati quella sera c’era il gigolò. Non voglio soffermarmi su valutazioni morali su quel lavoro. Non è quello che mi interessa. Mi interessa maggiormente analizzare quello che questo gigolò ha raccontato. Questo gigolò si chiama Roy, e Salvo Sottile lo presenta come uno dei più richiesti in Italia. Persona normale, tra i 40 e i 50. Il giornalista gli chiede il perchè del successo che Roy conferma di riscuotere tra le donne, molte delle quali sposate.

Sentite la risposta di Roy, la riporto esattamente come l’ha detta il gigolò. E’ un pugno nello stomaco per tanti mariti incapaci di prendersi cura della propria sposa:

La tipologia delle tue clienti?

In linea di massima la fascia dai 35 ai 50 anni. Queste cercano più che altro di colmare una solitudine, una lacuna sentimentale, sessuale. Sono a volte delle mogli abbandonate dai mariti. Abbandonate in senso sessuale e/o sentimentale. Allora attraverso il mio mestiere trovano quello che cercano senza destabilizzare il loro matrimonio

Quanto prendi?

Dalle 500 alle 1000 euro per una sera 2/4 ore.

Ti è mai capitato che qualcuna si innamorasse di te?

Si, capita spessissimo. Non perchè sono bravo io ma perchè sono scarsi loro (i loro mariti ndr). Io sono un uomo normale però, occupandomi di lei al 100%, facendole delle carezze, toccandole la mano, spostandole i capelli, sono tutti atteggiamenti dove la donna si infatua di te, perchè lei poi è arsa di queste cose.

La deludi poi?

Si, la deludo. Perchè, quando c’è di mezzo il denaro, piano piano si delude da sola. Lei spera che in un futuro magari io possa uscire con lei gratis, ma questo non avviene mai e quindi capisce che l’innamoramento è solo da una parte.

Ho deciso di registrarmi questo video e di usarlo prossimamente per descrivere cosa intendo per corte continua e come questa sia assolutamente necessaria per mantenere vivo una relazione matrimoniale. Vi rendete conto? Le clienti di quest’uomo sono sicuramente economicamente benestanti. Non potrebbero altrimenti spendere 500 euro per 4 ore. Sono ricche di denaro, ma poverissime di ciò che davvero conta. Sono delle mendicanti d’amore. Mendicanti di attenzioni, di tenerezza e di cura. Pronte a pagare per averle. Salvo poi rivelarsi essere tutto solo un’illusione e per questo restano deluse. Perchè loro cercano qualcuno che le ami gratuitamente, per quello che sono e non per quello che fanno. In questo caso per quello che pagano. I mariti dove sono? A cosa pensano? Basterebbe davvero poco per mantenere vivo il nostro matrimonio. Come dice Roy. Una carezza, una tenerezza, una telefonata. Lui lo ha capito. Purtroppo tanti mariti no! Sveglia! Vi lascio con le parole di Papa Francesco che confermano e fanno la sintesi di tutto questo articolo:

Il matrimonio è come una pianta. Non è come un armadio, che si mette lì, nella stanza, e basta spolverarlo ogni tanto. Una pianta è viva, va curata ogni giorno: vedere come sta, mettere l’acqua, e così via. Il matrimonio è una realtà viva: la vita di coppia non va data mai per scontata, in nessuna fase del percorso della famiglia. Ricordiamoci che il dono più prezioso per i figli non sono le cose, ma l’amore dei genitori. E non intendo solo l’amore dei genitori verso i figli, ma proprio l’amore dei genitori tra loro, cioè la relazione coniugale.

Antonio e Luisa

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Dio ci parla con la voce della persona che abbiamo accanto.

La prima lettura di ieri ci offre una interpretazione particolarmente interessante. Ammetto che anche a me era sfuggita. E’ stato il mio parroco che l’ha evidenziata durante l’omelia.

Il Signore si rivolse a Mosè dicendo:
“Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro: Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò”.

Mosè avrebbe potuto obiettare a quella richiesta. A cosa serviva quel compito a lui assegnato? Non poteva Dio rivolgersi direttamente ad Aronne e agli altri israeliti?

Fallo  direttamente tu che sei Dio! A cosa ti servo io? Sei immensamente più grande e potente di me. Ti daranno più ascolto. –  avremmo fatto questo pensiero nei panni di Mosè.

Invece Dio è sorprendente. Vuole arrivare alle persone attraverso altre persone. Ha bisogno che qualcuno dia la sua voce, le sue mani, i suoi piedi, il suo impegno, la sua testimonianza per arrivare ad ognuno di noi.

C’è bisogno di qualcuno che ascolti la sua Parola attraverso il Vangelo e tutta la scrittura, che la faccia propria e che la metta in pratica. La metta in pratica in gesti e atteggiamenti concreti.

Nel matrimonio questo è particolarmente evidente. Siamo noi Mosè l’uno per l’altra. Siamo noi che dobbiamo dare voce e corpo a Dio per l’altro/a. Siamo noi che attraverso il nutrimento che viene dalla Parola quotidiana (dovremmo leggere sempre la Parola del giorno), la preghiera e i sacramenti dovremmo essere capaci di manifestare attraverso la nostra mediazione l’amore di Dio per l’altro/a, la benedizione di Dio per l’altro/a. Le nostre carezze sono le carezze di Dio, il nostro perdono è il perdono di Dio, i nostri abbracci sono gli abbracci di Dio, il nostro sostenere e benedire (dire bene) è fatto da Dio attraverso di noi.

Questo è bellissimo. E’ bellissimo per noi che viviamo entrambi una vita di fede, almeno ci proviamo. E’ bellissimo anche per quella sposa o quello sposo che non ha la grazia di condividere il cammino di fede con il coniuge. Questa persona può, attraverso questo modo di amare il coniuge, cioè farlo per Dio, far giungere anche all’altro/a che è lontano il calore dell’amore di Cristo e chissà, con il tempo e la perseveranza, ricondurlo a Lui.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Mi baci con i baci della sua bocca. (50 articolo)

Il bacio non ha un solo significato. Dipende dal contesto, dalla cultura e dalla relazione che intercorre tra chi se lo scambia. Di sicuro il bacio è un gesto impegnativo e coinvolgente. Esiste il bacio di amicizia, il bacio della mamma e del papà, il bacio del tradimento e, naturalmente, il bacio della coppia che si ama.

Solitamente, nella nostra cultura,  non si scambiano baci con sconosciuti, ma questo gesto presuppone un minimo di conoscenza e intimità.

Il bacio degli sposi è, comunque, qualcosa di diverso da tutti gli altri. Non è solo cultura, ma prende forza dalla natura degli sposi.  C’è un simbolismo bellissimo che si cela dietro questo gesto d’amore. Gli sposi con questo gesto mostrano di desiderare l’unione delle loro anime, vogliono scambiarsi lo Spirito, entrare nell’altro e farne parte. Lo Spirito non è rappresentato anche nella Bibbia dal soffio di Dio nella bocca dell’uomo? Dio ci ha donato l’anima attraverso un bacio d’amore. Questo gli sposi, consapevolmente o inconsapevolmente, vogliono replicare nella loro relazione intima d’amore. Vogliono donare tutto loro stessi al/la proprio/a amato/a e il bacio diventa espressione del dono dell’anima. Ricordo quando alcuni anni fa visitammo la casa degli sposi di don Angelo Treccani, un sacerdote che si spende nella pastorale familiare,  e vedemmo un dipinto molto bello. Rappresentava gli sposi in piedi nell’atto di unirsi nell’amplesso e contestualmente nell’atto di baciarsi. Quel dipinto rappresenta l’unione intima degli sposi in anima e corpo. In quel momento gli sposi sono un’anima e un corpo solo e non desiderano altro che rimanere in quell’abbraccio che li rende uno e li avvicina a Dio.

La nostra società ci sorprende anche in questo. Il bacio dei fidanzati, che ancora non sono uniti in un solo cuore, spesso esprime questo desiderio di unione profonda; mentre quello degli sposi, che sono quell’unione, perde di forza e passione e spesso si riduce a uno sfiorarsi le labbra. Gli sposi che non si baciano, hanno perso il senso della propria unione e, quando non si separano, restano legati non dalla forza dell’essere uno nell’altro, e dal desiderio forte di vivere questa loro realtà che li costituisce nel profondo, ma da un’abitudine che li riduce a persone che si accompagnano fino alla morte.

Vorrei concludere con questa poesia di Erich Fried:

Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombelico
non è solo il tuo grembo
che bacio
Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio
il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso
(Erich Fried)

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave

Sposi sacerdoti.Fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave (49 articolo)

La voce è anch’essa molto importante. Io soltanto ascoltando la mia sposa attraverso il telefono riesco a capire il suo stato d’animo. Ormai so capirlo immediatamente. La voce non è uno strumento atto a trasmettere solo messaggi verbali, ma è molto di più. Attraverso la voce trasmettiamo il nostro mondo interiore. Cosa diciamo al/la nostro/a amato/a e come glielo diciamo? Anche questa componente nel linguaggio della tenerezza riveste una grande importanza. Dobbiamo, se vogliamo trasmettere amore e sicurezza al nostro coniuge, imparare a comunicare sempre di più tutte le sensazioni belle che ci regala. Spesso siamo avari di parole dolci e d’amore (soprattutto noi uomini), dando per scontato tante cose. La nostra sposa ha bisogno di sentirsi dire che è bella per noi, che è desiderata da noi, che ha tutto il nostro amore. Amare una persona e non comunicarlo è un errore gravissimo che tanti sposi commettono. Come scritto all’inizio è importante non solo quello che si dice, ma anche come lo si dice. La tenerezza deve pervadere anche il tono di voce, che deve essere rassicurante, dolce, trasmettere fiducia e accoglienza. Fare un complimento con freddezza non scalda e non riempie il cuore dell’amata. Durante la giornata siamo tanto bravi a far notare i difetti e le situazioni che non funzionano, impariamo ad essere altrettanto attenti a tutte le attenzioni e le premure che il nostro coniuge ci dona.

La parola diventa così dono, un dono prezioso che riempie il cuore di chi l’ascolta d’amore e di sicurezza, diventa una carezza che aiuta a creare un contesto di vita che sia vero amore e accoglienza e prepara gli sposi nel miglior modo per accogliersi nell’abbraccio dell’amplesso come ci narra sapientemente il Cantico dei Cantici.

Per concludere allego questo link a un video di youtube. Una mamma canta una canzone dolce al suo bambino il quale pur non comprendendo il significato non riesce a trattenere le lacrime per la forza dell’amore che la madre gli trasmette.. Per il bimbo la voce si trasforma in una dolcissima carezza.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo

Sposi sacerdoti. La tenerezza è amare come Dio ci ama. (47 articolo)

Riprendendo gli articoli dei giorni precedenti, si può quindi dire che la tenerezza diventa uno stile di vita, un modo di amare in ogni momento, un modo che rispecchia lo stile di Dio e che permette a noi sposi di combattere il desiderio di possesso e di farci dono.

La tenerezza è un vero e proprio linguaggio che ci permette di comunicare attraverso il corpo, la tenerezza pone le basi per rendersi accogliente e aprirsi all’altro, ci permette in sostanza di instaurare un dialogo perpetuo d’amore.

Il nostro corpo diventa luogo e mezzo della tenerezza. Se non abbiamo un atteggiamento libero e sano nei confronti del corpo, non riusciremo ad esprimere la tenerezza. Prima cosa da fare è sicuramente educarci a vedere il nostro corpo come qualcosa non di estraneo all’anima ma qualcosa che ne è strettamente legato. Noi non abbiamo un corpo, ma noi siamo anche il nostro corpo. Non possiamo disporre del nostro corpo illudendoci che ciò non influenzi tutta la persona. Dice Rocchetta che ogni persona  ha due possibilità: fare della corporeità un segno vivo e tangibile della tenerezza oppure chiudersi a riccio facendo di sé un recinto chiuso e impenetrabile. E’ chiaro che con l’amata/o desidereremmo essere nella prima situazione, ma non è sempre facile. Ci portiamo dentro ferite, lacci, idee e vissuti che spesso ci rendono molto difficile aprirci totalmente al/la nostro/a sposo/a. Solo un vero dialogo d’amore, un progressivo abbandono all’altro e un atteggiamento costante di rispetto e non di prevaricazione possono aiutarci ad essere finalmente capaci di accogliere l’altro/a in noi e di darci all’altro/a in un contesto di fiducia ed abbandono reciproco. Per me e la mia sposa è stato esattamente così. Spesso si arriva al matrimonio con ferite da guarire e blocchi da rimuovere e solo con gli anni il rapporto di coppia diventa realmente totale e libero nella verità.

Ecco perché la castità è fondamentale. La castità prima del matrimonio (astinenza) e dopo il matrimonio (perfezionamento del rapporto fisico) permette di mantenere sempre un’aderenza tra anima e corpo e permette così di crescere nella tenerezza. Fortunati quei ragazzi che vivono un fidanzamento vero nella castità, impareranno a parlare il linguaggio della tenerezza, che nel matrimonio sarà fondamentale e farà la differenza nella qualità dell’unione. La nostra unione deve essere specchio del nostro rapporto con Dio e si può quindi dire che la tenerezza porta all’intimità con Dio e Dio porta alla tenerezza nell’intimità con la nostra sposa o il nostro sposo.

Concludo con le parole di Papa Francesco, tratte dal suo discorso per i partecipanti al convegno promosso dalla “Casa della Tenerezza” di don Carlo Rocchetta. Discorso recentissimo, del settembre scorso. Discorso che sintetizza il messaggio di questo articolo.

Quando l’uomo si sente veramente amato, si sente portato anche ad amare. D’altronde, se Dio è infinita tenerezza, anche l’uomo, creato a sua immagine, è capace di tenerezza. La tenerezza, allora, lungi dal ridursi a sentimentalismo, è il primo passo per superare il ripiegamento su sé stessi, per uscire dall’egocentrismo che deturpa la libertà umana. La tenerezza di Dio ci porta a capire che l’amore è il senso della vita. Comprendiamo così che la radice della nostra libertà non è mai autoreferenziale. E ci sentiamo chiamati a riversare nel mondo l’amore ricevuto dal Signore, a declinarlo nella Chiesa, nella famiglia, nella società, a coniugarlo nel servire e nel donarci. Tutto questo non per dovere, ma per amore, per amore di colui dal quale siamo teneramente amati.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero

Sposi sacerdoti. L’Eros è un amore tenero. (46 articolo)

Il terzo poema del Cantico ci permette di entrare profondamente nella tenerezza nuziale, di approfondire e di imparare il linguaggio d’amore degli sposi. L’Eros è una faccia dell’amore, non è tutto l’amore. L’Eros è però importantissimo per trovare la gioia e il piacere di amare. Possiamo ora trarre alcune conclusioni. Dio ci insegna ad amare e ci insegna che l’Eros non è meno importante dell’Agape. Tutto il Cantico è un elogio all’amore erotico. L’Eros non è il fratello povero dell’Agape. Noi uomini, essendo fatti di carne oltre che di spirito, troviamo nell’Eros una manifestazione di amore vero. Certo la forza della passione amorosa, dell’attrazione per essere manifestazione di amore autentico va incanalata a trasformarsi in dono. L’Eros va arricchito dell’Agape. Comprendere se stiamo vivendo un amore autentico non è difficile. Basta porsi una domanda. Parliamo il linguaggio dell’amore? Parliamo la tenerezza? La tenerezza in fondo non è che il desiderio di rendersi accoglienti. Di voler accogliere l’altra persona nella propria vita e, nel matrimonio, in se stessi. Dio ci insegna quindi che l’attrazione fisica, per essere amore e non concupiscenza e desiderio di possesso, deve arricchirsi di tenerezza, la tenerezza diventa via maestra per farci dono anche nella carne. La tenerezza è fatta di gesti e atteggiamenti. La tenerezza è costituita di sguardi (tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo), di baci (Mi baci con i baci della tua bocca), di abbracci (La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia.), di dolcezza, di tono della voce e di parole dette (fammi sentire la tua voce), di carezze (Quanto sono soavi le tue carezze,sorella mia, sposa,quanto più deliziose del vino le tue carezze) fino ad arrivare all’abbraccio totale e totalizzante degli sposi che è l’amplesso (Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti.). La tenerezza diventa un linguaggio vero e proprio che permette agli sposi di amarsi e di comunicare amore. La parola, dice Rocchetta, diventa corpo e il corpo diventa parola. Gesù ce lo ha mostrato con tutta la sua vita. Lui è Parola. Lui che si è immolato per la nostra salvezza. Così il suo corpo è diventato Parola. Noi sposi non esprimiamo con il corpo il nostro amore indissolubile e fedele? Non siamo uno nella carne per dire essere uno nei cuori?

Il linguaggio dell’amore è bellezza e pienezza, mi viene in mente leggendo questo poema il giardino dell’Eden. I due sono come proiettati in una nuova dimensione dove, amando in modo vero e tenero, riescono a superare il peccato, a perdersi in quell’abbraccio d’amore che li mette profondamente in contatto tra loro e con Dio. Il cielo è sceso sulla terra. La tenerezza rinnova l’amore, rendendolo un’esperienza sempre nuova e che non basta mai.

Questo è quello a cui ognuno di noi deve tendere, questo è ciò che Dio ci ha promesso nel matrimonio. Gesù ha redento il peccato e ci ha donato nel matrimonio l’un l’altra, perché noi potessimo tornare alle origini, superare la concupiscenza del peccato e donarci reciprocamente e, nel contempo, donare esperienza di Dio al nostro amato o alla nostra amata. Nei prossimi articoli diremo qualcosa delle più importanti manifestazioni sensibili della tenerezza sponsale.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare

Il fidanzamento. Castità non è aridità (1 pillola)

Mi ha scritto un ragazzo chiedendomi di trattare un po’ anche le manifestazioni affettive dei fidanzati. Cosa è meglio fare? Cosa non fare?

Mi permetto di dare alcuni consigli. Consigli che non pretendo essere verità assoluta, consigli di qualcuno che ci è passato e che ha fatto i suoi errori. Consigli di chi ha ascoltato un po’ di testimonianze. Consigli di chi ha trattato questi temi in diverse circostanze e ha cercato di documentarsi. Cercherò di affrontare diverse riflessioni, senza un discorso organico e strutturato, ma sotto la forma di brevi pillole argomentative. Pillole che vi sottoporranno diversi spunti, non per forza connessi l’uno all’altro. Ecco il primo. Ci tengo ad iniziare con questo perchè spesso la sessualità non è un problema solo per chi non vive la castità nel fidanzamento, ma anche per chi crede di viverla. Attenzione a come coinvolgete il corpo. Vale per i materialisti, ma anche per gli spiritualisti. Entrambi gli atteggiamenti sono sbagliati. Ve lo dico da materialista che ha sposato una spiritualista. Rischiavamo di rovinare tutto.

Castità non significa aridità

Il fidanzamento non è un periodo di sola conoscenza caratteriale e spirituale. Il fidanzamento implica il coinvolgimento di tutta la persona. Persona fatta di anima e corpo. Il fidanzamento è una relazione provvisoria non ancora definitiva. Serve a comprendere se l’altro può essere adatto a una relazione stabile. Se c’è compatibilità di intenti e caratteri. Questo è ovvio, ma non basta. Bisogna scoprire se c’è però anche affinità e vera attrazione fisica. L’attrazione fisica è importante che ci sia. E’ bene che ci sia. E’ necessario che ci sia. Ciò non significa che l’altro deve essere una persona oggettivamente bella. Bella secondo i canoni sociali di bellezza. Deve possedere però una bellezza soggettiva. Deve apparirci bella. Altrimenti non ha senso continuare. Dobbiamo quindi conoscerla in tutta la sua persona per poter vivere un fidanzamento vero ed innamorarci davvero e profondamente. Impossibile senza le manifestazioni del corpo. L’attrazione è una forza impetuosa e per certi versi trascinante. E’ però un fuoco di paglia se non alimentata. E’ importante quindi parlare con l’altro il linguaggio dell’amore. Parlare la tenerezza. Tenerezza che si concretizza nei baci, negli abbracci, nelle carezze e in tutte le manifestazioni caste che ci possono essere.  Parlare il linguaggio proprio della stato in cui i due amanti si trovano. Uno stato provvisorio che non contempla ancora il dono totale del corpo. E’ pazzesco come le nostre relazioni siano costruite sbagliate. Fin dall’inizio. Nel fidanzamento si sperimenta il sesso in tutte le sue manifestazioni e poi, nel matrimonio, non si è più capaci di desiderarlo e di viverlo. Per tanti, dopo alcuni anni, si aprono le porte del deserto sessuale.  Cosa succede? Semplice. Si è capaci di parlare un linguaggio solo. Quello dell’amplesso e dell’incontro intimo. Non si è usato questo periodo di conoscenza per perfezionare tutti gli altri linguaggi. Anche quando ci sono, baci, carezze, abbracci e attenzioni sono finalizzati a concludersi nell’amplesso. Nel matrimonio non c’è tutto il tempo, la voglia e il desiderio per queste manifestazioni di amore tenero e concreto. C’è tanto altro a cui pensare e che ci occupa il tempo. Nel fidanzamento invece, almeno di solito, c’è molto più tempo. Nel matrimonio serve impegnarsi. Serve parlare il linguaggio della tenerezza anche quando per tanti motivi non è possibile arrivare all’amplesso. Figli, gravidanze, metodi naturali, mancanza di tempo e di forze, rendono l’incontro intimo non più così semplice da cercare e desiderare. Qui bisogna attingere a quanto imparato nel fidanzamento. Solo se nel fidanzamento ci si è educati a parlare diversi linguaggi d’amore, trovando gratificazione e piacere in quelle stesse manifestazioni, senza quindi renderle finalizzate e usate al solo fine di raggiungere il piacere sessuale, si potrà affrontare con i giusti strumenti il matrimonio. Solo così i momenti di astinenza non saranno momenti di aridità e di distanza tra gli sposi, ma saranno periodi di corteggiamento e di tenerezza. Periodi altrettanto dolci e belli e, cosa più importante, fecondi. Utili a mantenere e ad alimentare la fiamma del desiderio. E’ fondamentale educarsi a questo modo di vivere l’amore. Se non si impara poi è difficile. Quando verrà per tanti motivi a mancare l’incontro sessuale si perderà il desiderio di vivere altre modalità e tutto diventerà povero e senza gioia. Un circolo vizioso che porterà sempre più in basso fino alla completa distanza emotiva, affettiva e sessuale tra gli sposi. Capite l’importanza di imparare la tenerezza nel fidanzamento. Non è una richiesta assurda, ma una base necessaria sulla quale costruire tutta la casa del nostro matrimonio. Se volete un matrimonio santo imparate a vivere questi gesti come parte meravigliosa del vostro rapporto. A volte condurranno all’amplesso e altre volte no. Saranno comunque momenti di meravigliosa e feconda unità. Lo saranno però solo se avrete imparato a viverli in modo autentico. Il fidanzamento è la prima scuola per educarsi a questo atteggiamento importantissimo.

Concludo con la poesia di Alda Merini Abbiamo fame di tenerezza che mi piace tanto e che trovo profondamente vera.

Abbiamo fame di tenerezza,
in un mondo dove tutto abbonda
siamo poveri di questo sentimento
che è come una carezza
per il nostro cuore
abbiamo bisogno di questi piccoli gesti
che ci fanno stare bene,
la tenerezza
è un amore disinteressato e generoso,
che non chiede nient’altro
che essere compreso e apprezzato.

Alda Merini

Antonio e Luisa

La ricetta dell’amore. Terza parte.

Oggi termino la trilogia di riflessioni (cliccate qui per le precedenti 1 2). Come tenere viva la passione, come non permettere che la pianta del desiderio che ci porta l’uno nelle braccia dell’altro possa seccare e morire? Mancano gli ultimi due ingredienti: la tenerezza e il tempo che deve essere adeguato e ricercato.

Tenerezza

La tenerezza è descritta benissimo in Amoris Laetitia come vocazione all’amore sentito, espresso nel linguaggio delle carezze, fino a fare della relazione intima una celebrazione in atto del sacramento delle nozze. Solo la tenerezza è in grado di canalizzare le pulsioni fisiche e la stessa sensibilità affettiva in un quadro di scambio relazionale, connotato da altruismo, premura e attenzione al partner e alla sua bellezza, fino a condurre a desiderare il desiderio dell’altro

(padre Raniero Cantalamessa) .

Detto in parole più semplici la tenerezza è autentica, ed è operante, quando i due sposi sono riusciti a superare l’egoismo e sono riusciti ad aprirsi all’altro. Tenerezza è un linguaggio globale che gli sposi imparano a parlare quando desiderano sinceramente il bene dell’altro. La tenerezza è un atteggiamento che esprime il desiderio di accogliere l’altro. In un certo senso è complementare e inverso rispetto all’amabilità, che abbiamo già visto nei precedenti articoli. L’amabilità è ciò che ci consente di renderci desiderabili, esprime la nostra volontà di essere accolti dall’amata/o. La tenerezza è ciò che ci rende accoglienti verso l’altro, che le/gli fa capire che è preziosa/o ed importante e che desideriamo accoglierla/o. Molti sposi smettono di parlare questo linguaggio, credendo che sia roba da ragazzini. Non è così. La tenerezza è il linguaggio principale dell’amore. Chi non sa essere tenero non sa amare, o meglio, non è capace di manifestare e trasmettere il suo amore. Gesù era profondamente tenero. Il Vangelo è molto chiaro su questo. Altri uomini confondono la tenerezza con il tenerume. Un comportamento falso che non nasce dal cuore, ma dall’egoismo. Nasce dalla pulsione sessuale, dall’istinto che li porta a ricercare l’appagamento fisico e sessuale e non l’incontro amoroso con la sposa. La sessualità coniugale attinge il suo più alto contenuto quando è segno di tenerezza e aiuta a crescere nella tenerezza; in caso contrario, finisce per essere svuotata del suo contenuto e smarrisce il suo significato unitivo specifico con la conseguenza che diventa facile vittima della noia, dell’abitudine e dell’insoddisfazione reciproca.

Tempo

E’ importante considerare l’incontro intimo come qualcosa di importante. Che posto ha questa dimensione? Ci impegniamo per trovare il tempo necessario e di qualità per questa espressione del nostro amore e della nostra unità? Oppure lo releghiamo ai momenti liberi, che visto la nostra vita folle e pieni di impegni, si riducono alla sera tardi, quando, diciamolo senza giri di parole, la voglia di abbracciare il cuscino è più forte del desiderio di abbracciare l’amato/a. Come può una sessualità vissuta così non andare incontro a sofferenza se non addirittura morire nel nostro rapporto a lungo andare? Se muore l’unione fisica spesso e segno e preludio alla morte dell’unione affettiva e relazionale. Non è cosa da poco. Per questo è importante fare di nostra moglie e nostro marito i nostri amanti. E’ importante trovare il momento giusto per gustare la nostra intimità e crescere in amore e unità.E’ importante prendere dei permessi al lavoro, portare i figli dai nonni qualche volta, lasciarli ad una baby sitter, ritrovarsi alla pausa pranzo. Ogni coppia può trovare il suo modo, ma è importante trovarlo. Non dite che non avete nessun modo di farlo! Trovate tempo per andare a parlare con gli insegnanti, per andare in palestra, per attardarvi sul posto di lavoro. Questo non è meno importante. Forse lo ritenete voi meno importante. Siate sinceri. Almeno con voi stessi. Non è possibile che investiamo su tante cose per la nostra famiglia, ma trascuriamo questa che è una delle più importanti. La soluzione non è difficile, Fatevi amanti l’uno dell’altra e tutto sarà meraviglioso. Non serve cercare fuori del matrimonio quello che è una delle realtà più belle del vostro matrimonio.

Credo di avervi scritto una ricetta che in fondo al vostro cuore conoscete bene. Non servivo io per insegnarvela. Forse questo articolo può darvi lo spunto e il desiderio di metterla in pratica. Non aspettate. Ne va della vostra felicità.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. L’amore si nutre nel rispetto. (35 articolo)

Dopo aver messo in chiaro i presupposti necessari per rispondere alla chiamata all’amore, al desiderio di amore della Sulamita, possiamo addentrarci nel secondo poema.

[8]Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
[9]Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.

Da queste prime righe traspare tutta la gioia, la sorpresa e l’emozione che l’avvicinarsi dell’amato provoca nella Sulamita. Arriva dai monti. Eccolo è dietro al muro. La Sulamita ripensa ai momenti di intimità e complicità che già ha vissuto con lui. Momenti che hanno lasciato un segno indelebile nel cuore. Momenti che sono ricchezza messa da parte. Ricchezza da spendere nei periodi di aridità. Fare memoria della gioia per desiderare di viverla ancora.  L’amato è immagine della giovinezza. Viene paragonato ad un cerbiatto. Giovane come probabilmente era, ma ha anche un altro significato. La giovinezza, nell’amore, non si perde. Se ci prendiamo cura della nostra relazione il nostro amore non diventerà mai qualcosa di vecchio e grinzoso, non deperirà fino a morire, ma resterà giovane per sempre. Come mi è capitato di vedere alcuni giorni fa. Ho incrociato, lungo la strada, una coppia di sposi anziani. Si tenevano per mano come due ragazzini. Il loro amore era ancora giovane, bello, vivo. L’amore dà forza, l’amore dà energia, l’amore è una spinta ad andare verso l’amata, a donarsi a lei. L’amato, Salomone, non arriva faticando, arriva saltando su per i monti. L’innamoramento è così. Rende sopportabile e bella qualsiasi fatica. Questo innamorato non è però un predatore. Non è uno che si prende con la forza quello che vuole. E’, al contrario,  una persona che, rapita dalla meraviglia di quella donna, si pone con grande rispetto innanzi a lei. Percepisce in lei un mistero grande. Un mistero di un’alterità diversa da lui. Percepisce in lei la sua stessa dignità regale. E’ una regina, è figlia di Re. E’ figlia di Dio. Così, seppur stia bruciando dal desiderio di essere uno con lei, non entra d’improvviso. Non vuole violare la sensibilità di quella creatura tanto bella. Non vuole spaventarla. Allora non entra e aspetta dietro al muro che sia lei a chiamarlo. Guarda dalla finestra e attraverso le inferriate per riuscire almeno a godere della sua presenza e della sua vista. Lo fa per farsi presente, ma attende che sia lei ad aprire, a chiamarlo al di là di quel muro che li divide.

Quanto possiamo imparare, noi uomini, da questo atteggiamento di autentico rispetto di Salomone. Lo sposo del Cantico è maestro per noi. Siamo capaci di accostarci con lo stesso rispetto alla nostra sposa? Sappiamo attendere che sia lei ad aprirci il suo cuore e la sua intimità? Ci impegniamo per renderci amabili e per ravvivare il fuoco dell’amore con una continua cura e attenzione verso la nostra sposa? La mettiamo al centro della nostra tenerezza?

Sono domande importanti da farsi e su cui riflettere. Noi uomini siamo molto diversi dalla donna. La donna ha bisogno di sentirsi amata, desiderata e curata per abbandonarsi all’intimità. Noi uomini spesso pretendiamo invece di vivere l’intimità senza alcuna preparazione solo per soddisfare le nostre pulsioni sessuali. Questo distrugge la relazione e umilia profondamente la donna. La fa sentire usata e non amata. Questo atteggiamento poco rispettoso e che nulla ha in comune con l’amore, alla lunga provoca il deserto sessuale nella coppia. Lei si scoprirà arida,  senza più alcun desiderio di unirsi a lui,  e lui che cercherà altrove il modo di riempire il vuoto sessuale. In un altro modo meno impegnativo. Che non richieda grande sforzo e fatica. Rivolgerà lo sguardo alla prostituzione e alla pornografia. Questa è la fine di tanti matrimoni. E’ triste dirlo. Questa è la povertà in cui tante coppie versano. Basterebbe poco per essere felici. Basterebbe nutrire quella relazione con un amore autentico.

Antonio e Luisa

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Sposi sacerdoti. Siate amabili. (31 articolo)

Sono passati ormai più di dieci giorni dal mio ultimo articolo sul Cantico. E’ ora di riprendere. Non voglio lasciare queste riflessioni, che mi riempiono il cuore di bellezza, proprio ora che stiamo per entrare nella parte più entusiasmante. Prima di proseguire con l’approfondimento delle parole del Cantico mi fermo un attimo su un concetto fondamentale che traspare da tutto il dialogo d’amore tra Salomone e la sua Sulamita. Dialogo, abbiamo visto, verbale e spesso anche non verbale, fatto di sguardi e di gesti colmi di tenerezza. Tra i due sposi non esiste solo una passione erotica. C’è molto di più. C’è una bellezza profonda. Uno sguardo di meraviglia che scruta e contempla attraverso il corpo, che è la parte concreta e visibile dell’altro/a,  tutta la bellezza della persona amata. Bellezza che viene percepita e gustata attraverso il corpo che viene accolto e scoperto con tutti i sensi. Di cosa voglio parlare quindi? Della amabilità. Nel Cantico è un continuo ripetere affermazioni che evidenziano in modo chiaro l’amabilità dell’uno per l’altro: Come sei bello! Come sei incantevole! Che bello stare con te! Che gioia appartenerti! Come è bello sapere che mi appartieni! Queste sono solo alcune tra le tante. Abbiamo parlato sovente dell’importanza della tenerezza, che è la modalità degli sposi di esprimersi amore. La tenerezza è il linguaggio principe degli sposi. L’amabilità non è meno importante. E’ il modo in cui ci disponiamo ad accogliere la persona amata. Una persona è amabile quando è bello stare vicino a lei. Una persona è amabile quando è facile amarla. La bellezza che sprigiona come persona è tale che rende bello stare con lei. Questa bellezza, che siamo chiamati a manifestare ed esprimere l’uno nei confronti dell’altra, sicuramente passa anche dai gesti teneri come abbracci, carezze e quant’altro, ma non basta. Dobbiamo chiederci anche quanto siamo accoglienti verso l’altro/a. Quanto accogliamo positivamente le manifestazioni d’amore dell’altro/a? Quanto percepiamo che l’altro/a ha stima di noi?

Devo impegnarmi a coltivare la mia bellezza interiore ed esteriore per il mio sposo (sposa). Devo impegnarmi a coltivare la mia persona, il modo di agire, di rapportarmi, di parlare, di affrontare la vita, in modo che io divento sempre più bella/o per lui o per lei.

Badate bene non significa farci manipolare o condizionare dall’altra persona. Non c’è violenza o costrizione. Tutt’altro. Significa arrendersi all’amore. Scegliere per amore di cambiare se stessi. Non è la stessa cosa. Io sono libero e l’amore che ho per quella donna che mi sta al fianco da 16 anni che mi induce a cambiare. L’amore per lei, la gratitudine e la meraviglia che sento per il dono di se stessa che ogni giorno mi offre senza chiedermi nulla mi danno quella determinazione e quel desiderio profondo di cambiare quelle parti buie di me che ancora possono provocarle sofferenza o che non mi permettono di accoglierla pienamente. Questo non è una forzatura di una persona che vuole cambiarmi per costrizione. Lei mi amerebbe sempre, mi ha dimostrato più volte di amarmi per quello che sono. Questa è la forza salvifica dell’amore che ti porta a dare il meglio. Non è lei che mi fa suo, ma sono io che mi faccio suo, liberamente e nella verità. Molto diverso.

Non dobbiamo perdere tempo a cercare di cambiare l’altro/a. Non cambierà mai per le nostre insistenze. Impegniamoci invece a renderci sempre più amabili. Solo allora, forse, anche l’altro/a sentirà il desiderio di cambiare. La forza dell’amore è la sola che può sconfiggere le tenebre che, ognuno di noi, si porta dentro.

Antonio e Luisa

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Sposi sacerdoti. Ricorderemo le tue tenerezze più del vino (21 articolo)

Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
godiamo insieme e siamo felici,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione di te ci si innamora!

Attirami dietro a te, corriamo! Improvvisamente, da un’immagine che può sembrare quasi statica, un affresco, quasi a voler sospendere il tempo in quel momento tanto coinvolgente, la scena prende vita. Il Cantico è così. Non è una descrizione, ma è una  poesia. Se fosse diverso non avrebbe questa ricchezza di sensazioni, emozioni, immagini e colori. Lascia aperto molto all’immaginazione di ognuno affinché tutti possano immedesimarsi.  Torniamo al testo. Quando si ama e si è amati, ci si sente come la sulamita. Ci si sente trascinati e attirati da una forza incredibile. Si può fare qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa, ma con te. Con te sono disposta a tutto. La traduzione dall’ebraico può essere anche più forte. Rapiscimi, prendimi con te. Esprime quindi con forza questo grandissimo desiderio dell’amata di essere presa dall’amato e trasportata in un’altro mondo, fatto di meraviglia e pienezza, dove poter vivere, in tutte le sue manifestazioni, quell’amore che sente così forte dentro di lei. C’è il desiderio profondo di sentirsi completamente donna, di vivere appieno la sua umanità. Lei sente che può esserlo  solo con lui. Dopo questa scena quasi frenetica, cambia di nuovo ancora tutto. M’introduca il re nelle sue stanze. Questo desiderio profondo dell’altro necessità di intimità. Quasi a dire: voglio te, solo te, tutto ciò che mi interessa è dove sei tu. Tutto il resto in questo momento è superfluo, quasi fastidioso. Voglio concentrarmi su di te. C’è già un primo e forte richiamo anche sessuale. La stanza del re non è accessibile a tutti, è la stanza nuziale stessa. Badate bene. Lui è un re. Non ha importanza se lo sia davvero oppure no. Per lei lo è. Lo stesso vale per noi sposi. Siamo re e regine l’uno per l’altra. Lo siamo ogni volta che ci comportiamo da re. Ogni volta che ci facciamo servi dell’amore e ci mettiamo al servizio dell’altro. Non siamo tiranni. I tiranni distruggono l’amore e la coppia. Il re, invece, perfeziona la relazione e custodisce la sua sposa. Lei lo ha incoronato re, donandosi totalmente a lui. L’amore regna ed è potente. Vince ogni cosa, anche la morte. Godiamo insieme e siamo felici. Portami nelle tue stanze e assaporiamo insieme la gioia e il piacere della nostra intimità. Il testo è molto esplicito. Non lascia spazio a fraintendimenti. Gli sposi si amano attraverso il corpo. Ed è gioia, bellezza, esperienza di pienezza e di verità. E’ anche piacere. Piacere che è dono di Dio, quando è vissuto in una relazione santa, Dio stesso lo vuole per noi.

Ricorderemo le tue tenerezze più del vino. Questa esperienza d’amore non si può cancellare. Più del vino. Il vino che esprime la pienezza della gioia e della festa. Le tue carezze sono ancora più belle. Questa esperienza d’amore è un richiamo continuo a cui orientare tutta la nostra vita. Ricordare la bellezza per poterla custodire, per far si che non muoia. A volte costa fatica donarci all’altro/a, la nostra tenerezza, il nostro tempo, il nostro ascolto ecc. Costa fatica e saremmo tentati di lasciar perdere. Tanto, cosa può succedere? Ricordiamo invece tutto questo. Il nostro impegno avrà il risultato di non far spegnere tutto questa bellezza che c’è tra di noi.

A ragione di te ci si innamora! Forse lo dice lei. Forse lo dice una voce esterna. Non è importante. Qui l’immagine di lui si confonde con quella dell’amore stesso. Un esperienza che suscita una gioia e un desiderio tali che non siamo più gli stessi.

Antonio e Luisa.

Guardarvi per ritrovare la meraviglia.

Ogni tanto fate questo esercizio. Abbiamo bisogno di meravigliarci ancora di quella donna o di quell’uomo che, anni orsono, tanti o pochi non importa, ci ha rapito il cuore. Prendetevi qualche minuto solo per voi. Non esistono figli, lavoro, telefono, casa e preoccupazioni. Mettetevi l’uno di fronte all’altra, seduti per star comodi, ma vicino che potete toccarvi. Guardatevi, prima il viso poi il corpo, dall’alto al basso e poi tornate indietro. Guardatevi con attenzione, guardate anche i vostri difetti e i segni del tempo, non distogliete lo sguardo dai capelli bianchi, dalle rughe, dalle imperfezioni,dalle rotondità. Non abbiate fretta, prendetevi tutto il tempo che vi serve, saziatevi e riempitevi dell’altro/a, della bellezza dell’altro/a.  Ripetete allora dentro di voi le parole del Cantico dei Cantici:

Quanto sei bella amica mia, quanto sei bella!

Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!

Guardatevi negli occhi, resistete perchè non è facile, se non si è abituati,  guardarsi per più di qualche secondo senza ridere o rompere l’atmosfera, vedrete che avrete voglia di accarezzare quel volto. Accarezzatelo e senza distogliere lo sguardo dagli occhi dell’altro/a, tastate come un cieco quel volto, guardatelo attraverso il tatto. Accompagnate questa presa di possesso dell’altro/a con le parole del Cantico: Tu sei mio/a, io sono tua/o.

A questo punto, lo dico per esperienza, l’altro/a vi appare in tutta la sua bellezza, una bellezza che commuove e riempie di meraviglia gli occhi e il cuore.

La nostra preghiera guidata finisce qui, ora a guidarvi sarà il desiderio e la meraviglia che vi riempie il cuore.

Questo tipo di “esercizio” non è una mia invenzione ma l’ho preso in prestito da un libro di Roberta Vinerba. Non solo serve a fare memoria della meraviglia dell’altro/a ma quando ci riesce difficile farlo ci dice che forse dobbiamo ritrovare un’intesa perduta e imparare nuovamente a parlare il linguaggio dell’amore fatto di tenerezza e dialogo.

Antonio e Luisa

Uno sguardo photoshoppato

Oggi finisco la mia personale trilogia di riflessioni sulla trasfigurazione. Nei precedenti articoli ho riflettuto di come la trasfigurazione riguardi Gesù, ma non solo. Esiste anche la trasfigurazione di ogni persona. Abramo ne è stato l’esempio. Una vita ormai giunta ad un binario morto, senza prospettive. Una vita che viene trasformata, trasfigurata da Dio. Una missione nuova.  Esiste poi un altro significato che si può dare al concetto di trasfigurazione. Si diventa una persona nuova. Trasfigurare, andare oltre la figura, le apparenze, il corpo. Che non significa che il corpo non abbia importanza. Significa che il corpo è più di ciò che possiamo vedere e toccare. Noi, non abbiamo un corpo, noi siamo anche il nostro corpo. Anima e corpo due realtà di ognuno di noi così legate tra di loro che l’influenza di una rende più ricca o più povera anche l’altra. Tutti sanno che una sofferenza nell’anima spesso porta una sofferenza anche nel corpo. La cosiddetta somatizzazione.  Anima una parola che racchiude tutto il nostro mondo più profondo: psiche, sentimenti, volontà e mondo trascendente. Capite bene che anche tutto l’amore che noi doniamo al nostro coniuge diventa bellezza che trasfigura il nostro corpo e lo rende bello. Almeno ai suoi occhi. Trasfigurare, andare oltre la forma per mostrare attraverso il corpo una ricchezza che lo supera e rende visibile ciò che non è visibile: l’amore. Perchè la mia sposa mi sembra ogni giorno più bella? E’ fuori da ogni logica. Passa il tempo, il corpo si lascia andare poco alla volta. Non è più nel pieno della sua giovinezza come quando l’ho conosciuta, eppure mi appare più bella ora. Come è possibile? Non può comprendere questa logica se non chi ama e fa esperienza dell’amore. L’amore cambia le persone. Ha cambiato il suo corpo. Lo cambia perchè lo arricchisce di tutta la dolcezza e l’accoglienza che l’amore vissuto può regalare. Anche la Madonna  a Medjugorje, durante un’apparizione disse: Io sono bella perché amo. Se volete diventare belli, amate e non avrete tanto bisogno dello specchio. Non importa se crediate o meno a queste apparizioni. Questa frase è autenticamente vera. L’amore cambia anche il mio sguardo. Il mio sguardo, che arricchito di tutte la vita insieme, dei momenti belli e di quelli brutti, di tutti i perdoni, i dialoghi, i gesti di servizio e di tenerezza, e anche arricchito di tutti i momenti di intimità, arricchito dalla nostra preghiera di coppia che è intimità spirituale, e arricchito  dall’amplesso che è la massima intimità corporale tra due sposi. Tutti questi anni anni in cui ci siamo donati l’uno all’altra mi permettono di vedere la mia sposa con uno sguardo diverso. Come photoshoppato. Io non vedo quello che vedono gli altri, vedo la bellezza del suo corpo trasfigurato, arricchito di tutto ciò che lei è, nel suo profondo. Un mistero che non smetto mai di scoprire e che mi rende la vita accanto a lei una meraviglia.

Voglio concludere con un mio vecchio articolo, che vi ripropongo perchè è perfetto per rafforzare questa mia riflessione.

Vi racconto una storia vera. Siamo nel 2013 a Peoria, una cittadina dell’Illinois, negli Stati Uniti. Muore Lorraine Stobaugh. Non vi dice nulla questo nome? Non preoccupatevi, ora vi racconto la sua storia, che non è solo sua, ma è la storia di un amore, di quelli che sono iniziati in un’epoca lontana. Era il 1938. Pensate: l’Europa stava entrando nella seconda guerra mondiale. Era il 1938 e Lorraine incontrava Fred. Nel 1940, Fred ha sposato la più bella ragazza del mondo, come gli piace ricordarla. E’ iniziato così un matrimonio felice, che è durato ben 73 anni fino alla morte di lei. Fred ha 96 anni, ma questo non lo ha spaventato e ha deciso di dedicare una canzone all’amore della sua vita appena scomparso.  Non ha mai avuto alcuna esperienza musicale, né si è mai dedicato alla musica. Ma quando Fred è rimasto solo in casa “seduto nella stanza di fronte” a quella che era stata la loro per 73 (settantatrè, avete ancora letto bene) anni, “ho sentito che dovevo scrivere una canzone per lei. E ho cominciato a canticchiare…”. E nata così “Oh Sweet Lorraine”, la sua prima canzone, una canzone d’amore. Testo e musica. “Oh dolce Lorraine, vorrei rivivere dall’inizio il tempo insieme. Oh dolce Lorraine, il tuo ricordo resterà sempre”. “Oh dolce Lorraine, la vita si vive solo una volta e non torna più”. Ebbene, accade per caso che uno studio di registrazione locale, il Green Shoe, indica proprio all’inizio dell’estate un concorso per giovani cantautori della zona. E naturalmente, l’indomito Fred, il cui amore è ancora fresco e giovane come all’inizio, ha pensato bene di iscrivere la sua canzone. Jacob Colgan, il produttore della casa, si è un po’ sorpreso quando, fra le tantissime risposte via mail, una sola gli viene recapitata per posta ordinaria. Una semplice busta, non il solito video o la solita registrazione demo. E’ curioso, decide di aprirla: “Ho 96 anni e ho scritto una canzone per ricordare mia moglie. P.S. non canto perché potrei spaventare la gente! Ah, ah..” E’ nata così l’idea di produrre gratuitamente la canzone di Fred, coinvolgendo musicisti professionisti. Ne è nato un piccolo gioiello che ha subito conquistato il web, grazie al mini documentario di nove minuti che racconta l’incredibile storia fin dall’inizio.

 

Antonio e Luisa

Pensieri…

Mi sono successe diverse cose in questi giorni e vorrei fissarle con due riflessioni.

La prima è che è bellissimo, dopo anni che ci conosciamo, lasciarsi sorprendere dalla bellezza e dal cammino di crescita umana e spirituale che il tuo coniuge compie con te, al tuo fianco. Purtroppo diamo spesso per scontato, non solo tratti dell’aspetto fisico, ma anche quello caratteriale. Mi piace molto, ogni tanto, soffermarmi a guardare la mia sposa in silenzio e accarezzarla con lo sguardo, cosa ancor più bella è quando mi sorprende con reazioni diverse, più mature, più aderenti a Gesù, nelle varie situazioni della vita.

La seconda riflessione che voglio fare riguarda la gioia che si prova nell’anticipare i bisogni dell’altro. A volte capita di porgere un tovagliolo prima che venga chiesto, oppure una maglia in più perché si nota che chi ci sta vicino ha freddo, però la gioia vera arriva quando si anticipano richieste più importanti, come quelle di una preghiera per una situazione o un momento importante, o si coglie con uno sguardo uno stato d’animo e con una parola si riescono a sciogliere dubbi e pensieri.

Tutto ciò è molto bello perché ci si sente strumenti dell’amore di Dio per l’altro, questo amore che ci attraversa lascia sicuramente il segno anche dentro di noi.

L’ultimo abbraccio

Stavo scorrendo con il dito lo schermo del mio smartphone. Stavo scorrendo i post di facebook quando l’algoritmo della app mi fa un bel regalo. Mi tira fuori, dalle migliaia di post che ho pubblicato in questi anni di relazioni social, un video che pubblicai nel 2016. Un video di cui avevo perso memoria. L’ho riguardato con interesse. L’interesse ha lasciato posto alla commozione. Anche Luisa, che nel frattempo si era avvicinata, è restata affascinata dalla semplicità del messaggio che rivela la bellezza dell’amore. Una bellezza fragile. Come un fiore può appassire senza che ce ne si renda neanche conto. Un fiore che senza acqua è destinato a morire nel giro di qualche giorno. Così un matrimonio che non è bagnato dall’acqua della tenerezza è destinato a seccare. Il matrimonio, però ha sempre un’altra possibilità, non muore mai del tutto. Si può sempre ricostruire. C’è la possibilità di ricominciare a bagnare il terreno del nostro amore con un abbraccio. Basta un abbraccio per risvegliare quel germe di vita che sopito e nascosto sembrava ormai perduto per sempre. Questo video è un bel video. Una pubblicità progresso, diremmo in Italia, pensata e distribuita dal governo cinese. Anche in Cina fanno cose buone. La Cina è piagata dal divorzio. Ci sono costi sociali enormi dovuti alle separazioni. Pensate che, secondo le statistiche del 2014, i divorzi in Cina sono stati circa tre milioni. Lo scrivo in numero per rendere meglio l’idea. In Cina i divorzi sono stati 3.000.000. Una cifra enorme. Spesso, come ho già spiegato in un articolo di alcuni giorni fa, questi divorzi non sono causati da gravi fratture e tradimenti. Spesso ci si perde di vista. Non si dialoga più davvero. Ci si scambiano informazioni sull’organizzazione della famiglia, ma nulla di più. Persi in mille impegni e mille attività che interessano più che trovare tempo per nutrire quell’amore che è l’unica cosa che davvero conta. Lo sapevate che sono in forte aumento i divorzi maturi? Quelli di matrimoni che hanno anche vent’anni o più di vita comune. I figli crescono e ci si ritrova soli. Soli e sconosciuti. Già, perchè le persone in vent’anni cambiano. Non solo nel fisico. D’improvviso si guarda l’altro e non lo si riconosce più. Abbracciatevi finchè siete in tempo. Io non perdo occasione per farlo. Abbracciarsi è bello. Basta un abbraccio per ricominciare. L’abbraccio può rassicurare, perdonare, trasmettere amore e tenerezza. L’abbraccio è vicinanza, intimità e unione. L’abbraccio è togliere ogni difesa e barriera, eliminare quei confini che ci separano dall’altro per farlo entrare in noi, nel nostro spazio.

Basta chiacchiere vi lascio al video.

 

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. T come tenerezza.

Tenerezza insieme a misericordia sono le due parole, o ancor meglio, i due concetti più ripresi da Papa Francesco. Riporto due sue riflessioni tra le tante, molto significative:

Tenerezza! Ma il Signore ci ama con tenerezza. Il Signore sa quella bella
scienza delle carezze, quella tenerezza di Dio. Non ci ama con le parole. Lui si avvicina e ci dà quell’amore con tenerezza. Vicinanza e tenerezza! Queste sono due maniere
dell’amore del Signore che si fa vicino e dà tutto il suo amore con le cose anche più
piccole: con la tenerezza. E questo è un amore forte, perché vicinanza e tenerezza ci
fanno vedere la fortezza dell’amore

e in un’altra occasione:

il luogo teologico della tenerezza di Dio: le nostre piaghe

Queste due riflessioni, condivise in momenti diversi, sono molto significative, perchè aiutano a comprendere la tenerezza nelle sue componenti costitutive e profonde che abitano il cuore dell’uomo.

Prima di proseguire, è importante definire la tenerezza. Quale realtà si intende con questa parola tanto abusata? Rispondo con le parole di don Carlo Rocchetta, penso il maggior esperto vivente, che nel suo libro Teologia della Tenerezza scrive:

Il sentimento della tenerezza ci è dato come un ricco potenziale di sensibilità, volto
all’accoglienza e al dono, allo scambio amicale e all’amabilità, ma esige di essere
incanalato nella giusta direzione, in risposta al disegno di Dio sulla nostra vita e sul
mondo.
Vivere l’esistenza con tenerezza non è dunque un dato scontato: suppone un cammino e richiede una disciplina. La tenerezza ha bisogno di incontrarsi con la ricerca della maturità e viceversa. L’una sostiene l’altra e la manifesta. Solo assumendo la tenerezza in un’ottica di questo genere è possibile evitare il pericolo di viverla come una compensazione affettiva o un’acquiescenza ai vuoti del cuore umano, oppure ridurla a dipendenza psicologica o strumentalizzarla a fini di potere sull’altro/a da sé”

Si può quindi dire che la tenerezza, prima che un sentimento, è uno stile di vita, un modo di amare in ogni momento, un modo che rispecchia lo stile di Dio e che permette a noi sposi di combattere il desiderio di possesso, e quindi, ci permette di farci dono.

La tenerezza è un vero e proprio linguaggio attraverso il corpo, la tenerezza pone le basi per rendersi accogliente e aprirsi all’altro/a ed instaurare un dialogo perpetuo d’amore.

Il mio corpo diventa luogo e mezzo della tenerezza. Se non ho un atteggiamento libero e sano nei confronti del corpo, non riuscirò ad esprimere la tenerezza. Prima cosa da fare è quindi sicuramente educarmi a vedere il mio corpo come qualcosa non di estraneo all’anima, ma qualcosa che ne è strettamente legato. Dice Rocchetta che ogni persona  ha due possibilità: fare della corporeità un segno vivo e tangibile della tenerezza oppure chiudersi a riccio facendo di sé un recinto chiuso e impenetrabile. E’ chiaro che con la mia sposa desidererei essere nella prima situazione, ma non è sempre facile. Mi porto dentro ferite, lacci, idee e vissuti che spesso mi rendono molto difficile aprirmi totalmente a lei. Solo un vero dialogo d’amore, un progressivo abbandono all’altra e un atteggiamento costante di rispetto e non di prevaricazione possono aiutarmi ad essere finalmente capace di accoglierla in me e di darmi a lei in un contesto di fiducia ed abbandono reciproco. Io e Luisa abbiamo vissuto questo. Spesso si arriva al matrimonio con ferite da guarire e blocchi da rimuovere e solo con gli anni il rapporto di coppia diventa realmente totale e libero nella verità. Pensateci bene. Spesso le persone che più si spogliano, che più hanno violentato il pudore e che vivono rapporti disordinati e occasionali sono quelle che faticano maggiormente a svelare la profondità della propria anima alle altre persone. Sono quelle che vestono maschere e armature per difendersi e per la paura di mostrarsi nell’intimo del proprio cuore. E’ una drammatica disarmonia tra cuore e corpo che provoca sofferenza e chiusura.

Il matrimonio non è così. Grazie alla tenerezza ho imparato a guardare la mia sposa con occhi che amano, rispettano, valorizzano e accolgono. Non c’è paura, non c’è prevaricazione, non c’è violenza. Per questo c’è la libertà di essere ciò che siamo, senza paura di giudizio o di abuso da parte dell’altro/a. Qui c’è l’armonia di chi si sente di mostrarsi nudo nel corpo solo dopo essere riuscito a denudarsi nell’anima. Sembrano concetti astratti, ma sono al contrario molto concreti. Non c’è vergogna perchè non c’è giudizio, ma solo accoglienza. Davvero ci si sente liberi di mostrarsi nudi come solo lo sguardo di Dio consente. Neanche nella mia famiglia di origine sono mai stato tanto libero nel mostrarmi con tutti i miei difetti e tutte le mie fragilità. San Giovanni Paolo II dice che il matrimonio è una relazione redenta che consente di tornare alle origini, dove uomo e donna non sentivano la necessità di coprirsi, come invece accadde dopo la rottura del peccato originale. Linguaggio figurato per dire che ciò che ci impedisce di essere liberi è il peccato e la concupiscenza.

Ho parlato di fragilità, si perchè, come dice Papa Francesco nella seconda riflessione che ho riportato, la tenerezza si nutre delle piaghe del fratello e della sorella. E’ proprio lì dove lei è più debole, dove la mia sposa fa più fatica ad accettarsi che io devo amarla e curarla con il mio amore tenero. Giusto ieri sono tornato a casa alla sera, stanco morto. Ho trovato la casa in uno stato pietoso e lei che desolata si dispiaceva del fatto di non essere stata abbastanza brava nel pensare a tutto. Non ho più badato alla mia stanchezza, ma alla sua fragilità di quel momento, e mi sono impegnato per sostenerla ed aiutarla. Bastava un attimo per accendere un litigio. Stanco e nervoso io, stanca e desolata lei. Bastava una parola di troppo. Invece quel momento è diventata occasione di comunione e sostegno. Un amore tenero vissuto nel servizio vicendevole, E’ stato molto bello.

Per concludere si può affermare che la nostra unione deve essere specchio del nostro rapporto con Dio, e di conseguenza,  che la tenerezza porta all’intimità con Dio e che Dio porta alla tenerezza nell’intimità con la nostra sposa o il nostro sposo.

Antonio e Luisa

 

 

 

L’alfabeto degli sposi. Q come quoziente matematico. (La regola di Rocchetta)

Questa riflessione l’avevo già abbozzata circa un anno fa. Voglio ora riprenderla e cercare di approfondirla meglio. Riflessione che parte da un’intuizione molto interessante di don Carlo Rocchetta e che potete leggere nel suo testo Teologia del talamo nuziale.

A chi mi accusa di voler codificare con delle regole quella realtà molto personale che è la relazione sponsale darò ora motivo per scandalizzarsi ancora di più. Esiste una rappresentazione matematica, sul piano cartesiano, che può dirci e rivelarci come sta il nostro matrimonio. E’ un indice che può mostrarci in modo quasi scientifico la qualità della nostra relazione. Come ogni rappresentazione grafica di questo tipo abbiamo bisogno di valorizzare due incognite che possono assumere un valore positivo o negativo. L’incognita x, quella misurata sull’asse delle ascisse, rappresenta quanto si è aperti e quanto ci si dona all’altro/a. Rappresenta la tenerezza verso l’altro. Più si vivrà intensamente e autenticamente un amore che si fa tenerezza, cura, attenzione e dono  nei confronti dell’altro e più il valore x sarà positivo e alto. Il contrario della tenerezza è la passione. Passione intesa in senso negativo, come purtroppo è spesso intesa e vissuta oggi. Passione come ripiegamento su di sé e sulla ricerca del piacere. Sull’appagamento di pulsioni che ci trasforma in marionette incapaci di controllarsi. Persone incapaci di donarsi perché non padroni di se stesse. Passione che diventa uso dell’altro e non dono all’altro di se stessi. Tante relazioni finiscono quando finisce la passione. Così dicono molti. Un modo carino per dire che dall’altro non si ricava più piacere e come una scarpa vecchia lo si getta e lo si cambia con chi ci può soddisfare meglio. Tutto è incentrato su di sé. Esattamente il contrario dell’amore autentico. La tenerezza è l’attrazione verso l’altro che si fa donazione di sé. La passione è l’attrazione che si fa egoismo, di chi vuole prendere all’altro.  La tenerezza è sguardo che dà valore, la passione è sguardo che vuole rubare e impoverire l’altro. Don Carlo va oltre. Ci spiega che, perché l’intimità sessuale sia vissuta bene e sia nutrimento per l’unione degli sposi, serve che abbia una estensione orizzontale verso la tenerezza (x) e un’estensione verticale (y)  verso l’amore oblativo, verso l’agape, verso l’intimità con Dio Trinità, che costituisce il fondamento di ogni matrimonio sacramento.  Perché un matrimonio sia sano, vissuto nella gioa e nella verità, dobbiamo impegnarci affinché la nostra curva dell’amore sia protesa verso il massimo della tenerezza e il massimo dell’intimità con Dio.

Copy of Copy of Copy of Copy of Twenty years from now you will be more disappointed by the things that you didn’t do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Ca (12)

Penso che ognuno possa verificare nella propria vita l’esattezza di una nuova legge matematica. Dopo la regola di Ruffini ecco ora la regola di Rocchetta (scherzo ma non troppo). Intimità con Dio e aumento della tenerezza sono direttamente proporzionali. Al crescere della nostra intimità con Dio, della nostra unione sponsale con Dio (in quanto appartenenti alla Chiesa siamo sposa di Cristo) crescerà proporzionalmente anche la qualità e la tenerezza del nostro matrimonio, della relazione con il nostro sposo/la nostra sposa. Ogni preghiera, adorazione, dialogo e ogni altra ricerca della Grazia di Dio e ricerca di perfezionamento della nostra relazione con Dio ci aiuterà a vivere meglio e sempre più pienamente il matrimonio e l’amplesso fisico. Vale anche l’opposto. Ogni rapporto fisico vissuto nell’autentico dono di sé apre il cuore all’azione dello Spirito Santo e incrementa quindi la nostra capacità di accogliere il dono di Dio. Detto in altri termini, più semplici e comprensibili, incrementa la nostra fede.

Alla fine l’amore è tutta questione di chimica, anzi, di matematica, non è vero che dipende dai sentimenti che non controlliamo e a cui siamo sottomessi. Se ci impegniamo a mantenere la nostra curva dell’amore protesa verso la tenerezza dell’uno verso l’altra in ogni situazione della nostra vita insieme e se ci affidiamo alla Grazia di Dio, il risultato sarà sempre positivo e non rischieremo di fallire la missione più importante che Dio ci ha affidato: il nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

 

L’alfabeto degli sposi. La lettera L. (seconda parte)

Dopo l’atto penitenziale e la proclamazione della Parola mi piace approfondire la recita del Credo. Il Credo sono le verità della nostra fede. Il Credo spesso si riduce nel recitare a memoria una formula fatta di parole che ripetiamo senza metterci nè cuore nè testa. Quelle parole andrebbero invece decantate nel cuore dopo averle ascoltate con la testa, la nostra ragione e il nostro pensiero. Così il Credo diventa qualcosa di bello. Quanti si sono fermati a riflettere un po’ su questo simbolo. Perchè lo chiamo simbolo? Ho trovato una risposta molto interessante su un libretto che ho acquistato dalle Paoline per curiosità. Si intitola “Mettimi come sigillo sul tuo cuore”. Gli autori affermano che il Credo è un simbolo perchè mette assieme la chiamata di Dio, il suo amore per noi, e la risposta della Chiesa, il nostro amore per Lui. Simbolo deriva infatti dal greco “symballein” che significa far aderire due elementi diversi, in questo caso la misericordia di Dio con la fede della sua Chiesa.

Anche gli sposi nella loro liturgia d’amore hanno bisogno di dirsi il loro credo. Hanno bisogno di accogliere e donare la vicendevole dichiarazione d’amore. Gli sposi per questo non usano le parole. Meglio dire non usano solo le parole. E’ bellissimo sentirsi dire ti amo dal proprio sposo o sposa. E’ bellissimo se le parole sono sostenute dalle azioni. Quel ti amo, quel credo che gli sposi si dicono nella loro liturgia d’amore sa di autentico e di  vero solo se sostenuto e sostanziato dalla corte continua. La corte continua è il Credo degli sposi. Ogni tenerezza, servizio, parola di incoraggiamento, gesto di cura, consolazione, sguardo che rafforza, regalo, momento speciale e ogni altra azione, ogni altro gesto e ogni altra parola che mettono l’altro/a al centro, che decentrano su di lei/su di lui il nostro sguardo è un modo per riempire di verità e di pienezza la nostra liturgia sacra, la nostra intimità e riattualizzazione del sacramento.

Diceva il nostro padre spirituale che l’amplesso fisico può essere il più alto gesto d’amore sensibile come il più squallido modo di usare una persona. L’amplesso fisico svuotato del suo significato diventa pura ricerca di piacere. La lussuria è questo. E’ prendere questo gesto bellissimo che dovrebbe permetterci di essere pienamente umani e capaci di donarci e di accoglierci nella verità, e distruggerlo. Distruggerlo cosificando l’altro/a, trasformandolo/a in un oggetto che ci serve per soddisfare le nostre pulsioni e fantasie.

Solo ora dopo che abbiamo preparato il cuore ad accogliere il sacrificio di Cristo possiamo celebrare la liturgia eucaristica. Solo dopo aver ammesso le nostre fragilità e peccati con l’atto penitenziale, solo dopo aver ascoltato la Parola che ci ha introdotto nell’intimità con Gesù e solo dopo aver fatto memoria della nostra fede e dell’amore che ci lega con Dio attraverso il Credo, solo dopo tutto questo possiamo pensare di accogliere Gesù nel cuore e di capire qualcosa di quel sacrificio che viene rinnovato sull’altare.

Per questo la Messa può aiutarci a capire il nostro sacramento del matrimonio che ha una sua liturgia ed ha bisogno anch’esso di essere preparato e accolto nel cuore.

Noi sposi esplichiamo la nostra dimensione sacerdotale nella riattualizzazione del sacramento del matrimonio (amplesso fisico), dove nuovamente ci facciamo offerta l’uno all’altra in maniera totale, nell’anima, nel cuore e nel corpo. Perchè l’amplesso fisico tra gli sposi è una riattualizzazione del sacramento, che richiama la celebrazione dell’Eucarestia? Cristo si è offerto una sola volta sulla croce. Una sola volta e per sempre. Cosa succede quando il sacerdote ordinato celebra l’Eucarestia? Gesù viene messo di nuovo in croce? No, perchè Gesù quel sacrificio l’ha fatto una volta per sempre, ma quei doni, che Cristo ci ha ottenuto sulla croce una volta per sempre, si rendono attuali adesso, di nuovo. Attengono all’unico sacrificio, ma di nuovo vengono resi presenti, riattualizzati.  Nel momento in cui noi accogliamo il corpo di Cristo, rispondiamo a questo amore di Gesù, che è lo sposo, che ci dice: amami con tutto te stesso, io mi offro tutto a te, mi faccio mangiare da te. Quando noi celebriamo l’Eucarestia con questo desiderio nel cuore, di rispondere ardentemente a questo amore infinito, facciamo contento lo sposo che finalmente si sente ricambiato. Gesù anela ad essere nostro sposo adesso e per l’eternità. Cosa fanno gli sposi quando celebrano il sacramento del matrimonio? Danno il loro consenso, si uniscono in intimità fisica, e in quel momento scatta il sacramento del matrimonio. Il sacramento da quel momento c’è e ci sarà sempre. Tutte le volte che noi torniamo ad unirci con tutto il nostro essere, e il gesto più alto è l’intimità sessuale, rendiamo di nuovo presente quella realtà che ha reso possibile l’insorgere del nostro sacramento. Ci doniamo totalmente di nuovo l’uno all’altra e quindi cosa succede? Come nell’Eucarestia, lo Spirito Santo rende di nuovo presente, rinnova quei doni che ci sono stati fatti una volta per sempre durante la celebrazione delle nozze e vengono così rigenerati. Con questo gesto aumentiamo l’apertura del cuore, per accogliere la Grazia sacramentale e santificante.

La nostra liturgia sacra è meravigliosa. Deve essere però preparata bene. Ci serve l’atto penitenziale per riconoscere l’altro come un dono grande, riconoscere le nostre fragilità per poter accogliere le sue, riconoscerci piccoli per poterlo/a amare. Serve poi la liturgia della Parola. Gli sposi devono parlare costantemente, in ogni momento possibile, il linguaggio dell’amore fatto di carezze, parole, gesti, azioni che nutrono il rapporto e preparano il cuore all’unione dei corpi, aumentando sempre più il desiderio di essere uno e di rispondere con tutto se stessi a quell’amore così grande ricevuto dall’altro/a. Infine serve il Credo per fare memoria di tutti quei momenti che ci hanno riempito il cuore di tenerezza e di cura l’uno per l’altro/a. Dirsi un ti amo che si vive nella vita di tutti i giorni concretizzato in uno sguardo sempre decentrato verso lui/lei. Solo così l’amplesso fisico può essere davvero il culmine, il punto più alto di una liturgia sacra e non un misero piacere di pochi secondi che non lascia nulla, se non un desiderio profondo non soddisfatto che non ci può dare pace e gioia.

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. La lettera D.

Oggi voglio soffermarmi su una dote del corpo. La dolcezza. La dolcezza, al contrario di come comunemente si pensa, non è una dote dell’anima. Certo l’anima, il cosiddetto cuore, ne è la sorgente, ma poi è il corpo che la rende visibile, percepibile e trasmissibile. La dolcezza non ha nulla a che fare con il tenerume e il dolciume di certi atteggiamenti infantili. La dolcezza è l’amore che si fa accogliente, la dolcezza è l’io che si apre a un tu e si rende amabile per nutrire l’altro. La dolcezza è uno specchio che dice alla persona amata io ti voglio, ti desidero e ti appartengo.

Come spiegare, allora, cosa è la dolcezza in un rapporto maturo e autentico? Ho trovato un mio vecchio articolo che esprime benissimo il concetto che voglio passare.

Perché più passa il tempo e più la mia sposa mi appare meravigliosa? Perché  passano gli anni, la pelle non è più elastica e tirata come vent’anni fà però non mi stanco mai di carezzarla? Perché nonostante le gravidanze che hanno lasciato  segni sul suo corpo mi perdo nel suo abbraccio? Me lo sono chiesto per lungo tempo, felice di questo ma sorpreso. Poi ho capito, ho capito che il tempo che passa non è solo il corpo che invecchia ma è vita che passa, amore che cresce, perdono che cura, abbracci che riempiono. Ogni giorno vissuto con lei è prezioso. Ogni giorno è un’occasione di amare e di servire e, quando non si riesce, è comunque occasione di sperimentare il perdono e la voglia di ricominciare. Il matrimonio è anche questo. Il matrimonio è così grande che va oltre il tempo che passa. Amo tutto di lei, anche le piccole rughe, le smagliature, le sue forme non perfette, i capelli che iniziano ad imbiancarsi. Il matrimonio permette di vedere lei, la mia sposa con gli occhi di Dio, Dio che non può non commuoversi e stupirsi della meraviglia di ogni sua creatura. E allora il corpo si trasfigura della bellezza che viene dall’amore sponsale che è dono totale e indissolubile, sacramento perenne, amore umano che diviene profezia di quello divino. Ogni gesto d’amore, di perdono, di unione e di intimità la rende più bella. Ed è così che il tempo che passa non sciupa e appassisce il suo corpo ma lo rende florido al mio sguardo.  L’amore non è qualcosa di astratto che si può sperimentare ma non vedere. L’amore si vede, l’amore si irradia nello sguardo e nel corpo. L’amore che si concretizza nella carne diventa tenerezza, l’amore che si concentra nello sguardo diventa dolcezza.

C’è un aneddoto che riassume benissimo questo concetto. Qualche anno fa Madre Teresa era in visita in una città europea. Un fotografo si avvicina e inizia a fotografarla. Continua e insiste, scatta decine, forse centinaia di fotografie. Un amico di madre Teresa si avvicina e gli chiede gentilmente di smetterla. Lui si ferma e dice: “Non riesco a capire, madre Teresa è brutta, così piccola vecchia malandata eppure mi appare bellissima.” Questo è l’amore che si fa carne e che due sposi possono sperimentare tra di loro. Quando vedete due persone anziane, anche molto anziane che camminano per strada teneramente tenendosi la mano, non stanno fingendo, probabilmente si vedono davvero bellissimi perchè hanno questo sguardo, che non è oggettivo, ma è molto soggettivo e frutto di una vita d’amore.

Questa è la migliore immagine della dolcezza che ho trovato, e soprattutto sperimentato.

Antonio e Luisa

I pericoli vanno compresi.

Quali sono i rischi da cui due sposi devono guardarsi per evitare che la loro relazione sia causa di sofferenza, solitudine, incomprensione e divisione?

Secondo don Carlo Rocchetta sono essenzialmente tre. Cercherò di scrivere una breve riflessione per ognuna di esse.

Una breve puntualizzazione. Don Carlo non cita tra le cause la mancanza di preghiera e dei sacramenti per una semplice ragione, almeno secondo me. La preghiera e i sacramenti, come già più volte scritto, non sono magie di Dio. La preghiera e i sacramenti ci aiutano ad entrare in relazione con Gesù, ad aprire il cuore e nel caso dei sacramenti anche a riempirlo dello Spirito Santo effuso. Non è una magia, ma una trasfigurazione delle nostre doti del cuore e del corpo. Una realtà invisibile che trova espressione e una reale utilità e concretezza solo se vissuta e accolta nel cuore e attraverso il corpo.

  1. Non c’è più tenerezza tra gli sposi.
  2. quando il fare prende il sopravvento sull’essere.
  3. quando i coniugi non si sentono amati l’uno dall’altro.

Nelle nostre preghiere di ogni giorno dobbiamo chiedere proprio questo. Non solo dobbiamo impegnarci giorno dopo giorno per viverle con tutta la nostra umanità, con il nostro cuore e il nostro corpo. Dobbiamo dare tutto. Solo così lo Spirito Santo potrà fare la differenza nella nostra relazione.

Non c’è più tenerezza tra gli sposi.

La tenerezza non è un optional. Non serve nascondersi dietro scuse. Tutti possono parlare questo linguaggio se si impegnano, se si educano e se lo chiedono a Dio. La tenerezza è il linguaggio d’amore degli sposi. Senza tenerezza gli sposi si parlano, ma non dialogano. I cuori degli sposi diventano sconosciuti e pian piano tutto muore. Quella che doveva essere gioia ed epifania dell’amore trinitario si trasforma in un freddo rapporto tra persone che hanno interessi comuni che possono essere la casa, i figli, ma nulla più. Si perde la capacità di parlare per raccontarsi e per aprire il cuore. Si finisce per parlare solo di ordinarietà, di cibo di impegni e di tutte queste cose importanti, ma che rimandano ad una relazione superficiale che non scalda e non unisce. Manca di intimità e di unità.

Chiediamo a Dio di darci la capacità di parlare questo linguaggio per non perdere mai il fondamentale desiderio di donarci e accoglierci a vicenda.

Quando il fare prende il sopravvento sull’essere.

Tutti noi facciamo tanto. Lavoro, impegni, figli, spesa, casa. Non c’è tempo. Servirebbero giorni di 30 ore. Siamo una generazione multitasking più per necessità che per scelta. Questo non è di per sè un pericolo. Lo diventa però quando non si è più capaci di comprendere perchè facciamo così tanto. Abbiamo investito tutto sul nostro matrimonio e probabilmente se facciamo così tanto è proprio per viverlo al meglio, in pienezza. Col tempo il fare può soffocare però la relazione. Marta uccide Maria. Non c’è più tempo. Chiediamo a Dio la capacità di rinunciare a qualcosa per il nostro matrimonio. Rinunciare a quel lavoro, a quell’opportunità in più, ad avere una casa perfetta per nutrire la relazione. Aiutaci ad essere liberi per poterci amare. Non serve avere la bella casa, un conto a cinque zeri in banca e poi avere fallito una delle poche cose che ci porteremo oltre la morte: la nostra risposta alla vocazione all’amore.

Quando i coniugi non si sentono amati l’uno dall’altro.  

Questo pericolo è legato ai primi due. Ne è forse una sintesi.

Quante volte ci incrociamo con la nostra sposa o il nostro sposo ma non ci incontriamo. Quante volte facciamo altro invece di ascoltare e dialogare col nostro coniuge. E’ vero abbiamo tutti tante cose da fare e a cui pensare. Abbiamo il lavoro, la famiglia, i bambini e tutto il resto. Il mondo in cui viviamo è terribile da questo punto di vista. Non riusciamo a fermarci. E anche quando siamo a casa siamo distolti dall’attenzione dell’uno verso l’altra. Trovare un momento in cui parlare diventa davvero complicato e spesso, lo dico con sincerità, non ne abbiamo neanche voglia.

Consideriamo quel poco tempo libero nostro, un tesoro da non dividere con nessuno. Questo è molto triste. Dialogare con il nostro sposo/a non dovrebbe mai essere considerato tempo perso, ma al contrario è una grande occasione per amarlo, per far crescere e maturare quell’intimità, quella complicità, quel voler bene che sono ciò che dà sapore al rapporto. Ascoltare la propria moglie o il proprio marito mentre si apre, esprime le proprie paure, gioie, difficoltà, sofferenze, gratitudine e mostrare interesse, compassione (patire con) condivisione è grande. Sono quei momenti che saldano un rapporto più che mai e riempiono il cuore.  E invece noi magari passiamo ore sui social a parlare con persone che neanche si conoscono bene e trascuriamo nostra moglie e nostro marito. Chiediamo a Dio la capacità di non far mai sentire solo e non amato il nostro coniuge. Esserci quando ha bisogno di una parola, di una carezza o semplicemente una presenza attenta.

Antonio e Luisa

Non lasciamo che il nostro amore resti lettera morta.

Celebravano i 50 anni di matrimonio. Erano felici circondati da figli e nipoti.
Al marito fu chiesto quale fosse il segreto di un matrimonio cosi duraturo. Il vecchio signore chiuse un attimo gli occhi e poi, come ripescando nella memoria un ricordo lontano, raccontò.

«Lucia, mia moglie, era l’unica ragazza con cui fossi mai uscito. Ero cresciuto in un orfanatrofio e avevo sempre lavorato duro per ottenere quel poco che avevo. Non avevo mai avuto tempo per uscire con le ragazze, finché Lucia non mi conquistò. Prima ancora di rendermi conto di quello che stava accadendo, l’avevo chiesta in moglie.
Eravamo cosi giovani, tutti e due.
Il giorno delle nozze, dopo la cerimonia in chiesa, il padre di Lucia mi prese in disparte e mi diede in mano un pacchettino.

Disse: “Con questo regalo, non ti servirà altro per un matrimonio felice”.

Nella scatola c’era un grosso orologio d’oro. Lo sollevai con cautela. Mentre lo osservavo da vicino, notai un’incisione sul quadrante: era un’esortazione molto saggia e l’avrei vista tutte le volte che avessi controllato l’ora».

L’anziano signore sorrise e mostrò il suo vecchio orologio. C’erano delle parole un po’ svanite, ma ancora leggibili sul quadrante. Quelle parole recavano in sé il segreto di un matrimonio felice.

“Dì qualcosa di carino a Lucia”.

Non dare mai per scontata la persona che ami e non dimenticarti mai di dire ciò che provi.

(testo di Bruno Ferrero)

L’omissione è una delle mancanze più facili in cui incorrere. Almeno per quanto mi riguarda. Spesso mi tengo dentro parole che ho nel cuore, ma che, non so neanche io perchè, non le dico. Pensare che lei ne sarebbe così felice e riempita. A volte mi sento uno stupido per le tante occasioni che ho perso. Diciamoglielo quanto è bella/o, quanto siamo riconoscenti per tutto ciò che fa e quanto è importante che sia al nostro fianco.

Sono piccoli gesti ma che generano unità, calore, intimità e concretizzano un amore presente nel cuore, ma che ha bisogno del nostro corpo e della nostra voce per poter raggiungere l’amato/a. Non lasciamo che il nostro amore resti lettera morta.

 

Antonio e Luisa

Il corpo non si può svendere

Stavo leggendo in questi giorni della denuncia di Asia Argento. Delle molestie subite da un famoso e potente produttore del cinema americano. Ho voluto ascoltare tutta l’intervista perché mi incuriosiva molto. Non voglio giudicare né la vicenda né le persone coinvolte. Voglio esprimere ciò che mi hanno trasmesso le parole dell’attrice.

Mi ha suscitato una profonda tristezza. E’ uscita tutta la vergogna, anche dopo vent’anni. Il pudore violato, il corpo violato e svenduto. Corpo tempio dello Spirito. Corpo che noi non possediamo. Non è qualcosa che ci appartiene e di cui possiamo disporre. Noi non abbiamo un corpo, ma siamo anche il nostro corpo. Attraverso il corpo, possiamo esprimere ciò che siamo, la nostra profondità e la nostra anima. Attraverso il corpo, attraverso la tenerezza, la dolcezza trasmessa e ricevuta,  nutriamo il nostro spirito. Attraverso il corpo possiamo incontrare, comunicare, mostrare, riconoscere e amare. Il corpo è direttamente collegato al cuore. Anima e corpo due realtà della stessa persona. Spiriti incarnati. Dio ci ha voluto e creati così. Non solo spirito come gli angeli, ma anche carne. Come è ingenuo pensare che possiamo usare il corpo, trattarlo male e svenderlo senza conseguenze sul cuore. Sono direttamente collegati. Una carezza, un abbraccio che si genera nel mio cuore e avvolge, attraverso il mio corpo,  il corpo della mia sposa, arriva direttamente al suo cuore. Ogni mio sguardo di meraviglia, di amore, di riconoscenza che nasce nel mio cuore, attraverso i miei occhi arriva direttamente al suo, nutrendo tutta la sua persona. Purtroppo vale anche il contrario. Nel mio cuore può nascere un sentimento di possesso, di violenza, di prepotenza che cosifica l’altra. La rende una cosa. Le fa perdere la dignità e il mistero della figlia di Dio e la rende mia, alla mia mercé. Questo può distruggere una persona. Ciò che avviene nel corpo può distruggere il cuore e lo spirito di una persona. Tanto che Asia con la sua denuncia postuma sta lanciando un grido di aiuto. Sta ancora soffrendo terribilmente per quella violenza. Il fatto che non si sia opposta non rende le conseguenze meno gravi anzi le acuisce perché le grava di senso di colpa. Dio ci ha fatto suoi figli, ci ha regalato una dignità di re e regine. Perdere questa dignità genera in noi una sofferenza estrema. Ci fa sentire usati, violati e disumanizzati.

Antonio e Luisa

L’intimità fisica che diventa sacramento (4 parte)

Solo ora dopo che abbiamo preparato il cuore ad accogliere il sacrificio di Cristo possiamo celebrare la liturgia eucaristica. Solo dopo aver ammesso le nostre fragilità e peccati con l’atto penitenziale, solo dopo aver ascoltato la Parola che ci ha introdotto nell’intimità con Gesù e solo dopo aver fatto memoria della nostra fede e dell’amore che ci lega con Dio attraverso il Credo, solo dopo tutto questo possiamo pensare di accogliere Gesù nel cuore e di capire qualcosa di quel sacrificio che viene rinnovato sull’altare.

Per questo la Messa può aiutarci a capire il nostro sacramento del matrimonio che ha una sua liturgia ed ha bisogno anch’esso di essere preparato e accolto nel cuore.

Noi sposi esplichiamo la nostra dimensione sacerdotale nella riattualizzazione del sacramento del matrimonio (amplesso fisico), dove nuovamente ci facciamo offerta l’uno all’altra in maniera totale, nell’anima, nel cuore e nel corpo. Perchè l’amplesso fisico tra gli sposi è una riattualizzazione del sacramento, che richiama la celebrazione dell’Eucarestia? Cristo si è offerto una sola volta sulla croce. Una sola volta e per sempre. Cosa succede quando il sacerdote ordinato celebra l’Eucarestia? Gesù viene messo di nuovo in croce? No, perchè Gesù quel sacrificio l’ha fatto una volta per sempre, ma quei doni, che Cristo ci ha ottenuto sulla croce una volta per sempre, si rendono attuali adesso, di nuovo. Attengono all’unico sacrificio, ma di nuovo vengono resi presenti, riattualizzati.  Nel momento in cui noi accogliamo il corpo di Cristo, rispondiamo a questo amore di Gesù, che è lo sposo, che ci dice: amami con tutto te stesso, io mi offro tutto a te, mi faccio mangiare da te. Quando noi celebriamo l’Eucarestia con questo desiderio nel cuore, di rispondere ardentemente a questo amore infinito, facciamo contento lo sposo che finalmente si sente ricambiato. Gesù anela ad essere nostro sposo adesso e per l’eternità. Cosa fanno gli sposi quando celebrano il sacramento del matrimonio? Danno il loro consenso, si uniscono in intimità fisica, e in quel momento scatta il sacramento del matrimonio. Il sacramento da quel momento c’è e ci sarà sempre. Tutte le volte che noi torniamo ad unirci con tutto il nostro essere, e il gesto più alto è l’intimità sessuale, rendiamo di nuovo presente quella realtà che ha reso possibile l’insorgere del nostro sacramento. Ci doniamo totalmente di nuovo l’uno all’altra e quindi cosa succede? Come nell’Eucarestia, lo Spirito Santo rende di nuovo presente, rinnova quei doni che ci sono stati fatti una volta per sempre durante la celebrazione delle nozze e vengono così rigenerati. Con questo gesto aumentiamo l’apertura del cuore, per accogliere la Grazia sacramentale e santificante.

La nostra liturgia sacra è meravigliosa. Deve essere però preparata bene. Ci serve l’atto penitenziale per riconoscere l’altro come un dono grande, riconoscere le nostre fragilità per poter accogliere le sue, riconoscerci piccoli per poterlo/a amare. Serve poi la liturgia della Parola. Gli sposi devono parlare costantemente, in ogni momento possibile, il linguaggio dell’amore fatto di carezze, parole, gesti, azioni che nutrono il rapporto e preparano il cuore all’unione dei corpi, aumentando sempre più il desiderio di essere uno e di rispondere con tutto se stessi a quell’amore così grande ricevuto dall’altro/a. Infine serve il Credo per fare memoria di tutti quei momenti che ci hanno riempito il cuore di tenerezza e di cura l’uno per l’altro/a. Dirsi un ti amo che si vive nella vita di tutti i giorni concretizzato in uno sguardo sempre decentrato verso lui/lei. Solo così l’amplesso fisico può essere davvero il culmine, il punto più alto di una liturgia sacra e non un misero piacere di pochi secondi che non lascia nulla, se non un desiderio profondo non soddisfatto che non ci può dare pace e gioia.

Non posso che terminare con questi versetti del Cantico dei Cantico:

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

Antonio e Luisa

prima parte      L’intimità e la Messa

seconda parte  La parola è un volto che ci ama

terza parte       Il credo degli sposi

Sscaricate l’ebook L’ecologia dell’amore  

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Scongeliamoci!

Sono uno stupido. Per l’ennesima volta ho perso un’occasione. Pensare che lo so che ci tiene. Quante volte ho nel cuore delle parole che però non mi escono. Sono sposato da 15 anni e da 15 anni vivo insieme a mia moglie, ma ancora mi riesce difficile dimostrare come dovrei il mio amore.  Certo sono migliorato, ma non è ancora abbastanza. Quante volte ho dentro il cuore un ti amo e non lo dico. Quante volte apprezzo il pasto che Luisa ha preparato e non dico nulla. Eppure lo so che ci tiene, aspetta una mia buona parola per i suoi piatti. So anche quanto le costa lasciare lì computer e i suoi elaborati di tedesco o i compiti dei suoi alunni per mettersi ai fornelli. Basta davvero poco per mostrare amore, tenerezza, riconoscenza e stima a lei e per quello che fa. Eppure lo faccio troppo poco. Non importa se non sono abituato, se mi devo impegnare e non mi viene spontaneo. Togliamoci dalla testa che l’amore è spontaneo. Il sentimento è spontaneo, l’innamoramento lo è. L’amore è il nostro agire consapevole e frutto della nostra volontà. Ciò significa che se voglio amare devo andare oltre ciò che mi sento di fare. Non è infatti importante ciò che piace a me, ma ciò che fa piacere e fa sentire amata la mia sposa. Ecco perchè mi arrabbio per ogni occasione persa. Perchè ho perso un’altra occasione per dimostrare il mio amore a colei che non si risparmia per me e meriterebbe molto più da parte mia. Papa Francesco ha più volte detto che una famiglia sana, dove il rapporto funziona, è una famiglia capace di dire tre parole: grazie, scusa e permesso. Sono perfettamente d’accordo, ma io ne aggiungerei una quarta: ti voglio bene. Voler bene ad una persona non serve a nulla se non si è capaci di trasmetterlo. Nulla è più bello che ascoltare il proprio sposo o la propria sposa che ti dice mentre ti abbraccia: ti voglio bene. Pensateci, c’è tutto il corpo e tutti i sensi che dicono quelle tre parole. Ti parla il suo sguardo, ti parla il tono della sua voce, ti parla il calore dell’abbraccio e ti parla il suo profumo. Tutto per farti percepire il suo amore.Cerchiamo si scongelarci un po’, cerchiamo di far emergere attraverso il corpo tutto il bello e il bene che abbiamo nel cuore. Non troviamo scuse e facciamolo. La tenerezza è il nutrimento più importante con cui possiamo nutrire la nostra relazione. Dio ci ha creato con un corpo perchè noi lo usassimo per trasmettere ciò che ci ha infuso: il Suo amore e il Suo Spirito.

Antonio e Luisa

L’amplesso vertice di una corte continua (19 puntata corso famiglie Gaver 2017)

A questo punto è d’obbligo fare un accenno alla corte continua. Ne abbiamo parlato in tante occasioni durante questo corso. Ne abbiamo parlato, perché è un concetto fondamentale. L’amplesso fisico può essere dono e non uso dell’altro/a, può essere autentico, solo quando diventa culmine di una modalità di vita. Una vita caratterizzata da un amore che si prende cura, fatto di gesti carichi di tenerezza, di sguardi, di attenzioni, durante tutto l’arco della giornata e non solo quando si avvicina il rapporto o solo durante i preliminari. La corte continua è manifestare l’amore che siamo chiamati ad essere e a vivere noi sposi. Manifestazione che deve essere continua per essere nutrimento per l’altro/a. Serve a scaldare vicendevolmente i nostri cuori. La corte continua si inserisce in un discorso più ampio che riguarda la castità coniugale. Castità intesa comunemente, ma erroneamente, come qualcosa che limita e imprigiona, impedendo di vivere la gioia e il piacere. Nulla di più sbagliato. Vivere castamente significa rispettare l’ecologia dell’amore che stiamo vivendo. Quindi per i fidanzati si concretizza anche con l’astinenza (anche se non si limita ad essa), mentre nel matrimonio ci chiede di vivere appieno l’amore e l’unione dei cuori anche nella geografia del corpo. Agape ed Eros due facce della stessa medaglia. Concretamente la castità coniugale richiede di vivere in pienezza l’amore e di vivere con gioia, pienezza, piacere, intimità, profondità anche l’incontro intimo. Enrico Petrillo disse privatamente ad alcuni amici comuni che, per affrontare la morte dei due figli, lui e Chiara trassero forza dal rapporto fisico vissuto in modo casto. La castità è un modo di essere che abbraccia tutta la persona e che favorisce al massimo lo sviluppo della sua identità profonda. Qual è l’identità profonda? L’abbiamo visto all’inizio del corso: è essere amore. Castità fa rima con autenticità. L’amore casto è l’amore vero. Ribaltando la prospettiva, si può affermare che gli sposi che non vivono l’intimità sessuale (sempre che non ci siano impedimenti esterni alla volontà), non vivono castamente. Oppure vivere male l’intimità, usando l’altro/a, nutrendoci di pornografia, avendo rapporti non ecologici, usando anticoncezionali (a meno di problemi reali e dopo discernimento profondo), significa vivere non castamente. La corte continua ha quindi una doppia funzione: prepararci ad essere un cuor solo e un’anima sola nell’intimità e di nutrire il nostro amore. Ha la funzione di evitare che la pianta della nostra relazione inaridisca e secchi, ha la funzione di far sì che continuiamo ad essere un noi e che l’altro/a abbia sempre un posto importante nel nostro cuore e non venga sostituito/a da altro (lavoro, sport, altra persona, ecc.). La castità coniugale e di conseguenza la corte continua sono l’unico modo per vivere un matrimonio felice. Siamo persone umane chiamate a vivere e realizzarci nell’amore e la castità è la via. Più profondamente ci ameremo e più saremo nella gioia. Non sono solo belle parole, ma è un’esperienza sensibile che facciamo tutti i giorni e che tutti possono ricercare e vivere. Con l’esperienza matrimoniale, abbiamo compreso che, quando ci sono momenti più difficili, di aridità, in cui ci stiamo un po’ allontanando, è il momento di andare contro quelli che sono i sentimenti del momento e di ritagliarsi uno spazio solo per noi, per la coppia. Basta poco per recuperare tutto quello che si stava perdendo, ma bisogna sapere come agire e cosa fare. Un accenno per dire con forza che la coppia non è fatta di un papà e di una mamma, ma prima di ogni altra cosa è costituita da uno sposo e da una sposa che devono ricercare e ritagliarsi degli spazi solo per loro, per nutrire il loro amore. Anche i figli ne hanno bisogno, perché non si nutrono dell’amore individuale dei due genitori, ma si nutrono, come per induzione, dell’amore vicendevole dei due genitori. Sono al centro di un amore di relazione sponsale che li scalda e li rende sicuri. Loro sono il frutto di quell’amore e vederlo vivo e forte li rende vivi e forti.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?Terza puntata Io personale, spirito e corpo.Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importanteQuinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio socialeSesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturaleSettima puntata Un dono totale!Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umanaNona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei CanticiDecima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunioneUndicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amoreDodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramentoTredicesima puntata Il vincolo coniugaleQuattordicesima puntata Una cascata di GraziaQuindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.Sedicesima puntata Nell’amplesso la Grazia ci trasforma. Diciassettesima puntata Amplesso: Aumento di Grazia e di amore Diciottesima puntata Una fecondità che cresce