Uno sguardo photoshoppato

Oggi finisco la mia personale trilogia di riflessioni sulla trasfigurazione. Nei precedenti articoli ho riflettuto di come la trasfigurazione riguardi Gesù, ma non solo. Esiste anche la trasfigurazione di ogni persona. Abramo ne è stato l’esempio. Una vita ormai giunta ad un binario morto, senza prospettive. Una vita che viene trasformata, trasfigurata da Dio. Una missione nuova.  Esiste poi un altro significato che si può dare al concetto di trasfigurazione. Si diventa una persona nuova. Trasfigurare, andare oltre la figura, le apparenze, il corpo. Che non significa che il corpo non abbia importanza. Significa che il corpo è più di ciò che possiamo vedere e toccare. Noi, non abbiamo un corpo, noi siamo anche il nostro corpo. Anima e corpo due realtà di ognuno di noi così legate tra di loro che l’influenza di una rende più ricca o più povera anche l’altra. Tutti sanno che una sofferenza nell’anima spesso porta una sofferenza anche nel corpo. La cosiddetta somatizzazione.  Anima una parola che racchiude tutto il nostro mondo più profondo: psiche, sentimenti, volontà e mondo trascendente. Capite bene che anche tutto l’amore che noi doniamo al nostro coniuge diventa bellezza che trasfigura il nostro corpo e lo rende bello. Almeno ai suoi occhi. Trasfigurare, andare oltre la forma per mostrare attraverso il corpo una ricchezza che lo supera e rende visibile ciò che non è visibile: l’amore. Perchè la mia sposa mi sembra ogni giorno più bella? E’ fuori da ogni logica. Passa il tempo, il corpo si lascia andare poco alla volta. Non è più nel pieno della sua giovinezza come quando l’ho conosciuta, eppure mi appare più bella ora. Come è possibile? Non può comprendere questa logica se non chi ama e fa esperienza dell’amore. L’amore cambia le persone. Ha cambiato il suo corpo. Lo cambia perchè lo arricchisce di tutta la dolcezza e l’accoglienza che l’amore vissuto può regalare. Anche la Madonna  a Medjugorje, durante un’apparizione disse: Io sono bella perché amo. Se volete diventare belli, amate e non avrete tanto bisogno dello specchio. Non importa se crediate o meno a queste apparizioni. Questa frase è autenticamente vera. L’amore cambia anche il mio sguardo. Il mio sguardo, che arricchito di tutte la vita insieme, dei momenti belli e di quelli brutti, di tutti i perdoni, i dialoghi, i gesti di servizio e di tenerezza, e anche arricchito di tutti i momenti di intimità, arricchito dalla nostra preghiera di coppia che è intimità spirituale, e arricchito  dall’amplesso che è la massima intimità corporale tra due sposi. Tutti questi anni anni in cui ci siamo donati l’uno all’altra mi permettono di vedere la mia sposa con uno sguardo diverso. Come photoshoppato. Io non vedo quello che vedono gli altri, vedo la bellezza del suo corpo trasfigurato, arricchito di tutto ciò che lei è, nel suo profondo. Un mistero che non smetto mai di scoprire e che mi rende la vita accanto a lei una meraviglia.

Voglio concludere con un mio vecchio articolo, che vi ripropongo perchè è perfetto per rafforzare questa mia riflessione.

Vi racconto una storia vera. Siamo nel 2013 a Peoria, una cittadina dell’Illinois, negli Stati Uniti. Muore Lorraine Stobaugh. Non vi dice nulla questo nome? Non preoccupatevi, ora vi racconto la sua storia, che non è solo sua, ma è la storia di un amore, di quelli che sono iniziati in un’epoca lontana. Era il 1938. Pensate: l’Europa stava entrando nella seconda guerra mondiale. Era il 1938 e Lorraine incontrava Fred. Nel 1940, Fred ha sposato la più bella ragazza del mondo, come gli piace ricordarla. E’ iniziato così un matrimonio felice, che è durato ben 73 anni fino alla morte di lei. Fred ha 96 anni, ma questo non lo ha spaventato e ha deciso di dedicare una canzone all’amore della sua vita appena scomparso.  Non ha mai avuto alcuna esperienza musicale, né si è mai dedicato alla musica. Ma quando Fred è rimasto solo in casa “seduto nella stanza di fronte” a quella che era stata la loro per 73 (settantatrè, avete ancora letto bene) anni, “ho sentito che dovevo scrivere una canzone per lei. E ho cominciato a canticchiare…”. E nata così “Oh Sweet Lorraine”, la sua prima canzone, una canzone d’amore. Testo e musica. “Oh dolce Lorraine, vorrei rivivere dall’inizio il tempo insieme. Oh dolce Lorraine, il tuo ricordo resterà sempre”. “Oh dolce Lorraine, la vita si vive solo una volta e non torna più”. Ebbene, accade per caso che uno studio di registrazione locale, il Green Shoe, indica proprio all’inizio dell’estate un concorso per giovani cantautori della zona. E naturalmente, l’indomito Fred, il cui amore è ancora fresco e giovane come all’inizio, ha pensato bene di iscrivere la sua canzone. Jacob Colgan, il produttore della casa, si è un po’ sorpreso quando, fra le tantissime risposte via mail, una sola gli viene recapitata per posta ordinaria. Una semplice busta, non il solito video o la solita registrazione demo. E’ curioso, decide di aprirla: “Ho 96 anni e ho scritto una canzone per ricordare mia moglie. P.S. non canto perché potrei spaventare la gente! Ah, ah..” E’ nata così l’idea di produrre gratuitamente la canzone di Fred, coinvolgendo musicisti professionisti. Ne è nato un piccolo gioiello che ha subito conquistato il web, grazie al mini documentario di nove minuti che racconta l’incredibile storia fin dall’inizio.

 

Antonio e Luisa

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L’alfabeto degli sposi. La lettera D.

Oggi voglio soffermarmi su una dote del corpo. La dolcezza. La dolcezza, al contrario di come comunemente si pensa, non è una dote dell’anima. Certo l’anima, il cosiddetto cuore, ne è la sorgente, ma poi è il corpo che la rende visibile, percepibile e trasmissibile. La dolcezza non ha nulla a che fare con il tenerume e il dolciume di certi atteggiamenti infantili. La dolcezza è l’amore che si fa accogliente, la dolcezza è l’io che si apre a un tu e si rende amabile per nutrire l’altro. La dolcezza è uno specchio che dice alla persona amata io ti voglio, ti desidero e ti appartengo.

Come spiegare, allora, cosa è la dolcezza in un rapporto maturo e autentico? Ho trovato un mio vecchio articolo che esprime benissimo il concetto che voglio passare.

Perché più passa il tempo e più la mia sposa mi appare meravigliosa? Perché  passano gli anni, la pelle non è più elastica e tirata come vent’anni fà però non mi stanco mai di carezzarla? Perché nonostante le gravidanze che hanno lasciato  segni sul suo corpo mi perdo nel suo abbraccio? Me lo sono chiesto per lungo tempo, felice di questo ma sorpreso. Poi ho capito, ho capito che il tempo che passa non è solo il corpo che invecchia ma è vita che passa, amore che cresce, perdono che cura, abbracci che riempiono. Ogni giorno vissuto con lei è prezioso. Ogni giorno è un’occasione di amare e di servire e, quando non si riesce, è comunque occasione di sperimentare il perdono e la voglia di ricominciare. Il matrimonio è anche questo. Il matrimonio è così grande che va oltre il tempo che passa. Amo tutto di lei, anche le piccole rughe, le smagliature, le sue forme non perfette, i capelli che iniziano ad imbiancarsi. Il matrimonio permette di vedere lei, la mia sposa con gli occhi di Dio, Dio che non può non commuoversi e stupirsi della meraviglia di ogni sua creatura. E allora il corpo si trasfigura della bellezza che viene dall’amore sponsale che è dono totale e indissolubile, sacramento perenne, amore umano che diviene profezia di quello divino. Ogni gesto d’amore, di perdono, di unione e di intimità la rende più bella. Ed è così che il tempo che passa non sciupa e appassisce il suo corpo ma lo rende florido al mio sguardo.  L’amore non è qualcosa di astratto che si può sperimentare ma non vedere. L’amore si vede, l’amore si irradia nello sguardo e nel corpo. L’amore che si concretizza nella carne diventa tenerezza, l’amore che si concentra nello sguardo diventa dolcezza.

C’è un aneddoto che riassume benissimo questo concetto. Qualche anno fa Madre Teresa era in visita in una città europea. Un fotografo si avvicina e inizia a fotografarla. Continua e insiste, scatta decine, forse centinaia di fotografie. Un amico di madre Teresa si avvicina e gli chiede gentilmente di smetterla. Lui si ferma e dice: “Non riesco a capire, madre Teresa è brutta, così piccola vecchia malandata eppure mi appare bellissima.” Questo è l’amore che si fa carne e che due sposi possono sperimentare tra di loro. Quando vedete due persone anziane, anche molto anziane che camminano per strada teneramente tenendosi la mano, non stanno fingendo, probabilmente si vedono davvero bellissimi perchè hanno questo sguardo, che non è oggettivo, ma è molto soggettivo e frutto di una vita d’amore.

Questa è la migliore immagine della dolcezza che ho trovato, e soprattutto sperimentato.

Antonio e Luisa

Preliminari: tempo per entrare in comunione. (10° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Come anticipato, riprendiamo i preliminari dando qualche indicazione pratica.

Devono essere gesti d’amore rispettosi della sensibilità dell’altro/a. Gesti che in ogni caso escludono il sedere (vedremo dopo perchè). Questa parte del nostro corpo è oggi molto esaltata.

Ricordiamo che i nostri gesti devono essere frutto dell’amore, esprimere amore. Devono quindi, ricordatevelo bene voi uomini, essere rispettosi della sensibilità dell’altro/a. Non possono essere dei gesti qualunque, ma devono essere i gesti più cari, più graditi all’altro/a. Cosa significa? Dobbiamo dialogare, anche su questo, approfondire la conoscenza sessuale reciproca. Conoscenza che dovrebbe già essere iniziata durante il fidanzamento, durante il quale, seppur nella castità, si possono sperimentare tutti quei gesti di tenerezza che rappresentano il linguaggio d’amore del corpo. Dobbiamo impegnarci ad imparare i gesti e le parole che piacciono al nostro coniuge, che lo fanno sentire amato e desiderato. Adesso dico una cosa che riguarda soprattutto le donne: per vivere in pienezza questo momento devono fare pace con il loro corpo. Non devono farsi rodere dai miti di bellezza e soprattutto devono lasciare allo sposo la possibilità di amare anche i loro difetti. Se non si fanno abbracciare dallo sguardo dell’amato nell’interezza del loro corpo, accettandosi e lasciandosi accettare per quello che sono, non possono abbandonarsi all’amore liberamente e in pienezza. Metteranno sempre una barriera tra loro e lo sposo. Lasciarsi abbracciare dal suo sguardo non è semplice, richiede un impegno e un lavoro su se stesse. L’uomo deve imparare il linguaggio della tenerezza per rendersi amabile alla donna e la donna sua volta deve accettare la mascolinità dello sposo e scongelarsi. A volte lei dice: “lui non mi capisce, non si accorge di tutto quello che faccio, dà tutto per scontato”; in realtà il suo cuore, nel suo profondo, non si vuole aprire totalmente a questa intimità.

Naturalmente dobbiamo evitare assolutamente i gesti che non sono graditi. Non domandiamo gesti che feriscono la sensibilità dell’altro/a. Non ci sono limiti nei preliminari, se non che bisogna evitare il sedere, l’eiaculazione deve avvenire in vagina e che non si deve urtare la sensibilità dell’altro/a.  In caso contrario, sarebbero gesti di amore o richieste dettate dal nostro egoismo? Mi riferisco in particolare al cosiddetto sesso orale (senza raggiungere il piacere!). Di per sé non c’è nulla di male, si tratta di un bacio d’amore. Se però, l’altro/a non gradisce questa pratica, non si deve chiederla. Non si devono fare ricatti morali all’altro/a, rischiate di distruggere tutta la comunione e l’autenticità del gesto. Anche il sesso anale è completamente al di fuori dell’ecologia dell’amore umano. Anche da un punto di vista meramente fisico: l’ano è strutturato non per accogliere ma per espellere. La mucosa anale non è adatta alla penetrazione. E’ più soggetta ad essere attaccata da virus e batteri e quindi è più facile contrarre malattie sessualmente trasmissibili. C’è una motivazione anche più profonda; nell’amplesso, uomo e donna si guardano, quello sguardo significa riconoscere l’altro/a come l’amato/a, significa vivere quel gesto come dono d’amore per quella persona specifica ed unica. Il sesso anale non permette questo sguardo, si nasconde il viso della sposa. Ciò significa trasformarla in un oggetto, in uno strumento per il piacere dell’uomo. Si distrugge tutto il significato più autentico del gesto e la donna si sente umiliata ed usata.Tutta la “cultura” pornografica tende ad esaltare questa parte del corpo. Stiamo attenti e lavoriamo su di noi per purificarci da questo inquinamento che non ci permette di vivere in pienezza l’atto fisico. Una donna è andata nello studio di Luisa (la ginecologa che ha presentato questo insegnamento) e si è lamentata dell’insistenza del marito per esercitare questo tipo di rapporto. Il marito, al rifiuto della moglie, le ha risposto deluso e arrabbiato che con lei non si poteva fare nulla. Quel marito, secondo voi, voleva unirsi con la moglie o con le fantasie pornografiche che aveva in testa? Voleva amarla o usarla?

Altro concetto fondamentale: uomo e donna sono diversi. Hanno tempi molto diversi per prepararsi all’amplesso. All’uomo spesso basta l’idea dell’incontro per essere pronto fisicamente. L’uomo si eccita con tatto e vista. Per la donna la natura ha previsto tempi e modi diversi. Per permettere al corpo della donna di modificarsi ed essere nella condizione ideale per la penetrazione servono dai 20 ai 30 minuti. Cosa succede ai genitali della donna? In questo tempo la vagina si allunga internamente (non lo sapevate vero?) da circa 6/7 cm a circa 9/10 e si posiziona in maniera diversa per agevolare l’entrata del pene. Oltre ciò, durante i preliminari la vagina si lubrifica. E’ diverso anche il modo di eccitarsi. L’uomo deve vedere e toccare, basta poco; la donna cerca altro, è più complessa. La donna vuole tenerezza, dolcezza, carezze, abbracci. Vuole percepire di essere preziosa e importante. Vuole sentirsi desiderata e amata. La pornografia mette al centro dei preliminari sempre l’uomo e i suoi genitali. Dimentichiamolo! Al centro deve esserci la sposa, con tutto il suo corpo e nel modo che piace a lei. I preliminari non sono tecniche eccitatorie per l’uomo (non sono sbagliate ma non devono occupare tutto il tempo o quasi), ma gesti che sfamano il bisogno di tenerezza della donna. Sono tempo per entrambi, uomo e donna per entrare in comunione. L’uomo non deve pensare a questo momento come attesa necessaria per preparare la donna, sarebbe sterile. Deve prepararsi con il cuore a donarsi e a ricevere il dono che la sposa fa di sé. I preliminari sono tenerezza. Diventano modalità di vivere l’amore. Traducendo: la tenerezza è capace di trasformarci da pezzi di legno (che non sono in grado di condurre energia) in metallo, in oro (che è tra i materiali più conducibili). Con la tenerezza, l’intimità fisica diventa colma di amore dell’uno verso l’altra e non un gesto che esprime egoismo e che fa sentire l’altro/a usato/a. La donna ha un’enorme difficoltà a passare da attività come spadellare in cucina, pulire e mettere a letto i figli, all’intimità fisica con il marito e quindi se non ristabiliamo il contatto emotivo, diventerà un obbligo da assolvere. Gli uomini invece non hanno problemi di questo tipo e ricercano subito stimolazioni sugli organi genitali. L’uomo così facendo, seguendo il suo desiderio, la sua modalità di cercare piacere, sta in realtà urtando la sensibilità della sua sposa. L’intimità fisica è trasformata in qualcosa di frettoloso e grossolano. In questo modo è impossibile vivere in pienezza e con gioia il rapporto. Presto o tardi l’insoddisfazione della donna porterà al deserto sessuale e alla frustrazione per entrambi. I preliminari sono quindi indispensabili per creare questo contatto emotivo e tenero tra gli sposi, sono un tempo da dedicarsi senza fretta, per creare la comunione e l’intesa giusta, per vivere in pienezza l’amplesso. I preliminari assumono un’autenticità ecologica quando non sono gesti isolati e vissuti solo prima del rapporto e in vista del rapporto, ma sono inseriti in un contesto di corte continua, di continui e costanti gesti amore e di tenerezza che gli sposi si donano durante tutta la giornata.

 

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Luisa ed Emanuele Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Una meraviglia che non finisce!

Per uno sposo non c’è nulla di più bello e meraviglioso della sua sposa. Non parlo di mistica ma di ciccia, di carne. Parlo naturalmente di ciò che posso vedere e toccare. Non c’è nulla che ci riempia maggiormente lo sguardo del corpo della mia sposa, trasfigurato dall’amore che ci unisce e che traspare dal suo sguardo. Un corpo di una bellezza che solo io posso percepire in modo così profondo e pieno. Gli anni passano, la bellezza dovrebbe sfiorire, ed è così, oggettivamente è così. I capelli iniziano a imbiancarsi, le rughette sul viso si vedono, cinque gravidanze hanno lasciato qualche segno sul corpo. Eppure è sempre più bella. Non me lo spiego, ma è così. La mia sposa mi appare ogni giorno più bella. Una meravigliosa amalgama di femminilità, dolcezza, tenerezza e accoglienza. Padre Raimondo ce l’aveva detto: “Ricordate ragazzi che esistono due tipi di bellezza, quella oggettiva che vedeno tutti e quella soggettiva che è solo vostra e dipenderà da come vi siete amati, da come avete perfezionato il vostro rapporto e dalla tenerezza e cura che vi siete riservati l’uno per l’altra.”

Non ci credevo fino in fondo, ma mi sono fidato. Ora posso dire che è proprio così. Sono quindici anni che siamo sposati e ogni volta che torno a casa dopo una giornata fuori e  trovo Luisa, vivo sempre la stessa sensazione di meraviglia. Quella bellezza soggetttiva che riempie i miei occhi è fatta di tante cose, è fatta di ricordi, di fedeltà, di attenzioni, di perdono, di momenti speciali, di carezze, di abbracci, di baci, di amplessi, di momenti difficili, di gioia, di unità, di pianti, di dialogo, di ascolto, di unione e intimità. Quando guardo la mia sposa vedo tutto questo in lei, una bellezza trasfigurata dall’amore fedele ed esclusivo di tanti anni di matrimonio e di vita comune.

Per spiegarmi meglio mi faccio aiutare dal Cantico dei Cantici, poema profondissimo della Bibbia dove si canta l’amore concreto, erotico degli sposi.

8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.

Questi versetti del Cantico seguono immediatamente la descrizione dell’amata da parte dell’uomo che, attraverso uno sguardo casto, riesce a far sentire la propria amata regina e desiderata. L’uomo riesce a penetrare con il proprio sguardo d’amore oltre la semplice fisicità della donna che, pur bella che sia, non può riempire gli occhi dell’uomo a cui non basta la concretezza del corpo. L’uomo, infatti, cerca un’esperienza che ricomprenda anche lo spirito e il cuore. Questa premessa rende possibile questi versetti, forse tra i più famosi del Cantico, perchè ripresi da una nota canzone, usata spesso anche durante le celebrazioni del rito nuziale. Questi versetti indicano tutta la bellezza e lo sconvolgimento interiore, la passione d’amore verso la propria amata che non si riesce a trattenere. Lo sposo è conquistato dalla propria sposa in un intreccio di cuore e corpo, di desiderio e passione, di spirituale e carnale, un intreccio che pervade tutta la persona e per questo è inebriante e totalizzante. Diventa uno sguardo così profondo da divenire contemplazione, contemplazione di ciò che è più bello e meraviglioso, la propria amata. Uno sguardo contemplativo così bello da dare forza e motivazione allo sposo di donarsi totalmente a quella donna e in quel rapporto d’amore così pieno e coinvolgente.

Molti, leggendo questo passo del Cantico e questa interpretazione cha abbiamo voluto dare, potrebbe vedere in questo amore così passionale e carnale, l’amore degli sposi novelli, dove l’innamoramento è ancora forte e coinvolgente. Non è così. Se nel matrimonio l’unione sponsale è curata tutti i giorni in un contesto di dolcezza e dedizione dell’uno verso l’altra, quello sguardo contemplativo non passerà, anzi, si perfezionerà e sarà rinforzato giorno dopo giorno. Ogni sposo continuerà a vedere nella propria sposa la regina della propria vita e continuerà a restare rapito dalla sua bellezza anche se gli anni passano e arrivano rughe e capelli bianchi.

Antonio e Luisa

L’amore si irradia nel corpo

Perché più passa il tempo e più la mia sposa mi appare meravigliosa? Perché  passano gli anni, la pelle non è più elastica e tirata come vent’anni fà però non mi stanco mai di carezzarla? Perché nonostante le gravidanze che hanno lasciato  segni sul suo corpo mi perdo nel suo abbraccio? Me lo sono chiesto per lungo tempo, felice di questo ma sorpreso. Poi ho capito, ho capito che il tempo che passa non è solo il corpo che invecchia ma è vita che passa, amore che cresce, perdono che cura, abbracci che riempiono. Ogni giorno vissuto con lei è prezioso. Ogni giorno è un’occasione di amare e di servire e, quando non si riesce, è comunque occasione di sperimentare il perdono e la voglia di ricominciare. Il matrimonio è anche questo. Il matrimonio è così grande che va oltre il tempo che passa. Amo tutto di lei, anche le piccole rughe, le smagliature, le sue forme non perfette, i capelli bianchi. Il matrimonio permette di vedere lei, la mia sposa con gli occhi di Dio, Dio che non può non commuoversi e stupirsi della meraviglia di ogni sua creatura. E allora il corpo si trasfigura della bellezza che viene dall’amore sponsale che è dono totale e indissolubile, sacramento perenne, amore umano che diviene profezia di quello divino. Ogni gesto d’amore, di perdono, di unione e di intimità la rende più bella. Ed è così che il tempo che passa non sciupa e appassisce il suo corpo ma lo rende florido al mio sguardo.  L’amore non è qualcosa di astratto che si può sperimentare ma non vedere. L’amore si vede, l’amore si irradia nello sguardo e nel corpo. L’amore che si concretizza nella carne diventa tenerezza, l’amore che si concentra nello sguardo diventa dolcezza.

C’è un aneddoto che riassume benissimo questo concetto. Qualche anno fa Madre Teresa era in visita in una città europea. Un fotografo si avvicina e inizia a fotografarla. Continua e insiste, scatta decine, forse centinaia di fotografie. Un amico di madre Teresa si avvicina e gli chiede gentilmente di smetterla. Lui si ferma e dice: “Non riesco a capire, madre Teresa è brutta, così piccola vecchia malandata eppure mi appare bellissima.” Questo è l’amore che si fa carne e che due sposi possono sperimentare tra di loro. Quando vedete due persone anziane, anche molto anziane che camminano per strada teneramente tenendosi la mano, non stanno fingendo, probabilmente si vedono davvero bellissimi perchè hanno questo sguardo, che non è oggettivo, ma è molto soggettivo e frutto di una vita d’amore.

Antonio e Luisa

Fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave

La voce. Cosa diciamo al/la nostro/a amato/a e come glielo diciamo? Anche questa componente nel linguaggio della tenerezza riveste una grande importanza. Dobbiamo, se vogliamo trasmettere amore e sicurezza al nostro coniuge, imparare a comunicare sempre di più tutte le sensazioni belle che ci regala. Spesso siamo avari di parole dolci e d’amore (soprattutto noi uomini), dando per scontato tante cose. La nostra sposa ha bisogno di sentirsi dire che è bella per noi, che è desiderata da noi, che ha tutto il nostro amore. Amare una persona e non comunicarlo è un errore gravissimo che tanti sposi commettono. E’ importante non solo quello che si dice, ma anche come lo si dice. La tenerezza deve pervadere anche il tono di voce, che deve essere rassicurante, dolce, trasmettere fiducia e accoglienza. Fare un complimento con freddezza non scalda e non riempie il cuore dell’amata. Durante la giornata siamo tanto bravi a far notare i difetti e le situazioni che non funzionano, impariamo ad essere altrettanto attenti a tutte le attenzioni e le premure che il nostro coniuge ci dona.

La parola diventa così dono, un dono prezioso che riempie il cuore di chi l’ascolta d’amore e di sicurezza, diventa una carezza che aiuta a creare un contesto di vita che sia vero amore e accoglienza e prepara gli sposi nel miglior modo per accogliersi nell’abbraccio dell’amplesso come ci narra sapientemente il Cantico dei Cantici.

Per concludere allego questo link a un video di youtube. Una mamma canta una canzone dolce al suo bambino il quale pur non comprendendo il significato non riesce a trattenere le lacrime per la forza dell’amore che la madre gli trasmette.. Per il bimbo la voce si trasforma in una dolcissima carezza.