Nel deserto per scoprire l’abbondanza

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».
C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta».
Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti.
Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

ll Vangelo di oggi è fantastico. Tutta la Parola lo è. Questo però mi permette di riflettere sull’importanza della Grazia e sull’importanza di mettersi alla sequela di Gesù.

Avete mai letto questo Vangelo in chiave sponsale? Il Vangelo parla ad ogni uomo. In qualsiasi condizione egli si trovi. Quindi parla anche a noi sposi.

Gesù prova compassione per la folla. Gesù prova compassione per ognuna di quelle persone. Gesù prova compassione per me e per la mia sposa. Vuole aiutarli. Vuole aiutarci. Non lo fa con tutti. Il Vangelo è chiaro. Sono in un deserto. La nostra vita può diventare un deserto. Deserto di intimità, deserto di tenerezza e affettività. Deserto come incomprensione e solitudine. Quante coppie vivono esperienze così? Non solo. Da un altro evangelista sappiamo che sono passati tre giorni. Tre giorni che quelle persone seguono Gesù mentre compie miracoli e sono affascinate da Lui. Non a caso si parla di tre giorni. Tre giorni come il tempo che passa tra la morte in croce e la resurrezione. Questa Parola ci dice che Gesù ci può aiutare, ma noi dobbiamo seguirlo anche quando viviamo il deserto e le tenebre sembrano avvolgere la nostra vita. Allora avviene il miracolo nella nostra vita. Come detto più volte il sacramento non è una magia, ma una forza che necessità della nostra fede e della nostra volontà di accogliere lo Spirito Santo. Chi in quei tre giorni pur assistendo ai miracoli di Gesù non è restato, se ne è andato lontano da Gesù, non potrà usufruire della forza rigeneratrice di Cristo. Gesù vorrebbe aiutare tutti. Non può. Solo chi si affida ed è perseverante può essere sanato. Certo quelle persone che si sono allontanate possono tornare e Gesù è pronto a riaccoglierle. La fatica di attraversare il deserto devono però farla.

Mi immagino insieme alla mia sposa nei momenti difficili che abbiamo attraversato. Momenti in cui ci sentivamo poveri, miseri, senza forze e senza una soluzione chiara alla difficoltà del momento. Abbiamo scelto di restare saldi a Cristo e al matrimonio, via privilegiata per incontrarlo. Abbiamo dato a lui tutto ciò che avevamo. Ben poca cosa. Qualche pane e qualche pesce. Quel poco di amore, di volontà, di perseveranza e di speranza che avevamo. Lui ne ha fatto tanto. Ne ha fatto pane spezzato. Pane spezzato l’uno per l’altra. Ci ha nutrito così tanto che abbiamo avuto il desiderio di condividere con tutti questa bellezza e questa grandezza del nostro Dio.

Antonio e Luisa

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Offriamo il nostro poco.

Fratelli, ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e ad offrire molte volte gli stessi sacrifici che non possono mai eliminare i peccati.
Egli al contrario, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta per sempre si è assiso alla destra di Dio,
aspettando ormai solo che i suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi.
Poiché con un’unica oblazione egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.
Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più bisogno di offerta per il peccato.

La seconda lettura di questa domenica riguarda tutte le persone. Difficilmente credo che si possa però trovare una lettura sponsale. Invece è importante farla. In questa lettera ci viene semplicemente detto che il nostro amore può essere redento. Ci viene semplicemente detto che il nostro peccato può essere sconfitto anche nella nostra relazione sponsale. Ci viene semplicemente detto che attraverso il matrimonio possiamo, se lo vogliamo con tutte le nostre forze, sconfiggere il peccato originale che ci abita nel profondo, e tornare ad essere capaci di amarci e desiderarci come era nelle origini, come era nel progetto di Dio. Certo non significa che non sbaglieremo mai o che non ci feriremo mai con le nostre parole, con i nostri atteggiamenti e con le nostre mancanze. Questo è chiaramente impossibile per delle  creature finite come noi. Significa, però,  che ogni male che ci potremo fare nella nostra relazione, ogni deserto relazionale, ogni freddezza e divisione, ogni volta che sceglieremo di non amare e di essere egoisti, non sarà per forza la vittoria del male. Significa che possiamo prendere tutta quella miseria relazionale e darla a Lui. Lui che può fare del nostro poco offerto un’occasione di Grazia e di resurrezione.  Lui può fare della nostra miseria un’offerta gradita a Dio perchè la arricchisce di se stesso. Arricchisce la nostra povertà del dono della sua vita. La vita di un uomo che è Dio. La vita di un Re. Allora si che la nostra povera offerta diventa sufficiente per pagare i nostri peccati. Lui può pagare per noi, ma serve sempre che noi siamo disposti ad offrire il nostro poco. Vuole il nostro amore imperfetto e fragile. In sostanza il sacramento del matrimonio è questo. Un amore che è la somma di due povertà, arricchite però del sacrificio misericordioso del Re. Per questo il sacramento del matrimonio non può essere lontanamente paragonato a  qualsiasi altra relazione affettiva. Il nostro amore, se solo lo vogliamo, può essere elevato e perfezionato perchè è un amore redento dal sangue di Cristo. Ogni volta che tradiamo questa verità, per il nostro egoismo e la nostra incapacità di metterci tutto, stiamo vanificando quel sacrificio. Attraverso la passione e la croce Gesù ci ha offerto la ricchezza e la regalità, ci ha reso stirpe regale,  e noi rifiutiamo tutto, decidiamo  di continuare a vivere da mendicanti. Questo è il peccato più grande che possono commettere due sposi.

Come disse Chiara Corbella ricordando il miracolo di Cana, avvenuto guarda caso durante un matrimonio:

Il Signore non ci chiede di cambiare l’acqua in vino, ma di riempire le giare. La Chiesa propone a ciascuno la santità: vivere come figli di Dio. Ciascuno, a modo suo, risponde, passo dopo passo.

Non possiamo trasformare l’acqua in vino, la nostra difficoltà in gioia, la nostra divisione in unità, la nostra aridità in fecondità ecc. Possiamo però offrire tutto a Dio. Solo allora Gesù potrà fare il miracolo anche nella nostra vita e nel nostro matrimonio. Lo testimoniano tante storie vere di relazioni distrutte rifiorite grazie alla fede in Dio e alla convinzione della forza della Grazia del sacramento.

Antonio e Luisa