Offriamo il nostro poco.

Fratelli, ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e ad offrire molte volte gli stessi sacrifici che non possono mai eliminare i peccati.
Egli al contrario, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta per sempre si è assiso alla destra di Dio,
aspettando ormai solo che i suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi.
Poiché con un’unica oblazione egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.
Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più bisogno di offerta per il peccato.

La seconda lettura di questa domenica riguarda tutte le persone. Difficilmente credo che si possa però trovare una lettura sponsale. Invece è importante farla. In questa lettera ci viene semplicemente detto che il nostro amore può essere redento. Ci viene semplicemente detto che il nostro peccato può essere sconfitto anche nella nostra relazione sponsale. Ci viene semplicemente detto che attraverso il matrimonio possiamo, se lo vogliamo con tutte le nostre forze, sconfiggere il peccato originale che ci abita nel profondo, e tornare ad essere capaci di amarci e desiderarci come era nelle origini, come era nel progetto di Dio. Certo non significa che non sbaglieremo mai o che non ci feriremo mai con le nostre parole, con i nostri atteggiamenti e con le nostre mancanze. Questo è chiaramente impossibile per delle  creature finite come noi. Significa, però,  che ogni male che ci potremo fare nella nostra relazione, ogni deserto relazionale, ogni freddezza e divisione, ogni volta che sceglieremo di non amare e di essere egoisti, non sarà per forza la vittoria del male. Significa che possiamo prendere tutta quella miseria relazionale e darla a Lui. Lui che può fare del nostro poco offerto un’occasione di Grazia e di resurrezione.  Lui può fare della nostra miseria un’offerta gradita a Dio perchè la arricchisce di se stesso. Arricchisce la nostra povertà del dono della sua vita. La vita di un uomo che è Dio. La vita di un Re. Allora si che la nostra povera offerta diventa sufficiente per pagare i nostri peccati. Lui può pagare per noi, ma serve sempre che noi siamo disposti ad offrire il nostro poco. Vuole il nostro amore imperfetto e fragile. In sostanza il sacramento del matrimonio è questo. Un amore che è la somma di due povertà, arricchite però del sacrificio misericordioso del Re. Per questo il sacramento del matrimonio non può essere lontanamente paragonato a  qualsiasi altra relazione affettiva. Il nostro amore, se solo lo vogliamo, può essere elevato e perfezionato perchè è un amore redento dal sangue di Cristo. Ogni volta che tradiamo questa verità, per il nostro egoismo e la nostra incapacità di metterci tutto, stiamo vanificando quel sacrificio. Attraverso la passione e la croce Gesù ci ha offerto la ricchezza e la regalità, ci ha reso stirpe regale,  e noi rifiutiamo tutto, decidiamo  di continuare a vivere da mendicanti. Questo è il peccato più grande che possono commettere due sposi.

Come disse Chiara Corbella ricordando il miracolo di Cana, avvenuto guarda caso durante un matrimonio:

Il Signore non ci chiede di cambiare l’acqua in vino, ma di riempire le giare. La Chiesa propone a ciascuno la santità: vivere come figli di Dio. Ciascuno, a modo suo, risponde, passo dopo passo.

Non possiamo trasformare l’acqua in vino, la nostra difficoltà in gioia, la nostra divisione in unità, la nostra aridità in fecondità ecc. Possiamo però offrire tutto a Dio. Solo allora Gesù potrà fare il miracolo anche nella nostra vita e nel nostro matrimonio. Lo testimoniano tante storie vere di relazioni distrutte rifiorite grazie alla fede in Dio e alla convinzione della forza della Grazia del sacramento.

Antonio e Luisa

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Sposi sacerdoti. Un’offerta d’amore. (4 articolo)

Ricordando tutti i precedenti articoli aggiungiamo un ulteriore tassello. Entriamo molto lentamente nel mistero sponsale. Nel sacramento del matrimonio lo Spirito Santo agisce sul nostro battesimo, sui doni che abbiamo ricevuto e sulla realtà che stiamo vivendo. Anche, di conseguenza, sul nostro sacerdozio comune. Vivremo la nostra dimensione sacerdotale con finalità nuove, non più come singole persone, ma come sposi. Il nostro sacerdozio avrà caratteristiche nuove.  Nel momento in cui noi ci sposiamo, attraverso la  promessa espressa con le parole e sigillata nel primo rapporto fisico ecologico, stiamo offrendo tutto noi stessi alla nostra sposa o al nostro sposo. Stiamo esercitando il nostro sacerdozio comune. Per questo possiamo essere ministri del nostro matrimonio. Il sacerdote è solo un testimone. Attraverso la promessa, mi faccio mediatore tra Dio e l’uomo. E’ Dio che mi sta donando alla mia sposa e viceversa.  Eccomi. Sono tuo. Offro la mia vita per te e a te. Come sono chiamato a farlo? Come Gesù! Non ci deve essere niente nella mia vita che io sottraggo a questo dono. La mia vocazione e santità matrimoniale si gioca prevalentemente su questo aspetto. Devo impegnarmi affinché riesca a donarmi in modo sempre più completo e perfetto alla mia sposa e, naturalmente, ad accogliere il suo dono per me. Tanto più progrediamo in questo è tanto più diventiamo santi perchè rispondiamo alla nostra chiamata. Chiamata all’amore. Questo vivere e condividere questa dinamica d’amore tra gli sposi diventa una luce meravigliosa per i figli e, a seguire, per tutte le persone. Possiamo essere luce. Una coppia di sposi che si ama davvero, in modo autentico, suscita stupore e nostalgia di vivere un  amore così, in tutti, che siano credenti o no. Non fa differenza. Suscita speranza. In un mondo che irride il per sempre e che vive nel disincanto,  una coppia che si ama davvero suscita speranza. Allora è possibile. 

Antonio e Luisa.

Dalla nostra offerta nasce una piccola chiesa domestica.

Spesso non si approfondisce la grandezza del matrimonio. Ci si sposa con un’idea molto vaga su quello che si va a celebrare. Matrimonio ed Eucarestia come abbiamo visto già in diverse occasioni sono spesso messi in relazione. Una relazione basata sull’offerta. Un’offerta totale, per sempre, fedele e gratuita. Gesù ha offerto tutto,  tutto di sè per amore di ognuno di noi. Gesù si è fatto pane e vino per farsi mangiare da noi tanto era grande il suo desiderio che noi diventassimo uno con Lui. Gesù, unico e vero sacerdote offre se stesso a Dio per la nostra salvezza e per il grande amore che nutre per noi. Gesù che si offre per la sua sposa, la Chiesa, di cui noi battezzati siamo parte. Il matrimonio è, per certi versi, la stessa cosa. Noi uomini, con tutte le nostre povertà e debolezze, per mezzo del battesimo non solo entriamo a far parte della Chiesa, ma diveniamo uno con Cristo e veniamo abilitati ad essere offerta con Lui, durante ogni Messa, che sappiamo rinnova la passione, morte e resurrezione di Gesù. Nel matrimonio Gesù, attraverso i doni battesimali, ci abilita ad essere offerenti e offerta l’uno per l’altro, tutti i giorni della nostra vita. Ogni volta che ci doniamo al nostro coniuge stiamo facendo offerta a Dio, stiamo esercitando la nostra dimensione sacerdotale nel matrimonio. Attraverso la nostra reciproca offerta nasce una nuova piccola chiesa, la nostra Chiesa domestica, esattamente come dall’offerta di Cristo sulla croce è nata la Chiesa universale. Capite ora che significato immenso ha il nostro matrimonio, come davvero sia immagine dell’amore di Dio. Immagine che può essere nascosta o evidente, ma che c’è in ogni coppia di sposi, anche quella più disgraziata e divisa. Sta a noi, con il nostro impegno e con il nostro abbandono a Lui, renderlo sempre più visibile e la nostra unione epifania del suo amore.

Antonio e Luisa

Offerta e offerenti.

Spesso non si approfondisce la grandezza del matrimonio. Ci si sposa con un’idea molto vaga su quello che si va a celebrare. Matrimonio ed Eucarestia come abbiamo visto già in diverse occasioni sono spesso messi in relazione. Una relazione basata sull’offerta. Un’offerta totale, per sempre, fedele e gratuita. Gesù ha offerto tutto,  tutto di sè per amore di ognuno di noi. Gesù si è fatto pane e vino per farsi mangiare da noi tanto era grande il suo desiderio che noi diventassimo uno con Lui. Gesù, unico e vero sacerdote offre se stesso a Dio per la nostra salvezza e per il grande amore che nutre per noi. Gesù che si offre per la sua sposa, la Chiesa, di cui noi battezzati siamo parte. Il matrimonio è, per certi versi, la stessa cosa. Noi uomini, con tutte le nostre povertà e debolezze, per mezzo del battesimo non solo entriamo a far parte della Chiesa, ma diveniamo uno con Cristo e veniamo abilitati ad essere offerta con Lui, durante ogni Messa, che sappiamo rinnova la passione, morte e resurrezione di Gesù. Nel matrimonio Gesù, attraverso i doni battesimali, ci abilita ad essere offerenti e offerta l’uno per l’altro, tutti i giorni della nostra vita. Ogni volta che ci doniamo al nostro coniuge stiamo facendo offerta a Dio, stiamo esercitando la nostra dimensione sacerdotale nel matrimonio. Attraverso la nostra reciproca offerta nasce una nuova piccola chiesa, la nostra Chiesa domestica, esattamente come dall’offerta di Cristo sulla croce è nata la Chiesa universale. Capite ora che significato immenso ha il nostro matrimonio, come davvero sia immagine dell’amore di Dio. Immagine che può essere nascosta o evidente, ma che c’è in ogni coppia di sposi, anche quella più disgraziata e divisa. Sta a noi, con il nostro impegno e con il nostro abbandono a Lui, renderlo sempre più visibile e la nostra unione epifania del suo amore.

Antonio e Luisa