Abbraccia il tuo “nemico”

Due coniugi sentono il desiderio di abbracciarsi solitamente quando sono in armonia e in pace tra di loro. Don Rocchetta dice che questo non vale per i cristiani. I cristiani devono trovare la forza nella Grazia del sacramento di abbracciare lo/a sposo/a anche quando vedono nell’altro un nemico, quando le cose non vanno bene, hanno litigato e sono in disarmonia. Non è scontato riuscire in questo, ma noi sposi cristiani abbiamo la Grazia, non dimentichiamolo. Siamo razionali, a volte troppo razionali e non riusciamo a perdonare quando veniamo feriti o litighiamo e pensiamo di aver ragione. Rocchetta ci ricorda che risentimento provoca risentimento in un cerchio che non si interrompe fino a quando uno dei due non lo rompe con un gesto di perdono. Il perdono ha tre benefici principali: uno affettivo che ci permette di ricostruire una relazione con il coniuge, uno cognitivo che ci permette di superare la concezione dell’altro/a come avversario/a e uno comportamentale che permette di passare da un atteggiamento di chiusura a uno nuovo di collaborazione e di ricerca del bene. Cito testualmente quanto Rocchetta scrive nel suo bellissimo testo “Abbracciami”:

Il perdono non banalizza l’amore; al contrario, lo rinnova e purifica la tendenza di ognuno di noi a buttare sull’altro la responsabilità di quanto ci accade.

Concedere il perdono non è un segno di debolezza, ma di forza: la forza di una fiamma tenace come la morte, che le grandi acque non possono spegnere e che valgono più di qualunque ricchezza (Ct. 8, 6-7)

E’ quindi importante perdonare subito senza aspettare che sia l’altro/a a farlo per primo, fregandocene di chi ha ragione, l’abbraccio di perdono è un gesto di vita mentre il non abbraccio è un gesto di morte.

Un abbraccio è capace di cancellare ogni risentimento, di ridare nuova forza e linfa al rapporto di coppia.

Perché per perdonare il gesto più adatto e significativo è l’abbraccio?

Perdono, ci ricorda don Carlo , è un dono perfetto, infatti, il suffisso “per” in latino implica la pienezza e il compimento.

Non c’è nulla di meglio di un abbraccio, perché con tutto il corpo comunichiamo il desiderio di ricostruire il rapporto che si è rotto e comunichiamo la disponibilità a ricominciare con più forza e voglia di prima.

Antonio e Luisa

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Sono il nemico di mia moglie.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano,
benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.
A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica.
Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo.
Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato;
date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio ».

Amate i vostri nemici! Questo differenzia noi cristiani dai pagani. Questo differenzia il sacramento del matrimonio da ogni altra unione affettiva. Almeno dovrebbe differenziarci dagli altri. Spesso non è così. Spesso noi cristiani non siamo meglio degli altri. Non dobbiamo cercare nemici lontani. Non dobbiamo pensare a grandi guerre, alla devastazione e alla forza distruttrice degli eserciti. La pace inizia in famiglia. Papa Francesco è chiarissimo su questo punto.

Nel 2017 nel discorso preparato per la Giornata della Pace il Papa disse:

Se l’origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all’interno della famiglia. La famiglia è l’indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell’altro, la misericordia e il perdono. Dall’interno della famiglia la gioia dell’amore si propaga nel mondo e si irradia in tutta la società

La famiglia e, prima ancora, la coppia di sposi che è il nucleo fondante della famiglia, sono luogo dove incontrare il nemico e dove imparare ad amarlo. Il nemico è il nostro coniuge. Il nemico è l’imperfezione del mio sposo e della mia sposa. Il nemico sono i lati oscuri del suo carattere. Il nemico è la sua parte meno simpatica, la parte che mi provoca sofferenza e disagio. Il nemico sono i suoi peccati, le sue mancanze, le sue omissioni, le sue incapacità di amare, le sue fragilità, le sue parole dure e ingenerose, i suoi umori, i suoi silenzi carichi di rabbia. Ognuno metta il suo nemico. Gesù ci chiede, con la grazia del matrimonio, di amare anche quello che di nostro marito e nostra moglie non è bello e non è cosa buona. Amare al modo di Gesù. Non significa accettare ogni cosa. Significa essere capaci di guardare il nostro coniuge con lo sguardo di Cristo. Guardarlo/a con quello sguardo di chi vede attraverso tutte quelle brutte cose e riesce a cogliere, anche in quei momenti, la bellezza dell’altro/a. Riesce a cogliere quanto bene ci sia nell’altro anche se non del tutto espresso e manifestato. Non c’è nulla di più bello e gratificante per una persona di essere guardato così. Ve lo assicuro. Tutte le volte che non sono stato capace di farmi amore per la mia sposa, lei non ha mai smesso di guardarmi con quello sguardo. Mi sono sentito profondamente amato, amato in tutto, anche in quei lati del mio carattere che io stesso non amavo e che preferivo nascondere ai più. Quel suo sguardo d’amore mi ha sostenuto e mi ha dato la forza di combattere. La forza di combattere i miei difetti e i miei peccati per cercare di essere una persona migliore. Non l’ho fatto per me. L’ho fatto per amore e riconoscenza. L’ho fatto per amore di Gesù e per amore della mia sposa, le due persone che più di tutte mi hanno amato sempre, anche nei momenti in cui io stesso faticavo a vedermi amabile. Credo che sia questa la grande forza dell’essere capace di amare i propri nemici. La forza dell’amore che sconfigge le tenebre. L’amore che come un’onda travolge e distrugge tutte le fortezze di male che l’altro si porta dentro.

Antonio e Luisa