Disarmiamo la bomba.

Parliamo di litigio. Oggi vorrei affrontare una dinamica che spesso accade in tante coppie. E’ una reazione umana che mette in evidenza tutte le nostre fragilità e miserie. Non so voi. Io ho una tentazione forte. Quando torno a casa dopo una giornata storta. Quando mi porto a casa problemi, incomprensioni, litigate dal mio lavoro. Oppure quando è stata una giornata semplicemente infruttuosa o frustrante per tanti motivi. Insomma quando torno da una brutta giornata  e non desidero altro che dormire e non pensarci. Quelle serate sono particolarmente pericolose. Lo so! Basta poco, un pretesto qualsiasi per litigare. Cerco la litigata perchè quella frustrazione che ho dentro spinge per uscire. Una dinamica assurda del matrimonio. La persona più vicina rischia di diventare quella che deve assorbire la nostra miseria.  Più si è in intimità con una persona, più la si conosce e si è sicuri del suo amore incondizionato e più si rischia di ferirla, tanto lei ci sarà sempre. Ed ecco che una pasta scotta può diventare motivo di durezza e di critiche, dimenticando che quella pasta è scotta forse perchè lei ha dovuto pensare nel frattempo ai figli. Dimenticando che tutto ciò che fa per me è dono e nulla è dovuto. Abbiamo il dovere di prendere coscienza dei nostri errori, anche questo fa parte del nostro impegno di sposi, ed è il primo e unico passo possibile per poi porvi rimedio.  Come detonare tutto? Non è difficile. Basta non tenersi tutto dentro. Tornare a casa e aprire il cuore. Sfogarsi e buttare fuori tutta l’amarezza, la frustrazione, l’ansia e preoccupazione che abbiamo dentro. Chiedere perdono se non siamo in condizioni quella sera di essere simpatici, attivi e accoglienti. Basta fare queste due semplici cose per scollegare il detonatore della bomba che sta per esplodere. Il motivo è semplice. Non ci si sente più in guerra con il mondo, ma parte di una famiglia che ci vuole bene. Aprire il cuore significa togliere ogni barriera e blocco tra di noi e questo di solito è un ottimo balsamo. Non resta che trovare il modo di scaricare tutta la rabbia e aggressività che ci portiamo dentro. Io vado a correre. Mi serve tantissimo. Ognuno può trovare la soluzione più adatta.

Antonio e Luisa

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L’amore non è permaloso

Quanto è importante parlare in una coppia? Penso sia determinante. Può fare la differenza.  Penso che una delle caratteristiche migliori del nostro matrimonio e della nostra relazione sia proprio la cura del dialogo. Ci sono sofferenze e incomprensioni che nascono proprio dalla mancanza o carenza di dialogo.  Io desidero sinceramente il bene per la mia sposa. Desidero con tutto il cuore che i miei gesti, le mie parole e le mie azioni siano per il suo bene e non le procurino dispiacere o sofferenza. Lei mi deve però aiutare.  Da solo non riesco sempre. Io non sono nella sua testa. Ho una sensibilità diversa. Ciò che per lei è importante potrebbe non esserlo per me. Certo, anni di matrimonio insegnano a capire e conoscere l’altro/a, ma non è mai abbastanza. Fortunatamente ci siamo sempre parlati con franchezza e senza sconti. Ci siamo sempre detto tutto. Lei non ha mai preteso che io capissi da solo i miei errori e le mie mancanze nei suoi confronti. Oddio qualche volta si, ma col tempo siamo migliorati anche in questo. Penso sia anche questo un atto di carità. Un gesto d’amore.  Un atto che deve essere da me ricambiato. Come? Accettando che non sono perfetto e che posso anche sbagliare. Difficile accettare le critiche. Siamo tutti più o meno permalosi. La mia prima reazione era quella di difendermi e contrattaccare. Trovare una giustificazione e magari un alibi in un suo comportamento o reazione. L’amore non è questo. L’amore è saper accogliere anche le parole di sofferenza e lamentazione. Se c’è qualcosa che non va non devo arroccarmi, cercare alibi. Lei non mi sta giudicando. Mi sta semplicemente esprimendo il desiderio che io mi comporti diversamente.  Mi sta dando la possibilità di comprendere il mio errore e migliorare il mio modo d’agire. Anni di matrimonio ci hanno insegnato ad avere carità l’uno verso l’altra. Non dobbiamo temere le critiche, il silenzio è molto più pericoloso. Finchè ci sarà tra di noi la libertà di essere onesti, di non dover fingere che tutto vada bene comunque, non dovremo preoccuparci, tutto starà procedendo alla grande.

Antonio e Luisa

Rimproverare o amare?

Don Fabio Rosini mi piace molto. Mi piace il suo modo di predicare e di scrivere. Sto leggendo la sua ultima fatica “Solo l’amore crea”. Molto interessante e libro ricco di spunti per riflettere sulla propria vita e sul proprio matrimonio.

Benedetto XVI durante l’Angelus del 4 novembre 2012 disse:

Se l’amore di Dio ha messo radici profonde in una persona, questa è in grado di amare anche chi non lo merita, come appunto fa Dio verso di noi. Il padre e la madre non amano i figli solo quando lo meritano: li amano sempre, anche se naturalmente fanno loro capire quando sbagliano. Da Dio noi impariamo a volere sempre e solo il bene e mai il male. Impariamo a guardare l’altro non solamente con i nostri occhi, ma con lo sguardo di Dio, che è lo sguardo di Gesù Cristo. Uno sguardo che parte dal cuore e non si ferma alla superficie, va al di là delle apparenze e riesce a cogliere le attese profonde dell’altro: attese di essere ascoltato, di un’attenzione gratuita; in una parola: di amore.

Don Fabio Rosini commenta queste parole scrivendo:

Abbiamo tutti bisogno di essere amorevolmente corretti, di qualcuno che si prenda cura di noi, di quella premura che sa dare una parola pacata: “Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio” (Gc 1,20). L’uomo non cambia direzione perchè è stato rimproverato amaramente, ma perchè è stato aiutato a ritrovare la propria bellezza, la propria importanza autentica. Per avere tale premura ci vuole un modo di percepire, vedere, intendere il fratello che è sublime. E’ un’opera di misericordia. E’ vedere l’altro con gli occhi di Dio.

Siamo capaci di essere quello sguardo di Cristo sull’altro/a? Lo sguardo che ha toccato Matteo, l’adultera. la Maddalena, Zaccheo e tanti altri. Persone che non si sono sentite rimproverare aspramente, nonostante lo meritassero, ma sono rimaste folgorate da chi le guardava con occhi pieni di amore e di desiderio. Come tu mi desideri così tanto? Mi trovi così bello? Anche se io non sono perfetto? Anche se commetto tanti errori? Anche se io non mi amo così tanto e non mi so guardare con il tuo stesso sguardo?

Questo è lo sguardo che dobbiamo sempre posare sul nostro sposo o la nostra sposa. Questo è lo sguardo che lo può aiutare a migliorare e ad essere sempre più pienamente umano e realizzato. Siamo chiamati a questo. Siamo chiamati a rendere l’altro santo e per poterlo fare dobbiamo chiedere a Gesù di donarci questo sguardo l’uno per l’altra. Noi non ne siamo capaci, ma grazie al sacramento che ci unisce Dio può darci la forza che ci manca. Rimproverare può servire a sfogare una frustrazione, ma poi nulla cambia. Solo lo sguardo di Cristo può salvare la persona che amiamo e noi possiamo essere quegli occhi prestati a Gesù che rendono reale e concreto quello sguardo.

Antonio e Luisa

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Un lavoro di squadra

Ascoltavo una catechesi di padre Serafino Tognetti sul matrimonio. Padre Serafino riesce a unire una verve da cabaret a una saggezza profonda e pienamente cristiana. E’ uno spasso ascoltarlo. Su youtube potete facilmente trovate tante sue catechesi, se non lo conoscete e volete ascoltarlo. Bando alle presentazioni, torniamo alla riflessione che avevo in mente di fare.  Padre Serafino ha spiegato in maniera egregia le dinamiche che la coppia attiva quando c’è da prendere una decisione. Ci sono spunti di riflessioni per la donna e per l’uomo. Spesso sbagliamo, litighiamo e perdiamo tante energie e tanto tempo, perchè non siamo capaci di lavorare in squadra, dove ognuno ha il suo compito. Prima di proseguire una premessa: non voglio dire che quanto scriverò sia sempre vero e ogni coppia è unica e deve trovare i propri equilibri però questa riflessione può essere uno spunto per tutti. Ora donne non saltatemi alla gola quando leggerete i consigli per voi. Tutto trae origine da ciò che siamo uomo o donna, diversi e complementari.

Tu donna, moglie, lascia a tuo marito l’ultima parola, fai decidere lui, fai che sia lui a prendere la decisione definitiva. Lui ha bisogno di questo da parte tua. Ha bisogno del tuo abbandono fiducioso alla sua guida. Solo così si sentirà virile e uomo, sentirà la stima e l’accoglienza della sua sposa. Solo quando sarà legittimato a capo della famiglia, a guida a cui affidarsi, si sentirà apprezzato, realizzato ed amato. Siamo fatti così, per accontentarci basta davvero poco perchè se leggete il proseguo vi renderete conto di come alla fine siete voi donne a condurci verso la scelta giusta.

Tu uomo e marito, invece, guarda tua moglie come merita. Lei ha il carisma dell’intuizione. Capisce prima e meglio le situazioni e la via migliore da seguire. L’utero della donna è dove nasce la vita e dove cresce la vita. L’utero accoglie e pazientemente cura, nutre e aiuta la creatura che lo abita a crescere e perfezionarsi. La donna è colei che sa accogliere meglio di te la volontà di Dio, è colei che sa meglio discernere e decantare, colei che è più ricettiva e più disponibile nella sua docile sottomissione all’amore e quindi a Dio. Quando prendi una decisione non avere fretta, medita quanto la tua sposa ti suggerisce e se capisci (e di solito è così) che è meglio fare come lei dice non inorgoglirti e cambia idea, ne guadagnerete tutti perchè in una famiglia come in una squadra si vince e si perde insieme. Un po’ come tra Maria e Giuseppe. Lei è quella che custodiva nel cuore e intuiva molto più del “povero” Giuseppe. Lui è quello che, però, prese tutte le decisioni, compresa quella molto difficile di fuggire immediatamente in Egitto per scampare ad Erode.

Alla fine, come dice padre Serafino, spesso finirà che la sposa intuirà e suggerirà la soluzione, l’idea, il modo di fare e lo sposo battendo il pugno sul tavolo esclamerà: Ok si fa così.

Vi chiederete se non sarebbe più veloce e pratico lasciare subito la decisione alla donna. No, perchè l’uomo ha bisogno di sentire che lei lo seguirebbe anche se lui decidesse per fare altro. Naturalmente, perchè il matrimonio funzioni, occorre che nessuno dei due abbia un atteggiamento di prevaricazione e di controllo sull’altro.

Tutti contenti la sposa che è riuscita a sostenere il marito nella scelta e indirizzarlo verso il meglio e lo sposo che ha avuto l’ultima parola. Non è così? Forse è un po’ troppo semplificato, quasi caricaturale, ma la dinamica è giusta, almeno tra me e Luisa spesso finisce così. Certamente, serve tanto amore, tanta fiducia e tanto rispetto dell’uno verso l’altra.

Ah, adesso sono pronto a ricevere tutte le critiche e i commenti che volete, sentivo, però, che era importante dire queste cose che nessuno dice, ma che sono fondamentali per la riuscita di un matrimonio.

Antonio e Luisa

La tentazione non va ascoltata!

Il Papa, durante la sua omelia a Santa Marta, ha affrontato il tema delle tentazioni. Ecco un breve passaggio di ciò che ha detto:

Il diavolo circuisce con il dialogo Le tentazioni portano a nasconderci dal Signore, rimanendo con la nostra “colpa”, col nostro ”peccato”, con la nostra “corruzione”. Partendo dall’odierna prima lettura dal Libro della Genesi, Papa Francesco si sofferma sulla tentazione di Adamo ed Eva, poi su quella di Gesù nel deserto. È il diavolo – spiega – che “si fa vedere in forma di serpente”: è “attraente” e con la sua astuzia cerca di “ingannare”, è “specialista” in questo, è il “padre della menzogna”, è un “bugiardo”. Sa quindi come ingannare e come “truffare” la gente. Lo fa con Eva: la fa “sentire bene”, spiega il Papa, e così comincia il “dialogo” e “passo dopo passo” Satana la porta dove vuole lui. Con Gesù è diverso, per il diavolo “finisce male”, ricorda Francesco. “Cerca di dialogare” con Cristo, perché “quando il diavolo circuisce una persona lo fa con il dialogo”: tenta di ingannarlo, ma Gesù non cede. Quindi il diavolo si rivela per quello che è, ma Gesù dà una risposta “che non è sua”, è quella della Parola di Dio, perché “col diavolo non si può dialogare”: si finisce come Adamo ed Eva, “nudi”:“Il diavolo è un mal pagatore, non paga bene! E’ un truffatore! Ti promette tutto e ti lascia nudo. Anche Gesù è finito nudo ma sulla croce, per obbedienza al Padre, un’altra strada. Il serpente, il diavolo è astuto: non si può dialogare col diavolo. Tutti noi sappiamo cosa sono le tentazioni, tutti sappiamo, perché tutti ne abbiamo. Tante tentazioni di vanità, di superbia, di cupidigia, di avarizia… Tante”.  (tratto da Avvenire).

E’ sorprendente come ci si ritrovi in queste parole. Almeno io ci sono dentro completamente. Se mi guardo indietro, nella mia vita matrimoniale, molte volte mi sono fatto raggirare da Satana. E avviene proprio come lo ha spiegato papa Francesco. Si inizia con poco, basta un torto presunto o reale ricevuto, una mancanza di attenzione, un tono di voce sbagliato. Con me Satana non faceva troppa fatica. Incominciavo quel dialogo interno sempre più o meno uguale: non mi considera abbastanza, perché non capisce che ne ho bisogno, non apprezza tutto quello che faccio, mi dà troppo per scontato, non si merita tutte le mie attenzioni, pretende troppo da me, lo sapeva che ero così e mille altri motivi. Tutte questi pensieri negativi se li tieni dentro ti intossicano. Bisogna avere la forza e la determinazione di buttarli fuori, per non lasciare spazio al diavolo che vuole dividere. Bisogna avere l’intelligenza e la capacità di non pretendere che l’altro/a capisca tutto ma parlarne in un dialogo franco e costruttivo. Può capitare di litigare, non tutti riescono a mantenere sempre il controllo e non è detto che sia sempre un male, ma non bisogna tenersi dentro la frustrazione e l’insoddisfazione. La preghiera è decisiva in questo. La preghiera non è una magia ma permette di spostare l’attenzione dal divisore, il diavolo, a colui che ci ha unito indissolubilmente, Gesù. La preghiera permette di tornare all’origine, di ricordare che quella persona che ti ha ferito, ti è stata donata da Dio perché in te potesse trovare un compagno di viaggio e che potesse accoglierla con tutte le sue fragilità. La preghiera ti offre un orizzonte non solo orizzontale ma ti permette di alzare gli occhi al cielo e di comprendere quanto piccola sia quella situazione che sta rischiando di rompere qualcosa nella relazione, in confronto alla bellezza di una vita insieme vissuta alla luce dell’eterno di Dio. La preghiera ti mostra la strada, ti cancella la nebbia che non permette di vedere l’unica via possibile che è quella del perdono. La preghiera rimette le cose al loro posto e davvero permette di cancellare il male subito e di aprire il cuore al perdono, rendendo quella situazione, di piccola o grande sofferenza, un’occasione per amare ancora di più e crescere nella relazione.

Antonio e Luisa