Virtù e matrimonio. La prudenza. (5 articolo)

Dopo aver riflettuto sulle virtù teologali oggi ci approcciamo a quelle cardinali. Ricordo che le virtù teologali non ci appartengono. Non sono acquisibili solo con il nostro impegno e la nostra volontà. Sono dono gratuito di Dio. Dono del battesimo e poi perfezionato e finalizzato nel matrimonio. Le virtù cardinali sono invece umane. Sono alla nostra portata. Sono raggiungibili anche solo con le nostre forze. Il catechismo della Chiesa cattolica a tal proposito scrive:

Le virtù morali vengono acquisite umanamente. Sono i frutti e i germi di atti moralmente buoni; dispongono tutte le potenzialità dell’essere umano ad entrare in comunione con l’amore divino. (1805 ccc)

e poi ancora:

Quattro virtù hanno funzione di « cardine ». Per questo sono dette « cardinali »; tutte le altre si raggruppano attorno ad esse. Sono: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. « Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza » (Sap 8,7). Sotto altri nomi, queste virtù sono lodate in molti passi della Scrittura.

Quindi le virtù cardinali sono le quattro virtù umane morali che ci permettono di vivere tutte le altre virtù e di entrare in relazione con Dio amore.

Questo significa che le quattro virtù che andremo ad approfondire sono la base umana sulla quale costruire un matrimonio buono.

La prima di queste quattro virtù è la PRUDENZA.

Il catechismo come la declina? Se lo scorriamo fino al punto 1806 possiamo leggere:

La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L’uomo « accorto controlla i suoi passi » (Prv 14,15). « Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera » (1 Pt 4,7). La prudenza è la « retta norma dell’azione », scrive san Tommaso82 sulla scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. È detta « auriga virtutum – cocchiere delle virtù »: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. È la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L’uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.

Cerchiamo di concretizzare questa virtù in atteggiamenti pratici. Nel matrimonio cosa significa essere prudenti? Significa essenzialmente due cose:

  1. Non essere affrettati e irruenti nei rapporti familiari

Alla luce del Vangelo, la Prudenza diventa quella piccola pausa di riflessione che ci impedisce di essere precipitosi nel giudicare, nel condannare e nel prendere decisioni affrettate, e anche nel lasciarci prendere dall’ira.

Quanti errori compiamo per mancanza di prudenza. Quanta sofferenza e quanti litigi avremmo potuto evitare. Soprattutto quanti gesti e quante parole abbiamo fatto o detto per poi pentircene amaramente. Le ferite, che possiamo infliggere all’altro con le nostre parole e con i nostri gesti, restano e fanno male, anche quando chiediamo perdono e siamo perdonati.

Prendete un foglio di carta, uno di quelli A4 da stampante. Un foglio bianco perfettamente liscio. Fatene  una palla, accartocciandolo. Fatto? Ora provate a farlo tornare come prima. Per quanto vi ingegnerete con tutto l’impegno non riuscirete. Avrete sempre un foglio pieno di pieghe, rovinato, certo non liscio. Quel foglio è il cuore della persona che amate. Basta un momento, dove magari siete in preda alla rabbia, al nervosismo o allo stress. Basta un momento per accartocciare il cuore della persona che più amate. Una parola di troppo, che probabilmente neanche pensate, ma che pesa come un macigno su di lui/lei. L’amore implica il fidarsi, mettersi a nudo davanti all’altro/a, implica mostrare tutto di ciò che siamo e proviamo. L’amore implica deporre le armi e mostrarsi disarmati. Ci rendiamo conto della responsabilità che abbiamo verso l’altro/a? Sappiamo tanto di lei/lui a volte troppo. Sappiamo cosa dire e come dirlo per ferire, sappiamo che punti toccare per evidenziare fragilità e difetti. Per una soddisfazione di qualche attimo che presto evapora lasciando spazio al senso di colpa, distruggiamo il cuore dell’amato/a. Poi, quando la mente torna lucida arriva il pentimento, le scuse, ma il danno è fatto. Se abbiamo provocato una ferita non riusciremo a rimarginarla subito. Stiamo attenti, basta poco, si può litigare, si può anche alzare la voce ed essere non sempre disponibili, ma attenzione alle parole. Sappiamo benissimo cosa dire per ferire l’altro/a. Ecco non facciamolo. Se vogliamo siamo capacissimi di trattenerci e se vogliamo bene alla persona che ci sta accanto dobbiamo riuscirci. La nostra lingua sia sempre per consolare, per amare, per perdonare, per incoraggiare e per lodare e quelle volte che si litiga facciamo in modo di non superare mai il limite, perchè ferire l’amato/a è un sacrilegio all’amore, un sacrilegio a quell’amore che ci è stato donato con il sacramento del matrimonio.

        2. Saper ponderare le nostre scelte

La persona prudente non è il titubante o l’indeciso. Nulla di tutto questo. La persona prudente è colei che legge la propria vita alla luce del Vangelo e della Verità. La persona prudente è quella che pondera ogni decisione avendo gli strumenti e i parametri per farlo. La persona prudente è quella consapevole delle proprie forze e dei propri limiti. Anche in questo caso la prudenza richiede un grande lavoro su di sè, un lavoro di introspezione. Presuppone una conoscenza del mondo che ci circonda e delle persone della nostra famiglia. Prudenza è quindi avere la capacità di scegliere avendo come parametro oggettivo ciò che siamo, chi abbiamo di fronte, la Parola di Dio  e il mondo esterno. Concretamente significa rinunciare a ciò che ci può condurre verso il male e assecondare ciò che è buono. Faccio un esempio concreto che mi ha colpito molto. Durante il mio corso fidanzati un noto psicologo ha condotto un incontro. Ha raccontato qualcosa che può aiutare a capire questa virtù. Si trovava in una città per un convegno. Era a circa 200 km da casa. Fece il suo intervento e, tra una cosa e l’altra, si fece sera. Aveva la possibilità di pernottare lì e il giorno dopo con comodo rincasare. Durante quell’incontro aveva stretto un fitto dialogo con un’altra relatrice. Diciamo pure che aveva flirtato. Anche lei quella notte si sarebbe fermata a dormire in quell’albergo. Lui, proprio per questa virtù di prudenza, decise di mettersi in auto e tornare a casa. Aveva ponderato la sua debolezza verso il fascino di quella donna, aveva intuito la disponibilità di quella donna e, facendo i conti, comprese come quella notte sarebbe stata molto pericolosa per la sua fedeltà.  Tornò a casa e ci raccontò come si sentisse ancora molto fiero per quella decisione. Questa è la prudenza.

Antonio e Luisa

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Introduzione  La fede  La carità La speranza

Litigare fa bene alla coppia.

Oggi voglio iniziare con un breve aneddoto. Un missionario si trova ospite di una coppia sposata da cinquant’anni anni e, dopo alcuni giorni durante la cena, chiede loro: Non vi ho mai sentito litigare in questi giorni. Come fate? Qual’è il vostro segreto? Lo sposo risponde:  Beh, vede Padre, ora che mi ci fa pensare ha ragione. Non abbiamo mai litigato. Ogni volta che avverto che stiamo per farlo me ne vado in garage. Solo che così ho passato gli ultimi 50 anni in garage!

Naturalmente questa è una battuta. E’ una storiella però molto interessante per comprendere alcune dinamiche. Un rapporto per decollare ha bisogno di un terremoto a volte. Uomo e donna sono profondamente diversi. Hanno storie diverse, educazioni diverse, un modo si pensare diverso e, non meno importante, esperienze e ferite diverse. Quando ci si sposa si diventa uno, si mette tutto in comune, tutto per l’altro. Si dona tutto e si accoglie tutto. Questo inevitabilmente porta ad uno scontro tra due mondi diversi. Come due placche terrestri ci scontriamo e da questa collisione non può che verificarsi un terremoto. Un terremoto che mette in discussione la relazione e l’altro! Come fa a non capire? Come può comportarsi in questo modo? Come fanno a piacergli certe cose? Non capisce che io ho bisogno di questo e non di quello? Ecc. ecc.

Un terremoto che all’inizio sembra distruggere tutto, ma che invece è un’occasione per ricostruire più forte e più bello di prima. Ricostruire la relazione capendo ogni volta qualcosa di più l’uno dell’altra. Imparando, ogni volta di più, ad essere empatico con l’altro. A comprendere che l’altro ha una sensibilità diversa.

Capite come in questo modo il conflitto diventa costruttivo e come aiuti la coppia a trovare un equilibrio fondato sul desiderio di unità nonostante le differenze. Un’unità molto più ricca e bella che permette di allargare orizzonti e cuore. Permette di liberarsi di tutte quelle frustrazioni, di tutta quella rabbia e dei rancori che le situazioni irrisolte inevitabilmente creano. Alcune coppie continuano a nascondere i problemi come polvere sotto il tappeto. La casa sembra così impeccabile. Pian piano quella polvere si accumula, l’aria diventa viziata e irrespirabile e, presto o tardi, soffocante.

Per questo è importante confrontarsi e, a volte, anche litigare. Farlo però bene. Senza uccidere con le nostre parole l’altro. Sappiamo bene, quando vogliamo, come far male all’altro, come ferirlo in modo profondo e mortale. Ecco non facciamolo. Dobbiamo anche nel litigio custodire la nostra coppia e voler bene all’altro. Perchè poi si farà pace, ma le parole dette se hanno ferito nel profondo, lasceranno una ferita ulteriore da rimarginare.

Antonio e Luisa

Si vince o si perde entrambi.

Tempo fa ho avuto uno scambio di messaggi con una persona. Con un’amica social.  Spero non si offenda, cercherò di essere vago e di far si che resti anonima. Avevo condiviso da poco una foto della mia famiglia al santuario di Caravaggio. Chiara (nome di fantasia) mi scrive che è sola in casa. Il marito è uscito in  moto e lei non è voluta andare con lui. Non lo ha seguito perchè lei odia le gite in moto. Lui lo sa. Era una delle poche occasioni in cui avrebbero potuto approfittare della mancanza dei figli, fuori casa per una notte. L’ho sentita molto triste e arrabbiata. Il marito aveva preferito la moto a lei. Chiara ha sicuramente le sue ragioni. Il marito poteva essere più sensibile e accomodante verso di lei. Poteva scegliere un’altra attività da fare insieme. Lei era però troppo ripiegata sulle sue ragioni. Sull’egoismo e irragionevolezza di lui. Le ho scritto un breve messaggio dove ho cercato di farle capire che ripiegarsi sui propri mugugni non serve a nulla. Serve solo ad accrescere la rabbia, la frustrazione e la delusione. E’ importante invece chiedersi il perchè del comportamento del marito. Chiedersi cosa lo ha spinto ad essere così duro e irragionevole. Probabilmente lui si è sentito a sua volta incompreso e non amato. Avrà pensato: Chiara lo sa che la moto mi piace tantissimo. C’è una bella giornata e siamo da soli. Perchè non mi accontenta e viene con me?. Il rifiuto di Chiara ha provocato in lui una chiusura e lo ha reso ancora più deciso a non cedere. Un muro causato da un mix di orgoglio e frustrazione. Ed è partito da solo. Con il risultato che entrambi hanno rinunciato a dialogare. Ognuna chiusa nella certezza di aver ragione. Mi è bastato scrivere un breve messaggio a Chiara per farle subito cambiare prospettiva. Ha visto con gli occhi e il cuore del marito e la sua rabbia si è sgonfiata. Si è resa conto che avevano perso entrambi quel giorno perchè si erano lasciati dividere dall’orgoglio e dall’incapacità di leggere la situazione con la testa dell’altro. Sarebbe bastato un dialogo sereno o, magari, anche un litigio costruttivo per trovare una terza via che avrebbe accontentato tutti e due, e avrebbero così passato un pomeriggio in compagnia l’uno dell’altra, e non in compagnia della delusione. In amore, e ancor di più nel matrimonio, non può vincere solo uno dei due. Si vince o si perde entrambi. Affidiamo nella preghiera a Dio questa breve riflessione che credo possa evitare con poco tanta sofferenza.

Antonio e Luisa.

Dammi tre parole.

E’ vero, mi piace dire che nelle famiglie abbiamo bisogno di imparare tre parole – tu [Ghislain] le hai dette – tre parole: “scusa”, “per favore” e “grazie”. Tre parole. Come erano le tre parole? Tutti: [Sorry, please, thank you] Another time: [Sorry, please, thank you] Non sento… [Sorry, please, thank youThank you very much! Quando litighi a casa, assicurati, prima di andare a letto, di aver chiesto scusa e di aver detto che ti dispiace. Prima che finisca la giornata, fare la pace. E sapete perché è necessario fare la pace prima di finire al giornata? Perché se non fai la pace, il giorno dopo, la “guerra fredda” è molto pericolosa! State attenti alla guerra fredda nella famiglia! Ma forse a volte tu sei arrabbiato e sei tentato di andare a dormire in un’altra stanza, solo e appartato; se ti senti così, semplicemente bussa alla porta e di’: “Per favore, posso entrare?”. Quel che serve è uno sguardo, un bacio, una parola dolce… e tutto ritorna come prima! Dico questo perché, quando le famiglie lo fanno, sopravvivono. Non esiste una famiglia perfetta; senza l’abitudine al perdono, la famiglia cresce malata e gradualmente crolla.

Ne ho già parlato in diversi articoli. Il Papa ne ha parlato innumerevoli volte. Lo ripete quasi in modo esagerato. Ripete incessantemente l’importanza di tre paroline per una relazione sponsale e familiare felice: grazie, per favore e scusa. Non mi dilungherò a ripetere ancora quanto ho già scritto in almeno tre articoli precedenti. Mi limiterò a caratterizzarle con una frase.

Permesso è la parola che riconosce nell’altro un mistero, un’alterità piena di dignità che non possiamo possedere, ma solo accogliere e a cui fare dono di noi.

Grazie è riconoscere di aver ricevuto un dono. La presenza dell’altro/a accanto a noi nella relazione sponsale è qualcosa di cui rendere grazie in ogni momento della vita, anche nei gesti più piccoli e scontati.

Per favore esprime il desiderio di essere accolti nell’altro e dall’altro. Per favore esprime il nostro desiderio di non prendere qualcosa con la violenza e la forza, ma di essere accolti nella piena libertà e volontà dall’altro. Nessuna violenza, ma solo la forza del nostro dono gratuito e del nostro linguaggio verbale e non verbale che nel matrimonio deve farsi tenero e dolce per rendere il nostro dono affascinante e desiderato dall’altro.

Comprendete bene come queste semplici tre parole aprano un mondo. In queste tre parole c’è tutto quello che serve per indirizzare un matrimonio verso l’autentico amore e la gioia piena.  Ecco perchè il Papa ne parla spesso. Ha capito che di questi tempi non serve fare tanti discorsi teologici sul significato del matrimonio nella storia della salvezza e della redenzione. Non serve innalzare la nostra umanità al divino. Pochi capirebbero. Serve piuttosto concretizzare tutto il significato trascendente del matrimonio nella nostra quotidianità. Una coppia di sposi che davvero vive e usa queste tre parole nella sua vita matrimoniale manifesta ed esprime meglio di ogni trattato il significato profondo del matrimonio. Racconta con la vita come Dio ama. Una coppia che vive queste tre parole racconta chi è Dio.

Una piccola riflessione anche sulla seconda parte di questo stralcio del discorso. Attenzione alla guerra fredda.

La mia sposa ha più volte dovuto sopportare i miei musi, i miei silenzi e le mie parole ficcanti e acide. Quante volte ci siamo addormentati senza guardarci  e senza parlarci. Era il mio modo di fargliela pagare. Aveva commesso un reato di lesa maestà. Io, il re, ero stato offeso. Ma quanto ero cretino, infantile e superficiale. Con il tempo ho capito. Non abbiamo smesso di avere incomprensioni, questo è impossibile. Ho smesso, invece, di comportarmi come una persona immatura. Non sono più capace di dormire senza aver dato un abbraccio alla mia sposa. E’ più forte di me. Cosa serve aver ragione? Nulla se questo deve comportare una divisione e una situazione che fa male al mio cuore e a quello della mia sposa. Chi se ne frega di aver ragione! Sempre che io abbia ragione! Molto meglio fare un passo indietro, dare una spallata al mio orgoglio e al mio egocentrismo e andare incontro all’unica cosa che davvero conta: il mio matrimonio, la mia sposa, la mia vocazione, la mia accoglienza. Aver ragione e vivere nel rancore e nella divisione davvero non ha senso. Ho capito che prima ci si perdona e meglio è. Inutile far passare troppo tempo. Tante separazioni sono dovute a mancati perdoni. Il rancore cresce, l’altro si allontana e giorno dopo giorno ci si perde. In realtà è più facile di quello che sembra. Dio mi ha perdonato tanto e tante volte. Come ricambiare il suo amore fedele e misericordioso? Per noi sposi è molto semplice. L’altro/a è mediatore tra noi e Dio. Per questo ogni volta che perdono e accolgo il mio sposo o la mia sposa sto accogliendo Gesù e sto restituendo una piccola parte del tanto che Lui mi ha dato gratuitamente e per primo! Ce n’è da meditare per tutti. La strada è una sola. Non fate gli stolti. Non fate passare la notte sopra la vostra ira. Fatelo perchè è la cosa migliore per tutti ed è l’unica cosa giusta.

Antonio e Luisa

 

Papa Francesco al Forum. Non fate la guerra fredda.

E poi, ai giovani sposi che mi dicono: “Noi siamo sposati da un mese, due mesi…”, la domanda che faccio è: “Avete litigato?” Di solito dicono: “Sì”. “Ah va bene, questo è importante. Ma è anche importante non finire la giornata senza fare la pace”. Per favore, insegnate questo: è normale che si litighi, perché siamo persone libere, e c’è qualche problema, e dobbiamo chiarirlo. Ma non finire la giornata senza fare la pace. Perché? Perché la “guerra fredda” del giorno dopo è molto pericolosa.

Altro concetto fondamentale. Non fatevi la guerra fredda. Il Papa ha espresso con la sua caratteristica dialettica creativa un’immagine chiarissima. Litigare è normale, capita a tutti, soprattutto alle coppie di sposi novelli. Devono trovare il loro equilibrio ed è normale scontrarsi. Litigate, ma non dormiteci sopra. La rabbia, il risentimento tende a sedimentare. Come il cemento si indurisce. Poi diventa più difficile ritrovare l’intesa, la pace e l’unità. Papa Francesco lo ha ricordato in diverse occasioni. Papa Francesco ha più volte detto che possiamo litigare più o meno veementemente (lui parla di piatti che volano), ma non dobbiamo mai, e ripeto mai, far passare la notte sui nostri litigi. Quanta saggezza in queste parole. Appena sposato ero uno molto permaloso. La mia sposa ha più volte dovuto sopportare i miei musi, i miei silenzi e le mie parole ficcanti e acide. Quante volte ci siamo addormentati senza guardarci  e senza parlarci. Era il mio modo di fargliela pagare. Aveva commesso un reato di lesa maestà. Io, il re, ero stato offeso. Ma quanto ero cretino, infantile e superficiale. Con il tempo ho capito. Non abbiamo smesso di avere incomprensioni, questo è impossibile. Ho smesso, invece, di comportarmi come una persona immatura. Non sono più capace di dormire senza aver dato un abbraccio alla mia sposa. E’ più forte di me. Cosa serve aver ragione? Nulla se questo deve comportare una divisione e una situazione che fa male al mio cuore e a quello della mia sposa. Chi se ne frega di aver ragione! Sempre che io abbia ragione! Molto meglio fare un passo indietro, dare una spallata al mio orgoglio e al mio egocentrismo e andare incontro all’unica cosa che davvero conta: il mio matrimonio, la mia sposa, la mia vocazione, la mia accoglienza. Aver ragione e vivere nel rancore e nella divisione davvero non ha senso. Ho capito che prima ci si perdona e meglio è. Inutile far passare troppo tempo. Tante separazioni sono dovute a mancati perdoni. Il rancore cresce, l’altro si allontana e giorno dopo giorno ci si perde. In realtà è più facile di quello che sembra. Dio mi ha perdonato tanto e tante volte. Come ricambiare il suo amore fedele e misericordioso? Per noi sposi è molto semplice. L’altro/a è mediatore tra noi e Dio. Per questo ogni volta che perdono e accolgo il mio sposo o la mia sposa sto accogliendo Gesù e sto restituendo una piccola parte del tanto che Lui mi ha dato gratuitamente e per primo! Ce n’è da meditare per tutti. La strada è una sola. Non fate gli stolti. Non fate passare la notte sopra la vostra ira. Fatelo perchè è la cosa migliore per tutti ed è l’unica cosa giusta.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti 1) Guardarsi negli occhi    2) Chi di voi ha avuto più pazienza

Il nemico lo abbiamo in casa

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico;
ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,
perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. »

Credo che con queste parole Gesù non ci lasci via d’uscita. Questo Vangelo è difficile ed indigesto. I nemici non sono sempre lontani da noi, Spesso li abbiamo in casa. Nella coppia non si va sempre d’accordo. Ci sono momenti difficili. Ci sono litigi, incomprensioni, freddezze, musi, silenzi carichi di tensione. Si può arrivare al tradimento e a ferire profondamente l’altro/a. Quando l’altro/a ci fa del male, volontariamente o anche solo per superficialità, diventa un nemico nel nostro cuore. Con il tempo si rischia davvero di saltare. Non ci sono spesso grandi battaglie come causa di separazioni e divorzi. Ci sono piccole imboscate, piccole contese. Piccole incomprensioni che con il tempo uccidono sempre di più. A volte si smette anche di litigare. L’altro/a diventa indifferente e invisibile. Lo cancelliamo dal nostro cuore tanto è nemico. Don Antonello Iapicca ha scritto qualcosa che mi ha colpito molto. E’ vero quello che dice. Scrive:

 Certo, hai provato ad amarlo, ma in realtà cercavi di raggiungere l’obiettivo del demonio, cioè conquistare e possedere l’altro, perché la felicità che cercavi era diventare come il dio che ti aveva dipinto lui. Un dio che fa ciò che vuole, riverito, compreso, adorato. E quando i tuoi limiti si sono scontrati con la differenza e i peccati dell’altro hai sperimentato la morte, ti sei impaurito chiudendoti in un cerchio nel quale vorresti difenderti, ma che invece ti avvolge come una prigione. L’obiettivo che ti aveva fissato il demonio era falso; inducendoti a ribellarti e a farti nemico di Dio ha trasformato ogni persona in un tuo nemico. E li hai uccisi per riprenderti la vita che ti hanno tolto, anche stamattina, giudicando tua moglie per esempio.

Questo è il mondo. Questo è il modo dei pagani di vivere l’amore. Pagani che magari si sono anche sposati in chiesa. Una cerimonia non ci rende cristiani. Questo è l’inganno in cui tanti credono e cadono. Cosa differenzia un matrimonio sacramento vissuto alla luce di Cristo da qualsiasi altra unione? Il cristiano sa che il peccato può essere trasformato in amore. Il peccato che allontana, che divide, che crea distanze, ferite e tradimenti può essere un modo privilegiato di vivere l’amore. Possiamo, grazie a Dio e allo Spirito Santo effuso in noi, vivere un amore gratuito e incondizionato. Quell’amore che travolge tutto e può davvero frantumare le resistenze dell’altro. Mi spiego meglio. Io non sono stato un marito facile per la mia sposa. Avevo tanti pregiudizi, tante ferite e peccati che mi avvelenavano il cuore. Non mi comportavo sempre bene con lei, non ero spesso amorevole, ma scontroso e acido. Alla fine ha vinto lei. Mi ha fatto sentire profondamente amato tutte le volte che mi ha mostrato un sorriso, mi ha donato una carezza, mi ha sempre accolto anche nei momenti in cui non meritavo nulla. Questo mi ha cambiato. Mi ha aiutato a capire che lei era nella verità e che in quel momento io stavo sbagliando. Noi sposi cristiani siamo chiamati a questo. Io amo Luisa e lei ama me. Ci siamo scelti per quello che siamo. Ci siamo scelti con tutte le nostre debolezze, le nostre incoerenze e i nostri spigoli. L’amore sponsale va oltre tutto questo. Ogni volta che riusciamo ad amarci profondamente è un’esperienza meravigliosa di unità e di fraternità. Ogni volta che non riusciamo è bellissimo comunque, perchè sperimentiamo la grandezza del perdono e dell’amore incondizionato dell’altro. Ci sentiamo amati per ciò che siamo e non solo per quello che facciamo e che diamo. Credo che questa sia la differenza grande tra un matrimonio autentico e qualsiasi altra unione. Nel matrimonio si acquisisce il modo di amare di Dio. Per Grazia e per dono, non per merito. Il matrimonio diventa una piccola e imperfetta Trinità. Piccola e imperfetta, ma pur sempre una scintilla che mostra il fuoco dell’amore di Dio.

Antonio e Luisa

Accoglierla è anche incassare.

Oggi ho messo in pratica quello di cui tanto parlo in questo blog. Luisa si è alzata di pessimo umore. Sono giorni che, poveretta, è costretta a svegliarsi prestissimo per correggere i compiti e preparare le lezioni. Durante il giorno ha quattro figli da seguire e non riesce. Stamattina probabilmente si è svegliata con tutto il peso di queste giornate addosso. Una casa poco curata e tante attività da approntare. Io collaboro, ma anche in due si fa fatica. Fatto sta che non le andava bene niente. Era nervosa. Non potevo mettere un po’ di musica che veniva ad abbassarla a livelli minimi e impercettibili. Perchè? Perchè la musica che mettevo faceva schifo. Poi questo non andava bene, quello andava fatto meglio. Insomma per lei era tutto un disastro. Anni fa avrei dato fuori. L’avrei mandata a quel paese. Oggi, grazie proprio al nostro matrimonio, non ho avuto questo impulso. Il matrimonio ti cambia e ti educa. L’ho detto tante volte. Ma perchè, proprio come oggi, l’ho sperimentato in tante occasioni. Ho, invece, visto tutta la sua fragilità. Ho avvertito il suo momento di scoraggiamento. Momento in cui si sentiva inadeguata e impreparata a svolgere tutto nel modo migliore, o almeno accettabile. Si sentiva schiacciata sotto il peso del dover fare tante, troppe cose. Non mi sono arrabbiato. Ho compreso che in quel momento non serviva nessun discorso. Silenziosamente ho incassato tutte le critiche e ho cercato di fare quanto più potevo per sollevarla da qualche peso. Senza dire nulla. Nulla se non qualche battuta, giusto per alleggerire l’atmosfera. A mezzogiorno il miracolo. E’ tornata quella di sempre. Ci siamo abbracciati. Un abbraccio che è valso più di tante parole. Basta davvero poco per far sentire amata la propria sposa. Accoglierla sempre, anche quando non è amabile, anche quando è nervosa e all’apparenza chiusa. E’ proprio in quei momenti, quando non ti sta dando nulla, che desidera essere amata e accolta. Così si sentirà desiderata e voluta non per quello che dà o che fa, ma per la persona che è, con tutte le sue fragilità, debolezze, spigoli e anche difetti e atteggiamenti non sempre belli e buoni.

Antonio e Luisa

Tu chi sei? Ciò che vi dico.

Nel Vangelo di oggi c’è questo passaggio, che potrebbe sfilare inosservato, potrebbe scivolare via, ma in tre righe c’è tutto, c’è la nostra salvezza e, nel medesimo tempo, la nostra condanna.

«Tu chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui».

Tu chi sei? Sono ciò che dico. In quel momento per Gesù non è importante raccontare chi è lui. Poteva rispondere in tanti modi. Ha voluto sottolineare chi portava lui. Lui ci porta Dio, non lo porta nelle tavole della Legge, ma in se stesso. Chi vede me vede il Padre. Lui incarna tutto ciò che è il Padre. Lui è l’amore incarnato. Io sono la via, la verità e la vita.

Noi uomini siamo bravissimi a cambiare le carte, a rivoltare la frittata. Quante volte ho sentito frasi del tipo: Non è giusto che io debba sopportare questo, Buono si stupido no, Quando è troppo è troppo, Dio mi vuole felice, perchè dovrei sopportare tutto questo, Gesù non ha mai detto questo.

Gesù non ha mai detto questo. Probabilmente è vero che Gesù non ha mai parlato di tante realtà e tante problematiche. Gesù ha fatto molto di più. Ha mostrato cosa significa amare e quello non si cancella, non ci permette di rivoltare la frittata.

C’è quella croce, quei chiodi nella carne, quella corona di spine, quel suo sguardo d’amore che giustifica fino alla fine un popolo che lo ha tradito e abbandonato. Ha perdonato Pietro uno di quelli a lui più vicino. Morendo ha pensato prima a noi che a sè. E’ spirato, non prima di averci affidato sua madre. La sua morte che sembrava la vittoria del male, è stata, grazie al suo dono d’amore, la più grande vittoria del bene. Attraverso quella morte ci ha redento, ha pagato per i nostri peccati.

Noi sposi come facciamo a raccontarci balle se abbiamo negli occhi questa immagine. Quanti sposi fuggono da relazioni spente. Quanti sposi sono logorati dall’orgoglio, dai litigi, dalle prevaricazioni, dalle incomprensioni. Quanti sposi si nascondono dietro la convinzione di essere nel giusto e nella ragione. Cosa si aspetta l’altro se si comporta in quel modo? Io merito più rispetto, e se non lo capisce mi comporterò di conseguenza.

Quante volte mostriamo le nostre miserie e non siamo capaci di amarci ed onorarci. Racconto ora un episodio, l’ho già raccontato spesso, ma lo ripeto per chi non lo conosce ancora. Per me è stato un gesto banale e piccolo, ma di quelli che cambiano la vita. Io non sono stato facile come marito all’inizio. Ero uno di quelli che pretendeva tanto e dava solo se aveva ricevuto. Quanti musi e litigi con Luisa. Dovevo fargliela pagare quando non si comportava come io volevo. Ero un cretino, diciamola tutta.  Un giorno, durante uno dei nostri litigi, la trattai male. Una questione stupida, dove avevo anche torto. Me ne andai sbattendo la porta. Mi aspettavo che fosse offesa e arrabbiata invece, dieci minuti dopo arrivò, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato , che andava oltre l’orgoglio, oltre la ragione o il torto e mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Mi ha ricordato Gesù sulla croce. E’ morta a se stessa per far vivere me, per riempirmi del suo amore. Sono rimasto senza parole. L’ho vista come bellissima e da quel giorno di tanti anni fa ho desiderato di essere capace di amarla come lei mi amava.

Non c’è scampo. Gesù dice Io sono la via, la verità e la vita. E’ vero, l’ho sperimentato. Quella via, passa però, presto o tardi dalla croce. Dalla morte del nostro egoismo e del nostro egocentrismo.

Antonio e Luisa

 

Non evitate il confronto

Avete conflitti? Rallegratevene. Il conflitto non è un segno di crisi e di deterioramento del rapporto. Almeno non lo è sempre. Siamo diversi, abbiamo idee diverse, sensibilità diverse, storie diverse. Siamo maschio e femmina. Già questo implica una diversità grandissima. Siamo complementari, ma non siamo uguali. Con il tempo ci può essere una convergenza di idee, semplicemente perché la strada percorsa insieme è tanta, ma mai omologazione. L’omologazione significa che uno dei due ha subito l’altro. Significa che c’è una dipendenza o un’idolatria di uno verso l’altro. Non c’è libertà, ma dipendenza. Non c’è la libertà di due identità che si donano reciprocamente, ma il fagocitare di uno da parte dell’altro. Non è certo un rapporto positivo. L’omologazione è segno di un rapporto malato, o in ogni caso, non equilibrato.

Il conflitto è segno invece di libertà. E’ spesso causa di tensione e di sofferenza a volte. E’ una sofferenza necessaria. Aiuta a crescere. Il conflitto, se vissuto in modo rispettoso, serve a conoscere meglio l’altro, a comprendere il suo punto di vista e a trovare una soluzione condivisa. Magari una terza strada che non è frutto né di uno né dell’altra, ma della loro relazione. Il noi della coppia può trovare una terza via.

Spesso succede qualcosa di diverso. I problemi ci sono, le divergenze anche, ma non si affronta il problema. Si rimanda il confronto perché non si vuole affrontare la fatica di risolvere.

Don Carlo Rocchetta mette in guardia dal pericolo nascosto di rifuggire il confronto.

Fingere di non vedere le difficoltà coniugali, tendere a nasconderle o evitare di affrontarle, è un meccanismo di difesa piuttosto diffuso, specie negli uomini. Ci si illude che la relazione di coppia vada bene, anche quando si percepisce che non è così. Non si vuol soffrire e ci si illude che non possibile non guardare in faccia la realtà. Prevale la motivazione (falsa) di un quieto vivere, ma che in realtà è una vera e propria fuga: si fugge dal confronto, perchè si ha paura del litigio, e si fugge dal litigio perchè si ha paura del confronto; un vero e proprio circolo vizioso.  La coppia vive nel contesto di una relazione costantemente precaria, mettendo in moto il noto meccanismo della rimozione; un meccanismo che si limita a nascondere il problema, ma non lo risolve; anzi, come il fuoco sotto la cenere, esso potrà esplodere da un momento all’altro e forse proprio nel momento meno opportuno. Evitare la chiarificazione dei problemi è un chiaro segno di immaturità. La comunicazione tra gli sposi è necessaria come la sorgente per il fiume

(da Gesù medico degli sposi)

Antonio e Luisa

 

Disarmiamo la bomba.

Parliamo di litigio. Oggi vorrei affrontare una dinamica che spesso accade in tante coppie. E’ una reazione umana che mette in evidenza tutte le nostre fragilità e miserie. Non so voi. Io ho una tentazione forte. Quando torno a casa dopo una giornata storta. Quando mi porto a casa problemi, incomprensioni, litigate dal mio lavoro. Oppure quando è stata una giornata semplicemente infruttuosa o frustrante per tanti motivi. Insomma quando torno da una brutta giornata  e non desidero altro che dormire e non pensarci. Quelle serate sono particolarmente pericolose. Lo so! Basta poco, un pretesto qualsiasi per litigare. Cerco la litigata perchè quella frustrazione che ho dentro spinge per uscire. Una dinamica assurda del matrimonio. La persona più vicina rischia di diventare quella che deve assorbire la nostra miseria.  Più si è in intimità con una persona, più la si conosce e si è sicuri del suo amore incondizionato e più si rischia di ferirla, tanto lei ci sarà sempre. Ed ecco che una pasta scotta può diventare motivo di durezza e di critiche, dimenticando che quella pasta è scotta forse perchè lei ha dovuto pensare nel frattempo ai figli. Dimenticando che tutto ciò che fa per me è dono e nulla è dovuto. Abbiamo il dovere di prendere coscienza dei nostri errori, anche questo fa parte del nostro impegno di sposi, ed è il primo e unico passo possibile per poi porvi rimedio.  Come detonare tutto? Non è difficile. Basta non tenersi tutto dentro. Tornare a casa e aprire il cuore. Sfogarsi e buttare fuori tutta l’amarezza, la frustrazione, l’ansia e preoccupazione che abbiamo dentro. Chiedere perdono se non siamo in condizioni quella sera di essere simpatici, attivi e accoglienti. Basta fare queste due semplici cose per scollegare il detonatore della bomba che sta per esplodere. Il motivo è semplice. Non ci si sente più in guerra con il mondo, ma parte di una famiglia che ci vuole bene. Aprire il cuore significa togliere ogni barriera e blocco tra di noi e questo di solito è un ottimo balsamo. Non resta che trovare il modo di scaricare tutta la rabbia e aggressività che ci portiamo dentro. Io vado a correre. Mi serve tantissimo. Ognuno può trovare la soluzione più adatta.

Antonio e Luisa

L’amore non è permaloso

Quanto è importante parlare in una coppia? Penso sia determinante. Può fare la differenza.  Penso che una delle caratteristiche migliori del nostro matrimonio e della nostra relazione sia proprio la cura del dialogo. Ci sono sofferenze e incomprensioni che nascono proprio dalla mancanza o carenza di dialogo.  Io desidero sinceramente il bene per la mia sposa. Desidero con tutto il cuore che i miei gesti, le mie parole e le mie azioni siano per il suo bene e non le procurino dispiacere o sofferenza. Lei mi deve però aiutare.  Da solo non riesco sempre. Io non sono nella sua testa. Ho una sensibilità diversa. Ciò che per lei è importante potrebbe non esserlo per me. Certo, anni di matrimonio insegnano a capire e conoscere l’altro/a, ma non è mai abbastanza. Fortunatamente ci siamo sempre parlati con franchezza e senza sconti. Ci siamo sempre detto tutto. Lei non ha mai preteso che io capissi da solo i miei errori e le mie mancanze nei suoi confronti. Oddio qualche volta si, ma col tempo siamo migliorati anche in questo. Penso sia anche questo un atto di carità. Un gesto d’amore.  Un atto che deve essere da me ricambiato. Come? Accettando che non sono perfetto e che posso anche sbagliare. Difficile accettare le critiche. Siamo tutti più o meno permalosi. La mia prima reazione era quella di difendermi e contrattaccare. Trovare una giustificazione e magari un alibi in un suo comportamento o reazione. L’amore non è questo. L’amore è saper accogliere anche le parole di sofferenza e lamentazione. Se c’è qualcosa che non va non devo arroccarmi, cercare alibi. Lei non mi sta giudicando. Mi sta semplicemente esprimendo il desiderio che io mi comporti diversamente.  Mi sta dando la possibilità di comprendere il mio errore e migliorare il mio modo d’agire. Anni di matrimonio ci hanno insegnato ad avere carità l’uno verso l’altra. Non dobbiamo temere le critiche, il silenzio è molto più pericoloso. Finchè ci sarà tra di noi la libertà di essere onesti, di non dover fingere che tutto vada bene comunque, non dovremo preoccuparci, tutto starà procedendo alla grande.

Antonio e Luisa

Rimproverare o amare?

Don Fabio Rosini mi piace molto. Mi piace il suo modo di predicare e di scrivere. Sto leggendo la sua ultima fatica “Solo l’amore crea”. Molto interessante e libro ricco di spunti per riflettere sulla propria vita e sul proprio matrimonio.

Benedetto XVI durante l’Angelus del 4 novembre 2012 disse:

Se l’amore di Dio ha messo radici profonde in una persona, questa è in grado di amare anche chi non lo merita, come appunto fa Dio verso di noi. Il padre e la madre non amano i figli solo quando lo meritano: li amano sempre, anche se naturalmente fanno loro capire quando sbagliano. Da Dio noi impariamo a volere sempre e solo il bene e mai il male. Impariamo a guardare l’altro non solamente con i nostri occhi, ma con lo sguardo di Dio, che è lo sguardo di Gesù Cristo. Uno sguardo che parte dal cuore e non si ferma alla superficie, va al di là delle apparenze e riesce a cogliere le attese profonde dell’altro: attese di essere ascoltato, di un’attenzione gratuita; in una parola: di amore.

Don Fabio Rosini commenta queste parole scrivendo:

Abbiamo tutti bisogno di essere amorevolmente corretti, di qualcuno che si prenda cura di noi, di quella premura che sa dare una parola pacata: “Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio” (Gc 1,20). L’uomo non cambia direzione perchè è stato rimproverato amaramente, ma perchè è stato aiutato a ritrovare la propria bellezza, la propria importanza autentica. Per avere tale premura ci vuole un modo di percepire, vedere, intendere il fratello che è sublime. E’ un’opera di misericordia. E’ vedere l’altro con gli occhi di Dio.

Siamo capaci di essere quello sguardo di Cristo sull’altro/a? Lo sguardo che ha toccato Matteo, l’adultera. la Maddalena, Zaccheo e tanti altri. Persone che non si sono sentite rimproverare aspramente, nonostante lo meritassero, ma sono rimaste folgorate da chi le guardava con occhi pieni di amore e di desiderio. Come tu mi desideri così tanto? Mi trovi così bello? Anche se io non sono perfetto? Anche se commetto tanti errori? Anche se io non mi amo così tanto e non mi so guardare con il tuo stesso sguardo?

Questo è lo sguardo che dobbiamo sempre posare sul nostro sposo o la nostra sposa. Questo è lo sguardo che lo può aiutare a migliorare e ad essere sempre più pienamente umano e realizzato. Siamo chiamati a questo. Siamo chiamati a rendere l’altro santo e per poterlo fare dobbiamo chiedere a Gesù di donarci questo sguardo l’uno per l’altra. Noi non ne siamo capaci, ma grazie al sacramento che ci unisce Dio può darci la forza che ci manca. Rimproverare può servire a sfogare una frustrazione, ma poi nulla cambia. Solo lo sguardo di Cristo può salvare la persona che amiamo e noi possiamo essere quegli occhi prestati a Gesù che rendono reale e concreto quello sguardo.

Antonio e Luisa

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Un lavoro di squadra

Ascoltavo una catechesi di padre Serafino Tognetti sul matrimonio. Padre Serafino riesce a unire una verve da cabaret a una saggezza profonda e pienamente cristiana. E’ uno spasso ascoltarlo. Su youtube potete facilmente trovate tante sue catechesi, se non lo conoscete e volete ascoltarlo. Bando alle presentazioni, torniamo alla riflessione che avevo in mente di fare.  Padre Serafino ha spiegato in maniera egregia le dinamiche che la coppia attiva quando c’è da prendere una decisione. Ci sono spunti di riflessioni per la donna e per l’uomo. Spesso sbagliamo, litighiamo e perdiamo tante energie e tanto tempo, perchè non siamo capaci di lavorare in squadra, dove ognuno ha il suo compito. Prima di proseguire una premessa: non voglio dire che quanto scriverò sia sempre vero e ogni coppia è unica e deve trovare i propri equilibri però questa riflessione può essere uno spunto per tutti. Ora donne non saltatemi alla gola quando leggerete i consigli per voi. Tutto trae origine da ciò che siamo uomo o donna, diversi e complementari.

Tu donna, moglie, lascia a tuo marito l’ultima parola, fai decidere lui, fai che sia lui a prendere la decisione definitiva. Lui ha bisogno di questo da parte tua. Ha bisogno del tuo abbandono fiducioso alla sua guida. Solo così si sentirà virile e uomo, sentirà la stima e l’accoglienza della sua sposa. Solo quando sarà legittimato a capo della famiglia, a guida a cui affidarsi, si sentirà apprezzato, realizzato ed amato. Siamo fatti così, per accontentarci basta davvero poco perchè se leggete il proseguo vi renderete conto di come alla fine siete voi donne a condurci verso la scelta giusta.

Tu uomo e marito, invece, guarda tua moglie come merita. Lei ha il carisma dell’intuizione. Capisce prima e meglio le situazioni e la via migliore da seguire. L’utero della donna è dove nasce la vita e dove cresce la vita. L’utero accoglie e pazientemente cura, nutre e aiuta la creatura che lo abita a crescere e perfezionarsi. La donna è colei che sa accogliere meglio di te la volontà di Dio, è colei che sa meglio discernere e decantare, colei che è più ricettiva e più disponibile nella sua docile sottomissione all’amore e quindi a Dio. Quando prendi una decisione non avere fretta, medita quanto la tua sposa ti suggerisce e se capisci (e di solito è così) che è meglio fare come lei dice non inorgoglirti e cambia idea, ne guadagnerete tutti perchè in una famiglia come in una squadra si vince e si perde insieme. Un po’ come tra Maria e Giuseppe. Lei è quella che custodiva nel cuore e intuiva molto più del “povero” Giuseppe. Lui è quello che, però, prese tutte le decisioni, compresa quella molto difficile di fuggire immediatamente in Egitto per scampare ad Erode.

Alla fine, come dice padre Serafino, spesso finirà che la sposa intuirà e suggerirà la soluzione, l’idea, il modo di fare e lo sposo battendo il pugno sul tavolo esclamerà: Ok si fa così.

Vi chiederete se non sarebbe più veloce e pratico lasciare subito la decisione alla donna. No, perchè l’uomo ha bisogno di sentire che lei lo seguirebbe anche se lui decidesse per fare altro. Naturalmente, perchè il matrimonio funzioni, occorre che nessuno dei due abbia un atteggiamento di prevaricazione e di controllo sull’altro.

Tutti contenti la sposa che è riuscita a sostenere il marito nella scelta e indirizzarlo verso il meglio e lo sposo che ha avuto l’ultima parola. Non è così? Forse è un po’ troppo semplificato, quasi caricaturale, ma la dinamica è giusta, almeno tra me e Luisa spesso finisce così. Certamente, serve tanto amore, tanta fiducia e tanto rispetto dell’uno verso l’altra.

Ah, adesso sono pronto a ricevere tutte le critiche e i commenti che volete, sentivo, però, che era importante dire queste cose che nessuno dice, ma che sono fondamentali per la riuscita di un matrimonio.

Antonio e Luisa

La tentazione non va ascoltata!

Il Papa, durante la sua omelia a Santa Marta, ha affrontato il tema delle tentazioni. Ecco un breve passaggio di ciò che ha detto:

Il diavolo circuisce con il dialogo Le tentazioni portano a nasconderci dal Signore, rimanendo con la nostra “colpa”, col nostro ”peccato”, con la nostra “corruzione”. Partendo dall’odierna prima lettura dal Libro della Genesi, Papa Francesco si sofferma sulla tentazione di Adamo ed Eva, poi su quella di Gesù nel deserto. È il diavolo – spiega – che “si fa vedere in forma di serpente”: è “attraente” e con la sua astuzia cerca di “ingannare”, è “specialista” in questo, è il “padre della menzogna”, è un “bugiardo”. Sa quindi come ingannare e come “truffare” la gente. Lo fa con Eva: la fa “sentire bene”, spiega il Papa, e così comincia il “dialogo” e “passo dopo passo” Satana la porta dove vuole lui. Con Gesù è diverso, per il diavolo “finisce male”, ricorda Francesco. “Cerca di dialogare” con Cristo, perché “quando il diavolo circuisce una persona lo fa con il dialogo”: tenta di ingannarlo, ma Gesù non cede. Quindi il diavolo si rivela per quello che è, ma Gesù dà una risposta “che non è sua”, è quella della Parola di Dio, perché “col diavolo non si può dialogare”: si finisce come Adamo ed Eva, “nudi”:“Il diavolo è un mal pagatore, non paga bene! E’ un truffatore! Ti promette tutto e ti lascia nudo. Anche Gesù è finito nudo ma sulla croce, per obbedienza al Padre, un’altra strada. Il serpente, il diavolo è astuto: non si può dialogare col diavolo. Tutti noi sappiamo cosa sono le tentazioni, tutti sappiamo, perché tutti ne abbiamo. Tante tentazioni di vanità, di superbia, di cupidigia, di avarizia… Tante”.  (tratto da Avvenire).

E’ sorprendente come ci si ritrovi in queste parole. Almeno io ci sono dentro completamente. Se mi guardo indietro, nella mia vita matrimoniale, molte volte mi sono fatto raggirare da Satana. E avviene proprio come lo ha spiegato papa Francesco. Si inizia con poco, basta un torto presunto o reale ricevuto, una mancanza di attenzione, un tono di voce sbagliato. Con me Satana non faceva troppa fatica. Incominciavo quel dialogo interno sempre più o meno uguale: non mi considera abbastanza, perché non capisce che ne ho bisogno, non apprezza tutto quello che faccio, mi dà troppo per scontato, non si merita tutte le mie attenzioni, pretende troppo da me, lo sapeva che ero così e mille altri motivi. Tutte questi pensieri negativi se li tieni dentro ti intossicano. Bisogna avere la forza e la determinazione di buttarli fuori, per non lasciare spazio al diavolo che vuole dividere. Bisogna avere l’intelligenza e la capacità di non pretendere che l’altro/a capisca tutto ma parlarne in un dialogo franco e costruttivo. Può capitare di litigare, non tutti riescono a mantenere sempre il controllo e non è detto che sia sempre un male, ma non bisogna tenersi dentro la frustrazione e l’insoddisfazione. La preghiera è decisiva in questo. La preghiera non è una magia ma permette di spostare l’attenzione dal divisore, il diavolo, a colui che ci ha unito indissolubilmente, Gesù. La preghiera permette di tornare all’origine, di ricordare che quella persona che ti ha ferito, ti è stata donata da Dio perché in te potesse trovare un compagno di viaggio e che potesse accoglierla con tutte le sue fragilità. La preghiera ti offre un orizzonte non solo orizzontale ma ti permette di alzare gli occhi al cielo e di comprendere quanto piccola sia quella situazione che sta rischiando di rompere qualcosa nella relazione, in confronto alla bellezza di una vita insieme vissuta alla luce dell’eterno di Dio. La preghiera ti mostra la strada, ti cancella la nebbia che non permette di vedere l’unica via possibile che è quella del perdono. La preghiera rimette le cose al loro posto e davvero permette di cancellare il male subito e di aprire il cuore al perdono, rendendo quella situazione, di piccola o grande sofferenza, un’occasione per amare ancora di più e crescere nella relazione.

Antonio e Luisa