Ho portato la croce, come Lui.

Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica di Papa Francesco è uscita ormai da un anno. Era il mese di aprile del 2016 quando è stata resa pubblica. Il risultato di due sinodi sulla famiglia, un vero dono per il nostro tempo e bussola di navigazione per le famiglie cristiane.  Sebbene Papa Francesco abbia più volte ribadito che non è il documento che autorizza i divorziati risposati a riaccostarsi all’Eucarestia (anche se apre alla valutazione caso per caso) i media ne hanno fatto il centro di tutto il documento. Cori di approvazione e di gioia si sono alzati dalla società civile e politica, perché finalmente la Chiesa ha cancellato questa discriminazione insopportabile, questo retaggio di una morale stantia e non al passo con i tempi. D’altronde oggi tutto è fluido, il lavoro, la casa, gli interessi e anche la famiglia non fa eccezione. Il divorzio breve, da poco approvato anche in Italia è la prova che lo stato non ha interessa a mantenere stabilità ma piuttosto ad accontentare questa schizofrenia globale. Sembra tutto bello, basta lacci e catene. L’amore finalmente può essere libero di guidare la nostra vita e il cuore può divenire la nostra bussola. Ma, se vai oltre le statistiche e le leggi, e incontri e conosci le persone che vivono tutto questo disastro, trovi tanta povertà, insoddisfazione e sofferenza. Ferite aperte che si continuano a curare con medicine sbagliate. Non va tutto bene. Mi viene un’immagine forte. E’ come se gli uomini come Adamo ed Eva avessero mangiato dell’albero del bene e del male e si fossero scoperti nudi, si fossero scoperti fragili e incompleti. Come se volessero continuare a ritrovare la pienezza dell’origine, restare nellEden, nascondendosi da Dio. Una continua ricerca del paradiso perduto che però sbaglia il bersaglio e non può che comportare ulteriore sofferenza e dolore.

Ho trovato invece pace, consapevolezza e speranza, seppur vissute nella sofferenza dell’abbandono, proprio in quelle persone che hanno subito la separazione, hanno visto colui o colei che ha promesso di amarle per sempre calpestare quella promessa senza vergogna. Ne ho incontrata una. Si tratta di una giovane donna che non avrebbe difficoltà a trovare una nuova famiglia. Ma è quello che vuole?

Provo a capirlo con lei, ponendole alcune domande. Lei è siciliana e la chiameremo Giusy visto che vuole restare anonima.

Giusy, raccontaci brevemente della tua storia con lui. Del matrimonio.

La nostra è una storia pulita nata tra due ventenni, cresciuti insieme nel rispetto e sulla fiducia reciproca. Complici e rispettosi l’uno delle idee e dei valori dell’altro, dopo anni di fidanzamento abbiamo deciso di sposarci ma la vita è stata caina con noi, quello che sarebbe dovuto essere il periodo più felice della nostra vita, è stato caratterizzato da lutti che evidentemente, piuttosto che avvicinarci, ci hanno allontanato. Probabilmente il dolore ci aveva cambiati e mentre io chiedevo del tempo per guarire…lui si sentiva sempre più solo…lui gridava il suo bisogno d’amore…io presa dal mio dolore non ho capito.

Quando lui se ne è andato come ti sei sentita? Quale è stata la tua prima reazione?

Ero incredula, non pensavo che sarebbe potuto accadere a noi due, che quei ragazzi pieni aspettative, di vita e d’amore si fossero persi per davvero. Pensavo che tutto si sarebbe risolto, che fosse preso dalla rabbia, dalla delusione e invece, aveva tutto chiaro, come mi disse un prete, nessun uomo lascia la propria moglie per tornare dalla madre…c’era già l’altra, ed io non mi ero accorta di nulla.

Quanto è stato importante per te credere nel sacramento del matrimonio nonostante tutto?

I lutti precedenti avevano fatto si che mi allontanassi da Dio…la separazione mi ha riportato a Lui e messa da parte la fede nuziale (che ahimè, a malincuore ho dovuto sfilare dal dito), ho ritrovato la fede in Dio, quelle parole pronunciate sull’altare, nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia, mi rimbombano nella mente…ho scoperto cosa significa vivere nella cattiva sorte, l’ho promesso a Dio che ci sarei stata…e non me la sento di venir meno alle mie promesse.

La tua fede in questi anni di prova come è cambiata? E’ maturata?

La mia fede è cresciuta, in Dio trovo la forza per affrontare i momenti bui di cui è piena la mia vita. Dicono che la separazione sia un lutto a tutti gli effetti, io di lutti gravi ne ho vissuti nella mia vita e posso smentire questa affermazione…un lutto lo elabori, trovi la pace perchè ad un certo punto accetti che chi non c’è più è tra le braccia di Dio, una separazione no…è molto più laboriosa, chi non c’è più, chi ti ha abbandonato, ferito, rinnegato, umiliato, diffamato lo ha fatto perchè ha deciso di farlo, perchè non ha saputo dir di no al peccato, perchè preso dalla sua debolezza, non ha saputo dir di no al male.

Come hai fatto a trovare la forza per perdonare tuo marito?

Perdonare? è un parolone…non credo di odiare chi mi ha fatto del male, ho molta rabbia, sono profondamente delusa perchè, chi mi avrebbe dovuto difendere, in realtà mi ha ucciso…e lo ha fatto con le parole, con le umiliazioni, rinnegando quel noi che Dio aveva sigillato. Sto lavorando sul perdono, più che altro, provo profonda pena nei confronti di chi, non ha capito cosa è il vero amore, nei confronti di chi, è andato via venendo meno alle sue promesse, solo per del sesso. Prego continuamente per la conversione di questo uomo e seppur con difficoltà, cerco di pregare per lei, affinchè riconosca che quello non è il suo ruolo, vada via, lasciando in pace la mia famiglia, restituendomi la mia casa

Perché pensi che non sia possibile per te stare con un altro uomo?

Provo amore per il mio “carnefice”, non riesco neanche ad immaginarmi con un altro uomo, chiedo a Dio discernimento, di aiutarmi a capire, non credo ci saranno altri uomini dopo lui, ho tolto la fede al dito, ma io sento che quel legame va al di là della presenza fisica…c’è un filo sottile che ci unisce, il sigillo di Dio sento non spezzerà mai ciò che è stato.

Cosa ti senti di dire a chi come te non vuole mollare e crede ancora nel suo sacramento nonostante tutti, amici, colleghi e parenti non capiscono questa scelta?

Credo fermamente che chi non si trovi in una situazione simile, non possa capire. Non è facile seguire la croce e non sono nessuno per dire alla gente ciò che è giusto e ciò che non lo è, sento però di dire che, chi sente di dover seguire gli insegnamenti di Dio, chi si sente fedele nonostante l’infedeltà del proprio coniuge, non stia ad ascoltare nessuno se non il proprio cuore. Siamo saliti in croce con Gesù Cristo, in realtà mi sento onorata di poter dire, anche io, in minima parte, ho portato la croce, come Lui.

Le persone come Giusy sono una pietra d’inciampo. Meglio ignorarle o considerarle delle sfigate. Dicono alla nostra povera società malata ed individualista che si può essere fedeli a una promessa fatta a una persona, senza porre condizioni. Dicono alla nostra società che l’amore non è solo un cuore che batte ma anche sofferenza e forza di volontà. Dicono alla nostra società che Gesù non è morto invano, che ci si può fidare di Lui e che dopotutto quella croce è sempre meglio della incapacità di rispondere alla vocazione all’amore che ognuno di noi ha. Quelle persone, che portano la croce come Gesù,  che mostrano al mondo che la fedeltà nella sofferenza non solo è possibile, con la grazia di Dio, ma può incredibilmente donare pace e senso. Queste persone sono esempio e fonte di meraviglia e speranza per tutto il popolo di Dio

Antonio e Luisa

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