Dio non chiede sacrifici ma di sacrificarsi con noi

Riprendo la prima lettura di ieri. E’ perfetta per fare una riflessione che noi cristiani, io per primo facciamo davvero fatica ad accettare. E’ una realtà sempre difficile da accogliere, ma che se accolta ci permette di fare quel salto di qualità, ci permette una conversione vera.

Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”. Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”. L’angelo disse: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio”.
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio

Questo è il Dio di Abramo, questo è il nostro Dio. Non è un Dio sanguinario, non ci chiede sacrifici per sè. Non è quel tipo di divinità venerata nei luoghi abitati da Abramo in quel tempo. Abramo abitava luoghi dove i sacrifici umani esistevamo davvero e probabilmente bambini e giovinetti erano offerti in olocausto per gli dei. Il Dio di Abramo non è così. Il Dio di Abramo ferma la mano del patriarca già pronta a colpire e uccidere il suo unico figlio Isacco. Dio gli chiede altro. Dio si mostra per quello che è. Un Dio che desidera amare prima che essere amato, un Dio che si offre. Chiede ad Abramo di uccidere sì, ma un ariete impigliato in un cespuglio. In altre traduzioni si parla di roveto. Alcuni esegeti vedono in quell’ariete una prefigurazione di Gesù. Gesù offerto per noi. Gesù offerto al nostro posto. Dio offre se stesso. Questo è il nostro Dio. Un Dio che dà la vita e che non chiede la nostra.

Capite cosa significa questo? Il nostro Dio non ci toglie le difficoltà. No! Non fa questo. Spesso noi vorremmo un dio che ci proteggesse da ogni male e da ogni sofferenza. Un dio così non sarebbe altro che un amuleto. Non ci sarebbe una vera relazione d’amore. Ti prego, ti invoco, vengo a Messa, faccio pellegrinaggi perchè tu mi devi togliere ogni male. Questo non è amore, è commercio, è dare per avere. Dio non toglie le difficoltà ma cerca una relazione con noi, la cerca affrontando le nostre stesse fatiche accanto a noi. Spesso nella sofferenza alziamo il nostro grido a Dio: Dove sei? Perchè mi hai abbandonato? Sia chiaro, alzare il nostro grido è umano. E’ sbagliata però la prospettiva. Gesù non ci ha abbandonato. E’ lì con noi, è lì che soffre con noi. Questo cambia tutto. Non ci sarà più nulla che potrà distruggerci e schiacciarci. Ce lo ricorda San Paolo nella seconda lettura sempre di ieri: Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Se Dio è con noi nulla potrà essere così grande e così forte da farci disperare. Alzeremo lo stesso un grido, la fatica e il dolore fanno male, ma sarà un grido diverso. Cosa significa questa sofferenza che ci hai dato? Che hai dato a me e a te. L’hai data a me con te. Ogni situazione sarà letta in una prospettiva feconda. Cosa posso fare adesso? Come posso lasciarmi amare da te? Come posso sentire la tua presenza? Come non pensare ad un esempio luminoso come quello della venerabile Chiara Corbella e a come ha saputo affrontare tutta la sua storia matrimoniale con Enrico. Due figli morti alla nascita e poi la sua malattia scoperta quando aspettava Francesco il suo terzo bimbo. Una malattia che l’ha portata alla morte. Una serie di difficoltà che avrebbero steso chiunque. Lei le ha sopportate sempre con la certezza di avere Dio accanto. Un Dio presente nel suo matrimonio sacramento con Enrico. Tanti la vedono come una donna inarrivabile, in realtà ci ha mostrato ciò che tutti possiamo avere se solo riusciamo a costruire una relazione d’amore con Gesù. Non era una donna con i superpoteri, ma una donna che si è lasciata amare da Gesù. Per questo la sua vita mi interpella in modo prepotente. Perchè lei ha mostrato che si può sconfiggere anche la morte e le malattie che sono le cose che più mi spaventano. Per questo la amo tanto e la vedo come una sorella maggiore (anche se era più giovane di me).

Il mio pensiero va anche ad un’altra fatica sempre più comune tra gli sposi. Penso a tutte quelle mogli e tutti quesi mariti che vengono abbandonati. Credo sia naturale per loro chiedersi il perchè di quel fallimento. Perchè se ne è andato/a? Gesù, avevo messo tutte le mie speranze nel matrimonio? Mi fidavo di te Gesù eppure se ne è andato/a. Anche tu Gesù te ne sei andato con lui/lei. Ora mi sento completamente solo/a. Non me lo meritavo. Eppure non è così. Chi ha davvero costruito una relazione con Gesù sa di non essere da solo. Certo non è immediato comprenderlo. La separazione fa male, fa tanto male. Eppure, questo è quello che ho capito parlando con tanti sposi fedeli e abbandonati, piano piano si fa presente una consapevolezza. Queste persone comprendono come non siano loro ad essere sole. Con loro c’è Gesù, Gesù anch’esso abbandonato da chi se ne è andato/a, come lo sono loro Chi se ne va non solo abbandona un marito, una moglie, magari dei figli, ma con quella scelta ha rinnegato anche lo stesso Gesù. Chi comprende tutto questo diventa una persona capace di offrire la sua sofferenza per il bene di chi l’ha tradita, proprio perchè sa che a lei è rimasta la ricchezza più grande che è la relazione con Gesù, che non finisce con un fallimento matrimoniale, ma che al contrario può diventare ancore più forte e bella. Ciò, lo ripeto, non toglie il dolore, non toglie momenti in cui ci si sente soli, ma dà un senso e una prospettiva che riempiono il cuore.

Il nostro Dio è incredibile. Difficile da accogliere quando costa fatica ma meraviglioso per come sa riempire il nostro cuore quando riusciamo ad aprirci al Suo amore.

Antonio e Luisa

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Un pensiero su &Idquo;Dio non chiede sacrifici ma di sacrificarsi con noi

  1. E vero Chiara era proprio tutta di Gesù. Io ci provo
    Vado a messa lo cerco anche di notte il mio sguardo rivolto alui per tutto ed ora sento di dire signore sono stanca sono da sola a lottare in questa vita.
    Mi rivolgo q mio marito che lavora e basta .i 4 figli li vuole io come la casa la spesa e tutto ciò che è famiglia. Dono stanca e sento di nn farcela .
    Tutti i giorni anche se arrivo in ritardo faccio l’eucarestia sperando fi essere forte.
    Io non ho un marito di cui appoggiate il capo

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