Crisi di coppia. Come uscirne in 10 mosse

E’ da poco uscito il nuovo libro di Marco Scarmagnani Crisi di coppia. Come uscirne in 10 mosse. Ne approfittiamo per incontrare Marco per fargli alcune domande su questo nuovo suo lavoro.

Ciao Marco, per cominciare raccontaci qualcosa di te. Chi sei? Di cosa ti occupi?

Grazie Antonio. Sono Marco Scarmagnani. Sono veronese e mi occupo di coppia. Sono consulente di coppia da una ventina di anni. Oltre a fare il consulente in studio, scrivo. Sono sposato da venticinque anni e mia moglie mi aiuta a ricordare che devo occuparmi anche della mia coppia. C’è un collegamento tra quanto faccio professionalmente e quella che è la mia vita.

Hai scritto un nuovo libro per aiutare le coppie nel difficile compito di costruire un matrimonio e una famiglia duraturi e magari anche felici. Quanto di questo libro è frutto dei tuoi studi e quanto invece è frutto della tua esperienza? In altre parole: quanto è importante la tua esperienza, ormai ventennale, per comprendere alcune dinamiche comuni a tutte le coppie?

Questo libro, dei quattro che ho scritto finora, è quello meno riflettuto teoricamente. E’ tutto frutto di esperienza. Mi sono messo proprio a pensare quali fossero i motivi che portano le coppie a rivolgersi a me. Poi, certamente, gli studi servono per sistematizzare e mettere ordine, ma è tutto frutto di esperienza.

Questo libro è naturalmente rivolto a quelle coppie che credono di avere un problema e desiderano ricercare una soluzione, o almeno iniziare un percorso. Ma è rivolto solo a loro oppure possono trovarlo utile tutte le coppie?

Nella mia idea tutte le coppie sono in crisi. Tutte le coppie hanno piccoli o grandi problemi. E’ sbagliato considerare la coppia in crisi solo quando viene messa in discussione la tenuta stessa del matrimonio. La crisi è quel lavorio continuo che necessitano due persone che sono sostanzialmente differenti per riequilibrare la relazione. Le crisi ci sono sempre perchè c’è sempre da trovare un allineamento, un’alleanza. Questo lavoro può essere un percorso semplice che si svolge nella quotidianità della vita oppure più complesso e in questo caso si passa attraverso conflitti, musi lunghi e litigate. Oppure, nei casi più difficili, può servire anche un trattamento specifico. La crisi in senso lato c’è sempre perchè non è possibile che una coppia sia statica ma muta continuamente. Ed è giusto così. Se conosci una coppia che resta sempre uguale fammelo sapere perchè va studiata.

Se tu dovessi scegliere una causa di sofferenza e divisione tra tutte quelle che hai indicato come la più comune quale sceglieresti?

Prima di rispondere ho dovuto pensarci un attimo. Quella che ti direi, che è un po’ originale, è la sopravvalutazione del dialogo. Uno dei capitoli si intitola Dialogate di meno e comunicate di più. Spesso nella coppia il dialogo diventa un mero scambio cognitivo. Si cerca di mettersi d’accordo tecnicamente. La relazione matrimoniale è una relazione soprattutto affettiva ed esistenziale. Noi abbiamo bisogno davvero di essere colti in profondità dall’altro. Abbiamo bisogno di sentirci capiti. Abbiamo bisogno almeno di metterci davanti l’un l’altro a mente aperta. A cuore aperto. Abbiamo bisogno di essere ascoltati e non tanto di avere ragione. Dobbiamo cercare di arrivare ad un dialogo che vada un po’ più in profondità. Con lo sguardo, guardandoci negli occhi, toccandoci, una carezza. Ragazzi! Anche io vivo in coppia e so benissimo che non sempre è così, ma avere una direzione verso cui andare ci può aiutare. Ci saranno discussioni sterili o dialoghi dove crediamo di sapere già cosa l’altro vuole dirci. Però ricordiamoci che siamo di fronte al nostro coniuge che è sacro per noi. Quindi ascoltiamolo con apertura di cuore, di mente e di spirito.

Parliamo ora di sessualità. Come sai è il tema che più trattiamo nel nostro blog e nei nostri libri, quindi ci interessa in modo particolare. Perché secondo te è un problema? Perché si sottovaluta spesso questo ambito come se non fosse molto importante? Soprattutto in una società erotizzata come la nostra.

Diciamo che ci sono due linee di tendenza. La prima è che a volte c’è un tacito accordo tra i coniugi di non affrontare l’argomento sesso. E’ un argomento scottante ed è facile che si creino delle forti incomprensioni e disagi. Ciò significa a volte anche astenersi. Capisco che in prima battuta la coppia che si astiene dai rapporti lo fa per evitare problemi. Quante discussioni sulla frequenza, sulla modalità, su come dovrebbe essere ecc. ecc. Si cerca quindi di evitare. Capisci però che è un problema. E’ come quando hai una malattia e non la curi. Perchè allontanarsi sessualmente comporta un allontanarsi anche fisico ed emotivo. Smettere di fare l’amore comporta smettere anche altre attenzioni, come può essere il bacetto la mattina prima di uscire, oppure toccarsi quando si passa vicini. Questa tendenza va invertita e non è difficilissimo. E’ più difficile pensarci che farlo. Basta entrare nell’ottica di darsi uno spazio. Se non ci sono altri problemi il riavvicinamento avviene perchè i nostri corpi hanno bisogno di stare vicini. La seconda riflessione mi porta a prendere atto che c’è una ipervalutazione della sessualità nella nostra società. Ciò può indurre ad avere determinate aspettative. Che tutto sia perfetto. Che tutto sia scoppientante, fuochi d’artificio. Come ci viene presentato dai media e dalla pubblicità. Giustamente fanno il loro interesse: mostrano il mondo come se fosse tutto Disneyland. Ci sono aspettative che rischiano di crollare quando ti trovi ad avere a che fare con una persona reale, in una vita reale, con lavoro-famiglia-figli. C’è un eccessivo peso attribuito sul come dovrebbe essere. Da qui una serie di frustrazioni: non funziona, non è andata bene, non è come mi aspettavo. Questo modo di pensare appartiene più ad un’olimpiade. La sessualità non è solo prestazione. Sulla sessualità siamo modellati ad usare un linguaggio di performance che non fa bene perchè scoraggia.

Spesso c’è un grande fraintendimento. Si crede che l’amore e i gesti dell’amore debbano essere spontanei e non dobbiamo imporci di fare qualcosa che non sentiamo. Altrimenti sarebbe un gesto falso. Tu lo spieghi molto bene. Ora senza dire troppo di quanto hai scritto nel libro regalaci uno spunto su questo argomento.

Faccio quello che mi sento, come massima espressione di libertà, è uno dei grandi inganni del nostro tempo. Può avere all’inizio un significato buono, ma poi questo concetto stressato diventa paradossale. E’ un paradosso perchè noi non facciamo tutto quello che ci pare. Se una persona mi sta antipatica non vado a dirglielo o se mi viene voglia di dare un pugno non lo faccio. Grazie a Dio non faccio tutto quello che voglio. Metto in atto una serie di filtri e di controlli. Questo in negativo. Vale anche in positivo. Metto in atto delle azioni perchè so che sono giuste e sono coerenti con la vita che ho scelto. Mi capita, in studio, di dare delle piccole indicazioni di inversione di rotta ad una coppia. Spesso mi sento rispondere: eh ma se non me la sento? Ok non sentirsela, non ti verrà sempre spontaneo, ma certo che un complimento, una parola dolce, un gesto non fanno male a nessuno. Credo che su questo ci si debba comportare un po’ da adulti. La metafora che più mi viene è con il lavoro. Io sono appassionato del mio lavoro, non significa che lavoro sempre spontaneamente. Anche nel lavoro io mi sforzo e mi impegno. Anche nel lavoro capita la mattina che non ho voglia di alzarmi. Mi alzo comunque e faccio un sorriso ai miei clienti. Ciò non significa che io sia falso, ma proprio il fatto di riuscire a farlo sempre determina la mia qualità professionale. Se io voglio laurearmi non è che posso studiare solo quando ne ho voglia. Non so perchè per questi ambiti siamo tutti d’accordo che sia così mentre per quanto riguarda l’amore no. Per l’amore è la stessa cosa: tu hai fatto una scelta. Se vuoi mantenere questa scelta devi mettere in atto delle azioni sia quando sono spontanee (grazie a Dio quando lo sono), ma le fai anche quando ti costano fatica. Ricordiamolo sempre, su questa cosa mi arrabbio anche un po’, che fare il bene fa sempre bene, anche a chi lo fa. Essere gentili addolcisce l’animo, fa bene anche alla circolazione. Anche quando non me la sento, se io faccio una cosa buona, facendolo non perchè mi sento uno sfigato ma perchè ho scelto un cammino e cerco di essere coerente, questo mi farà sicuramente bene.

Concludo l’intervista chiedendoti cosa credi che questo libro abbia di diverso rispetto ai tanti che già esistono. Perché dovremmo comprarlo e leggerlo?

Intanto è corto! E’ fatto a step quindi un lettore può leggere anche saltando argomenti e pagine. E’ poi semplice e pratico. Credo che, anzi sono sicuro, che nella sua semplicità, nel suo dare indicazioni concrete, tutto è comunque riportato ad un disegno coerente e complessivo di ciò che è la relazione di coppia. Relazione fatta di passione, intimità, impegno, per sempre, dedizione.

Grazie Marco per il bel dialogo e non mi resta che consigliare la lettura di questo libro che credo possa aiutare a capirsi maggiormente tutte le coppie.

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