Come l’argilla è nelle mani del vasaio

Cosa significa farsi santi nel matrimonio? Ci deve pure essere una strada accessibile a tutti se abbiamo scelto questa vocazione. Oppure, come credono molti, il matrimonio è per pochi visto che circa metà dei matrimoni salta? Bisogna avere doti e talenti fuori dal comune? La risposta mi è arrivata da don Fabio Rosini. Don Fabio è davvero una persona straordinaria. Riesce come pochi a raccontare come siamo fatti e a cosa anela il nostro cuore.

Don Fabio ha detto qualcosa che sembra ovvio, e magari per voi che leggete lo è, ma per me è stata una rivelazione. Non mi si è mai mostrato così chiaramente il senso del matrimonio. La santità non dipende da qualcosa che dobbiamo fare noi, non siamo noi a dover essere bravi. La santità ci vede in un certo senso come parte passiva. Cosa intendo dire? Detto così sembra la furbata di quello che non vuole impegnarsi. No, il nostro personale impegno resta. Quello che don Fabio dice è che la nostra santità è opera di Dio. E’ Lui quello che vuole compiere meraviglie in noi e con noi. Noi dobbiamo semplicemente essere docili alla Sua azione.

Questo ci libera dal sentirci inadeguati. Ci libera dal dire che noi non ce la faremo mai, che non siamo abbastanza bravi, determinati, capaci. Non serve esserlo. Per sposarci non ci è chiesto di essere super in niente. Ci è chiesto semplicemente di fidarci, di affidarci e di abbandonarci. La santità nel matrimonio dipende dal nostro abbandono a Dio. Dio che attraverso il sacramento del matrimonio ci plasma e ci rende sempre più uomoni e donne pienamente realizzati nel progetto che Lui ha pensato per noi e con noi.

Concretamente il matrimonio ci mette di fronte a tante situazioni belle e brutte. Abbiamo affrontato momenti di gioia e di amore dato e ricevuto dove abbiamo sperimentato la comunione e il piacere della relazione. Abbiamo affrontato anche periodi e momenti caratterizzati dalla difficoltà, dalla sofferenza e magari ci siamo feriti l’un l’altro con il nostro atteggiamento, le nostre parole e le nostre azioni. Questi sono tutti momenti di crisi. Crisi è un termine che deriva dal latino e dal greco e che significa scelta. La crisi ci mette di fronte ad una decisione: possiamo scegliere di abbandonarci alla grazia e cercare nella relazione con Dio la forza per scegliere il bene e il perdono, oppure possiamo scegliere di dare spazio al nostro io con tutte le rivendicazioni che ne conseguono. Rivendicazioni che poi si trasformano in quella che noi chiamiamo giustizia ma si tratta di vendetta.

Il matrimonio è una continua scelta. Più sapremo abbandonarci a Dio e più saremo capaci di decentrare lo sguardo, di farci dono, di perdonare, di ricominciare, di crescere, di vedere il bello. Insomma di avere lo sguardo di Dio, lo sguardo capace di salvare. Un perdono dato gratuitamente senza che l’altro abbia fatto nulla per meritarlo tante volte salva noi stessi e l’altra persona. Apre il nostro cuore all’amore gratuito e il suo cuore all’amore riconoscente. Ci apre a Dio.

Quando siamo capaci di questo non siamo noi che siamo bravi e che abbiamo chissà quale merito. Si un merito l’abbiamo ed è quello di esserci fidati ed avere offerto la nostra vita a Gesù. Il resto lo può fare solo Lui. E’ Lui che può prendere il nostro poco e farne tanto. E’ sempre Lui che può prendere la relazione di due poveretti che hanno davvero poco da offrire e farne un’opera bellissima. Un’immagine che può rendere l’idea la troviamo in Geremia: Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele. Noi siamo quel vaso ed è Dio che nel matrimonio, se lo permettiamo, ci plasma e ci rende un’opera d’arte, ci fa santi. La santità degli sposi è questa. Non cerchiamo scuse dicendo che non siamo abbastanza, se lo vogliamo noi possiamo essere quello sguardo di Dio per la persona che abbiamo accanto, per i nostri figli e per il mondo intero.

Permettetemi un’ultima riflessione che credo importante. Il matrimonio riuscito non è sempre quello dove i due sposi si amano fino alla fine dei loro giorni terreni. Certo, desideriamo tutti un matrimonio così, ma un matrimonio riuscito è anche quello della persona che è stata abbandonata, e in quel dolore ha scelto di restare fedele, e in quella fedeltà si è lasciata plasmare e amare dal vasaio, da Dio. Io ne conosco di persone così e sono davvero delle persone meravigliose plasmate dall’intreccio tra il dolore e l’amore.

Antonio e Luisa

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