Cari sposi,
oggi vorrei parlarvi di due giovani sposi, i vercellesi Giovanni Gheddo (1900-1942) e Rosetta Franzi (1902-1934). Una coppia nata all’ombra dell’Azione Cattolica, e il cui breve matrimonio è stato forgiato da molto amore, fede e la presenza della croce. Della loro vicenda abbiamo un bel libro che ci svelta tanti dettagli.
Rosetta Franzi, dopo essersi diplomata come maestra, venne impedita dal padre all’insegnamento. Decise allora di spendere la sua capacità in modo gratuito presso le suore dell’asilo e le scuole serali per analfabeti. Inoltre, si spese in parrocchia come catechista e collaboratrice per l’accoglienza, l’aiuto e la formazione di tanti piccoli, soprattutto i poveri. Giovanni Gheddo, di famiglia meno agiata, divenne un geometra ed anch’egli decise di mettere a frutto il suo lavoro, specie per le persone meno fortunate. Di lui si diceva che non fosse in grado di farsi pagare il giusto laddove i suoi clienti patissero situazioni di miseria.
Si conobbero in modo semplice, forse nel partecipare assieme a Messa e si sposarono il 16 giugno 1928. La prima mèta del loro viaggio di nozze fu il santuario della Madonna Nera di Oropa. Dinanzi a Maria, chiesero la grazia di una famiglia numerosa e di almeno poter donare un figlio al Signore. Per questo decisero di donare a Lei la prima notte di nozze, dormendo in stanze separate. La loro vita nuziale fu breve, solo sei anni, vissuti intensamente tra il lavoro, la cura dei figli e l’aiuto ai poveri, sempre in un atteggiamento di profonda fede. Rosetta era solita dire: “La cosa più importante è fare la volontà di Dio” mentre Giovanni: “Siamo sempre nelle mani di Dio”.
Il 26 ottobre 1934 Rosetta morì di polmonite e setticemia in seguito al parto prematuro di due gemelli, che spirarono con lei. Affranto e solo, Giovanni si aggrappò alla sua fede ma non volle più sposarsi, dedicandosi alla famiglia, supportato dalla mamma e sorelle per crescere i tre piccoli orfani Piero, Francesco e Mario. Nuovi e cupi venti di guerra soffiavano sull’Europa e Giovanni, quasi quarantenne, viene richiamato alle armi. Per le sue note opinioni antifasciste venne inviato al fronte più difficile, in prima linea in Russia, in qualità di ufficiale di fanteria. Di quel periodo abbiamo alcune sue lettere che mettono in luce come anche in quel contesto non smise di aiutare un popolo che, sebbene ostile, viveva gli orrori della fame e della morte.
A metà dicembre 1942, il suo reparto, la 5ª regia divisione “Cosseria” prese parte alla seconda battaglia difensiva del Don. Ma il contingente italiano era oramai logorato dal freddo, lo scarso equipaggiamento e la pressione di soverchianti forze nemiche. Tutto ciò costrinse l’esercito a una rovinosa ritirata, sempre incalzato dalla pressione delle unità corazzate sovietiche. È in questo contesto che il 17 dicembre Giovanni morì, sebbene forse avrebbe potuto salvarsi. Uno dei pochissimi compagni superstiti raccontò poi alla famiglia che il capitan Gheddo aveva deciso di restare con i cannoni e i feriti intrasportabili, mandando via i militari sani, fra i quali c’era anche lui, Mino Pretti, sottotenente poco più che ventenne. Giovanni si congedò dicendogli: “Tu sei giovane, devi ancora fare la tua vita. Io la mia l’ho già fatta e i miei bambini sono in buone mani. Va’, salvati, con i feriti rimango io”.
Ancora una volta fu fedele alla sua fede, come spesso ripeteva: «Pazienza! Quando non c’è rimedio bisogna rassegnarsi. Siamo sempre nelle mani di Dio!». Come giglio profumato, da questa coppia germinò una santa vocazione, P. Piero Gheddo (1929-2017), grande missionario e giornalista: la Madonna aveva mantenuto la promessa! Anche questi sposi, i servi di Dio Giovanni e Rosetta Gheddo, ci mostrano la straordinaria fecondità di un matrimonio che si fonda sulla roccia di Cristo.
padre Luca Frontali