Guarigione affettiva: presupposto necessario per parlare di amore

Qualche giorno fa mi capita sotto agli occhi un articolo dove si parlava di due donne che si sono unite in un’unione civile davanti ai loro figli, avuti da precedenti relazioni. Preferisco non citare il giornale che pubblicava il pezzo, né i luoghi e i nomi delle persone coinvolte, perché mi preme molto di più riflettere su tematiche urgentissime nel nostro tempo e che riguardano tutti: in primis la differenza tra “infatuazione” e “amore”; in secondo luogo, il legame che può esserci tra “scelte avventate” e “ferite affettive pregresse”. Il giornalista metteva in chiaro, fin dall’inizio, che nell’articolo si sarebbe trovato “materiale in abbondanza” per “mandare in tilt” i sostenitori delle cosiddette “famiglie naturali”. Poiché mi trovo tra costoro (nel rispetto delle persone che la pensano diversamente, credo sia la relazione coniugale di un uomo e di una donna il fondamento della famiglia) incuriosita da questo incipit, che aveva tutta l’aria di preludere a qualcosa di rivoluzionario al suo interno, ho proseguito la lettura.

La prima cosa che mi è ha “mandato in tilt” è stato vedere che si parlava di “amore”, quando la relazione in questione aveva tutti i tratti di un’“infatuazione”. Andiamo con ordine. Protagoniste della vicenda sono due donne, entrambe sopra ai trent’anni, le quali si sono “unite in matrimonio” – così scriveva il giornalista – “lasciandosi alle spalle le precedenti relazioni”. Queste due donne avevano più di un figlio ciascuna, da altre storie, alcuni adolescenti, altri molto piccoli (sotto ai 10 anni). Le due mamme si conoscevano da tempo – si tenevano aggiornate sulle rispettive gravidanze ecc. – ma tra loro c’era una semplice amicizia. Entrambe avevano, appunto, una famiglia. Ad un certo momento, hanno iniziato a messaggiarsi, fino a passare delle notti sveglie per parlarsi e hanno sentito sbocciare un’attrazione tra di loro. Un giorno si sono incontrate e c’è stato un bacio. Un mese dopo questo bacio hanno iniziato a parlare di “matrimonio”. (Infatti, una ha chiesto all’altra di “sposarla” … sì, dopo appena un mese).

Senza voler giudicare la vita di nessuno (non spetta di certo a me!), ammetto che mi sono posta delle domande. La prima è stata dove si trovassero i padri dei loro figli mentre le due donne messaggiavano tutta la notte. Nell’articolo non si capisce se ci sia stato un tradimento oppure se le due si fossero incontrate da single…

Se erano storie già concluse, forse avevano lasciato delle ferite tanto profonde da far desiderare una fuga? (Me lo domando non perchè sono omofoba o perchè mi piace viaggiare con la fantasia, ma perché ho ascoltato la testimonianza di una ragazza che mi raccontava proprio questo. Era sposata con un uomo che faceva uso compulsivo della pornografia e lei si sentiva “trattata come un oggetto” nella sfera intima. Un giorno mi ha detto, molto seria: “Se dovessi riaccompagnarmi con qualcuno, sarà con una donna!”).

Forse le storie precedenti di queste due mamme hanno generato delusione, rammarico e un’immensa sete di comprensione?Se invece le due donne erano ancora sposate, forse non c’era reale comunione?

Non conosco bene la vicenda, ma parlo di quello che vedo nelle mie conoscenti e nelle persone che mi scrivono: una relazione dove non c’è profonda unità – o peggio, si verificano abusi o si vive male l’intimità – lascia un senso di amara solitudine. Questo può portare a cercare affetto altrove (talvolta, purtroppo, ovunque), senza, però, prima aver risolto e sanato le ferite generate da quella relazione nociva. E se due mamme parlano di “matrimonio” dopo un mese dal primo bacio, è giustificato chiederselo: cosa c’è nel loro passato?

Non sto scrivendo questo articolo per fare l’inquisizione, nè per generare pettegolezzi, ma perchè simili storie le leggono tanti giovani alla ricerca di sè stessi. Il giornalista dice che il pezzo è pensato per mandare in tilt chi difende la famiglia naturale… ma il pezzo, in realtà, a prescindere dalla comprensione della famiglia che si ha, ha tutte le carte in regola per mandare in tilt chiunque pensa che delle scelte importanti (e vincolanti per intere famiglie!) vadano soppesate con cura e prudenza…

Personalmente, troverei sconcertante sentir parlare di matrimonio dopo un mese di frequentazione (soprattutto quando si hanno dei figli a cui render conto delle proprie azioni!) anche se si trattasse di un uomo e di una donna. Queste storie mi fanno pensare che abbiamo bisogno urgente – ma che urgente? Di più! – di evangelizzatori che si prendano a cuore in modo particolare l’educazione all’affettività dei giovanissimi, che li aiutino a comprendere il peso delle proprie scelte, prima che finiscano in relazioni che lacerano i loro cuori e lasciano questo vuoto.

I ragazzi hanno bisogno – e diritto! – di sapere come costruire storie solide, che diano senso e pienezza alla vita. Come vivere un serio discernimento.

I nostri lettori conoscono la comprensione che abbiamo della famiglia (sposiamo, infatti, la visione del Magistero della Chiesa, che poggia sul Vangelo), ma lascia perplessi che anche chi abbia una comprensione diversa della famiglia esalti scelte così affrettate, senza intravedere dietro a tutto questo delle fragilità, che, forse, hanno bisogno di essere sanate (anche nell’interesse dei figli, che prendono come primi modelli relazionali proprio i genitori!).

Dopo cinque mesi dal primo appuntamento arriva la celebrazione dell’unione civile in comune davanti ai bambini e ai ragazzi delle due donne. La storia si conclude così: “‘Gli abbiamo detto come stavano le cose. Ci hanno detto: ‘Vediamo come sorridete, come siete felici, e lo siamo anche noi’. Più facile di così…”

Proprio questo lascia perplessi: sembra tutto troppo facile. Senza giudicare nessuno (auguriamo tutto il bene del mondo a queste donne e alle persone loro care) ai ragazzi che ci leggono vorrei dire: non abbiate fretta, scavatevi dentro, fate discernimento, cercate di capire quello che vi sta succedendo, risolvete la vostra affettività e infine sappiate che, anche in un mondo iper-sessualizzato come il nostro, si possono sperimentare ancora amicizie vere anche senza erotismo, nella gratuità. Cercatele e le troverete.

Cecilia Galatolo