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coscienza

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Gesù a Betania: difendere la coscienza dell’amato/a (1 parte)

Posted by Antonio e Luisa De Rosa

1

Ogni sposo o sposa, nel giorno in cui viene consacrato da Dio sacerdote dell’altro, assume su di sè il dovere della difesa e della protezione. Il dovere di proteggere la coscienza della persona che ama sapendone rispettare la profonda intimità, ascoltarne i segreti con silenzio adorante.

Porprio nel giorno in cui si contraggono l’esercizio degli stessi diritti e si assumono i medesimi dovere, l’Io della coppia deve rendersi conto di essere servo senza diritti verso l’intimità della coscienza del prossimo amato. Il vangelo di Betania può aiutarci a capire il senso di tale responsabilità e quanto proteggere la coscienza altri sacrario di Dio nella persona, si uno degli atti di misericordia più necessari tra i due che si amano.

La scena evangelica si incastona nel cammino di Gesù verso Gerusalemme, per compiere la salvezza e la Sua ascesa al Padre. Tale movimento teologico indica come Dio prima crei la coscienza e poi cammini verso di essa e attraverso di essa per salvarla. E’ presente, quindi, per ciò che riguarda la coscienza, una alternanza di creazione salvifica e di salvezza creatrice, appunto come avviene nel rapporto tra Gesù e coloro che abitano nella casa di Betania.

La narrazione di Lc 10,38 inizia così: “Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò”. Alcune varianti dei testi originali sottolineano questa sfumatura:: “lo ricevette in casa sua”. Leggendo i versetti successivi vedono la donna di casa rivolgersi in modo imperativo verso l’ospite; unendo questo atteggiamento alla particolarità prima citata, sembra che non solo la casa di Marta fosse sua, ma che, per osmosi, tutti coloro che vi erano, diventassero suoi.

   Questo è il primo condizionamento della libertà che può subire la persona la sua coscienza da parte di chi, come il coniuge esercita un ministero: legare il possedere all’essere. Tale situazione di immaturità umana, da cui nessun ruolo può essere immune, innesca, in chi ha un autorità-ruolo-potere, l’inganno di attribuire ad esso una dignità da cui consegue una amabilità all’interno della casa.

Avere un ruolo, essere la persona che ti è accanto, dà un potere da cui deriva una dignità, che fa sentire se stessi amati o rende amati all’interno della casa di Betania: questo è un inganno letale, affermarsi nella coppia mediante il ruolo che si svolge, il lavoro, o la cultura o l’affetto. Gia il fatto che ci sia bisogno di affermazione vuol dire che l’amore è posto ai margini.

 Al v.40 Luca ci racconta gli effetti di questa distorsione, descrivendo Marta come strappata periespato attorno ai molti servizi: dunque, non centra l’attenzione su cosa Marta stesse facendo, ma su come lo stesse facendo ed a cosa la conducesse quell’atteggiamento.

Il desiderio di essere amati con mezzi sbagliati fa perdere di vista il fine, sovvertendo i mezzi, facendoli diventare il fine. Si rischia di badare più alla forma che alla sostanza, sacrificandola. Questo squilibrio nell’esercizio del potere-affetto da parte di uno dei coniugi, sfocia nell’utilizzare la persona e la sacralità della sua coscienza, facendo perdere di vista la tua missione di sposo\a ministro dell’amore: portare la persona a Cristo, essere spettatori dell’amore di Dio per quell’uomo-donna affidatati e non servirsene per sentirsi affettivamente amati, sapendo di avere qualcuno in pugno.

2.1.1 Un’ aggressione non violenta

Se nella volontà di Dio in genere c’è il desiderio di rivelarsi, nel vangelo di Betania secondo Luca si evince il desiderio di Gesù di costruire con gli abitanti della casa un rapporto. Prendendo in esame il rapporto tra Gesù e Maria di Betania, c’è un dialogo tra il Figlio di Dio ed una creatura, dove ella ascolta la Sua parola e Gesù è insieme Maestro di Spirito e Parola annunciata. Maria assume l’atteggiamento del discepolo anche con la sua postura, confermata da ciò che dice Paolo di Tarso in Atti quando si definisce discepolo di Gamaliele[1]. Possiamo, quindi, concludere di trovarci davanti ad un vero e proprio dialogo della coscienza con l’ospite divino, dove c’è un colloquio tra il Maestro e il discepolo atto alla crescita nella via di Dio. Ogni coniuge si rivela maestro di misericordia quando si rende come il letto di un fiume dove l’Amore tra Dio e colei\colui che ama, possa scorrere in modo dolce e scambievole.

La scena dipinta da Luca è visibilmente colorata di sacralità si nota, però, come ella sia aggredita e messa in serio pericolo dall’atteggiamento di Marta, la quale si qualifica come condizionamento in atto. Non letto di un fiume ma diga da dove sembra impossibile passare.

 Se scandagliamo il testo è facile arguire le modalità invasive di Marta nel rapporto tra Maria e Gesù e comprendere quali possono essere gli atteggiamenti invasivo-aggressivi di ogni marito o moglie che non vuole mettersi a servizio della coscienza altrui. Continua…………


[1] Cf. M. Crimella, Con me in Paradiso, p.38.

Fra Andrea Valori

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Lug·22

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Molto spesso noi uomini pensiamo di conoscere nostra moglie anche nell’intimità. Eppure ci sono paure, insicurezze e desideri che rischiamo di non vedere. Il rapporto con il proprio corpo, il timore di non piacere più, il confronto con altre donne, il bisogno di sentirsi desiderata, la necessità di tempi più lenti e di maggiore tenerezza: sono aspetti che non possiamo liquidare come dettagli. «Nessuno vi inganni in alcun modo». Le parole di San Paolo ai Tessalonicesi sono sorprendentemente attuali anche per noi sposi. Cambiano i tempi, cambiano i mezzi, ma restano le stesse tentazioni: confusione, paura, false promesse, parole che sembrano sagge ma rischiano di allontanarci dalla verità del Vangelo. L’amore nasce dalla Signoria, Signoria di Cristo in noi che incontra la nostra volontà. Volontà che si fa dono nell’incontro con un’alterità  diversa da noi, ma a noi complementare. https://www.instagram.com/p/DcaOc3-CGeV/ Le icone non sono semplici immagini da guardare: sono finestre sul Mistero, un linguaggio che conduce oltre ciò che gli occhi vedono. Nell’icona di Nostra Signora dell’Alleanza ogni dettaglio parla del matrimonio cristiano: Maria abbraccia e custodisce gli sposi, Cristo è al centro della loro unione, il Padre e lo Spirito Santo ricordano che l’alleanza nasce dentro l’amore trinitario. Il cerchio richiama l’anello nuziale, la Parola e l’Eucaristia indicano il nutrimento della coppia, le lampade la preghiera quotidiana. Anche il baldacchino parla della presenza di Dio nella vita coniugale. Contemplare questa icona significa riscoprire la propria vocazione: gli sposi sono chiamati a rendere visibile nel mondo l’amore di Cristo per la Chiesa. Un’icona da ammirare, ma soprattutto da vivere ogni giorno insieme, con fedeltà, tenerezza, dono reciproco, preghiera e speranza. Non dobbiamo essere perfetti per diventare strumenti di Dio. Il Vangelo ci ricorda che Gesù ha scelto Pietro, un uomo impulsivo, fragile, capace perfino di rinnegarlo, eppure chiamato a diventare roccia per la Chiesa. Anche per noi sposi vale lo stesso: la missione non nasce dalla perfezione, ma dalla disponibilità a lasciarsi trasformare. Le nostre fatiche, le cadute, i litigi, i perdoni, i ricominciamenti possono diventare una testimonianza concreta del Vangelo. La Chiesa ha bisogno anche delle nostre case, delle nostre relazioni, della nostra fedeltà quotidiana. Non lasciamo che il sentirci “indegni” diventi una scusa per restare fermi. Gesù continua ad avere fiducia in noi. Proprio dentro la fragilità può fiorire una missione vera, feconda.

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