Gesù a Betania: difendere la coscienza dell’amato/a (2 parte)

Cominciamo da come entra Marta nel binomio dialogico Maria-Gesù: “Allora si fece avanti” v.40. L’espressione che racconta l’intervento di Marta è articolata attraverso il verbo epistasa al participio aoristo, il quale indica una priorità dell’azione di Marta sulla scena, in cui si pone come predominante. Questa predominanza assume i toni dell’imponenza, epistasa significa letteralmente imporre.

Marta si impone sulla coscienza di Maria e sul suo intimo dialogo col Signore, autoconsegnandosi una potestà che nessuno, se non Dio stesso, può avere. L’imporsi di Marta sfocia, poi, nel suo rivolgersi a Gesù con un vocativo kyrie o Signore! Marta si rivolge verso Gesù con una certa solennità: Signore[1], ma Chi nella Scrittura chiama e dona una vocazione è Dio e non l’uomo.

Marta si sta mettendo al posto di Dio, quasi decidendo come Gesù, il Signore, debba essere nei confronti di Maria, come Maria debba essere nei confronti di Gesù; cerca di gestire il sacro che c’è tra l’uomo e Dio, inscatolandolo nella paura di non riuscire a far tutto e di non poter controllare la situazione. Spesso nella coppia questo abuso di potere relazionale si materializza nella dinamica del ricatto e ancor peggio nel ricatto psicologico: “Non t’importa nulla-non ti importa nulla di me!”.

Questa espressione succitata è il rimporvero che Marta fa a Gesù, nel greco si usa verbo melo cioè darsi pensiero, legato dall’accadico malaku che significa “prendere una decisione”.

Colei che a Betania era la padrona di casa, decide a posto di colei che cerca un intimità col Signore, Marta pecca di misericordia perché è convinta di sapere qual è la cosa giusta, non capisce che uno dei più grandi atti d’amore è consentire a chi ami di scegliere, fare delle scelte che forse non condividi, ma rimanere un porto sicuro per chi ami, senza condizionamenti da il vangelo ci mette in guardia  “Dille dunque che mi aiuti”.

In Marta emerge un altro condizionamento presente a Betania nel ministero protettivo verso la coscienza: la paura.

 E’ palese la paura di lasciare libertà di scegliere, la quale presuppone la paura di lasciare libertà di sbagliare, ma che è principio di ogni cammino di coscienza[2] anche e soprattutto all’interno della vita del singolo all’interno della coppia. Marta, nella sua paura, non solo vuole avere tutto sotto controllo, ma ha bisogno di decidere su cosa e su come Maria sta facendo. Questo è grave, soprattutto, perché in quel momento l’oggetto in questione non è un pasto da cucinare, ma è il rapporto dialogante tra la coscienza redimente di Cristo e la coscienza bisognosa di amore particolare di Maria. 

L’aggressione-invasione che Marta opera sta nel voler controllare il rapporto tra Gesù e Maria e tutto ciò che ne è intimamente connesso. Questo abuso può avvenire per tutti coloro che esercitano che prima di esercitare un autorevolezza data dall’amore, impostano un autorità data da diritti che non hanno. Spesso il tarlo della coppia è la mancanza di dialogo, la difficoltà di affrontare questioni spinose che riguardano, il rapporto, la sessualità o l’educazione, si crede che l’altro debba aprirsi a tutti i costi e che il non riuscire a manifestare i propri pensieri sia una colpa. Nulla di più sbagliato, poiché l’apertura d’animo e di coscienza dei propri dubbi, difficoltà, rancori e desideri, sono da considerare doni da accogliere con umiltà e non pagamenti da strappare con supponente e arrogante presunzione.

Altra aggressione invasiva che notiamo a Betania è introdotta dall’evangelista, descrivendo le parole di Marta verso il Maestro: “Dille dunque che mi aiuti”.    Marta interviene verso Gesù e Maria proprio mentre i due stanno parlando e cerca di interrompere quell’azione, ordinando a Gesù di dare inizio ad altra. Appare quasi che l’aiuto richiesto sia un pretesto al fine di interrompere quel colloquio tra Maria e Gesù, che è Maestro e Parola allo stesso tempo. Il dialogo a tre si sviluppa attraverso un intervento indiretto da parte di Marta, verso Maria che la sorella però ascolta rimanendo in silenzio immobile.

Potremmo dirci: “Ma perche non l’ha presa da parte chiedendole semplicemente una mano?”. Tale modalità, un po’ grossolana, quando viene usata nelle relazioni intime, crea nella coscienza, il terrore dell’ aut aut “se fai questo vai bene, se non fai questo non vai bene”, facendo leva sul senso di colpa e sullo scrupolo di avere un rapporto con Dio diverso da come l’altro vorrebbe.

Marta non sembra saper aspettare i tempi di Dio, ma nonostante ciò Maria non risponde, né si “sottomette”: si difende, non lasciando entrare la sorella nella sua relazione con il Signore. Il delirio decisionale e controllante di Marta sfocia nel dover decidere con chi la coscienza della sorella debba interfacciarsi, nel controllare di cosa si parli e con chi: “tu non devi parlare con lei, lei non deve parlare con te!” Gesù difende la libertà e la coscienza di Maria, compiendo un atto di misericordia verso Marta impedendole di compiere il più efferato dei crimini: ferire la coscienza.

Ogni sposo e sposa ha insito nella sua vocazione carismatica il dono di poter difendere la coscienza di chi ama a volte proteggendola proprio dalla persona stessa, invischiata purtroppo nel facile inganno di credere di non saper amare abbastanza e sentire per questo il senso di colpa che puo essere lenito da un semplice sguardo che ti ascolta.


[1] Cf. M. Crimella, Con me in Paradiso, p. 41.

[2] Cf. Amoris Letitia 305.

Fra Andrea

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Nel dolore siamo come Maria o come Marta?

Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!
Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà».

Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».

Il Vangelo di questa domenica ci racconta l’episodio della resurrezione di Lazzaro operata da Gesù. Non prendo in considerazione tutto il Vangelo di questa domenica. Voglio evidenziare il diverso atteggiamento delle sorelle di Lazzaro: Marta e Maria. Entrambe sono affrante e quando vedono Gesù sembrano anche incolparlo della morte del loro amato fratello. Entrambe dicono: Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma poi Marta aggiunge un’altra frase a differenza di Maria: Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà.

Noi siamo Marta o siamo Maria? Mi spiego meglio. Marta e Maria sono immagine di tutti noi credenti, di noi che siamo convinti di riporre la nostra vita nella fede in Gesù. Quando arriva la morte nella nostra famiglia, non per forza un lutto, ma anche una sofferenza, una difficoltà, la perdita del lavoro o, come in questi giorni, l’epidemia. Come ci comportiamo? Come Maria? Ci arrabbiamo con Gesù senza riporre più speranza in Lui? Magari perdendo la fede. Oppure come Marta? Marta si arrabbia con Gesù, esattamente come Maria. Ma poi ha la forza di aggiungere un’altra frase: Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà. Continuo a fidarmi di te, anche se mi sono sentita abbandonata, perché so che tu sei il Signore e solo tu puoi dare senso a tutto, anche a quello che sta accadendo nella mia vita.

Questo brano di Vangelo dovrebbe aiutarci a riflettere sulla nostra fede, aiutarci a capire se è una fede matura o una fede che nasconde un po’ di superstizione. Non una relazione con Gesù, ma un modo per esorcizzare la paura di soffrire e di morire.

Io stesso vado in crisi mentre scrivo questa riflessione, perché è qualcosa che credo tocchi tutti.

Buona domenica.

Antonio e Luisa

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Maria ci insegna che amare è più importante di fare.

In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola;
Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,
ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

Il commento di seguito non è mio, ma del buon Marco Chiavini che ringrazio.

Questa pagina del Vangelo mi ha sempre colpito, soprattutto immaginandomi Maria seduta ai piedi di Gesù, completamente assorbita dall’ascoltare Nostro Signore.

In questi giorni ho riflettuto calando le due figure delle sorelle nella coppia, mi spiego meglio: molto spesso i coniugi sono molto indaffarati a gestire i figli, la casa, tutte occupazioni legittime, ma il problema nasce quando tutto ciò prende il sopravvento, quando diventa pre-occupazione. Ci viene molto facile essere la Marta della situazione. Purtroppo ci sono situazioni in cui si fa fatica a lasciare il comando della barca a Gesù, penso ad esempio alle famiglie in cui si vive una situazione di disabilità, ma tante altre piccolezze meno degne della nostra attenzione ci assorbono e perdiamo di vista “la parte migliore”, trascuriamo quello che Cristina Epicoco chiama il primo figlio della coppia, cioè il “noi”. Anche i discorsi tra coniugi diventano un elenco o un riepilogo delle cose da sbrigare, non lasciando spazio ad un dialogo vero e costruttivo.

Mi piacerebbe chiedere a Gesù di bussarmi sulla spalla ogni tanto e dirmi: “Marco Marco tu ti preoccupi e agiti per molte cose…”, così mi distoglierei dalle occupazioni quotidiane, non mi porterei il lavoro a casa, che a volte occupa la mia mente, distoglierei la mia attenzione dallo smartphone che sembra diventato indispensabile anche quando sono in casa e sarei più attento, disponibile e amabile per mia moglie e i miei figli.

Marco

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Fare va bene, ma custodendo l’amore.

Oggi la liturgia propone il Vangelo con Maria e Marta. Marta che fa e Maria che ama.

A prima vista Maria sta antipatica. Come quella poveretta di Marta si sbatte di qua e di la. Lei non solo non fa nulla, ma si prende anche le lodi del Signore. Inconcepibile.

Vorrei dare una lettura moderna in chiave sponsale. Così si può comprendere meglio cosa intenda lodare Gesù in Maria e quale sia invece il grosso pericolo in cui può incorrere Marta.

Il mondo di oggi è strano. Non c’è più tempo per curare le relazioni ma si deve fare, fare sempre e correre, correre tanto per arrivare alla sera stremati e comunque senza aver fatto tutto perchè servirebbero giorni di 36 ore. Noi alla sera prima di coricarci facciamo il breafing per il giorno dopo, cerchiamo di incastrare gli impegni e fare in modo di fare tutto ma non è sempre facile e possibile. Abitiamo in una piccola città e fortunatamente ogni luogo è facilmente raggiungibile, immagino che per chi abita nelle grandi città sia ancora più una mission impossible. Si può chiedere aiuto agli amici, ma è sempre e comunque un delirio. Servirebbe un master in pianificazione attività familiare.

Veramente questo mondo porta gli sposi ad essere soci d’impresa. Non c’è più tempo di parlare di argomenti che non siano direttamente funzionali all’organizzazione familiare, non c’è più tempo di guardarsi negli occhi e di ritrovarsi nell’altro, di aprire il cuore, di condividere le gioie, le paure, le difficoltà della giornata e di trovare pace nell’altro. Dopo anni di matrimonio tante coppie non si trovano più. Una volta che i figli sono grandi e che si resta soli in casa, molti sposi scoprono tristemente di non conoscersi più, di non aver più quell’intimità e affiatamento così indispensabile perchè l’amore non diventi un peso ma sia vita. Luisa certe sere appoggia la testa sul cuscino e già russa.

Noi abbiamo 4 figli, lavoriamo tutti e due ma cerchiamo sempre di non sottovalutare l’importanza di curare la nostra relazione e quella con Dio.

Ed ecco che ogni momento diventa buono. Cerco di trovare piccoli spazi durante la pausa pranzo per incontrare la mia sposa, solo io e lei come due amanti che però non tradiscono l’amore ma lo custodiscono. Giorni di ferie per ritrovarci io e lei a passeggiare come due fidanzatini. Quando posso l’accompagno al lavoro per trasformare quel tragitto in auto in momenti di dialogo d’amore o di preghiera di coppia. Ogni coppia poi trova la sua strada ma vi scongiuro non sottovalutate questo aspetto. Anche Gesù nel passo del Vangelo dove va ha trovare Maria e Marta riprende Marta. Può sembrare ingiusto sgridare Marta che tanto si da da fare ma intende proprio evidenziare che la relazione d’amore è più importante di ogni cosa che facciamo. Avere la casa in disordine, saltare qualche impegno sono situazioni da evitare ma molto più grave sarebbe perdere per strada quell’amore per cui ci stiamo dando tanto da fare.

Antonio e Luisa