Le Beatitudini, qui ed ora: per una vita piena.

Mi trovo a scuola, dove lavoro con i bambini dai tre ai sei anni. Ancora sento dentro di me la scia di luce e di intima gioia lasciata dal sorriso di una bimba. Una bimba che con il suo silenzio e con il suo essere quasi invisibile grida il suo bisogno di essere guardata, riconosciuta, amata.

Un grido che è arrivato e ha raggiunto i miei occhi, perché era senza voce, delicatissimo. E poi è giunto al mio cuore. Ho iniziato a guardare spesso questa bimba, ad avvicinarmi a lei un po’ alla volta, a restituire consistenza e visibilità a quella piccola creatura spaventata. E mentre lo facevo ho contattato anche quella piccola parte dentro di me tante volte ha desiderato di essere vista, ascoltata, conosciuta, e tante volte è stata delusa. Ho ripercorso dentro di me la strada della mia vita fino ad oggi. Ed ecco: benedico Dio per ogni passo della mia storia anche, e soprattutto, per quei passaggi difficili, per cui ho sofferto ma che hanno contribuito a rendermi ciò che sono oggi. Certo, non sono masochista, e so che non è la sofferenza che mi ha fatto crescere, ma il fatto di aver trovato qualcuno che mi aiutasse a starci dentro e a rileggerla, poi, in un’altra prospettiva. È stata la relazione con qualcuno a salvarmi, e sicuramente non ce l’avrei mai fatta da sola, perché io quello che potevo fare già lo stavo facendo. E non era sufficiente per salvarmi. Il male del nostro tempo storico e della nostra società è proprio questo: l’autoreferenzialità e l’autosufficienza. Non c’è un inganno più grande di questo! Le nostre ferite che ci portiamo dentro vengono sempre dalle relazioni e solo nella relazione possono guarire. E allora lì, Dio è intervenuto con me, proprio come io oggi sto facendo con questa bambina. Mi ha ridato la gioia di non essere sola, ha restituito un senso al mio vissuto e mi ha guidata per mano alla scoperta del tesoro che è per me tutta la mia storia. Questo, ovviamente, è accaduto tramite delle persone concrete, come la guida spirituale e altre figure di riferimento. Attraverso le ferite/feritoie della mia storia si sono aperti degli squarci di luce, di “beatitudine” (non per niente io sono sr. Ebe Lucia delle Beatitudini!): la felicità che ci offre il Signore non è superficiale, frivola o passeggera, ma nasce proprio lì dove nessuno se lo aspetterebbe. Chi avrebbe mai pensato che si può essere felici nella fatica, nel pianto, nella povertà…? Beh, io prima non avrei mai pensato che questi “poli opposti” della nostra esperienza potessero stare insieme! Ebbene, questa è la promessa di Dio a ciascun cristiano che si lasci interrogare dalla storia e dalla sua storia: «Beati voi»! Questo è il cammino che mi piacerebbe fare insieme a voi. L’ho capito quando oggi, dopo mesi che lavoro con lei, questa bimba si è rivolta verso di me, ha incontrato il mio sguardo e, per la prima volta, mi ha sorriso tenendo fissi i suoi occhi nei miei, senza distoglierli. Il suo sorriso oggi vale la pena di tutto ciò che ho vissuto e che mi ha portato fin qui.

Suor Ebe

Articolo originale su Amati per amare 

 

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Sono imperfetto e so di esserlo. Ferita che diventa feritoia per la Grazia.

I social sono ingannevoli. E’ facile trasmettere un’immagine di se stessi che non corrisponde a verità. E’ facile passare per un uomo che non esiste.   Cerco di non farlo, ma a volte il messaggio passa comunque. Per questo cerco di scrivere anche pensieri non filtrati. Attraverso quei pensieri si manifesta la parte di me più immatura e più tamarra. Rivendico il diritto di mostrarmi per quello che sono. Un uomo in cammino che sbaglia, che esprime pensieri non sempre cristianamente perfetti. Un uomo che si arrabbia, e che a volte è anche intollerante e facilmente irritabile e irritante. Ho le mie contraddizioni come tutti. Mia moglie, la persona che mi conosce più di tutti, può confermarlo.   Spesso starmi accanto non è stato facile per lei. Il matrimonio è bellissimo per questo. Pensateci bene. E’ commovente.  Una donna, che io vedo meravigliosa (ma vale anche l’inverso), ha deciso in libertà di donarsi completamente a me. Si è data totalmente. Si è data tutta e, cosa ancora più sconvolgente, ha accolto tutto di me, anche quella parte di cui mi vergogno e con cui fatico a convivere. Ha deciso di abbracciarmi nelle mie doti e nel mio positivo, ma ha deciso di fare suoi anche i miei difetti, le mie tenebre e le mie contraddizioni. Si è presa tutto. Ai nostri giorni c’è una grande povertà. Ci si spoglia, ci si mostra nudi e  si fa sesso con persone che neanche si conoscono bene, molte giovani (e anche meno giovani) persone hanno perso completamente il pudore e  si svendono allegramente. Questo porta però a una grande miseria. Porta all’incapacità di mostrare la propria anima. Di mostrarsi per quello che sono senza maschere e filtri. Incapacità dovuta alle tante ferite che fanno sanguinare il loro cuore e  alla loro paura di trovarsi indifese e vulnerabili. Troppe volte mostrare il fianco le ha portate a soffrire e a sentirsi profondamente deluse.  Il matrimonio quando vissuto autenticamente  libera da tutto questo.Nella mia sposa ho la certezza di trovare lo sguardo di Cristo. Di chi non giudica, ma che al contrario compatisce e perdona. Una persona che vuole sostenermi e che vede oltre qualsiasi errore io possa aver fatto. Vede in potenza chi posso diventare con l’amore dato e ricevuto. Così la ferita diventa feritoia. Il balsamo del perdono ricevuto penetra nella ferita che brucia  e arriva dritto al cuore. Diventa energia positiva che mi dà forza, determinazione e desiderio di rispondere a quel perdono con l’impegno di cambiare. Questo è possibile quando Gesù abita la relazione.    Gesù abita la nostra vita, abita nella nostra famiglia e ci guarda con tenerezza. Tenerezza di chi ha capito che queste sue creature, così desiderose di amare di farsi amare, non sono capaci di farlo, e si sentono spesso inadatte ad essere immagine di quell’amore per cui sono state consacrate con il matrimonio. Ma Gesù non ci vuole perfetti, sa che peccheremo ancora, e che non saremo mai degni del suo Amore e del suo sacrificio. Gesù non vuole questo, Gesù vuole che ci riconosciamo piccoli e deboli. Solo allora lo cercheremo per affidargli la nostra vita  e riconosceremo nel nostro sposo o sposa una persona anch’essa  imperfetta , limitata e fragile. Solo allora potremo avere uno sguardo di comprensione e perdono l’uno verso l’altra.

Solo allora Gesù potrà entrare  in noi, e potrà trasformare con la Sua Grazia quel nostro amore imperfetto  in qualcosa di radicale e stupendo, che faremo fatica a credere venga da noi perché non è nostro ma è lo Spirito che  ci dona l’uno all’altra.

Antonio e Luisa