Il matrimonio ha la forma della resurrezione!

l matrimonio ha la forma della resurrezione!La croce e il dolore sono solo un momento di passaggio che serve a farci diventare veri uomini e vere donne. La forma della resurrezione non vuol dire che i problemi si risolvono come vogliamo noi, e nei tempi da noi stabiliti.

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Ma la morte e il dolore non hanno l’ultima parola nelle nostre vite e nelle nostre relazioni, se siamo disposti ad aprire spazi nel nostro cuore in cui fare agire la presenza di Dio. Non si tratta di discorsi astratti e teorici, ma dell’autentico desiderio ostinato e tenace di trovare una strada anche dove tutto sembra chiuso. Perché nulla è impossibile a Dio!!!

Il matrimonio ha la forma della resurrezione se veramente siete disposti a provarle tutte, e a non arrendervi finché non trovate la giusta via per far circolare amore, gioia, intimità e confidenza.

Ma come fare se l’altro non è disponibile a collaborare, se l’altro si rifiuta, si chiude, si allontana. Come fare se c’è un tradimento, o problemi più grossi?!

Non vi arrendete all’AMORE. Prima di tutto verso voi stessi. Il matrimonio ha la forma della resurrezione se ti vuoi bene e ti porti rispetto, se custodisci con la preghiera, le parole e i gesti uno spazio sacro dentro di te dove neanche il peccato e il male dell’altro può entrare, perché quello è il territorio di Dio.

Non vi arrendente all’AMORE. Il nutrimento di affetto e di amore che rivolgete a voi stessi se è autentico porta pace e serenità, la Perfetta Letizia di San Francesco d’Assisi, a cui neanche le bastonate e gli insulti potevano togliere la gioia del Signore. Quando vi volete veramente bene è più semplice per voi ritrovare il vostro centro, il senso della vostra identità, chi siete e mettere un confine fra voi e il male esterno. Occorre un’opera di separazione psichica in qui ognuno si riprende ciò che è proprio e da all’altro ciò che è dell’altro. Così il tradimento di tuo marito parla di lui e delle sue fragilità, non parla di quanto vali come donna. Così la durezza di tua moglie parla dei suoi limiti e non del tuo spessore e della tua virilità di uomo. Spesso ci facciamo invadere dalle fragilità dell’altro, dai suoi sbagli e contaminiamo quello spazio sacro dentro di noi che appartiene solo a noi e Dio.

Il dolore della croce non ha più potere su di voi se siete disposti ad entrarci per imparare qualcosa. Non si tratta di obbligo, di sfogo e repressione. Tutto ciò ha a che fare con la docilità di aprirsi all’amore. Non sposarti se non sei disposto a farti Amare da Dio. Per portare avanti un matrimonio non ci vuole stoicismo e predisposizione al massacro, ma voglia incontenibile di amore, gioia e felicità.

Tante volte ascolto storie di particolare sofferenza, in cui non c’era molta coscienza del sacramento, o in cui l’immaturità affettiva di storie ferite, non ha permesso di entrare con responsabilità e consapevolezza nel matrimonio. Ma in qualunque storia, in qualunque fatto della nostra vita io credo che Dio si incarna e benedice. E se siamo disposti a Cercare Lui che la Via, la Verità, e la Vita è sempre possibile trovare un senso a ciò che sta capitando.

Il mio matrimonio ha avuto la forma della croce per otto lunghissimi anni. In quel marasma di dolore, solitudine e tristezza sono rimasta perché in ogni crisi, nella rabbia più furiosa, sentivo una voce partire dal di dentro che mi diceva che mio marito era l’uomo della mia vita. Quello stronzo insensibile era la persona che io amavo nonostante tutto. Il mio amore era per lui, anche se la mia rabbia mi portava a respingerlo. Infine non era pensabile per me togliere un padre ai miei figli, perché se come marito lasciava a desiderare Roberto è sempre stato un padre meraviglioso. Infine sono una persona molto ostinata, in certi casi così testarda da risultare insopportabile, così per me arrendermi non è previsto. Il mio matrimonio ha avuto la forma della croce, ma in tutti quei lunghi 8 anni mi ripetevo che tutto non poteva esaurirsi nella misera sopportazione! Io volevo tutto il pacchetto! La promessa della gioia e della felicità che Dio mi ha fatto! Che non ha niente a che vedere con l’assenza di problemi o prove, ma che riguarda la possibilità per me di sentirmi unita a mio marito. Una squadra unita per la Buona Battaglia. Il mio matrimonio ha avuto la forma della resurrezione non quando mio marito è cambiato, ma quando io ho deciso di riprendere in mano la mia vita, la mia relazione con me stessa e con Dio. Quando ho cominciato a custodire quello spazio sacro dentro di me in cui neanche mio marito può entrare. Ecco che allora è giunto il tempo della Giustizia per il mio matrimonio e ho assistito a cambiamenti che sanno di miracoli. Ma la vera resurrezione per me è stata la mia libertà interiore di accettare mio marito così com’era (che non significa avallare le sue immaturità o i suoi comportamenti dannosi per noi), potendolo volere bene mentre lo spronavo ad affrontare quei cambiamenti necessari per noi. Tutto questo non si fa da soli. Dobbiamo imparare a chiedere aiuto. A Dio nella preghiera e nei sacramenti e alle persone intorno a noi, fratelli, amici, sacerdoti, suore, psicoterapeuta se necessario.

Il matrimonio ha la forma della resurrezione. Non so in che tempi e in che modi nella tua storia. Ma tu non mollare mai nel ricercare la VITA nel tuo matrimonio.

Claudia viola e Roberto Reis

Pagina Web http://amatiperamare.it/blog

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Psicologia e fede fanno pace!

Solo il Signore Gesù Cristo ha potere di salvare la mia anima. La psicologia, come tutte le altre scienze che la nostra intelligenza di essere umani ha concepito, offre strumenti. Strumenti di cambiamento che riguardano la vita psichica: emozioni, pensieri e comportamenti. Vale la pena scrivere qualcosa su questo argomento perché c’è ancora troppa ignoranza in questo ambito. 

Avendo studiato in una università cattolica per me il connubio fra fede e scienza è naturale, le cose proprio non si possono separare, perché l’essere umano è una persona bio-psico-sociale aperto al trascendente. Significa che ho un corpo con la sua fisiologia e i suoi meccanismi biologici, una dimensione psichica fatta di equilibri emotivi, e sono relazione cioè sono inserita in un contesto sociale e relazionale che mi influenza e che io influenzo. Infine ho dentro di me una dimensione spirituale che riguarda la ricerca di senso e valori qualsiasi fede coltivo dentro di me.  

Se partiamo da questa visione dell’uomo è evidente che ogni dimensione influenza l’altra e tutte le dimensioni della persona vanno custodite. Spesso però negli ambienti cattolici succede che la pratica psicologica va in competizione con il cammino spirituale, come se fare un percorso psicologico svalutasse il cammino di fede. Niente di più falso e infecondo. Per curare una bronchite vai dal dottore, per curare una carie vai dal dentista, se hai la macchina rotta la porti dal meccanico, se hai un problema psicologico, emotivo puoi serenamente andare dallo psicologo.  

Lo puoi scegliere con cura e attenzione, perché i ciarlatani e gli incompetenti esistono pure nella nostra categoria. La prima informazione è questa: lo psicologo è laureato in psicologia, ha frequentato un percorso universitario e fatto un esame di abilitazione e può effettuare percorsi di consulenza psicologica su problematiche contingenti mantenendo il focus sul potenziamento delle risorse personali. Lo psicoterapeuta invece ha fatto una scuola ulteriore di quattro anni per specializzarsi sulla ristrutturazione della personalità nei casi più complessi in cui la sofferenza psicologica ha radici profonde e si manifesta con sintomi più complessi. Non abbiate paura di queste spiegazioni. Anche la mia personalità è stata ristrutturata ringraziando a Dio. Pensa se restavo uguale!! E’ una ristrutturazione che si fa insieme al terapeuta, siete una squadra, niente può essere fatto senza la tua volontà di cambiare. Lo psicoterapeuta non è un mago, non è onnipotente, ha solo strumenti che ti possono essere utili per stare meglio, per aggiustare quelle difficoltà umane che ti fanno soffrire. Fra te e lo psicoterapeuta c’è una porta di cui solo tu hai la chiave. Se apri puoi ricevere l’aiuto che desideri altrimenti no. A volte certe problematiche richiedono anni perché sono molto complesse, altre volte basta meno tempo. Dipende dalle situazioni. Certo è che se lo psicoterapeuta si rende conto che non ci sono miglioramenti nel tempo è tenuto a comunicarlo e farlo presente, valutare un invio e comunque stimolando il paziente ad essere attivo e indipendente. Come diceva la mia psicoterapeuta “se ci hai messo vent’anni a incasinarti la vita mica puoi metterci sei mesi a risolvere tutto!” e ci facevamo una bella risata, magari dopo un mio pianto di dolore. Occorre darci tempo e avere pazienza, e pregare Dio che ci faccia incontrare le persone giuste che ci aiutino a rifiorire. A volte di fronte a certe sofferenze della nostra vita sarebbe più facile se il Signore ci facesse un miracolo istantaneo. Ma la domanda è quale è il nostro bene?! Il mio bene è stato attraversare tutto quello che il Signore ha permesso, per diventare la donna che sono. Niente miracoli inspiegabili. Ho lottato con le unghie e coi denti per costruire e custodire la gioia a cui ero chiamata. Ho fatto innumerevoli percorsi psicologici, individuali, di coppia; ho convertito il mio cuore a Cristo, mi sono pentita dei miei peccati, sono stata perdonata, ascoltata e amata da preti che mi hanno aperto la porta del Paradiso qui sulla terra. Il Signore si è manifestato con dolcezza e gradualità, con amore e affetto, spesso anche attraverso tutti i professionisti che ho incontrato. Possa tu fare questa esperienza di guarigione spirituale e psichica. 

Claudia Viola (moglie, mamma e psicoterapeuta)

Una risata ti salva la vita!

Un pomeriggio vagavo per una libreria in cerca di un libro interessante. DIO RIDE. Di Papa Francesco. E’ una racconta di molti degli interventi del Papa sulla gioia e l’humor nella fede del credente. “La severità teatrale e il pessimismo sterile sono spesso sintomi di paura e di insicurezza di sé” (discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2014).  

L’umorismo è la possibilità di trovare il lato comico di qualcosa che sta succedendo. La risata è un processo in cui, in risposta a un certo stimolo che viene percepito come comico, si innesca un’esperienza di piacere. Attraverso una battuta divertente, possiamo creare uno spazio felice, in qualsiasi momento, qualsiasi cosa stia succedendo.  

A me questo ha salvato la vita. La mia famiglia d’origine è stata segnata da grosse difficoltà, fonte spesso di sofferenza e lacrime. Ma quando tutto sembrava insopportabile e incontenibile, la nostra capacità di prenderci in giro, di fare una battuta scherzosa, ci strappava quella risata fonte di forza ed energia per poter ricominciare e mai mollare nell’affrontare i problemi.  

Questa mia capacità di autoironia, ridere e scherzare, di saper tirar fuori una battuta anche nei momenti più duri l’ho desiderata e portata anche nel mio matrimonio. Se avessi dovuto affrontare con gravità e serietà tutte le nostre crisi e i nostri conflitti non avrei retto molto. Sicuramente sono molto seria sull’importanza che ha per me risolvere e affrontare i problemi nel modo giusto. Perché essere ironici non significa far finta di nulla o sminuire l’importanza di qualcosa che sta succedendo. E’ una questione di modalità. Perché se è vero che i problemi desidero affrontarli e superarli, sicuramente mi piace farlo anche sorridendo e mantenendo dentro di me uno spazio di gioia. L’esempio top di questo discorso è il film di Benigni “La vita è bella”: se è possibile strappare un sorriso di fronte ad un’orrida tragedia come quella del nazismo, forse posso farmi una risata di fronte ad un difetto ingestibile di mio marito, o di fronte alle incomprensioni.  

Farsi una risata aiuta a sdrammatizzare il momento, ad abbassare la rabbia o l’irritazione, aiuta a ridimensionare le emozioni negative per affrontare semmai con maggiore lucidità ciò che sta capitando. Durante il conflitto fare questo è difficile, se poi lo scontro è molto aspro fare una battuta sembra impossibile! Passata la turbolenza può essere più semplice, ma occorre predisporsi, essere flessibili, rispettosi e soprattutto lo devi scegliere. Puoi scegliere di tenere il muso e stare depresso o arrabbiato oppure provare a trovare un lato divertente nella situazione.  

Quando eravamo fidanzati con Roberto facevamo un percorso ad Assisi con un frate. Lui ci diceva che se trovavamo il modo di litigare per bene e fare pace come si deve, avevamo fatto tre quarti di strada verso un matrimonio felice. Problemi a litigare non ne avevamo perché litigavamo molto spesso. Un giorno ad un colloquio raccontiamo uno dei nostri scontri. Premesso che io sono una nanetta di 1,57 mt e mio marito e un watusso di 1,90 mt. Ci troviamo in cucina a casa sua e scoppia una lite furibonda non so perché. Siccome dalle mie “bassezze” non riesco a esprimermi come voglio, prendo una sedia, la metto davanti a lui, ci salgo su e comincio a dirgliene quattro!! Così sono alta qualche centimetro in più di lui. Di fronte a quel gesto Roberto scoppia in una risata e mi dice “tu sei matta scatenata! Ti amo sei la donna della mia vita”. Scoppio a ridere pure io che effettivamente non mi sto rendendo conto della comicità della situazione, e alla fine una lite furibonda si trasforma in un momento di intesa e complicità che stempera i nostri animi focosi. Il nostro padre spirituale si fa due risate e ci dice che sicuramente quella scena se la sarebbe rivenduta a qualche corso per fidanzati! Ci dice anche che siamo due tipi focosi, passionali e con due storie difficili alle spalle, ma la nostra simpatia e capacità di scherzare ci salverà tante volte. E così è stato. 

Nella vita a due ne succedono tante, ogni giorno. Forse se capita una sciocchezza, come le mutande lasciate in giro da tuo marito, o sull’isteria serale di tua moglie, una bella risata te la puoi fare! Perché non devi per forza dare peso a tutto e affrontare seriamente e gravemente ogni cosa. Le situazioni pesanti e serie vanno riconosciute, affrontate e se Dio vuole, risolte, ma diamoci il permesso di sorridere mentre lo facciamo perché la vita è un dono troppo prezioso per non esprimere la gioia della nostra esistenza. L’ironia è sapienza, la fede è festa del cuore, perché tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. “La gioia del Vangelo è quella che niente e nessuno ci potrà mai togliere” (Evangelii Gaudium, 84) e questa gioia risiede nella splendida notizia che sei amato, desiderato e voluto da un Dio che da la sua vita per te. Così di fronte alle difficoltà della vita di coppia, di fronte ad una crisi, ai problemi con i tuoi figli o familiari, strappati un sorriso, perché non c’è buio e ombra in cui il Signore Gesù Cristo non sia li con te per starti accanto e sostenerti. Ieri, Oggi e per sempre sei amato. Dona questo amore con un sorriso. 

Claudia Viola (moglie, madre, psicoterapeuta di coppia)

La giustizia di Dio

Le vie del Signore sono diverse dalle mie. I pensieri del Signore e i suoi disegni sovrastano la mia spiegazione degli eventi e dei fatti della mia vita. La mia storia di salvezza è nata su un’esperienza in cui, ciò che nella mia vita era disgrazia e sofferenza, si è trasformato in un’OCCASIONE. L’occasione per me di sentirmi voluta bene, sentirmi amata, sentire che quel dolore a cui non c’era spiegazione e che sembrava una condanna, in realtà era per me una benedizione. L’occasione di diventare una donna vera, adulta, pacificata e capace di amare. 

Nel mio matrimonio ci sono stati momenti veramente lunghi in cui le crisi di coppia vissute sembravano una disgrazia! Che avevo fatto di male per meritarmi un marito così egoista ed egocentrico?! Ma non avevo già sofferto abbastanza nella mia vita?! Perché anche queste rogne?!  Quell’8 dicembre hanno preso tutti una cantonata. me compresa! Nei primi anni del mio matrimonio ho covato tanta rabbia e un forte desiderio di vendetta: che anche lui soffrisse quello che pativo io! Questo odio camminava parallelamente al desiderio di scoprire il disegno di Dio per me, per noi come coppia, un ricamo di cui vedevo solo il rovescio e che avrei voluto tanto buttare via. Ho scelto di non gettare via nulla e di stare. Stare ad aspettare. E ho aspettato parecchio. Almeno 8 anni. Sono tantissimi 8 anni. 

Tuttavia desideravo che Dio mi facesse giustizia e pensavo che Roberto dovesse essere punito per quello che faceva. E anche quando fosse cambiato, avrebbe dovuto pagare per i suoi errori. C’era di fondo dentro di me l’idea che mentre lui si permetteva di pensare solo alle sue esigenze, io invece soffrivo subendo tutto ciò. Lui non mi mostrava la sofferenza che viveva dentro, e io non volevo vederla o accoglierla. Il peccato non è spassoso e ha il suo grosso prezzo esistenziale. Mio marito ha pagato il suo e io ho pagato il mio. Nella crisi e nel nostro peccato, quello che ci accomunava era la solitudine. Lui così centrato su di sè da non permettere a nessuno di volergli bene, nemmeno a Gesù. Io, chiusa nella delusione e nell’amarezza delle mie aspettative idilliache infrante, continuavo a pretendere costantemente che fosse Roberto a sanare e compensare le mie mancanze e se questo non avveniva, e credetemi che non avveniva per niente, rimanevo a bocca asciutta e non mi prendevo la responsabilità della mia “fame”, quella che può essere saziata solo dall’amore di Chi ci ha creati. Vivevo il matrimonio con quel rodimento di fegato e quell’invidia, senza sapere che invece ero libera di fare ciò che volevo. Ma non me lo permettevo perché dovevo essere la “buona” della situazione. Nel cuore non avevo la grazia di comprendere che stare lontano da Dio non è divertente, ne piacevole. Il mio cuore era al buio, perché in una parte non piccola di me vivevo il matrimonio come un obbligo a sopportare ed incassare, come mi avevano insegnato le mie nonne prima di me. Il mio non era dono d’amore gratuito, ma pretesa e rinfacci continui. Eppure mi sentivo nel giusto. Giusto. Giustizia. La mia giustizia era la sete di vendetta, alimentata da una rabbia spesso velata e indiretta, come solo noi femmine sappiamo fare, mettendo il muso e creando provocazioni e tensioni continue. Spesso esplodevo, di una violenza incontrollata che era peggio della rabbia passiva. Alla fine dei giochi il mio cuore era infelice. Perché cercavo la giustizia degli uomini, non quella di Dio. Questo l’ho capito alla mia terza figlia. Quando durante la gravidanza si stavano ripetendo le stesse dinamiche di egoismo e trascuratezza di mio marito. Mi sono detta: se la mia strada non ha funzionato, forse è giunto il momento di andare dove non so, per un sentiero che non so. Ho invocato il nome del Signore e ho chiesto veramente di fare giustizia nel mio matrimonio. Di portare quella pace e fecondità che desideravo da troppo tempo. La prima intuizione del cuore frutto della preghiera è stata questa: RIPARTI DA TE. E così ho fatto, cominciando a prendermi la responsabilità del mio valore e del mio diritto di riguardo e attenzioni. Ho smesso di pretendere ed esigere, tipo esattore delle tasse, perché non volevo più far dipendere da Roberto la pace del mio cuore. Ho cambiato il modo di trattarmi, ho costruito per me quel riguardo, quella gentilezza, quell’affetto che negli anni di matrimonio avevo dimenticato. In fin dei conti Roberto mi trattava come io mi trattavo. Seconda intuizione: SE NON TI SENTI AMATA NON PUOI DARE NESSUN AMORE. Così sono andata a dissetarmi alla fronte più preziosa e inesauribile che c’è, la mia RELAZIONE CON DIO. Perché è in questo spazio che riscopro chi sono, quanto sono voluta bene e desiderata, sempre e comunque. Ho scoperto che se mi sento profondamente amata e voluta bene, se sono consapevole di quanto sono unica e preziosa, non c’è fuoco che non posso attraversare! E mentre sono cambiata io e cambiato anche mio marito. Ma la vera giustizia di Dio per me non è stato il cambiamento di Roberto, per cui ringrazio Dio ogni giorno, ma la LIBERTA’ per il mio cuore, la cui pace non dipendeva più da un altro, da fatti esterni, ma era legata unicamente alla mia meravigliosa condizione di Figlia di Dio Amata da un Padre che non mi abbandona mai. La mia giustizia non è quella di Dio. Quella di Dio va molto oltre la legge del contrappasso. Perché il mio Dio è un Dio che va continuamente in cerca dei suoi figli e quando li trova e li incontra nel suo Amore, la Grazia è per quel figlio se il figlio la accoglie. La salvezza dell’amore e del perdono, è generosa e porta frutto di gioia, pace e amore. Avessi cercato questi frutti per me prima, piuttosto che giudicare chi avevo accanto! L’invidia e l’ira non mi permettevano di vedere a quale vita nuova ero chiamata. La giustizia di Dio è l’Amore sovrabbondante e fuori misura. Prenditi per te questo amore oggi e vedrai il tuo cuore rifiorire, le emozioni, i pensieri e le azioni cambiare.

Claudia Viola

Se mi sposo in Chiesa che mai potrà succedermi?!

Articolo scritto per il blog Amati per amare www.amatiperamare.it E’ deciso ci sposiamo l’8 dicembre del 2005, ad Assisi dopo 2 anni di fidanzamento casto. Ci sposiamo in Chiesa e celebrano tre frati. La Chiesa è il nostro porto sicuro. Apposta ci sposiamo in Chiesa, per avere certezze e le benedizioni giuste! Del resto siamo cristiani, abbiamo fatto un lungo cammino, corso per fidanzati, corso prematrimoniale, ritiri vari, padri spirituali, che mai ci potrà succedere?! Non avevamo capito assolutamente niente del passo che stavamo facendo e della consacrazione che stavamo abbracciando.

Una convinzione che spesso ci portiamo dietro dal fidanzamento al matrimonio, è che noi cristiani siamo intoccabili dalla separazione o dal divorzio. Siamo intoccabili dalle crisi pesanti. Il corso di preparazione al matrimonio lo abbiamo fatto con don Fabio Rosini. Durata circa 4 mesi con ritiro finale. Non ha fatto altro che cercare di dissuaderci dallo sposarci. Strano. Di solito un prete cerca di convincerti. Lui no. Lui, urlava che il 67% delle coppie laziali si separano. Che anche se sei cristiano e fai un cammino non hai idea di cosa combinerà tuo marito fra vent’anni, di come diventerà tua moglie fra dieci. Tradimenti, perversioni, violenze. Uno strazio di prospettiva. Una prospettiva con cui tutti dobbiamo fare i conti perché il matrimonio cristiano è indissolubile. Allora che significa che se ti sposi in Chiesa devi prenderti botte o tradimenti? Assolutamente no. I problemi vanno affrontati umanamente e spiritualmente in percorsi opportuni. Quello a cui voglio rendere testimonianza oggi è cosa ho vissuto nel mio matrimonio e come ho attraversato momenti in cui ho creduto che il Signore mi avesse mentito e fregato. Momenti in cui la crisi personale e di coppia sembrava avere la meglio su tutto. Don Fabio ci diceva che se non avessimo curato il nostro matrimonio come qualcosa di fondamentale più del lavoro, della realizzazione personale, della stabilità economica, più dei figli, degli hobbies, degli amici, non eravamo immuni dalla crisi o dalla separazione. Io invece ho cominciato il mio matrimonio prendendomi cura di me. Perché prima di allora forse non lo avevo mai fatto e questo mi ha portato a concentrarmi unicamente e completamente su di me perdendomi l’altro. In tutto questo ero anche agevolato da una moglie disponibile a farmi prendermi questa libertà. Nella Bibbia Dio ci dice che è nostro scudo, nostra difesa e nostro aiuto ma questo non vuol dire che siamo esenti da dolori, sofferenze e prove. Soprattutto le prove, quelle in cui sei chiamato a scegliere, e a prenderti la responsabilità del tuo peccato o del tuo amore. NEMMENO DIO TI PUO’ TOGLIERE LA RESPONSABILITA’ CHE HAI DI CUSTODIRE IL TUO MATRIMONIO!!! E tutti quei cristiani ferventi che si sono sposati in chiesa e si sono separati?! Che è successo Dio li ha abbandonati?! Un Frate mi diceva che Dio senza di te non ti salva! Questa storia della libertà e della responsabilità all’inizio del mio cammino non la capivo. Ero ancora immaturo e preferivo pensare a Dio come uno che fa al posto mio: io sono la nave e Lui sta al timone, fa tutto Lui, guida lui e io mi rilassi. Quando mi sono sposato non passa neanche un mese e si scatena l’inferno. Il nostro matrimonio comincia ad andare a picco: litigate feroci, incomprensioni estenuanti. Sembrava che parlassimo due lingue diverse non riuscivamo a comunicare e a capirci. Ci stavamo facendo veramente male. Non c’era quasi più nulla di quella fighissima coppia sposata ad Assisi nel coro degli angeli, fra frati e suore. E Dio dove sta? S’è preso una vacanza da noi?! Mio rifugio… mia salvezza… parole che non mi dicevano più nulla. Dio è rimasto li a guardare come un sadico e non interviene per cambiare le cose. Mi sento abbandonato ma soprattutto incompreso. Soffrivo profondamente ma non lo davo a vedere (come la maggior parte dei maschi che non devono chiedere mai!). Vivevo un dolore e una sofferenza incredibili e pensavo che fosse mia moglie la causa! Sarei voluto fuggire. E forse certe volte lo facevo. Fuggivo da lei, dalla relazione, dal dialogo, perché esisteva solo il mio disagio, le mie esigenze e ciò che sentivo. E se fosse una grazia?! Dice don Fabio Rosini. E se in quello che ti sta capitando non c’è nulla di sbagliato ma è Dio che sta cercando di parlarti e farti diventare uomo? Oggi vedo questa parola come un dono ma lì e allora, quello che mi stava capitando era una tortura. Non si è trattato di mesi ma di anni. Ci sono voluti anni prima di realizzare quel desiderio che avevo condiviso durante il nostro matrimonio in una pubblica testimonianza. DIVENTARE UN VERO UOMO. Ma per fare un vero uomo ci vuole una VERA DONNA. Così grazie alla caparbietà di mia moglie che ha saputo affrontare la nostra crisi senza arrendersi mai, andando oltre il suo e il mio dolore, oltre le feroci litigate, oltre le ragioni, abbiamo recuperato il nostro matrimonio. Ci siamo fatti aiutare spiritualmente e umanamente prendendo in mano la nostra vita e ho dovuto con molto dolore vedere come i miei Peccati e le mie difficoltà affettive pesavano su Claudia. Gradualmente ho cominciato a scorgere la presenza di Dio che è l’Emanuele Dio-con –noi, che non stava affatto a guardare, ma mi stava aspettando, e mi stava dando il tempo di capire che cosa significasse realizzare quel mio desiderio: diventare un vero uomo, uno che sta al timone della propria famiglia prendendo responsabilità di sé e dell’altro. Mi mostrava le mie ferite, e la mia incapacità di tenere il peso di mia moglie proprio quando lei ne aveva più bisogno. Io l’amavo ma non sapevo dimostrarlo, non scorgevo le parole, i gesti giusti che potessero farla sentire amata. Perché ero troppo preso da me stesso e dalle mie ferite. Tutto preso dal mio desiderio di riscatto, non avevo capito che sposarsi è consacrarsi a Dio nell’amore a quella donna e a quell’uomo, per tutta la vita. Farla sentire amata ogni giorno. Ma per fare questo passaggio avevo bisogno di sentirmi amato e voluto bene in quel buco nero affettivo che la mia storia aveva creato. Un vuoto che ne Claudia ne nessun altro può colmare. Solo Dio. A volte le nostre ferite ci portano ad arrogarci il diritto di essere amati e questo ci fa perdere lo scambio e la reciprocità. Si chiama ferita narcisistica. Ci chiude in noi stessi e si esclude l’altro dall’amore, mentre per noi pretendiamo tutto. Lavorando con una psicoterapeuta su quelle ferite ho trovato me stesso, mi sono rinnamorato di Dio in modo adulto, non come un bambino che frignava, ma un uomo che desidera una relazione. Ho cominciato a guardare mia moglie scoprendo che IL MATRIMONIO E’ UNA MIA RESPONSABILITA’. La mia responsabilità è stato scegliere di curare le mie ferite piuttosto che scaricarle nella relazione con mia moglie o di lasciarla per dare libero sfogo alle mie rivalse. E la tua responsabilità qual’è?! Pensaci. Scegli BENE. La Grazia di Cristo mi ha accompagnato facendomi incontrare le persone giuste e i percorsi adatti a me. Si un matrimonio cristiano può finire! Nessuno è esente a questo rischio. Perchè siamo liberi, LIBERI DI SCEGLIERE che il male, il peccato e il dolore abbiano l’ultima parola. Se non curiamo il nostro rapporto con Dio, con noi stessi e con nostra moglie o marito, se non ci rinnamoriamo di Dio vivendo da FIGLI AMATI non sapremo mai di cosa abbiamo veramente bisogno per vivere una vita piena e nella gioia. IL MIO MATRIMONIO PUO’ DURARE TUTTA LA VITA se riverso tutto l’amore di cui sono capace su Claudia, se la metto al primo posto, se mi prendo cura di me per prendermi cura di lei. Non c’è bisogno di essere forti, ma di essere alleati con IL FORTE (cit. D. F. Rosini) e avere il coraggio di scegliere affrontando i problemi, perché la VITA e l’AMORE abbiano l’ultima parola.

Claudia e Roberto.

LA PERFETTA LETIZIA E IL MATRIMONIO

Un giorno Frate Leone chiese a Francesco cosa fosse la Perfetta Letizia. Francesco comincia e illustra la questione.

Immagina che tutti frati minori in ogni dove, fossero esempio di santità e laboriosità; immagina che un frate minore faccia miracoli sorprendenti finanche resuscitare un morto di quattro giorni; immagina che un frate abbia tutti i doni e i carismi possibili e conoscesse tutte le lingue e le scienze, potendo scrutare l’intimo del cuore degli uomini; immagina addirittura che un frate riesca a convertire tutti gli uomini della terra. Niente di tutto questo è Perfetta Letizia. Cosa è allora la Perfetta Letizia?

 

“San Francesco rispose: quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: chi siete voi? E noi risponderemo: siamo due dei vostri frati. E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte. Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello, anzi penseremo che egli ci conosca ma che il Signore vuole tutto questo per metterci alla prova, allora frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi perché afflitti, continueremo a bussare e il frate portinaio adirato uscirà e ci tratterà come dei gaglioffi importuni, vili e ladri, ci spingerà e ci sgriderà dicendoci: andate via, fatevi ospitare da altri perché qui non mangerete né vi faremo dormire. Se a tutto questo noi sopporteremo con pazienza, allegria e buon umore, allora caro frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, continuassimo a bussare piangendo e pregando per l’amore del nostro Dio il frate portinaio perché ci faccia entrare. E questi furioso per cotanta molesta insistenza si riprometterebbe di darci una sonora lezione, anzi uscendo con un grosso e nodoso bastone ci piglierebbe dal cappuccio e dopo averci fatto rotolare in mezzo alla neve, ci bastonerebbe facendoci sentire uno ad uno i singoli nodi. Se noi subiremo con pazienza ed allegria pensando alle pene del Cristo benedetto e che solo per suo amore bisogna sopportare, caro frate Leone, annota che sta in questo la perfetta letizia.”

 

Quante volte nel tuo matrimonio ti ritrovi come in queste scene descritte da San Francesco. Quante volte il tuo partner ti insulta, ti svaluta, ti sgrida, non comprende il tuo bisogno di essere sostenuto, soccorso e sfamato d’amore. Quante volte nel tuo matrimonio sei chiamato ad affrontare prove dure in cui l’altro ti sfida, si oppone, si chiude. A volte si tratta di prove piccole e quotidiane, altre volte di sofferenze indicibili che non ti senti neanche di raccontare ai tuoi amici. Ma Francesco ci da una chiave bellissima per custodire la nostra gioia anche nei momenti più penosi. Non si tratta di far finta che i problemi non ci siano. Non si tratta di sottomettersi e umiliarsi. O di permettere al partner di far del male a te e alla tua famiglia. Ma si tratta di proteggere uno spazio sacro dentro di te che ha dei confini prestabiliti. Confini forti. Muri di cinta. E la sentinella che protegge quei muri è Gesù Cristo che ti ama di un amore infinito, inesauribile e incondizionato. Custodisci nel tuo cuore l’Amore che Dio ha per te. Dio ti dice chi sei e quanto vali. Quando alimenti e custodisci questo spazio interiore puoi ascoltare la voce del Signore che ti dice che sei L’amato, che sei desiderato e voluto, che Dio si commuove per te e che cammina con te sempre, fino a qualsiasi abisso e oscurità, che non devi temere perché Lui è con te sempre. Quando credi a queste parole e ti fai definire dall’Amore di Dio, la tua identità di uomo, di donna non dipendono più da ciò che l’altro fa o non fa. Gli insulti di tuo marito non possono dire chi sei. I tradimenti di tua moglie ti feriscono, ti amareggiano, ma non hanno il potere di definire la tua identità. Quando tu puoi credere sempre che sei l’Amato di Dio, porti dentro di te la gioia e la pace perfetta che ti permettono di portare quei pesi e quelle croci che il Signore permette nella tua vita. Allora il cammino per affrontare e risolvere i problemi diventa più dolce, meno pungente. Perché non siamo soli. Gesù cammina con noi e ci porta in braccio. San Francesco ha potuto tenere grandi sofferenze perché l’Amore che lo nutriva era più forte del dolore. Questa è la storia dei Santi, a cui non è stato tolto il dolore della prova, ma è stata aggiunta la dolcezza dell’Amore.

Il sogno di Dio per gli sposi è che l’amore duri tutta la vita. Il Signore ci faccia la grazia a tutti di affrontare le esperienze più difficili del nostro matrimonio con GIOIA PERFETTA, per essere testimoni del Suo Amore e cogliere l’occasione di scoprire che dietro ogni situazione di morte c’è una promessa di vita.

Claudia e Roberto

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