Quarta tappa: il posto preparato e atteso.

Giovanni 14, 1 “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”

Abbiamo concluso la tappa più dura di tutte. Circa dieci chilometri di salite e discese in mezzo ad un paesaggio di campagna bellissimo, con tratti soleggiati che ci cuocevano e tratti all’ombra che sembrava il paradiso.

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E se non cambiasse niente dentro di me? E se restasse solo stanchezza e nervosismo? E se alla fine di questa esperienza rimanesse solo il peggio che sono stata in grado di tirare fuori, che delusione e amarezza vivrei. Non sto marciando solo per me stessa, ma offro tutto per i miei figli e le persone che soffrono di più. Ma spero di non dover concludere questo cammino così imbruttita, perché io e Dio non ce lo meritiamo. Posso custodire la fiducia che c’è un ritorno preparato e atteso per me, nonostante tutte le sensazioni e le esperienze che sto vivendo remano contro? Ma non voglio arrendermi, voglio dare tutto e chiedere tutto. È arrivato il momento di lasciarmi andare e appoggiarmi. E finalmente mi dedico un colloquio con fra Alessandro, in cui piango tutte le lacrime ingoiate in quest’anno così duro. Condivido la solitudine di certi momenti e l’angoscia per la salute di mio figlio. Parlo delle mie chiusure e del bisogno di essere tenuta e stretta. Il colloquio si conclude con un abbraccio sincero e sento dentro che qualcosa si sta sciogliendo, perché ho capito che non è la debolezza che devo combattere, ma l’amore che devo cercare!! Perché Gesù mi sprona a proteggere la fiducia in Lui e nel suo amore, affinché il mio cuore non sia vinto dal turbamento. Voglio credere e dare e nutrire la speranza che Gesù Cristo sia il mio Signore e salvatore. Siamo quasi arrivati all’ “entrata” della Porziuncola dove ogni anno possiamo fare memoria del Posto preparato per noi da Cristo e custoditi dal nostro Francesco: “Fratelli voglio mandarvi tutti in Paradiso”. Il tuo posto è il Paradiso. Il mio posto è Paradiso. E comincio a gustarmelo da oggi: perché quest’anno i frati hanno deciso che la confessione di ciascuno si concluderà non con una penitenza, ma con l’abbraccio del sacerdote. Tutti questi abbracci mi sembrano un segno, un regalo per me. Quella porzione di Paradiso che desideriamo già ci abita dentro, ma spesso il peccato e il dolore delle prove, la solitudine e la mancanza d’amore ce lo fa dimenticare. La vita famigliare spesso è faticosa e dura, proprio come i muscoli indolenziti e le notti insonni di questo cammino. E la relazione con marito o moglie e figli non profuma di gelsomino, ma puzza di sudore. Ma è proprio lì che il Signore Gesù Cristo ti aspetta: La tua Porziuncola, dove celebrare la festa del Perdono è tuo marito, è tua moglie. Lì ti aspetta Gesù per far festa e accoglierti. Perché quando tua moglie ti perdona tutte le tue mancanze e gli egoismi, e tuo marito ti perdona le tue nevrosi e le sentenze continue che fai, ecco che lì l’amore può rifiorire. La gioia del perdono dato e ricevuto è il miglior vino di questa festa, e porta frutto non solo per la coppia e i figli, ma anche per tutte le persone che la tua e la mia casa accolgono. La Fatica di questo cammino, che lentamente si sta trasformando in sorriso pieno, non è solo per me. Penso alla mia famiglie e al mio matrimonio come luogo in cui chi viene ospitato e accolto possa intuire qualcosa del “posto” che Dio ha già in serbo per lui.

Claudia Viola

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Terza tappa: che cercate?

Dal Vangelo di Giovanni 1,38. “Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: -che cosa cercate?-. Gli risposero: – Maestro, dove dimori?-“

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Claudia che cosa cerchi per te in questa marcia? Che cerchi per te nella relazione con tuo marito, con i tuoi figli, nel tuo lavoro? Claudia cosa cerchi nella tua vita? La catechesi di questa tappa ci mette in contatto con i nostri desideri e sogni più profondi, quelli belli, quelli intensi, quelli che ci dicono chi siamo; quelle aspirazioni che se schiacciate e boicottate, riducono la qualità della nostra vita, ma soprattutto impediscono a Dio di fare grandi cose a questo mondo. Se non desideriamo, non abbiamo una direzione e siamo in balia degli eventi che scelgono per noi. Posso prendere oggi contatto con ciò che desidero di più per la mia vita. Ma per fare questo ho bisogno di essere PURIFICATA e SANATA da tutte le ferite e le bugie che mi porto dentro e che mi fanno volare basso nell’Amore. Perché è questa la potenza della marcia: nella fatica della strada calpestata, in salita e in discesa, ti fa toccare quello di cui hai più bisogno, che è essere salvata e guarita. Qualsiasi sia la tua condizione Gesù aspetta te, aspetta che tu gli chieda ciò che vuoi davvero per la tua esistenza. Questo vuol dire cominciare a prendere responsabilità del tuo matrimonio, delle tue relazioni, del tuo lavoro, piuttosto che tirare a campare, inaccettabile per un Cristiano che è chiamato ad osare e puntare in alto. E per me questa marcia è puntare nel punto più alto che conosco: l’Amore di Dio! Lo voglio per me, voglio cercare L’Amore della mia vita, lo voglio sentire in ogni sensazione e in ogni relazione, in ogni pensiero che mi passa per la testa e in ogni parola che esce dalle mie labbra! Ma nell’odore puzzolente delle mie ferite e umiliazioni, mi sento lontanissima da questo amore, perché vivo come se non fossi una principessa e come se mio padre non fosse Dio onnipotente. Mi faccio sopraffare dalle fragilità dei miei figli che rifiuto di accogliere, dai pensieri negativi che vorrebbero atterrirmi attraverso il confronto con gli altri. Vedo chi marcia con cinque, sette figli e mi sembra sorridente e sereno mentre io mi sento pessima. Mi sembra che tutti ce la fanno meglio di me. Non accetto che il mio corpo non mi segua come voglio io. E mentre mi perdo in me stessa, non uso la mia debolezza per cercare l’Amato della mia vita che non vede l’ora che torni a Lui, che mi aspetta con ardore. E mentre spreco tempo ed energie verso un’illusione di forza e perfezione che non è realistico, le prove del cammino rischiano di schiacciarmi. Ma la catechesi di oggi mi permette di alzare il volto verso la Luce che passa fra di noi e attira alla sequela. Dio lo chiede oggi a me, e lo chiede a te: –COSA CERCHI?– e ci invita a seguirlo per rivelarci che la nostra origine è Lui, e a quale posto siamo destinati. Tutti i pensieri negativi, le manie di grandezza narcisistiche, quel vittimismo con cui ti disprezzi, le fragilità, le debolezze, sono il peccato che ti mette in fuga dalle relazioni quando queste diventano difficili, e ti impediscono di stare al posto tuo. Ma cosa è il POSTO TUO se non l’Amore tenero e misericordioso del Padre. Se il posto tuo è l’amore di Dio, sarà più semplice per te (anche se a volte doloroso) essere un posto d’amore per tuo marito, casa accogliente per tua moglie. Perché il posto di un matrimonio è l’amore, un amore che non si può sciogliere, incondizionato, gratuito, tenace, come quello di Dio per noi. Questo non ha niente a che vedere col subire o ingoiare, ma col RESTARE! Restare accanto a tuo marito coi suoi mille difetti, trovare una strada con tua moglie nonostante il suo caratteraccio, perché l’Amore non si arrende mai e non smette mai, anche quando sembra impossibile. L’amore trova la strada per arrivare al POSTO GIUSTO: Cristo Gesù. E quando lo trova ciò che è amaro e indigesto, si trasforma in dolcezza di miele, come San Francesco con i lebbrosi, esseri disgustosi per lui all’inizio, erano il mezzo con cui Dio iniziava a purificare Francesco per mostrargli che seguendo Cristo ciò che a prima vista ti fa male, poi si trasforma in “dolcezza di animo e di corpo”.
Possa tu trovare il tuo posto a casa di Gesù e sognare e desiderare per te e per chi ti circonda questo Amore.

Claudia Viola

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Seconda tappa: benedetta carne.

Nella catechesi della prima tappa (leggi qui l’articolo) abbiamo raccontato di come l’uomo ha perso la comunione con Dio e la possibilità di godersi la bellezza di quel giardino donato, rifiutando i suoi limiti e cedendo a quella bugia che lo vuole convincere che sarà benedetto e felice quando sarà come Dio.

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In questa giornata di marcia, dormiremo in una grande palestra tutti insieme. Finalmente potremo farci una doccia e fare il bucato. Ma la giornata sarà dura: dormiremo da una parte, mangeremo da un’altra, e faremo la catechesi in un altro posto ancora. Mi sento sballottata e instabile. Non ho il controllo della situazione. Dal vangelo di Giovanni 1, 1-14. Dal primo versetto: “In principio era il verbo, e il verbo era presso Dio e il verbo era Dio”. Mentre l’uomo è ramingo nel cammino, dopo che ha perduto il suo posto nel giardino dell’Eden, Dio compie la sua tenerezza di Padre mandando dal suo seno il Figlio Unigenito. Nell’incarnazione, l’amante si è fatto simile all’amato prendendo tutti i limiti della sua condizione (fuorché il peccato) e le debolezze della carne. Ma questo non è un fatto isolato della Storia, ma un processo continuo, attuale oggi, per cui Gesù è pellegrino con noi nella via, con le sue gioie e i suoi dolori. Non è un Dio distante e lontano, ma vicino e intimo perché Egli è stato PRESSO di noi. Presso di te. Il termine “presso” indica un legame d’amore in cui è impossibile non tenere fisso lo sguardo verso l’altro. Così Dio tiene il suo sguardo su di te quando si è incarnato. L’incarnazione di Dio segna la Verità: che la tua carne (fragilità) è benedetta. Vuoi diventare come Dio?! Allora impara ad accogliere e a stare nella tua debolezza e nelle sofferenze come occasione di relazione verso l’amore di Dio-Padre, perché Gesù ha fatto questo nella sua Storia e questo stare con fiducia in questa intimità lo ha portato a sconfiggere il più grande limite umano: la morte! Tu invece la tua nudità non la sai gestire, perché la vuoi controllare eliminandola o nascondendola. Così in questo terzo giorno di marcia, vorrei tanto eliminare i miei limiti e la mia insofferenza (come faccio nella mia vita del resto…), ma al massimo riesco a nasconderle, tranne durante le catechesi quando piango. Ma giorno dopo giorno, scopro che proprio in quel pianto ho l’occasione di essere vista e amata, non solo da Dio attraverso la sua Parola, ma anche attraverso il sorriso e gli abbracci di chi mi vede e cammina con me. Io ho bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di me. Questo bisogno gli uni degli altri ci rendere perfetti e ciò che soffri, come gestisci i dispiaceri, ti guida all’obbedienza (ascolto profondo alla Verità della vita). Ma non perché sei masochista o hai un Dio sadico, ma perché il dolore fa parte della nostra esistenza, e ha fatto parte dell’esistenza del nostro Dio, che ci ha mostrato sulla sua carne come gestirlo. Questo è stato il suo modo di stare presso te. Se con i figli l’obiettivo e staccarli dalla carne e donarli alla vita, con tuo marito o tua moglie l’obiettivo è essere una carne sola (la carne nella Bibbia indica la fragilità). Una unità nella fragilità, un incastro perfetto nelle imperfezioni della storia personale e del carattere. È un processo continuo lungo tutta la vita, un divenire che spesso va oltre il bianco e nero del controllo illusorio con cui vorremmo impacchettare la vita e l’altro. Nell’amore delle vostre debolezze c’è l’unica possibilità di diventare come Dio. Nel bisogno dell’altro, nelle ferite reciproche, nella comprensione e nell’ascolto, nel perdono. Per diventare come Dio non devi essere RISOLTO, che non vuol dire non lavorare su di te e la tua crescita. Puoi scoprire che in quel limite diventi pienamente uomo, solidale, capace di amare. Gesù si è fatto “disprezzabile” come noi per smentire la tentazione del serpente che la nostra carne è disprezzata! Ci dimentichiamo che ciò che è fallato è già amato! Così posso cambiare comportamenti malsani e trovare un migliore equilibrio emotivo con me e con gli altri, ma c’è una spina nel fianco che fa male e non si toglierà. Essa che è lo spazio della Grazia e dell’amore di Dio che si manifesta pienamente in quella debolezza. Quali sono le debolezze che non accetti di te, di tua moglie, di tuo marito, dei tuoi figli. Della tua storia. Quelle fragilità diventano tenebra solo se non sono amate. Le nudità della tua relazione di coppia sono lo spazio per poter chiedere aiuto e ricevere, crescere e maturare in una vita che non puoi darti da solo. Benedetta crisi. Benedetti litigi. Quando posso avere a che fare con le sozzure dell’altro senza darmela a gambe, anche scontrandomi, dicendone quattro, senza abbandonare la relazione, la complicità di essere nella stessa squadra, in quel posto che mi è stato donato. Posso stare al POSTO MIO senza paura dei problemi, anche i più sconvenienti, perché è proprio lì che il mio Dio mi aspetta come un innamorato e la luce del suo Amore rischiara l’oscurità delle paure.

Claudia Viola

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Un limite d’amore

La prima tappa è a Lanciano. A pranzo mi è caduta una borraccia da un litro piena d’acqua sul ditone del piede che pur volendolo ignorare è diventato viola e mi fa malissimo. Non posso camminare, né appoggiare.

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Sono scoraggiata e avvilita perché mi chiedo se la mia marcia finisce qui. Ce l’ho con me stessa, perché è colpa mia se sto col piede così. Perché sta mattina quando siamo arrivati ero agitata e ansiosa e per illudermi di avere il controllo della situazione mi muovevo freneticamente scaricando la roba dalla macchina, e mentre tentavo di togliere una delle quattro borracce in mano a Roberto, una l’ho afferrata male ed è cascata. Il tema della prima catechesi è IL LIMITE. E io ne ho davanti uno bello grosso: il mio dito viola e tumefatto, e una marcia da percorrere. Ma non solo questo. Ho paura di non farcela, di tirare fuori il peggio di me, ho paura che sbroccherò, che gli altri mi giudicheranno. Sarò all’altezza? Sarò abbastanza brava? Abbastanza brava. La Parola che ci guida è Genesi 3, 1-24 che parla della tentazione del serpente ad Adamo ed Eva sull’unico limite che aveva posto loro Dio: non mangiare dell’albero del bene e del male. Loro cedono a quella bugia e scoprono così di essere nudi, fragili, deboli e questo li porta a nascondersi dall’Amore di Dio. La genesi è una riflessione immaginifica che da risposte a domande esistenziali tramite un racconto “mitico”. Non è un trattato scientifico sulla creazione, ma risponde a domande esistenziali su chi è Dio e chi è l’uomo, da dove viene il mondo, cosa è l’amore, cosa è il peccato. In questi versi la Parola ci mostra come Dio abbia donato tutto all’uomo, nella possibilità di godere pienamente della bellezza delle cose. Ma gli da un piccolo limite, perché Dio ama l’uomo. Se il movimento dell’uomo non ha un limite diventa autodistruttivo, diventa potere coercitivo. Il limite è un dono d’amore per l’uomo, affinché non perda l’essenza della sua identità di figlio bisognoso d’amore e di relazione. I limiti che Dio mi da attraverso la mia storia, attraverso la sua Parola, sono il modo più speciale che ha di volermi bene, di custodirmi e non disumanizzarmi diventando una bestia (verso me stessa o gli altri). Tutta la mia psicoterapia personale ha ruotato intorno a questo tema: volermi bene nei miei limiti, nelle cose che non so fare o non so gestire, nelle mie incapacità, vulnerabilità, difetti. Strano che oggi la marcia cominci con questo argomento, e che il mio piede sia in questo momento un’enorme limite che odio. I narcisisti non vogliono limiti, e sono di due categorie: quelli che trattano male gli altri fregandosene dei loro bisogni, e quelli che odiano sé, bistrattando i propri bisogni autentici. Io appartenevo (o appartengo… non lo so) alla seconda. Ma tutti gli uomini nel cuore hanno questa tentazione: l’orgoglio di poter vivere senza limiti (confini) pensando che questo gli darà la felicità e il benessere. L’arroganza e la superbia ci illudono di poter controllare tutte le cose. Poi arriva il limite: una malattia, un momento di crisi, la morte di una persona cara, una prova qualsiasi e quella mania di grandezza si sfracella miseramente sulla realtà della nostra creaturalità. Ma questa è un’occasione d’amore se impariamo a vivere la vita come un mistero in cui l’unica parola veramente sensata da radicare è STARE. La fatica che facciamo in questo processo è il dono più grande per trovare le coordinate di come abitare questo mistero perché fa crollare la nostra tracotanza di farcela da soli. La menzogna che porta il serpente sembra attendibile, perché attraverso la seduzione e l’ambiguità egli sussurra all’uomo una mezza verità, ponendo l’accento proprio su quello che gli manca (e gli fa da argine) e che quindi desidera più di ogni altra cosa, diventa l’assoluto, un’ossessione. Ma in questa marcia tutti faremo l’esperienza dei nostri limiti, delle nostre fragilità, perché non bastiamo a noi stessi. Adamo ed Eva non erano in grado di gestire la differenza fra Bene e Male, e la pretesa e illusione onnipotente di essere come Dio (e quindi eliminare il limite) gli ha solo incasinato la vita portando dolore e sofferenza, laddove Dio invece voleva custodirli proprio con quell’argine. Perché è quando accettiamo le nostre nudità e quelli degli altri che la nostra vita può diventare un giardino dell’Eden! Ma quando stiamo nell’arroganza, crediamo di non aver ho bisogno di nessuno (o che nessuno possa capirci o aiutarci) e rischiamo di perdere la nostra identità più profonda che invece vede nel limite ricchezza, regalo e salvaguardia. E se quei limiti non li accogliamo cominciamo ad accusare (noi stessi o gli altri). È colpa tua! È colpa mia! Il demonio parla così. Ci vuole grande sapienza per stare AL POSTO TUO nella vita e nelle relazioni. Come quando non accogli il difetto dell’altro (che non significa far finta di nulla o incassare) e il litigio non è più lo spazio per esprimersi, comprendersi e crescere insieme ma diventa il ring dove colpire l’altro, svergognarlo, umiliarlo, ferirlo per difendersi. Così ci spingiamo all’isolamento, a vivere in trincea perché ciascuno nella relazione di coppia sa dove colpire l’altro, perciò è meglio che se ne stia nascosto. Non ci si sente più liberi di parlare. L’intimità di coppia così muore. La TENEREZZA invece nasce dall’accoglienza di quel confine, che i difetti tuoi, di tuo marito, di tua moglie, dei tuoi figli, segnano. E accogliendo, permetti all’altro di essere se stesso e sentirsi voluto bene in quel limite, oltre quel limite, nonostante quel limite. Mentre avete a che fare con quelle debolezze, vi volete bene, vi custodite in un clima di amore. La più grande bugia della mia vita e della tua vita è che non siamo amati, che Dio non mi ama e mi fregherà, che prima o poi la pagherò. Questa convinzione menzognera non mi fa occupare il MIO POSTO nella mia vita e nella mia storia. Ma invece la TENEREZZA di Dio mi aspetta, e gli posso dare fiducia, perché so che in questa marcia ho un appuntamento con Lui, col suo amore. Lui non mi obbliga, mi aspetta per tutto il tempo che mi serve, in ogni cosa. Camminerò per mettermi al posto giusto nella relazione con Lui. O forse mi fermerò se il mio piede non me lo permetterà. Non penserò più al giudizio degli altri, alla mia logica di darci dentro ed essere forte. Non mi importerà di fare bella figura, ma solo di cercare l’AMORE, che mi aspetta nel mio posto imperfetto in cui Dio vuole raggiungermi.

P.S. Il mio dito il giorno dopo è miracolosamente guarito e se c’è stata una cosa che non mi ha fatto male durante la marcia è stato quel piede. La prima notte ho affidato tutto a Dio, e se anche ho pregato perché il dolore sparisse, ero disposta a fermarmi se la mia marcia doveva essere questo per me. La mia marcia inizia con l’AMORE.

L’articolo è ispirato dalla catechesi di fra Alessandro Ciamei per la prima tappa della marcia francescana Lazio-Abruzzo 2019.

Claudia e Roberto

Articolo tratto dal blog Amati per Amare

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La famiglia come rifugio di montagna

Sono una siciliana atipica, perché odio il caldo, il mare mi distrugge e le mie vacanze rigeneranti sono in montagna. In questi giorni regalati in Valtellina, non solo mi sto godendo il fresco, il profumo intenso di alberi e prati, ma anche l’intimità e il calore di famiglie con cui camminare insieme verso il GUSTO DELL’AMORE.

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A fare da collante Don Roberto Secchi, un sacerdote giovane e simpatico, che nella mia fantasia immaginavo grasso, pelato, vecchio e noioso, responsabile della Pastorale Familiare per la diocesi di Como. Prima di cominciare i nostri interventi come relatori, il Don (…lo chiamiamo tutti così) fa il masterchef della Bibbia, guidandoci sul significato dei cibi e dei banchetti nella Parola. Quando parla sentenzia. Il don non si rende conto di quanto è bravo e capace, e di quanta passione e intensità mette in ogni suo intervento. E comincia così. Quanto la mia famiglia è tavola imbandita per le persone che mi circondano e che incontro. Con quale cura e attenzione preparo la tavola per i miei figli, per mio marito. E non si tratta solo della tavola materiale, dei cibi cucinati, ma di ingredienti come l’accoglienza, lo spazio e il calore emotivo per ciascuno. L’altra pomeriggio ho sbottato con mio figlio grande lamentandomi che mentre gli altri bambini delle altre famiglie collaboravano al laboratorio, i miei figli si facevano beatamente gli affari loro. Lui mi guarda e affonda il colpo: “mamma il mondo non è perfetto come lo vuoi tu!”. Figlio 1 madre 0. Quanto spesso le mie aspettative, i miei schemi, il mio bisogno di controllare, diventano gli ingredienti principali della relazione con la mia famiglia, di quel banchetto che diventa solo una rigida porta stretta. Ma non è la porta stretta che porta al paradiso. È la strettoia che chiude la relazione con l’altro quando non è come voglio io. Che spazio do alla personalità di cui ogni figlio, ogni membro della mia famiglia è portatore, e che lo può portare a dire si o dire no a cose che per me magari sono importanti e per loro secondarie. Fosse anche il loro rapporto con Dio, su cui ho aspettative altissime, che loro però hanno il diritto di scoprire, digerire e scegliere, in un incontro personale che possono avere in base alla loro età, e a partire dalla loro libertà e dal modello che io gli offro. Che tavola imbandisco per la mia famiglia. Per i miei genitori. I miei suoceri. Le mie cognate. I miei nipoti. Gli occhi del don brillano quando predica e ci parla dritto al cuore. Possano le vostre famiglie essere come rifugi di montagna, che sono luoghi di passaggio, di ristoro, tra un’impervia salita e una discesa. Possa la mia e la tua famiglia avere sempre un posto vuoto a tavola, apparecchiato per chiunque ha bisogno di conforto, appoggio, sostegno, consiglio. Famiglie aperte che camminano insieme, il cui cibo in sovrabbondanza non è solo per me, ma posso condividerlo con chi mi è prossimo.

Claudia e Roberto Reis

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Tensione d’amore

Come l’immagine della Santissima Trinità ti può aiutare a cogliere il mistero dell’Amore di Dio, e come puoi riportare questa esperienza nelle tue relazioni. Per tentare di raccontare la relazione fra Padre, Figlio e Spirito Santo, puoi pensare ad una vorticosa relazione d’amore che supera la tua intelligenza e razionalità, ma che ti può ispirare se pensi a questa relazione come una continua tensione positiva di affetto e tenerezza.

La rarissima Trinità triandrica dentro la Piaggia Colombata (che piace tanto al cardinale Bassetti)-2.jpg

Il Vangelo di questa domenica ti ricorda che la relazione con gli altri, la comunione e l’intesa con le persone che ti circondano è una delle cose più importanti che c’è nella tua vita, perché ti fa bene quando vivi relazioni d’affetto sincero e dolcezza. Invece nel conflitto, nella divisione e nel litigio c’è un contrasto che spesso e volentieri ti porta a soffrire, soprattutto se non li trasformi nell’occasione di una relazione d’amore più profonda con chi ti circonda. Non è una questione morale, non ha niente a che vedere con un comando coercitivo in cui devi andare d’accordo con tutti, ma si tratta dell’urgenza di amare ed essere amati. Non c’è niente di più bello, di più grande e di più complicato su questa terra. Ora volendo mettere il mare in una buca di sabbia, puoi pensare alla Trinità come Dio Padre, di cui il Figlio è la perfetta immagine di Amore. La tensione d’amore che c’è dal Padre (generatore) verso il Figlio (generato) è il cuore dello Spirito Santo (S. Agostino). Ogni cosa nella tua vita è fatta bene, è benedetta, e fa parte di quel cammino che ti porta all’Amore di Dio per te. Tu ora non lo capisci, e il senso di certi passaggi o di certe fatiche ti sfugge perché pensi che siano storture che non ci dovevano essere, punizioni ingiuste. Invece sono l’occasione di avvicinarti sempre di più ad un mistero incredibile, inafferrabile e vertiginoso che è l’Amore di Dio per te. Perché la vita è apprendimento continuo e non sei mai arrivato del tutto, c’è sempre qualcosa da capire, da approfondire, perché è proprio quella mancanza che ti spinge alla relazione con gli altri e alla ricerca di senso, al rapporto con un Dio Padre che ti custodisce. Lo Spirito Santo, che è fuoco dell’amore fra il Padre e il Figlio, ti guida in questo cammino di Sapienza, delizia del Signore, per aiutarti a dipanare la matassa, a trovare la strada giusta per te, a intravedere un ricamo prezioso in quei punti incomprensibili della tua vita o della tua storia e ottenere quella comprensione e quella crescita di cui in quel momento hai bisogno. Ma non si tratta semplicemente di ottenere risposte, ma di gustare una relazione bellissima, intensa, tenera, profonda che ti rigenera il tuo modo d’essere. È come una mano grande e benevola dietro la schiena che ti sostiene e ti incoraggia. Il mistero della Trinità ti ricorda che le tue relazioni sono lo spazio privilegiato in cui la potenza e la forza dell’Amore di Dio si possono manifestare oggi. Nella tensione della relazione IO-TU c’è la scoperta più profonda di sé e dell’Amore, che si manifestano pienamente nella Santa Trinità, relazione per eccellenza fra Padre, Figlio e Spirito Santo. Per farla concreta, è nella relazione con tua moglie, nella tensione con tuo figlio, nell’essere protesa verso tuo marito che si rivela l’Amore crocifisso e risorto di Cristo (apoteosi della rivelazione dell’Amore del Padre). Crocifisso e Risorto, significa che le ferite e la morte che puoi vivere in queste relazioni sono solo di passaggio, perché il fine è manifestare l’Amore, quello che da la vita a te e a chi ti circonda. La croce di Cristo senza risurrezione renderebbe vana la nostra fede. Perciò non scappare dalla relazione, non ti perdere nella relazione, non la idolatrare, ma trasformala nell’occasione di conoscere meglio te stesso, l’altro, di amarti di più, di amare l’altro di più. La Santissima Trinità ti svela la meta delle tue relazioni, del tuo matrimonio, che è la TENEREZZA.

Claudia e Roberto

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A mio figlio

Al vederlo restarono stupiti e sua Madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo angosciati”. Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Luca 2, 48-50

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La cosa non si spiega. O forse si. Più cresci, più per me è difficile lasciarti andare figlio mio. Darti la libertà emotiva di fare le cose a modo tuo, con i tuoi tempi, accogliendo ogni emozione, mentre ti educo a crescere. Darti la libertà di affrontare i tuoi errori, i blocchi, le chiusure, le cadute, le delusioni, i successi e i progressi. Darti il diritto di non sapere che emozioni stai provando, di non capirci nulla di quel marasma a confine fra l’essere bambino bisognoso di coccole e ragazzo forte e indipendente. La sera è nostra! Quando mi chiami implorante di sdraiarmi assieme a te sul tuo letto a parlare di tutto anche per mezz’ora. Mi chiedi la mia storia, mi fai domande sul passato di papà, mi chiedi di Dio, del perché siamo stati creati, chi ha inventato la scuola, chi ha costruito la prima casa. Amore mio non ho tutte le risposte. La maggior parte riguardano la mia storia e le mie esperienze personali, ma molte di queste non ti andranno bene perché tu dovrai trovare le tue. E poi alle dieci di sera amore mio è tardi sono k.o. e ho bisogno di rilassarmi per conto mio, ma tu non mi molli e mi chiedi di parlare ancora e ancora. A volte finisco addormentata accanto a te. A volte invece sono troppo stanca e ti respingo bruscamente dicendoti che ti basta un bacio e la buona notte. Siamo su un filo sottilissimo che ci guida entrambi verso una cosa difficilissima: CHI SEI TU. CHI SONO IOCONTE. Dodici anni fa quando ho saputo che c’eri non stavo nella pelle dalla gioia, anche perché forse non saresti potuto mai arrivare. Pensarmi senza figli mi straziava, ma nello stesso tempo ero certa che avremmo trovato il modo, io e tuo padre di portare vita. Ma invece tu sei arrivato come un regalo di natale inaspettato e incredibile. Nonostante il rischio di perderti ogni mese, ad un certo punto hai deciso di vivere e di nascere, ma un po’ prima del previsto. Trentaduesima settimana. Contrazioni. Distacco di placenta. Corsa in ospedale. Signora dobbiamo correre in sala operatoria. Ma io non sono pronta e piango. Ho paura. Per me, per la mia vita, per la tua. Mi sembra di prendere un sacco di sberle da ogni lato, ma devo lasciarmi andare, mollare il controllo e lasciare che i medici si prendano cura di noi. Ho cinque minuti per chiamare tuo padre per farlo correre in ospedale. Chiamo tua nonna, che dalla Sicilia con furore, ficca due mutande e due magliette in una valigia e arriva dritta nella mia stanza di ospedale –contro ogni regola di reparto- ancora prima che l’intervento sia finito. Nessuno può fermare una mamma siciliana, soprattutto la mia! Nasci nel subbuglio e nelle urla dei medici che imprecano come sia possibile che io sia arrivata in quelle condizioni. Io mi agito e comincio a piangere perché non ti sento appena ti tirano fuori. Ma è tutto apposto, stai bene, respiri da solo. Ma sei piccolissimo. Un kilo e mezzo per quarantaquattro centimetri. Ti portano in terapia intensiva e posso vederti solo l’indomani. Nonostante non riesca a riprendermi dall’anestesia e svengo e vomito di continuo, mi ostino a voler arrivare a quella cazzo di sedia a rotelle, perché devo vederti. Sei vivo e bellissimo. In quel momento sono ad un bivio: la depressione o la lotta. Io scelgo la lotta amore mio, tu uscirai di li e vivrai, anche perché sopra la tua culla termica c’è l’icona della Madonna. E lì, prendo una delle peggiori decisioni della mia vita per te: giuro che non dovrai mai più soffrire amore mio, perché stai già soffrendo tanto! Certo se la Madonna avesse detto queste parole su Gesù, a quest’ora stavamo tutti senza Salvezza. Perché il passaggio per me è proprio questo figlio mio: custodire nel mio cuore la certezza che dalle sofferenze e fatiche ed errori che attraverserai passa la tua salvezza, e forse anche la mia. Non è forse stato così anche per me?! A volte capisco di essere rimasta lì, al tuo kiloemezzo, e mi perdo tutto il resto, la tua forza, la tua creatività, la tua capacità di sorprenderci. MARIA SERBAVA TUTTE QUESTE COSE MEDITANDOLE NEL SUE CUORE. Voglio farmi ispirare da Lei, per maturare nel mio cuore che non sei roba mia, e che voglio lasciarti andare intimamente. Un giorno scriveremo un libro a quattromani come hai detto tu, e sarà un successo! Perché la storia dell’uomo è sempre un successo quando tende all’amore e alla ricerca di senso. TI AMO FIGLIO MIO E DI DIO.

Claudia Viola

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Gli amici sono matite di Dio nella mia storia.

Ho sempre provato avversione per le mie fragilità e per la sofferenza. Forte, tenace e apparentemente indistruttibile, se soffi su certi punti mi sembra di frantumarmi. Tante volte nella mia storia sono stata convinta di dover affrontare le difficoltà da sola, ma la vita grazie a Dio me lo ha impedito, donandomi degli amici speciali che sono entrati intimamente in relazione con quei fatti faticosi che io volevo solo vomitare o nascondere.

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Tante volte scrivo che senza gli amici, e nei potrei elencare moltissimi di più delle dita di una mano, io non ce l’avrei mai fatta ad affrontare certe cose. Ho avuto FRATELLI che mi hanno sostenuto, abbracciata, incoraggiata, che hanno pianto con me quando le cose erano irrisolvibili. Ho avuto SORELLE che mi hanno ascoltata, consigliata, che mi hanno fatto vedere chi ero e chi potevo essere nonostante tutto. Mi hanno fatta ridere sdrammatizzando le situazioni più orribili e mi sono state vicino in silenzio. Non è possibile farcela da soli. ABBIAMO BISOGNO DELL’ALTRO. Nella mia fede cristiana ho scoperto che certi amici sono lo strumento preferito di Dio per farmi sapere quanto mi ama e quanta fiducia lui abbia in me. Non puoi portare avanti un matrimonio da solo. Hai bisogno di una rete di amici, di belle coppie volte al bene (non senza problemi), di saldi valori, di fede. Ci sono alcune coppie speciali che amo particolarmente che sono state dei pilastri nel mio matrimonio, perché con loro ci potevamo confidare, confrontare, sfogare. Sentire che certi problemi che vivevamo non eravamo i soli a sperimentarli. Ero alleggerita nel constatare che le parole grosse (…e a volte qualche piatto) volavano anche a casa degli altri. Scegliteli bene gli amici da avere accanto, diceva il nostro padre spirituale, perché quando arriva pioggia, vento, grandine e neve nel tuo matrimonio, tu possa trovare in loro sicuro riparo. Quel riparo che poi ti da la forza di uscire e affrontare le intemperie. Spesso pensi che non sia il caso di confidarti con altre persone su quella crisi che stai vivendo con tuo marito o con tua moglie, su quel problema con i tuoi figli. Se sei maschio è peggio, perché a quanto pare i maschi faticano molto più di noi a confidarsi. Pensi che chi ti sta vicino ha i suoi problemi e di certo non puoi anche mettergli addosso i tuoi pesi. Ma invece forse è una scusa raccontata a noi stessi per giustificare un senso di vergogna; il fatto che abbiamo paura di fare vedere all’altro le nostre fragilità, le nostre sofferenze, i limiti, le zone più oscure. Non ti privare di uno dei regali più belli che si possa ricevere e fare: la CONDIVISIONE. La condivisione è una potentissima arma d’amore contro un terribile mostro che sta alla base della maggior parte dei problemi: la SOLITUDINE. La solitudine è bastarda, perché amplifica le ferite e gli ostacoli. Il vero problema dei problemi è la solitudine. Perché qualsiasi complicazione tu stia vivendo se sei circondato da gente che ti vuole bene stai a trequarti del percorso. Mani, gambe, menti e cuori si moltiplicano e ti viene una forza che non pensavi di avere. Circondati di amici che credono nelle tue potenzialità e vedono le tue risorse, perché da soli nulla si può superare. La condivisione aggiunta alla forza dello stare INSIEME, al desiderio di cambiare, in alcune circostanze può salvare la vita. Come è stato per me prima di conoscere Roberto, dopo il mio matrimonio, con la nascita dei bambini: quando i figli non arrivavano, quando Davide è nato prematuro e pesava un chilo e cinquecento grammi, quando Roberto sembrava emigrato con la mente e il cuore in un altro mondo, nelle mie gravidanze a rischio, nella fatica di dare gli esami coi figli piccoli, nel disinteresse di mio marito, nella solitudine di avere la mia famiglia a settecento chilometri di distanza, la dislessia, l’epilessia. In ogni ferita, l’oro dell’amore di amicizie speciali sanava e riempiva le fenditure di quel vaso rotto che era il mio cuore. GRAZIE AD OGNUNO DI VOI, matite di Dio nella mia storia.

Claudia e Roberto

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La soluzione è dire sempre si al nostro matrimonio

Se hai sperimentato la gioia della risurrezione di Gesù nella tua vita, significa che, in un fatto difficile della tua storia che sembrava decretare la tua “fine”, hai scoperto che il tormento non aveva l’ultima parola per te in quella vicenda. Questa è la nostra fede. Ma non tutti i giorni della tua quotidianità sono fatti di gioia, non tutta la tua settimana respira la risurrezione di Dio.

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Perché ci sono momenti di difficoltà in cui ti sembra di non cavare un ragno dal buco, come gli apostoli che pescano tutto il tempo e non tirano su neanche un pesce. Gesù lo vede che ci sono momenti della nostra vita in cui non abbiamo più cibo sostanzioso, che siamo alla deriva, in grosse difficoltà e non è indifferente. Nel Vangelo di ieri, ad un certo punto arriva un tizio (che loro neanche riconoscono) che gli dice di provare a gettare le reti dalla parte destra della barca. Il suggerimento è quanto meno assurdo, perché non è che se uno non trova i pesci dalla parte sinistra della barca poi a destra li trova. La fiducia contro ogni logica li ricompensa di una pesca esagerata che è così abbondante da poter spaccare le reti, che però reggono. Se stai vivendo una crisi o una sofferenza particolare nel tuo matrimonio o relazione di coppia, il senno ti direbbe di arrenderti, tirare le reti in barca e cambiare aria. Trovarti un’altra compagna, o un altro marito. E invece Gesù ti dice di fare una cosa insensata. Ti invita a cercare la soluzione del crollo dentro al matrimonio e non fuori: rimani in quella crisi, prendi questo dolore come un’occasione di pesca abbondante anche se sembra tutto arido, perché lì Gesù si manifesta stanne certo. Al mio matrimonio non gli dava due lire nessuno. La crisi nel tempo testimoniava la fatica di due storie troppo difficili da mettere insieme. Eppure dopo dieci anni di fatica, scontro, ferite, cadute e sollevamenti, amore e odio, quando meno ce lo aspettavamo ci siamo ritrovati a tirare su le reti della nostra relazione, e non erano più vuote, ma piene di ottimo cibo nutriente da condividere non solo fra noi, ma anche con tutta la comunità di famiglie e persone intorno. Da questa abbondanza nasce l’attività di evangelizzazione Amati per Amare. Il Vangelo di questa domenica è un dono speciale che ci ricorda che il Signore Gesù è presente col Suo Amore nei nostri matrimoni e nelle nostre vite. Ma senza la nostra risposta la relazione con Lui non può fiorire, ma soprattutto il Suo Amore senza il nostro si, non si può manifestare a chi ci sta accanto. Le tre domande a Pietro sono una bellissima espressione del corteggiamento di Dio per l’uomo. La risposta di Pietro una dichiarazione d’amore e di fedeltà all’amato Gesù. Come se Gesù dicesse sappi che il mio amore ci sarà sempre, ma ho bisogno anche del tuo. La polarità bisognosa di Dio parte dal desiderio di una relazione intima con ciascuno di noi ed eleva me e te ad una dignità inestimabile. Il tuo Dio ha bisogno di te, del tuo amore, dei tuoi sentimenti, della tua risposta positiva a questo affetto, per manifestare la Sua Gloria. Cosa significa per me oggi voler bene a Gesù nel mio matrimonio e nella mia famiglia. È come se Gesù ti chiedesse oggi se gli vuoi bene, se lo ami, perché senza di te non si può fare. La tua risposta d’amore segna l’inizio di una missione, di un mandato in cui l’unico intento è annunciare a tutti la Salvezza di Dio per la propria vita.

Claudia e Roberto.

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Dio ti vede per quello che sei: una meraviglia.

Una delle ferite più dolorose con cui l’uomo deve fare i conti è la menzogna, che si porta dentro fin dai tempi di Adamo ed Eva, che Dio ti tende delle trappole. La sensazione o il pensiero che prima o poi Dio ti fregherà, se non ti sta già imbrogliando, e che di Lui non ci si può fidare.

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A maggior ragione se stai attraversando una crisi personale o matrimoniale, hai la sensazione di aver sbagliato tutto, aver preso delle cantonate e magari metti pure in dubbio la tua fede e la tua relazione con Dio. Dio diventa lo schermo bianco dove proietti quel genitore aguzzino che ti porti dentro, e pensi che se davvero ti lasciassi penetrare dallo sguardo di Dio fino alle tue zone d’ombra, Egli si vergognerebbe di te, così come tu ti biasimi e ti accusi. Ma questo non è Dio. Sappi che ogni volta che ti parte un giudizio duro e nefasto verso te stesso o gli altri, quella voce non viene da Dio, viene dal demonio. Il senso di colpa non è di Dio, il senso di responsabilità si. Il linguaggio dello Spirito Santo, che è fermo e potente, esprime la verità su di te sempre con incoraggiamento, supporto, sostegno, come un coach che mai smetterà di credere nella possibilità che tu possa fiorire e portare frutto. Il Vangelo di oggi spiega e racconta chi è Dio. E non è facile per l’uomo poter credere a tutto questo amore, senza la minima fregatura, senza che prima o poi ne dovrà pagare il prezzo. Per certi versi perché ci portiamo dentro un’idea dell’amore di Dio da centro benessere, privo di scomodità e fastidi. E per altri fronti perché non ci siamo abituati a questa qualità di amore. Se hai avuto dei genitori freddi che non ti hanno abbracciato o coccolato, se ti arrivano abbracci e tenerezze in abbondanza ti danno fastidio, quasi ti urtano, ti fanno male, perché non sono familiari, non ci sei abituato. Così l’uomo non è abituato all’Amore straripante di Dio, e spesso prenderne consapevolezza fa male. Ma non è un dolore fine a se stesso, ma una di quelle fitte utili a purificare dalle sozzure una ferita che rischia di infettarsi. Il Signore Gesù Cristo con la sua venuta, una cosa sola desidera portare a compimento: la possibilità per TUTTI di essere salvati attraverso l’amore, non la legge o la morale, ma l’amore di un atto potente che renda testimonianza di quanto Dio ci tiene a te. Nella crocifissione di Gesù si rivela l’amore di Dio, nella sua Risurrezione si manifesta la Potenza di Dio. Ma credere a questo amore è un problema per l’uomo, perché significa “mettere sotto la luce di Cristo le nostre povertà” (D. Fabio Rosini), accettare di essere un vuoto umile che la luce dell’Amore di Dio può riempire e in figura Christi manifestare la Sua Gloria attraverso gesti, parole e sguardi di affetto e bene a chi ti circonda. Nei momenti di peggiore crisi nel mio matrimonio non so quante volte ho pensato che quel 8 dicembre 2005 avessimo tutti preso una grossa cantonata, che tutti i corsi e percorsi fatti fossero stati una gran presa per i fondelli. La cosa che più mi faceva male era sentire preti, frati e suore che mi dicevano che il matrimonio ahimè era questo, e che mi dovevo incollare sta croce e sopportare ogni abuso andando avanti. Ma ti pare che il Signore Gesù Cristo mi ha creato semplicemente per sopportare e stringere i denti? Ma credi davvero che una crisi matrimoniale sia solo un sassolino appuntito dentro la scarpa che ti ricorda che devi patire, devi soffrire e devi morire!!! La menzogna che l’incontro con Dio fosse stata una fregatura mi distruggeva. Se c’è una cosa che mi ha insegnato Don Fabio Rosini che non dimenticherò mai è questa: una cosa sola devi temere, di perderti Dio nella tua vita! Ma io Dio l’ho conosciuto. L’ho incontrato. Io mi fido di Lui. E facendo memoria, in quei momenti bui, di chi era Dio per me ho trovato me stessa e la fiducia nella nostra relazione. Mi sono messa in cammino combattendo la buona battaglia dell’Amore sposale, che mi chiamava a crescere, a fare salti di qualità, cambiamenti, a riprendermi la mia libertà perduta. LIBERTA’. Sentirmi libera. Libera di restare, libera di amare mio marito da una posizione adulta non da bambina vittima e fregnona. Mentre io e Roberto facevamo verità su di noi, su chi eravamo, sulle nostre ferite, i limiti, sulle nostre proiezioni, il nostro matrimonio andava verso la LUCE, e si caricava di una forza mai vista prima. Quella luce è l’amore di Cristo per me Claudia, per Roberto. Ci ricorda che siamo chiamati a progetti altissimi, pervasivi e impegnativi per lasciare a questo mondo il profumo del suo Amore, su noi stessi, la nostra famiglia, i nostri figli e sugli altri. Spesso la mattina faccio colazione sul balcone di casa mia, ed è un momento tutto speciale per me prima della maratona giornaliera. E medito e rifletto sul fatto che sono una miracolata, che la mia vita poteva sprofondare nella depressione, che il mio matrimonio poteva spaccarsi per l’egoismo e la rabbia. Penso a tutti i traumi della mia infanzia che avrebbero potuto annientarmi. E invece sono qui, sul balcone di casa mia, a guardare quella fetta di cielo azzurrissimo sovrastato dai palazzi di cemento, a ricordarmi che l’Amore di Dio vince sempre e su ogni cosa se lo desideri ardentemente nella tua vita e non ti arrendi mai di cercarLo.

Claudia e Roberto

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Il mio matrimonio non è il paradiso ma la porta per entrarci.

Sposando tua moglie o tuo marito, hai promesso di consacrarti a Dio attraverso l’amore a questo uomo, a questa donna, tutta la vita. Quanto è complicata e ardua l’avventura del matrimonio vista in quest’ottica di vita! Ma quanto è alto e sorprendente questo progetto esistenziale. Si tratta di una qualità straordinaria della relazione con l’altro, in cui il centro non è tanto il partner, ma il desiderio di incontrare Cristo Gesù nel tuo sposo, nella tua sposa. Il Vangelo di oggi ci parla del Regno dei Cieli. Cosa è il regno dei Cieli nel nostro matrimonio. Il Paradiso nel mio matrimonio si è realizzato quando il centro della mia vita è stata la mia relazione col Signore nelle cose e non più i difetti o le mancanze di Roberto. Il frutto di questa relazione e dell’incontro con Dio è un pieno d’amore esagerato per me stessa in cui io esisto, sono preziosa e sono l’amata. Questa dotazione d’amore è un olio inestinguibile che mi terrà sempre pronta in ogni cosa della mia storia con Roberto e con i miei figli, con l’unico fine di incontrare la Salvezza di Dio per me e le persone che mi circondano. Per amare tua moglie tutta la vita ti ci vuole un equipaggiamento esagerato che ti aiuti ad entrare nei suoi tempi e nella sua sensibilità, oltre la concretezza e la praticità, sintonizzarti con quegli aspetti emotivi che per te sono spesso incomprensibili. Per amare tuo marito ogni giorno ti ci vuole una scorta dolcezza, pazienza e affetto che ti porti a valorizzarlo ed apprezzarlo oltre ogni tua pretesa disattesa. Tocca organizzarsi e sapere aspettare, perché il tempo di Dio non sono i tempi della tua e della mia fretta, del tutto e subito. Le vergini stolte non se l’aspettavano che ci volesse tutto questo tempo all’arrivo dello Sposo, la volevano cotta e mangiata! E anche io tante volte mi sono sentita così nel mio matrimonio, pretendendo ora e adesso quei cambiamenti e quelle trasformazioni che invece, per essere autentiche e profonde, richiedevano tempo. Sono stolta se mi baso solo sui miei desideri e sulla mia realtà per relazionarmi con gli altri, perché questo mi bloccherà e ostacolerà nel sintonizzarmi con mio marito e i miei figli. Se uso solo le mie coordinate per relazionarmi con chi mi circonda, l’altro non sempre rientrerà nei miei parametri e questo mi frustrerà enormemente facendomi sentire delusa e scontenta. Ma questo è il salto di qualità che porta il Paradiso in un matrimonio: usare tutti gli equipaggiamenti e le dotazioni possibili per mettere a disposizione della mia relazione di coppia tutto ciò che sono e che ho, una grande riserva di beni, per entrare in un incontro d’amore per cui vale la pena mettere in ballo ogni cosa. Ci ho impiegato dieci anni, ma ho fatto proprio centro ad investire molto e tutto in questo incontro con mio marito, perché attraverso la relazione con lui ho incontrato l’Amore di Dio per me e la Sua salvezza per la mia storia. Non è possibile improvvisare in un matrimonio, occorre prepararsi per crescere nella relazione col tuo sposo, con la tua sposa e incontrare il Signore nelle cose. A volte il Signore ti chiede un salto di qualità, una novità, un cambiamento in cui entrare, una sfida da cogliere. Tu che farai. Sii saggio e prudente, e utilizza il tempo per prepararti a questo incontro speciale con il tuo partner e con Dio, e il frutto sarà sempre e solo l’AMORE PIENO.

Claudia Viola

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Cosa chiedi a Dio per la tua vita

Voglio cambiare questa cosa ma non ci riesco. Ho fatto tutte le novene possibili e le preghiere pensabili ma la cosa non cambia. È da venticinque anni che sto in terapia ma non cambio. Il cambiamento per un cristiano è legato alla conversione.

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Non è possibile alcuna conversione se non si cambia direzione, strada, se non si trasforma quel qualcosa che causa sofferenza in noi e negli altri. Per un cristiano il cambiamento è vitale come l’aria: senza aria muori, senza il cambiamento personale l’uomo perisce. Cambiare significa crescere, maturare, evolversi, accogliere nuove sfide per germogliare nell’amore a sé e agli altri. Noi di Amati per Amare crediamo fortemente che psicologia e fede possano andare a braccetto per far fiorire l’esistenza della persona. Se da un lato la psicologia aiuta a comprendere e spiegare come funzioniamo e cosa nella nostra storia personale può averci danneggiato o fatto fiorire, la fede in Gesù Cristo ci salva l’anima e ci lancia in un’esperienza di amore eterno che niente di ciò che è umano può darci se non è vissuto in Cristo. Nell’incontro con Gesù quello che rende possibile il cambiamento è il tuo pieno coinvolgimento e protagonismo nella relazione con Lui. Senza di te non si può fare, perché il cammino di fede non è obbligo e costrizione ma incontro d’amore e reciprocità. A volte accadono miracoli che sembravano impossibili. Ma la vita del cristiano non può essere appesa ad una visione magica del cambiamento, perché questo abbatte il senso di responsabilità e protagonismo. Il Signore quando vuole compie miracoli incredibili, stupendi e sorprendenti, per la Gloria del suo nome, e per la conversione di molti. Ma il nostro obbiettivo nella relazione con Dio non è il miracolo, ma riempirci del suo amore. Quell’amore che è l’unico trampolino di lancio per il cambiamento. Solo l’amore aiuta a cambiare. Anche in psicoterapia è così. Ciascuno di noi è segnato da un INIZIO, che coincide con la nostra infanzia. Quando sei nato. Come sei stato accolto o non accolto. Come sei stato cresciuto. Tutto l’amore e il bene ricevuto. Tutto il male e il dolore vissuto. Una sapienza è segnata nella tua pelle, nella tua memoria, in cui è registrato tutto l’amore e i morsi della fame di questo amore. Spesso questo inizio non è dei migliori. Come quello di Gesù: dentro la pancia di una donna che rischiava di essere ripudiata e lapidata per accusa di tradimento, nato in una grotta al freddo e al gelo, in fuga verso un altro paese col rischio di essere ammazzato. Il tuo INIZIO non coincide con la tua ORIGINE. PER OGNI UOMO, LA SUA ORIGINE È DIO. La mia origine è il giorno del mio battesimo. Un incontro che fa da spartiacque nella mia storia, nella verità ontologica di me stessa, anche se non me ne sono resa conto subito. Una possibilità nuova per comprendere che io non sono solo come mi percepisco secondo la mia biografia. Dentro di me c’è una verità più profonda che viene dall’incontro con Dio. Anche Gesù nella sua umanità ha fatto un cammino che vede il giorno del suo battesimo come la sua ORIGINE. Gesù ha fatto un’esperienza d’amore condividendo la sua carne, la sua fragilità di uomo, stava anche Lui in fila con gli altri per ricevere quel dono che contraddistingue l’incontro col Signore, di cui ogni uomo ha bisogno per vivere, crescere, cambiare: una rivelazione d’AMORE. “Tu sei il figlio mio l’amato. In te ho posto il mio compiacimento” Mc 1,11. Accogliere questa verità su di te è faticoso ed è un cammino. Non è una fatica che si fa una volta e basta. Dentro la tua quotidianità, nelle relazioni che vivi ogni giorno con tua moglie, tuo marito, i coinquilini, gli amici, i colleghi, quel digiuno affettivo che a volte vivi, ti riporta alla tua storia biografica, ti ricorda le tue peggio mancanze. Non so se sei consapevole di come certe strategie che hai trovato per cavartela dal non amore, non funzionano e portano sofferenza a te e chi ti sta intorno. Non so se sei consapevole di come ogni peccato che commetti parte da quel frammento non amato di te. Nel peccato sbagli il bersaglio della tua felicità, per un tentativo malsano di sentirti voluto bene, pieno, benvenuto alla vita. Ogni cambiamento implica una conversione, e ogni conversione un cambiamento. Ma occorre un lavoro attivo. Il primo passo è prendere consapevolezza di come la tua affettività snaturata sia collegata alle sofferenze della tua storia. Il secondo passo è comprendere di cosa hai bisogno per cambiare e cercarlo attivamente. A volte ti occorre intensificare il cammino spirituale, a volte ti tocca chiamare un bravo psicoterapeuta. Spesso invece necessitano entrambi. L’obbiettivo è vivere la mia affettività perché sia a servizio della relazione con l’altro, a servizio della vocazione all’amore, sentendomi io per primo l’AMATO E IL DESIDERATO. Sei schiavo della tua biografia o del desiderio di essere come Gesù? C’è una fatica tra il dire e il fare, infatti Gesù va nel deserto dopo il battesimo e affronta i morsi di questa fame attraverso le tentazioni del demonio che lo vogliono portare a compensare queste mancanze col potere. Ma Gesù sa che la cosa non funziona per placare il bisogno d’amore dell’uomo. Nel deserto Gesù non si sente amato, ma SA DI ESSERE AMATO. Cioè nella prova fa memoria della Sua verità. Quanto davvero desideri cambiare. Cosa hai capito che va cambiato della tua relazione col tuo passato. Su cosa hai bisogno di mettere mano. Cosa chiedi a Dio in questo tempo Santo che precede la Pasqua. Su cosa vuoi invocare lo Spirito Santo in questa settimana Santa. Appena uscito dal deserto la prima cosa che dice Gesù è: cambia strada! Ma per cambiare occorre grande fatica e sacrificio. Ma non c’è inizio migliore per affrontare un grande sforzo che attingere alla più bella e profonda verità di te in Dio: TU SEI L’AMATO!

Claudia e Roberto

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Aspettiamo il Natale

Quando ero piccola la mia festa preferita era il natale. Adoravo il calore e il senso di famiglia che si respirava nell’aria. La preparazione dell’albero tutti insieme, la letterina a babbo natale per esprimere i nostri desideri, le cene e i pranzi di famiglia tutti insieme, nonostante la fatica delle relazioni. Il freddo fuori e il caldo dentro.

 

Solo oggi, a pensarci mi rendo conto che nel mio cuore di bambina non desideravo soltanto una quantità enorme di giocattoli. La verità è che coltivavo segretamente la speranza profonda che qualcosa nella mia vita potesse cambiare, ma cosa non ne avevo idea. Ero solo una bambina. Oggi sono una donna adulta, ma quella bambina desiderosa è ancora dentro di me e mi chiede di stare in attesa di qualcosa di nuovo e di sorprendente che possa trasformare la vita, aspetto uno di quei regali prezioso come un diamante. Aspetto l’AMORE di un Dio che ci tiene così tanto a me da prendere vita nella mia storia, nello spazio delle mie miserie e dell’indigenza, con la forza e la dolcezza di un neonato. Aspetto un AMORE che visiti le mie “periferie”, la dove mi sento abbandonata e scartata, là dove odio e rancore mi abitano. Aspetto te Gesù, che non disprezzi le mie ombre, ma sei pronto a prenderti cura della mia solitudine, a benedire tutti i fatti della mia vita. Aspetto un AMORE che scriva dritto sulle righe storte. Voglio te Gesù vicino a me. So bene che non risolvi i problemi come vorrei io, e allora fammi sentire amata e benedetta, perché non c’è fatica che io non possa tenere se mi sento voluta bene. Non voglio che ti sostituisci a me, anche se a volte mi farebbe davvero comodo, ma donami la gioia della tua presenza. Ogni volta che viene il natale, ogni volta che quel bambino viene svelato, mi ricordo che posso togliere le mie maschere e svelare il vero volto che c’è in me, di vedere ed esprimere chi sono davvero e vivere da AMATA. Voglio farti spazio Gesù perché tu possa portare pace nella mia storia, pace nel mio cuore e nella mia affettività, pace nelle mie relazioni. Oggi vieni per me e io ti accolgo Signore. Possa anche tu custodire il desiderio e l’attesa di questo AMORE TUTTO PER TE che oggi ti viene donato.

Claudia e Roberto

L’articolo originale sul blog Amati per amare

Aspettiamo la tua salvezza Signore Gesù

Quanto vorremmo che il signore ci togliesse ogni problema, quanto vorremmo che ci sollevasse da ogni sofferenza. Pensiamo che la salvezza della vita nostra passi dalla risoluzione di ogni mancanza e dal cambiamento di ogni cosa spiacevole.

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Quanto vorresti che tuo marito si trasformasse, che la facesse finita coi suoi egoismi o mutismi, che per una volta si sintonizzasse coi tuoi bisogni emotivi. Quanto vorresti che tua moglie la smettesse con i suoi isterismi, con i miliardi di cose da fare che si trova per non fare l’amore con te. Quanto vorresti che i tuoi figli fossero diversi, senza quei difetti li, senza quei problemi che tanto ti snervano, ti toccano, ti destabilizzano o ti irrigidiscono. Perché diciamocelo questa vita terrena sembra sempre troppo piena di prove e difficoltà più grandi di noi, e tu non ti senti all’altezza di tutte quelle sofferenze che spesso sembrano schiacciarti. Ma in questo tempo prezioso di Avvento che la Chiesa ci ha donato, noi cristiani attendiamo la venuta del Signore, aspettiamo la salvezza per la nostra vita, per la nostra esistenza, per il nostro cuore. Ma che significa concretamente per la nostra storia? E come possiamo cogliere e godere di questa splendida opportunità che è l’Avvento, per sentirci visitati, toccati, salvati. Il primo passaggio è quello di poter contemplare un pensiero: e se quello che ti sta capitando nella tua vita adesso e che ti fa soffrire fosse una benedizione? E se quello che tu vivi come una condanna, come un flagello fosse un’opportunità per qualcosa di più bello e più grande. E se quello che tu vivi come maledizione fosse la benedizione più grande della tua vita. Quel problema di tuo figlio, quella malattia, quel difetto di tua moglie, quel peccato di tuo marito. Da quando mi sono innamorata di Gesù, ho scoperto e toccato con mano che non c’è una cosa storta della mia vita che Lui, a tempo debito, non abbia trasformato in Grazia, in gioia piena, in un regalo bellissimo per me e la mia vita. Questa trasformazione non ha sempre coinciso con la risoluzione della difficoltà, ma piuttosto un miracolo nel mio cuore che cambiava, il mio sguardo sul problema mutava. Scoprire che nella mia debolezza che quel problema creava, il Signore manifestava pienamente la sua potenza e la sua forza facendomi sentire così voluta bene e amata da rendere forte anche me, attraverso tutte le persone che mi volevano bene e mi stavano vicino. Questo mondo nega il dolore e la sofferenza, vedendole come qualcosa da cui scappare e fuggire. Gesù nasce da una donna della periferia, Maria, in una stalla e in mezzo ai pastori, nello scarto di una notte troppo piena per poterlo accogliere. Non c’è posto per Lui. Ma Gesù viene lo stesso, a suo tempo, da chi e per chi è disposto ad incontrarlo perché non ha nulla. È quando sei debole e fragile che sei pronto a farGli spazio nella tua vita. Attendiamo un miracolo nel nostro cuore Signore. L’occasione del tuo miracolo è tua moglie, il tuo miracolo è tuo marito, se vedi il tuo compagno di vita e le sue mancanze come l’opportunità di diventare pienamente donna e uomo liberi. Liberi di amare nel nome di Colui il quale ti ha amato per prima, dando ogni cosa per te. Possa tu scoprire in questo tempo di Avvento, settimana dopo settimana, che la speranza non si affievolirà mai, che il tuo cuore può riposare solo in Lui, e la tua sente di amore la può placare solo Gesù. Le tue ferite le può trasformare solo lo Spirito Santo. La tua vita è benedetta qui ed ora qualunque prova o difficoltà tu stia affrontando, perché da quando è nato Gesù non sei più solo. Io non sono più sola. Lui è con me tutti i giorni della mia vita e io sarò l’Amata per sempre.

Claudia e Roberto

Articolo originale sul loro blog Amati per amare

Il potere nella relazione di coppia

Il Vangelo di domenica scorsa domenica ci ha donato  la figura di Cristo Re dell’Universo. Che cosa significa per noi essere sovrani delle nostre vite ad immagine e somiglianza di Cristo? E perché per l’uomo è vitale ispirarsi a questo tipo di regalità?

Il re è colui che esercita un potere. Ma ci sono modalità buone e nefaste di usare il proprio potere. Fin dalla storia della creazione della Genesi, viene mostrato nella Bibbia come l’umano usa il potere per rispondere al suo problema di solitudine, e pensa di risolvere quel senso di abbandono sottomettendo il creato, esercitando il dominio su di esso. Ma questo non soddisfa l’umano e non c’è nulla che gli stia di fronte, per questo Dio divide l’umano in uomo e donna, perché è la relazione che risponde al problema della solitudine. Ma nella relazione ogni ferita di non amore porta ad un abuso di potere sull’altro. Nel matrimonio il potere usato male ha spesso a che fare con la lotta per la supremazia sull’altro, sottomissione dell’altro, egocentrismo e focalizzazione solo sui propri bisogni. E non fate che mentre leggete queste parole pensate subito al vostro partner, a quanto sia egoista e prepotente, cercate di riflettere su di voi e su quanto e in che modo voi siete egoisti e prepotenti nella relazione, e in che modo usate male il vostro potere nella relazione di coppia e durante i conflitti. Durante gli anni di crisi peggiori era chiaro per noi come usavamo male il nostro potere nella relazione di coppia: Roberto lo usava per concentrarsi su di sé, impormi i sui bisogni ed esigenze, non gli importava delle mie esigenze e dei miei sentimenti. Questa modalità di uso negativo è abbastanza chiara e lampante e si riconosce subito. Ma c’è un uso del potere nefasto più subdolo, che non si riconosce subito ed è quello che facevo io nel mio matrimonio, benché avessi tutte le ragioni per sentirmi maltrattata e messa da parte. Esercitavo un potere negativo su di lui quando lo accusavo, gli davo addosso, lo straziavo con monologhi interminabili, rinfacciavo e pretendevo, lo umiliavo con frecciatine anche davanti agli amici. Entrambi esercitavamo il nostro potere nella relazione di coppia per sottomettere l’altro al nostro mondo emotivo ferito, non sanato, che urlava vendetta e non accettava nessuna forma di accoglienza e pace. La lotta di potere nella vita di coppia è dettata sempre da sentimenti d’insicurezza e inferiorità, per cui siamo dipendenti e influenzati da ciò che l’altro dice o non dice, fa o non fa. Non siamo LIBERI. Ma c’è una forma di potere propizio, vantaggioso che porta come frutto la vera libertà umana e la gioia di sentirsi non più schiavi e sottomessi. Ed è il potere che rivela Gesù di Nazaret, il più grande perdente mai esistito agli occhi del mondo pagano, il Re più potente e forte mai incontrato per noi Cristiani. Il potere umano è un apparato di rapporti di forze che schiavizza sé e l’altro. Il potere possiede e la forza domina chi la esercita. Se eserciti il tuo potere portando odio, rabbia, vendetta sottomissione, indifferenza, freddezza, è questo che ti tornerà indietro e possiederà il tuo animo. C’è una libertà inaudita che Cristo manifesta nel modo di esercitare il suo potere di Re. La libertà di questo Cristo di manifestarsi libero da tutte le cose che fanno più paura agli uomini: libero di essere picchiato, umiliato, deriso, imprigionato, straziato. Per Amore. Libero di morire, nella fede e nell’annuncio che non esiste morte, dolore o ferita che Dio non trasformi in vita piena. Qui sulla terra o nel Paradiso. A volte noi Cristiani ci dimentichiamo del Paradiso, e che siamo in questo mondo, ma non siamo di questo mondo. Ad un certo punto del mio matrimonio ho capito che non ero libera e questa cosa mi faceva molto arrabbiare. Non ero libera di amare mio marito così come era in quel momento, non ero libera di sostenerlo coi suoi difetti, non ero libera di attraversare le sue crisi personali. Io non ero libera. Ero schiava del suo umore, delle sue mancanze, delle sue assenze. Chi è più libero, chi gestisce, controlla e manipola o chi non viene colpito e atterrato da nulla? Chi è veramente sovrano chi fa dipendere la propria vita da carriera, soldi, forza, bellezza o chi mantiene la pace anche negli attacchi e nelle prove peggiori? Io volevo per me questa libertà, di non essere più Abbandonata e non Amata ma di vivere come il Compiacimento del Signore e sua sposa, e Dio mi ha fatto giustizia nel mio matrimonio in modo concreto, facendomi comprendere la vera forza e il vero potere che potevo esercitare per far bene a me stessa e al mio matrimonio. Potevo ripartire da me stessa e dalla mia relazione con Lui. Questo ha rafforzato i miei confini e il senso della mia identità di donna, moglie e madre, che non dipendeva più dalle attenzioni o dagli sfoghi di mio marito, ma come un muro di cinta custodivano i miei sentimenti e mi permettevano di stare e tenere le sue fragilità perché non ne ero più devastata. Ad un certo punto ero capace di dare meno peso alle sue mancanze e di perdonarlo con più facilità. Ma non per finzione o per repressione, ma perché davvero mi veniva naturale. È una sensazione meravigliosa che veramente mi faceva vivere una regalità che non è di questo mondo ma che di certo il mio percorso psicologico e spirituale mi aveva aiutato a raggiungere. Quel che Cristo ha mostrato abbracciando la croce che era chiamato a portare, è ciò che l’uomo desidera essere: Amato. La verità più profonda dell’uomo è nell’amore donato e ricevuto. Cristo consegna questo Amore al cuore umano, e questo è il suo potere! E forse il regalo più bello che ognuno di noi può ricevere. Il potere di amare sempre, chiunque e in qualunque situazione, nonostante tutto. Questo lo aveva capito bene San Francesco d’assisi, che aveva descritto la gioia perfetta (Perfetta Letizia) come la possibilità di custodire la pace anche nelle condizioni peggiori. Possa tu avere un unico obbiettivo nel tuo matrimonio: custodire il potere dell’Amore a te stesso e a tua moglie/marito.

Claudia Viola

Perdono e libertà

Il perdono è sicuramente uno dei gesti più difficili e più complicati, ma che più profondamente rimandano a Cristo.

 

Lungi dall’essere un obbligo morale o una legge a cui sottostare, il perdono nella vita di coppia è quanto mai necessario per crescere nell’amore reciproco, ma soprattutto per eliminare quel continuo rodimento e rimuginio interiore che ci fa sentire perennemente vittime abusati dell’altro che non ci capisce e ci fa del male. Il perdono è un cammino a breve termine per le questioni più semplici, a lungo termine per le sofferenze più complicate. Esso ci apre a qualcosa di ancora più importante che è la riconciliazione. Per riconciliarsi occorre che la persona ferita apra lo spazio della possibilità e perdoni, e la persona che ha fatto male ripari secondo il linguaggio d’amore dell’altro. Ma quante volte questa storia del perdono o del perdonare ci apre lo scenario dello zerbino sottomesso che permette all’altro di fare come gli pare?! Soprattutto la donna secondo me rischia di rimanere incastrata nello stereotipo di DONNA-ZERBINO che subisce ogni tipo di atteggiamento menefreghista dell’UOMO-STRAFOTTENTE, salvo poi fargliela pagare con quei tipici atteggiamenti passivo-aggressivi tipo musi lunghi e silenzi interminabili o sfoghi isterici che l’uomo, con una maestria direi forse evolutiva, è capace di ignorare, distratto dalla televisione o dalla gazzetta dello sport. Alla fine il risultato è quello di una solitudine che raggiunge le proporzioni di una voragine di incomunicabilità, piena di dolore, tristezza e dispiacere.

Nella vita di coppia non siamo chiamati a fare gli zerbini. Siamo chiamati ad essere UOMINI e DONNE LIBERI, che nella libertà scelgono di fare un regalo a se stessi e all’altro rompendo le catene del rancore, del covare, dell’astio. La LIBERTA’ è la caratteristica fondamentale di ogni dono d’amore nella relazione.

Nel mio matrimonio ho vissuto parecchio tempo come la donna-zerbino che resisteva senza alternative ad un marito troppo preso da se stesso per accorgersi. La vita insieme era come uno scontrino troppo lungo che tiravo fuori dopo anni di sopportazione, con un conto troppo alto da pagare per mio marito e relativo mio senso di frustrazione e delusione. Mi sembrava di perdonare tutte le volte che si ricominciava, ma non era così perché in fondo covavo rancore e mi sentivo imprigionata in questo stereotipo cattolico della donna che tutto regge e sostiene. Lo devi fare! Questa è la tua croce a vita e te la devi tenere!!! Che prospettiva misera se la relazione di coppia fosse solo questa. Non si può perdonare per paura di perdere l’altro, o per mancanza di rispetto verso di sé, o perché non hai altra scelta, o per paura della solitudine. Ho scoperto qualcosa di più grande nella mia storia che per prima, ha liberato me stessa dalla schiavitù di un cliché riduttivo e dannoso. Questo è uno spazio sacro dentro di me, tutto pieno della mia relazione d’amore con Dio. Li sono sempre amata, preziosa e sostenuta, li niente mi può fare del male e nessun attacco esterno mi può affondare, neanche la strafottenza di mio marito. Quando ho cominciato a pensare a me stessa e al mio valore, senza ribellioni e colpi di testa, ho trovato la pace e mi sono sentita libera di tenere con serenità quei pesi che prima mi distruggevano. E di fronte a quelle fragilità sempre uguali di mio marito ero veramente libera di perdonare, perché mi sentivo libera e amata. Quello che distingue uno zerbino da una persona è la libertà da cui partono le azioni. Mio marito dal canto suo, ha scelto di rispondere positivamente a questo amore che a volte in modo duro, a volte con dolcezza gli ho regalato. Così, la nostra relazione si è davvero trasformata. Ma non sempre tutte le storie vanno così. Ci sono donne che perdonano, e tengono pesi indicibili aspettando un cambiamento che non arriva. Io dedico questo articolo a queste splendide donne cristiane e non, perché non si arrendano mai alla speranza dell’amore, e perché continuino ad amare non da schiave e prigioniere ma da donne libere e piene di Spirito Santo, amate e custodite da Dio. Il Signore ricompensi con la pace il dolore delle vostre ferite.

Claudia Viola e Roberto Reis

Amati per Amare

 

Non dovrebbe capire da solo?

Questo articolo è dedicato a noi donne più che agli uomini. Perché di tutte le storie che ho ascoltato e le amiche che si sono confidate, compresa me medesima quando mi metto nei panni di mio marito, siamo sempre noi donne a pretendere che il nostro compagno comprenda da solo e spontaneamente di cosa abbiamo bisogno.

 

Questa è una delle prime illusioni che si infrange drammaticamente sugli scogli del matrimonio, a volte, ed è un bene, anche nel fidanzamento. Ma non si tratta solo di un’illusione, quanto di una convinzione negativa che alimenta una posizione immatura e infantile in cui credi che l’altro sente, pensa e desidera come te. Il desiderio di ridurre l’altro a te, viene proprio automatico, e non è una questione di ragioni, perché magari hai ragione su tutti i fronti e nessuno ti può biasimare sul tuo punto di vista. Ma c’è un passaggio fondamentale sulla questione, che non vale solo per il tuo rapporto di coppia, ma tutte le relazioni in generale: PUOI CHIEDERE CIO’ DI CUI HAI BISOGNO più e più volte. Nella comunicazione, nell’ascolto, nelle esigenze pratiche, materiali ed emotive, nella sessualità, puoi costruire un dialogo franco, aperto, diretto e chiaro in cui esprimi cosa ti piacerebbe e come ti piacerebbe. Non può essere una pretesa, deve essere una condivisione, perché l’amore è prima di tutto libertà di scegliersi. E se l’altro risponde positivamente ai tuoi bisogni in conseguenza del fatto che glielo hai chiesto esplicitamente, non vuol dire che ti ama di meno, anzi quella mancanza di spontaneità è segno che ti ama davvero, proprio perché fa uno sforzo su qualcosa che non è farina del suo sacco, ma lo fa per te, perché ci tiene, perché questo ti renderebbe felice. Poi a volte succede che tu chiedi e richiedi, ma lui (o lei) fatica ad accettare, a capire e a rispondere positivamente: tu non mollare!! A volte ci vogliono anni perché comprenda, a volte invece puoi accettare che semplicemente su quella cosa a cui tieni tanto è diverso/a da te, e non per questo è sbagliato. Io ci ho messo almeno cinque, sei anni a capire e prendere in seria considerazione che quando mio marito mi parla di un suo problema emotivo devo stare zitta. Zitta e muta senza proferire parola. Lo posso guardare e a limite dargli una carezza sulla mano o sulla spalla, ma niente parole, niente consigli, niente parafrasi di quello che ho capito. Io la cosa non la prendevo neanche in considerazione perché invece io mi sento ascoltata se uno mi parla, se sta in silenzio mi sembra che non gli importa. E invece lui no. Roberto è proprio diverso. Faccio un’enorme sforzo a stare zitta, perché io devo sempre dire la mia e avere l’ultima parola. Ma so che questo non lo fa sentire amato, anzi lo fa proprio arrabbiare. Così quando ci tengo a farlo sentire amato, posso mettere da parte le mie misure e sintonizzarmi su di lui e basta. Non mi viene spontaneo ma lo faccio per lui. Il mio canale d’amore sono i regali. Soprattutto nelle ricorrenze, tipo il mio compleanno. Secondo lui i regali sono una cosa inutile, lui piuttosto preferisce il ristorante. C’ha messo almeno otto anni (il maschio ahimè è più lento…) a prendere in considerazione il fatto che mi sentissi davvero voluta bene quando pensa e sceglie un regalo per me a partire da me e dai miei gusti. In tante occasioni mi ha davvero sorpresa, in altre delusa. Ma in ogni caso so che posso chiedere ciò che desidero e come lo desidero, accettando che lui non è me, e che non è la sua risposta perfetta a darmi la vita, quella è appannaggio solo di Dio e della mia relazione con Lui. Quando nella genesi Dio presenta la donna all’uomo, Dio risponde al bisogno di reciprocità dell’umano perché non è nella perfezione e nell’autosufficienza che si può trovare risposta alla sofferenza della solitudine; non è nella sottomissione del creato e nella supremazia e affermazione di sé che smetti di sentirti abbandonato. Solo nella relazione con l’altro trovi risposta a questa solitudine e nel matrimonio questo “altro” è il marito, la moglie, che non sono riducibili a sé. Ma il primo peccato che commette l’uomo quando Dio gli pone davanti la donna è assimilarla a sé, perché egli non sopporta la tensione del diverso. Queste dinamiche ce l’abbiamo un po’ tutti. Non accogliamo l’altro come un mistero da scoprire e rispettare, con cui entrare in dialogo, ma subito vogliamo misurarlo col nostro parametro. Questo impedisce quello stimolo reciproco che fa crescere. Ognuno è portatore nella relazione di coppia di una certa polarità, di solito si tratta di polarità opposte che all’inizio portano sofferenza: mio marito è istintivo ed emotivo, io razionale e controllata. Questo in certi momenti ci devasta perché io mi sento travolta e inondata, lui perennemente bloccato e castrato. Ma quando troviamo il modo di scambiarci un po’ i ruoli, ecco che mi accorgo che ogni tanto ci si può proprio lasciare andare e questo mi fa proprio bene perché allento e permette all’altro di prendersi cura di me proprio nella mia fragilità emotive coperte da quell’apparente forza. E quando lui prende un po’ la mia polarità ecco che acquista più fermezza e stabilità e può portare avanti meglio i suoi progetti e desideri, stando veramente al timone della sua vita e della nostra famiglia. Non si tratta di snaturarsi, ma di lasciarsi ispirare dall’altro e a volte copiarlo un po’. E’ proprio in questa tensione e in questo scontro che può crescere un amore che porta frutto a noi e agli altri.

Claudia Viola

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Fare l’amore da sposati

Come si trasforma la vita intima e sessuale di una coppia da sposati. Forse fai parte di quelle coppie che da fidanzati hanno scelto di vivere l’esperienza della castità, regalo bellissimo che permette ai fidanzati di scoprire e coltivare la gratuità e il rispetto verso il partner, e cosa più importante non usare il sesso per allontanare i problemi o gli scontri.

Il cammino di castità vi ha aiutato a scoprire e consolidare la verità di chi siete, nelle vostre differenze, desideri, sentimenti, progetti. La castità è un viaggio speciale, fatto del desiderio di donarsi all’altro nella gratuità e nella verità della relazione, in cui intimità e responsabilità crescono di pari passo. Il fidanzamento può essere un tempo in cui si da spazio e valore a tutti quei gesti bellissimi e intensi, come lo sguardo, l’abbraccio, la carezza, le dolci parole sussurrate, che poi sbocciano nel rapporto sessuale con il matrimonio. Forse fai parte di quei fidanzati che hanno già vissuto e condiviso la sessualità col partner. Specialmente all’inizio della relazione lo fai tante volte, più volte che puoi, ogni giorno, più volte al giorno (…il sogno di mio marito!) come se non ci fosse un domani. Invece un domani c’è! E un domani ti sposi, e fino qui potresti anche continuare alla grande, se mutui, bollette, routine, lavoro, stanchezza e rotture varie non ostacolassero il tempo. E un domani arrivano i figli e con loro, la cosa si complica enormemente. La specie femmina si stressa alquanto riempiendosi la testa di pesi, organizzazione, pensieri continui su come gestire lavoro, famiglia, e figli, e questo la porta a vivere la relazione sessuale col marito come l’ennesima incombenza in cui qualcuno le chiede qualcosa. La specie maschio non batte ciglio e lo farebbe in continuazione perché la sua testa resta sgombra da tutti i carichi che si prende la specie femmina. A volte succede il contrario, cioè che la donna manifesta più intensamente il desiderio di fare l’amore e l’uomo assorbito dal lavoro o la carriera, sublima la sua energia vitale, che non è più disponibile nella coppia, per cui si accontenta anche di incontri sporadici. Con i figli la frequenza e la qualità del rapporto sessuale possono cambiare, spesso in negativo. Si fa l’amore molto meno, con meno intensità, di sfuggita come se si dovesse timbrare il cartellino. Abbiamo incontrato coppie che hanno smesso di fare l’amore con la nascita del figlio e hanno permesso che trascorressero anni diventando quasi fratello e sorella. Niente di più grave in una relazione di coppia!! Queste premesse sono limitate, perché ci sarebbero tante storie da raccontare, tante situazioni da approfondire, che parlano di come la sessualità diventa una cartina di tornasole della vita personale e di coppia. In questo articolo desideriamo condividere alcuni punti da cui puoi lasciarti ispirare. Se la tua vita sessuale nel matrimonio non è più soddisfacente, non rigenera il vostro serbatoio d’amore allora vale la pena fare il punto della situazione e prendersi cura della questione.

• Non sei più un ragazzetto/a che fa quello che gli pare quando gli pare, questo significa che il carico di responsabilità che avete assunto può schiacciare la spontaneità, la creatività, l’intuizione, la sorpresa, la meraviglia, l’istinto, che vanno assolutamente recuperate e coltivate. In un modo nuovo, compatibile col tuo stato di sposato/a o convivente.

• I tempi vanno prestabiliti: vi dovete e potete dare appuntamenti per fare l’amore. Prendetevi permessi a lavoro, prendetevi le ferie per fare l’amore. Date all’intimità sessuale con vostro marito o vostra moglie tutta l’importanza che questo gesto merita, investendo tutte le vostre risorse. Prendete appuntamenti per incontrarvi senza essere disturbati.

• Costruite un dialogo franco e aperto di come vi sentite in relazione al vostro corpo e al corpo dell’altro. Parlate di cosa vi piace e cosa non vi piace, cosa vi da gioia e gusto e cosa invece non desiderate, in un ascolto totale di sé e dell’altro. Evitate accuse e pregiudizi e mostrate rispetto per la sensibilità che l’altro può esprimere. Dal dialogo, scegliete di aprirvi a ciò che l’altro desidera nel rispetto di sé e dell’altro, tenendo presente anche la saggezza della Chiesa sull’uso del nostro corpo e della gestualità permessa. Parlatene fuori casa, a cena fuori o in una passeggiata al parco, da soli e senza intrusioni esterne.

• Fate l’amore con tenerezza e lentezza, permettendo alla passione di sbocciare in un clima di intimità e donazione profonda. Muoversi lentamente non significa scartare la passione, ma implica darsi il tempo di gustare ogni sensazione visiva, olfattiva, uditiva, tattile, ogni sapore, per regalarsi totalmente all’altro in ogni parte di sé. Quando fate l’amore lo Spirito Santo scende fra di voi, rinnova il sacramento e nutre e fa crescere il vostro amore.

• Fate l’amore un giorno si e due no (cit. “L’ecologia dell’amore” Antonio e Luisa De Rosa Tau Editrice 2018). Non so se questo ritmo si può mantenere… ma il messaggio è fate l’amore spesso e bene!!! Non è vero che la sessualità nel matrimonio cristiano è tabù, non è vero che è qualcosa di secondo ordine, non è vero che la Chiesa non custodisce il valore di un’intimità sessuale di qualità. Possa tu gustare la gioia di un incontro profondo e esclusivo con il tuo sposo, con la tua sposa per scoprire che il sogno di Dio per gli sposi è l’AMORE!

Claudia e Roberto Reis

Il matrimonio ha la forma della resurrezione!

l matrimonio ha la forma della resurrezione!La croce e il dolore sono solo un momento di passaggio che serve a farci diventare veri uomini e vere donne. La forma della resurrezione non vuol dire che i problemi si risolvono come vogliamo noi, e nei tempi da noi stabiliti.

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Ma la morte e il dolore non hanno l’ultima parola nelle nostre vite e nelle nostre relazioni, se siamo disposti ad aprire spazi nel nostro cuore in cui fare agire la presenza di Dio. Non si tratta di discorsi astratti e teorici, ma dell’autentico desiderio ostinato e tenace di trovare una strada anche dove tutto sembra chiuso. Perché nulla è impossibile a Dio!!!

Il matrimonio ha la forma della resurrezione se veramente siete disposti a provarle tutte, e a non arrendervi finché non trovate la giusta via per far circolare amore, gioia, intimità e confidenza.

Ma come fare se l’altro non è disponibile a collaborare, se l’altro si rifiuta, si chiude, si allontana. Come fare se c’è un tradimento, o problemi più grossi?!

Non vi arrendete all’AMORE. Prima di tutto verso voi stessi. Il matrimonio ha la forma della resurrezione se ti vuoi bene e ti porti rispetto, se custodisci con la preghiera, le parole e i gesti uno spazio sacro dentro di te dove neanche il peccato e il male dell’altro può entrare, perché quello è il territorio di Dio.

Non vi arrendente all’AMORE. Il nutrimento di affetto e di amore che rivolgete a voi stessi se è autentico porta pace e serenità, la Perfetta Letizia di San Francesco d’Assisi, a cui neanche le bastonate e gli insulti potevano togliere la gioia del Signore. Quando vi volete veramente bene è più semplice per voi ritrovare il vostro centro, il senso della vostra identità, chi siete e mettere un confine fra voi e il male esterno. Occorre un’opera di separazione psichica in qui ognuno si riprende ciò che è proprio e da all’altro ciò che è dell’altro. Così il tradimento di tuo marito parla di lui e delle sue fragilità, non parla di quanto vali come donna. Così la durezza di tua moglie parla dei suoi limiti e non del tuo spessore e della tua virilità di uomo. Spesso ci facciamo invadere dalle fragilità dell’altro, dai suoi sbagli e contaminiamo quello spazio sacro dentro di noi che appartiene solo a noi e Dio.

Il dolore della croce non ha più potere su di voi se siete disposti ad entrarci per imparare qualcosa. Non si tratta di obbligo, di sfogo e repressione. Tutto ciò ha a che fare con la docilità di aprirsi all’amore. Non sposarti se non sei disposto a farti Amare da Dio. Per portare avanti un matrimonio non ci vuole stoicismo e predisposizione al massacro, ma voglia incontenibile di amore, gioia e felicità.

Tante volte ascolto storie di particolare sofferenza, in cui non c’era molta coscienza del sacramento, o in cui l’immaturità affettiva di storie ferite, non ha permesso di entrare con responsabilità e consapevolezza nel matrimonio. Ma in qualunque storia, in qualunque fatto della nostra vita io credo che Dio si incarna e benedice. E se siamo disposti a Cercare Lui che la Via, la Verità, e la Vita è sempre possibile trovare un senso a ciò che sta capitando.

Il mio matrimonio ha avuto la forma della croce per otto lunghissimi anni. In quel marasma di dolore, solitudine e tristezza sono rimasta perché in ogni crisi, nella rabbia più furiosa, sentivo una voce partire dal di dentro che mi diceva che mio marito era l’uomo della mia vita. Quello stronzo insensibile era la persona che io amavo nonostante tutto. Il mio amore era per lui, anche se la mia rabbia mi portava a respingerlo. Infine non era pensabile per me togliere un padre ai miei figli, perché se come marito lasciava a desiderare Roberto è sempre stato un padre meraviglioso. Infine sono una persona molto ostinata, in certi casi così testarda da risultare insopportabile, così per me arrendermi non è previsto. Il mio matrimonio ha avuto la forma della croce, ma in tutti quei lunghi 8 anni mi ripetevo che tutto non poteva esaurirsi nella misera sopportazione! Io volevo tutto il pacchetto! La promessa della gioia e della felicità che Dio mi ha fatto! Che non ha niente a che vedere con l’assenza di problemi o prove, ma che riguarda la possibilità per me di sentirmi unita a mio marito. Una squadra unita per la Buona Battaglia. Il mio matrimonio ha avuto la forma della resurrezione non quando mio marito è cambiato, ma quando io ho deciso di riprendere in mano la mia vita, la mia relazione con me stessa e con Dio. Quando ho cominciato a custodire quello spazio sacro dentro di me in cui neanche mio marito può entrare. Ecco che allora è giunto il tempo della Giustizia per il mio matrimonio e ho assistito a cambiamenti che sanno di miracoli. Ma la vera resurrezione per me è stata la mia libertà interiore di accettare mio marito così com’era (che non significa avallare le sue immaturità o i suoi comportamenti dannosi per noi), potendolo volere bene mentre lo spronavo ad affrontare quei cambiamenti necessari per noi. Tutto questo non si fa da soli. Dobbiamo imparare a chiedere aiuto. A Dio nella preghiera e nei sacramenti e alle persone intorno a noi, fratelli, amici, sacerdoti, suore, psicoterapeuta se necessario.

Il matrimonio ha la forma della resurrezione. Non so in che tempi e in che modi nella tua storia. Ma tu non mollare mai nel ricercare la VITA nel tuo matrimonio.

Claudia viola e Roberto Reis

Pagina Web http://amatiperamare.it/blog

Psicologia e fede fanno pace!

Solo il Signore Gesù Cristo ha potere di salvare la mia anima. La psicologia, come tutte le altre scienze che la nostra intelligenza di essere umani ha concepito, offre strumenti. Strumenti di cambiamento che riguardano la vita psichica: emozioni, pensieri e comportamenti. Vale la pena scrivere qualcosa su questo argomento perché c’è ancora troppa ignoranza in questo ambito. 

Avendo studiato in una università cattolica per me il connubio fra fede e scienza è naturale, le cose proprio non si possono separare, perché l’essere umano è una persona bio-psico-sociale aperto al trascendente. Significa che ho un corpo con la sua fisiologia e i suoi meccanismi biologici, una dimensione psichica fatta di equilibri emotivi, e sono relazione cioè sono inserita in un contesto sociale e relazionale che mi influenza e che io influenzo. Infine ho dentro di me una dimensione spirituale che riguarda la ricerca di senso e valori qualsiasi fede coltivo dentro di me.  

Se partiamo da questa visione dell’uomo è evidente che ogni dimensione influenza l’altra e tutte le dimensioni della persona vanno custodite. Spesso però negli ambienti cattolici succede che la pratica psicologica va in competizione con il cammino spirituale, come se fare un percorso psicologico svalutasse il cammino di fede. Niente di più falso e infecondo. Per curare una bronchite vai dal dottore, per curare una carie vai dal dentista, se hai la macchina rotta la porti dal meccanico, se hai un problema psicologico, emotivo puoi serenamente andare dallo psicologo.  

Lo puoi scegliere con cura e attenzione, perché i ciarlatani e gli incompetenti esistono pure nella nostra categoria. La prima informazione è questa: lo psicologo è laureato in psicologia, ha frequentato un percorso universitario e fatto un esame di abilitazione e può effettuare percorsi di consulenza psicologica su problematiche contingenti mantenendo il focus sul potenziamento delle risorse personali. Lo psicoterapeuta invece ha fatto una scuola ulteriore di quattro anni per specializzarsi sulla ristrutturazione della personalità nei casi più complessi in cui la sofferenza psicologica ha radici profonde e si manifesta con sintomi più complessi. Non abbiate paura di queste spiegazioni. Anche la mia personalità è stata ristrutturata ringraziando a Dio. Pensa se restavo uguale!! E’ una ristrutturazione che si fa insieme al terapeuta, siete una squadra, niente può essere fatto senza la tua volontà di cambiare. Lo psicoterapeuta non è un mago, non è onnipotente, ha solo strumenti che ti possono essere utili per stare meglio, per aggiustare quelle difficoltà umane che ti fanno soffrire. Fra te e lo psicoterapeuta c’è una porta di cui solo tu hai la chiave. Se apri puoi ricevere l’aiuto che desideri altrimenti no. A volte certe problematiche richiedono anni perché sono molto complesse, altre volte basta meno tempo. Dipende dalle situazioni. Certo è che se lo psicoterapeuta si rende conto che non ci sono miglioramenti nel tempo è tenuto a comunicarlo e farlo presente, valutare un invio e comunque stimolando il paziente ad essere attivo e indipendente. Come diceva la mia psicoterapeuta “se ci hai messo vent’anni a incasinarti la vita mica puoi metterci sei mesi a risolvere tutto!” e ci facevamo una bella risata, magari dopo un mio pianto di dolore. Occorre darci tempo e avere pazienza, e pregare Dio che ci faccia incontrare le persone giuste che ci aiutino a rifiorire. A volte di fronte a certe sofferenze della nostra vita sarebbe più facile se il Signore ci facesse un miracolo istantaneo. Ma la domanda è quale è il nostro bene?! Il mio bene è stato attraversare tutto quello che il Signore ha permesso, per diventare la donna che sono. Niente miracoli inspiegabili. Ho lottato con le unghie e coi denti per costruire e custodire la gioia a cui ero chiamata. Ho fatto innumerevoli percorsi psicologici, individuali, di coppia; ho convertito il mio cuore a Cristo, mi sono pentita dei miei peccati, sono stata perdonata, ascoltata e amata da preti che mi hanno aperto la porta del Paradiso qui sulla terra. Il Signore si è manifestato con dolcezza e gradualità, con amore e affetto, spesso anche attraverso tutti i professionisti che ho incontrato. Possa tu fare questa esperienza di guarigione spirituale e psichica. 

Claudia Viola (moglie, mamma e psicoterapeuta)

Una risata ti salva la vita!

Un pomeriggio vagavo per una libreria in cerca di un libro interessante. DIO RIDE. Di Papa Francesco. E’ una racconta di molti degli interventi del Papa sulla gioia e l’humor nella fede del credente. “La severità teatrale e il pessimismo sterile sono spesso sintomi di paura e di insicurezza di sé” (discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2014).  

L’umorismo è la possibilità di trovare il lato comico di qualcosa che sta succedendo. La risata è un processo in cui, in risposta a un certo stimolo che viene percepito come comico, si innesca un’esperienza di piacere. Attraverso una battuta divertente, possiamo creare uno spazio felice, in qualsiasi momento, qualsiasi cosa stia succedendo.  

A me questo ha salvato la vita. La mia famiglia d’origine è stata segnata da grosse difficoltà, fonte spesso di sofferenza e lacrime. Ma quando tutto sembrava insopportabile e incontenibile, la nostra capacità di prenderci in giro, di fare una battuta scherzosa, ci strappava quella risata fonte di forza ed energia per poter ricominciare e mai mollare nell’affrontare i problemi.  

Questa mia capacità di autoironia, ridere e scherzare, di saper tirar fuori una battuta anche nei momenti più duri l’ho desiderata e portata anche nel mio matrimonio. Se avessi dovuto affrontare con gravità e serietà tutte le nostre crisi e i nostri conflitti non avrei retto molto. Sicuramente sono molto seria sull’importanza che ha per me risolvere e affrontare i problemi nel modo giusto. Perché essere ironici non significa far finta di nulla o sminuire l’importanza di qualcosa che sta succedendo. E’ una questione di modalità. Perché se è vero che i problemi desidero affrontarli e superarli, sicuramente mi piace farlo anche sorridendo e mantenendo dentro di me uno spazio di gioia. L’esempio top di questo discorso è il film di Benigni “La vita è bella”: se è possibile strappare un sorriso di fronte ad un’orrida tragedia come quella del nazismo, forse posso farmi una risata di fronte ad un difetto ingestibile di mio marito, o di fronte alle incomprensioni.  

Farsi una risata aiuta a sdrammatizzare il momento, ad abbassare la rabbia o l’irritazione, aiuta a ridimensionare le emozioni negative per affrontare semmai con maggiore lucidità ciò che sta capitando. Durante il conflitto fare questo è difficile, se poi lo scontro è molto aspro fare una battuta sembra impossibile! Passata la turbolenza può essere più semplice, ma occorre predisporsi, essere flessibili, rispettosi e soprattutto lo devi scegliere. Puoi scegliere di tenere il muso e stare depresso o arrabbiato oppure provare a trovare un lato divertente nella situazione.  

Quando eravamo fidanzati con Roberto facevamo un percorso ad Assisi con un frate. Lui ci diceva che se trovavamo il modo di litigare per bene e fare pace come si deve, avevamo fatto tre quarti di strada verso un matrimonio felice. Problemi a litigare non ne avevamo perché litigavamo molto spesso. Un giorno ad un colloquio raccontiamo uno dei nostri scontri. Premesso che io sono una nanetta di 1,57 mt e mio marito e un watusso di 1,90 mt. Ci troviamo in cucina a casa sua e scoppia una lite furibonda non so perché. Siccome dalle mie “bassezze” non riesco a esprimermi come voglio, prendo una sedia, la metto davanti a lui, ci salgo su e comincio a dirgliene quattro!! Così sono alta qualche centimetro in più di lui. Di fronte a quel gesto Roberto scoppia in una risata e mi dice “tu sei matta scatenata! Ti amo sei la donna della mia vita”. Scoppio a ridere pure io che effettivamente non mi sto rendendo conto della comicità della situazione, e alla fine una lite furibonda si trasforma in un momento di intesa e complicità che stempera i nostri animi focosi. Il nostro padre spirituale si fa due risate e ci dice che sicuramente quella scena se la sarebbe rivenduta a qualche corso per fidanzati! Ci dice anche che siamo due tipi focosi, passionali e con due storie difficili alle spalle, ma la nostra simpatia e capacità di scherzare ci salverà tante volte. E così è stato. 

Nella vita a due ne succedono tante, ogni giorno. Forse se capita una sciocchezza, come le mutande lasciate in giro da tuo marito, o sull’isteria serale di tua moglie, una bella risata te la puoi fare! Perché non devi per forza dare peso a tutto e affrontare seriamente e gravemente ogni cosa. Le situazioni pesanti e serie vanno riconosciute, affrontate e se Dio vuole, risolte, ma diamoci il permesso di sorridere mentre lo facciamo perché la vita è un dono troppo prezioso per non esprimere la gioia della nostra esistenza. L’ironia è sapienza, la fede è festa del cuore, perché tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. “La gioia del Vangelo è quella che niente e nessuno ci potrà mai togliere” (Evangelii Gaudium, 84) e questa gioia risiede nella splendida notizia che sei amato, desiderato e voluto da un Dio che da la sua vita per te. Così di fronte alle difficoltà della vita di coppia, di fronte ad una crisi, ai problemi con i tuoi figli o familiari, strappati un sorriso, perché non c’è buio e ombra in cui il Signore Gesù Cristo non sia li con te per starti accanto e sostenerti. Ieri, Oggi e per sempre sei amato. Dona questo amore con un sorriso. 

Claudia Viola (moglie, madre, psicoterapeuta di coppia)

La giustizia di Dio

Le vie del Signore sono diverse dalle mie. I pensieri del Signore e i suoi disegni sovrastano la mia spiegazione degli eventi e dei fatti della mia vita. La mia storia di salvezza è nata su un’esperienza in cui, ciò che nella mia vita era disgrazia e sofferenza, si è trasformato in un’OCCASIONE. L’occasione per me di sentirmi voluta bene, sentirmi amata, sentire che quel dolore a cui non c’era spiegazione e che sembrava una condanna, in realtà era per me una benedizione. L’occasione di diventare una donna vera, adulta, pacificata e capace di amare. 

Nel mio matrimonio ci sono stati momenti veramente lunghi in cui le crisi di coppia vissute sembravano una disgrazia! Che avevo fatto di male per meritarmi un marito così egoista ed egocentrico?! Ma non avevo già sofferto abbastanza nella mia vita?! Perché anche queste rogne?!  Quell’8 dicembre hanno preso tutti una cantonata. me compresa! Nei primi anni del mio matrimonio ho covato tanta rabbia e un forte desiderio di vendetta: che anche lui soffrisse quello che pativo io! Questo odio camminava parallelamente al desiderio di scoprire il disegno di Dio per me, per noi come coppia, un ricamo di cui vedevo solo il rovescio e che avrei voluto tanto buttare via. Ho scelto di non gettare via nulla e di stare. Stare ad aspettare. E ho aspettato parecchio. Almeno 8 anni. Sono tantissimi 8 anni. 

Tuttavia desideravo che Dio mi facesse giustizia e pensavo che Roberto dovesse essere punito per quello che faceva. E anche quando fosse cambiato, avrebbe dovuto pagare per i suoi errori. C’era di fondo dentro di me l’idea che mentre lui si permetteva di pensare solo alle sue esigenze, io invece soffrivo subendo tutto ciò. Lui non mi mostrava la sofferenza che viveva dentro, e io non volevo vederla o accoglierla. Il peccato non è spassoso e ha il suo grosso prezzo esistenziale. Mio marito ha pagato il suo e io ho pagato il mio. Nella crisi e nel nostro peccato, quello che ci accomunava era la solitudine. Lui così centrato su di sè da non permettere a nessuno di volergli bene, nemmeno a Gesù. Io, chiusa nella delusione e nell’amarezza delle mie aspettative idilliache infrante, continuavo a pretendere costantemente che fosse Roberto a sanare e compensare le mie mancanze e se questo non avveniva, e credetemi che non avveniva per niente, rimanevo a bocca asciutta e non mi prendevo la responsabilità della mia “fame”, quella che può essere saziata solo dall’amore di Chi ci ha creati. Vivevo il matrimonio con quel rodimento di fegato e quell’invidia, senza sapere che invece ero libera di fare ciò che volevo. Ma non me lo permettevo perché dovevo essere la “buona” della situazione. Nel cuore non avevo la grazia di comprendere che stare lontano da Dio non è divertente, ne piacevole. Il mio cuore era al buio, perché in una parte non piccola di me vivevo il matrimonio come un obbligo a sopportare ed incassare, come mi avevano insegnato le mie nonne prima di me. Il mio non era dono d’amore gratuito, ma pretesa e rinfacci continui. Eppure mi sentivo nel giusto. Giusto. Giustizia. La mia giustizia era la sete di vendetta, alimentata da una rabbia spesso velata e indiretta, come solo noi femmine sappiamo fare, mettendo il muso e creando provocazioni e tensioni continue. Spesso esplodevo, di una violenza incontrollata che era peggio della rabbia passiva. Alla fine dei giochi il mio cuore era infelice. Perché cercavo la giustizia degli uomini, non quella di Dio. Questo l’ho capito alla mia terza figlia. Quando durante la gravidanza si stavano ripetendo le stesse dinamiche di egoismo e trascuratezza di mio marito. Mi sono detta: se la mia strada non ha funzionato, forse è giunto il momento di andare dove non so, per un sentiero che non so. Ho invocato il nome del Signore e ho chiesto veramente di fare giustizia nel mio matrimonio. Di portare quella pace e fecondità che desideravo da troppo tempo. La prima intuizione del cuore frutto della preghiera è stata questa: RIPARTI DA TE. E così ho fatto, cominciando a prendermi la responsabilità del mio valore e del mio diritto di riguardo e attenzioni. Ho smesso di pretendere ed esigere, tipo esattore delle tasse, perché non volevo più far dipendere da Roberto la pace del mio cuore. Ho cambiato il modo di trattarmi, ho costruito per me quel riguardo, quella gentilezza, quell’affetto che negli anni di matrimonio avevo dimenticato. In fin dei conti Roberto mi trattava come io mi trattavo. Seconda intuizione: SE NON TI SENTI AMATA NON PUOI DARE NESSUN AMORE. Così sono andata a dissetarmi alla fronte più preziosa e inesauribile che c’è, la mia RELAZIONE CON DIO. Perché è in questo spazio che riscopro chi sono, quanto sono voluta bene e desiderata, sempre e comunque. Ho scoperto che se mi sento profondamente amata e voluta bene, se sono consapevole di quanto sono unica e preziosa, non c’è fuoco che non posso attraversare! E mentre sono cambiata io e cambiato anche mio marito. Ma la vera giustizia di Dio per me non è stato il cambiamento di Roberto, per cui ringrazio Dio ogni giorno, ma la LIBERTA’ per il mio cuore, la cui pace non dipendeva più da un altro, da fatti esterni, ma era legata unicamente alla mia meravigliosa condizione di Figlia di Dio Amata da un Padre che non mi abbandona mai. La mia giustizia non è quella di Dio. Quella di Dio va molto oltre la legge del contrappasso. Perché il mio Dio è un Dio che va continuamente in cerca dei suoi figli e quando li trova e li incontra nel suo Amore, la Grazia è per quel figlio se il figlio la accoglie. La salvezza dell’amore e del perdono, è generosa e porta frutto di gioia, pace e amore. Avessi cercato questi frutti per me prima, piuttosto che giudicare chi avevo accanto! L’invidia e l’ira non mi permettevano di vedere a quale vita nuova ero chiamata. La giustizia di Dio è l’Amore sovrabbondante e fuori misura. Prenditi per te questo amore oggi e vedrai il tuo cuore rifiorire, le emozioni, i pensieri e le azioni cambiare.

Claudia Viola

Se mi sposo in Chiesa che mai potrà succedermi?!

Articolo scritto per il blog Amati per amare www.amatiperamare.it E’ deciso ci sposiamo l’8 dicembre del 2005, ad Assisi dopo 2 anni di fidanzamento casto. Ci sposiamo in Chiesa e celebrano tre frati. La Chiesa è il nostro porto sicuro. Apposta ci sposiamo in Chiesa, per avere certezze e le benedizioni giuste! Del resto siamo cristiani, abbiamo fatto un lungo cammino, corso per fidanzati, corso prematrimoniale, ritiri vari, padri spirituali, che mai ci potrà succedere?! Non avevamo capito assolutamente niente del passo che stavamo facendo e della consacrazione che stavamo abbracciando.

Una convinzione che spesso ci portiamo dietro dal fidanzamento al matrimonio, è che noi cristiani siamo intoccabili dalla separazione o dal divorzio. Siamo intoccabili dalle crisi pesanti. Il corso di preparazione al matrimonio lo abbiamo fatto con don Fabio Rosini. Durata circa 4 mesi con ritiro finale. Non ha fatto altro che cercare di dissuaderci dallo sposarci. Strano. Di solito un prete cerca di convincerti. Lui no. Lui, urlava che il 67% delle coppie laziali si separano. Che anche se sei cristiano e fai un cammino non hai idea di cosa combinerà tuo marito fra vent’anni, di come diventerà tua moglie fra dieci. Tradimenti, perversioni, violenze. Uno strazio di prospettiva. Una prospettiva con cui tutti dobbiamo fare i conti perché il matrimonio cristiano è indissolubile. Allora che significa che se ti sposi in Chiesa devi prenderti botte o tradimenti? Assolutamente no. I problemi vanno affrontati umanamente e spiritualmente in percorsi opportuni. Quello a cui voglio rendere testimonianza oggi è cosa ho vissuto nel mio matrimonio e come ho attraversato momenti in cui ho creduto che il Signore mi avesse mentito e fregato. Momenti in cui la crisi personale e di coppia sembrava avere la meglio su tutto. Don Fabio ci diceva che se non avessimo curato il nostro matrimonio come qualcosa di fondamentale più del lavoro, della realizzazione personale, della stabilità economica, più dei figli, degli hobbies, degli amici, non eravamo immuni dalla crisi o dalla separazione. Io invece ho cominciato il mio matrimonio prendendomi cura di me. Perché prima di allora forse non lo avevo mai fatto e questo mi ha portato a concentrarmi unicamente e completamente su di me perdendomi l’altro. In tutto questo ero anche agevolato da una moglie disponibile a farmi prendermi questa libertà. Nella Bibbia Dio ci dice che è nostro scudo, nostra difesa e nostro aiuto ma questo non vuol dire che siamo esenti da dolori, sofferenze e prove. Soprattutto le prove, quelle in cui sei chiamato a scegliere, e a prenderti la responsabilità del tuo peccato o del tuo amore. NEMMENO DIO TI PUO’ TOGLIERE LA RESPONSABILITA’ CHE HAI DI CUSTODIRE IL TUO MATRIMONIO!!! E tutti quei cristiani ferventi che si sono sposati in chiesa e si sono separati?! Che è successo Dio li ha abbandonati?! Un Frate mi diceva che Dio senza di te non ti salva! Questa storia della libertà e della responsabilità all’inizio del mio cammino non la capivo. Ero ancora immaturo e preferivo pensare a Dio come uno che fa al posto mio: io sono la nave e Lui sta al timone, fa tutto Lui, guida lui e io mi rilassi. Quando mi sono sposato non passa neanche un mese e si scatena l’inferno. Il nostro matrimonio comincia ad andare a picco: litigate feroci, incomprensioni estenuanti. Sembrava che parlassimo due lingue diverse non riuscivamo a comunicare e a capirci. Ci stavamo facendo veramente male. Non c’era quasi più nulla di quella fighissima coppia sposata ad Assisi nel coro degli angeli, fra frati e suore. E Dio dove sta? S’è preso una vacanza da noi?! Mio rifugio… mia salvezza… parole che non mi dicevano più nulla. Dio è rimasto li a guardare come un sadico e non interviene per cambiare le cose. Mi sento abbandonato ma soprattutto incompreso. Soffrivo profondamente ma non lo davo a vedere (come la maggior parte dei maschi che non devono chiedere mai!). Vivevo un dolore e una sofferenza incredibili e pensavo che fosse mia moglie la causa! Sarei voluto fuggire. E forse certe volte lo facevo. Fuggivo da lei, dalla relazione, dal dialogo, perché esisteva solo il mio disagio, le mie esigenze e ciò che sentivo. E se fosse una grazia?! Dice don Fabio Rosini. E se in quello che ti sta capitando non c’è nulla di sbagliato ma è Dio che sta cercando di parlarti e farti diventare uomo? Oggi vedo questa parola come un dono ma lì e allora, quello che mi stava capitando era una tortura. Non si è trattato di mesi ma di anni. Ci sono voluti anni prima di realizzare quel desiderio che avevo condiviso durante il nostro matrimonio in una pubblica testimonianza. DIVENTARE UN VERO UOMO. Ma per fare un vero uomo ci vuole una VERA DONNA. Così grazie alla caparbietà di mia moglie che ha saputo affrontare la nostra crisi senza arrendersi mai, andando oltre il suo e il mio dolore, oltre le feroci litigate, oltre le ragioni, abbiamo recuperato il nostro matrimonio. Ci siamo fatti aiutare spiritualmente e umanamente prendendo in mano la nostra vita e ho dovuto con molto dolore vedere come i miei Peccati e le mie difficoltà affettive pesavano su Claudia. Gradualmente ho cominciato a scorgere la presenza di Dio che è l’Emanuele Dio-con –noi, che non stava affatto a guardare, ma mi stava aspettando, e mi stava dando il tempo di capire che cosa significasse realizzare quel mio desiderio: diventare un vero uomo, uno che sta al timone della propria famiglia prendendo responsabilità di sé e dell’altro. Mi mostrava le mie ferite, e la mia incapacità di tenere il peso di mia moglie proprio quando lei ne aveva più bisogno. Io l’amavo ma non sapevo dimostrarlo, non scorgevo le parole, i gesti giusti che potessero farla sentire amata. Perché ero troppo preso da me stesso e dalle mie ferite. Tutto preso dal mio desiderio di riscatto, non avevo capito che sposarsi è consacrarsi a Dio nell’amore a quella donna e a quell’uomo, per tutta la vita. Farla sentire amata ogni giorno. Ma per fare questo passaggio avevo bisogno di sentirmi amato e voluto bene in quel buco nero affettivo che la mia storia aveva creato. Un vuoto che ne Claudia ne nessun altro può colmare. Solo Dio. A volte le nostre ferite ci portano ad arrogarci il diritto di essere amati e questo ci fa perdere lo scambio e la reciprocità. Si chiama ferita narcisistica. Ci chiude in noi stessi e si esclude l’altro dall’amore, mentre per noi pretendiamo tutto. Lavorando con una psicoterapeuta su quelle ferite ho trovato me stesso, mi sono rinnamorato di Dio in modo adulto, non come un bambino che frignava, ma un uomo che desidera una relazione. Ho cominciato a guardare mia moglie scoprendo che IL MATRIMONIO E’ UNA MIA RESPONSABILITA’. La mia responsabilità è stato scegliere di curare le mie ferite piuttosto che scaricarle nella relazione con mia moglie o di lasciarla per dare libero sfogo alle mie rivalse. E la tua responsabilità qual’è?! Pensaci. Scegli BENE. La Grazia di Cristo mi ha accompagnato facendomi incontrare le persone giuste e i percorsi adatti a me. Si un matrimonio cristiano può finire! Nessuno è esente a questo rischio. Perchè siamo liberi, LIBERI DI SCEGLIERE che il male, il peccato e il dolore abbiano l’ultima parola. Se non curiamo il nostro rapporto con Dio, con noi stessi e con nostra moglie o marito, se non ci rinnamoriamo di Dio vivendo da FIGLI AMATI non sapremo mai di cosa abbiamo veramente bisogno per vivere una vita piena e nella gioia. IL MIO MATRIMONIO PUO’ DURARE TUTTA LA VITA se riverso tutto l’amore di cui sono capace su Claudia, se la metto al primo posto, se mi prendo cura di me per prendermi cura di lei. Non c’è bisogno di essere forti, ma di essere alleati con IL FORTE (cit. D. F. Rosini) e avere il coraggio di scegliere affrontando i problemi, perché la VITA e l’AMORE abbiano l’ultima parola.

Claudia e Roberto.

LA PERFETTA LETIZIA E IL MATRIMONIO

Un giorno Frate Leone chiese a Francesco cosa fosse la Perfetta Letizia. Francesco comincia e illustra la questione.

Immagina che tutti frati minori in ogni dove, fossero esempio di santità e laboriosità; immagina che un frate minore faccia miracoli sorprendenti finanche resuscitare un morto di quattro giorni; immagina che un frate abbia tutti i doni e i carismi possibili e conoscesse tutte le lingue e le scienze, potendo scrutare l’intimo del cuore degli uomini; immagina addirittura che un frate riesca a convertire tutti gli uomini della terra. Niente di tutto questo è Perfetta Letizia. Cosa è allora la Perfetta Letizia?

 

“San Francesco rispose: quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: chi siete voi? E noi risponderemo: siamo due dei vostri frati. E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte. Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello, anzi penseremo che egli ci conosca ma che il Signore vuole tutto questo per metterci alla prova, allora frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi perché afflitti, continueremo a bussare e il frate portinaio adirato uscirà e ci tratterà come dei gaglioffi importuni, vili e ladri, ci spingerà e ci sgriderà dicendoci: andate via, fatevi ospitare da altri perché qui non mangerete né vi faremo dormire. Se a tutto questo noi sopporteremo con pazienza, allegria e buon umore, allora caro frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, continuassimo a bussare piangendo e pregando per l’amore del nostro Dio il frate portinaio perché ci faccia entrare. E questi furioso per cotanta molesta insistenza si riprometterebbe di darci una sonora lezione, anzi uscendo con un grosso e nodoso bastone ci piglierebbe dal cappuccio e dopo averci fatto rotolare in mezzo alla neve, ci bastonerebbe facendoci sentire uno ad uno i singoli nodi. Se noi subiremo con pazienza ed allegria pensando alle pene del Cristo benedetto e che solo per suo amore bisogna sopportare, caro frate Leone, annota che sta in questo la perfetta letizia.”

 

Quante volte nel tuo matrimonio ti ritrovi come in queste scene descritte da San Francesco. Quante volte il tuo partner ti insulta, ti svaluta, ti sgrida, non comprende il tuo bisogno di essere sostenuto, soccorso e sfamato d’amore. Quante volte nel tuo matrimonio sei chiamato ad affrontare prove dure in cui l’altro ti sfida, si oppone, si chiude. A volte si tratta di prove piccole e quotidiane, altre volte di sofferenze indicibili che non ti senti neanche di raccontare ai tuoi amici. Ma Francesco ci da una chiave bellissima per custodire la nostra gioia anche nei momenti più penosi. Non si tratta di far finta che i problemi non ci siano. Non si tratta di sottomettersi e umiliarsi. O di permettere al partner di far del male a te e alla tua famiglia. Ma si tratta di proteggere uno spazio sacro dentro di te che ha dei confini prestabiliti. Confini forti. Muri di cinta. E la sentinella che protegge quei muri è Gesù Cristo che ti ama di un amore infinito, inesauribile e incondizionato. Custodisci nel tuo cuore l’Amore che Dio ha per te. Dio ti dice chi sei e quanto vali. Quando alimenti e custodisci questo spazio interiore puoi ascoltare la voce del Signore che ti dice che sei L’amato, che sei desiderato e voluto, che Dio si commuove per te e che cammina con te sempre, fino a qualsiasi abisso e oscurità, che non devi temere perché Lui è con te sempre. Quando credi a queste parole e ti fai definire dall’Amore di Dio, la tua identità di uomo, di donna non dipendono più da ciò che l’altro fa o non fa. Gli insulti di tuo marito non possono dire chi sei. I tradimenti di tua moglie ti feriscono, ti amareggiano, ma non hanno il potere di definire la tua identità. Quando tu puoi credere sempre che sei l’Amato di Dio, porti dentro di te la gioia e la pace perfetta che ti permettono di portare quei pesi e quelle croci che il Signore permette nella tua vita. Allora il cammino per affrontare e risolvere i problemi diventa più dolce, meno pungente. Perché non siamo soli. Gesù cammina con noi e ci porta in braccio. San Francesco ha potuto tenere grandi sofferenze perché l’Amore che lo nutriva era più forte del dolore. Questa è la storia dei Santi, a cui non è stato tolto il dolore della prova, ma è stata aggiunta la dolcezza dell’Amore.

Il sogno di Dio per gli sposi è che l’amore duri tutta la vita. Il Signore ci faccia la grazia a tutti di affrontare le esperienze più difficili del nostro matrimonio con GIOIA PERFETTA, per essere testimoni del Suo Amore e cogliere l’occasione di scoprire che dietro ogni situazione di morte c’è una promessa di vita.

Claudia e Roberto

www.amatiperamare.it