Uno sguardo per dare e non per prendere

Ho finito il precedente articolo sulla fedeltà introducendo lo sguardo. Lo sguardo di una persona fedele è lo sguardo di Cristo sulla croce. Non ci avevo mai riflettuto in questi termini. Mi ha aiutato un sacerdote paolino che, venuto nella nostra parrocchia alcuni giorni fa, ha fatto una lectio divina proprio su questo tema. Lo sguardo di Gesù. Cosa possiamo capire? Partiamo da un passo del Vangelo di Giovanni.

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. [26]Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». [27]Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Gesù vede la madre e il discepolo amato. Ma vi rendete conto? Gesù sta soffrendo come un cane, prova un dolore insopportabile. Il dolore del cuore è ancora più grande di quello del corpo. Sta morendo. E cosa fa? Guarda le persone che ha vicino. In un momento tanto difficile e drammatico ha ancora la forza per pensare agli altri, per decentrare l’attenzione da sè alle persone che ama. Noi sposi siamo chiamati ad amare così. Ne siamo consapevoli? Dobbiamo riuscire poco alla volta a decentrare il nostro sguardo. Solo così la stanchezza, l’ordinarietà della vita, gli impegni, lo stress e tutte queste “belle” cose che ci avvelenano la vita saranno disinnescate. Saremo felici di essere stanchi e di non reggerci in piedi dal sonno perchè vedremo che il nostro impegno serve a sollevare la fatica della nostra sposa e del nostro sposo. Vedremo che il nostro sonno mancato sarà ristoro per lei/lui. Mi commuovo a volte a guardare la mia sposa che cerca di fare mille cose. La scuola e la casa le risucchiano tutto. Lei ci tiene a presentare un pasto dignitoso ogni sera perchè pensa a noi prima che alla sua stanchezza. Anche io cerco, quando riesco, di accompagnarla a scuola o di andarla a prendere. Poco importa se poi resto immobilizzato nel traffico e devo recuperare il lavoro. Mi rende felice averle reso la vita più facile ed essere stato con lei da solo qualche minuto in più. Piccole cose, certo. Da queste piccole cose si costruisce però una meraviglia. Si costruisce una relazione che se affidata a Dio diventa luce.

Spesso, tante coppie, non hanno questo sguardo di Gesù. Tanti hanno lo sguardo di Adamo ed Eva.

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «E’ vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». [2]Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, [3]ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». [4]Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! [5]Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». [6]Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. [7]Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Che diversità!! Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile.

Qui lo sguardo è incentrato su di sè. Lo sguardo serve per prendere. Lo sguardo serve per dar sfogo alle proprie pulsioni, desideri ed egoismi. Questo è lo sguardo che porta alla disarmonia. Questo sguardo porta ad accorgersi di essere nudi e vulnerabili. Per questo dobbiamo coprirci. Non per vergogna, ma perchè ormai il rapporto è diventato un dominio sull’altro e non un dono di sè. Tutto è distrutto e tutto è perduto. Sembra così. Gesù è morto su quella croce per darci l’opportunità di cambiare le cose. Attraverso la sua redenzione e il sacramento del matrimonio possiamo imparare a guardare come Gesù. Possiamo trasformare il nostro sguardo che prende nel suo sguardo che dà. Costa fatica, lavoro, cadute, ma se riusciamo il matrimonio diventerà una realtà meravigliosa e grande, esattamente quello che Dio vuole per noi.

Antonio e Luisa

Annunci

Rimproverare o amare?

Don Fabio Rosini mi piace molto. Mi piace il suo modo di predicare e di scrivere. Sto leggendo la sua ultima fatica “Solo l’amore crea”. Molto interessante e libro ricco di spunti per riflettere sulla propria vita e sul proprio matrimonio.

Benedetto XVI durante l’Angelus del 4 novembre 2012 disse:

Se l’amore di Dio ha messo radici profonde in una persona, questa è in grado di amare anche chi non lo merita, come appunto fa Dio verso di noi. Il padre e la madre non amano i figli solo quando lo meritano: li amano sempre, anche se naturalmente fanno loro capire quando sbagliano. Da Dio noi impariamo a volere sempre e solo il bene e mai il male. Impariamo a guardare l’altro non solamente con i nostri occhi, ma con lo sguardo di Dio, che è lo sguardo di Gesù Cristo. Uno sguardo che parte dal cuore e non si ferma alla superficie, va al di là delle apparenze e riesce a cogliere le attese profonde dell’altro: attese di essere ascoltato, di un’attenzione gratuita; in una parola: di amore.

Don Fabio Rosini commenta queste parole scrivendo:

Abbiamo tutti bisogno di essere amorevolmente corretti, di qualcuno che si prenda cura di noi, di quella premura che sa dare una parola pacata: “Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio” (Gc 1,20). L’uomo non cambia direzione perchè è stato rimproverato amaramente, ma perchè è stato aiutato a ritrovare la propria bellezza, la propria importanza autentica. Per avere tale premura ci vuole un modo di percepire, vedere, intendere il fratello che è sublime. E’ un’opera di misericordia. E’ vedere l’altro con gli occhi di Dio.

Siamo capaci di essere quello sguardo di Cristo sull’altro/a? Lo sguardo che ha toccato Matteo, l’adultera. la Maddalena, Zaccheo e tanti altri. Persone che non si sono sentite rimproverare aspramente, nonostante lo meritassero, ma sono rimaste folgorate da chi le guardava con occhi pieni di amore e di desiderio. Come tu mi desideri così tanto? Mi trovi così bello? Anche se io non sono perfetto? Anche se commetto tanti errori? Anche se io non mi amo così tanto e non mi so guardare con il tuo stesso sguardo?

Questo è lo sguardo che dobbiamo sempre posare sul nostro sposo o la nostra sposa. Questo è lo sguardo che lo può aiutare a migliorare e ad essere sempre più pienamente umano e realizzato. Siamo chiamati a questo. Siamo chiamati a rendere l’altro santo e per poterlo fare dobbiamo chiedere a Gesù di donarci questo sguardo l’uno per l’altra. Noi non ne siamo capaci, ma grazie al sacramento che ci unisce Dio può darci la forza che ci manca. Rimproverare può servire a sfogare una frustrazione, ma poi nulla cambia. Solo lo sguardo di Cristo può salvare la persona che amiamo e noi possiamo essere quegli occhi prestati a Gesù che rendono reale e concreto quello sguardo.

Antonio e Luisa

Scaricate o acquistate il libro L’ecologia dell’amore

eco2

La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici. (9° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Sembra strano doverlo dire, ma esistono delle fasi del rapporto sessuale che devono essere rispettate, perchè sono il corpo e la psiche dell’uomo e della donna che devono essere rispettati, per vivere un rapporto ecologico e autentico.

ll primo momento dell’intimità fisica sono i cosidetti preliminari. Iniziamo col dire cosa sono: sono gesti di amore, quindi gesti che partono dal cuore, ricchi di tenerezza, dote che si esprime con il linguaggio del corpo (baci, abbracci, sguardi, carezze, parole), aventi come scopo di preparare fisicamente ed emotivamente gli sposi, in particolare la donna, all’intimità fisica completa.

I preliminari non sono un’opzione, ma sono necessari. I preliminari aiutano il nostro corpo, ma in realtà tutta la persona, a dischiudersi gradualmente alla gioia del dono. E’ importante che non ci siano forzature o passaggi brutali, non è un assalto alla diligenza. I preliminari non sono un’invenzione di qualcuno, ma rispondono ad una esigenza naturale, sono fisiologici, qualcosa di scritto nel nostro corpo di uomo o di donna. Soprattutto sono importanti per la donna che ha bisogno di questo passaggio. Non sono qualcosa che dobbiamo imporci, ma qualcosa da riscoprire per vivere in pienezza la gioia dell’intimità fisica. Non confondiamo i preliminari con una tecnica eccitatoria dove al centro ci sono i genitali. Questa è l’idea della pornografia che purtroppo tanti danni ha fatto. Al centro c’è tutta la persona. Soprattutto al centro non deve esserci l’uomo, ma la donna. L’uomo è pronto in pochi secondi, la donna al contrario necessità di tempo. Vedrete che se vivrete i preliminari in questo modo, esercitando e sperimentando attraverso il corpo un amore che sorge nel cuore, sarà sempre un’esperienza bella e nuova, anche dopo diversi anni di matrimonio. C’è un libro della Bibbia che esprime benissimo queste dinamiche e questi concetti ed è il Cantico dei Cantici, in particolare il terzo poema.

Il Cantico dei Cantici è un libro poetico e molto bello, scritto in modo particolare, forse inusuale per noi, ma esprime benissimo questa armonia, ecologia, ordine naturale che è presente nel creato e anche nell’uomo e nel suo modo di amare. Ordine, armonia ed ecologia che permettono di sperimentare la gioia e la bellezza.

Non è importante ora leggerlo per capire, ma è importante leggerlo con il cuore, ascoltare le emozioni e le sensazioni che vi trasmette. Vedrete che sentirete la bellezza e la gioia che scaturiscono dall’ecologia umana e da un amore vissuto in pienezza e verità, quella verità scritta dentro ognuno.

Cantico dei Cantici – Capitolo 4

Lo sposo

[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
[8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

La sposa

[16]Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

Cantico dei Cantici – Capitolo 5

Lo sposo

[1]Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.

Quello che colpisce tanto di questo poema è la contemplazione, è una contemplazione con tutti i sensi. Viene descritto, ammirato, visitato e gustato il corpo dell’amata. La vista abbraccia l’amata, con un’esplosione di meraviglia. Non è escluso nulla, nulla è vergogna. I capelli, le chiome, i denti, le labbra, la bocca, i seni, il monte della mirra che è una metafora per indicare gli organi genitali. Viene da paragonarlo al brano della Genesi dove Adamo ed Eva si coprirono perchè provavano vergogna. Qui invece non c’è vergogna. Nel matrimonio c’è questa capacità di recuperare quell’ordine delle origini, appunto quella ecologia di cui tanto stiamo parlando. Quanto poco noi celebriamo  il corpo del nostro amato e della nostra amata, quanto lo diamo per scontato. Questo poema non è solo un abbellimento romantico del corpo dell’altro, qualcosa che si scrive per deliziare il lettore ma come a dire che le cose non stanno proprio così, i due provano davvero ciò che esclamano.  Quando si vive un amore ecologico e ci si dona in questo modo anche nel rapporto intimo, il corpo dell’altro è davvero meraviglioso, nonostante le rughe, i chili di troppo, le smagliature e tutte le imperfezioni che ognuno di noi ha. Il mio sguardo d’amore trasforma e trasfigura il corpo dell’amato/a. Quello che è oggettivamente un inestetismo diventa soggettivamente parte di una meraviglia, di un tutto che è unico e irripetibile. Si comprende sempre leggendo il poema che il corpo di lei non si limita a mostrare ciò che c’è di concreto e tangibile ma esprime tutta la persona. Il corpo è parte visibile del sè e quando tocchiamo il suo corpo stiamo toccando anche la sua anima. Nel nostro rapporto d’amore sono necessarie anche le parole. Parole che celebrano la bellezza, la parola detta ammette l’altro/a nella nostra intimità. Dire durante i preliminari alla propria sposa quanto sei bella è tutta un’altra cosa dal solo pensarlo. Celebrare l’amore non ha bisogno di frasi ad effetto o poesie strabilianti ma può bastare un semplice quanto sei bella/o per far sentire l’altra/o desiderato ed amato. Noi che viviamo l’amore sappiamo che balsamo possono essere questi semplici parole dette reciprocamente, anche dopo anni di matrimonio. Vivere i preliminari in questo modo ci prepara alla totalità, ad essere una carne sola.

Continua la prossima puntata con qualche indicazione pratica su come vivere in modo ecologico ii preliminari.

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Emanuele e Luisa Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

 

Lo sguardo di Cristo

Una delle descrizioni più affascinanti del Vangelo è sicuramente lo sguardo di Gesù. Uno sguardo puro, uno sguardo che penetra ma non giudica, uno sguardo che vede oltre le apparenze, oltre i comportamenti, oltre gli atteggiamenti e va dritto al cuore della persona, nel senso che riesce a vederne la bellezza originaria, riesce e vedere ciò che la costituisce. Gesù riesce a leggere nelle persone la nostalgia per il bene e per il bello, riesce a superare la coltre nera del peccato che avvolge l’interlocutore e vede la bellezza della creatura, del vertice della creazione, di colui che è fatto ad immagine a somiglianza di Dio, dell’Amore. Ci sono tantissimi esempi di questo sguardo nel Vangelo. Il giovane ricco che in apparenza ha tutto, è ricco, ha una famiglia ed è osservante della Legge. Ma non è felice perchè non riesce ad andare oltre e ad incontrare Dio trasformando la Legge in amore, le norme in atteggiamento del cuore. Gesù comprende la nostalgia di questo giovane, guardandolo, e gli offre la via per essere finalmente realizzato. Purtroppo il giovane non trova il coraggio di seguirlo e resta nella sua vita agiata, ma priva di un senso e di un ideale di vita che salva. Non siamo come il giovane ricco anche noi? Lo sguardo di Gesù va oltre le apparenze, come nei confronti della vedova. Gesù era seduto vicino al tesoro del Tempio e osservava i presenti lasciare le loro offerte. C’erano ricchi che cercavano l’approvazione degli uomini e per questo lasciavano grandi ricchezze, ma che non costavano gran sacrificio. Poi vide una insignificante vedova, non indosssava abiti eleganti e non aveva un portamento tronfio. Si avvicinò al tesoro e lasciò la sua misera monetina. Gesù si commosse profondamente perchè vide il cuore generoso di quella donna che donava a Dio ciò che le era necessario. Noi scorgiamo questo in chi ci sta vicino? Come non pensare a Zaccheo che grazie allo sguardo di Gesù  si convertì all’istante. L’adultera, Pietro, Giuda, la Maddalena e tanti altri. Ci sono innumerevoli esempi. Ne ho citati solo alcuni. Noi sposi siamo capaci di avere quello sguardo tra di noi?  Non posso parlare per me, non sarei obiettivo. Posso però parlare della mia esperienza con Luisa. Ho sperimentato quello sguardo. Con il tempo e  con gli anni è diventato sempre più autentico e credibile. Nei momenti in cui sono più antipatico, nervoso, dove ho peccato contro di lei in amore e  tenerezza. I momenti dove sono pigro e asociale. Arriva lei con il suo sguardo in cui mi specchio e vedo oltre ciò che sto facendo e oltre il mio comportamento. Vedo in lei ciò che sono, ciò che l’ha fatta innamorare, e che la porta a dedicarsi totalmente a me. Uno sguardo che mi permette di riprendere il controllo di me, e di smettere di fare l’immaturo e la persona poco seria. Lo sguardo di Gesù penso fosse così, che non giudicava ma ti mostrava ciò che potevi essere e ciò che eri in quel momento.

Antonio e Luisa

Guardarsi con gli occhi di Dio

Nel matrimonio cristiano, quando è vissuto nell’autenticità del dono e nella verità del sacramento, accade qualcosa di meraviglioso. E’ un qualcosa che si ottiene a caro prezzo, con un costante impegno, con l’abbandono a Dio, con la consapevolezza che ci saranno cadute e momenti di scoraggiamento, ma anche, con la certezza di poter contare sulla misericordia e sul perdono di Dio e della persona amata. Accade che piano piano, giorno dopo giorno, riesci a vedere il tuo coniuge e la tua relazione con gli occhi di Dio. La Chiesa e il Papa non insistono col dire che la relazione sponsale è immagine di quella trinitaria? Ecco questa ne è la prova e una manifestazione concreta di una verità trascendente. Cosa significa guardare il coniuge con un nuovo sguardo, lo sguardo di Dio? Nella mia esperienza significa essenzialmente due cose. Significa compatire e congioire. Significa sentire le gioie, i successi, le gratificazioni, i momenti importanti che l’amato/a vive e percepisce in lui/lei, come qualcosa che ci appartiene e che sentiamo un po’ anche nostro, perchè il nostro sposo e la nostra sposa abitano il nostro cuore. Significa anche piangere e condividere la sofferenza per le cadute, gli errori, gli insuccessi, i fallimenti e la sofferenza del nostro coniuge. Consorte, nel bene e nel male, in salute e malattia, in ricchezza e povertà, finchè morte non ci separi, citava una vecchia formula del rito matrimoniale. Nell’amicizia le gioie si moltiplicano e i dolori si dividono e come dice il Papa, l’amore sponsale è una forma di amicizia particolare e più profonda e completa delle altre. Guardare con gli occhi di Dio significa anche giudicare il nostro coniuge con l’atteggiamento e la modalità di Dio. Siamo naturalmente portati a giudicare tutto e tutti, ma non al modo di Dio. Giudichiamo con superbia, super, che si mette sopra. Che fa di sè il centro e si sente in diritto di condannare chi si comporta e fa qualcosa di diverso da quello che ritiene giusto. Dio non fa così, Dio sta in alto, ma proprio perchè sa di essere molto più di noi, scende e si mette al di sotto di noi. Dio vede  ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male, e vuole condurci verso il bene, perchè il nostro male e la nostra infelicità lo rattristano e lo toccano profondamente. Per amore si abbassa e con noi, aspettando i nostri tempi e la nostra volontà, si rialza riportandoci in alto con Lui. Il giudizio diventa così via di salvezza e non di condanna. Anche nel matrimonio accade, o dovrebbe accadere la stessa cosa. Si impara a non mettersi in alto a sparare sentenze e condanne che non aiutano, ma affossano ancora di più l’amato/a. Se ci accorgiamo di qualche errore e fragilità del nostro sposo o sposa dobbiamo avere la forza e la pazienza di abbassarci, e con tanta tenace tenerezza aiutarlo/a a rialzarsi. Servirà magari ingoiare bocconi amari, subire umiliazioni e dover accettare ingiustizie ma questa è l’unica via che può aiutare una persona a risorgere, è la via della croce. Dio ci ha messo accanto ad una persona non per trovare in lui/lei la nostra felicità ma per trovare nell’amore verso l’altra persona una via privilegiata per arrivare a Lui che è sorgente e meta della nostra vita e che è il solo che può dare senso e pienezza a tutto.

Antonio e Luisa

La sguardoterapia

Ogni tanto fate questo esercizio. Abbiamo bisogno di meravigliarci ancora di quella donna o di quell’uomo che anni orsono, tanti o pochi non importa, ci ha rapito il cuore. Prendetevi qualche minuto solo per voi. Non esistono figli, lavoro, telefono, casa e preoccupazioni. Mettetevi l’uno di fronte all’altra, seduti per star comodi, ma vicino che potete toccarvi. Guardatevi, prima il viso poi il corpo, dall’alto al basso e poi tornate indietro. Guardatevi con attenzione, guardate anche i vostri difetti e i segni del tempo, non distogliete lo sguardo dai capelli bianchi, dalle rughe, dalle imperfezioni,dalle rotondità. Non abbiate fretta, prendetevi tutto il tempo che vi serve, saziatevi e riempitevi dell’altro/a, della bellezza dell’altro/a.  Ripetete allora dentro di voi le parole del Cantico dei Cantici:

Quanto sei bella amica mia, quanto sei bella!

Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!

Guardatevi negli occhi, resistete perchè non è facile, se non si è abituati,  guardarsi per più di qualche secondo senza ridere o rompere l’atmosfera, vedrete che avrete voglia di accarezzare quel volto. Accarezzatelo e senza distogliere lo sguardo dagli occhi dell’altro/a, tastate come un cieco quel volto, guardatelo attraverso il tatto. Accompagnate questa presa di possesso dell’altro/a con le parole del Cantico: Tu sei mio/a, io sono tua/o.

A questo punto, lo dico per esperienza, l’altro/a vi appare in tutta la sua bellezza, una bellezza che commuove e riempie di meraviglia gli occhi e il cuore.

La nostra preghiera guidata finisce qui, ora a guidarvi sarà il desiderio e la meraviglia che vi riempie il cuore.

Questo tipo di “esercizio” non è una mia invenzione ma l’ho preso in prestito da un libro di Roberta Vinerba. Non solo serve a fare memoria della meraviglia dell’altro/a ma quando ci riesce difficile farlo ci dice che forse dobbiamo ritrovare un’intesa perduta e imparare nuovamente a parlare il linguaggio dell’amore fatto di tenerezza e dialogo.

Antonio e Luisa

 

 

 

 

Uno sguardo di meraviglia

Proseguiamo la riflessione di Amoris Laetitia  con i capitoli 128 e 129.

128. L’esperienza estetica dell’amore si esprime in quello sguardo che contempla l’altro come un fine in sé stesso, quand’anche sia malato, vecchio o privo di attrattive sensibili. Lo sguardo che apprezza ha un’importanza enorme e lesinarlo produce di solito un danno. Quante cose fanno a volte i coniugi e i figli per essere considerati e tenuti in conto! Molte ferite e crisi hanno la loro origine nel momento in cui smettiamo di contemplarci. Questo è ciò che esprimono alcune lamentele e proteste che si sentono nelle famiglie. “Mio marito non mi guarda, sembra che per lui io sia invisibile”. “Per favore, guardami quando ti parlo”. “Mia moglie non mi guarda più, ora ha occhi solo per i figli”. “A casa mia non interesso a nessuno e neppure mi vedono, come se non esistessi”. L’amore apre gli occhi e permette di vedere, al di là di tutto, quanto vale un essere umano.

129. La gioia di tale amore contemplativo va coltivata. Dal momento che siamo fatti per amare, sappiamo che non esiste gioia maggiore che nel condividere un bene: «Regala e accetta regali, e divertiti» (Sir 14,16). Le gioie più intense della vita nascono quando si può procurare la felicità degli altri, in un anticipo del Cielo. Va ricordata la felice scena del film Il pranzo di Babette, dove la generosa cuoca riceve un abbraccio riconoscente e un elogio: «Come delizierai gli angeli!». È dolce e consolante la gioia che deriva dal procurare diletto agli altri, di vederli godere. Tale gioia, effetto dell’amore fraterno, non è quella della vanità di chi guarda sé stesso, ma quella di chi ama e si compiace del bene dell’amato, che si riversa nell’altro e diventa fecondo in lui.

Questi due capitoli di Amoris Laetitia sono incentrati sullo sguardo. Mi hanno fatto tornare alla mente alcuni passaggi del Cantico dei Cantici dove, attraverso uno sguardo non contaminato ed educato, i protagonisti riescono a contemplare tutta la bellezza della persona amata, la bellezza del corpo trasfigurato dalla dolcezza, dalla tenerezza e da tutte le doti dello spirito, rendendo sublime il desiderio dell’uno verso l’altra e inebriante l’attrazione erotica

Il Cantico dei Cantici ci presenta quindi,  il desiderio d’amore, che poggia sulla contemplazione della propria amata e del proprio amato. Il Cantico non racconta una storia lineare dove c’è un inizio e una fine, ma è un continuo ripetersi, un ciclo che ricomincia innumerevoli volte. L’attesa, il desiderio, l’incontro, lo scambio di tenerezze, carezze, profumi, la contemplazione l’uno dell’altra e, infine, l’appagamento totalizzante dell’amplesso fisico. Sembra tutto giunto al culmine, invece nel Cantico non c’è un lieto fine assoluto, ma dopo ogni incontro d’amore c’è la perdita di quanto sperimentato  e la sua nuova ricerca, perché l’assenza ci rende tristi, incompleti e non realizzati. Questo ciclo si ripete all’infinito , questa è la storia di ognuno di noi, una dinamica che possiamo  vivere nella nostra vita se solo riusciamo a incarnare un amore puro e casto (che nel matrimonio non significa astinenza). Il Cantico ci ricorda che l’amore e il desiderio non sono realtà che possiamo possedere ma vanno nutrite e perfezionate sempre di più.

Come evitare di perdere di vista il nostro amato o la nostra amata? Come evitare di non meravigliarci più della bellezza della nostra sposa e del nostro sposo? Come essere capaci di chiamare incantevole colei che Dio ci ha donato, anche dopo anni di matrimonio e un corpo che non è più nel fiore della giovinezza?

Dobbiamo seguire la strada del Cantico. Dobbiamo lavorare su un duplice aspetto. Renderci amorevoli verso il nostro coniuge e mantenere uno sguardo puro. Quest’ultimo riguarda soprattutto gli uomini. Dobbiamo evitare la pornografia diretta e indiretta. L’Italia è uno dei paesi con il maggior numero di accessi a siti web porno. Ma non basta, anche siti di informazioni seri come Repubblica e Corriere, per citare i più famosi, sono pieni di gallerie fotografiche di modelle quasi totalmente scoperte. Corpi perfetti, giovani e spesso ritoccati con il mouse o con il bisturi. Nutrirci quotidianamente di immagini così,  conduce inesorabilmente a non essere più capaci di vedere nostra moglie come quella persona incantevole di cui ci siamo innamorati, ma come un corpo che non può competere con quelli di cui ci riempiamo gli occhi e la testa. Nostra moglie diventa qualcuno di cui ci accontentiamo, che non ci piace più e tutto diventa finto, brutto e senza desiderio.

Imparare a stare lontano da certe cose, significa riscoprire la bellezza della propria sposa. Tornerà  ad essere incantevole, perché è molto più di un corpo, e il suo corpo irradia tutta la sua dolcezza, accoglienza, femminilità, qualità che ci hanno fatto innamorare  e che continuano a farlo ogni nuovo giorno che Dio ci dona.

Altro fattore determinante è rendersi amabili, imparare a parlare il linguaggio d’amore del nostro sposo o della nostra sposa. Il Papa ne parlerà più approfonditamente nel proseguo del documento ma è bene farne un accenno. Parole di stima e d’amore, gesti di tenerezza, regali, momenti speciali o gesti di servizio possono nutrire il nostro sguardo che non sarà più oggettivo ma soggettivo cioè, influenzato e perfezionato da questo stile di volersi bene degli sposi. Una vera e propria gara a donarsi attenzioni, uno stile che mette l’altro al centro e soprattutto che permette di non perdersi di vista. Senza questa corte continua, che non finisce mai, si rischia seriamente di non guardarsi più, presi da mille impegni e preoccupazioni ci si ritrova presto estranei incapaci di riconoscere la persona di cui ci siamo innamorati rendendo le relazioni tristi e desolanti.

Le parole magiche sono sguardo puro e rendersi amabili; la grazia di Dio farà il resto.

Antonio e Luisa.

Uno sguardo puro

Il Cantico dei Cantici ci presenta il desiderio d’amore, che poggia sulla contemplazione della propria amata e del proprio amato. Il Cantico non racconta una storia lineare dove c’è un inizio e una fine, ma è un continuo ripetersi, un ciclo che ricomincia innumerevoli volte. L’attesa, il desiderio, l’incontro, lo scambio di tenerezze, carezze, profumi, la contemplazione l’uno dell’altra e, infine, l’appagamento totalizzante dell’amplesso fisico. Sembra tutto giunto al culmine, invece nel Cantico non c’è un lieto fine assoluto, ma dopo ogni incontro d’amore c’è la perdita dell’amore e la sua ricerca, perché l’assenza ci rende tristi, incompleti e non realizzati. Questo ciclo si ripete all’infinito, questa è la storia di ognuno di noi, qualcosa che possiamo avere e vivere nella nostra vita se solo riusciamo a incarnare un amore puro e casto (che nel matrimonio non significa astinenza).

Come evitare di perdere di vista il nostro amato o la nostra amata? Come evitare di non meravigliarci più della bellezza della nostra sposa e del nostro sposo? Come essere capaci di chiamare incantevole colei che Dio ci ha donato, anche dopo anni di matrimonio e un corpo che non è più nel fiore della giovinezza?

Dobbiamo seguire la strada del Cantico. Dobbiamo lavorare su un duplice aspetto. Renderci amorevoli verso il nostro coniuge e mantenere uno sguardo puro. Questo riguarda soprattutto gli uomini. Dobbiamo evitare la pornografia diretta e indiretta. L’Italia è uno dei paesi con il maggior numero di accessi a siti web porno. Ma non basta, anche siti di informazioni seri come Repubblica e Corriere, per citare i più famosi, sono pieni di gallerie fotografiche di modelle quasi totalmente scoperte. Corpi perfetti, giovani e spesso ritoccati con il mouse o con il bisturi. Nutrirci quotidianamente di immagini così,  conduce inesorabilmente a non essere più capaci di vedere nostra moglie come quella persona incantevole di cui ci siamo innamorati, ma come un corpo che non può competere con quelli di cui ci riempiamo gli occhi e la testa. Nostra moglie diventa qualcuno di cui ci accontentiamo, che non ci piace più e tutto diventa finto, brutto e senza desiderio.

Imparare a stare lontano da certe cose, significa riscoprire la bellezza della propria sposa. Tornerà  ad essere incantevole, perché è molto più di un corpo, e il suo corpo irradia tutta la sua dolcezza, accoglienza, femminilità, qualità che ci hanno fatto innamorare  e che continuano a farlo ogni nuovo giorno che Dio ci dona. Le parole magiche sono sguardo puro e rendersi amabili e la grazia di Dio farà il resto.

Antonio e Luisa

Lo guardò e l’amò

Come capire se desiderate ancora vostra moglie o vostro marito? Badate dico desiderate e non amate perchè l’amore è un atto di volontà mentre il desiderio è una apertura all’altro, uno sguardo di meraviglia che non è solo atto di volontà ma un qualcosa che si nutre oppure muore.

Lo sguardo non inganna. Le coppie che hanno perso l’intimità e la complicità non riescono a guardarsi negli occhi. Suor Vinerba ha fatto un libro su questo. Durante la sua attività con gli sposi in crisi ha notato che avevano perso la capacità di guardarsi negli occhi. Racconta di reazioni diverse da quelli che distolgono lo sguardo, che guardano per aria o per terra oppure che scoppiano a ridere. Tutti modi per esprimere un disagio.

Anche Gesù usa lo sguardo. Mi sovviene il passo del vangelo che cità : Gesù lo guardò e lo amò.

Lo sguardo va nutrito, che bello fermarsi quando i bambini sono a dormire finalmente soli abbracciarsi e guardarsi. A volte basta quello per perdersi nell’altro, nella bellezza, nella consapevolezza di uno sguardo d’amore e accogliente che ti dice tu sei importante per me.

Sembrano dettagli, atteggiamenti da ragazzini ma non è così. Nella mia esperienza ho notato che noi cambiamo e piano piano invecchiamo ma lo sguardo diventa sempre più bello e pieno.

Se nel matrimonio non mancheranno dialogo, dolcezza e tenerezza, non perderemo mai la capacità di perderci nello sguardo dell’altro e potremo dire ogni giorno come Gesù lo/la guardo e lo/la amo.

Se volete approfondire consiglio il libro di Roberta Vinerba “Alla luce dei tuoi occhi”.

Antonio e Luisa

 

Ci specchiamo nello sguardo degli altri.

Chi siamo noi? E’ lo specchio che ci da la consapevolezza di chi siamo?  Lo specchio spesso non ci svela chi siamo ma ci  conferma solo ciò che pensiamo già di essere; alcune volte ci vediamo brutti e impresentabili, altre volte belli. Questa dinamica avviene soprattutto nell’adolescenza, ma non sempre si riesce a superare con il tempo e la maturità. Lo specchio reale riflette quello che è lo specchio interiore. Lo specchio interiore riflette la nostra immagine attraverso gli sguardi delle persone con cui ci relazioniamo. Un neonato sorride quando vede la mamma che lo guarda con dolcezza ed amore, mentre si spaventa se la mamma lo guarda corrucciata. Quando quel bambino si guarderà allo specchio si vedrà con gli occhi della mamma. Per gli adulti vale lo stesso discorso, ma con dinamiche più complesse e condizionate dal nostro vissuto.  E’ importante comprendere quanto questa dinamica ci condizioni nelle nostre relazioni per superarla e per non trasformarla in fonte di sofferenza per le persone che amiamo.

Dio con il suo sguardo d’amore ci salva e ci libera anche da questo. Se sono sicuro che Dio mi ama come un figlio e mi apprezza per come sono, prendendomi con tutti i miei limiti e difetti, non solo mi darà la forza di migliorarmi, ma anche di non condizionare questa consapevolezza dalla considerazione che gli altri hanno di me.

Conoscere questa influenza che noi abbiamo sulle persone che incontriamo ci deve responsabilizzare e farci impegnare a non uccidere. Nel Siracide è scritto: La spada uccide tante persone, ma ne uccide più la lingua che la spada. Io aggiungerei che anche uno sguardo soprattutto di una persona amata può uccidere. Quante volte con nostra moglie, mettiamo su musi, ci guardiamo con freddezza e rabbia perché ci sentiamo offesi e così facendo uccidiamo la persona che più amiamo per questioni non importantissime ma solo per orgoglio ferito. Quante volte il nostro sguardo di meraviglia e di desiderio ha fatto sentire la nostra sposa come la più bella del mondo e quanta forza dà lo sguardo dolce e accogliente di una moglie che fa capire al proprio sposo che è felice di appartenergli.

A volte riflettiamo troppo poco su queste dinamiche, basterebbe veramente un piccolo sforzo per avere tanta pace e amore in più in famiglia ed evitare sofferenze e incomprensioni..

 

Uno sguardo di meraviglia.

 

Guardare ogni giorno meravigliati la nostra sposa. Mi sembra impossibile eppure è così. Non è roba da film romantici, è quello che ti regala il matrimonio. Ma non è da tutti. Serve uno sguardo limpido, puro e senza segreti. Lo sguardo non è sempre capace di vedere oltre le prime rughe, oltre il corpo non più giovane e un po’ provato  da quattro gravidanze. Lo sguardo va nutrito; va nutrito di tenerezza, di amore, di attenzioni e dalla Grazia di Dio. Non si può pretendere di vedere oltre le apparenze, di andare in profondità della persona se nutriamo il nostro sguardo di robaccia, di pornografia o anche soltanto di giovani donne che mostrano i loro corpi perfetti e sensuali in televisione o su internet. Il nostro sguardo si inquina, comincia ha diventare pieno di cupidigia ed egoismo. Diventa incapace di vedere la propria sposa in tutta la sua vera bellezza ma comincerà a fare paragoni, a vedere tutti i limiti fisici di una donna che non potrà mai competere nella fisicità con quelle donne provocanti e impossibili. E’ l’inizio della fine. Lo dico non come un moralista fuori dal mondo ma  come un peccatore che sa quello di cui parla.

La mia sposa ha bisogno di sentirsi bella e desiderata, e io con il mio sguardo posso darle questa certezza o posso distruggerla. Anche questo è amare.

Antonio