Raccolgo la mia mirra e il mio balsamo

Oggi vi regalo un estratto dal nostro libro in uscita tra pochi giorni (25 ottobre). Si tratta della testimonianza di Piergiorgio e Valeria. Lui è medico di pronto soccorso che ha ottenuto un master in fertilità e sessualità all’Istituto Giovanni Paolo II. Una persona preparata. Collabora anche con il nostro blog dando consigli via mail a chi ha dubbi e problemi nella sfera sessuale.

Quando Patrick, ricco venditore di auto canadese convertito al cattolicesimo e trasferitosi a Medjugorje con la moglie Nancy, affermò durante una testimonianza pubblica nel settembre 2012 che il momento più bello della sua vita era quel “I FORGIVE YOU” (IO TI PERDONO) che un sacerdote gli aveva annunciato dopo una vita fatta di matrimoni e divorzi, io che ero lì ad ascoltare sentii una fitta nel mio cuore. Dopo la loro testimonianza tutti andarono a colloquiare con Nancy che parla un ottimo italiano mentre io, sfruttando il mio inglese incerto, mi recai dritto verso Patrick che era solitario in un angolo. Gli dissi tutto il dolore che provavo: nessun sacerdote avrebbe MAI potuto dirmi “IO TI PERDONO”. Ero un divorziato, una persona “non in regola” secondo i dettami della Chiesa Cattolica. Patrick fu di poche parole, mi disse: “You said never! You can’t say never, ask Jesus” (“Sei tu a dire mai! Tu non puoi dire mai, devi domandarlo a Gesù”). Era proprio così, lo capii nel tempo a venire, non potevo essere io a dire MAI, dovevo domandarlo a Gesù!
Sono Piergiorgio, 54 anni, medico di Pronto Soccorso e Sessuologo Clinico, mia moglie si chiama Valeria ed è infermiera, come da tradizione consolidata nella sanità italiana. Alle spalle ho il fallimento di un matrimonio contratto all’età di 23 anni che ha dato due stupende figlie come frutto: Anastasia ormai quasi trentenne e Natalia Maria di qualche anno più giovane. Dopo aver annaspato nei meandri di una vita fatta di roboanti motociclette, avventure subacquee e divertimento spinto sempre aldilà di ogni limite, la Madonna decise di portarmi con tutti i miei peccati, durante un pellegrinaggio a Lourdes, dinanzi a Suo Figlio che nella Sua immensa Misericordia tolse tutta la melma che mi avvolgeva per farmi tornare ad essere una perla preziosa.
A guardare indietro tutta la mia storia devo riconoscere al Padre Eterno tanta fantasia: ha utilizzato un’infermiera dal sorriso splendente, dal cuore immenso e dalle eccelse abilità culinarie per ricondurmi “a casa”. Nella casa che io e Valeria ci eravamo costruiti non mancava nulla: sposati civilmente nel 2009, un buon lavoro, una bella dimora, un’adorabile bambina di nome Karola Maria, dono prezioso del Signore, nata nel 2011 nonostante Valeria fosse ufficialmente sterile (ma questa è un’altra storia), ma in fondo mancava qualcosa, anzi Qualcuno in tutta la sua pienezza. Il fatto che io fossi divorziato non ci permetteva una pienezza di rapporto con Dio e con la Sua presenza viva e reale nel mistero eucaristico. Anche la nostra sessualità, vissuta come momento unitivo per la coppia, era come se fosse incompleta, perché mancante di questo rapporto con l’Infinito: l’unione era tra noi, ma non rimandava ad Altro. Fu durante un altro pellegrinaggio a Medjugorje nel maggio 2013 che la Madonna, da madre buona, diede risposta a questa nostra inquietudine: scendendo dal monte Krizevac don Ermanno, un sacerdote mai visto prima ed incontrato lì casualmente, ascoltò la mia storia e mi indicò la strada della nullità del matrimonio, mi consigliò di andare a parlare con il mio Vescovo (egli non sapeva né di dove fossi né cosa facessi) e di raccontargli la mia storia, perché secondo lui il matrimonio, contratto a 23 anni in condizioni molto particolari, poteva essere dichiarato nullo. Conobbi così un santo pastore, l’allora Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri don Michele Seccia, che con paterna bontà ascoltò la nostra storia e mi condusse per mano verso il lungo e faticoso percorso del riconoscimento della nullità matrimoniale, iniziata nell’ottobre 2013 attraverso il Tribunale Ecclesiastico regionale.
Fino a quel momento pensavo che un processo di nullità matrimoniale fosse una specie di farsa dall’esito scontato che necessitava soltanto di essere lubrificato a suon di migliaia di euro. Ho sperimentato sulla mia pelle la falsità di quel mio pregiudizio: grande è stata la sofferenza vissuta nel sottoporsi a giudizio in questo processo vero e proprio, che va a mettere in luce tutto il peccato e tutte le mancanze e le leggerezze con cui si vive questo sacramento fondamentale per la salvezza di ognuno. È come fare, scusate il macabro esempio medico, l’autopsia ad una persona cara: si analizza ogni minimo dettaglio dal momento in cui si è detto dinanzi a Dio un per sempre sapendo di mentire a se stessi, alla propria moglie (o marito) ma soprattutto a Lui.
Fu durante questo periodo che io e Valeria maturammo la decisione di ricominciare dal principio. Come due bravi giardinieri di Dio volevamo estirpare le erbacce che rendevano brutto “il nostro giardino” e preparare la terra, per piantare nuove piante e poi goderne il frutto. Tutto ciò era possibile solo chiudendo il giardino per renderlo più bello e profumato, così nessuno avrebbe più profanato quel luogo sacro.
Accadde quindi che, ormai sposati da diversi anni civilmente con una piccola bimba ad allietarci l’esistenza, decidemmo di vivere in castità e continenza la nostra vita di coppia, aiutati e supportati con la preghiera e la vicinanza umana dal nostro Vescovo don Michele Seccia, ora Arcivescovo metropolita di Lecce. Questo periodo vissuto “come fratello e sorella” ci ha permesso di recuperare il senso pieno ed il valore del nostro corpo. La sessualità della nostra coppia non era sminuita ma sacrificata in senso etimologico, ovvero resa sacra! Ogni reciproco gesto di affetto era vissuto nel pieno rispetto dell’altro, non solo con la a minuscola ma anche con la A maiuscola. Inoltre si faceva sempre più chiara in noi la certezza che la sessualità è un dono di Dio, che racchiude in sé un grande Mistero in relazione con l’Infinito. Anche il desiderio reciproco era condotto alla sua giusta dimensione espressa dall’etimologia della parola de-sidera: che ha a che fare con le stelle, con il Tutto!
Con questa consapevolezza, quando tengo degli incontri nei Corsi di accompagnamento al sacramento del matrimonio, dove ormai le coppie sono conviventi e con figli, mi piace proporre a tutti questa sfida: Vivete in continenza fino al giorno in cui celebrerete il vostro matrimonio! Non vivetela, però, come una proibizione che vi toglie qualcosa, bensì come un dono prezioso reciproco tra voi sposi che nasconde una ricchezza impensabile. Troverete questo tesoro la prima notte di nozze, quando vi donerete completamente e totalmente l’uno all’altra, divenendo così una sola carne, per sempre!
Non ci sono pesati gli anni di continenza, tutt’altro: ci hanno permesso di rendere nuovo e splendente il nostro giardino per poi poterne gustare per sempre i suoi frutti più buoni e succulenti.
Per concludere la nostra storia: abbiamo celebrato il Sacramento del matrimonio il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre 2016. Per mezzo di Maria lo Spirito Santo mi ha consegnato le chiavi di quel giardino chiuso e messo a nuovo, che durante questo tempo Valeria ha custodito per me, ed ora “raccolgo la mia mirra e il mio balsamo, mangio il mio favo ed il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte”.
Lode al Signore.

Piergiorgio e Valeria

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La Gospa ci ha fatto incontrare.

Oggi una testimonianza di due cari amici di Roma: Sergio e Lisa. Ho avuto poche occasioni di incontrarli. Sempre, però, occasioni molto belle e significative. Gli ho incontrati al family day di Roma nel 2016, al santuario di Ghiaie di Bonate e, in un’altra occasione, quando Sergio ci ha fatto un grande dono: ci ha portato a pregare sulla tomba di Chiara Corbella. Sergio, amico di tutti, accogliente, gentile e che si fa in quattro. Lisa, più introversa, ma forte e tenace. Una bellissima coppia. Ecco, di seguito, la loro testimonianza.
Ciao! Da dove iniziare? Era il lontano 2004, stavo preparandomi con un mio amico a partire per la GMG in Germania, non sapevo una parola di inglese figurarsi il tedesco. Il mio amico Massimo mi disse di non preoccuparmi, mi avrebbe aiutato lui a colloquiare. Un mese prima della partenza, che era programmata per il 15 agosto, una mia amica mi volle portare in un Santuario. Precisamente il Santuario delle Tre Fontane a Roma. Ricordo come fosse ieri quel posto che mi ha cambiato la vita, avevo fatto con Don Fabio Rosini i 10 Comandamenti, poi ero passato al Palatino nel gruppo dei Francescani dell’ OFS. Appena arrivato un pianto a dirotto mi fece capire che avevo avuto una chiamata. Anche la mia amica Enza aveva avuto lo stesso pensiero: mi disse che la Madre Celeste mi stava chiamando a lei. Ci volle un attimo, cambiai idea e chiamai il mio amico Massimo; gli dissi che mi dispiaceva, ma che non sarei più partito per la GMC in Germania e che, invece, sarei andato a Medjugorje. Nei giorni seguenti ricordo che non avevo il coraggio di partire da solo e chiesi a più amici, dei vari gruppi di preghiera che conoscevo, se c’era qualcuno disposto a venire con me. Ebbene, ad un certo punto, una mia amica mi rispose di si. Era Simona. Controllammo tramite il gruppo del Centro Maria, che organizza periodicamente i viaggi a Medjugorje, se c’era posto. Niente da fare,  ci eravamo mossi troppo tardi! Un bel giorno mi chiamarono dal Centro Maria e mi dissero che si, provvidenzialmente si erano liberati, all’ultimo momento, due posti per Medjugorje. Iniziò l’avventura; partimmo per la settimana della Gioventù Siamo venuti per adorarlo dal 1 al 6 Agosto 2005. I pullman, partiti da Santa Croce in Gerusalemme a Roma del Centro Maria, erano cinque. Un buon 85% dei pellegrini erano donne, noi uomini pochissimi. Viaggio bellissimo. Franco, l’organizzatore del pellegrinaggio, ci seguiva con le preghiere bellissime della Gospa, e con continui Rosari di avvicinamento a Medjugorje. Appena arrivati, prima tappa nella Chiesa di San Giacomo. Cosa mi accade? Pianto a dirotto, come era successo al Santuario delle Tre Fontane. Una cosa pazzesca, non riuscivo a fermare quel pianto, che ho sempre pensato fosse di liberazione. Maria mi stava preparando. Io ero andato lì, pur avendo 41 anni, non per cercare moglie, ma per chiedere che Maria mi desse la costanza nella preghiera, cosa che mi mancava e mi manca un po’ ancora oggi. Maria che ha fatto? Siccome conosce tutti noi, non ha fatto altro che donarmi una persona che prega molto, e l’ha fatta mia sposa.
Ho ancora le lacrime mentre scrivo. Ricordo che ero attorniato da donne in quel pellegrinaggio. Il mio problema era sempre lo stesso, era come vedere tante finestre che si aprivano e dietro ogni finestra c’era una ragazza, ero indeciso, mi piacevano tutte, in pratica non riuscivo a concentrarmi su una donna sola, anche perchè ero stato lasciato (anche e sopratutto per colpa mia) dopo quasi dieci anni di convivenza, ad un mese e mezzo dal matrimonio. Un giorno tra le tante ragazze che frequentavo in quel Paradiso terrestre noto una ragazza napoletana di nome Lisa. Allora lei aveva 30 anni ed io 41, era carina nei modi ed era molto bella (lo è ancora). Ci mettiamo a parlare per strada mentre ci avvicinavamo alla tomba di Padre Slavko, le chiedo: dove vai in vacanza quest’anno?  E lei: in Puglia. Io continuo: ahh! Pensa, anche io sono pugliese, i miei vivono ancora ad Ostuni, ma sono originario di Francavilla Fontana. Lei mi guarda, e mi dice: i miei hanno casa ad Ostuni da 15 anni! Allora io, marpione, le faccio: senti vuoi andare con me ad Ostuni quando torniamo a Roma? Lei accetta, ma poi, per vari motivi, non partiamo più insieme.
Torniamo a Roma e ci incontriamo prima in una pizzeria con amici. Io mi porto sette mie amiche e un amico. Lei arriva con la sua amica del cuore Daniela, che diventerà anche la nostra testimone di nozze. Non ti dico la faccia di Lisa quando ha visto il pavone Sergio con tutte quelle sue amiche. La serata finisce lì. Il giorno dopo, per un puro caso, lei non parte per Napoli, cosi ne approfitto e la invito a casa mia, nella tana del lupo. Lei accetta. La sua amica le dice che, secondo lei, si può fidare di me. Le preparo una bella cenetta con una mia specialità: gli schiaffoni al pomodoro con mozzarella filante. Un successone!
Mentre brindiamo accade la prima cosa strana: scoppia un porta candela di vetro per via del calore, lei si spaventa e mi abbraccia ed io faccio lo stesso. Lei mi dice: questo non è un abbraccio normale! Ed io: non so, volevo proteggerti.
Partiamo per le vacanze, entrambi con destinazione Ostuni. Ognuno per fatti propri. Una sera ci incontriamo lì, ad Ostuni. Facciamo una passeggiata lunghissima e, ad un certo punto, che faccio? Le chiedo se volesse venire a casa mia per presentarle mia mamma e lei accetta. Appena conosciute, praticamente mi mettono da parte, e cominciano a scambiarsi i Santini che avevano entrambe. Non vi dico la mia faccia!
Poi, dopo quelle vacanze, siamo tornati a Roma e ci siamo fidanzati. All’inizio avevamo pensato di trovare, per Lisa, una casa vicino alla mia, ma non si riusciva a trovare nulla. Cosi abbiamo deciso di vivere insieme e di sposarci al più presto.
Con la grazia di Dio e con la nostra grande forza d’animo, in quei sei mesi prima del matrimonio, siamo riusciti, sempre grazie a Dio, a rispettarci. Se me lo avessero detto 10 anni prima mi sarei messo a ridere. Non pensavo di farcela.
Un giorno vado a confessarmi e il prete non mi dà l’assoluzione perchè vivevamo insieme. Anche se ci rispettavamo. E’ stata la molla che ha smosso tutto. Quella sera stessa abbiamo deciso la data del nostro matrimonio. Io le dico primo settembre e lei, invece, il 25 Giugno 2006! Le dico: Emmhhh! Lisa quella era la data con cui dovevo sposarmi con l’altra ma se per te non ci sono problemi per me va benissimo.
Lei acconsente tranquillamente. Oggi facciamo parte della Comunità Maria di Roma e ricordo come fosse ieri il giorno in cui feci la testimonianza davanti a tutta la Comunità. Io per 5 anni dal 2000 al 2005 ogni volta il 25 Giugno piangevo pensando a quel matrimonio non andato a buon fine. Ebbene in quel momento mi resi conto come Dio aveva cambiato quel giorno dal più triste della mia vita al più bello della mia vita!
Abbiamo chiesto dei bambini a Maria e c’è li ha concessi: Gaia Maria 9 anni e Francesco 4 anni. Avevamo chiesto Francesco, essendo stato io francescano, e Gaia Maria, essendo Lisa da sempre facente parte della Comunità Maria.
Ci sono tante altre cose da dire ma non finirei più. L’ultima cosa: quando andammo a scegliere il ristorante ai Castelli al Domus Caesari il proprietario ci disse: troppo tardi, siamo già ad Aprile. Abbiamo tutto pieno fino a Settembre! Ho solo una data, se vi può interessare. Sapete qual’era la data? Il 25 Giugno!!!
Ricordo che gli dissi ”a malincuore”: va bene lo stesso l’importante e che ci fate un buono sconto tanto se non lo prendiamo noi ormai a due mesi da quella data chi si presenta per fermare il 25 Giugno.
E’ cosi fu un matrimonio bellissimo.
Grazie! Shalom
Sergio e Lisa