Sposi sacerdoti. Ricorderemo le tue tenerezze più del vino (21 articolo)

Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
godiamo insieme e siamo felici,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione di te ci si innamora!

Attirami dietro a te, corriamo! Improvvisamente, da un’immagine che può sembrare quasi statica, un affresco, quasi a voler sospendere il tempo in quel momento tanto coinvolgente, la scena prende vita. Il Cantico è così. Non è una descrizione, ma è una  poesia. Se fosse diverso non avrebbe questa ricchezza di sensazioni, emozioni, immagini e colori. Lascia aperto molto all’immaginazione di ognuno affinché tutti possano immedesimarsi.  Torniamo al testo. Quando si ama e si è amati, ci si sente come la sulamita. Ci si sente trascinati e attirati da una forza incredibile. Si può fare qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa, ma con te. Con te sono disposta a tutto. La traduzione dall’ebraico può essere anche più forte. Rapiscimi, prendimi con te. Esprime quindi con forza questo grandissimo desiderio dell’amata di essere presa dall’amato e trasportata in un’altro mondo, fatto di meraviglia e pienezza, dove poter vivere, in tutte le sue manifestazioni, quell’amore che sente così forte dentro di lei. C’è il desiderio profondo di sentirsi completamente donna, di vivere appieno la sua umanità. Lei sente che può esserlo  solo con lui. Dopo questa scena quasi frenetica, cambia di nuovo ancora tutto. M’introduca il re nelle sue stanze. Questo desiderio profondo dell’altro necessità di intimità. Quasi a dire: voglio te, solo te, tutto ciò che mi interessa è dove sei tu. Tutto il resto in questo momento è superfluo, quasi fastidioso. Voglio concentrarmi su di te. C’è già un primo e forte richiamo anche sessuale. La stanza del re non è accessibile a tutti, è la stanza nuziale stessa. Badate bene. Lui è un re. Non ha importanza se lo sia davvero oppure no. Per lei lo è. Lo stesso vale per noi sposi. Siamo re e regine l’uno per l’altra. Lo siamo ogni volta che ci comportiamo da re. Ogni volta che ci facciamo servi dell’amore e ci mettiamo al servizio dell’altro. Non siamo tiranni. I tiranni distruggono l’amore e la coppia. Il re, invece, perfeziona la relazione e custodisce la sua sposa. Lei lo ha incoronato re, donandosi totalmente a lui. L’amore regna ed è potente. Vince ogni cosa, anche la morte. Godiamo insieme e siamo felici. Portami nelle tue stanze e assaporiamo insieme la gioia e il piacere della nostra intimità. Il testo è molto esplicito. Non lascia spazio a fraintendimenti. Gli sposi si amano attraverso il corpo. Ed è gioia, bellezza, esperienza di pienezza e di verità. E’ anche piacere. Piacere che è dono di Dio, quando è vissuto in una relazione santa, Dio stesso lo vuole per noi.

Ricorderemo le tue tenerezze più del vino. Questa esperienza d’amore non si può cancellare. Più del vino. Il vino che esprime la pienezza della gioia e della festa. Le tue carezze sono ancora più belle. Questa esperienza d’amore è un richiamo continuo a cui orientare tutta la nostra vita. Ricordare la bellezza per poterla custodire, per far si che non muoia. A volte costa fatica donarci all’altro/a, la nostra tenerezza, il nostro tempo, il nostro ascolto ecc. Costa fatica e saremmo tentati di lasciar perdere. Tanto, cosa può succedere? Ricordiamo invece tutto questo. Il nostro impegno avrà il risultato di non far spegnere tutto questa bellezza che c’è tra di noi.

A ragione di te ci si innamora! Forse lo dice lei. Forse lo dice una voce esterna. Non è importante. Qui l’immagine di lui si confonde con quella dell’amore stesso. Un esperienza che suscita una gioia e un desiderio tali che non siamo più gli stessi.

Antonio e Luisa.

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Sposi sacerdoti. Amplesso gesto sacerdotale. (7 articolo)

L’essere sacerdoti degli sposi è condizione necessaria per instaurare il sacramento del matrimonio stesso. E’ condizione fondante per essere sposi in Cristo. Dal 72 al punto 75 di Amoris Laetitia il Papa ci dice questo. Gli sposi esercitano il loro sacerdozio durante tutto il rito del matrimonio. E’ gesto sacerdotale quando si promettono amore incondizionato, fedele e per sempre ed è altrettanto gesto sacerdotale quando confermano la promessa con l’unione dei corpi durante il primo amplesso fisico dopo il matrimonio. Se non si comprende questa realtà non si può comprendere neanche perchè la Chiesa ammetta l’unione fisica solo nel matrimonio. Non perchè la Chiesa sia sessuofoba, come tanti pensano. Al contrario. La Chiesa ha un’altissima considerazione dell’intimità fisica. Ne riconosce un gesto sacro, un gesto sacramentale nel quale gli sposi donandosi totalmente in anima e corpo si fanno mediatori l’uno dell’altro dell’amore di Cristo che ha dato tutto se stesso per noi. Chi conosce queste realtà e le ha sperimentate non può ritenere innocue e giuste pratiche come rapporti prematrimoniali, pornografia, masturbazione, adulterio e tutte queste belle cose che la società odierna cerca di normalizzare. Il fatto che lo facciano tanti non rende questi gesti buoni, ma evidenzia solo la povertà in cui viviamo. Realtà come Cuori Puri, Purex o altre esperienze simili non sono una pittoresca manifestazione di giovani strani. Sono giovani che rifiutano questa nuova banalizzazione del corpo e del sesso e vogliono recuperare la bellezza di una relazione autentica. Torniamo ora a noi sposi. Facciamo un passaggio ulteriore. Conseguenza logica di quello che abbiamo scritto fino ad ora cos’è? Se l’amplesso è gesto sacerdotale per confermare il matrimonio durante il rito, poi non lo è più? Lo è ancora! Eccome se lo è! Ricordiamolo! Ogni volta che ci doniamo l’uno all’altra nell’intimità fisica stiamo esercitando il nostro sacerdozio. Ogni volta che viviamo l’intimità fisica rendiamo presente nuovamente quella realtà che ha instaurato il nostro sacramento.  Rendiamo nuovamente attuale e presente l’offerta totale che ci siamo fatti l’uno all’altra. Non vi ricorda nulla tutto questo? Ricordate che noi siamo immagine e ricordiamo l’amore totale di Gesù sulla croce? Come si riattualizza quella realtà? Nell’Eucarestia. Ogni Eucarestia si rende di nuovo attuale e presente quel sacrificio di Cristo. Cristo morto sulla croce una volta sola, ma il cui sacrificio è reso attuale e reale nuovamente in ogni Messa. Così noi sposi, ogni volta che ci uniamo totalmente in cuore, anima e corpo riattualizziamo il nostro matrimonio. Capite ora perchè Eucarestia e matrimonio sono spesso accostati e messi in relazione? L’uno ci spiega l’altro e viceversa. Come nell’Eucarestia lo Spirito Santo entra in noi, così nell’amplesso fisico degli sposi c’è una nuova effusione dello Spirito che rinnova e perfeziona i dono di Grazia che abbiamo ricevuto il giorno del nostro matrimonio. Non solo il rapporto fisico è gesto sacerdotale per noi sposi. E’ il gesto che più lo esprime. Ricordiamo però, che seppur l’amplesso fisico è il vertice sensibile del dono vicendevole, ogni gesto, parola o atteggiamento di dono verso l’altro è gesto sacerdotale.

Antonio e Luisa