Il potere nella relazione di coppia

Il Vangelo di domenica scorsa domenica ci ha donato  la figura di Cristo Re dell’Universo. Che cosa significa per noi essere sovrani delle nostre vite ad immagine e somiglianza di Cristo? E perché per l’uomo è vitale ispirarsi a questo tipo di regalità?

Il re è colui che esercita un potere. Ma ci sono modalità buone e nefaste di usare il proprio potere. Fin dalla storia della creazione della Genesi, viene mostrato nella Bibbia come l’umano usa il potere per rispondere al suo problema di solitudine, e pensa di risolvere quel senso di abbandono sottomettendo il creato, esercitando il dominio su di esso. Ma questo non soddisfa l’umano e non c’è nulla che gli stia di fronte, per questo Dio divide l’umano in uomo e donna, perché è la relazione che risponde al problema della solitudine. Ma nella relazione ogni ferita di non amore porta ad un abuso di potere sull’altro. Nel matrimonio il potere usato male ha spesso a che fare con la lotta per la supremazia sull’altro, sottomissione dell’altro, egocentrismo e focalizzazione solo sui propri bisogni. E non fate che mentre leggete queste parole pensate subito al vostro partner, a quanto sia egoista e prepotente, cercate di riflettere su di voi e su quanto e in che modo voi siete egoisti e prepotenti nella relazione, e in che modo usate male il vostro potere nella relazione di coppia e durante i conflitti. Durante gli anni di crisi peggiori era chiaro per noi come usavamo male il nostro potere nella relazione di coppia: Roberto lo usava per concentrarsi su di sé, impormi i sui bisogni ed esigenze, non gli importava delle mie esigenze e dei miei sentimenti. Questa modalità di uso negativo è abbastanza chiara e lampante e si riconosce subito. Ma c’è un uso del potere nefasto più subdolo, che non si riconosce subito ed è quello che facevo io nel mio matrimonio, benché avessi tutte le ragioni per sentirmi maltrattata e messa da parte. Esercitavo un potere negativo su di lui quando lo accusavo, gli davo addosso, lo straziavo con monologhi interminabili, rinfacciavo e pretendevo, lo umiliavo con frecciatine anche davanti agli amici. Entrambi esercitavamo il nostro potere nella relazione di coppia per sottomettere l’altro al nostro mondo emotivo ferito, non sanato, che urlava vendetta e non accettava nessuna forma di accoglienza e pace. La lotta di potere nella vita di coppia è dettata sempre da sentimenti d’insicurezza e inferiorità, per cui siamo dipendenti e influenzati da ciò che l’altro dice o non dice, fa o non fa. Non siamo LIBERI. Ma c’è una forma di potere propizio, vantaggioso che porta come frutto la vera libertà umana e la gioia di sentirsi non più schiavi e sottomessi. Ed è il potere che rivela Gesù di Nazaret, il più grande perdente mai esistito agli occhi del mondo pagano, il Re più potente e forte mai incontrato per noi Cristiani. Il potere umano è un apparato di rapporti di forze che schiavizza sé e l’altro. Il potere possiede e la forza domina chi la esercita. Se eserciti il tuo potere portando odio, rabbia, vendetta sottomissione, indifferenza, freddezza, è questo che ti tornerà indietro e possiederà il tuo animo. C’è una libertà inaudita che Cristo manifesta nel modo di esercitare il suo potere di Re. La libertà di questo Cristo di manifestarsi libero da tutte le cose che fanno più paura agli uomini: libero di essere picchiato, umiliato, deriso, imprigionato, straziato. Per Amore. Libero di morire, nella fede e nell’annuncio che non esiste morte, dolore o ferita che Dio non trasformi in vita piena. Qui sulla terra o nel Paradiso. A volte noi Cristiani ci dimentichiamo del Paradiso, e che siamo in questo mondo, ma non siamo di questo mondo. Ad un certo punto del mio matrimonio ho capito che non ero libera e questa cosa mi faceva molto arrabbiare. Non ero libera di amare mio marito così come era in quel momento, non ero libera di sostenerlo coi suoi difetti, non ero libera di attraversare le sue crisi personali. Io non ero libera. Ero schiava del suo umore, delle sue mancanze, delle sue assenze. Chi è più libero, chi gestisce, controlla e manipola o chi non viene colpito e atterrato da nulla? Chi è veramente sovrano chi fa dipendere la propria vita da carriera, soldi, forza, bellezza o chi mantiene la pace anche negli attacchi e nelle prove peggiori? Io volevo per me questa libertà, di non essere più Abbandonata e non Amata ma di vivere come il Compiacimento del Signore e sua sposa, e Dio mi ha fatto giustizia nel mio matrimonio in modo concreto, facendomi comprendere la vera forza e il vero potere che potevo esercitare per far bene a me stessa e al mio matrimonio. Potevo ripartire da me stessa e dalla mia relazione con Lui. Questo ha rafforzato i miei confini e il senso della mia identità di donna, moglie e madre, che non dipendeva più dalle attenzioni o dagli sfoghi di mio marito, ma come un muro di cinta custodivano i miei sentimenti e mi permettevano di stare e tenere le sue fragilità perché non ne ero più devastata. Ad un certo punto ero capace di dare meno peso alle sue mancanze e di perdonarlo con più facilità. Ma non per finzione o per repressione, ma perché davvero mi veniva naturale. È una sensazione meravigliosa che veramente mi faceva vivere una regalità che non è di questo mondo ma che di certo il mio percorso psicologico e spirituale mi aveva aiutato a raggiungere. Quel che Cristo ha mostrato abbracciando la croce che era chiamato a portare, è ciò che l’uomo desidera essere: Amato. La verità più profonda dell’uomo è nell’amore donato e ricevuto. Cristo consegna questo Amore al cuore umano, e questo è il suo potere! E forse il regalo più bello che ognuno di noi può ricevere. Il potere di amare sempre, chiunque e in qualunque situazione, nonostante tutto. Questo lo aveva capito bene San Francesco d’assisi, che aveva descritto la gioia perfetta (Perfetta Letizia) come la possibilità di custodire la pace anche nelle condizioni peggiori. Possa tu avere un unico obbiettivo nel tuo matrimonio: custodire il potere dell’Amore a te stesso e a tua moglie/marito.

Claudia Viola

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Sposi sacerdoti. Materialismo o spiritualismo. (11 articolo)

Dobbiamo evitare due pericoli grandissimi, per vivere appieno il nostro sacerdozio sponsale, cioè per essere dono autentico l’uno per l’altra. Sono due opposti. Il materialismo e lo spiritualismo sono entrambi, e allo stesso modo, pericolosi per il nostro matrimonio. Se imbocchiamo una di queste due derive rischiamo davvero di non essere capaci di amarci, o di farlo in modo molto parziale, limitato ed inquinato. Sicuramente poco felice. Padre Raimondo ci ripeteva continuamente di custodire la nostra comunione e intimità coniugale. Di impegnarci a fondo per questo. Vorrei ora provocarvi con una piccola riflessione su ognuno di essi.

Papa Francesco definisce a suo modo il materialismo. Lui parla di mondanità. E’ la stessa cosa. Ci siamo dentro tutti, chi più chi meno, nello spirito mondano. Spirito del mondo. La mondanità è una delle corruzioni principali in cui finiscono gli uomini di Chiesa e anche gli sposi. Quante volte mettiamo davanti alla nostra unione sponsale altro. Io stesso ne ho la tentazione. Possiamo mettere la ricchezza economica, il lavoro, la carriera o chissà cos’altro. Se non abbiamo in testa le giuste priorità cadiamo per forza nel materialismo. Ci illudiamo di raggiungere la felicità attraverso beni materiali o potere sociale ed economico. Dissipando energie e forze per questo. Distruggendo il paradiso che potremmo avere in casa, nel nostro matrimonio. Se cerchi fuori la felicità è perchè non comprendi l’importanza del tuo matrimonio, o forse, stai scappando da esso. Non bisogna per forza pensare alla famiglia di Berlusconi per scovare questa mentalità. Io conosco amiche che hanno optato per scelte coraggiose. Una dottoressa assunta in un ospedale che ha lasciato il lavoro perchè non le consentiva di dedicare abbastanza tempo a suo marito e a suo figlio. Ora lavora in proprio, ha lo studio dentro casa, guadagna molto meno, ma è più felice. Si tratta di priorità nella vita. Questo è solo un esempio, ma ognuno di noi dovrebbe fare un esame di coscienza e verificare con quale priorità considera la famiglia. Non riguarda solo le donne, ma anche gli uomini. Quanto tempo dedichiamo alle attività fuori casa? Quanto di questo tempo è davvero necessario?

Passiamo ora alla seconda grave deriva: lo spiritualismo. Quante coppie saltano su questo. Pensare che il matrimonio non sia soprattutto carnale è gravissimo. Inteso non solo come rapporto fisico, ma come relazione vissuta ed espressa nel corpo. Quando sento dire che l’importante è condividere un’idea di famiglia, andare d’accordo, non avere grandi scontri, collaborare nel lavoro familiare e dividersi i compiti. Che l’importante è andare a Messa, pregare e avere una vita spirituale attiva. Quando sento queste riflessioni sono convinto ci sia qualcosa che non vada in quella coppia. Per carità, sono tutte ottime cose, caratteristiche importanti di una famiglia e di una relazione, ma non vedo il matrimonio. Non vedo nulla di diverso rispetto a ciò che possono sperimentare delle comunità religiose di frati e di suore. Dov’è il dono totale? C’è una pacifica convivenza, ma nulla più. Pacifica finchè non crolla tutto. Il matrimonio o è carnale o non è matrimonio. Senza attenzioni, carezze, baci, abbracci e amplesso non è un matrimonio. Se non si cura questo aspetto diventa una ipocrisia pazzesca. Magari si può fingere di andare d’accordo e che tutto vada bene. Si può trovare anche un equilibrio, ma che nasconde una grande povertà e miseria. L’uomo tende ad evadere nel materialismo. Quindi lavoro, sport, pornografia, adulterio e prostituzione. La donna tende a dedicarsi ai figli, a trovare in loro quell’affetto anche fisico che non trova nel marito.

L’equilibrio sta proprio nell’evitare queste derive, avendo presente due importanti impegni da prendersi:

  1. mettere la famiglia al primo posto, in particolare il coniuge
  2. nutrire il bisogno di tenerezza con tutti i gesti del corpo propri di una relazione sponsale. (naturalmente cambiano anche questi con le varie stagioni della vita)

 

Antonio e Luisa