Sposi sacerdoti. L’amato mio è per me un sacchetto di mirra. (27 articolo)

Abbiamo terminato il precedente articolo con il parallelismo tra l’amore degli sposi del Cantico e il gesto di Maria, sorella di Marta. Gesto con il quale Maria ha cosparso Gesù con il nardo. Parallelismo che ci ricorda che l’amore matrimoniale ci prepara alle nozze eterne con Cristo. Il modo in cui Maria ama Cristo deve essere bussola per noi sposi. Amando il nostro sposo (sposa) ci prepariamo ed impariamo ad amare Cristo nell’eternità. Ci stupiamo della bellezza di Gesù quando ci stupiamo  della bellezza l’uno dell’altra. Contempliamo la meraviglia di Gesù quando contempliamo la meraviglia l’uno dell’altra. Incontriamo Gesù quando lo intravediamo nell’altro/a. Capite ora perchè i gesti d’amore tra gli sposi sono veri gesti sacerdotali?  Torniamo ora al Cantico.

L’amato mio è per me un sacchetto di mirra,
passa la notte tra i miei seni.
14L’amato mio è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
15Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe.

L’amato mio è per me un sacchetto di mirra, passa la notte tra i miei seni.

Questo passaggio è da spiegare. All’epoca le donne erano solite portare al collo un sacchettino con della mirra. Un sacchettino che quindi scendeva fino al seno. Questa immagine è molto eloquente. Un’altra essenza. Un altro profumo. Un amore che richiama la passione. Richiama il seno e quindi una parte del corpo femminile che accende l’eros dell’uomo. Profumo che inebria e incendia di passione l’uomo. Amore sensibile e carnale. Il desiderio è in crescendo. Un desiderio casto, un desiderio non generato dalla concupiscenza e dalla spinta a possedere, ma dalla profonda scoperta della meraviglia dell’altro. Desiderio che nasce nel cuore e si svela nella geografia del corpo. Un’immagine che richiama la fecondità dell’amore. I seni nutrono la vita generata da quel noi. E’ un richiamo forte a nutrire l’amore. Ogni volta che ci si dona l’uno all’altra c’è fecondità. Non solo quando si genera nuova vita biologica, ma anche quando si genere nuova vita amore. Quando si cresce nella capacità di amarsi e di amare.

Un’ultima annotazione su questa parte del testo. Don Carlo Rocchetta traduce quel Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella! in quanto sei incantevole.

Questa traduzione esprime molto meglio la percezione dello sposo. Tutti noi uomini, credo, possiamo identificarci in questa traduzione.

Quanto sei incantevole è un aggettivo molto più soggettivo. Non importa se non sei poi oggettivamente così bella. Se hai difetti, se hai inestetismi. Se hai qualche chilo di troppo, magari. Sei incantevole per me. Mi fermo ad ammirarti. Mi fermo e resto rapito dalla tua persona. Sei piena di grazia e di fascino per me. Questa è la traduzione che meglio può esprimere quanto sta accadendo tra i due sposi del Cantico e nella quale tutti noi possiamo riconoscerci. Guardiamo la nostra sposa con questo sguardo. Facciamola sentire la più bella di tutte per noi.

Antonio e Luisa

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Sposi sacerdoti. Il mio nardo spande il suo profumo. (26 articolo)

Duetto

[12]Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.

Lei lo ha cercato, lui l’ha contemplata. Ora i due sposi sono insieme. Inizia un duetto. Un dialogo intimo da cui si spande come un profumo tutto l’amore, il desiderio e la meraviglia che si stanno generando nel cuore dei due protagonisti. Lasciatevi avvolgere. Immedesimatevi. Tu, donna, sei la sulamita che arde d’amore per il suo re. Tu, uomo, sei Salomone che non desidera che stringere in un abbraccio la sua regina.

Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.

Recinto non è forse la traduzione più corretta. In altre edizioni è scritto giardino. Quella più corretta dovrebbe essere divano o triclinio. Si intende in ogni caso luogo dove dimora il re. Lei è andata da lui. Lo ha cercato. Anche questo è un gesto quasi di ribellione ai costumi del tempo. Ha preso lei l’iniziativa. Entra nella stanza del re e la stanza è pervasa dal profumo. Torna il profumo. In questo caso di nardo. Come a dire che la vita del re assume una ricchezza nuova grazie a quella presenza. Il luogo è lo stesso, ma nello stesso tempo tutto è nuovo. Profumo che simboleggia l’amore stesso. Realtà invisibile ma concreta. Il profumo è Nardo essenza molto preziosa.Un amore prezioso e inebriante. Il profumo avvolge la persona del re. Il re è avvolto dall’amore e dal desiderio della sua regina. Lo percepisce chiaramente. Un dialogo senza parole, ma che arriva dritto all’altro. Tutto il mio amore lo effondo per te. Mi rendo bella per te. Dirò di più. A cosa rimanda il nardo? Chi si comporta allo stesso modo? Il mio nardo effonde il mio profumo mentre io sono ai piedi del mio re. 

Gesù era a Betania, in casa di Simone il lebbroso; mentre egli era a tavola entrò una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore; rotto l’alabastro, gli versò l’olio sul capo.

Il significato è lo stesso. La sulamita attraverso il nardo vuole esprimere tutto il suo amore per il suo sposo, per il suo re. Così Maria. Attraverso quel gesto vuole esprimere tutto il suo amore e il suo abbandono per Gesù, l’unico e autentico Re. La sposa (o lo sposo, vale per entrambi) per amare Cristo deve amare il suo sposo. Deve farlo come la sulamita, come Maria.

Maria, infatti, ama senza riserve, senza limite, oltre il necessario, tanto che il suo amore appare quasi uno spreco. Non è necessario darsi così tanto.

Invece Gesù la esalta proprio per questo. Perché l’amore deve essere così.

Nel nostro matrimonio abbiamo rotto il vaso di nardo? Oppure siamo avari e diamo qualche goccia ogni tanto per non sprecarne? Ci sprechiamo in gesti di tenerezza, di servizio, di cura, di attenzione oppure limitiamo tutto al minimo indispensabile, dando per scontato l’amore che ci unisce?

Spesso mostriamo solo una piccola parte del nostro amore. Questo è il vero spreco.

Siete riusciti ad identificarvi nella sulamita o in Salomone? Avete assaporato la bellezza di quanto scritto in questi versi ripensando alla vostra vita di coppia? Se è così. avete un matrimonio vivo e meraviglioso. In caso contrario impegnatevi e affidatevi a Cristo perchè vi dia la capacità di recuperare questa bellezza a cui tutti siamo chiamati.

Antonio e Luisa.

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Sposi sacerdoti. Bellissima tra le donne. (24 puntata)

Se non lo sai tu, bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e pascola le tue caprette
presso gli accampamenti dei pastori.

Se non lo sai tu, bellissima tra le donne

Risponde il coro. Mi soffermo subito su quel bellissima. Si può tradurre anche con incantevole. Un superlativo che vuole evidenziare come la Sulamita sia bella in tutta l’interezza della sua persona. Perchè chi ama in modo autentico è una persona bella. E’ bella perchè esprime in pienezza l’umanità che la costituisce. Esprime tutte le potenzialità del suo essere donna o del suo essere uomo, della sua femminilità o della sua virilità. Il coro, proprio per questo, vede la Sulamita bellissima, incantevole. E’ l’amore che dal suo profondo si irradia sul suo corpo.

segui le orme del gregge
e pascola le tue caprette
presso gli accampamenti dei pastori.

Questo intervento del coro non è posto a caso. Come vedremo anche in altre parti del Cantico ha un suo significato importante. Rappresenta la società. Rappresenta tutto l’insieme delle persone che sono e vivono vicino alla coppia del Cantico. Non sono soli. Sono oggetto di ammirazione per chi li vede. Sono contemplati e ammirati. Tutti esprimono il desiderio che questa storia d’amore vada a buon fine. Tutto il contesto sociale aiuta gli amanti a prendere sempre più coscienza e consapevolezza di ciò che sono e che sono chiamati ad essere. Anche noi siamo così. Quando notiamo due persone care che si cercano e si mostrano interesse siamo come tentati di favorire quell’incontro e quel germe di relazione. Quante storie sono nate grazie all’intervento e all’aiuto di amici. Quando non c’è malizia e i rapporti si basano su relazioni vere e autentiche la società non è nemica della coppia, ma al contrario desidera che quelle persone possano esprimere tutta la bellezza e l’amore che fanno intuire di poter generare. Pensiamo invece quanto male possono farci amici e parenti che non vivono un rapporto libero e autentico con noi . Quanti genitori si intromettono nelle relazioni dei figli perchè gelosi dell’amore che sta nascendo con un’altra persona. Quanti amici invidiosi rovinano fidanzamenti e famiglie. Attenzione a chi ci sta attorno. Ricordiamo che una volta sposati nostro marito e nostra moglie vengono prima di tutti gli altri. Prima anche di certe mamme che faticano a mollare la presa.

Antonio e Luisa

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Introduzione Popolo sacerdotale Gesù ci sposa sulla croce Un’offerta d’amore Nasce una piccola chiesa Una meraviglia da ritrovare Amplesso gesto sacerdotale Sacrificio o sacrilegio L’eucarestia nutre il matrimonio Dio è nella coppia Materialismo o spiritualismo Amplesso fonte e culmine Armonia tra anima e corpo L’amore sponsale segno di quello divino L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia Un libro da comprendere in profondità I protagonisti del Cantico siamo noi  Cantico dei Cantici che è di Salomone Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.  Bruna sono ma bella  Perchè io non sia come una vagabonda

Sposi sacerdoti. Perchè io non sia come una vagabonda (23 articolo)

Dimmi, o amore dell’anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

Amore dell’anima mia.

Amore erotico, ma non solo. Qualcosa di molto più profondo. Un amore che nasce nella profondità della persona e che si manifesta attraverso il corpo. Il desiderio del corpo diviene modalità di esprimere l’amore più profondo. Quanto spesso questa armonia dell’amore viene disattesa. Quante volte il corpo viene usato per cercare piacere e per soddisfare pulsioni che nulla hanno a che fare con l’amore autentico descritto qui nel Cantico. Quanta povertà. Quanta mancanza di consapevolezza. Quanta incapacità di comprendere il senso e il valore del corpo e di quello che si può esprimere attraverso il corpo.

dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

Lui non è presente nel momento in cui lei pone questa domanda. Infatti alla domanda non risponderà l’amato, ma il coro. Lei è sola. Sta vivendo un dramma d’amore. Sa che non è perfetta. Sa che ha commesso errori. Come abbiamo visto nei versetti precedenti. Sa anche che l’amato è l’unico che desidera. Sente dentro di sè la certezza che lui è l’uomo della sua vita. Solo lui. Nessun altro. Dimmi dove sei. Dove pascolano le tue greggi affinchè io non debba trovarne un altro. Se cercasi l’amore in altri uomini non lo troverei mai. Sarei come una vagabonda alla continua ricerca di qualcosa che posso trovare solo in te.  La mia anima anela solo a te.  Naturalmente qui c’è forte il richiamo simbolico a Dio per gli ebrei e a Gesù per noi. Solo Gesù può riempire quel vuoto d’amore a cui anela la nostra anima. C’è però, forte, una dinamica dell’innamoramento e dell’amore. Quando ci si innamora. Quando questa forza misteriosa ti rapisce il cuore, nessun altra cosa ti può distogliere e può essere altrettanto forte. Tutto il nostro pensiero e il nostro interesse è verso quella persona che ci ha conquistato. Per noi cristiani c’è qualcosa in più. Soltanto con Luisa ho avvertito forte dentro di me che quella donna era colei che Dio aveva preparato fin dalle origini per me. Se ho iniziato un cambiamento radicale della mia vita è perchè ho avvertito forte la certezza che attraverso di lei avrei dato compimento alla mia vita e avrei incontrato Cristo. Per questo sono stato tenace. Non ho mollato. Non è stato un fidanzamento facile. Ora, dopo 16 anni di matrimonio, ne ho la certezza. Se avessi lasciato perdere con Luisa avrei perso il dono più grande che Dio aveva pensato per me.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Ricorderemo le tue tenerezze più del vino (21 articolo)

Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
godiamo insieme e siamo felici,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione di te ci si innamora!

Attirami dietro a te, corriamo! Improvvisamente, da un’immagine che può sembrare quasi statica, un affresco, quasi a voler sospendere il tempo in quel momento tanto coinvolgente, la scena prende vita. Il Cantico è così. Non è una descrizione, ma è una  poesia. Se fosse diverso non avrebbe questa ricchezza di sensazioni, emozioni, immagini e colori. Lascia aperto molto all’immaginazione di ognuno affinché tutti possano immedesimarsi.  Torniamo al testo. Quando si ama e si è amati, ci si sente come la sulamita. Ci si sente trascinati e attirati da una forza incredibile. Si può fare qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa, ma con te. Con te sono disposta a tutto. La traduzione dall’ebraico può essere anche più forte. Rapiscimi, prendimi con te. Esprime quindi con forza questo grandissimo desiderio dell’amata di essere presa dall’amato e trasportata in un’altro mondo, fatto di meraviglia e pienezza, dove poter vivere, in tutte le sue manifestazioni, quell’amore che sente così forte dentro di lei. C’è il desiderio profondo di sentirsi completamente donna, di vivere appieno la sua umanità. Lei sente che può esserlo  solo con lui. Dopo questa scena quasi frenetica, cambia di nuovo ancora tutto. M’introduca il re nelle sue stanze. Questo desiderio profondo dell’altro necessità di intimità. Quasi a dire: voglio te, solo te, tutto ciò che mi interessa è dove sei tu. Tutto il resto in questo momento è superfluo, quasi fastidioso. Voglio concentrarmi su di te. C’è già un primo e forte richiamo anche sessuale. La stanza del re non è accessibile a tutti, è la stanza nuziale stessa. Badate bene. Lui è un re. Non ha importanza se lo sia davvero oppure no. Per lei lo è. Lo stesso vale per noi sposi. Siamo re e regine l’uno per l’altra. Lo siamo ogni volta che ci comportiamo da re. Ogni volta che ci facciamo servi dell’amore e ci mettiamo al servizio dell’altro. Non siamo tiranni. I tiranni distruggono l’amore e la coppia. Il re, invece, perfeziona la relazione e custodisce la sua sposa. Lei lo ha incoronato re, donandosi totalmente a lui. L’amore regna ed è potente. Vince ogni cosa, anche la morte. Godiamo insieme e siamo felici. Portami nelle tue stanze e assaporiamo insieme la gioia e il piacere della nostra intimità. Il testo è molto esplicito. Non lascia spazio a fraintendimenti. Gli sposi si amano attraverso il corpo. Ed è gioia, bellezza, esperienza di pienezza e di verità. E’ anche piacere. Piacere che è dono di Dio, quando è vissuto in una relazione santa, Dio stesso lo vuole per noi.

Ricorderemo le tue tenerezze più del vino. Questa esperienza d’amore non si può cancellare. Più del vino. Il vino che esprime la pienezza della gioia e della festa. Le tue carezze sono ancora più belle. Questa esperienza d’amore è un richiamo continuo a cui orientare tutta la nostra vita. Ricordare la bellezza per poterla custodire, per far si che non muoia. A volte costa fatica donarci all’altro/a, la nostra tenerezza, il nostro tempo, il nostro ascolto ecc. Costa fatica e saremmo tentati di lasciar perdere. Tanto, cosa può succedere? Ricordiamo invece tutto questo. Il nostro impegno avrà il risultato di non far spegnere tutto questa bellezza che c’è tra di noi.

A ragione di te ci si innamora! Forse lo dice lei. Forse lo dice una voce esterna. Non è importante. Qui l’immagine di lui si confonde con quella dell’amore stesso. Un esperienza che suscita una gioia e un desiderio tali che non siamo più gli stessi.

Antonio e Luisa.

Sposi sacerdoti. I protagonisti del Cantico siamo noi. (18 articolo)

Chi sono i due protagonisti del canto d’amore. Non hanno un nome specifico, non sono identificati. Restano un po’ anonimi, Questo cosa suggerisce? Che in quell’uomo e quella donna possono rispecchiarsi tutti gli sposi. La coppia del Cantico è un esempio e una immagine per tutte le coppie del mondo. In altre letterature famose possiamo trovare la vicenda di Romeo e Giulietta, di Paolo e Francesca, di Orfeo ed Euridice, Dante e Beatrice, Tristano ed Isotta e così via. Quella raccontata è la loro storia. Nel cantico è diverso. Nel Cantico non si racconta la loro storia, ma la nostra storia. Siamo noi i protagonosti. Ognuno di noi si può identificare. Gli unici appellativi utilizzati nel testo non sono identificativi dei due protagonisti, ma hanno un forte richiamo simbolico. Lui Salomone, lei la sulamita. Poi, nel proseguo, vedremo il perchè di questi nomi. Posso subito anticipare la radice comune dei due nomi: la parola ebraica shalom, pace. I due protagonisti sono l’uomo e la donna della pace. In una dinamica relazionale, susseguente alla caduta e al peccato originale, dove c’è distanza e incomprensione tra uomo e donna, qui è diverso. Lui è l’uomo della pace per lei e viceversa lei è la donna della pace per lui. Si torna alle origini. All’armonia delle origini.

Altra considerazione importantissima e per nulla scontata: i due amanti sono posti sullo stesso piano di dignità. Un testo poetico di 500 anni prima di Cristo, dove c’era assoluta subordinazione della donna verso l’uomo, tratta la donna come pari dell’uomo. Un particolare spesso inosservato. Viene proposta una donna attiva, che ha desideri e volontà indipendenti e con pari dignità dell’uomo, in una società che invece era patriarcale, maschilista e con la donna sottomessa. Probabilmente questo è stato uno dei motivi che ha provocato tante opposizioni all’introduzione di questo testo nel canone sacro. La sulamita appariva troppo spregiudicata, tanto da essere vista quasi come una poco di buono per l’epoca.

Un’ultima riflessione prima di iniziare con il Prologo del Cantico. C’è un’altra storia della Bibbia dove ci sono un uomo e una donna non identificati. Noi li chiamiamo Adamo ed Eva, ma il testo di genesi li identifica come Ish e Isha. Anche in questo caso non sono nomi propri, ma hanno una forte valenza simbolica. Siamo sempre noi Ish e Isha.

Salomone e la sulamita sono Ish e Isha e sono Antonio e Luisa. Molti potrebbero pensare che l’amore narrato nel Cantico sia meraviglioso, ma non per loro. Sono pienamente d’accordo che per tanti, troppi sposi è così. Il matrimonio è spesso fatica, divisione, rottura e sofferenza.

Sentite questo commento ebraico alla genesi:

Quando Adamo peccò, la shekinah, la dimora di Dio, salì al primo cielo, allontanandosi dalla terra e dagli uomini. Quando peccò Caino, salì al secondo cielo. Con la generazione di Enoch, salì al terzo; con quella del diluvio, al quarto; con quella di Babele al quinto; con quella di Sodoma, al sesto; con la schiavitù di Egitto, al settimo, l’ultimo e il più lontano dagli uomini. Ma il giorno in cui il Cantico dei cantici fu donato ad Israele, la shekinah ritornò sulla terra.

Cosa significa questa bellissima riflessione?

Possiamo riportare Dio nella nostra casa o, meglio, possiamo tornare ad abitare la dimora di Dio, amando come Dio ci ha insegnato sapientemente nel Cantico in modo carnale e passionale, ma puro, senza sguardo di possesso e concupiscenza che rovina tutto e avvizzisce l’amore che stava germogliando tra gli sposi amanti. Il peccato rovina tutto, fa sì che l’essere nudi davanti al nostro amato o alla nostra amata diventi fastidioso e odioso perchè ci sentiamo vulnerabili e trasparenti, non possiamo nasconderci e il nostro egoismo è evidente a tutti. Abbiamo lasciato Ish e Isha rivestiti e coperti,dopo la caduta,  perchè sospettosi l’uno dell’altra. Ritroviamo Salomone e la sulamita che pian piano si svestono, assaporando la gioia e l’intimità attraverso la loro nudità, che non è più un pericolo e una vergogna, ma segno di una ritrovata armonia e verità.

Gesù ci ha redento, ha sconfitto il peccato e la morte con la sua morte e resurrezione e nel sacramento del matrimonio attraverso la Sua Grazia possiamo  liberarci delle catene del peccato e amare con lo stile di Gesù, che non tiene nulla per sé, ma si mette totalmente a nudo per noi donando tutto di Lui a noi che siamo la Chiesa e quindi la Sua sposa. Se riusciremo ad amarci come gli amanti del Cantico dei cantici, la nudità non sarà più motivo di disagio ma sarà via di donazione e relazione vera e piena. Dio potrà scendere nella nostra casa dalle altezze del cielo, dove era finito a causa del nostro peccato, e potremo finalmente vivere nella  pace e nell’amore di Dio.

Con il prossimo articolo, vi prometto, partiamo con il testo, e in particolare con il Prologo.

Antonio e Luisa

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Sposi sacerdoti. Un libro da comprendere in profondità. (17 articolo)

Qualche considerazione generale sul testo. Mi rendo conto che la sto tirando un po’ per le lunghe, ma se non si comprende tutto ciò che c’è dietro questo bellissimo libro, se non si viene introdotti alle motivazioni, alla sua storia, alla sua lettura, non si può comprendere tutta la bellezza e la pienezza del messaggio che si cela dietro delle belle e poetiche parole. Si resta al solo significato letterale, che seppur è molto bello, non permette di entrare nella meraviglia della profondità dell’amore umano autentico come Dio lo ha pensato e voluto per ognuno di noi. Vi chiedo quindi di avere pazienza e di entrare poco per volta, preparandovi all’incontro con la meraviglia dell’amore che si svelerà giorno dopo giorno, canto dopo canto. Dio non ci offre la miseria a cui siamo abituati. Attraverso questo testo potremo assaporare qualcosa di grande, qualcosa che ci provocherà una sana nostalgia e la voglia di  recuperare e vivere l’amore cantato nel testo, perchè è ciò che più desideriamo.

L’amore è difficile da raccontare e spiegare. Come facciamo noi, uomini del nostro tempo, a raccontare l’amore? Come facciamo a raccontare un’esperienza e una realtà invisibile come l’amore? Come facciamo a renderla visibile? Semplice, la associamo agli elementi della natura. A ciò che di più bello e meraviglioso possiamo vedere, toccare, gustare in natura. Sei la mia stella, sei come il mare, sei un tramonto e così via. Pensate alle canzoni d’amore, sono piene di questi accostamenti.  Non sono solo romanticherie sdolcinate. C’è dietro qualcosa di più profondo. C’è la necessità di voler esprimere la grandezza ci ciò che stiamo vivendo, e solo paragonandolo a ciò che di più bello ci circonda possiamo rendere parzialmente l’idea di ciò che abbiamo nel cuore.

L’uomo e la donna del Cantico non sono diversi da noi, sono di un altro tempo e di un’altra cultura, ma il modo di raccontare l’amore è lo stesso. I canti sono colmi di rimandi alla natura, ai prati, ai fiori, ai frutti, agli odori, ai colori e agli animali. Tutte esperienza concrete che i due sposi hanno vissuto e che possono quindi comprendere.

Attraverso questi paragoni riescono a rendere visibile tutto il loro mondo interiore fatto di emozioni, sentimenti, passione e di amore.

Tutti i sensi sono coinvolti. C’è il tatto, l’olfatto, la vista, l’udito e anche il gusto. L’amore è un’ esperienza così completa e totalizzante che tutti i sensi devono essere coinvolti e descritti per rendere l’idea di ciò che si sta sperimentando. C’è il forte messaggio che la corporeità è tempio santo. Attraverso la corporeità, e tutti i sensi che abbiamo per percepirla e viverla, Dio ci vuole donare la pienezza, la gioia e la bellezza dell’amore. Questo testo ci aiuta e ci prepara a vedere il nostro sposo o la nostra sposa nella bellezza del suo corpo. Tempio dello Spirito Santo e luogo santo della manifestazione stessa di Dio dirà San Paolo. Il mondo del Cantico sembra quasi un mondo incantato, ci si sente quasi come in un sogno. Ognuno di noi assaporerà le parole del Cantico in modo diverso, perchè diversi siamo noi e diverse le esperienze che abbiamo fatto. Un’atmosfera serena, trasparente, primaverile, calda, intensa, suadente, passionale e a volte anche drammatica. Ci sono momenti e passaggi anche drammatici,  perchè l’amore del Cantico non è un amore finto, ma un amore concreto. La vita concreta è fatta anche di passaggi oscuri. Vedremo che il Cantico segue un andamento sinuoso, di alti e bassi. Alti caratterizzati dalla presenza dell’amato e bassi dalla sua assenza, del suo ritrovamento e pienezza fino alla fine. Fasi che si ripresentano più volte, con le stesse immagini che ripropongono più volte. Giorgio Mazzanti nel suo libro Amore infinito, infinita variazione dà un’immagine molto bella e significativa. Questo perdersi e ritrovarsi non è piatto, non è circolare, ma ha un andamento a spirale, ci si ritrova sempre un po’ più in alto. Il Cantico non è una narrazione cronologica di fatti, non è una storia lineare di questo tipo. Il Cantico è un ripetersi di immagini che suscitano delle emozioni e delle riflessioni nel nostro profondo che di volta in volta vengono rinnovate e che ci danno nuovi ed ulteriori spunti per approfondire e capire meglio. Questa dinamica si sposa benissimo con il soggetto del libro che è l’amore. L’amore non si può mai possedere e comprendere fino in fondo. L’amore è infinito come infinito è Dio. Possiamo comprenderlo, però, sempre meglio, andare sempre più in profondità. Paolo in Efesini dice  l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza. L’amore di Dio va al di là di ogni altezza, ampiezza e profondità. Voi potreste obiettare che noi vogliamo descrivere l’amore umano e non quello di Dio. E’ vero che in questo testo viene cantato l’amore umano, ma anche in virtù degli altri livelli di lettura che abbiamo accennato in precedenza, possiamo vedere come in filigrana ci sia l’amore di Dio in sè e per la sua Chiesa. Quello cantato in questo libro è l’amore umano con una forte valenza, però, anche mistica. Abbeverandoci di questi versi e di queste parole, non solo nutriamo la nostra capacità naturale di amarci in modo vicendevole, ma nutriamo la nostra anima in quella che è la sua chiamata alla nuzialità con Cristo. Questo libro ci aiuta ad innamorarci di più e meglio della persona che abbiamo sposato e, nel contempo, anche di Gesù che è nostro sposo mistico.

Capite ora perchè questo libro si chiama Cantico dei Cantico, il libro santissimo posto al centro della scrittura? E’ un libro meraviglioso. Un libro da leggere e meditare. Un libro troppo spesso sottovalutato, trattato con sufficienza e incompetenza. Una storiella d’amore carina, ma che a tanti non dice nulla.

Antonio e Luisa

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Sposi sacerdoti. L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia. (16 articolo)

Dopo la premessa dell’articolo precedente, tenendo presente la storia e il significato di questo libro che attraverso la storia d’amore di due giovani sposi vuole raccontare la storia della relazione tra Dio e gli uomini, possiamo ora affrontare il tema del libro. Nel Cantico dei Cantici viene cantato l’amore. L’amore umano. E’ un libro che narra un’esperienza d’amore, concreta, tra un uomo e una donna. Un amore di tipo sponsale. Tutto il contesto lo fa credere. Non è solo un amore oblativo, di dono. Non è un amore platonico. E’ un amore prevalentemente carnale.  E’ un amore completo, totale. Un amore passionale con risvolti erotici, per nulla velati, ma molto espliciti. Dove, seppur in modo poetico e mai volgare, non viene tralasciato nulla del corpo dell’amato e dell’amata. Non viene tralasciato nulla di sensazioni, emozioni, sapori, odori e colori. Una bellezza che piano piano si svela, proporzionalmente allo svelarsi e all’accogliersi vicendevole dei due sposi,  in un crescendo di esperienza sempre più concreta ed intima dell’uno con l’altra. Cosa possiamo comprendere immediatamente da questa introduzione al testo. Per vivere questo amore cantato nel Cantico dobbiamo purificare il nostro sguardo. Dobbiamo essere capaci di eliminare una certa malizia che spesso si nasconde dietro certe idee di amore erotico. Dobbiamo eliminare anche un falso pudore che spesso nasconde la nostra chiusura all’altro e incapacità di farci dono. L’amore erotico tra due sposi non è nulla di vergognoso o di sporco. Certo possiamo sporcarlo noi con il nostro egoismo. L’amore erotico che Dio ha pensato per noi è qualcosa che apre alla meraviglia dell’amore che diventa esperienza concreta vissuta nel corpo. Lo sguardo di Dio sulla sessualità umana, da sempre, è uno sguardo buono e positivo. L’espressione che troviamo nella Genesi al cap. 1 E’ Dio vide che era cosa molto buona è posta proprio al termine della creazione dove aveva appena formato uomo e donna. Due creature sessuate, diverse e complementari, che, nell’unione intima, diventano una sola carne e diventano fecondi. Due creature fatte a somiglianza di Dio e che nella loro relazione sponsale riproducono la relazione d’amore di Dio Trinità in se stesso. Detto in altre parole Dio ci ha voluto sessuati perchè nell’unione intima e completa di due sposi si potesse scorgere, in maniera diversa e limitata, ma concreta, la relazione perfetta delle persone della Trinità. Il corpo, che non solo ci appartiene ma ci costituisce come persone insieme all’anima, diventa strumento per esprimere in modo chiaro e netto quell’amore che abbiamo nel profondo di noi. Il corpo rende visibile ciò che non è visibile. Una realtà non solo lecita, ma santissima. Santissima come lo è il Cantico.  Il Cantico parla di questo amore. Un libro da leggere con lo stupore di chi si addentra nella profondità del pensiero di Dio. Un libro che apre alle meraviglia di un’esperienza che noi sposi possiamo e dobbiamo vivere nella concretezza della nostra relazione e della nostra vita insieme.

Antonio e Luisa

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Sposi sacerdoti. L’amore sponsale segno di quello divino. (15 articolo)

Prima di leggere e meditare i canti di questo testo è necessaria una breve introduzione. Cosa è il Cantico dei Cantici? Di cosa tratta? Perchè è stato inserito nella Bibbia? Il Cantico dei Cantici è uno dei libri sacri della Bibbia. Dirò di più. E’ collocato nel cuore della Bibbia. Se ci fate caso è collocato fisicamente al centro. E’ uno dei libri più brevi di tutta la Sacra Scrittura eppure, quale che sia la versione che voi usate, il Cantico è sempre posto al centro della Bibbia. E’ un libro entrato nel canone sacro, prima per gli ebrei e poi anche per noi cristiani, non senza divisioni, discussioni e polemiche. E’ un testo che scotta, che parla dell’amore umano, anzi tratta dell’amore erotico umano. Alcuni passaggi potrebbero sembrare imbarazzanti e spregiudicati. Molti si sono chiesti cosa c’entra un testo del genere con la Sacra Scrittura. Lo Spirito Santo le cose le fa bene e alla fine ha trovato il modo affinchè fosse inserito nel canone sacro. Non c’è un autore conosciuto ed unico per il Cantico. E’ una raccolta di canti d’amore. Canti conosciuti e usati nell’Israele di molti secoli fa, durante le celebrazioni delle feste nuziali. Feste che duravano parecchi giorni. Canti antichi e tramandati quindi. Canti della tradizione, ma non sacri fino ad un certo punto, quando durante il concilio ebraico di Javne alla fine del I secolo d.c., un rabbino molto autorevole del tempo, Rabbi Akiva, ruppe gli indugi e spinse con convinzione per l’introduzione di questi canti all’interno dei testi sacri. Per convincere i presenti disse: Il mondo intero non vale quanto il giorno in cui il Cantico fu dato ad Israele, poichè tutti gli scritti sono santi, ma il Cantico è santissimo.

Rabbi Akiva aveva intuito la grandezza di questo testo. Non solo poteva entrare a pieno titolo nei libri sacri, ma ne aveva più motivo degli altri. Aveva intuito la grandezza di questo dono che Dio aveva fatto al suo popolo,  e, attraverso Israele, all’umanità intera. Il Cantico è stato composto presumibilmente verso il quinto secolo avanti Cristo e ci sono voluti circa 600 anni per farlo entrare nel novero dei libri sacri. E’ considerato santissimo perchè il popolo d’Israele attraverso persone come Rabbi Akiva ha letto nel Cantico dei Cantici, e precisamente nello sposo e nella sposa, la figura di Dio e del popolo d’Israele stesso. Un canto che narra la storia d’amore tra Dio che insegue la sua sposa e la sposa che ricambia fino all’incontro finale con l’arrivo del Messia. Nel cristianesimo resta questa lettura, ma lo sposo non è più Yahweh ma Gesù e la sposa è la sua Chiesa. Non sono letture sbagliate. Sono letture legittime profonde e autentiche. Ciò non toglie che anche la lettura che cercherò di proporre è altrettanto legittima e autentica. Non sono io a dirlo, ma tanti e autorevoli esegeti cristiani. Certamente su piani diversi. Su livelli diversi. Noi siamo sposi e dobbiamo cercare di incarnare nella nostra vita tutti quei significati che il Cantico può avere nella sua lettura teologica e mistica. Le letture più profonde di questo testo non lo rendono astratto e meno adatto agli sposi, ma al contrario, lo arricchiscono della dimensione profetica a cui gli sposi sono chiamati. Attraverso la vita di noi sposi quei versetti possono prendere vita e rendere concreta l’immagine dell’amore di Dio e la vicenda d’amore tra i protagonisti. Procederemo quindi nei prossimi articoli alla lettura più semplice e diretta, quella che vede la relazione d’amore tra uno sposo e una sposa. Relazione meravigliosa che apre alla pienezza dell’amore e consente di recuperare l’autenticità e la purezza delle origini.

Antonio e Luisa

 

 

Sposi sacerdoti. Dio ci insegna ad amarci (14 articolo)

Dopo l’interruzione per la Pasqua oggi riprendo la serie di articoli sulla dimensione sacerdotale del matrimonio. L’arte di amare con tutto il cuore e tutto il corpo ci viene insegnata da Dio, Dio si fa maestro, attraverso un libro della Bibbia: Il Cantico dei Cantici. Se non entriamo in questo modo di amare non entriamo nella vita vera, non vivremo mai appieno il nostro matrimonio. L’intimità sessuale è un mezzo privilegiato per gli sposi per perseguire la santità. L’intimità sessuale va rivalutata, liberando questo gesto dagli incrostamenti storici del passato e dagli inquinamenti del presente. Ciò comporta che gli sposi cerchino una meditazione profonda e ricorrente del Cantico dei Cantici, per immergere il loro cuore e la loro mente sempre più intensamente nell’educazione sessuale elargita loro da Dio stesso. Da qui in poi affronteremo quindi il Cantico dei Cantici, perchè se è vero che il nostro sacerdozio si concretizza nell’amare sempre più il nostro sposo o la nostra sposa, non possiamo che meditare e approfondire questo libro della Bibbia dove Dio ci mostra il modo per poterlo fare in pienezza.

Sono consapevole che sto scrivendo di una realtà bellissima, ma che pochi riescono a vivere appieno. Il matrimonio spesso è fatica, divisione, rottura e sofferenza. Ma Dio non ha pensato questo per noi. Non ha voluto che ci unissimo per sempre ad una persona perchè fossimo tristi e sofferenti, ma al contrario perchè potessimo realizzarci in pienezza, recuperare quella parte di figliolanza divina che il peccato ci ha tolto e ci ha nascosto agli occhi. Solo amando fino in fondo nel matrimonio o nella vita consacrata potremo ritrovarla e tornare ad essere intimi con Dio.

Sentite questo commento ebraico alla genesi:

Quando Adamo peccò, la shekinah, la dimora di Dio, salì al primo cielo, allontanandosi dalla terra e dagli uomini. Quando peccò Caino, salì al secondo cielo. Con la generazione di Enoch, salì al terzo; con quella del diluvio, al quarto; con quella di Babele al quinto; con quella di Sodoma, al sesto; con la schiavitù di Egitto, al settimo, l’ultimo e il più lontano dagli uomini. Ma il giorno in cui il Cantico dei cantici fu donato ad Israele, la shekinah ritornò sulla terra.

Cosa significa questa bellissima riflessione?

Possiamo riportare Dio nella nostra casa o, meglio, possiamo tornare ad abitare la dimora di Dio, amando come Dio ci ha insegnato sapientemente nel Cantico in modo carnale e passionale, ma puro, senza sguardo di possesso e concupiscenza che rovina tutto e avvizzisce l’amore che stava germogliando tra gli sposi amanti. Il peccato rovina tutto, fa sì che l’essere nudi davanti al nostro amato o alla nostra amata diventi fastidioso e odioso perchè ci sentiamo vulnerabili e trasparenti, non possiamo nasconderci e il nostro egoismo è evidente a tutti.

Gesù ci ha redento, ha sconfitto il peccato e la morte con la sua morte e resurrezione e nel sacramento del matrimonio attraverso la Sua Grazia possiamo  liberarci delle catene del peccato e amare con lo stile di Gesù, che non tiene nulla per sé, ma si mette totalmente a nudo per noi donando tutto di Lui a noi che siamo la Chiesa e quindi la Sua sposa. Se riusciremo ad amarci come gli amanti del Cantico dei cantici, la nudità non sarà più motivo di disagio ma sarà via di donazione e relazione vera e piena. Dio potrà scendere nella nostra casa dalle altezze del cielo, dove era finito a causa del nostro peccato, e potremo finalmente vivere nella  pace e nell’amore di Dio.

Dal prossimo articolo cercheremo di addentrarci nella meraviglia del Cantico dei Cantici, bellezza alla portata di tutti gli sposi.

Antonio e Luisa

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Introduzione Popolo sacerdotale Gesù ci sposa sulla croce Un’offerta d’amore Nasce una piccola chiesa Una meraviglia da ritrovare Amplesso gesto sacerdotale Sacrificio o sacrilegio L’eucarestia nutre il matrimonio Dio è nella coppia Materialismo o spiritualismo Amplesso fonte e culmine Armonia tra anima e corpo

Sposi sacerdoti. Armonia tra anima e corpo. (13 articolo)

Prima di continuare è d’obbligo una precisazione. Abbiamo,nei precedenti articoli, accennato all’importanza del rapporto fisico all’interno di una relazione sponsale. Amplesso come il gesto sacerdotale più alto e significativo che può essere vissuto tra due sposi. L’amplesso non è quindi un optional di un matrimonio, ma qualcosa di estremamente importante. Attraverso la verità di questo gesto passa la verità di tutta la relazione. Il matrimonio autentico necessita di castità. La castità cosa esprime in sostanza? La castità è stata definita in tantissimi modi. Molto spesso in modi sbagliati. La castità non è altro che perseguire e vivere un’armonia e una verità nella manifestazione dell’amore presente nel cuore attraverso i gesti del corpo. La castità presuppone un’aderenza autentica tra quanto esprime il corpo e quello che è il nostro cuore. La castità è tale quando esprimiamo nel corpo la verità del nostro essere uomo o donna, e la capacità di amare in modo autentico facendoci dono per l’altro/a. Comprendete bene come debba esistere una corresponsione tra l’amore del cuore e l’amore espresso con il corpo. Tra due sposi ciò si manifesta in particolare con l’amplesso. Esistono quindi due grandi pericoli. Uno che riguarda maggiormente il mondo femminile e l’altro invece quello maschile. Naturalmente esistono le eccezioni, e il mio è solo un discorso generale che può essere smentito nelle dinamiche di alcune specifiche coppie. A cosa deve stare attenta una sposa?  Se è sicura di amare profondamente il suo sposo, se si impegna a fondo per lui, si mette al suo servizio,  e poi non è capace di esprimergli amore attraverso il suo corpo, e non è capace di donarsi completamente a lui nell’intimità, non sta vivendo un matrimonio in pienezza e in verità. Se con il corpo non riesce a trasmettere quell’amore che cerca di coltivare nel cuore, non è nell’armonia di un dono totale che presuppone anima e corpo. Il suo sposo non si sentirà amato in modo pieno e soffrirà per questo.

A cosa devono invece prestare attenzione gli uomini? Devono prestare attenzione al rischio inverso. Se con il corpo esprimono un amore che non viene coltivato nel cuore, stanno esprimendo una disarmonia e una menzogna. Cosa di cui una donna si rende benissimo conto. Questo desiderio di cercare l’intimità senza impegnarsi a nutrire e perfezionare una modalità di amare la propria sposa sempre, in una sorta di corte continua, insinuerà nella sposa il dubbio di essere usata e non amata, con il risultato di generare sofferenza e anche freddezza e allontanamento in lei.

In entrambe queste situazioni non c’è verità e non c’è castità. A lungo andare la disaffezione, le rivendicazioni  e spesso anche il rancore, si faranno sempre più forti con il rischio di dividere la coppia.  Dio si è fatto maestro per noi. Conosce le nostre debolezze e fragilità. Per questo ci ha donato un intero libro della Bibbia che tratta la modalità autentica di amare che due sposi devono cercare, trovare, vivere nel loro matrimonio per essere felici ed avere una relazione casta che sia piena ed autentica.  Mi riferisco al Cantico dei Cantici. Nei prossimi articoli andremo ad approfondire alcuni passaggi di questo bellissimo testo.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Amplesso fonte e culmine. (12 articolo)

Voglio tornare, ora, a quello che è il gesto sacerdotale più importante tra due sposi. Il gesto sensibile e corporeo più importante. Parlo dell’amplesso fisico. Ho cercato di spiegare come ogni gesto di tenerezza e di cura tra me e la mia sposa sia gesto sacerdotale. Il culmine di tutta questa modalità di amare e di essere sacerdoti nel matrimonio, cioè di mettersi al servizio dell’amore e dell’altro nel dono totale di sè, è l’intimità fisica, che esprime nella carne del corpo quell’amore totale che dovrebbe albergare nel cuore. Sono tutto tuo. Sono tutta tua. E’ il mio corpo a dirlo. Il linguaggio della tenerezza espresso attraverso il corpo. Non è solo culmine, ma è anche fonte. Fonte, perchè da lì, da quel dono totale d’amore, riceviamo Grazia nuova, perfezioniamo i doni dello Spirito Santo già ricevuti, e nutriamo il nostro amore naturale. Fonte e culmine. Come in un circolo virtuoso che ci aiuta a entrare sempre di più nella verità di quel gesto e del nostro matrimonio. Il desiderio di cercare questo gesto, di prepararlo bene e di viverlo in modo autentico ed ecologico (secondo la verità del nostro essere uomo e donna) è via di santità per me e Luisa e per tutti gli sposi. E’ una logica conseguenza di tutto quello che è stato detto fino ad ora. Più lo vivo perfettamente e più posso affermare, con la mia vita, con la nostra vita di sposi, quella verità ontologica che ci lega: io e Luisa siamo una cosa sola. Don Renzo Bonetti afferma qualcosa di molto forte: io e Luisa, come ogni coppia di sposi, siamo una nuova creazione, la creazione del noi. Il rapporto fisico esprime nel corpo questa verità ontologica, naturale  e teologica. Ogni tanto sento il desiderio di esprimere alla mia sposa quanto per me sia meraviglioso sperimentare non tanto il piacere fisico, ma proprio questa realtà di essere uno, di essere accolto completamente e di donarmi completamente. Penso a quale miseria si condannano quegli uomini e quelle donne che non comprendono tutto questo. Donne e uomini alla ricerca di sensazioni ed emozioni sempre più estreme. Cercano il piacere con adulterio, scambio di coppia, pornografia, prostituzione fino ad arrivare a pratiche sessuali pervertite e da pazzi. Cercano il piacere sempre più, ma si limitano a quello fisico. Il piacere autentico e profondo viene da una scelta oggi considerata anticonformista. Viene dalla fedeltà alla stessa donna o allo steso uomo per tutta la vita. L’incontro sessuale non è mai routine, ogni volta migliora e si perfeziona, perchè il gesto è arricchito da un amore sempre più completo e profondo. Il piacere fisico non è che una piccola parte di un piacere che abbraccia anima e corpo, tanto da far sperimentare nell’abbraccio dei corpi momenti di eternità e di Dio.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Materialismo o spiritualismo. (11 articolo)

Dobbiamo evitare due pericoli grandissimi, per vivere appieno il nostro sacerdozio sponsale, cioè per essere dono autentico l’uno per l’altra. Sono due opposti. Il materialismo e lo spiritualismo sono entrambi, e allo stesso modo, pericolosi per il nostro matrimonio. Se imbocchiamo una di queste due derive rischiamo davvero di non essere capaci di amarci, o di farlo in modo molto parziale, limitato ed inquinato. Sicuramente poco felice. Padre Raimondo ci ripeteva continuamente di custodire la nostra comunione e intimità coniugale. Di impegnarci a fondo per questo. Vorrei ora provocarvi con una piccola riflessione su ognuno di essi.

Papa Francesco definisce a suo modo il materialismo. Lui parla di mondanità. E’ la stessa cosa. Ci siamo dentro tutti, chi più chi meno, nello spirito mondano. Spirito del mondo. La mondanità è una delle corruzioni principali in cui finiscono gli uomini di Chiesa e anche gli sposi. Quante volte mettiamo davanti alla nostra unione sponsale altro. Io stesso ne ho la tentazione. Possiamo mettere la ricchezza economica, il lavoro, la carriera o chissà cos’altro. Se non abbiamo in testa le giuste priorità cadiamo per forza nel materialismo. Ci illudiamo di raggiungere la felicità attraverso beni materiali o potere sociale ed economico. Dissipando energie e forze per questo. Distruggendo il paradiso che potremmo avere in casa, nel nostro matrimonio. Se cerchi fuori la felicità è perchè non comprendi l’importanza del tuo matrimonio, o forse, stai scappando da esso. Non bisogna per forza pensare alla famiglia di Berlusconi per scovare questa mentalità. Io conosco amiche che hanno optato per scelte coraggiose. Una dottoressa assunta in un ospedale che ha lasciato il lavoro perchè non le consentiva di dedicare abbastanza tempo a suo marito e a suo figlio. Ora lavora in proprio, ha lo studio dentro casa, guadagna molto meno, ma è più felice. Si tratta di priorità nella vita. Questo è solo un esempio, ma ognuno di noi dovrebbe fare un esame di coscienza e verificare con quale priorità considera la famiglia. Non riguarda solo le donne, ma anche gli uomini. Quanto tempo dedichiamo alle attività fuori casa? Quanto di questo tempo è davvero necessario?

Passiamo ora alla seconda grave deriva: lo spiritualismo. Quante coppie saltano su questo. Pensare che il matrimonio non sia soprattutto carnale è gravissimo. Inteso non solo come rapporto fisico, ma come relazione vissuta ed espressa nel corpo. Quando sento dire che l’importante è condividere un’idea di famiglia, andare d’accordo, non avere grandi scontri, collaborare nel lavoro familiare e dividersi i compiti. Che l’importante è andare a Messa, pregare e avere una vita spirituale attiva. Quando sento queste riflessioni sono convinto ci sia qualcosa che non vada in quella coppia. Per carità, sono tutte ottime cose, caratteristiche importanti di una famiglia e di una relazione, ma non vedo il matrimonio. Non vedo nulla di diverso rispetto a ciò che possono sperimentare delle comunità religiose di frati e di suore. Dov’è il dono totale? C’è una pacifica convivenza, ma nulla più. Pacifica finchè non crolla tutto. Il matrimonio o è carnale o non è matrimonio. Senza attenzioni, carezze, baci, abbracci e amplesso non è un matrimonio. Se non si cura questo aspetto diventa una ipocrisia pazzesca. Magari si può fingere di andare d’accordo e che tutto vada bene. Si può trovare anche un equilibrio, ma che nasconde una grande povertà e miseria. L’uomo tende ad evadere nel materialismo. Quindi lavoro, sport, pornografia, adulterio e prostituzione. La donna tende a dedicarsi ai figli, a trovare in loro quell’affetto anche fisico che non trova nel marito.

L’equilibrio sta proprio nell’evitare queste derive, avendo presente due importanti impegni da prendersi:

  1. mettere la famiglia al primo posto, in particolare il coniuge
  2. nutrire il bisogno di tenerezza con tutti i gesti del corpo propri di una relazione sponsale. (naturalmente cambiano anche questi con le varie stagioni della vita)

 

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Dio è nella coppia. (10 articolo).

Come si può quindi definire il nostro sacerdozio? Cosa significa essere sacerdoti e sposi?Significa che dobbiamo perfezionare sempre più l’unione coniugale che ci lega l’uno all’altra . Significa  custodire la nostra relazione, perfezionare la nostra relazione e di renderla sempre più autentica e perfetta. Significa custodire la comunione d’amore tra noi e i nostri figli quale chiesa domestica. Se non custodiamo la nostra comunità domestica, mettendola al centro delle nostre preoccupazioni, e perdiamo tempo e ci affanniamo in altro, stiamo sbagliando strada. Fatica vana. Badate bene: non significa che non è importante ciò che facciamo al di fuori della coppia e della famiglia. Anzi è importantissimo. E’ però determinante che la sorgente dell’amore, che poi può essere luce per i figli e per la comunità in cui viviamo ed abitiamo, sia nella coppia. La sorgente è Cristo che va ricercato nell’amore sponsale. Amore generato nel noi che diventa tenda di Dio. Il noi abitato dalla presenza reale di Cristo. Il noi che è sacramento perenne. Solo così si può essere nella verità e nel dono autentico. Ricordo padre Raimondo come era duro con certi atteggiamenti sbagliati di alcuni cristiani che frequentavano la sua comunità. Persone che si adoperavano in mille modi nella parrocchia o nel movimento di appartenenza, ma incapaci di amare la propria sposa o il proprio sposo. Gente che cercava gratificazione e soddisfazione al di fuori della coppia perchè incapace di trovarle nella coppia. Non si può trovare Dio fuori se non lo si trova prima all’interno dell’unione sponsale. Trascurare la famiglia per dedicarsi ai gruppi di preghiera o a qualsiasi altra attività di culto significa non esercitare il nostro sacerdozio, ma esercitare quello del prete o della suora. Non è il nostro sacerdozio quello.

Ogni tanto dovremmo ricordarci che Gesù non è solo in chiesa nel tabernacolo. Andate dalla vostra sposa, dal vostro sposo e abbracciatevi. All’interno di quell’abbraccio c’è il noi degli sposi. Quello è luogo sacro, abitato da Gesù vivo e reale, in modo molto simile all’Eucarestia. Questo è un mistero grande. E’ un mistero talmente grande che non ci pensiamo mai. Eppure è proprio così. All’interno del nostro abbraccio c’è Gesù. Il nostro sacerdozio è custodire quella presenza nel dono e servizio vicendevole e tenero. Se non capiamo questo e se non facciamo questo rendiamo vana ogni Messa, ogni preghiera, ogni pellegrinaggio, ogni novena e rosario.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. L’Eucarestia nutre il matrimonio. (9 articolo)

Ci soffermiamo un attimo, ora, al momento in cui partecipiamo alla celebrazione dell’Eucarestia. Da soli o anche in coppia. Vivere l’Eucarestia da sposi non è la stessa cosa che viverla da singoli. Ci sono realtà e finalità diverse che intervengono. La finalità ultima è sempre rispondere all’amore dello Sposo, di Gesù. Quando sono sposato cosa cambia? La risposta d’amore che io do a Gesù passa attraverso la mia sposa. La risposta di Luisa passa attraverso Antonio e viceversa. Quindi quando io mi nutro della presenza viva e reale di Gesù, Lui mi dà quella Grazia, quella presenza rinnovata di sè, affinchè la mia risposta d’amore possa essere ancora più perfetta. Affinché, quindi, io possa amare sempre più profondamente e autenticamente la mia sposa. Non si scappa da questo. Io non posso rispondere all’amore di Cristo se non attraverso la mia sposa. Principalmente attraverso di lei. Il nostro cammino verso il Cielo non è più in solitudine, ma andiamo a mani unite. Non possiamo prescindere da questo. E’ compito della sposa portare a Cristo lo sposo e viceversa. Che non significa costringere o ricattare l’altro ad andare a Messa. Non si ottiene nulla se non il peggiorare le cose. Significa aspettare l’altro se è più indietro. Significa pregare per lui/lei e amarlo concretamente e teneramente di più affinchè vedendo l’amore con cui l’amate possa desiderare di incontrare il vostro Cristo.

A me è successo. Posso testimoniarlo. Ho davvero desiderato Cristo quando ho visto il miracolo che aveva compiuto nella mia sposa. Anche io volevo essere come lei, amarla come lei mi amava. Non si fa proselitismo, ma si contagia per amore e con amore.

La Messa diventa quindi nutrimento per amare di più Gesù in Luisa. Se non comprendo questo sto perdendo tempo.

Mi capita spesso, dopo aver assunto l’Eucarestia, di inginocchiarmi e prendere la mano della mia sposa. E’ un gesto spontaneo. Ha un duplice significato, almeno per me. Significa dire a Cristo: Voglio sempre essere più uno con lei, saldaci sempre più con il tuo Santo Spirito. Significa dire a lei: ti ho affidata a chi ti ama più di me.  

La grandezza del matrimonio non finisce mai di sorprendermi e stupirmi.

Gesù, da quell’attimo importantissimo della nostra vita, in cui ci ha donato l’uno all’altra , ci ama non più solo come Antonio e Luisa, ma ci ama come coppia, e noi a nostra volta ricambiamo il suo amore amandolo insieme, con un solo cuore, nutrendoci di Lui e di noi,  nutrendo l’amore per Lui con il nostro amore sponsale e il nostro amore sponsale con l’amore per Lui.

In questo contesto la mia preghiera, il mio partecipare all’Eucarestia, il mio aprirmi a Gesù diventa salvifico e fonte di grazia e di forza anche per la mia sposa.

In quante situazioni di suo scoraggiamento e sconforto  l’ho affidata nelle mani di Gesù partecipando alla Santa Messa. Noi battezzati siamo tutti legati  gli uni agli altri come i tralci alla vite, ma gli sposi di più. Ricordiamocelo.

Antonio e Luisa

 

Sposi sacerdoti. Sacrificio o sacrilegio (8 articolo)

Oggi, prima di proseguire ed addentrarci ancora di più nella nostra dimensione sacerdotale di sposi, vorrei sul significato di due parole di cui ho già accennato all’inizio di questa serie di riflessioni: sacrificio e sacrilegio. Sono una il contrario dell’altra.

Quando nel nostro matrimonio compiamo un sacrificio? Quando invece un sacrilegio?

Dopo i sette articoli già pubblicati dovreste averne almeno un’idea. Dovreste intuire la risposta.

Noi nel matrimonio siamo consacrati, resi di Dio. La nostra relazione sponsale appartiene a Dio prima che a noi sposi. Certo sta a noi, nella nostra libertà di figli, riconoscere la sua maestà e consegnarci a Lui nella nostra relazione.

Il nostro amore diviene di Dio, per Dio, strumento di Dio, via di salvezza di Dio per noi e per il mondo intero.

Ogni qualvolta riconosciamo questa realtà e rendiamo sacro il nostro amore attraverso gesti d’amore, di servizio, di accoglienza e di tenerezza l’uno verso l’altra, stiamo facendo un sacrificio. Non servono spesso grandi gesti. A volte vengono richiesti, ma non a tutti. Dio chiede però a tutti di amarlo nell’altro. Gesti semplici, concreti, ordinari di una vita insieme. Io stesso, spesso, sono “stressato” dagli impegni che la famiglia mi richiede. Mi innervosisco e mi agito. A volte ho voglia di mandare tutti a quel paese. Ma poi, basta poco: un pensiero. Penso a quello che sto scrivendo in queste righe. Penso alla mia sposa, alla mia famiglia e a Dio. Penso che mi viene chiesto di amarli nel servizio. Di amarli concretamente in servizi, che mi pesa fare, ma che sono importanti per prendermi cura e servire l’amore e la mia famiglia. Così diventa tutto più leggero. C’è un’altra consapevolezza. C’è gioia, senso e pace. E’ così, che pulire casa, fare una carezza o un sorriso allo/a sposo/a, cambiare un pannolino, fare la spesa, fare il tassista, e tantissimi altri gesti che compiamo ogni giorno, diventano gesti sacri, gesti per Dio e di Dio.

Jovanotti in una sua canzone esprime benissimo questo concetto. Non so quanto consapevolmente, ma forse, qualcosa sull’amore lo ha capito da solo facendone esperienza. Nella canzone A te dice: A te che riesci a render la fatica un immenso piacere.

E’ esattamente così. La fatica diventa bella e piena di significato, perchè diventa modo per vivere la nostra vocazione, per esercitare il nostro sacerdozio.

Ogni qualvolta invece,  io non sono accogliente, non mi metto al servizio, ma voglio usare la mia sposa ed essere servito. Quando non abbiamo cura l’uno dell’altra, quando non dimostriamo il nostro amore, o peggio, tradiamo l’amore per lo/a sposo/a, stiamo commettendo un sacrilegio.

Sacrilegio è infatti  rubare qualcosa a Dio per farne cosa nostra. Per farne cosa finalizzata al nostro egoismo ed egocentrismo. La nostra unione quando non è resa sacra dal nostro modo di viverla viene rubata a Dio, viene dissacrata, compiamo un vero e proprio sacrilegio. L’adulterio ne è l’esempio più evidente. Don Leonardo Maria Pompei, in una catechesi disse: Compiere adulterio equivale a prendere l’Eucarestia e gettarla nel fango. Immagine molto forte, ma che io condivido.

Quanti sacrilegi compiamo ogni giorno?

Sta a noi cercare di essere con la nostra vita sacrificio e non sacrilegio.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Amplesso gesto sacerdotale. (7 articolo)

L’essere sacerdoti degli sposi è condizione necessaria per instaurare il sacramento del matrimonio stesso. E’ condizione fondante per essere sposi in Cristo. Dal 72 al punto 75 di Amoris Laetitia il Papa ci dice questo. Gli sposi esercitano il loro sacerdozio durante tutto il rito del matrimonio. E’ gesto sacerdotale quando si promettono amore incondizionato, fedele e per sempre ed è altrettanto gesto sacerdotale quando confermano la promessa con l’unione dei corpi durante il primo amplesso fisico dopo il matrimonio. Se non si comprende questa realtà non si può comprendere neanche perchè la Chiesa ammetta l’unione fisica solo nel matrimonio. Non perchè la Chiesa sia sessuofoba, come tanti pensano. Al contrario. La Chiesa ha un’altissima considerazione dell’intimità fisica. Ne riconosce un gesto sacro, un gesto sacramentale nel quale gli sposi donandosi totalmente in anima e corpo si fanno mediatori l’uno dell’altro dell’amore di Cristo che ha dato tutto se stesso per noi. Chi conosce queste realtà e le ha sperimentate non può ritenere innocue e giuste pratiche come rapporti prematrimoniali, pornografia, masturbazione, adulterio e tutte queste belle cose che la società odierna cerca di normalizzare. Il fatto che lo facciano tanti non rende questi gesti buoni, ma evidenzia solo la povertà in cui viviamo. Realtà come Cuori Puri, Purex o altre esperienze simili non sono una pittoresca manifestazione di giovani strani. Sono giovani che rifiutano questa nuova banalizzazione del corpo e del sesso e vogliono recuperare la bellezza di una relazione autentica. Torniamo ora a noi sposi. Facciamo un passaggio ulteriore. Conseguenza logica di quello che abbiamo scritto fino ad ora cos’è? Se l’amplesso è gesto sacerdotale per confermare il matrimonio durante il rito, poi non lo è più? Lo è ancora! Eccome se lo è! Ricordiamolo! Ogni volta che ci doniamo l’uno all’altra nell’intimità fisica stiamo esercitando il nostro sacerdozio. Ogni volta che viviamo l’intimità fisica rendiamo presente nuovamente quella realtà che ha instaurato il nostro sacramento.  Rendiamo nuovamente attuale e presente l’offerta totale che ci siamo fatti l’uno all’altra. Non vi ricorda nulla tutto questo? Ricordate che noi siamo immagine e ricordiamo l’amore totale di Gesù sulla croce? Come si riattualizza quella realtà? Nell’Eucarestia. Ogni Eucarestia si rende di nuovo attuale e presente quel sacrificio di Cristo. Cristo morto sulla croce una volta sola, ma il cui sacrificio è reso attuale e reale nuovamente in ogni Messa. Così noi sposi, ogni volta che ci uniamo totalmente in cuore, anima e corpo riattualizziamo il nostro matrimonio. Capite ora perchè Eucarestia e matrimonio sono spesso accostati e messi in relazione? L’uno ci spiega l’altro e viceversa. Come nell’Eucarestia lo Spirito Santo entra in noi, così nell’amplesso fisico degli sposi c’è una nuova effusione dello Spirito che rinnova e perfeziona i dono di Grazia che abbiamo ricevuto il giorno del nostro matrimonio. Non solo il rapporto fisico è gesto sacerdotale per noi sposi. E’ il gesto che più lo esprime. Ricordiamo però, che seppur l’amplesso fisico è il vertice sensibile del dono vicendevole, ogni gesto, parola o atteggiamento di dono verso l’altro è gesto sacerdotale.

Antonio e Luisa

 

Sposi sacerdoti. Una meraviglia da ritrovare. ( 6 articolo)

Dopo queste prime riflessioni potremmo azzardare una definizione sul nostro ruolo sacerdotale di sposi: siamo sacerdoti dell’amore. Cerchiamo quindi di rischiararci le idee su cosa significhi amore e amare nella realtà cristiana. Sappiamo che questa parola è abusata e inflazionata e può acquisire significati molto soggettivi e diversi tra di loro. Per un cristiano non può essere così. Abbiamo visto come il gesto più alto di amore di Gesù, gesto sacerdotale, sia stato il suo dono totale sulla croce. Dono accolto dalla sua Chiesa, da ognuno di noi. L’amore è quindi: Un donarsi ed accogliersi reciproco di due persone, che determina un’unione profonda coinvolgente la totalità del loro essere, cioè cuore anima e corpo, in modo diverso secondo la finalità del dono. Capite bene che un amore di amicizia è diverso da quello tra fidanzati, tra genitori e figli, tra sposi e così via. Sono diversi i gesti, le modalità e l’intensità. Questo è il significato oggettivo e naturale della parola amore. Una riproduzione creata in ombra a quella divina. Tutte le diverse relazioni d’amore che possiamo intrecciare con altre persone mirano a rispondere al desiderio di socialità. Solo l’amore sponsale (nel quale inserisco anche la chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata) risponde al desiderio di sessualità. Desiderio che richiede un’unione totale, fedele, feconda e indissolubile con una persona complementare e diversa da noi. Dio ci ha donato un libro dove ci insegna ad essere sacerdoti, si fa maestro dell’amore sponsale. E’ il Cantico dei Cantici. Ecco perchè questo libro della Bibbia sarà la base delle nostre riflessioni una volta terminata questa lunga introduzione. Dobbiamo farci provocare e interrogare dal testo. Noi siamo a livello di quanto descritto? Viviamo quel tipo di amore naturale, anche erotico e carnale, che è la base dell’amore soprannaturale e la Grazia del nostro sacramento? Non dobbiamo avere la presunzione di essere troppo spirituali. Spesso fare voli pindarici, scappare nella spiritualità, nella preghiera e nella trascendenza nasconde una incapacità di farsi dono nel corpo. Non si può costruire una casa dal tetto. Bisogna partire dalle fondamenta e poi si potrà arrivare anche al tetto. Se l’amore naturale è il concetto che ho espresso sopra, cosa sarà l’amore dei figli di Dio? L’amore dei battezzati e dei consacrati nel matrimonio? E’ l’amore naturale perfezionato, aumentato, plasmato dal fuoco consacratorio dello Spirito Santo. Capite bene che se non abbiamo consolidato, compreso e vissuto l’amore naturale non esiste la base per l’azione dello Spirito Santo nella nostra unione sponsale. Dio ci rende capaci di amare come Lui si ama nella Trinità. Sposi icona della Trinità. Certo non siamo che una pallida immagine finita e imperfetta. Assumiamo però lo stile di Dio. Se, però, ci impegniamo e  ci abbandoniamo a Dio. Capite bene che noi, come genere umano, siamo stati creati per amare così. Siamo creati ad immagine di Dio. Il peccato originale ha distrutto questa armonia creata che da soli non possiamo recuperare, ma che con la Grazia del sacramento, possiamo rivivere nella nostra relazione sponsale. Il Cantico dei Cantici esprime pienamente l’amore delle origini, di cui noi abbiamo nostalgia e che possiamo conquistare con il matrimonio. Il Cantico dei Cantici, secondo alcuni esegeti, è la prosecuzione della Genesi. Ricordiamo che Adamo esclama: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta.

Non sappiamo la risposta di Eva. La possiamo però trovare nel Cantico dei Cantici dove ritroviamo quella meraviglia e quello stupore di Adamo. Meraviglia e stupore recuperati.

Adesso stiamo davvero entrando in concetti meno astratti e più concreti. Stiamo entrando nella bellezza del nostro essere sposi che si esprime in un modo di amare, in atteggiamenti e gesti, che diventano non solo gesti d’amore, ma gesti sacerdotali.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Nasce una piccola chiesa. (5 articolo)

Secondo la tradizione latina della Chiesa, nel sacramento del matrimonio i ministri sono l’uomo e la donna che si sposano,[70] i quali, manifestando il loro mutuo consenso ed esprimendolo nel reciproco dono corporale, ricevono un grande dono. Il loro consenso e l’unione dei corpi sono gli strumenti dell’azione divina che li rende una sola carne. Nel Battesimo è stata consacrata la loro capacità di unirsi in matrimonio come ministri del Signore per rispondere alla chiamata di Dio.

Ripartiamo dalla prima parte del punto 75 di Amoris Laetitia. Il Papa conferma quanto ho cercato di spiegare fino ad ora. I ministri sono l’uomo e la donna in virtù del battesimo che li ha abilitati a donarsi in Gesù. Ad essere sacerdoti. Senza battesimo gli sposi non potrebbero essere ministri del loro matrimonio. Come esercitano il loro ministero nel sacramento del matrimonio? Con la promessa che esprime la volontà del cuore e con l’amplesso fisico che conferma nella carne la volontà di essere uno. L’amplesso fisico è gesto sacerdotale e gesto sacro attraverso il quale gli sposi esprimendo il loro consenso nel corpo ottengono i doni del sacramento. Ottengono un’effusione di Spirito Santo che plasma e modifica i doni battesimali già ricevuti per renderli funzionali e finalizzati alla loro nuova condizione. Li rende capaci di amarsi come Dio. Serve quindi il consenso dei cuori e anche del corpo perchè il dono deve essere totale. Ricordo che noi sposi riproduciamo, nella nostra condizione umana limitata. il dono totale di Gesù da cui è nata la Chiesa. L’amore sponsale di Gesù verso la sua Chiesa. Il matrimonio di Cristo con ognuno di noi. Ecco perchè quando gli sposi si donano totalmente nel matrimonio nasce una nuova Chiesa: la piccola chiesa domestica. La Chiesa cosa è? E’ Cristo, il capo, insieme a tutte le sue membra. Lui è il capo e noi le membra.  La Chiesa è generata dall’offerta libera, totale e incondizionata di Gesù ad ognuno di noi e dalla risposta che noi liberamente diamo a quell’amore così grande. Cosa succede quando lo sposo, in cui abita Cristo, si offre alla sua sposa (e viceversa naturalmente)? E la sposa accoglie e ricambia l’amore del suo sposo? Cristo, attraverso lo sposo, si sta donando a quella sposa. La sposa sta accogliendo Cristo nel suo sposo e con il suo sposo. Ecco, perchè nasce una nuova piccola Chiesa. Un miracolo che avviene in ogni matrimonio. Da quel momento nella nostra piccola chiesa abiterà Cristo. Saremo dimora di Cristo. Quando ho sposato Luisa Gesù ha posto dimora nella nostra casa, nella nostra relazione. Da quel momento siamo diventati sacramento perenne. Dimora stabile di Gesù vivo e reale. Quanti conoscono questo mistero immenso? Quanti lo meditano? Una realtà così grande che dovremmo piangere di gioia ogni volta che ci pensiamo. Ma non ci pensiamo mai probabilmente.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Un’offerta d’amore. (4 articolo)

Ricordando tutti i precedenti articoli aggiungiamo un ulteriore tassello. Entriamo molto lentamente nel mistero sponsale. Nel sacramento del matrimonio lo Spirito Santo agisce sul nostro battesimo, sui doni che abbiamo ricevuto e sulla realtà che stiamo vivendo. Anche, di conseguenza, sul nostro sacerdozio comune. Vivremo la nostra dimensione sacerdotale con finalità nuove, non più come singole persone, ma come sposi. Il nostro sacerdozio avrà caratteristiche nuove.  Nel momento in cui noi ci sposiamo, attraverso la  promessa espressa con le parole e sigillata nel primo rapporto fisico ecologico, stiamo offrendo tutto noi stessi alla nostra sposa o al nostro sposo. Stiamo esercitando il nostro sacerdozio comune. Per questo possiamo essere ministri del nostro matrimonio. Il sacerdote è solo un testimone. Attraverso la promessa, mi faccio mediatore tra Dio e l’uomo. E’ Dio che mi sta donando alla mia sposa e viceversa.  Eccomi. Sono tuo. Offro la mia vita per te e a te. Come sono chiamato a farlo? Come Gesù! Non ci deve essere niente nella mia vita che io sottraggo a questo dono. La mia vocazione e santità matrimoniale si gioca prevalentemente su questo aspetto. Devo impegnarmi affinché riesca a donarmi in modo sempre più completo e perfetto alla mia sposa e, naturalmente, ad accogliere il suo dono per me. Tanto più progrediamo in questo è tanto più diventiamo santi perchè rispondiamo alla nostra chiamata. Chiamata all’amore. Questo vivere e condividere questa dinamica d’amore tra gli sposi diventa una luce meravigliosa per i figli e, a seguire, per tutte le persone. Possiamo essere luce. Una coppia di sposi che si ama davvero, in modo autentico, suscita stupore e nostalgia di vivere un  amore così, in tutti, che siano credenti o no. Non fa differenza. Suscita speranza. In un mondo che irride il per sempre e che vive nel disincanto,  una coppia che si ama davvero suscita speranza. Allora è possibile. 

Antonio e Luisa.

Sposi sacerdoti. Gesù ci sposa sulla croce (3 articolo)

Dopo la doverosa e indispensabile premessa cercherò ora di addentrarmi nella nostra specifica dimensione sacerdotale. Come gli sposi vivono e esprimono il loro essere sacerdoti.  Gesù, abbiamo visto è l’unico ed eterno sacerdote. La sua dimensione sacerdotale si concretizza nel dono di sè. Dona tutto se stesso. Dove? Sulla croce. Sulla croce Gesù fa offerta di tutto se stesso. E’ offerente, ma è anche offerta.  E’ mediatore presso Dio: dà tutta la sua vita per la nostra salvezza. L’offerta di Cristo non deve essere vista solo in senso negativo, come espiazione. Prende su di sè tutto il peccato per riscattare la nostra salvezza. Cerchiamo di scorgere in questo momento un estremo e bellissimo gesto d’amore. Gesù ci sta amando. Dietro il significato di espiazione c’è un altissimo e supremo amore. Un amore incondizionato e totale. Non c’è gesto più grande, che Dio ci abbia donato per esprimere il suo amore, della croce. In quel momento Dio nel Figlio ci sta amando fino alla fine. Nel Vangelo troviamo scritto Non c’è Amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Gesù sta facendo esattamente questo.

Che caratteristiche ha l’amore di Gesù? E’ un amore totale. Quindi è un amore sponsale. In quel momento Gesù manifesta la sua sponsalità, il suo desiderio di unirsi sponsalmente, in modo totale, definitivo e per sempre, ad ognuno di noi. La nuova ed eterna alleanza. Vi invito, da adesso in poi, a meditare le prossime parole che dirò guardando alla croce, a Gesù che è lo sposo divino che, attraverso il suo sacrificio, vuole unire a sè la Chiesa, ognuno di noi, in un patto d’amore eterno, in un patto sponsale. Sta a noi accogliere questo dono e dire il nostro sì. Capite ora come la nostra sponsalità, il sacramento del matrimonio sia molto legato al sacerdozio di Cristo e al mistero della croce? Efesini 5 esprime esattamente questa realtà di Dio, questo patto sponsale tra Gesù sposo e la sua Chiesa sposa:

E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei.

Proseguiamo e aggiungiamo un tassello. Noi, abbiamo visto, facciamo parte del sacerdozio di Cristo attraverso il battesimo. Cosa significa? Tutti i gesti che possiamo compiere nella nostra vita da battezzati, offrendoli come gesti d’amore a Gesù,  sono gesti sacerdotali. In quel momento stiamo esercitando il nostro sacerdozio. Il nostro lavoro, il nostro impegno, le nostre difficoltà, le nostre parole, le nostre opere e tutto quello che facciamo, se fatto con amore autentico e offerto a Gesù, esprime il nostro sacerdozio.

Chiara Corbella, a questo proposito, non riuscendo a curare la preghiera come avrebbe voluto, trovò una modalità bellissima per vivere il suo sacerdozio:

Le giornate volavano via senza riuscire a pregare molto; in generale sembrava di combinare poco. (…) Un giorno Cristiana trovò su una rivista cattolica un articolo intitolato Il cantico della cucina. Vi lesse che il matrimonio consacra tutto nell’amore e che ogni cosa che si fa per amore dello sposo è dono di sè, più importante di mille preghiere. <“Pulisco per terra in ringraziamento di…. Rifaccio il letto in offerta per questa situazione….” e cose così. Lo girò immediatamente a Chiara, a cui piacque molto. Da quel giorno occuparsi della casa diventò preghiera. Incredibilmente questo tipo di preghiera funzionava.

Avete capite cosa intendo? Non sono concetti campati in aria, ma molto terreni e concreti. Il nostro ruolo sacerdotale è il nostro rispondere al desiderio di Dio Attraverso i gesti d’amore compiuti verso il prossimo dovremmo (poi la realtà spesso è un’altra) portare l’amore di Dio al mondo e portare il mondo a Dio. Il battesimo ci abilita ad essere sposi di Cristo, cioè a vivere il nostro rapporto con lui come quello che possiamo sperimentare e osservare nell’amore di un uomo e una donna.

Nei prossimi articoli ci addentreremo ancora di più nella nostra specifica condizione di sposi.

Antonio e Luisa

 

 

 

Sposi sacerdoti. Popolo sacerdotale (2 articolo)

Scusate la pesantezza di questi due primi articoli, ma è necessario fare delle premesse. Non si capisce il significato di certe riflessioni che farò più avanti senza questa introduzione.

Popolo sacerdotale. Che parolona. Cosa significa? Come lo siamo? Noi siamo popolo sacerdotale perchè apparteniamo a Gesù. Voi siete gente santa. Popolo di sua conquista. Noi siamo membra. Dal capo le qualità vengono trasmesse a tutte le membra. Anche il sacerdote ministeriale o ordinato, diventa sacerdote in Gesù. Ogni persona è sacerdote dal battesimo. Certo, sacerdozio comune, da non confondere con quello ordinato (hanno funzioni molto diverse), ma ha questa caratteristica in sè. Siamo come incorporati in Gesù. Il nostro sacerdozio è dono del battesimo. Gesù Cristo, l’unico ed eterno sacerdote della nuova alleanza, non è entrato nel santuario fatto da mani d’uomo, ma nel Cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore (dalla lettera agli Ebrei).

Gesù è sacerdote sempre, lo è anche oggi, non solo quando era sul Calvario. Lo è sempre. Anche adesso. Ogni sacrificio che noi celebriamo è Gesù che lo celebra in noi e attraverso di noi. Gesù è sempre l’attore principale di ogni liturgia che onora il Padre.

Quali sono quindi in sostanza le caratteristiche del popolo sacerdotale, del popolo di Dio?

Non appartiene a nessun popolo della terra. Nella nuova alleanza non esiste un popolo precostituito eletto, come erano gli ebrei, ma si diventa parte del popolo di Dio per dono, attraverso il battesimo e l’adesione alla fede. Potremmo dire che la cittadinanza non si acquisisce per ius sanguinis. Non basta che noi genitori chiediamo il battesimo per i nostri figli. Loro non appartengono al popolo di Dio perchè sono nostri figli. Hanno bisogno di dire il loro si a Dio. Devono dire a Dio tu sei il mio Signore. Si diventa parte del popolo di Dio non attraverso la nascita biologica, ma attraverso la rinascita dall’alto. Attraverso l’acqua e lo Spirito Santo.

Il popolo di Dio ha per capo Gesù, il Messia, l’Unto. Poichè questa unzione scorre dal capo al corpo, alle sue membra, anche noi diventiamo popolo messianico. Anche noi siamo unti dallo Spirito Santo che abita dentro di noi.

Il popolo di Dio ha per condizione la libertà e la dignità dei figli di Dio.  Ai fidanzati dobbiamo avere il coraggio di dire con forza: Guarda che ti devi sposare da figlio di Dio e non da mendicante in cerca di un po’ di amore. La guarigione cerca di ottenerla prima di sposarti. Non ti sposi chiedendo ad un lui o ad una lei di riempire il tuo estremo bisogno di amore. Ti sposi perchè ricco e consapevole dei tesori che hai dentro ne fai dono. Lo Spirito Santo ci fa figlio o figlia di re. E’ lo Spirito Santo che mi dà dei carismi. E’ lo Spirito Santo che mi rende forte.

Il popolo di Dio ha una legge. E’ il comandamento dell’amore. Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi dice Gesù. Il popolo di Dio ha per missione di essere sale della terra e luce del mondo. Sale perchè, come il sale rende buono il cibo, noi dobbiamo rendere buona la vita su questa terra. Costituisce per tutta l’umanità un germe di unità, di speranza e di salvezza.

Ricapitolando: Gesù è sacerdote, re e profeta. Tutto il popolo di Dio, appartenendo a Cristo, partecipa di queste funzioni. Ognuno di noi si può, a ragion veduta, dichiarare re, sacerdote e profeta. Come sacerdoti siamo mediatori, con le caratteristiche del nostro stato, tra Dio e gli altri. Nel matrimonio ci doniamo l’uno all’altra proprio grazie al nostro essere sacerdoti. Possiamo impartire benedizioni al nostro sposo o sposa e ai nostri figli. Siamo sacerdoti della nostra piccola chiesa domestica. Siamo re perchè attraverso lo Siprito Santo possiamo riacquistare la nostra dignità. Non abbiamo bisogno di compromessi e si svenderci perchè la sorgente dell’amore è Dio stesso e non un’altra persona. Siamo infine profeti perchè mostriamo al mondo come Dio ama.

Ci soffermeremo nei prossimi articoli sul nostro essere sacerdoti come sposi.

Antonio e Luisa