Siamo deboli ma non siamo soli!

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:
«C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno.
In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario.
Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno,
poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi».
E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto.
E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare?
Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Il Vangelo di oggi è un po’ più difficile del solito da declinare in chiave sponsale. Diventa più semplice ed intuibile se lo si legge alla luce della prima lettura della liturgia di oggi:

Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek.
Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo.

Cosa ci possono dire queste due Parole lette una alla luce dell’altra? A me sono arrivate forti e chiare due riflessioni.

  1. Chi si reca dal giudice è una vedova. Questo ha un significato simbolico molto chiaro. La vedova, al tempo di Gesù, era debole. Era tra le più deboli. Senza un marito non aveva riconoscimento sociale. Spesso non aveva diritto neanche ad ereditare i beni del marito defunto. Era destinata ad una vita ai margini. Una vita povera e misera. Ecco, spesso per essere capaci di pregare, di pregare davvero, ci si deve sentire come la vedova. Deboli e consapevoli della nostra inadeguatezza. Solo allora saremo capaci di aprire il cuore a Dio. Solo allora faremo spazio a Dio togliendo almeno un po’ del nostro io.
  2. Non dobbiamo dimenticare che non siamo da soli. Spesso tutto ci sembra così difficile che anche la preghiera diventa un grande peso. Non ci crediamo, siamo sconsolati e afflitti. Non riusciamo più a mantenere le braccia al cielo. Avremmo voglia di lasciarci andare. Non dimentichiamo che siamo parte di una grande famiglia che è la Chiesa dove ci si sostiene gli uni gli altri. Siamo parte anche di una chiesa più piccola, la nostra piccola chiesa domestica: la nostra famiglia. Quando non ce la facciamo possiamo contare non solo sull’aiuto materiale, psicologico ed emotivo dei nostri cari. Possiamo contare sulla loro preghiera di intercessione. Preghiera che diventa ancora più forte quando lo sposo prega per la sposa e viceversa. Gli sposi sono uniti in un cuore solo, la preghiera dell’una/o diventa forza potente per l’altro/a. Quando vediamo il nostro coniuge sofferente per qualche situazione cerchiamo di aiutarlo in tutti i modi possibili. Non dimentichiamo di pregare per lui/lei. Abbiamo questa grande opportunità. Crediamoci e usiamola.

Antonio e Luisa

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Dai anche gli ultimi spiccioli

E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte.
Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.
Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.
Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

A volte ci sentiamo poveri. Esattamente come quella vedova. Abbiamo relazioni difficili in famiglia. Litighiamo con i figli, ci sono incomprensioni. A volte c’è il peccato e la divisione nella nostra famiglia. Non sembra una casa abitata dal Signore. Ci sentiamo in affanno, sempre inadeguati. Le cadute ci sono e spesso non riusciamo ad essere accoglienti e disponibili verso la nostra sposa (sposo). In quei momenti magari invidiamo un po’ altre coppie che sembrano essere molto meglio di noi. Che sembrano aver costruito qualcosa di molto più solido e bello di noi. Sembrano poter offrire molto più di quello che possiamo fare noi. Eppure qui il Signore ci dona una parola di speranza e di amore. Ci sta dicendo di non temere. Ci sta dicendo di offrire quel poco che abbiamo. Lui lo sa quanto ci costa farlo alcune volte. Lui sa quanto ci costa andare da Lui. Per questo non giudicherà misera la nostra offerta, ma  non potrà che avere uno sguardo di misericordia e compiacimento per noi. Ciò che spaventa Dio non è la nostra miseria. Ciò che lo spaventa è il nostro rifiuto. E’ la nostra incapacità di affidarci e di affidarli quel poco che abbiamo. Perchè solo facendo sua la nostra imperfezione può farne una meravigliosa storia di amore e di resurrezione. Non ci chiede di dare più di quello che possiamo. Ricordiamocelo.

Questo Vangelo ci insegna anche qualcos’altro. Quando nella mia giornata ho dato tutto e mi restano in mano due spiccioli cosa faccio? Me li tengo oppure li offro. Quando torno a casa stanco e mio figlio mi chiede di fare le divisioni con lui cosa faccio? Lo aiuto o lo mando dalla mamma lavandomene le mani? Quando, dopo cena, non ho voglia che di sedermi al computer e la mia sposa mi comincia a spiegare per l’ennesima volta i problemi con i suoi alunni cosa faccio? La ascolto o taglio corto? Tanto sono sempre le stesse cose. Potrei proseguire con tanti altri esempi. La famiglia è così. Per questo è difficile. Ti rende reali e concreti gli insegnamenti evangelici. Lì, devi dare quegli ultimi due spiccioli oppure non va bene, non stai vivendo pienamente la verità della vocazione che hai scelto. Sono cose importanti. Chi non sa donarsi totalmente non riuscirà mai a vivere la bellezza del matrimonio fino in fondo. Il matrimonio è certamente Grazia, ma c’è dentro anche tanta fatica e volontà da parte nostra. Ricordiamocelo. Se fosse solo Grazia non si spiegherebbero i tanti fallimenti e separazioni. Ogni volta che siamo poveri, senza più forze, lucidità e  tempo e non ci restano in mano che due miseri spiccioli. Ogni volta che riusciamo a dare anche quelli, beh Gesù è soddisfatto di noi. Questo è certo. Perché così stiamo imparando ad amare veramente.

Antonio e Luisa