Togliamoci la foglia di fico.

Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.
Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

In queste cinque righe, della prima lettura della domenica appena trascorsa, è raccontata la nostra storia, la mia sicuramente. Si aprirono gli occhi. Sembra una conquista, una crescita. Gli occhi chiusi non permettono di vedere. Ma non è quello che ho inteso io. Aprire gli occhi, in questo caso, significa non fidarsi più del Padre, non voler più affidare la nostra vita al Suo amore paterno, accogliendo i suoi insegnamenti, ma fare di testa nostra, decidendo ciò che è male e ciò che è bene. Anche io ho fatto così per tanti anni. Questo inevitabilmente porta a chiudersi, porta all’egoismo. Porta soprattutto a non mostrarsi nudi, non mostrarsi per quello che siamo, perché l’altro/a potrebbe approfittare di ciò e farci del male. Molto meglio nascondersi. Questo però, non permette un incontro autentico con l’altro/a, non permette di amare e lasciarsi amare fino in fondo. Poi c’è il nostro sguardo che non è più capace di cogliere la meraviglia della persona che abbiamo accanto, ma spesso la viola . Il nostro sguardo non fa sentire la nostra sposa bella ma semplicemente qualcosa da possedere. Uno sguardo incapace di guardare oltre le pulsioni e la concupiscenza del corpo. Gesù non ci lascia soli. Gesù conosce la nostra debolezza e povertà, per questo esiste il matrimonio sacramento.

Passando alla seconda lettura, sempre della liturgia di domenica, San Paolo ci dice:

Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini.
E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione.
Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita.
Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

San Paolo, con tutto questo giro di parole, ci dice un concetto chiaro e decisivo. Ci sta dicendo che come Adamo ed Eva sono caduti, e Adamo ed Eva siamo tutti noi, che ne ricalchiamo l’agire e il pensare, Gesù, con il suo sacrificio e redenzione guarisce il nostro cuore. Gesù con la Grazia che riversa su di noi nel matrimonio, guarisce la nostra relazione, ci permette di recuperare lo sguardo di Dio nella nostra vita, ci permette di poter metterci a nudo l’uno con l’altra senza disagio e inquietudine. Naturalmente non prescindendo dalla nostra volontà e adesione che si manifesta con l’impegno quotidiano a farsi dono e a combattere l’egoismo e il peccato. Solo così, mostrandoci per quello che siamo e guardando la nostra sposa o il nostro sposo messo a nudo, lì di fronte a noi, senza filtri e maschere, con uno sguardo di misericordia e di meraviglia, potremo scoprire nel nostro matrimonio qualcosa di stupendo che ci può far capire qualcosa di Dio. Solo così potremo mostrarci a Lui senza vergogna e paura.

Antonio e Luisa

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