Ho scoperto Dio nell’amore della mia sposa.

Quanti di noi hanno paura? Paura di tante cose. Paura di non trovare la felicità. Paura di perderla quando credi di averla trovata. La paura è la più grande malattia del nostro tempo. Cerchiamo di esorcizzarla, di nasconderla, di cancellarla, di mascherarla. Abbiamo così tanta paura perchè non crediamo più in Dio. Non ci crediamo fino in fondo. Non crediamo che sia così innamorato di ognuno di noi. Non crediamo che ci abbia voluto, desiderato, plasmato. Non crediamo a quello che dice il Salmo:

Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. 14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo.

Non crediamo che abbia preparato per noi qualcosa di meraviglioso e di eterno. Per tanti è così. Per quasi tutti è così. Almeno per noi cristiani d’occidente. Come ebbe a dire il cardinal Biffi con una battuta illuminante: siamo sazi e disperati. E allora? Allora viviamo alla giornata. Viviamo per nutrirci di ogni sensazione forte. Ci nutriamo di ciò che prendiamo. Sappiamo solo prendere. Prendiamo il corpo di una donna come  l’ultimo modello di smartphone. Usiamo la vita delle persone con la stessa disinvoltura di un oggetto che ci appartiene.  Tutto è centrato su di noi e su quel vuoto che non si riempie mai. Il vuoto della paura di vivere e della pesantezza di una vita così, senza senso e senza speranza di infinito. Non ci doniamo mai completamente perchè possediamo così poco che non vogliamo perderlo. Così anche quando diamo qualcosa di noi non è mai gratuito. Vogliamo qualcosa in cambio. Qualcosa, possibilmente, di più grande. Qualcosa che ci porti un guadagno. Qualcosa che ci illude di poterci arricchire. Così anche quando ci doniamo in realtà stiamo prendendo. Così è nelle relazioni affettive. Anche in tanti matrimoni sacramento. Quella relazione vale finchè c’è qualcosa da prendere. Vale finchè, come in una partita doppia, l’avere è maggiore del dare. Finché c’è un utile. Così tante relazioni affettive d’amore diventano un mero contratto commerciale. Perchè di commercio si tratta. Commercio di sentimenti e di bisogni. Questa è la povertà delle nostre relazioni, dei nostri matrimoni. Finchè c’è un equilibrio tra quanto diamo e riceviamo la relazione regge. Quando l’equilibrio salta e una delle due parti non trova più utile proseguire tutto salta.

C’è un film che esprime splendidamente questo modo di vivere le relazioni. Si tratta di God’s not dead. Lei è una blogger di successo. Ha una vita piacevole e gratificante. Ha anche un fidanzato con cui vive un rapporto che sembra invidiabile. Scopre di essere malata di cancro. Questo dialogo è tratto dalla scena in cui lei informa lui della malattia appena scoperta e lui l’ha appena lasciata per questo.

Lei: Come puoi dirmi una cosa simile? Credevo che mi amassi.

Lui: Si, infatti. Ma tu stai rompendo il nostro patto. Cambiando gli accordi.

Lei: Così lo fai sembrare un contratto commerciale.

Lui: Cosa credevi che fosse?

Lei: Io credevo che fosse amore.

Lui: Beh cresci. Amore è la parola più usata e abusata dagli esseri umani, questa è la verità. E’ quello che diciamo quando vogliamo qualcosa, ci serve qualcosa e tu ne sei colpevole come chiunque altro. Ci siamo divertiti. Tu eri la mia giovane e sexi ragazza con un lavoro elegante, io ero il tuo ragazzo in carriera affascinante e di successo. Stavamo insieme perchè ognuno di noi aveva quello che voleva da questa relazione, e questo andava bene. In effetti è stato fantastico, ma adesso è finita.

Lei: Come ho fatto a non vedere questo in te?

Lui: Perchè hai visto quello che volevi vedere

Lei: Lo capisci che potrei anche morire?

Lui (mentre si alza e se ne va): Ah, mi dispiace per questo.

Per tanti, ma non per tutti, è così. Poi, come in un miracolo, incontri una persona diversa. Una persona che è capace di amarti senza fare paragoni, senza badare se dà più di quello che prende. Che ti ama così per quello che sei. Quando fai esperienza di questo amore autentico si accende la luce. Finalmente trovi la forza di credere perchè scopri che Dio esiste attraverso quell’amore gratuito che sa di infinito concretizzato e realizzato attraverso una creatura finita. Allora quella creatura ti sembra la più bella di tutte. Perchè l’amore parte dal cuore, ma si irradia nel corpo . Il suo corpo è trasfigurato dall’amore. L’amore che è Dio. Dio che è bellezza assoluta. E’ come avere uno sguardo photoshoppato. Così ebbe a definirlo, in modo molto chiaro e decisamente azzeccato, Papa Francesco. Riesci a fare esperienza di Dio attraverso quella creatura pur sapendo che non è lei il tuo dio.  Questo è il matrimonio. Questo è il frutto di una mia riflessione, solitaria, davanti al Santissimo. Una riflessione che mi ha fatto sentire inadeguato, fragile, insicuro, pieno di difetti. Tutto questo e tanto altro. Proprio per tutto questo mi ha fatto sentire profondamente amato dalla mia sposa e, cosa ancor più bella, da Dio attraverso di lei.

Antonio e Luisa

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Stavamo insieme perchè ognuno di noi aveva quello che voleva.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio;
ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gia commesso adulterio con lei nel suo cuore.
Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.
E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio;
ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».

Volevo soffermarmi su due punti fondamentali della Parola di ieri. Uno spunto troppo interessante ed intrigante per non dire nulla e non provocare una riflessione personale.

“Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gia commesso adulterio con lei nel suo cuore”.

Desiderare è forse peccato? Il desiderio non è forse una forza positiva e quindi che viene da Dio? Il desiderio è buono ma solo quando anche lo sguardo è buono. Se io ho nel cuore il desiderio di possedere quella donna, di farne cosa mia, sottomessa al mio interesse e alla mia volontà, sto commettendo peccato. Non ho lo sguardo d’amore verso quella persona, ma lo sguardo che oggettivizza. Non sono capace di scorgere in quella persona il mistero che si cela in lei ma ne vedo solo la convenienza e l’utilità del momento per appagare un mio bisogno o pulsione. Lo sguardo puro non è innato. Siamo inquinati dal peccato originale e da una cultura molto individualista e erotizzata. Siamo portati negli anni a sporcare il nostro cuore e il nostro sguardo sempre più e non siamo più capaci di guardare con amore ma solo con gli occhi del rapace che vuole rubare e usare. Spesso guardiamo una donna, io l’ho fatto per anni, non nella sua integrità di cuore, spirito, corpo, dolcezza, delicatezza, sensibilità, femminilità e tutte le doti dello spirito e del corpo che la caratterizzano, ma solo come corpo, o peggio a volte come parte anatomica del corpo. Trasformiamo la persona, figlia di Dio e mistero di grandezza, in un pezzo di carne. Questo è un peccato gravissimo che il nostro tempo ha derubricato, ma che ci impedisce di vivere in pienezza e profondità l’amore. Un sacerdote, a noi molto caro, ha sdoganato i rapporti prematrimoniali a coccole tra fidanzati. Povero illuso, forse ha un cuore troppo puro e troppa poca esperienza diretta, per capire che quelle “coccole” sono la concretizzazione di quello sguardo fatto di egoismo e concupiscenza che non fa certo bene alla relazione dei fidanzati. Solo una continua educazione del cuore e dello sguardo unita alla Grazia di Dio, può permetterci di recuperare uno sguardo puro e di conseguenza un desiderio buono, gradito a Dio, che ci indirizza alla vita vera e all’amore autentico.

Vorrei terminare con un dialogo tratto dal film “God’s not dead” Siamo al ristorante e due giovani di successo si ritrovano a cena. Hanno una relazione affettiva sembra soddisfacente e bella. Lei ha appena scoperto di avere un tumore in fase avanzata, lo comunica a lui cercando sostegno e solidarietà.

Di seguito  il dialogo che, secondo me, esprime benissimo questo sguardo “malato” di cui parla il Vangelo:

Lei: Come puoi dirmi una cosa simile? Credevo che mi amassi.

Lui: Si, infatti. Ma tu stai rompendo il nostro patto. Cambiando gli accordi.

Lei: Così lo fai sembrare un contratto commerciale.

Lui: Cosa credevi che fosse?

Lei: Io credevo che fosse amore.

Lui: Beh cresci. Amore è la parola più usata e abusata dagli esseri umani, questa è la verità. E’ quello che diciamo quando vogliamo qualcosa, ci serve qualcosa e tu ne sei colpevole come chiunque altro. Ci siamo divertiti. Tu eri la mia giovane e sexi ragazza con un lavoro elegante, io ero il tuo ragazzo in carriera affascinante e di successo. Stavamo insieme perchè ognuno di noi aveva quello che voleva da questa relazione, e questo andava bene. In effetti è stato fantastico, ma adesso è finita.

Lei: Come ho fatto a non vedere questo in te?

Lui: Perchè hai visto quello che volevi vedere

Lei: Lo capisci che potrei anche morire?

Lui (mentre si alza e se ne va): Ah, mi dispiace per questo.

Non è un dialogo di una tristezza infinita? Purtroppo è quello che accade in tante famiglia. Si sta insieme finchè l’altro serve, fino a quando non diventa inutile a soddisfarci o non si trova qualcuno che ci piace di più. Questo è un peccato grande.

Per la seconda riflessione su questo Vangelo vi rimando al prossimo articolo. Intanto vi lascio con la bellissima colonna sonora del film.

Antonio e Luisa