Dammi tre parole.

E’ vero, mi piace dire che nelle famiglie abbiamo bisogno di imparare tre parole – tu [Ghislain] le hai dette – tre parole: “scusa”, “per favore” e “grazie”. Tre parole. Come erano le tre parole? Tutti: [Sorry, please, thank you] Another time: [Sorry, please, thank you] Non sento… [Sorry, please, thank youThank you very much! Quando litighi a casa, assicurati, prima di andare a letto, di aver chiesto scusa e di aver detto che ti dispiace. Prima che finisca la giornata, fare la pace. E sapete perché è necessario fare la pace prima di finire al giornata? Perché se non fai la pace, il giorno dopo, la “guerra fredda” è molto pericolosa! State attenti alla guerra fredda nella famiglia! Ma forse a volte tu sei arrabbiato e sei tentato di andare a dormire in un’altra stanza, solo e appartato; se ti senti così, semplicemente bussa alla porta e di’: “Per favore, posso entrare?”. Quel che serve è uno sguardo, un bacio, una parola dolce… e tutto ritorna come prima! Dico questo perché, quando le famiglie lo fanno, sopravvivono. Non esiste una famiglia perfetta; senza l’abitudine al perdono, la famiglia cresce malata e gradualmente crolla.

Ne ho già parlato in diversi articoli. Il Papa ne ha parlato innumerevoli volte. Lo ripete quasi in modo esagerato. Ripete incessantemente l’importanza di tre paroline per una relazione sponsale e familiare felice: grazie, per favore e scusa. Non mi dilungherò a ripetere ancora quanto ho già scritto in almeno tre articoli precedenti. Mi limiterò a caratterizzarle con una frase.

Permesso è la parola che riconosce nell’altro un mistero, un’alterità piena di dignità che non possiamo possedere, ma solo accogliere e a cui fare dono di noi.

Grazie è riconoscere di aver ricevuto un dono. La presenza dell’altro/a accanto a noi nella relazione sponsale è qualcosa di cui rendere grazie in ogni momento della vita, anche nei gesti più piccoli e scontati.

Per favore esprime il desiderio di essere accolti nell’altro e dall’altro. Per favore esprime il nostro desiderio di non prendere qualcosa con la violenza e la forza, ma di essere accolti nella piena libertà e volontà dall’altro. Nessuna violenza, ma solo la forza del nostro dono gratuito e del nostro linguaggio verbale e non verbale che nel matrimonio deve farsi tenero e dolce per rendere il nostro dono affascinante e desiderato dall’altro.

Comprendete bene come queste semplici tre parole aprano un mondo. In queste tre parole c’è tutto quello che serve per indirizzare un matrimonio verso l’autentico amore e la gioia piena.  Ecco perchè il Papa ne parla spesso. Ha capito che di questi tempi non serve fare tanti discorsi teologici sul significato del matrimonio nella storia della salvezza e della redenzione. Non serve innalzare la nostra umanità al divino. Pochi capirebbero. Serve piuttosto concretizzare tutto il significato trascendente del matrimonio nella nostra quotidianità. Una coppia di sposi che davvero vive e usa queste tre parole nella sua vita matrimoniale manifesta ed esprime meglio di ogni trattato il significato profondo del matrimonio. Racconta con la vita come Dio ama. Una coppia che vive queste tre parole racconta chi è Dio.

Una piccola riflessione anche sulla seconda parte di questo stralcio del discorso. Attenzione alla guerra fredda.

La mia sposa ha più volte dovuto sopportare i miei musi, i miei silenzi e le mie parole ficcanti e acide. Quante volte ci siamo addormentati senza guardarci  e senza parlarci. Era il mio modo di fargliela pagare. Aveva commesso un reato di lesa maestà. Io, il re, ero stato offeso. Ma quanto ero cretino, infantile e superficiale. Con il tempo ho capito. Non abbiamo smesso di avere incomprensioni, questo è impossibile. Ho smesso, invece, di comportarmi come una persona immatura. Non sono più capace di dormire senza aver dato un abbraccio alla mia sposa. E’ più forte di me. Cosa serve aver ragione? Nulla se questo deve comportare una divisione e una situazione che fa male al mio cuore e a quello della mia sposa. Chi se ne frega di aver ragione! Sempre che io abbia ragione! Molto meglio fare un passo indietro, dare una spallata al mio orgoglio e al mio egocentrismo e andare incontro all’unica cosa che davvero conta: il mio matrimonio, la mia sposa, la mia vocazione, la mia accoglienza. Aver ragione e vivere nel rancore e nella divisione davvero non ha senso. Ho capito che prima ci si perdona e meglio è. Inutile far passare troppo tempo. Tante separazioni sono dovute a mancati perdoni. Il rancore cresce, l’altro si allontana e giorno dopo giorno ci si perde. In realtà è più facile di quello che sembra. Dio mi ha perdonato tanto e tante volte. Come ricambiare il suo amore fedele e misericordioso? Per noi sposi è molto semplice. L’altro/a è mediatore tra noi e Dio. Per questo ogni volta che perdono e accolgo il mio sposo o la mia sposa sto accogliendo Gesù e sto restituendo una piccola parte del tanto che Lui mi ha dato gratuitamente e per primo! Ce n’è da meditare per tutti. La strada è una sola. Non fate gli stolti. Non fate passare la notte sopra la vostra ira. Fatelo perchè è la cosa migliore per tutti ed è l’unica cosa giusta.

Antonio e Luisa

 

Scongeliamoci!

Sono uno stupido. Per l’ennesima volta ho perso un’occasione. Pensare che lo so che ci tiene. Quante volte ho nel cuore delle parole che però non mi escono. Sono sposato da 15 anni e da 15 anni vivo insieme a mia moglie, ma ancora mi riesce difficile dimostrare come dovrei il mio amore.  Certo sono migliorato, ma non è ancora abbastanza. Quante volte ho dentro il cuore un ti amo e non lo dico. Quante volte apprezzo il pasto che Luisa ha preparato e non dico nulla. Eppure lo so che ci tiene, aspetta una mia buona parola per i suoi piatti. So anche quanto le costa lasciare lì computer e i suoi elaborati di tedesco o i compiti dei suoi alunni per mettersi ai fornelli. Basta davvero poco per mostrare amore, tenerezza, riconoscenza e stima a lei e per quello che fa. Eppure lo faccio troppo poco. Non importa se non sono abituato, se mi devo impegnare e non mi viene spontaneo. Togliamoci dalla testa che l’amore è spontaneo. Il sentimento è spontaneo, l’innamoramento lo è. L’amore è il nostro agire consapevole e frutto della nostra volontà. Ciò significa che se voglio amare devo andare oltre ciò che mi sento di fare. Non è infatti importante ciò che piace a me, ma ciò che fa piacere e fa sentire amata la mia sposa. Ecco perchè mi arrabbio per ogni occasione persa. Perchè ho perso un’altra occasione per dimostrare il mio amore a colei che non si risparmia per me e meriterebbe molto più da parte mia. Papa Francesco ha più volte detto che una famiglia sana, dove il rapporto funziona, è una famiglia capace di dire tre parole: grazie, scusa e permesso. Sono perfettamente d’accordo, ma io ne aggiungerei una quarta: ti voglio bene. Voler bene ad una persona non serve a nulla se non si è capaci di trasmetterlo. Nulla è più bello che ascoltare il proprio sposo o la propria sposa che ti dice mentre ti abbraccia: ti voglio bene. Pensateci, c’è tutto il corpo e tutti i sensi che dicono quelle tre parole. Ti parla il suo sguardo, ti parla il tono della sua voce, ti parla il calore dell’abbraccio e ti parla il suo profumo. Tutto per farti percepire il suo amore.Cerchiamo si scongelarci un po’, cerchiamo di far emergere attraverso il corpo tutto il bello e il bene che abbiamo nel cuore. Non troviamo scuse e facciamolo. La tenerezza è il nutrimento più importante con cui possiamo nutrire la nostra relazione. Dio ci ha creato con un corpo perchè noi lo usassimo per trasmettere ciò che ci ha infuso: il Suo amore e il Suo Spirito.

Antonio e Luisa

Le parole della famiglia: permesso, grazie e scusa.

Proseguiamo con altri tre punti di Amoris Laetitia.

133. L’amore di amicizia unifica tutti gli aspetti della vita matrimoniale e aiuta i membri della famiglia ad andare avanti in tutte le sue fasi. Perciò i gesti che esprimono tale amore devono essere costantemente coltivati, senza avarizia, ricchi di parole generose. Nella famiglia «è necessario usare tre parole. Vorrei ripeterlo. Tre parole: permesso, grazie, scusa. Tre parole chiave!».[132] «Quando in una famiglia non si è invadenti e si chiede “permesso”, quando in una famiglia non si è egoisti e si impara a dire “grazie”, e quando in una famiglia uno si accorge che ha fatto una cosa brutta e sa chiedere “scusa”, in quella famiglia c’è pace e c’è gioia».[133] Non siamo avari nell’utilizzare queste parole, siamo generosi nel ripeterle giorno dopo giorno, perché «alcuni silenzi pesano, a volte anche in famiglia, tra marito e moglie, tra padri e figli, tra fratelli».[134] Invece le parole adatte, dette al momento giusto, proteggono e alimentano l’amore giorno dopo giorno.

134. Tutto questo si realizza in un cammino di permanente crescita. Questa forma così particolare di amore che è il matrimonio, è chiamata ad una costante maturazione, perché ad essa bisogna sempre applicare quello che san Tommaso d’Aquino diceva della carità: «La carità, in ragione della sua natura, non ha un limite di aumento, essendo essa una partecipazione dell’infinita carità, che è lo Spirito Santo. […] Nemmeno da parte del soggetto le si può porre un limite, poiché col crescere della carità, cresce sempre più anche la capacità di un aumento ulteriore ».[135] San Paolo esortava con forza: «Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti» (1 Ts 3,12); e aggiunge: «Riguardo all’amore fraterno […] vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più» (1 Ts 4,9-10). Ancora di più. L’amore matrimoniale non si custodisce prima di tutto parlando dell’indissolubilità come di un obbligo, o ripetendo una dottrina, ma fortificandolo grazie ad una crescita costante sotto l’impulso della grazia. L’amore che non cresce inizia a correre rischi, e possiamo crescere soltanto corrispondendo alla grazia divina mediante più atti di amore, con atti di affetto più frequenti, più intensi, più generosi, più teneri, più allegri. Il marito e la moglie «sperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono».[136] Il dono dell’amore divino che si effonde sugli sposi è al tempo stesso un appello ad un costante sviluppo di questo regalo della grazia.

135. Non fanno bene alcune fantasie su un amore idilliaco e perfetto, privato in tal modo di ogni stimolo a crescere. Un’idea celestiale dell’amore terreno dimentica che il meglio è quello che non è stato ancora raggiunto, il vino maturato col tempo. Come hanno ricordato i Vescovi del Cile, «non esistono le famiglie perfette che ci propone la pubblicità ingannevole e consumistica. In esse non passano gli anni, non esistono le malattie, il dolore, la morte […]. La pubblicità consumistica mostra un’illusione che non ha nulla a che vedere con la realtà che devono affrontare giorno per giorno i padri e la madri di famiglia».[137] È più sano accettare con realismo i limiti, le sfide e le imperfezioni, e dare ascolto all’appello a crescere uniti, a far maturare l’amore e a coltivare la solidità dell’unione, accada quel che accada.

In questi tre capitoli ci sono due concetti che, secondo me, vanno approfonditi. Il primo riguarda le tre parole permesso, grazie e scusa. Papa Francesco lo ha ricordato in diverse occasioni. Esistono tre parole, che se usate abitualmente, permettono alla coppia di vivere unita e di superare le difficoltà: permesso grazie  e scusa. Sembra che il Papa stia semplificando troppo quello che è il rapporto d’amore tra due sposi. Non è così. Dietro quelle tre parole si nasconde un significato decisivo nel matrimonio. L’altro non è cosa nostra. L’altro è un dono, l’altro è un incontro, un’opportunità, a volte anche uno scontro. Dicendo permesso, riconosciamo l’altro come qualcuno diverso da noi, come un mistero che richiede tutto il nostro rispetto quando ci avviciniamo. L’altro ha una storia, un corpo, un cuore, un’anima che attraverso il matrimonio ci vuole donare. Noi dobbiamo toglierci i calzari quando entriamo nella sua vita, nella sua anima e nel suo corpo, perchè è terreno sacro. Rispettare l’alterità per incontrare e non rubare, per abbracciare e non soffocare, per amare e non possedere. Grazie è la parola del dono ricevuto. Nel matrimonio non prendiamo qualcuno che ci appartiene, ma accogliamo il dono gratuito di una persona libera, tanto libera e padrona di sé da potersi donare ad un altro. Grazie è riconoscere questo dono. Vuol dire non perdere mai la meraviglia e la bellezza che scaturisce da questo dono e riconoscere l’altro come prezioso e unico. Scusa è la parola di chi vuole ricominciare. La parola di chi si riconosce fragile e limitato, ma che non smette di avere fiducia nel perdono di Dio e dell’altro. Scusa è il primo passo per ricominciare. Scusa è la parola che permette di mettere l’altro prima di te. Scusa è la parola di chi ha nostalgia della bellezza perduta col suo agire. Il Papa con tre semplici parole ha riassunto sapientemente il matrimonio nella sua essenza relazionale. Da queste tre parole, con la Grazia di Dio, si può partire per costruire qualcosa di meraviglioso.

Il secondo concetto riguarda la Grazia del matrimonio.  Il matrimonio non è una magia, che ci garantisce che tutto andrà bene e che Gesù farà tutto. Gesù chiede la nostra collaborazione. La Grazia di Dio ci garantisce, questa è una certezza, che qualsiasi difficoltà, dolore, sofferenza potremo incontrare nella nostra vita, se avremo vissuto la nostra unione alla presenza di Gesù, con lo stile di Gesù, con tutto il nostro impegno, la nostra tenerezza, la misericordia e con tutta la volontà di farci dono, se avremo fatto tutto questo, la Grazia di Dio ci darà tutto ciò che ci serve per superare ogni difficoltà, anche quelle che apparentemente sembrano impossibili da affrontare. Nel matrimonio Gesù ci salva, rinnova la nostra relazione e redime il nostro amore. E sarà davvero possibile come nel Cantico dei Cantici poter dire: ” Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me”, perchè il peccato e sconfitto, la morte non è la fine e anche se noi non siamo perfetti e sbagliamo più e più volte, saremo sempre capaci di rialzarci per amarci, desiderarci e donarci sempre di più, perchè l’errore non sarà più causa di divisione, ma avrà la dolcezza della misericordia e il balsamo del perdono.

Antonio e Luisa