Abbi cura di me. La fragilità e la grandezza dell’amore.

Simone Cristicchi ha presentato una canzone che è una piccola perla. L’ha fatto durante il festival e mi ha lasciato davvero rapito. Un canto bellissimo. Repubblica l’ha definita preghiera laica. Secondo me non hanno capito niente. Questa è una preghiera rivolta a Dio, che non è mai nominato, ma il cui riferimento sembra palese.

Mi voglio divertire a rileggerla in chiave sponsale. Anche con questa lettura può fornire diversi spunti di riflessione alla coppia.

Adesso chiudi dolcemente gli occhi e stammi ad ascoltare
sono solo quattro accordi ed un pugno di parole
più che perle di saggezza sono sassi di miniera
che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera

Cara sposa tutto quello che ti posso dare non sono perle di una persona che ha capito tutto, ma ciò che ho compreso scavando sempre più dentro di me, dove spesso non ci sono meraviglie, ma sassi pesanti da togliere, pietre che non permettono al tuo amore di entrare. Tutte le mie ferite e le mie esperienze sbagliate. Te le offro, per lasciare finalmente il cuore libero e leggero. Libero e leggero di accogliere te  dentro di me.

Abbracciami se avrò paura di cadere
Che siamo in equilibrio
Sulla parola insieme

Non è facile stare insieme una vita. E’ la cosa più bella che c’è, ma questo non la rende facile. Ci sono momenti che faccio fatica, che penso di non farcela, che mi sembra tutto troppo grande. Ci sono dolori e paure da portare. Ci si sente fragili. Ci si sente piccoli. Ecco tu abbracciami proprio in quei momenti dove avrò perso la mia sicurezza e la mia forza. Dove non sarò la persona più amabile del mondo e forse sarà anche difficile starmi accanto. In quei momenti stammi vicino e abbracciami perchè è lì che ho più bisogno di sentirmi un noi. E’ lì che nella parola insieme posso trovare forza e sicurezza e anche la presenza di Dio.

Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro
Basta mettersi al fianco invece di stare al centro
L’amore è l’unica strada, è l’unico motore
È la scintilla divina che custodisci nel cuore

Sono sedici anni che siamo sposati carissima sposa mia. Stiamo invecchiando. Il nostro corpo non è più lo stesso. E’ stato tempo che non abbiamo sprecato. Abbiamo cercato di volerci bene. Ho cercato di non mettermi al centro della nostra vita, ma di fare della nostra vita insieme un modo per combattere il mio egoismo. Ora tu sei al centro delle mie attenzioni. Non voglio starti di fronte. Il nostro sguardo non deve essere chiuso in noi. Lo sguardo deve guardare l’orizzonte. Non fermarsi neanche all’orizzonte ma andare oltre, arrivare all’infinito di Dio. Per questo voglio starti accanto, di fianco. Per poterti ascoltare, sostenere, aiutare, per poter sentire la tua presenza. Senza fare di me la tua meta. La nostra meta è camminare insieme sempre più avanti, sempre più dentro l’amore, verso l’Amore perfetto, infinito ed eterno che è Dio.

Continua

Antonio e Luisa