La scuola dell’amore

Oggi voglio fare un gioco. Noi sposi stiamo frequentando l’università dell’amore. Tanti amici magari sono fermi ancora all’asilo, altri alle medie. Cerco di spiegarmi meglio. Il primo gradino della scuola dell’amore è il sentimento. Si riduce l’amore all’innamoramento. Chi si ferma a questo livello di amore non mette volontà. Crede che l’amore, per essere davvero tale, debba essere sempre spontaneo e sostenuto da una forza propria. L’amore si può solo assecondare. Nulla più. Quando finisce questa forza tutto finisce. Non c’è più nulla da fare. Non vale la pena continuare. Chi si ferma a questo livello non va oltre la scuola dell’infanzia. Vivere in questo modo l’amore significa restare degli infanti nella nostra capacità di vivere una relazione affettiva.

Molti riescono a superare questo step e raggiungono quindi il secondo livello. La scuola primaria. Chi giunge a questo punto riesce a trasformare il sentimento in alleanza. Strano a dirlo, ma non tutti raggiungono questo obiettivo. Nell’alleanza si riconosce qualcosa di positivo in quella relazione e si comprende che non può lasciare che si sostenga da sola. Non basta la sola passione e il solo innamoramento. Ci mettiamo qualcosa in più, il nostro impegno. Riconosciamo di non bastarci e di trovare in quella relazione qualcosa di prezioso che va custodito.

Il terzo livello è la scuola media dell’amore. Chi raggiunge questo step inizia a comprendere qualcosa di più sull’amore. Il terzo passaggio consiste nel riconoscere in quell’alleanza non solo qualcosa di importante, ma di fondamentale. Qualcosa di fondante la nostra vita. E’ così che l’alleanza diventa fedeltà. Qui non ci arrivano in tantissimi. Richiede la consapevolezza che quella relazione è così importante da mettere in gioco tutta la nostra vita. Ci richiede una scelta definitiva. Molti non riescono a superare questo livello. Molti si fermano alla terza media senza prendere il diploma, senza il coraggio di fare il salto e passare alla scuola superiore.

Pochissimi raggiungono le superiori. Questo step porterà la coppia a sostenere l’esame di maturità. Trasformiamo la nostra volontà di fedeltà, la nostra scelta definitiva, in sacramento. Significa offrire le nostre vite e la nostra relazione a Dio.  Il sacramento cristiano porta a compimento la fedeltà. La grazia di Dio, il suo amore che ci precede, la promessa di Dio che plasma dal di dentro l’amore umano, riconosce che il luogo concreto in cui essa si attua è la pasqua di Gesù, che si dona nell’Eucaristia della Chiesa. Perciò il sacramento del matrimonio cristiano è esattamente la “grazia di agape” che lavora dal di dentro la “forza di eros”. La maturità consiste nell’accogliere questo significato e viverlo.

Ora c’è l’ultimo step. Solo un ristretto numero di persone riesce a raggiungere questo livello. Questo è il massimo. Non le persone più dotate arrivano fin qui, ma quelle che si sono fidate e affidate di più.  Qui si studia l’amore ad un livello accademico. Non c’è numero chiuso. Non ce n’è bisogno. Sono sempre troppo pochi quelli che arrivano fino a questo punto. Il sacramento diventa cammino. Ogni giorno della nostra vita insieme siamo chiamati a donarci e ad accoglierci.  L’accoglienza del dono plasma e indirizza l’eros umano: rendendo l’altro/a unica per noi e diventando noi unici per lui/lei. L’amore ci fa diventare unici per l’uno per l’altra e di due una sola carne per le altre persone. Il matrimonio cristiano diventa così un punto di partenza, un cammino disteso nel tempo, dove si sperimenta che l’altro riempie giorno per giorno la nostra vita. La vita quotidiana insieme, abitata dal sacramento, è fonte di pienezza e di gioia, è forza per sostenere la pazienza del quotidiano, è consolazione per guarire le ferite della vita, è speranza per costruire insieme una storia. È una storia di attese e desideri, di scelte e di realizzazioni, una storia che diventa feconda per i due sposi stessi, attorno a loro e nella loro carne, fino a generare la vita in pienezza, realizzando quell’unico bene che è la comunione di vita nei coniugi e il frutto dell’amore nei figli.

Antonio e Luisa

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Corpus Domini. Un anniversario di nozze.

Oggi è la solennità del Corpo e Sangue di Cristo. Arriva subito dopo quella in cui si ricorda la Trinità. Domenica scorsa abbiamo ricordato Dio amore, Dio tre persone, ma un’unica sostanza, un unico amore. Dio come relazione intima e perfetta tra tre persone. Dio che non potrebbe essere che così. Dio è amore e l’amore può esistere solo nella relazione. Dopo aver approfondito tutto questo, oggi ricordiamo che una di quelle Persone si è incarnata, che Dio si è fatto uomo. Non solo 2000 anni fa, ma si rende presente anche oggi in ogni consacrazione. Nell’ostia e nel vino consacrati c’è la reale presenza di Cristo. Cristo che si fa carne. Cristo ci ha amato così tanto da scegliere questa modalità particolare per rendersi presente. Gesù desidera così tanto essere uno con noi che ha scelto di farsi mangiare. Fedeli di altre religioni non comprendono tutto questo. Ci deridono e forse ci biasimano. Per loro è inconcepibile un Dio così, che si fa piccolo, che si fa carne, che muore per noi e che addirittura si lascia mangiare. Noi abbiamo la grazia di averlo incontrato. Crediamo che tutto questo sia possibile perchè ci siamo sentiti amati e desiderati da Lui. Abbiamo incontrato un Dio che non ci ha imposto la sua signoria. Gesù è mio Signore perchè desidero con tutto il cuore che lo sia. Mi ha conquistato con il suo amore. Mi ha conquistato dando tutto per me. Mi ha conquistato quando non ha mai smesso di aspettarmi, anche quando io rivolgevo lo sguardo ad altro. Lui è il mio Signore perchè gli ho donato il mio cuore dopo che lui mi ha dato tutto senza chiedere nulla in cambio. Gesù stava celebrando un matrimonio in quell’ultima cena. Stava sposando la sua Chiesa nascente.  Matrimonio che si è concluso sulla croce. Matrimonio che ci consentirà di risorgere. Stava sposando ogni persona battezzata.Anche me e anche voi che leggete. Gesù ci ha mostrato come ama uno sposo. Così dobbiamo essere noi. Amare l’altro/a fino a farci mangiare da lui o da lei. Farci mangiare nel senso che noi abiteremo in lui/lei, saremo parte di lui/lei. Le sue preoccupazioni saranno le nostre preoccupazioni. La sua gioia sarà la nostra gioia. Il suo dolore sarà il nostro. La sua vita sarà anche la nostra. Saremo una carne sola e un cuore solo. Non ci dicono questo? Beato quello sposo (quella sposa) che riesce a vivere questo amore, con questa attenzione, questa dedizione e questa cura verso l’altro. Chi riesce è una persona che ha capito cosa davvero conta nella vita, ha capito cosa sia il matrimonio e si sta preparando al meglio ad incontrare quel Gesù che non desidera altro che accoglierlo in un abbraccio nuziale che durerà per sempre. Matrimonio ed Eucarestia sono due realtà imprescindibili una dall’altra. Almeno per noi cattolici. Sono sacramenti dell’alleanza. Attingendo all’Eucarestia, all’alleanza d’amore tra Gesù e noi, possiamo trovare forza, vita e amore per realizzare al meglio la nostra relazione sponsale. Guardando a come noi sposi ci amiamo (o dovremmo amarci), all’alleanza nuziale  tra un uomo e una donna, il mondo può capire qualcosa di più del mistero dell’Eucarestia. La festa del Corpus Domini è, in fin dei conti, un anniversario di nozze.

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. T come tabernacolo e talamo

Tabernacolo e talamo. Due parole che non sembrano avere molto in comune. Invece sono quasi sinonimi, sono parole che descrivono una sola realtà: la presenza di Dio sulla terra. Tabernacolo non è un concetto cristiano, ma qualcosa che viene da lontano, dal mondo ebraico. Nel tempio di Gerusalemme c’era un luogo inaccessibile, in cui solo il sommo sacerdote poteva entrare. Era il Santo dei Santi, il luogo dove era custodita l’Arca dell’Alleanza, il segno tangibile e visibile della presenza di Dio. Quello era luogo sacro, luogo di Dio. Pensate che gli esperti ci dicono che il sommo sacerdote poteva entrare una volta all’anno e, quando operai dovevano intervenire per manutenzioni venivano calati dall’alto con delle corde per non calpestare quel suolo, tanto era sacro quel luogo. Secondo due Vangeli, quello di Marco e quello di Luca, la tenda che separava il resto del tempio da questo luogo sacro si squarciò alla morte di Gesù, come a significare la ferita inferta dagli uomini alla relazione ed alleanza con il loro Creatore. Il tabernacolo delle nostre chiese ricalca esattamente quella verità. Nel tabernacolo delle chiese cristiane è custodita la reale presenza di Cristo e quindi di Dio. Non a caso Tabernacolo era in origine la tenda che conteneva le tavole della legge prima che fossero collocate nel Tempio di Salomone. D’altronde un luogo sacro è comune a tutte le religioni fin dagli albori dell’umanità, l’uomo ha sempre avvertito la necessità di relazionarsi con Dio e avere un luogo dove trovarlo.

Esiste un altro tabernacolo, non meno importante. Quel tabernacolo è il noi degli sposi. Nell’unione sponsale Gesù è presente in modo misterioso e unico, ma vivo e reale. Per questo si dice che Eucarestia e matrimonio abbiano molto in comune. Entrambi sono sacramenti perenni. Entrambi, a differenza degli altri, mantengono la reale e viva presenza sempre. Come nell’eucarestia c’è la reale presenza di Cristo fino a quando pane e vino non sono consumati, così nel matrimonio resterà la realtà soprannaturale e non visibile fino alla morte di uno dei due sposi. Realtà invisibile, ma operante. Negli altri sacramenti non è così. Nel battesimo Cristo è presente e operante durante il rito, ma poi non più, permangono gli effetti di Grazia. Molto diverso. Questo concetto è stato ripreso e spiegato in modo concreto e non fraintendibile dal nostro vescovo. Il vescovo di Bergamo Francesco Beschi, durante un incontro rivolto ai giovani sposi, fece un gesto molto forte e per certi versi scandaloso. Si inginocchiò davanti a loro e disse che in quel momento stava adorando Cristo come davanti al Santissimo Sacramento.

Arriviamo così al talamo nuziale. Il talamo è il tabernacolo visibile della presenza reale di Cristo nell’unione sponsale. Talamo luogo di incontro della carne e dei corpi che diventa segno visibile dell’invisibile e sacra unione dei cuori operata dallo Spirito Santo con il sacramento del matrimonio. Per questo dissacrare il talamo nuziale è un peccato gravissimo. Non è molto diverso dal prendere l’Eucarestia e gettarla nell’immondizia. L’adulterio è uccidere Cristo nella nostra relazione, è distruggere il nostro patto che non è scritto solo sulla terra, ma anche nei cieli, è distruggere l’alleanza fedele e indissolubile segno dell’Alleanza di Gesù con la sua Chiesa.

Come immagine copertina dell’articolo ho scelto un momento del matrimonio tra Chiara Corbella ed Enrico Petrillo. Bellissima e significativa. Chiara ed Enrico stanno per diventare tabernacolo di Cristo nella loro unione. All’interno del loro Sacer, del recinto sacro delimitato dalle loro due persone ecco Cristo visibile nel vino eucaristico. Un’immagine meravigliosa, sulla quale fermarsi a meditare. Un’icona visibile di una realtà invisibile immensa. Scrivendo queste righe mi venivano le lacrime a pensare a questa grandezza che anche noi possiamo vivere e riconoscere. Una realtà già presente in noi che dobbiamo solo scoprire.

Antonio e Luisa