L’alfabeto degli sposi. O come offerenti.

Nell’antichità, molto prima del cristianesimo, i nostri padri avevano comunque nel cuore il desiderio di Dio, e la necessità di mettersi in contatto con lui e cercavano un modo di trovarlo e adorarlo.

Salirono su un monte, perché Dio è nei cieli e il monte è il luogo che più si avvicina a Lui, delimitarono  una zona di terreno con paletti  e quella zona divenne sacra.

Sacra perché tutto quello che vi entrava diventava sacro, di proprietà di Dio. Venivano portati all’interno animali da sacrificare e frutti della terra da donare.

Questa zona sacra era chiamata Sacer. La persona che poteva entrare in questa zona e mediare con Dio, portare le istanze della popolazione e accogliere le risposte di Dio era il sacerdote.

Anche noi sposi, essendo consacrati nel  matrimonio e unti nel battesimo, siamo sacerdoti della nostra unione e della nostra famiglia. Anche noi abbiamo il nostro Sacer. Il nostro Sacer è il talamo nuziale dove sacrifichiamo a Dio noi stessi, donandoci totalmente al nostro sposo e alla nostra sposa. L’atto coniugale diventa così gesto sacerdotale, offerta d’amore e totale elevata a Dio, partecipiamo al sacrificio di Cristo. Il talamo nuziale è per gli sposi quello che per il sacerdote ordinato è l’altare. Sull’altare il sacerdote rinnova il sacrificio di Cristo, stessa cosa avviene tra gli sposi durante l’amplesso fisico.

Vivere bene e nella verità il rapporto fisico non è solo un atto d’amore verso il proprio coniuge, ma è un atto d’amore, un sacrificio verso Dio che ci ha consacrato per essere amore per noi e per il mondo.

Non solo; l’atto fisico, se vissuto in modo autentico, nella verità del gesto, ha due valenze. E’ nutrimento per la nostra relazione e il nostro cuore, incrementando il nostro amore naturale e l’apertura alla Grazia. E’ immagine di ciò che vogliamo vivere: dono reciproco e totale l’uno per l’altra, in ogni situazione della vita, non solo nel talamo nuziale. E’ impegno e rassicurazione vicendevole. Ci vogliamo essere sempre e comunque, l’uno per l’altra. Donarci senza risparmio e senza condizione. Vi rendete conto della bellezza di tutto questo?

Antonio e Luisa.

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Tutta la famiglia è preghiera.

Invitati a parlare di preghiera di coppia, con mio marito, abbiamo scandagliato le radici del cuore, insieme allo Spirito Santo, e ci siamo resi conto che non avremmo mai e poi lasciato la ricetta della giusta o della bella preghiera ma che avremmo approfondito altri significati.

Il nostro desiderio era, semmai, di lasciare che gli altri leggessero in noi qualcosa di “pregabile” o meglio, lasciare il profumo di Cristo e il modo di arrivare alla Sua amicizia.

Tutta la famiglia è preghiera. Dio, pregando, ha creato la coppia.

Occorre imparare a LEGGERE LA FAMIGLIA, perché la sua storia è scritta nel progetto di Dio per l’uomo. Potremmo azzardare dicendo che è proprio Dio che vuole “metter su” famiglia con noi.

Lo vuole fare sempre, a partire dal tempo del fidanzamento, passando per il viaggio del matrimonio fino alle nozze della vita eterna. Lo vuole fare con tutti, iniziando dagli “alberi” da cui proveniamo, quelli genealogici!

Per questo abbiamo ricevuto degli imperativi necessari dal nostro Creatore:

L’uomo ABBANDONERÀ il padre la madre

Si UNIRÀ al suo coniuge

I due SARANNO una sola carne

CRESCERANNO

SI MOLTIPLICHERANNO

Anche Gesù nasce in una famiglia e tutta la scrittura è un linguaggio nuziale, ovviamente non solo il Cantico ma tutta la Bibbia parla di un matrimonio continuo.

Cosa occorre però per entrare nella preghiera del cuore di due innamorati che hanno deciso di amarsi diventando coppia?

Se pregare è incontrare l’altro è necessaria la CHIAVE per aprire il cuore altrui e se ci vuole una chiave significa che ci sono delle PORTE da dover aprire.

GV 10,9 “Io sono la porta. Chi entrerà attraverso me sarà salvo”.

Le porte che possiamo individuare sono essenzialmente 4:

-LA PORTA DELLA CHIESA

-LA PORTA DELLA CASA

-LA PORTA DELLA STANZA NUZIALE

-LA PORTA SANTA

🚪 La porta della chiesa è quella che ci permette la realizzazione del verbo dell’ABBANDONARE perché, col matrimonio avviene il passaggio dalla condizione di figlio a quella di sposo.

I genitori nel consegnare l’uno all’altra fanno un passo indietro e vanno a sedersi addirittura alle spalle dei testimoni. Ciò significa che la famiglia diventa di origine e gli Sposi sono la nuova famiglia.

🚪 La porta della casa è il luogo ove tutto comincia e che consente la realizzazione del verbo dell’UNIRE.

Ecco la chiesa Domestica, ecco dove ogni atto diviene liturgico ed ecco dove si condivideranno le dinamiche maschile e femminile con tutte le implicazioni caratteriali che susciteranno conflitti e rappacificazioni nella prospettiva della crescita e soprattutto della costruzione del famigerato NOI.

Qui bando alle maschere che, vuoi o non vuoi, saremo costretti a togliere.

🚪 La porta della stanza nuziale che realizza il verbo dell’ESSERE UNA SOLA COSA e del MOLTIPLICARE.

Qui si attua la vera intimità. L’unione coniugale. I due che sono Uno. L’apertura alla vita.

Qui si celebra il sacramento perché l’atto più liturgico sarà proprio laddove l’uomo e la donna sapranno donarsi totalmente fino a ricreare quell’essere divino creato ad immagine e somiglianza di Lui. Al centro di due coniugi c’è Cristo che si incarna nell’icona della famiglia in forma trinitaria.

🚪 La porta Santa è la meta. Nella chiesa Universale essa viene aperta ogni 25 anni ma, per una coppia, è la porta della Santità. Al momento del passaggio l’essere umano è da solo ad attraversare la sua porta ma, poi nella Gerusalemme Celeste tutto si ricongiungerà e sarà li il vero successo di un buon matrimonio. Santi insieme!

E allora…..perché pregare? Cosa è la preghiera? Perché c’è difficoltà nel pregare?

La preghiera è un TU. E se è così, TU chi sei veramente? Conosco il mio tu? Il bello è che non conosco neppure il mio io.

Dunque la preghiera è avere un TU con cui condividere la vita. Un TU per eccellenza. Un TU che c’è sempre, che mi segue e mi precede.

Un TU da farmi amico, da conoscere bene, da essergli fratello. Un TU che entra in dialogo con me.

Per arrivare al TU occorre aprire quelle porte e per poterlo fare ho bisogno delle CHIAVI ad esse relative.

Matteo 16:19 Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli».

Le chiavi sono fondamentali per aprire il cuore al perdono e alla salvezza.

Ma quali possono essere queste chiavi?

🔑 EUCARISTIA QUOTIDIANA

Conosco se frequento. Gesù Cristo è quel TU che deve diventarmi amico e fratello. Lui è il vero passe-partout di ogni porta. Il badge Universale!

A Lui chiedo ciò che vedo nel mio cuore: guarigione dai malanni dello spirito, preghiera per il coniuge in quanto sacramentalmente uniti, preghiera per ciò che mi viene suggerito.

Più lo frequento e più lo conosco il mio Gesù! Ovviamente ad esso collegato è ilSACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE, chiave essenziale per incontrare Gesù e questo lo diamo per già acquisito. Confessione ed Eucaristia vanno di pari passo.

🔑 TALAMO NUZIALE

Questa è la chiave che apre la porta della stanza degli sposi. Qui il fondamento è la preghiera perché nell’atto coniugale, quando i due divengono una sola carne, essi celebrano il sacramento per cui sono ordinati. Al centro vi è Gesù che li trasforma in quell’essere divino creato ad immagine e somiglianza del Padre Creatore. Qui essi sconfiggono Asmodeo, il demone che impedisce l’unione coniugale come accade nel libro di Tobia al capitolo 8 versetti 2-9.

Qui si compie ciò che per dono di Dio moltiplica e accresce attraverso il misterioso e straordinario dono della vita. Questa chiave è l’espressione dell’unità profonda e dell’intesa preghiera interiore.

🔑 PAROLA DI DIO

La Parola compie ciò che dice. Non è come il nostro modo di aprir bocca, è totalmente diverso ed efficace il parlare di Dio. Dio ci rivolge la parola per primo perché Lui entra in dialogo con noi e conduce la nostra storia chiedendo di collaborare. Che bello avere sempre presente la parola di Dio. Leggere, ascoltare, compiere.

🔑 PADRE SPIRITUALE

Un terzo che abbia saggio discernimento è fondamentale per se stessi e per la coppia.

Mai da soli ma con chi ti fa da specchio e ti accende le due spie del bene e del male affinché tu scelga responsabilmente ma consapevolmente ciò che conta per la tua anima.

E allora perché pregare?

Per imparare a parlare con Dio nella storia personale e familiare nel quotidiano dell’esistenza.

Il mondo è il convento della coppia e in questo due cose sono essenziali:

FERMATI e TROVA IL TEMPO, ricordando che Dio prima ha santificato il tempo e poi ha santificato lo spazio, quella tenda e quell’abitare in mezzo a noi.

Fermati e trova il tempo affinché il tempo non trovi più te quando sarai tu stesso a cercarlo!

AMEN

Cristina Epicoco Righi

Il talamo nuziale è benedetto

Ho da poco finito di leggere l’ultima opera di don Carlo Rocchetta. Il titolo è già molto interessante: Teologia del talamo nuziale. Don Carlo è uno dei pochi sacerdoti, almeno che io sappia, che ha avuto il merito di approfondire il matrimonio come sacramento sessuato, che si vive attraverso e nel corpo e che si esercita attraverso le doti del corpo.Il corpo è fondamentale nel matrimonio, tanto è vero che il sacramento non si realizza finchè non c’è il primo rapporto fisico tra gli sposi. Don Carlo ha il merito di ricordarci che non si può costruire la nostra casa sulla roccia senza delle fondamenta bel salde. Non si può vivere un matrimonio spiritualmente elevato e autentico senza sviluppare tutte le doti corporee atte a trasmettere amore. Non si può essere sposi felici senza sviluppare la tenerezza. Non si può essere sposi cristiani, quindi al modo di Cristo, senza sviluppare tutti i gesti espressivi dell’amore: parole, carezze, abbracci, baci e l’amplesso fisico. Il matrimonio non si costruisce quindi solo con la fede e la Grazia, e neanche solo a tavola, quindi con  la comunione e la convivialità ma necessita anche del talamo, quindi della manifestazione nel corpo dell’unione intima dei cuori e della dolcezza e tenerezza, doti corporee dell’amore. La Chiesa non ha sottovalutato questo aspetto tanto che fino a qualche anno fa era prevista la benedizione da parte del sacerdote del talamo nuziale. Questo gesto aveva un significato molto bello e importante. Il presbitero benedendo la camera nuziale riconoscendo quel luogo come sacer (luogo che appartiene a Dio), quindi sacro. Quello è il luogo dove marito e moglie unendo i lori cuori e i loro corpi rinnovano il sacramento delle nozze e, aprendosi così alla vita e all’amore, riattualizzano la presenza di Cristo nella loro unione.

Antonio e Luisa

La Chiesa sacralizza l’unione degli sposi

Una certa idea filosofica e culturale ci ha sempre fregato. Abbiamo imparato a pensare all’anima come qualcosa di puro, di vicino a Dio, che ci innalza, e al corpo come qualcosa di terreno, dove risiedono gli istinti più gretti. Siamo abbastanza convinti che l’anima ci renda uomini e il corpo animali. Qualcosa di questa idea ce l’abbiamo tutti, senza false ipocrisie, chi più chi meno siamo tutti dentro questo modo di pensare.

Ma questo è quello che insegna la morale cristiana?

Naturalmente no. Questo è moralismo, cioè un qualcosa che dirstorce il reale messaggio e ne fa qualcosa di diverso e per certi versi diametralmete opposto.

La morale cristiana, l’insegnamento morale cristiano ci hanno sempre detto tutt’altro, ma pochi lo sanno.

L’amore fisico tra gli sposi viene spesso visto come qualcosa di tollerato e necessario per la procreazione umana, in realtà è un gesto sacro e liturgico per gli sposi. Un gesto bellissimo, casto e puro che per questo non deve essere sporcato e dissacrato da noi sposi.

Vi rendete conto della differenza enorme che c’è tra il dire che è un gesto intrinsecamente sporco dal dire che possiamo sporcarlo noi, con il nostro modo di intenderlo e viverlo?

Se comprendiamo il significato altissimo del gesto nella sua più profonda verità, diventa comprensibile anche tutto il resto. Diventa comprensibile perché astenersi prima del matrimonio, perché evitare di sporcarlo con l’uso degli anticoncezionali, perché impegnarsi a fondo a purificare sguardo e cuore per non portare schifezze all’interno del talamo nuziale, nostro altare e luogo sacro di manifestazione divina.

Don Rocchetta, nel suo ultimo testo “Teologia del talamo nuziale”, che straconsiglio, descrive il talamo nuziale come vero e proprio luogo teologico con valenza sacramentale. Quando due sposi si uniscono intimamente, rinnovano un sacramento. Vi rendete conto?

La Chiesa, sempre additata al ruolo di sessuofoba e castrante, è l’istituzione che maggiormente valorizza il rapporto sessuale, dando a questo gesto una dignità enorme, lontana anni luce dalla banalizzazione della nostra attuale società.

Voglio finire con una chicca. Pochi sanno, anche io ammetto di averlo scoperto solo attraverso il libro di Rocchetta, che il talamo nuziale fino a pochi decenni fa veniva benedetto dall’autorità ecclesiale. Poi, senza motivazioni apparenti, è stata cancellata nel 1984.

Ah, dimenticavo. L’immagine non è scelta a caso: il Talamo nuziale è luogo sacro, dove l’accesso è consentito solo a chi celebra il sacramento. Animali e figli fuori.