Io sono il pane vivo!

In quel tempo, Gesù disse alla folla dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

L’Eucarestia, per noi sposi, è un nutrimento fondamentale. Non possiamo pensare di essere ciò che siamo, senza la forza che viene dal pane eucaristico. Non possiamo pensare di poter essere pane spezzato l’uno per l’altra se non ci sfamiamo di Gesù pane spezzato. Eucarestia e matrimonio due sacramenti in apparenza così diversi, ma che hanno davvero tanto in comune. Hanno un senso profondo comune.  L’Eucarestia è segno reale del sacrificio di Cristo per ognuno di noi. Rinnova e riattualizza in ogni Messa il sacrificio di Cristo. Gesù si è dato completamente fino a farsi mangiare per amore. Di nuovo torna presente, in modo misterioso, in quel pane e quel vino. Il matrimonio non è forse la stessa cosa? Il matrimonio non è forse il dono totale dell’uno per l’altra e viceversa? Nel matrimonio non mi consegno completamente alla mia sposa? Nell’amplesso, che ricordo essere parte integrante del sacramento e gesto sacro, non si verifica una vera e propria compenetrazione dei corpi? Non si è forse l’uno nell’altra. Non a caso l’amplesso fisico degli sposi riattualizza il sacramento del matrimonio. Ogni volta che io e la mia sposa ci amiamo carnalmente stiamo rinnovando il nostro matrimonio, stiamo rinnovando un sacramento. Riuscite a capire come matrimonio ed Eucarestia siano entrambi sacramento del dono totale e radicale. Per questo gli sposi sono immagine dell’amore di Dio. Nell’amore radicale, totale, fecondo, indissolubile degli sposi si rende presente e visibile Dio.

La Messa diventa quindi nutrimento per amare di più Gesù in Luisa. Se non comprendo questo sto perdendo tempo.

Mi capita spesso, dopo aver assunto l’Eucarestia, di inginocchiarmi e prendere la mano della mia sposa. E’ un gesto spontaneo. Ha un duplice significato, almeno per me. Significa dire a Cristo: Voglio sempre essere più uno con lei, saldaci sempre più con il tuo Santo Spirito. Significa dire a lei: ti ho affidata a chi ti ama più di me.  

La grandezza del matrimonio non finisce mai di sorprendermi e stupirmi.

Gesù, da quell’attimo importantissimo della nostra vita, in cui ci ha donato l’uno all’altra, ci ama non più solo come Antonio e Luisa, ma ci ama come coppia, e noi a nostra volta ricambiamo il suo amore amandolo insieme, con un solo cuore, nutrendoci di Lui e di noi,  nutrendo l’amore per Lui con il nostro amore sponsale e il nostro amore sponsale con l’amore per Lui.

In questo contesto la mia preghiera, il mio partecipare all’Eucarestia, il mio aprirmi a Gesù diventa salvifico e fonte di grazia e di forza anche per la mia sposa.

In quante situazioni di suo scoraggiamento e sconforto  l’ho affidata nelle mani di Gesù partecipando alla Santa Messa. Noi battezzati siamo tutti legati  gli uni agli altri come i tralci alla vite, ma gli sposi di più. Ricordiamocelo.

Antonio e Luisa

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Amare come Dio e al modo di Dio.

Oggi volevo proseguire con il Cantico. Poi, però, ho letto le parole della meditazione che il Papa ci ha donato ieri a Santa Marta. Sono rimasto folgorato. Parole semplici, ma di una sostanza e di una verità deflagranti. Una bomba. Bellissime. Condivido un passaggio del resoconto particolarmente decisivo.

«In questo congedo», ha sottolineato il Pontefice, il Signore compie «due gesti, che sono istituzioni: due gesti per i discepoli e per tutta la Chiesa che verrà. Due gesti che sono il fondamento, per così dire, della sua dottrina»: l’istituzione dell’Eucaristia e la lavanda dei piedi. Da questi gesti «nascono i due comandamenti: i due comandamenti che faranno crescere la Chiesa se noi siamo fedeli».

Innanzitutto, ha detto Francesco, c’è il «primo comandamento» che è quello «dell’amore». Ed è «nuovo» perché, ha spiegato, «c’era il comandamento dell’amore — amare il prossimo come me stesso — ma questo dà un passo in più: amare il prossimo come io vi ho amato». Quindi: «l’amore senza limiti», senza il quale «la Chiesa non va avanti, la Chiesa non respira. Senza l’amore, non cresce, si trasforma in una istituzione vuota, di apparenze, di gesti senza fecondità». Con l’Eucaristia, in cui Gesù «dà da mangiare il suo corpo e da bere il suo sangue», egli «dice come noi dobbiamo amare, fino alla fine».

Vi è poi l’altro gesto, quello della lavanda dei piedi, in cui «Gesù ci insegna il servizio, come strada del cristiano». Infatti, «il cristiano esiste per servire, non per essere servito». Ed è una regola che vale «tutta la vita». Tutto è racchiuso lì: infatti «tanti uomini e donne nella storia», che l’hanno «presa sul serio», hanno lasciato «tracce di veri cristiani: di amore e di servizio».

Ha sintetizzato il Papa: «L’eredità di Gesù è questa: “Amatevi come io ho amato” e “servite gli uni gli altri”. Lavate i piedi gli uni agli altri, come io ho lavato a voi i piedi».

Premessa: quando scrivo lui vale per lei, e viceversa.

Parole indirizzate a tutta la Chiesa. Noi sposi siamo, però, interpellati in modo particolare. Noi siamo piccola chiesa e noi siamo epifania di quell’amore portato da Cristo con la sua vita e con la sua persona. Le parole di Cristo non ci lasciano scampo. Il Papa lo ribadisce. Mi capita spesso di discutere di questo sui social, di persona, o anche attraverso questo blog. Le domande sono sempre le stesse. Non posso amare chi non mi contraccambia. Non è giusto che faccia tutto io. Lui non capisce e si comporta da egoista. Dio non vuole che io sia infelice in questa relazione. Io ce la metto tutta nell’accoglierlo, ma lui non fa nulla. Non c’è reciprocità. Così non si può andare avanti. Così via.

Abbiamo perso il vero senso del matrimonio. Crediamo che, attraverso quell’unione, risolviamo tutti i nostri vuoti e la nostra ricerca della felicità. Ovvio, un matrimonio felice è il desiderio di tutti e guai a non fare di tutto per averlo. Lo scopo del matrimonio è un altro. Lo scopo del matrimonio è prepararsi all’incontro e all’abbraccio eterno con Cristo. Imparando ad amare e a mettere l’altro davanti a noi. Gesù non ci dà, quindi,  ragione. Non ci segue in questi ragionamenti e in queste comuni lamentele. Gesù ama da Dio. Gesù ci mostra il suo amore in tutta la sua vita. Il culmine lo raggiunge, però,  nell’Eucarestia, nella lavanda dei piedi, nella sua passione e morte. Dà tutto. Tutto se stesso. E serve. E’ un re che serve i suoi discepoli. E’ un re che ama e che serve. Questo siamo chiamati ad essere. Per questo per il matrimonio non basta una semplice relazione naturale e umana, ma serve un sacramento. Noi siamo chiamati ad amare come Dio (senza misura e senza condizione) e al modo di Dio (nel servizio). Tuo marito si comporta male: amalo di più. Tuo marito si arrabbia e tiene il muso: sii dolce e accogliente. Tua moglie si lamenta: accogli le sue critiche e non smettere di servirla. Ognuno ha in mente i propri punti critici sui quali lavorare.

Se mettiamo condizioni al nostro amore sponsale, non stiamo amando da Dio, stiamo mettendo noi stessi davanti, il nostro egoismo. Stiamo dicendo a Dio: non voglio amare come te. Voglio amare come ama il mondo. Senza fatica e senza sacrificio. Così, però, perdiamo tutta la bellezza e la grandezza di un’unione vissuta nell’abbandono a Dio e vivacchiamo, come fanno tanti.

Potete essere d’accordo o meno con quanto ho scritto. Non cambia la sostanza. Dio ci chiede di amare come lui e nel modo in cui ama lui. Senza condizione, senza limite, e ponendosi al servizio dell’altro.

Amando così potrete fare miracoli. Cambiare voi stessi e, chissà, anche l’altro. Non c’è scelta. La strada è stretta, a volte difficile, forse impossibile,  ma fuori da questa strada non possiamo che perderci.

Antonio e Luisa

 

Il nostro matrimonio come Cafarnao

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.

Voglio iniziare dalla fine. Gesù disse questi insegnamenti a Cafarnao. Cafarnao città della Galilea, dove Gesù passo un po’ di tempo, iniziò la predicazione e fece numerosi miracoli. Cafarnao, in ebraico Kefar Nahum, ossia ‘villaggio della consolazione’, era una città della Galilea, affacciata sul lago di Tiberiade. Qui si tramanda che Cristo abbia iniziato le sue predicazioni: e se già Cafarnao era una città movimentata, con le folle da lui attratte pare sia diventata eccezionalmente caotica. Di qui scaturiscono i significati figurati.
Cafarnao rimanda a due diversi significati: consolazione e confusione.

Torniamo ora alla nostra relazione sponsale. Non è spesso paragonabile ad una Cafarnao? Non abbiamo tanta confusione in noi? Non abbiamo tanta insicurezza e tanti dubbi che ci portiamo dentro?  Gesù ci dice che Lui è la consolazione. In Lui possiamo trovare le risposte. In Lui possiamo affidare il nostro matrimonio e custodire il nostro amore. Tutto cambia con Lui. Per poterlo accogliere dobbiamo sfamarci e dissetarci con la Sua carne e il Suo sangue. Un rimando molto esplicito all’Eucarestia come nutrimento del nostro amore sponsale. Certo questo è vero. Io ci leggo, però,  qualcosa di più profondo ancora. L’Eucarestia senza consapevolezza non penso possa cambiare le cose. Se mi accosto all’Eucarestia senza un cuore affamato e assetato di quella carne e di quel sangue, lo Spirito Santo troverà la porta chiusa e resterà fuori. Come sentire questa fame? Sentendosi poveri. Se io sono pieno di me, se credo di bastarmi e di non aver bisogno di Gesù, quel sacrificio non mi tocca il cuore, e l’Eucarestia diventa cibo superfluo. Questo è il rischio di tanti sposi. Bastarsi e credere di non aver bisogno di nessuno, neanche di Dio. Quando, invece, hai la Grazia di riconoscerti povero, Dio può agire. Tu singolo/a puoi fare esperienza di Cristo. Voi coppia potete fare esperienza di Cristo. Potete stupirvi come nella pochezza di ciò che siete Gesù veda tanta bellezza. Tanto da morire per tirar fuori da voi ciò che lui vede nelle vostre grandissime potenzialità di uomini, di donne,  di sposi. Solo così mangiare la sua carne e bere il suo sangue sarà cibo e bevanda di salvezza e, io aggiungerei, di bellezza.

Dio può davvero portare la pace nella confusione della nostra Cafarnao, ma noi dobbiamo essere capaci di accoglierlo nella nostra vita, dobbiamo avere vera fame e vera sete di Lui.

Antonio e Luisa

Inginocchiarsi sulle miserie dell’altro

Questo è un periodo di Grazia. So che la vita di ogni giorno, frenetica e pressante, rischia di rendere impossibile una vera preparazione alla Pasqua. In questi ultimi tre giorni, almeno in questi ultimi tre giorni ho voluto fortemente ritagliarmi dei momenti per Gesù. Stamattina alle sei sono andato in chiesa. Eravamo io e don Mattia, un giovane prete della mia parrocchia. Un silenzio bellissimo. Una sensazione strana. La percezione dell’assenza di Cristo, nel momento in cui si ricorda la sua passione, la notte più difficile per lui. Nello stesso tempo ho percepito forte il suo amore. Ha dato tutto per me, affinchè io potessi essere redento e salvato, e con me la mia relazione e il mio matrimonio. Ieri sera abbiamo celebrato la Messa in Coena Domini. Il Vangelo proclamato è stato di Giovanni, l’episodio della lavanda dei piedi.  Non so se ci avete mai pensato. Giovanni è l’unico evangelista che dedica tantissimo spazio alla lavanda dei piedi e molto meno all’ultima cena, all’istituzione dell’Eucarestia. Strana questa scelta. L’Eucarestia è il fondamento della nostra Chiesa. La presenza viva dello Sposo, che in ogni Messa si rende nuovamente e misteriosamente presente. Cosa ci vuole dire Giovanni? L’amore di Dio è presente nella chiesa quando diventa servizio. Quando ci si china sulle miserie del fratello,  sui suoi peccati, sulle sue miserie, sulle sue caratteristiche e atteggiamenti meno amabili. Nella mia riflessione personale ho visto l’importanza e la complementarietà di questi due gesti. L’Eucarestia che diventa nutrimento, speranza, accoglimento e forza per ogni cristiano. L’Eucarestia sacramento affidato al sacerdote per il bene di tutta la Chiesa. Ma non basta l’Eucarestia. Serve la lavanda dei piedi.  Serve l’amore vissuto e sperimentato. Gesto che diventa sacramento nel matrimonio. Il nostro sacerdozio comune di sposi battezzati si concretizza in tutti i nostri gesti d’amore dell’uno verso l’altra. Siamo noi sposi a dover incarnare questo gesto nella nostra vita. Se il sacerdote, attraverso l’Eucarestia, dona Cristo alla Chiesa, noi sposi, attraverso il dono, il servizio e la tenerezza, doniamo il modo di amare di Cristo, rendiamo visibile l’amore di Cristo. Almeno dovremmo, siamo consacrati per essere immagine dell’amore di Dio.   Gesù che si inginocchia per lavare i piedi ai suoi discepoli. Un’immagine che noi sposi dovremmo meditare in profondità e che dovremmo imprimere a fuoco nella nostra testa.

Gesù, uomo e Dio, che si inginocchia per lavare i piedi dei suoi discepoli. I suoi discepoli, gente dalla testa dura, egoista, paurosa, incoerente, litigiosa e incredula. Gente esattamente come noi, come sono io, come è mia moglie. Noi siamo sposi in Cristo, e Gesù vive nella nostra relazione e si mostra all’altro/a attraverso di noi. Noi siamo mediatori l’uno per l’altra dell’amore di Dio. E’ un dono dello Spirito Santo. E’ il centro del nostro sacramento. Noi, per il nostro sposo, per la nostra sposa, siamo, o dovremmo essere, quel Gesù che si inginocchia davanti a lui/lei, che con delicatezza prende quei piedi piagati e feriti dal cammino della vita e sporcati dal fango del peccato. Quel Gesù che, con il balsamo della tenerezza è capace di lenire le piaghe e le ferite, e che con l’acqua pura dell’amore li monda e scioglie quel fango che, ormai reso secco dal tempo, li incrostava e li insudiciava. Questo è l’amore sponsale autentico. Tutti sono capaci, davanti alle fragilità e agli errori del coniuge, di ergersi a giudice. Tutti sono capaci di condannare e di far scontare gli sbagli negando amore e attenzione. Solo chi è discepolo di Gesù, dinnanzi ai peccati, alle fragilità, alle incoerenze dell’amato/a è capace di inginocchiarsi, di farsi piccolo,  in modo che quelle fragilità, che potevano allontanare e dividere,  possano trasformarsi in via di riconciliazione e di salvezza. Sembra difficile, ma non lo è. Noi che abbiamo sperimentato l’amore misericordioso di Dio nella nostra vita, che siamo innamorati di Gesù per come ha saputo amarci, e siamo quindi pieni di riconoscenza per Lui, possiamo restituirgli parte del molto che ci ha donato amando nostra moglie e nostro marito sempre, anche quando non è facile e ci ha ferito. Esattamente come un’altra figura del vangelo, la peccatrice, che bagnati i piedi di Gesù con le sue lacrime, li asciugò con i capelli .Ho sperimentato tante volte questa realtà con mia moglie, e in lei che si inginocchiava davanti alla mia miseria ho riconosciuto la grandezza di Gesù e del suo amore.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. L’Eucarestia nutre il matrimonio. (9 articolo)

Ci soffermiamo un attimo, ora, al momento in cui partecipiamo alla celebrazione dell’Eucarestia. Da soli o anche in coppia. Vivere l’Eucarestia da sposi non è la stessa cosa che viverla da singoli. Ci sono realtà e finalità diverse che intervengono. La finalità ultima è sempre rispondere all’amore dello Sposo, di Gesù. Quando sono sposato cosa cambia? La risposta d’amore che io do a Gesù passa attraverso la mia sposa. La risposta di Luisa passa attraverso Antonio e viceversa. Quindi quando io mi nutro della presenza viva e reale di Gesù, Lui mi dà quella Grazia, quella presenza rinnovata di sè, affinchè la mia risposta d’amore possa essere ancora più perfetta. Affinché, quindi, io possa amare sempre più profondamente e autenticamente la mia sposa. Non si scappa da questo. Io non posso rispondere all’amore di Cristo se non attraverso la mia sposa. Principalmente attraverso di lei. Il nostro cammino verso il Cielo non è più in solitudine, ma andiamo a mani unite. Non possiamo prescindere da questo. E’ compito della sposa portare a Cristo lo sposo e viceversa. Che non significa costringere o ricattare l’altro ad andare a Messa. Non si ottiene nulla se non il peggiorare le cose. Significa aspettare l’altro se è più indietro. Significa pregare per lui/lei e amarlo concretamente e teneramente di più affinchè vedendo l’amore con cui l’amate possa desiderare di incontrare il vostro Cristo.

A me è successo. Posso testimoniarlo. Ho davvero desiderato Cristo quando ho visto il miracolo che aveva compiuto nella mia sposa. Anche io volevo essere come lei, amarla come lei mi amava. Non si fa proselitismo, ma si contagia per amore e con amore.

La Messa diventa quindi nutrimento per amare di più Gesù in Luisa. Se non comprendo questo sto perdendo tempo.

Mi capita spesso, dopo aver assunto l’Eucarestia, di inginocchiarmi e prendere la mano della mia sposa. E’ un gesto spontaneo. Ha un duplice significato, almeno per me. Significa dire a Cristo: Voglio sempre essere più uno con lei, saldaci sempre più con il tuo Santo Spirito. Significa dire a lei: ti ho affidata a chi ti ama più di me.  

La grandezza del matrimonio non finisce mai di sorprendermi e stupirmi.

Gesù, da quell’attimo importantissimo della nostra vita, in cui ci ha donato l’uno all’altra , ci ama non più solo come Antonio e Luisa, ma ci ama come coppia, e noi a nostra volta ricambiamo il suo amore amandolo insieme, con un solo cuore, nutrendoci di Lui e di noi,  nutrendo l’amore per Lui con il nostro amore sponsale e il nostro amore sponsale con l’amore per Lui.

In questo contesto la mia preghiera, il mio partecipare all’Eucarestia, il mio aprirmi a Gesù diventa salvifico e fonte di grazia e di forza anche per la mia sposa.

In quante situazioni di suo scoraggiamento e sconforto  l’ho affidata nelle mani di Gesù partecipando alla Santa Messa. Noi battezzati siamo tutti legati  gli uni agli altri come i tralci alla vite, ma gli sposi di più. Ricordiamocelo.

Antonio e Luisa

 

Sposi sacerdoti. Amplesso gesto sacerdotale. (7 articolo)

L’essere sacerdoti degli sposi è condizione necessaria per instaurare il sacramento del matrimonio stesso. E’ condizione fondante per essere sposi in Cristo. Dal 72 al punto 75 di Amoris Laetitia il Papa ci dice questo. Gli sposi esercitano il loro sacerdozio durante tutto il rito del matrimonio. E’ gesto sacerdotale quando si promettono amore incondizionato, fedele e per sempre ed è altrettanto gesto sacerdotale quando confermano la promessa con l’unione dei corpi durante il primo amplesso fisico dopo il matrimonio. Se non si comprende questa realtà non si può comprendere neanche perchè la Chiesa ammetta l’unione fisica solo nel matrimonio. Non perchè la Chiesa sia sessuofoba, come tanti pensano. Al contrario. La Chiesa ha un’altissima considerazione dell’intimità fisica. Ne riconosce un gesto sacro, un gesto sacramentale nel quale gli sposi donandosi totalmente in anima e corpo si fanno mediatori l’uno dell’altro dell’amore di Cristo che ha dato tutto se stesso per noi. Chi conosce queste realtà e le ha sperimentate non può ritenere innocue e giuste pratiche come rapporti prematrimoniali, pornografia, masturbazione, adulterio e tutte queste belle cose che la società odierna cerca di normalizzare. Il fatto che lo facciano tanti non rende questi gesti buoni, ma evidenzia solo la povertà in cui viviamo. Realtà come Cuori Puri, Purex o altre esperienze simili non sono una pittoresca manifestazione di giovani strani. Sono giovani che rifiutano questa nuova banalizzazione del corpo e del sesso e vogliono recuperare la bellezza di una relazione autentica. Torniamo ora a noi sposi. Facciamo un passaggio ulteriore. Conseguenza logica di quello che abbiamo scritto fino ad ora cos’è? Se l’amplesso è gesto sacerdotale per confermare il matrimonio durante il rito, poi non lo è più? Lo è ancora! Eccome se lo è! Ricordiamolo! Ogni volta che ci doniamo l’uno all’altra nell’intimità fisica stiamo esercitando il nostro sacerdozio. Ogni volta che viviamo l’intimità fisica rendiamo presente nuovamente quella realtà che ha instaurato il nostro sacramento.  Rendiamo nuovamente attuale e presente l’offerta totale che ci siamo fatti l’uno all’altra. Non vi ricorda nulla tutto questo? Ricordate che noi siamo immagine e ricordiamo l’amore totale di Gesù sulla croce? Come si riattualizza quella realtà? Nell’Eucarestia. Ogni Eucarestia si rende di nuovo attuale e presente quel sacrificio di Cristo. Cristo morto sulla croce una volta sola, ma il cui sacrificio è reso attuale e reale nuovamente in ogni Messa. Così noi sposi, ogni volta che ci uniamo totalmente in cuore, anima e corpo riattualizziamo il nostro matrimonio. Capite ora perchè Eucarestia e matrimonio sono spesso accostati e messi in relazione? L’uno ci spiega l’altro e viceversa. Come nell’Eucarestia lo Spirito Santo entra in noi, così nell’amplesso fisico degli sposi c’è una nuova effusione dello Spirito che rinnova e perfeziona i dono di Grazia che abbiamo ricevuto il giorno del nostro matrimonio. Non solo il rapporto fisico è gesto sacerdotale per noi sposi. E’ il gesto che più lo esprime. Ricordiamo però, che seppur l’amplesso fisico è il vertice sensibile del dono vicendevole, ogni gesto, parola o atteggiamento di dono verso l’altro è gesto sacerdotale.

Antonio e Luisa

 

Grazie. Un’esperienza di meraviglia.

Oggi mi va di fare una riflessione libera. Non prendo spunto da nessun documento, da nessun versetto della Bibbia, ma solo da quello che ho nel cuore.

Devo imparare a dire grazie! Guardando quella donna che ho al  mio fianco e che giorno dopo giorno continua a scegliermi. Il matrimonio ci ha reso uno, è una realtà sacramentale, cioè operante e reale seppur invisibile agli occhi. Don Renzo Bonetti è arrivato a dire che con il matrimonio c’è una nuova creazione. Tanta roba. Forse troppa per capire davvero. Il matrimonio ci ha reso uno, ma non basta tutta la vita per rendersene conto ed esserne consapevoli. Ogni giorno che passa si comprende sempre meglio e sempre più profondamente. C’è però un grande rischio. Non riflettere su questa realtà. Darla per acquisita e scontata. Non essere più capaci di meravigliarsi e quindi essere riconoscenti. Spesso non ho tempo di meravigliarmi di questo grande dono. Tra le tante cose da fare, tra i pensieri che mi riempiono la testa appena sveglio e non mi abbandonano fino a quando non crollo distrutto sul letto alla sera. Tra tutte queste cose devo trovare il tempo. Mi devo fermare per contemplare la mia sposa come se fosse l’Eucarestia, perchè in lei e nella nostra relazione c’è Gesù vivo e reale. Solo così posso percepire la bellezza della mia sposa. La grandezza di questa unione che ci lega, ma che non imprigiona e rende liberi. La solo persona con la quale riesco ad essere completamente libero di mostrarmi per chi sono.  La meraviglia di chi si sente prezioso agli occhi di una persona che ti sceglie ogni giorno e che ogni giorno si dona completamente a te. Dirle grazie significa riconoscere che abbiamo ricevuto un dono grande, spesso immeritato, di sicuro non dovuto. Un dono che si può accogliere, ma non pretendere. La nostra è un’alleanza che ci supera, un progetto che dà senso alla vita e che proietta oltre la vita. Un’alleanza che si fonda sulla differenza. Maschile e femminile che diventano non punto di rottura, ma amore fecondo che genera nuova vita e nuovo amore. E’ questa la redenzione del matrimonio. Una relazione che permette di trasformare la differenza in occasione di incontro e di amore e l’incontro in mistero che lascia sempre senza parole.

Quindi fermiamoci, guardiamo la persona che abbiamo sposato e diciamole grazie. Grazie per tutto ciò che fa, ma soprattutto per chi è e per chi mi permette di essere. Io l’ho fatto e leggere la gioia nei suoi occhi mi ha confermato quanto sia importante farlo, pensarlo non basta.

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. T come tabernacolo e talamo

Tabernacolo e talamo. Due parole che non sembrano avere molto in comune. Invece sono quasi sinonimi, sono parole che descrivono una sola realtà: la presenza di Dio sulla terra. Tabernacolo non è un concetto cristiano, ma qualcosa che viene da lontano, dal mondo ebraico. Nel tempio di Gerusalemme c’era un luogo inaccessibile, in cui solo il sommo sacerdote poteva entrare. Era il Santo dei Santi, il luogo dove era custodita l’Arca dell’Alleanza, il segno tangibile e visibile della presenza di Dio. Quello era luogo sacro, luogo di Dio. Pensate che gli esperti ci dicono che il sommo sacerdote poteva entrare una volta all’anno e, quando operai dovevano intervenire per manutenzioni venivano calati dall’alto con delle corde per non calpestare quel suolo, tanto era sacro quel luogo. Secondo due Vangeli, quello di Marco e quello di Luca, la tenda che separava il resto del tempio da questo luogo sacro si squarciò alla morte di Gesù, come a significare la ferita inferta dagli uomini alla relazione ed alleanza con il loro Creatore. Il tabernacolo delle nostre chiese ricalca esattamente quella verità. Nel tabernacolo delle chiese cristiane è custodita la reale presenza di Cristo e quindi di Dio. Non a caso Tabernacolo era in origine la tenda che conteneva le tavole della legge prima che fossero collocate nel Tempio di Salomone. D’altronde un luogo sacro è comune a tutte le religioni fin dagli albori dell’umanità, l’uomo ha sempre avvertito la necessità di relazionarsi con Dio e avere un luogo dove trovarlo.

Esiste un altro tabernacolo, non meno importante. Quel tabernacolo è il noi degli sposi. Nell’unione sponsale Gesù è presente in modo misterioso e unico, ma vivo e reale. Per questo si dice che Eucarestia e matrimonio abbiano molto in comune. Entrambi sono sacramenti perenni. Entrambi, a differenza degli altri, mantengono la reale e viva presenza sempre. Come nell’eucarestia c’è la reale presenza di Cristo fino a quando pane e vino non sono consumati, così nel matrimonio resterà la realtà soprannaturale e non visibile fino alla morte di uno dei due sposi. Realtà invisibile, ma operante. Negli altri sacramenti non è così. Nel battesimo Cristo è presente e operante durante il rito, ma poi non più, permangono gli effetti di Grazia. Molto diverso. Questo concetto è stato ripreso e spiegato in modo concreto e non fraintendibile dal nostro vescovo. Il vescovo di Bergamo Francesco Beschi, durante un incontro rivolto ai giovani sposi, fece un gesto molto forte e per certi versi scandaloso. Si inginocchiò davanti a loro e disse che in quel momento stava adorando Cristo come davanti al Santissimo Sacramento.

Arriviamo così al talamo nuziale. Il talamo è il tabernacolo visibile della presenza reale di Cristo nell’unione sponsale. Talamo luogo di incontro della carne e dei corpi che diventa segno visibile dell’invisibile e sacra unione dei cuori operata dallo Spirito Santo con il sacramento del matrimonio. Per questo dissacrare il talamo nuziale è un peccato gravissimo. Non è molto diverso dal prendere l’Eucarestia e gettarla nell’immondizia. L’adulterio è uccidere Cristo nella nostra relazione, è distruggere il nostro patto che non è scritto solo sulla terra, ma anche nei cieli, è distruggere l’alleanza fedele e indissolubile segno dell’Alleanza di Gesù con la sua Chiesa.

Come immagine copertina dell’articolo ho scelto un momento del matrimonio tra Chiara Corbella ed Enrico Petrillo. Bellissima e significativa. Chiara ed Enrico stanno per diventare tabernacolo di Cristo nella loro unione. All’interno del loro Sacer, del recinto sacro delimitato dalle loro due persone ecco Cristo visibile nel vino eucaristico. Un’immagine meravigliosa, sulla quale fermarsi a meditare. Un’icona visibile di una realtà invisibile immensa. Scrivendo queste righe mi venivano le lacrime a pensare a questa grandezza che anche noi possiamo vivere e riconoscere. Una realtà già presente in noi che dobbiamo solo scoprire.

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. La lettera L.

L come liturgia. Il matrimonio è un sacramento che si fonda su una liturgia, come ogni altro sacramento. Liturgia che trasforma dei gesti naturali ed umani in qualcosa di sacro, cioè di Dio, che appartiene a Dio. Il sacramento del matrimonio è fondato su due momenti distinti ma legati e imprescindibili. Non si può fare a meno di uno dei due. Senza non c’è sacramento, non c’è matrimonio. Serve lo scambio delle promesse che unisce i cuori dei due sposi. Momento che avviene in chiesa durante la celebrazione. Non basta, Serve l’unione dei corpi. Nell’amplesso fisico i corpi dei due sposi diventano uno, immagine di quell’unione dei cuori celebrata in chiesa. In quel momento avviene l’effusione dello Spirito Santo, non prima. In quel momento il matrimonio è sigillato per sempre e nessuno potrà più dividere ciò che Dio ha unito. Da quel momento ogni nuova unione intima tra gli sposi diviene rinnovazione e riattualizzazione del matrimonio come l’Eucarestia è rinnovazione e riattualizzazione della morte e passione di Cristo. In ogni messa Gesù non muore un’altra volta, ma in modo misterioso viene reso reale e presente nella storia quanto accaduto duemila anni fa. Così nel matrimonio. In ogni amplesso fisico non ci sposiamo un’altra volta, ma rinnoviamo il nostro sacramento nella nostra storia coniugale.

La Santa Messa è costituita di alcune parti, alcuni momenti imprescindibili. Senza questi momenti non sarebbe una vera celebrazione liturgica. Ne prenderemo in considerazione alcuni. Ho bisogno di fare una premessa. Tante volte ho scritto che nel matrimonio si trasforma il modo con cui Gesù vuole essere amato. Non più direttamente ma con la mediazione del coniuge. Vuole essere amato prioritariamente nel nostro sposo e nella nostra sposa. Non amarlo così rende vano qualsiasi altro gesto di devozione o di preghiera perché ipocrita ed incoerente.

ATTO PENITENZIALE

Avviene subito dopo l’inizio. Dopo il segno della croce. Quello che piace tanto ai miei figli da quando erano piccoli perché si battevano la mano sul cuore. Con l’atto penitenziale ci si riconosce peccatori ed indegni di ciò che stiamo andando a celebrare. La Messa e nel caso degli sposi l’intimità

Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli,
che ho molto peccato
in pensieri, parole, opere e omissioni,
per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
E supplico la beata sempre vergine Maria,
gli angeli, i santi e voi, fratelli,
di pregare per me il Signore Dio nostro.

Nel nostro matrimonio è indispensabile fare la stessa cosa, avere lo stesso atteggiamento verso il nostro coniuge. Molti hanno questa idea che nasce dalla superbia e che in modo nascosto e subdolo influenza la nostra relazione. Questa idea di essere bravi e che il nostro amato/la nostra amata sia fortunato/a ad averci sposato. Pensiamo di poter pretendere e rivendicare perché noi facciamo tanto per lui/lei, molto di più di quello che riceviamo. Non è questo l’atteggiamento giusto. Dobbiamo riconoscerci in debito e ringraziare Dio di aver quel marito o quella moglie. Essere riconoscenti. Ricordarci di tutte le nostre omissioni, parole che hanno ferito, azioni, pensieri e gesti poco misericordiosi. Quando non abbiamo accolto l’altro/a. E nonostante ciò lui/lei è qui con noi per donarsi totalmente nel corpo per esprimere il suo incondizionato amore oblativo. L’agape che si fa eros e l’eros che esprime l’agape. Che bello!  E anche quando oggettivamente facciamo di più, tiriamo avanti la carretta e la relazione, ricordiamoci che Dio vuole essere amato in lui/lei e che Dio ha fatto per noi infinitamente di più di quanto noi stiamo restituendogli attraverso il servizio e la cura al nostro sposo/nostra sposa.

Dopo l’atto penitenziale, il Gloria e la colletta, ci introduciamo nel primo momento forte, decisivo e costitutivo della celebrazione: La liturgia della Parola.

La Parola legata al sacrificio di Cristo in modo fortissimo come solo il fuoco dello Spirito può fare. La Parola cosa è? E’ una storiella, il racconto delle opere di Gesù o del popolo d’Israele? No! La Parola è molto di più. La Parola è uno dei modi in cui Dio si manifesta. Sentivo giusto ieri un sacerdote paolino che definiva la Parola il volto di Cristo. Nella Parola incontriamo Gesù, diventiamo intimi con lui, viviamo quella relazione sponsale a cui tutti noi siamo chiamati. Lui è lo sposo di ognuno di noi (si anche per noi uomini). E’ bello sottolineare come nella liturgia ci sia spazio anche per una lettura dell’antico testamento. Questo per dirci che non basta conoscere le opere di Cristo ma per conoscerlo davvero dobbiamo comprendere da dove viene, la sua storia e la storia del suo popolo che è una bellissima storia di una sposa infedele sempre perdonata dallo sposo misericordioso e buono. Senza la liturgia della Parola perderebbe di valore anche la liturgia eucaristica. Il sacrificio di Cristo è un gesto di amore altissimo, ma che resterebbe lettera morta se non ci fosse una risposta da parte dell’amata, la Chiesa, noi tutti. L’amore per Cristo lo nutriamo con la Parola.

Il matrimonio è la stessa cosa. Esattamente lo stesso. Non si può vivere l’unione dei corpi senza una profonda unione dei cuori. Sarebbe un gesto vuoto e falso. Un egoismo travestito d’amore. La parola tra gli sposi è incontro, è conoscenza, è condivisione, è carezza, è calore, è sostegno, è correzione, è lamento, è aprirsi all’altro/a. La parola è via privilegiata per mostrarsi, per raccontarsi, per confrontarsi e per conoscersi. Gli sposi per vivere una liturgia sacra del loro matrimonio autentica hanno bisogno di una vita fatta di parola. Parola verbale ma anche e soprattutto parola non verbale. Baci, abbracci, tenerezza, carezze, sguardi, cura, servizio. Solo così ci si prepara all’unione dei corpi, al nostro dono totale l’uno per l’altra. Il nostro sacrificio, la nostra offerta d’amore all’altro. Esattamente come Gesù ha fatto sulla croce. Si è donato tutto per noi, per la sua sposa. Così dobbiamo fare noi.  Solo dopo che la parola ci ha reso un solo cuore saremo pronti ad essere una sola carne.

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. La lettera E.

Con la lettera E c’è una parola fondamentale per noi sposi cristiani: Eucarestia.

L’Eucarestia ci ricorda che il nostro progetto non ci appartiene, ma appartiene a Cristo. Cristo che attraverso di noi vuole mostrare la Trinità al mondo. Siamo l’immagine più simile a Dio. Non l’uomo da solo, non la donna da sola, ma l’intima comunione d’amore tra l’uomo e la donna, la relazione che si fa vita e carne. Siamo una pallida immagine. Non brilliamo di luce nostra. Siamo come la luna. La luna, su nel cielo, quanto è bella quando irradia la luce del sole. Di notte il sole non c’è, o meglio non si vede. La luna seppur con una infinitesima intensità rispetto alla sorgente, illumina e ricorda che il sole c’è anche quando non si vede. L’Eucarestia è il nutrimento della nostra unione. Non sono io a dirlo. E’ la statistica. I matrimoni dove  gli sposi vanno a Messa insieme tendono a resistere molto di più di quelli dove il sacramento del matrimonio non è accompagnato nel tempo dagli altri sacramenti. C’è una forbice grandissima tra una situazione e l’altra. L’Eucarestia è, infine, ciò a cui dobbiamo guardare per comprendere cosa siamo e come vivere la nostra relazione.

Spesso non si approfondisce la grandezza del matrimonio. Ci si sposa con un’idea molto vaga su quello che si va a celebrare. Matrimonio ed Eucarestia sono spesso messi in relazione. Una relazione basata sull’offerta. Un’offerta totale, per sempre, fedele e gratuita. Gesù ha offerto tutto,  tutto di sè per amore di ognuno di noi. Gesù si è fatto pane e vino per farsi mangiare da noi tanto era grande il suo desiderio che noi diventassimo uno con Lui. Gesù, unico e vero sacerdote offre se stesso a Dio per la nostra salvezza e per il grande amore che nutre per noi. Gesù che si offre per la sua sposa, la Chiesa, di cui noi battezzati siamo parte. Il matrimonio è, per certi versi, la stessa cosa. Noi uomini, con tutte le nostre povertà e debolezze, per mezzo del battesimo non solo entriamo a far parte della Chiesa, ma diveniamo uno con Cristo e veniamo abilitati ad essere offerta con Lui, durante ogni Messa, che sappiamo rinnova la passione, morte e resurrezione di Gesù. Nel matrimonio Gesù, attraverso i doni battesimali, ci abilita ad essere offerenti e offerta l’uno per l’altro, tutti i giorni della nostra vita. Ogni volta che ci doniamo al nostro coniuge stiamo facendo offerta a Dio, stiamo esercitando la nostra dimensione sacerdotale nel matrimonio. Attraverso la nostra reciproca offerta nasce una nuova piccola chiesa, la nostra Chiesa domestica, esattamente come dall’offerta di Cristo sulla croce è nata la Chiesa universale. Capite ora che significato immenso ha il nostro matrimonio, come davvero sia immagine dell’amore di Dio. Immagine che può essere nascosta o evidente, ma che c’è in ogni coppia di sposi, anche quella più disgraziata e divisa. Sta a noi, con il nostro impegno e con il nostro abbandono a Lui, renderlo sempre più visibile e la nostra unione epifania del suo amore.

Antonio e Luisa

La Messa nutre il nostro matrimonio.

Desidero mettere la parola fine alla tante polemiche che sono scaturite a seguito degli articoli che ho scritto negli ultimi giorni. In particolare una frase è risultata indigesta ad alcuni: saremo giudicati non per le Messe a cui abbiamo partecipato, ma per per come avremo amato il prossimo e in particolare il nostro più prossimo di tutti, la nostra sposa o il nostro sposo.

Non è quindi importante andare a Messa? Non ho mai pensato questo. Andare a Messa la domenica è un obbligo per noi cristiani. Un precetto da seguire e rispettare. Sappiamo che i precetti della Chiesa non sono mai un capriccio, ma indicano la strada per non perdersi. Io stesso non ho sempre lo stesso desiderio di accostarmi alla Messa e all’Eucarestia, a volte starei a casa, salvo rendermi conto di quanto ne avessi invece bisogno una volta andato. L’obbligo è quindi necessario per educare la persona. L’obbligo della Messa ci ricorda che non di solo pane vive l’uomo. Il nostro spirito è affamato di eterno, di Dio e abbiamo bisogno di nutrire il nostro cuore e la nostra anima tanto quanto nutriamo il corpo. Abbiamo bisogno della Parola e abbiamo bisogno di mangiare Gesù nella Santa Eucarestia per essere uno con Lui e uno con i fratelli. Legati come la vite con il tralcio. Vale anche per il rapporto con la mia sposa.  Rischiamo di perdere di vista l’essenziale senza Messa. Tutto diventa immanente. Anche il nostro matrimonio perde la trascendenza. Perde di vista ciò che è nell’essenza, che lo costituisce nella sua ragione di esistere più importante. Il matrimonio sacramento  non è solo una relazione tra due persone, per quanto pur bella possa essere. Una tra le tante possibili scelte, come vogliono farci credere. Il matrimonio non si riduce a questo. Il matrimonio trascende questo. Attraverso il matrimonio la mia sposa si fa mediatrice tra me e Dio. Amando lei sto amando Dio. Riuscire a sperimentare questa dinamica non è semplice. Spesso il matrimonio, anche cristiano, si riduce a un rapporto a due, escludendo di fatto Dio o relegandolo in un angolo. Relegando Gesù in qualche rito, qualche preghiera recitata senza convinzione e forse appeso alla parete.

Andare a Messa serve, è quindi indispensabile, per non dimenticarsi di questo. Andando a Messa non dimentico che ogni mio gesto d’amore, di servizio, di tenerezza per la mia sposa è offerta a Dio. Attraverso quel gesto sto amando Dio nella mia sposa. La mia sposa non è quindi il fine della mia vita, ma la porta di accesso a Dio, vero fine e vero senso di ogni cosa. La mia sposa non è il mio idolo, il mio fine, la mia ragione, ma è creatura che apre al Creatore. La mia sposa non deve rendermi felice, ma mostrarmi chi mi può rendere pienamente felice. Attraverso di lei imparo ad amare Dio e mi preparo alle nozze eterne con Cristo sposo.  Eucarestia e matrimonio due sacramenti diversi che richiamano ad unica verità. Vivere alla presenza viva e reale di Gesù Cristo, presente in entrambe le realtà. Due sacramenti che si completano l’uno con l’altro. Il Gesù che scopro e incontro nell’Eucarestia mi richiama a trovarlo anche nel mio matrimonio. Esiste infatti un luogo dove non possono accedere tutti ma solo chi è scelto da Dio. Quel luogo è il noi degli sposi, quel luogo è la relazione sponsale tra un uomo e una donna. Il nostro amore di sposi è tabernacolo di Dio. Matrimonio ed Eucarestia sono molto simili proprio per questo. Entrambi hanno in sè Gesù vivo, concreto e reale, anche se con modalità diverse. Quel luogo dove l’io esce dal sè per trovare un tu col quale fondersi in una nuova realtà, che è una duità, che diventa trinità in virtù dell’amore che gli unisce. Due persone diverse e distinte che unite dall’amore divengono un’unica realtà. L’immagine umana più simile a Dio. Quel luogo che troppo spesso è sporcato e dissacrato dal nostro egoismo e dai nostri peccati. Quel luogo, dove Dio ha posto la sua tenda per incontrarci, sostenerci, amarci e riempirci di Lui, è troppo spesso calpestato e ignorato dagli sposi. La nostra relazione, luogo dove dimora Dio, dovrebbe essere curata e nutrita con tutte la nostra volontà e impegno per renderlo luogo degno ad ospitare il Re, per quanto possibile. Padre Raimondo, il nostro padre spirituale, che ci ha accompagnato e insegnato tanto, era solito dire: “Mi piacerebbe vedere il rispetto che c’è in chiesa durante l’adorazione anche nell’intimità delle famiglie”. Nella Chiesa, anche se non si dice abbastanza, uno dei peccati più gravi è l’adulterio. Adulterio significa spezzare l’alleanza con Dio, voler scacciare Dio dal Tabernacolo della nostra relazione per metterci l’io. L’adulterio è cercare di uccidere Dio nella nostra vita.

La Messa diventa quindi modalità per non dimenticarsi di tutte queste realtà così grandi e così belle. La Messa ci consente di conservare la consapevolezza di essere immagine dell’amore di Dio. Ci provoca ad andare sempre più in profondità nell’amarci vicendevolmente, anche nell’intimità fisica che grazie a questa consapevolezza diviene riattualizzazione del matrimonio ed effusione di Spirito Santo. Dall’altare della chiesa al talamo, altare della nostra piccola chiesa. Ci ricorda che non siamo soli con le nostre fragilità e peccati, ma c’è Lui che ci sostiene. La Messa ci ricorda come dobbiamo amarci, guardando quel crocefisso e quell’ostia. Un Dio che si è fatto uomo e per amore ci ha perdonato. Si è fatto mangiare e uccidere da noi e per noi, nonostante il nostro tradimento e rifiuto. Solo con la Messa possiamo rendere il nostro matrimonio qualcosa che richiama ad altro, qualcosa che richiama a Dio e al suo amore.  La Messa è nutrimento, forza e sostegno.

Fra Eucaristia e Matrimonio si stabilisce così un’intima reciprocità: come insegna il Concilio, da una parte “l’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino”, dall’altra esso “è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e della Chiesa” (GS 48); o ancora, da un lato “il matrimonio dei battezzati diviene il simbolo reale della nuova ed eterna Alleanza”, dall’altro “il Signore rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amati” (FC 13); o infine, con le belle parole di Benedetto XVI nella sua enciclica sull’amore: “il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto di Dio con il suo popolo; viceversa, il modo di amare di Dio diventa la misura dell’amore umano” (DC 11).

Infine ringrazio Pasquale che con le sue critiche mi ha suscitato questa ulteriore precisazione. Rileggendola mi sono commosso per la grandezza del dono di Dio che riceviamo nel matrimonio e nell’Eucarestia, due sacramenti che si richiamano e si perfezionano l’uno con l’altro, facendo miracoli in noi e con noi.

Antonio e Luisa.

L’intimità fisica che diventa sacramento (4 parte)

Solo ora dopo che abbiamo preparato il cuore ad accogliere il sacrificio di Cristo possiamo celebrare la liturgia eucaristica. Solo dopo aver ammesso le nostre fragilità e peccati con l’atto penitenziale, solo dopo aver ascoltato la Parola che ci ha introdotto nell’intimità con Gesù e solo dopo aver fatto memoria della nostra fede e dell’amore che ci lega con Dio attraverso il Credo, solo dopo tutto questo possiamo pensare di accogliere Gesù nel cuore e di capire qualcosa di quel sacrificio che viene rinnovato sull’altare.

Per questo la Messa può aiutarci a capire il nostro sacramento del matrimonio che ha una sua liturgia ed ha bisogno anch’esso di essere preparato e accolto nel cuore.

Noi sposi esplichiamo la nostra dimensione sacerdotale nella riattualizzazione del sacramento del matrimonio (amplesso fisico), dove nuovamente ci facciamo offerta l’uno all’altra in maniera totale, nell’anima, nel cuore e nel corpo. Perchè l’amplesso fisico tra gli sposi è una riattualizzazione del sacramento, che richiama la celebrazione dell’Eucarestia? Cristo si è offerto una sola volta sulla croce. Una sola volta e per sempre. Cosa succede quando il sacerdote ordinato celebra l’Eucarestia? Gesù viene messo di nuovo in croce? No, perchè Gesù quel sacrificio l’ha fatto una volta per sempre, ma quei doni, che Cristo ci ha ottenuto sulla croce una volta per sempre, si rendono attuali adesso, di nuovo. Attengono all’unico sacrificio, ma di nuovo vengono resi presenti, riattualizzati.  Nel momento in cui noi accogliamo il corpo di Cristo, rispondiamo a questo amore di Gesù, che è lo sposo, che ci dice: amami con tutto te stesso, io mi offro tutto a te, mi faccio mangiare da te. Quando noi celebriamo l’Eucarestia con questo desiderio nel cuore, di rispondere ardentemente a questo amore infinito, facciamo contento lo sposo che finalmente si sente ricambiato. Gesù anela ad essere nostro sposo adesso e per l’eternità. Cosa fanno gli sposi quando celebrano il sacramento del matrimonio? Danno il loro consenso, si uniscono in intimità fisica, e in quel momento scatta il sacramento del matrimonio. Il sacramento da quel momento c’è e ci sarà sempre. Tutte le volte che noi torniamo ad unirci con tutto il nostro essere, e il gesto più alto è l’intimità sessuale, rendiamo di nuovo presente quella realtà che ha reso possibile l’insorgere del nostro sacramento. Ci doniamo totalmente di nuovo l’uno all’altra e quindi cosa succede? Come nell’Eucarestia, lo Spirito Santo rende di nuovo presente, rinnova quei doni che ci sono stati fatti una volta per sempre durante la celebrazione delle nozze e vengono così rigenerati. Con questo gesto aumentiamo l’apertura del cuore, per accogliere la Grazia sacramentale e santificante.

La nostra liturgia sacra è meravigliosa. Deve essere però preparata bene. Ci serve l’atto penitenziale per riconoscere l’altro come un dono grande, riconoscere le nostre fragilità per poter accogliere le sue, riconoscerci piccoli per poterlo/a amare. Serve poi la liturgia della Parola. Gli sposi devono parlare costantemente, in ogni momento possibile, il linguaggio dell’amore fatto di carezze, parole, gesti, azioni che nutrono il rapporto e preparano il cuore all’unione dei corpi, aumentando sempre più il desiderio di essere uno e di rispondere con tutto se stessi a quell’amore così grande ricevuto dall’altro/a. Infine serve il Credo per fare memoria di tutti quei momenti che ci hanno riempito il cuore di tenerezza e di cura l’uno per l’altro/a. Dirsi un ti amo che si vive nella vita di tutti i giorni concretizzato in uno sguardo sempre decentrato verso lui/lei. Solo così l’amplesso fisico può essere davvero il culmine, il punto più alto di una liturgia sacra e non un misero piacere di pochi secondi che non lascia nulla, se non un desiderio profondo non soddisfatto che non ci può dare pace e gioia.

Non posso che terminare con questi versetti del Cantico dei Cantico:

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

Antonio e Luisa

prima parte      L’intimità e la Messa

seconda parte  La parola è un volto che ci ama

terza parte       Il credo degli sposi

Sscaricate l’ebook L’ecologia dell’amore  

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La riattualizzazione del matrimonio. (15 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Ora vedremo di approfondire la realtà che rende gli sposi sacramento perenne, una realtà sempre viva nella loro relazione fino alla morte di uno dei due. Il sacramento continua ad operare nella vita matrimoniale della coppia, non si esaurisce con la celebrazione del rito. Ci occuperemo in questo articolo in modo particolare della riattualizzazione del sacramento del matrimonio. Perchè parlo di riattualizzazione? Cosa è la riattualizzazione? Per farmi capire mi avvalgo di un paragone che può sembrare azzardato, ma non lo è. Ad ogni Messa, ad ogni celebrazione eucaristica, Gesù Cristo non muore un’altra volta. Gesù è morto in croce una sola volta, circa 2000 anni fa. In ogni Messa però, quel sacrificio viene rinnovato e riattualizzato nel presente, nella storia e nella geografia. Si rende presente e reale. Stessa cosa vale per il matrimonio. Ci siamo sposati una volta sola, 5, 10, 20 o  50 anni fa, non fa differenza,  ma ogni volta che ci uniamo intimamente in un rapporto ecologico riviviamo quell’offerta totale che abbiamo fatto di noi all’atro/a. Rinnoviamo e riattualizziamo il sacramento. Abbiamo visto come l’incontro sessuale tra gli sposi nel sacramento diventi parte integrante del sacramento stesso, sia una vera liturgia sacra e un gesto che provoca un’effusione di Spirito Santo. Continua ad esserlo anche negli altri rapporti successivi al primo. Ogni rapporto sessuale ecologico tra gli sposi è sorgente di nuovi doni di Dio, o meglio, rinnova e perfeziona quelli già dati. E’ attraverso i  corpi che gli sposi vivono  pienamente il loro essere sacramento. Lo ripeto perché è un concetto fondamentale: se questo gesto è vissuto nella pienezza umana e nella verità ecologica si avranno benefici grandissimi. Cercherò adesso si spiegarmi meglio. In realtà lo Spirito Santo è già in noi in quanto sacramento perenne, ma in ogni rapporto sessuale c’è un’azione che intensifica e perfezione il nostro amore umano e la presenza dello Spirito in noi che allarga il suo influsso sulla nostra umanità. Gli effetti di questa intensificazione della presenza dello Spirito Santo nel cuore degli sposi sono molteplici. Ne cito alcuni. Una più profonda unione degli sposi nel corpo, nel cuore, nei caratteri, nell’intelligenza, nella volontà. Un perfezionamento delle loro virtù. Un aumento dell’esperienza che si fa anche di Dio. Una maggior luce e una maggior chiarezza chiarezza per comprendere e vivere le finalità del  sacramento. Un aumento della castità coniugale, di cui parleremo più avanti. Ha conseguenze benefiche anche lo stesso rapporto sessuale vissuto sempre più come dono, si miglioreranno i preliminari, la sensibilità dell’uno verso l’altra, il piacere complessivo scaturente dalla profonda unione dei  corpi e dei  cuori. Su questo una piccola parentesi personale. Sono ormai 15 anni che ho rapporti frequenti con la mia sposa. Solo ora, dopo tutto questo tempo, sto cominciando davvero a comprendere la grandezza di questo gesto. Mi capita spesso di finire con gli occhi umidi per la gratitudine e per la meraviglia sperimentata nella profonda comunione appena vissuta. Cosa che non mi accadeva all’inizio. E’ un cammino da perfezionare e migliorare sempre. Si instaura un circolo virtuoso. Più l’amplesso è vissuto autenticamente bene e più il cuore si apre. Più il cuore si apre e più sarà capace di accogliere lo Spirito Santo in noi. E’ importante che il nostro amore cresca e che sia vissuto in un contesto di corte continua. L’ho già accennata e la riprenderemo. Corte continua significa collocare l’intimità sessuale in uno stile di vita fondato sull’amore reciproco. Continui gesti di tenerezza, di servizio, e di cura l’uno per l’altra durante tutto l’arco della giornata. Basta poco, una carezza, una parola dolce, uno sguardo, una telefonata e cose così. In passato non lo praticavo con costanza e la mia sposa ne soffriva Si capiva benissimo quando c’era in programma di riattualizzare il sacramento, bastava osservare il mio comportamento. Diventavo servizievole e tenero. Questo la faceva sentire usata, i miei non erano gesti sinceri, ma finalizzati ad ottenere qualcosa. Ho dovuto impegnarmi ed educarmi per migliorare questa mia insensibilità.

Togliamoci quell’idea del mondo che ci fa credere che l’intimità sessuale sia bella all’inizio del rapporto e poi diventa qualcosa di sterile e abitudinario. Non è così. La bellezza dell’intimità è data dalla nostra unione e più saremo uniti e più sarà bella. La novità non è data dal gesto, ma dall’amore che lo caratterizza e che gli dona significato e potenza. E’ tutta un’altra cosa avere la consapevolezza di non star semplicemente facendo l’amore, ma che stiamo riattualizzando un sacramento. E’ qualcosa di grande. Grazie Dio per averci donato tutto questo, dacci la forza di perfezionarlo sempre più.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore

Dodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramento

Tredicesima puntata Il vincolo coniugale

Quattordicesima puntata Una cascata di Grazia

 

Matrimonio ed Eucarestia

Abbiamo visto come gli sposi siano sacerdoti (clicca qui per leggere il  precedente articolo) e abbiamo approfondito come il sacerdozio si viva nel dono di sè. Ora approfondiamo meglio cosa questo significa. Noi esplichiamo la nostra dimensione sacerdotale nella riattualizzazione del sacramento del matrimonio (amplesso fisico), dove nuovamente ci facciamo offerta l’uno all’altra in maniera totale, nell’anima, nel cuore e nel corpo Perchè l’amplesso fisico tra gli sposi è una riattualizzazione del sacramento, che richiama la celebrazione dell’Eucarestia? Cristo si è offerto una sola volta sulla croce. Una sola volta e per sempre. Cosa succede quando il sacerdote ordinato celebra l’Eucarestia? Gesù viene messo di nuovo in croce? No, perchè Gesù quel sacrificio l’ha fatto una volta per sempre, ma quei doni, che Cristo ci ha ottenuto sulla croce una volta per sempre, si rendono attuali adesso, di nuovo. Attengono all’unico sacrificio, ma di nuovo vengono resi presenti, riattualizzati.  Nel momento in cui noi accogliamo il corpo di Cristo, rispondiamo a questo amore di Gesù, che è lo sposo, che ci dice: amami con tutto te stesso, io mi offro tutto a te, mi faccio mangiare da te. Quando noi celebriamo l’Eucarestia con questo desiderio nel cuore, di rispondere ardentemente a questo amore infinito, facciamo contento lo sposo che finalmente si sente ricambiato. Gesù anela ad essere nostro sposo adesso e per l’eternità. Cosa fanno gli sposi quando celebrano il sacramento del matrimonio? Danno il loro consenso, si uniscono in intimità fisica, e in quel momento scatta il sacramento del matrimonio. Il sacramento da quel momento c’è e ci sarà sempre. Tutte le volte che noi torniamo ad unirci con tutto il nostro essere, e il gesto più alto è l’intimità sessuale, rendiamo di nuovo presente quella realtà che ha reso possibile l’insorgere del nostro sacramento. Ci doniamo totalmente di nuovo l’uno all’altra e quindi cosa succede? Come nell’Eucarestia, lo Spirito Santo rende di nuovo presente, rinnova quei doni che ci sono stati fatti una volta per sempre durante la celebrazione delle nozze e vengono così rigenerati. Con questo gesto aumentiamo l’apertura del cuore, per accogliere la Grazia sacramentale e santificante. Capite ora che gesto grande e profondo è l’unione fisica degli sposi? Di come sia importante curarla, prepararla e perfezionarla? Di quale sacrilegio sia cercare questo gesto con persone diverse dal proprio sposo o sposa? Di come sia importante purificarla da pornografia, egoismo e peccato? Solo così diventa davvero un gesto sacro, che permette di assaporare un assaggio di vita eterna e non limitare i frutti di quel gesto a un piacere sessuale di pochi secondi.

Antonio e Luisa

Dio non sceglie i più capaci

Il vangelo di oggi è stupendo. Gesù che nonostante il fallimento di Pietro, la sua incapacità di seguirlo fino alla fine lo guarda con il suo sguardo tenero e misericordioso e lo incarica di guidare la Sua Chiesa. E’ bellissimo perchè tutti ci identifichiamo con Pietro, con questa incapacità che ci portiamo dentro di aderire completamente a Gesù.

Quanti errori nella mia vita, quante volte che mi sono sentito egoista, chiuso, piccolo e indegno. Quante volte sono stato male con me stesso e non mi sono amato.

Gesù non mi ha mai abbandonato, me ne rendo conto ora e non ha mai smesso di credere in me anche quando io stesso non vedevo nulla di buono.

Mi ha aspettato con pazienza e al momento giusto mi ha fatto incontrare la mia sposa. Mi ha affidato questa Sua preziosa figlia perchè la custodissi e l’aiutassi a tornare a lui con il mio amore. Capire quanto Dio mi amasse, mi sostenesse  e credesse  in me, nonostante me, ha cambiato tutto,  è stata la svolta. Mi ha permesso  di aprirmi alla mia sposa senza vergogna e paura, di diventare accogliente ed amabile, di cercare con tutte le forze di limare i difetti. La fiducia di Dio mi ha dato la forza di essere un buon marito e spero anche un buon padre nonostante mi sentissi inadatto ad essere entrambi. Come dice Paul Valery: Dio non sceglie i più capaci ma rende capaci quelli che sceglie. Dio non sbaglia mai e se mi ha scelto per donarmi una famiglia avrà sicuramente ragione lui; chi sono io per non crederci se lui ci crede?

Antonio

 

Amare con un solo cuore

Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.

(Papa Francesco Omelia della Messa per l’incontro delle famiglie a Roma, ottobre 2013)

 

La grandezza del matrimonio non finisce mai di sorprendermi e stupirmi. Prendere consapevolezza di quanto profondo sia questo sacramento, che non si limita a un sì detto alcuni anni fa davanti a un sacerdote, ma perennemente ci consacra, non finisce mai, perché la Grazia del matrimonio, si salda con il fuoco dello Spirito Santo al nostro amore umano.

Gesù, da quell’attimo importantissimo della nostra vita, in cui ci ha donato l’uno all’altra , ci ama non più solo come Antonio e Luisa, ma ci ama come coppia, e noi a nostra volta ricambiamo il suo amore amandolo insieme, con un solo cuore, nutrendoci di Lui e di noi,  nutrendo l’amore per Lui con il nostro amore sponsale e il nostro amore sponsale con l’amore per Lui.

 

In questo contesto la mia preghiera, il mio partecipare all’Eucarestia, il mio aprirmi a Gesù diventa salvifico e fonte di grazia e di forza anche per la mia sposa.

In quante situazioni di suo scoraggiamento e sconforto  l’ho affidata nelle mani di Gesù partecipando alla Santa Messa. Noi battezzati siamo tutti legati  gli uni agli altri come i tralci alla vite, ma gli sposi di più. Ricordiamocelo.

Gli sposi come tralci del Suo Amore

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

In tutto il Vangelo, ogni versetto è da vivere, da sperimentare  nella propria vita e nella propria storia; per noi questo è uno dei versetti più significativi  e abbiamo compreso come non ci sia nulla di importante per gli sposi, tralci intrecciati che si nutrono dalla stessa sorgente, di restare aggrappati alla vite, Gesù.

Finchè abbiamo voluto fare di testa nostra, abbiamo sbagliato tutto,  ognuno di noi portava la propria esperienza, la propria personalità e  idea di amore e non coincidevano, anzi erano all’opposto.

La mia sposa era tutta Agape, amore spirituale e di sacrificio, io ero tutto Eros, amore passionale e carnale. Ognuno di noi si è scontrato con l’idea dell’altro e il nostro rapporto è stato spesso messo in discussione e in crisi.

Abbiamo capito, non so come, penso per Grazia, che entrambi stavamo sbagliando, senza un cambiamento presto ci saremmo separati, e abbiamo deciso di affidarci a Gesù.

Non abbiamo fatto chissà quale esperienza mistica, nulla di tutto questo, abbiamo capito che Gesù l’avremmo trovato attraverso la Sua Sposa, la Chiesa, e così è stato.

Scoprire la verità della Chiesa sull’amore umano, ci ha confermato che entrambi eravamo in torto, ci ha dato la forza di cominciare un cammino di vera conversione, personale e di coppia e da allora, da quando abbiamo deciso di rimanere incollati alla nostra vite, tutto è cambiato, noi tralci, prima secchi, abbiamo cominciato a dare frutto.

Da quel momento il nostro matrimonio si è trasformato in una storia stupenda,  perchè Gesù fa tutto nuovo e meraviglioso.

Antonio e Luisa.

Um fiume di Grazia

Grazia sacramentale. Dietro questo concetto molto teologico, astratto,  che non cercherò neanche di approfondire, perché sono conscio dei miei limiti e della mia impreparazione, si nasconde una verità semplice, che tutti possono capire, anche i bambini.

La Grazia sacramentale è un dono del matrimonio, ogni sacramento ne ha una propria, e altro non è che la promessa di Cristo di aiutarci, attraverso lo Spirito Santo,  a superare qualsiasi dolore, difficoltà, divisione, rancore, stanchezza o qualsiasi altra situazione noi incontriamo nella nostra vita matrimoniale, per perseverare e perfezionare il nostro amore di sposi ed essere sempre più testimoni e profeti del nostro amore.

Purtroppo molti non ne fanno uso, perché nei momenti di difficoltà non chiedono, non invocano lo Spirito Santo, non pregano e non si avvalgono dei sacramenti. Ancora più spesso, magari chiedono, ma hanno il cuore chiuso alla Grazia per il peccato che indurisce il loro cuore.

Cerchiamo di restare in Grazia di Dio, di confessarci, di fare di tutto per aprire il nostro cuore e chiediamo, chiediamo sempre a Gesù, Lui sarà felice di aiutarci perché ci ama come non immaginiamo neanche e affidiamoci sempre alla sua Mamma che con cuore materno ci ama teneramente e i benefici saranno visibili non solo a noi ma a tutti.

Non dimentichiamo poi, che noi sposi abbiamo un modo tutto nostro di chiedere lo Spirito Santo e aprire il nostro cuore ed è, amandoci. Cercare di perfezionare il nostro amore è un’invocazione allo Spirito in particolare durante l’amplesso fisico che rinnova e riattualizza il sacramento del matrimonio.

Per noi questi sono concetti vivi, è vita reale, abbiamo sperimentato l’aridità del cuore chiuso in certi momenti della nostra vita ma anche la meravigliosa abbondanza dei doni di Dio riversati nei nostri  cuori aperti, assettati di Lui e del Suo Amore.

Antonio e Luisa

Lo stesso giogo

Coniuge. Questa parola ha un significato importante che mi piace molto e indica bene ciò che siamo o che dovremmo essere.

Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte.

Portare lo stesso giogo.  Mi piace questa immagine. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona ma al contrario da forza e ti rende non più solo a portare il carico ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso.

Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti ma anche le vittorie e le gioie.

Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi, ma per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Sicuramente ci sarà chi tirerà di più, chi avrà più forza, più fede e più convinzione ma questa è la cosa bella che tra due sposi va bene anche così. Non si deve per forza dividere lo sforzo a metà ma chi è più forte sarà lieto di donarsi completamente mentre chi è più debole e tira meno, a sua volta, per amore, cercherà di darsi totalmente per tirare più forte e non essere di peso all’altro.

Naturalmente non siamo soli, c’è chi conduce il carretto della nostra vita. Il conducente è naturalmente Gesù al quale ci affidiamo ogni giorno, il quale ci conduce con amorevole pazienza. Gesù è un conducente strano, non sta seduto sul carretto ad aspettare che noi lo portiamo ma scende e spinge il carretto con molta più forza di quanta ne mettiamo noi. Condivide con noi tutte le cose belle e brutte che incontriamo lungo la strada e quando per noi si fa dura e ci sentiamo impantanati in strade fangose, lui con la sua forza ci spinge fuori e ci aiuta a ricominciare a camminare, perché fermarsi vuol dire morire e invece noi vogliamo con tutto il cuore giungere alla nostra meta che è l’abbraccio eterno con Colui che ci ha condotto a se stesso.

Antonio e Luisa

 

 

 

Sacerdoti dell’amore

Nell’antichità, molto prima del cristianesimo, i nostri padri avevano comunque nel cuore il desiderio di Dio, e la necessità di mettersi in contatto con lui e cercavano un modo di trovarlo e adorarlo.

Salirono su un monte, perché Dio è nei cieli e il monte è il luogo che più si avvicina a Lui, delimitarono  una zona di terreno con paletti  e quella zona divenne sacra.

Sacra perché tutto quello che vi entrava diventava sacro, di proprietà di Dio. Venivano portati all’interno animali da sacrificare e frutti della terra da donare.

Questa zona sacra era chiamata Sacer. La persona che poteva entrare in questa zona e mediare con Dio, portare le istanze della popolazione e accogliere le risposte di Dio era il sacerdote.

Anche noi sposi, essendo consacrati nel  matrimonio e unti nel battesimo, siamo sacerdoti della nostra unione e della nostra famiglia. Anche noi abbiamo il nostro Sacer. Il nostro Sacer è il talamo nuziale dove sacrifichiamo a Dio noi stessi, donandoci totalmente al nostro sposo e alla nostra sposa. L’atto coniugale diventa così gesto sacerdotale, offerta d’amore e totale elevata a Dio, partecipiamo al sacrificio di Cristo. Il talamo nuziale è per gli sposi quello che per il sacerdote ordinato è l’altare. Sull’altare il sacerdote rinnova il sacrificio di Cristo, stessa cosa avviene tra gli sposi durante l’amplesso fisico.

Vivere bene e nella verità il rapporto fisico non è solo un atto d’amore verso il proprio coniuge, ma è un atto d’amore, un sacrificio verso Dio che ci ha consacrato per essere amore per noi e per il mondo.

Antonio e Luisa.

In cammino verso lo Sposo

Con il battesimo io e Luisa  non solo siamo rinati nello Spirito come figli di Dio ma abbiamo iniziato il nostro cammino sponsale con Cristo. Tutta la nostra vita non è altro che questo, prepararci all’incontro con Gesù, alle nozze eterne con Lui. Nei cieli ci attende questo (speriamo), le nozze eterne con Cristo, ci ameremo come lo sposo ama la sposa. Tutta la Bibbia ci rivela questa bellissima verità.

Nel nostro matrimonio, Gesù mi ha affidato Luisa e io sono stato a lei affidato perché nel nostro cammino di coppia imparassimo ad amarci con il Suo stile, con il suo Amore.

Tutto il matrimonio è un cammino di preparazione all’incontro con lo sposo Gesù. Con il matrimonio Luisa è diventata il mio riferimento, la mia porta per arrivare a Cristo. Tanto più sarò capace e mi perfezionerò nell’amarla come Cristo la ama e tanto più sarò pronto per l’abbraccio nelle nozze eterne con Gesù alla fine di questa vita terrena. Tanto più trascurerò Luisa e tanto più mi troverò impreparato ad accogliere il suo amore per me.

Diceva Chiara Corbella una verità assoluta. Non siamo su questa terra per fare qualcosa ma per amare e lasciarci amare. E’ inutile fare tante attività in parrocchia, nei gruppi e nel volontariato se poi trascuro il mio rapporto con Luisa.

Ho preso spunto da alcune riflessioni di Andrea e Lorena che ringrazio.

Antonio e Luisa

Basta un caffè

Alzi la mano chi non è pronto a giudicare la moglie o il marito. In tantissime situazioni siamo bravissimi a cogliere una parola di troppo, un qualcosa non fatto o fatto male, a vedere comportamenti che non ci piacciono. Tendiamo a giudicare sempre, perché forse la nostra attenzione è più focalizzata su noi stessi e su come veniamo trattati che sull’altro e come lo trattiamo. Sapete qual’è uno dei gesti d’amore più belli d’amore che mi ricordo fatto da mia moglie a me? Mi fece un caffè. Mi spiego meglio. Erano i primi anni di matrimonio ed io non ero sempre amorevole e tenero con lei (si può imparare ad esserlo). La trattai male su una questione dove avevo anche torto. Litigammo come capita a tante coppie e poi con il muso lungo me ne andai in camera sbattendo la porta. Dieci minuti dopo arrivò lei, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato , che andava oltre l’orgoglio, oltre la ragione o il torto e mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Finì subito tutto in un abbraccio e quel gesto me lo porto ancora dentro tra i ricordi più preziosi. Lei è riuscita prima di me e meglio di me a non giudicarmi ma ad amarmi e basta. L’amore è questo ed è bellissimo.

Nella polvere

Saulo è caduto nella polvere. Solo in quel momento è riuscito a sentire le parole di Gesù. Parole che gli hanno chiuso il vecchio sguardo e donato una vista nuova. Anche noi, almeno anche io ho dovuto mangiare la polvere, il dolore, il fallimento per accorgermi di aver bisogno di Gesù. Gesù lo sa benissimo e si è fatto piccolo, si è fatto una piccola particola per entrare in me e donarmi la vera vita, la vera forza. Gesù entra in noi e con commozione e trepidazione  ascolta il nostro amen, che significa tanto, significa accoglierlo nel nostro cuore. Lui si dona totalmente ma ha bisogno del nostro amen per essere in noi. Grazie a quell’amen potremo tornare a casa ed essere capaci di amare veramente nostro marito, nostra moglie e i nostri figli. Non illudiamoci di essere noi bravi, di essere meglio degli altri, di essere capaci di amare senza affidarci all’Amore oppure torneremo a mangiare quella polvere della caduta.

Antonio e Luisa