Una foto triste ma bellissima

Tanti giornali e siti di informazione hanno ripreso una foto diventata virale. Una foto all’apparenza soltanto molto triste. Una foto colma di solitudine e sofferenza. Un signore anziano, ripreso di spalle, siede sul bordo di un parapetto. Davanti a lui l’infinito del mare. Con il braccio destro sembra voler abbracciare una cornice. Nella cornice è contenuta la fotografia della moglie. Non guarda il mare. E’ chino su se stesso. Come a volersi concentrare solo sui suoi pensieri. La moglie è morta. Probabilmente era loro abitudine andare al mare insieme. Ora che non c’è più lui è ancora lì, ma non se la sente di rivedere quei luoghi, quei panorami e quel mare che apre al’infinito da solo senza di lei che dava valore, colore e bellezza ad ogni cosa. Ora non è più capace di vedere il bello da solo. Piange. Anche quell’odore salmastro del mare gli ricorda lei. E’ chinato su di sè perchè lei è parte di lui, lei è dentro di lui. In lui è ancora viva. La può trovare nel suo cuore. La ritrova in mille ricordi, in mille gesti, in mille sguardi, in mille abbracci. La ritrova nei loro momenti di gioia e di dolore. La ritrova, ma non riesce più a toccarla. E questo è straziante. Non riesce più a sentirla. Lei c’è, ma non c’è. Il matrimonio è il sacramento del corpo, della concretezza. Non basta la presenza nel cuore. Serve la concretezza della carne. Servono gli sguardi, la compagnia, la presenza, gli abbracci, le parole e anche i litigi. Ha il cuore a pezzi e sente il bisogno di qualcosa di concreto che possa esprimere ciò che è vivo e presente nel suo cuore. Così si porta la fotografia. Quest’uomo sembra aver perso tutto. Per il mondo è così. Per noi cristiani non è così. Abbiamo la grazia di una prospettiva eterna. Questa immagine così triste attira e  affascina ogni persona. Accanto al sentimento di tristezza  provoca una sensazione di bellezza non ben definita.  Noi sappiamo dare ragione a tutto questo. Quest’uomo ha realizzato ciò che noi tutti abbiamo nel cuore. Un desiderio costitutivo di ciò che siamo, ma che spesso, disillusi, riteniamo impossibile. L’amore eterno. Una relazione unica, indissolubile, totale che vada oltre la morte. Non so nulla di lui. Non so se sia credente o meno. Non importa. E’ riuscito a realizzare la sua vocazione all’amore. E’ stato capace di amare una donna così tanto da farne parte di sè. Padre Bardelli diceva sempre a noi sposi: Il vostro matrimonio sarà santo e realizzato quando arriverete a dire non sono più io che vivo ma lei/lui che vive in me. Questo signore c’è riuscito. Nel suo immenso dolore c’è la vittoria di chi ha dato compimento all’unico e solo senso della vita: amare Dio con tutto il cuore, con tutto lo spirito e tutta la mente. Non che la moglie fosse Dio, ma nel matrimonio si impara ad amare l’altro come Dio desidera essere amato. Ci prepara ad accogliere l’amore e l’abbraccio eterno di Gesù per ognuno di noi.  Dico ogni tanto a mia moglie che spero di morire prima di lei. Non voglio fare l’esperienza di questo dolore, ma mi rendo conto che amare davvero significa mettere in conto anche questa sofferenza. Non so se toccherà a me o alla mia sposa, ma una cosa è certa l’amore che ci siamo donati non andrà perso e il nostro sarà solo un arrivederci. Ci ritroveremo nella gioia eterna e condivideremo l’amore infinito e perfetto di Cristo. Almeno spero che ci sia un posticino anche per noi.

Antonio e Luisa.

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Padre d’infinito amore tu solo conosci

 

Padre

Padre d’infinito amore

Tu solo conosci questo cuore

Padre che sei buono

Insegnami Tu il perdono

Che io possa tuffarmi nel tuo infinito abbraccio

Che Tu possa slegare l’insidioso laccio

Che io possa fidarmi della tua solidità

Che Tu possa cambiare la mia infedeltà

Che io possa buttare la mia rete a destra

Che tu possa sanare la fame che mi resta

Padre d’immenso amore

Padre della mia vita

Padre che hai riscattato

In un battito di ciglia

Questa tua amata Prediletta Prodigiosa Figlia

Cristina

Articolo pubblicato anche sul blog di Annalisa Colzi http://www.annalisacolzi.it

L’amore sponsale è solo per sempre.

Vi ricordate un film di qualche anno fa che si intitolava “L’amore è eterno finchè dura”? Quello con Carlo Verdone e Stefania Rocca. Non mi interessa la trama, ma mi soffermo sul titolo. Alzi la mano chi non pensa che almeno un pochino sia vero. Il mondo ci dice questo, in tutto e dappertutto, in ogni situazione della nostra vita. Vale la pena fare qualcosa, intraprendere una sfida o un’attività se c’è la passione che ci spinge. Questo vale anche per il matrimonio. Quando finisce la passione e subentra la fatica, non vale più la pena restare insieme e la separazione è la strada più facile e veloce per ritrovare libertà e serenità. Questa è l’unica strada che ci sa offrire il mondo. Qualcosa di molto povero. Qualcosa che non interpella la  profondità spirituale, morale e costitutiva del nostro essere uomini e che  nel contempo ferisce e distrugge quella nostra stessa profondità. Restare in superficie significa ascoltare le passioni, le pulsioni  e i sentimenti che ci confondono e non ci permettono di metterci in dialogo con il nostro cuore e il nostro spirito. Quel cuore che è abitato da Dio e che anela a un amore fedele e infinito quale è quello di Dio e in Dio. Il Papa va anche oltre: in Amoris Laetitia,  interpreta benissimo questo concetto. In particolare al punto 123:

Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia».[122] E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. [..] L’unione che si cristallizza nella promessa matrimoniale per sempre, è più che una formalità sociale o una tradizione, perché si radica nelle inclinazioni spontanee della persona umana; e, per i credenti, è un’alleanza davanti a Dio che esige fedeltà: «Il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza, che hai tradito, mentre era la tua compagna, la donna legata a te da un patto: […] nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio» (Ml 2,14.15.16).

L’amore sponsale, tornando al titolo della riflessione, per essere autentico, deve contenere il “per sempre”. Questo significa, che l’amore tra gli sposi è autentico e pieno, solo se è anche fedele e indissolubile. Se io decidessi di lasciare la mia sposa oggi, dopo 14 anni di matrimonio, non significherebbe che ho smesso di amarla, ma che non l’ho mai amata veramente. Sono stato innamorato di lei, sicuramente, sono stato attratto da lei, indubbiamente, c’è stata passione e sentimento tra di noi, innegabile,  ma non c’è mai stato vero amore. L’amore sponsale non può finire, perché non dipende dal sentire, ma è un agire, un atto libero della nostra volontà,  un mettere l’altro davanti a sé, questo non presuppone nessun tipo di sentimento. Infastidisce leggere queste cose? Non è romantico? Non è il tipo di amore che ci piace? No, non lo è; ma è forse romantica la crocifissione di Gesù? Eppure quello è il momento più alto in cui si è manifestato l’amore oblativo di Cristo. Il rapporto tra gli sposi va certamente curato. Come ho scritto tante volte sul blog. Perché amare nella gioia è tutta un’altra cosa. Tenerezza, intimità, eros, dolcezza e dialogo sono tutti fattori importantissimi per rendere la relazione più ricca e meravigliosa. Ma non sono necessari per amare. Per amare basta la volontà di restare fedeli al dono totale di sè, e agire di conseguenza. Esattamente come fanno tanti sposi e spose abbandonati, che nonostante tutto continuano ad amare il proprio coniuge nella fedeltà dolorosa.  Esattamente come fanno tanti sposi che curano il proprio coniuge malato. Dopo questo discorso, rispondete sinceramente: C’è più amore in una coppia di fidanzatini che romanticamete si scambia nomignoli e  bacetti o in una donna che nell’abbandono e nella sofferenza prega per il marito che sta con un’altra e si offre per lui? Riappropriamoci dell’amore, non limitiamolo al romanticismo, perchè così perde tutta la sua essenza e autenticità.  Coloro che amano veramente sono profeti per il nostro povero mondo. Il profeta non è un mago o un veggente, ma è una persona che mostra attraverso le sue parole e la sua vita qualcosa di Dio. Chi più di loro mostra l’amore fedele di Dio per ognuno di noi?

Antonio e Luisa

Oh Sweet Lorraine

E’ una cosa che ho sempre creduto. Più passa il tempo e più amo la mia sposa. Veramente ci si rende conto come si diventi una persona sola. Quando si legge sui libri oppure si sentono sacerdoti, vescovi e anche il Papa dire che gli sposi sono immagine di Dio e profezia del suo amore, non si capisce cosa significhi, finchè non si comincia a vivere e sperimentare nella propria intimità come questa realtà spiegata astrattamente abbia un senso e un’autenticità vissuta. Più passano gli anni e più la mia sposa è parte di me, abita non solo la nostra casa,ma ha un posto speciale nel mio cuore. Parafrasando la famosa citazione di San Paolo: Non sono più io che vivo ma tu che vivi in me. E’ davvero così. Dio ha scelto questo modo bellissimo e originale di farsi amare: attraverso un’altra persona per camminare insieme e giungere all’abbraccio eterno con Lui. Vi racconto una storia vera. Siamo nel 2013 a Peoria, una cittadina dell’Illinois, negli Stati Uniti. Muore Lorraine Stobaugh. Non vi dice nulla questo nome? Non preoccupatev, ora vi racconto la sua storia, che non è solo sua, ma è la storia di un amore, di quelli che sono iniziati in un’epoca lontana. Era il 1938. Pensate: l’Europa stava entrando nella seconda guerra mondiale. Era il 1938 e Lorraine incontrava Fred. Nel 1940, Fred ha sposato la più bella ragazza del mondo, come gli piace ricordarla. E’ iniziato così un matrimonio felice, che è durato ben 73 anni fino alla morte di lei. Fred ha 96 anni, ma questo non lo ha spaventato e ha deciso di dedicare una canzone all’amore della sua vita appena scomparso.  Non ha mai avuto alcuna esperienza musicale, né si è mai dedicato alla musica. Ma quando Fred è rimasto solo in casa “seduto nella stanza di fronte” a quella che era stata la loro per 73 (settantatrè, avete ancora letto bene) anni, “ho sentito che dovevo scrivere una canzone per lei. E ho cominciato a canticchiare…”. E nata così “Oh Sweet Lorraine”, la sua prima canzone, una canzone d’amore. Testo e musica. “Oh dolce Lorraine, vorrei rivivere dall’inizio il tempo insieme. Oh dolce Lorraine, il tuo ricordo resterà sempre”. “Oh dolce Lorraine, la vita si vive solo una volta e non torna più”. Ebbene, accade per caso che uno studio di registrazione locale, il Green Shoe, indica proprio all’inizio dell’estate un concorso per giovani cantautori della zona. E naturalmente, l’indomito Fred, il cui amore è ancora fresco e giovane come all’inizio, ha pensato bene di iscrivere la sua canzone. Jacob Colgan, il produttore della casa, si è un po’ sorpreso quando, fra le tantissime risposte via mail, una sola gli viene recapitata per posta ordinaria. Una semplice busta, non il solito video o la solita registrazione demo. E’ curioso, decide di aprirla: “Ho 96 anni e ho scritto una canzone per ricordare mia moglie. P.S. non canto perché potrei spaventare la gente! Ah, ah..” E’ nata così l’idea di produrre gratuitamente la canzone di Fred, coinvolgendo musicisti professionisti. Ne è nato un piccolo gioiello che ha subito conquistato il web, grazie al mini documentario di nove minuti che racconta l’incredibile storia fin dall’inizio.

Ecco il video, l’amore non si può spiegare con le parole ma si può ammirare in chi lo vive.

Antonio e Luisa