L’alfabeto degli sposi. M come morire.

Brutta questa. Cosa c’entra la morte con il matrimonio che è amore e vita? C’entra tantissimo. Solo morendo a me stesso posso aprirmi al matrimonio in modo pieno ed autentico. Cosa significa? Ci sono tre distinte morti che devo riuscire a portare a termine.

Devo uccidere il mio egoismo. Il mio egocentrismo. Devo smetterla di valutare ogni situazione in termini di costi e ricavi. Questa cosa mi conviene, quest’altra no. Smetterla di far dipendere tutto dalla mia soddisfazione personale. Non sono il centro del mondo, neanche del mio mondo. Questo mi sta dicendo Gesù. “Se vuoi essere felice il centro devo essere io. Io che non vedi, ma che sono presente nei tuoi vicini e in particolare nel tuo prossimo più prossimo: la tua sposa”. Ci sono tante situazioni in cui non ho gratificazione immediata e diretta. Al contrario costano fatica, impegno sudore. Situazioni che però lette alla luce della mia relazione sponsale con Cristo assumono una pienezza di significato e di senso che nessun piacere terreno può dare. Tante situazioni. Me ne sovviene una. Alcuni anni fa era mia abitudine uscire a correre con un’amica. Una cosa molto innocente. Col tempo però l’intimità è cresciuta e mi sono accorto che stava diventando davvero pericoloso. Mi sono accorto che lei, a un mio approccio più diretto, non si sarebbe opposta.  Queste cose si capiscono da tanti piccoli segnali. Ho avuto paura. La tentazione era forte. Mi piaceva. Avrei potuto avere una gratificazione immediata. Un piacere immediato. Una conquista che mi avrebbe fatto sentire desiderato e desiderabile. Poi? Avrei distrutto tutto ciò che avevo costruito fino a quel momento. Avrei tradito la persona a me più cara. Un macello. Sarei morto nello spirito. Ho preso allora la decisione più saggia che avessi potuto prendere in quel momento. Non ho sfidato la mia volontà, sono scappato. Ho smesso di uscire a correre con quell’amica. L’ho sostituita con un lettore mp3 e della buona musica. Aver avuto la forza di questa scelta mi ha donato una pace e una serenità che solo la certezza di compiere la volontà di Dio può dare.

Devo poi morire al mio orgoglio. Devo smetterla di sentirmi migliore degli altri. Smetterla di considerare ogni critica come delitto di lesa maestà. Accettare che sono imperfetto e fragile come lo è la mi sposa. L’orgoglio può essere a volte peggio dell’egoismo. Crea barriere che allontanano. Crea risentimento e incomprensioni. Avere ragione (sempre che l’abbia) non è la cosa più importante. La mia famiglia non è un sindacato dove portare istanze e lamentele. La mia famiglia è una comunità d’amore dove ci ama nella libertà di mostrare la propria fragilità sicuri di essere perdonati.

L’ultima morte che mi viene in mente è la morte della mia volontà. Smetterla di pensare che le cose debbano andare come dico io. Smetterla di desiderare che tutto sia perfetto. Ho quel lavoro e in quel lavoro Dio mi chiede di essere amato e servito. Ho quella famiglia e Dio mi chiede di servirla con tutti i difetti e limiti che presenta. Ho quella sposa, che non sempre si comporta come vorrei, che non sempre fa ciò che vorrei e pensa come vorrei. E’ meravigliosa così, perchè è diversa da me, perchè è libera e chiede di essere amata e di amarmi con tutta la libertà che la costituisce.

Antonio e Luisa

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Insieme alla meta

Un immagine di sofferenza, di dolore, di malattia che evidenzia tutta la nostra finitezza e piccolezza. Questa immagine fissa un attimo degli ultimi giorni di vita di queste due persone. Non li conosco, non so che vita abbiano condotto, non conosco le loro gioie e le loro difficoltà e sofferenze. Ho solo questa immagine e le poche righe dell’articolo da cui ho preso questa fotografia. Leggo la sofferenza nel loro corpo malato e debole. I loro volti mi ricordano quello di Gesù sulla croce. Non è un’immagine bella, ma  c’è qualcosa che apre all’infinito, che apre alla speranza. C’è un segno che dà un senso alle loro vite che stanno giungendo alla fine, ameno su questa terra.  Quelle braccia che si aprono, le loro mani che si incontrano e si stringono. Un semplice gesto che significa tutto. Il loro matrimonio è stato un cammino di preparazione a questo momento. La loro relazione li ha preparati per questo momento. Adesso sanno che sta giungendo la morte, e penso abbiano paura nel cuore, ma trovare la mano della persona con cui hanno costruito la loro vita, con cui hanno condiviso tutto, la persona che gli ha aiutati a uscire da se stessi, dal proprio egoismo e li ha resi capaci di dono, di incontrare l’altro e di aprirsi all’altro. Quella persona che li ha educati a far posto nel loro cuore per far entrare l’amato/a e con lui Dio. Quella mani che si intrecciano significano tutto. Significano voler infondere coraggio nell’altro, significano riconoscere di non farcela da soli, di aver bisogno di amore e sostegno. Quella mano stretta alla persona che più si ama ha un significato molto profondo. Significa voler tener stretto l’amore, la vita e la luce per non arrendersi alle tenebre. E’ sentire la presenza di Dio che consola e infonde forza,  che passa attraverso il nostro amato. Il nostro sposo e la nostra sposa sono anche questo. Sono un dono grande.  La nostra vocazione è farci uno perchè possiamo giungere entrambi, aiutandoci e sostenendoci, all’incontro con Gesù. Loro hanno avuto la Grazia di arrivare insieme a quell’incontro e ora sono sicuro sono nella gioia eterna e nell’amore infinito di Dio.

Antonio e Luisa

Elisa ha sconfitto la morte.

Ho conosciuto la storia di Elisa da poco. Le storie come la sua non sono pubblicizzate come meritano e spesso finisce che molti non le conoscano. E’ strano perchè è una di quelle storie che dona respiro al nostro mondo asfittico, una prospettiva e un orizzonte che guardano all’infinito che poi è il desiderio più profondo di ogni uomo. E’ una storia cristiana ma prima ancora umana vera ed autentica. E così mentre vengo messo a conoscenza di ogni particolare del divorzio di Angelina e Brad, solo il post di uno dei miei amici di facebook mi ha regalato questa storia che, seppur racconta la storia di una giovane moglie e mamma morta prematuramente, apre alla speranza e alla luce. Questi sono i miracoli di Dio e di chi si fa suo strumento.

La sua storia la potete leggere a questo link.

Quello che mi preme condividere con tutti e la sua ultima lettera, una sua eredità spirituale per la sua famiglia ma che come tutte le opere che profumano di Dio si rivolge a tutti noi.

Luca, hai visto? Ce l’ho fatta ad esserti fedele sempre, ad amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita. La mia assenza ti strazierà, non sai come mi dispiace, però è il segno che ce l’hai fatta anche tu. Abbiamo mantenuto la promessa fattaci davanti a Dio e in lui quasi 12 anni fa. Sei un uomo di parola, sposo mio. Questa è fatta: missione compiuta. Proseguiamo con la prossima, adesso: io dal cielo, tu dalla terra. Che il nostro amore sia fecondo e generi figli liberi e capaci di amare; loro parleranno anche di noi e per noi.

Chiara, Francesco, Maria, ascoltate la mamma: io ho visto che Gesù è vincitore della morte. Io l’ho visto vivo oltre la tomba. L’ho visto vivo quando mi ha liberato dalle schiavitù della mia giovinezza, dal rischio di sprecare la mia vita. Anche voi potete vivere senza perdere tempo, facendo il bene senza stancarvi mai. L’ho visto vincitore quando mi ha liberato dall’egoismo, per rendermi capace di vivere per voi. Io ho visto Gesù vivo quando tutto il sangue, tutta la vita usciva dal mio corpo: la sua presenza – e accanto a lui c’era la mia amica Chiara Corbella – mi ha fatto trasalire. In quell’istante il sangue e le lacrime hanno smesso di scappare, e io ho visto che siamo nati e non moriremo mai più.

Famiglia mia carissima, mamma, papà, Alessandro, amici tutti: io ho fatto l’esperienza che l’ultima parola non è morte, ma vita in Dio, e così ve la trasmetto, con la mia ultima parola: Maddalena. Lei è annuncio di Risurrezione.

Luca mio, coi nomi dei figli abbiamo fatto un centro perfetto, non trovi?!