Famiglia dai una mano in parrocchia (2 parte)

Ritorniamo sul tema famiglia e parrocchia, spinti da un dialogo con degli amici, che ha generato nuove belle riflessioni. Nell’articolo precedente parlavamo di “essere famiglia”, “essere Sacramento del matrimonio”, non volendo escludere ciò che facciamo come famiglia: i servizi in parrocchia o in oratorio che restano importantissimi! Non è che chi “fa un servizio” è nell’errore, anzi vi diciamo il nostro GRAZIE, quale utenti fruitori del bene che il vostro fare genera per noi e per la comunità.

L’importante è che ci sia equilibrio tra l’essere famiglia e quello che si fa come famiglia o come padre o come madre. Alla base di tutto resta però una domanda che devi fare a te stesso e alla sua famiglia: CHI SIAMO? Questa è la prima domanda! E a questo dobbiamo in primis risponderci! Non si può fare, se non si sa chi si è. Anche i film di supereroi quale “Superman” o “spiderman”, “capitan american” ci insegnano che per poter fare dobbiamo comprendere chi siamo.

Chi è …”famiglia”? Chi siamo? O più difficile: cosa vuol dire essere famiglia? Solo dopo possiamo e dobbiamo scoprire il vero senso del servizio e del fare che può essere compreso solo se prima si ha il tempo di amare la propria vocazione e quindi il proprio essere. Si corre sennò il rischio che il fare sia una porta di uscita dal proprio essere. Il mettersi al servizio non deve diventare un tappabuchi o un lavoro da crocerossina per “salvare la parrocchia” perché con il tanto fare si rischia solo di “scoppiare”, si perde il senso del servizio e della propria missionarietà.

Quindi una cosa non esclude l’altra, l’essere non esclude il fare e viceversa, ma l’importante è partire dal riconoscersi Sacramento vivo, è ricercare sempre la propria natura, la grandezza che siamo maschio e femmina ci creò. Se manca tutto questo si rischia una grande confusione per noi e per chi ci sta attorno. È bello mettersi al servizio del bene, ma ancor più bello è se riusciamo a svolgere incarichi non da soli ma in quanto sposi: insieme! Una coppia è bello che sia presente insieme per poter testimoniare il loro essere amore vivente, volto di Dio, casa fatta carne, padre e madre che si donano, simbolo di unità.

Diverso è vedere un signore che compie un servizio qualsiasi esso sia, diverso è vedere una coppia che si dona amandosi, si fa dono! Noi sposi, in forza della grazia ricevuta nel Sacramento delle nozze non siamo semplici laici, ma come un sacerdote svolge la sua missione, vive la sua vocazione e agisce in forza del Sacramento dell’ordinazione che ha ricevuto, così noi sposi agiamo non in quanto battezzati ma in quanto ordinati Sacramento nuziale di amore concreto uomo – donna che abita la terra.

Ci viene anche da pensare che il fare un servizio in parrocchia non dev’essere un volere o un pretesto, possono esserci realtà e servizi che non necessitano il nostro servizio, ma questo non toglie chi siamo. Lo ridiciamo: il primo servizio di due sposi è essere famiglia, non c’è nulla di più grande ed importante che manifestare ogni giorno l’amore familiare! Se oggi volessimo fare catechismo nella nostra parrocchia magari tutte le classi sarebbero già coperte, o se volessimo fare il corso in preparazione al matrimonio anche lì non ci sarebbe posto, e allora una coppia cosa deve fare? Certo forse c’è sempre posto tra chi deve fare le pulizie o altri servizi. Compiere un servizio, vuol dire farsi umili ed inginocchiarsi ed essere disponibili accogliendo ciò che si è chiamati a fare, ma se uno vuole aiutare la Caritas non può certo essere dirottato in “croce bianca” .. i servizi come i talenti e i ministeri son diversi, è diverso il tempo e il modo in cui ci si dona!

L’importante è non passare dal volersi mettere a disposizione per fare un servizio al credersi necessari. Bisogna stare attenti anche che il servizio non diventi una proprietà propria che limita l’ingresso di altri o alcune scelte. Ci sono anche parrocchie dove se vuoi fare il servizio di catechismo non ci sono i bambini o se vuoi fare il servizio di preparazione al battesimo non ci sono i battesimi o dove se vuoi fare servizio in preparazione al matrimonio non ci sono più giovani che si sposano. La Chiesa non nasce dai servizi, dall’erogare servizi. Puoi offrire anche tutti i servizi più belli di catechesi ma se in parrocchia non ci sono figli o famiglie non servirà a nulla. Ciò che bisogna portare avanti è l’essere e secondariamente il fare. La famiglia stessa non la riconosci da quanti servizi offre, da quante preghiere organizza ma da come sa essere famiglia, sa amarsi.

Bisogna poi forse domandarsi, dal lato utente, l’utilità di alcuni servizi. Non mettiamo in dubbio le pulizie della chiesa o il servizio lettori o canto etc. Ma per esempio un servizio in preparazione al matrimonio, dalle coppie è visto come il corso obbligatorio per sposarsi e prendere il bollino di ok al matrimonio, quindi il tuo servizio potrebbe essere visto ai loro occhi come un “servizio civile” non un servizio alla fede e all’amore. Sarebbe servizio solo se in quel corso si annunciasse la bellezza del Sacramento del matrimonio, si facesse incontrare il risorto, il volto di amore che è Lui e che sono due sposati. Purtroppo in tante parrocchie si è dovuto abbassare il tiro adeguandosi a quella che era la richiesta dell’utente, svuotando completamente la natura del servizio stesso.

Siamo sicuri che alcuni servizi quindi, siamo ancora utili alla Chiesa o non siano dei servizi di “passaggio obbligato” al ricevere un Sacramento? Le istruzioni e i paletti che le Chiesa stessa ha messo nel corso dei decenni per dare delle linee guida alla nostra preparazione, son in alcuni casi diventati delle “legge farisaiche”, porte obbligatorie verso i sacramenti , non per colpa della Chiesa. Se parlassi con un nonno di quello che facciamo oggi come servizio si metterebbe a ridere. Ai suoi tempi alcuni servizi non c’erano, ma c’era più idea di famiglia, era diversa la fede, la conoscenza di Gesù e l’importanza dei sacramenti!

Oggi facciamo il “percorso in preparazione al matrimonio” ma le coppie divorziano. Che bello sapere che Carlo Acutis era talmente innamorato di Dio da aver bruciato le tappe per fare la comunione e non è rimasto nei “paletti” classici. Ci vogliono le istruzioni e grazie alla Chiesa che ce le dona, ma il servizio che sorregge quei paletti in alcuni casi sta facendo implodere la struttura stessa! E la chiesa stessa lo sa bene, lo vede, per quello sinodi ed encicliche, per dare nuove linee. Concludiamo con l’ultimo spunto:

La famiglia è la prima scuola di amore e gli stessi documenti del magistero della Chiesa ci dicono che siamo noi la prima scuola di catechismo, la prima scuola di preghiera, i testimoni dell’amore matrimoniale che dovrebbero con la loro vita preparare le altre coppie al matrimonio. Tanti servizi (preparatore ai battesimo, ai matrimoni..) non c’erano neanche al tempo dei nostri nonni. Con questo cosa vogliamo dire? Che nell’abbondanza o nella necessità la Chiesa ha creato strutture e iniziato servizi, ma come un tempo c’erano i rioni e le corti o le contrade e oggi no, così fino ad anni fa avevamo le parrocchie e ora le comunità pastorali. I servizi passeranno ma la famiglia e il sacerdote no!

Quello che abbiamo scritto può anche essere non del tutto condivisibile, ma è ciò che abbiamo vissuto nelle nostre esperienze di vita, nei nostri incontri e compreso noi dai documenti del magistero della Chiesa. Lì c’è la radice e fonte per essere Chiesa, dell’essere famiglia.

Anna Lisa e Stefano

Famiglia dai una mano in parrocchia?

Che ruolo ha la famiglia nella vita parrocchiale, nella vita di una comunità. In Gaudium et Spes al no. 48 sta scritto: “la famiglia renderà manifesta la genuina natura della Chiesa”.

Noi famiglie abbiamo il compito di rendere genuina la natura della Chiesa, che compito grande, ma come svolgerlo? Ma perché proprio noi? Che cos’ha di essenziale la famiglia che invece la comunità cristiana non ha, che un laico non ha, che un sacerdote o un religioso non ha? Che doni ha in più una famiglia? Cosa può fare una famiglia, cosa deve fare una famiglia, se è proprio lei che rende manifesta la genuina natura della Chiesa? “Il rischio è quello o di essere collaboratori della parrocchia, in base ai proprio carismi, magari singolarmente, solo uno dei due o di essere inseriti nella parrocchia quale aiuto e sostegno al prete. Ma in entrambi i “servizi di collaborazione”, non viene valorizzato il sacramento delle nozze, il sacramento che specifica l’unità dei due sposi, il loro essere famiglia.”(cit. don Renzo)

Tutti sono chiamati a collaborare con il presbiterio, non è pensabile che il compito si saurisca nell’aiuto.” (Cit. Don Renzo). Essere famiglia non è essere la crocerossina del prete, della parrocchia, non è essere volontariato o servizio. Essere famiglia è molto di più e prima bisogna riscoprirsi per quello che si è non per ciò che si fa! La famiglia deve essere riconosciuta come essere concreto all’interno della pastorale, che non vuol dire prendere il posto dei presbiteri, fare ciò che è nel loro ruolo di sacerdote, di prete, ma essere riconosciuti in quanto sacramento del matrimonio, come loro son riconosciuti nel sacramento dell’ordinazione.

Le parrocchie hanno bisogno di laici, di persone che si prestino per i tanti servizi importanti che ruotano intorno all’attività pastorale, a quella catechistica, a quella oratoriana o altro. Ma c’è una enorme differenza tra il chiedere la collaborazione di laici, il loro prestare servizio, e il vivere la complementarietà con chi ha ricevuto dalla Chiesa la grazia di un Sacramento tanto quello dei consacrati: la famiglia. In Amoris laetizia al num 67, sta scritto: gli sposi costituiscono una chiesa domestica, cosicché la chiesa guarda alla famiglia per comprendere il suo ministero. Parola del Papa, difficile da non comprendere, ma lo ri-sottolineamo: La chiesa guarda alla famiglia per comprendere il suo ministero!

La famiglia ha qualcosa di essenziale da offrire alla pastorale. La chiesa è un bene per la famiglia, ma la famiglia è un bene per la chiesa e la vita della chiesa è arricchita dalla vita di tutte le famiglie che la compongono (cit. Don Renzo). Se riprendiamo altri documenti che il magistero della chiesa ci mette a disposizione troviamo conferma di quanto scritto. In Amoris Laetitia al num 87: la chiesa è famiglia di famiglie. O al num 5 di Comunione e comunità nella chiesa domestica: la famiglia è una cellula viva vitale per la chiesa. La famiglia è rivelazione della chiesa. La famiglia rivela, manifesta e annuncia la chiesa. Quest’ultimo documento è stato scritto nel 1980, siamo nel 2022.

Su queste e molte altre parole abbiamo camminato i primi 6 mesi dell’anno accompagnati dal progetto Mistero Grande, vivendo il convegno dal titolo La famiglia rivela la natura del far chiesa, e chi rivela la via del far Chiesa? In questo momento di ripresa di tutte le attività parrocchiali, ci siamo voluti tornare, soffermandoci. Noi che non facciamo dei servizi di catechismo in parrocchia, noi che non curiamo il cammino di preparazione al matrimonio o altro. Noi che da qualche anno viviamo il solo essere famiglia, cercando di avvicinarci a comprendere cosa vuol dire essere “Chiesa domestica”.

Non vogliamo spingervi a non fare in parrocchia, come noi. Ma ad aiutare la Chiesa ad essere Chiesa partendo dal nostro essere famiglia! Ma è lecito domandarsi cosa vuol dire essere famiglia? Che grande compito che è l’essere famiglia per la Chiesa stessa, quale responsabilità grande. Quale bellezza potremmo esprimere in quanto famiglie! Tu collabori con la tua parrocchia con il fare o con il tuo essere famiglia?

La chiesa ha bisogno di noi! Oggi più che mai! Ha bisogno di famiglie che rivelano, manifestano e annunciano la Chiesa stessa, di cui l’amore tra un uomo e una donna ne diviene il grembo. Te che ruolo vivi di questo compito? Che ruolo ha la tua famiglia nella Chiesa e nella società? Ci son coppie che nel fare molto in parrocchia si dimenticano di crescere i figli o di curare il loro amore, il tempo per loro. Mamme o papà che si prestano a servizi non mostrando il volto sponsale, bello della coppia. C’è chi da una collaborazione un po’ rocambolesca, si allontana dalla Chiesa stessa. C’è chi non ha modo di collaborare per il volto chiuso che alcune chiese hanno alla novità. Ci fermiamo qua, di spunti per riflettere ve ne abbiamo dati.

ANTONIO E LUISA

Quello che hanno scritto Stefano e Anna Lisa sembra un dettaglio. L’importante alla fine è offrire il nostro servizio alla Chiesa. In realtà non è così! Noi sposi siamo i primi a non avere la consapevolezza di non essere dei semplici laici. Noi siamo sposi, noi siamo consacrati. Siamo stati consacrati nel matrimonio e abbiamo ricevuto un vero ministero, una missione. Abbiamo il compito, che ci arriva da Dio stesso, di nostrare il Suo amore. Rendere concreto e visibile il Suo amore. Guardando noi si dovrebbe comprendere qualcosa di come Dio stesso ama.

Per questo don Renzo scrive in un suo libro che noi non siamo dei semplici laici ma siamo una figura terza diversa dai sacerdoti e religiosi e diversa anche dal semplice laico. Noi siamo sposi e come tali possiamo offrire il nostro servizio. Non significa che dobbiamo fare tutto insieme. Certo offrire il nostro servizio come coppia nei corsi fidanzati, nella preparazione al battesimo o nei gruppi famiglia può essere un’ottimo modo per servire la comunità. Come però scrivono anche Stefano e Anna Lisa non è importante cosa facciamo, ma come.

Va benissimo fare il catechista, pulire la chiesa, servire al bar dell’oratorio, entrare nei vari gruppi caritas o di accoglienza varia, ma come lo facciamo? Portiamo il nostro essere coppia o cerchiamo in quei modi di servire una gratificazione che non riusciamo a trovare a casa? A volte anche il servizio in parrocchia può diventare un ambito dove sentirci bravi e avere una sorta di riconoscimento. Un po’ come i farisei che ambivano ai primi posti nella sinagoga. Dio ci chiede di dare tutto in famiglia. Solo dopo potremo essere persone credibili e credenti anche nel servizio in parrocchia. Perchè il più grande servizio che possiamo fare nella Chiesa e mostrare la bellezza del matrimonio e come l’amore sia stato capace di cambiare le nostre vite con tutti i limiti e imperfezioni che continueremo ad avere.